Whistleblowing

Orrick: "Whistleblowing: approvata la Legge" (29 novembre 2017)

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Il presente documento è una nota di studio. Quanto nello stesso riportato non potrà pertanto essere utilizzato o interpretato quale parere legale né utilizzato a base di operazioni straordinarie né preso a riferimento da un qualsiasi soggetto o dai suoi consulenti legali per qualsiasi scopo che non sia un'analisi generale delle questioni in esso affrontate.
La riproduzione del presente documento è consentita purché ne venga citato il titolo e la data accanto all'indicazione: Orrick, Herrington & Sutcliffe, Newsletter.

Orrick Corporate Newsletter: “ Whistleblowing: approvata la Legge sulle segnalazioni di reati o irregolarità di cui i lavoratori siano venuti a conoscenza nello svolgimento delle loro funzioni”

Il 15 novembre 2017 la Camera dei Deputati ha approvato definitivamente il DDL recante "Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazione di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell'ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato", meglio nota come Legge in materia di Whistleblowing (la "Legge").

Premessa

L'iter, che ha portato all'approvazione definitiva della Legge, ha avuto inizio con la proposta presentata dal Governo in data 15 ottobre 2015 alla Camera dei Deputati.
L'esigenza alla base di tale proposta è da rinvenire nell'assenza, all'interno dell'ordinamento italiano, di una disciplina ad hoc volta a tutelare coloro che segnalano irregolarità apprese in ambito lavorativo, nonché dalla "constatazione che chi denuncia casi di corruzione non soltanto non è protetto, ma rischia lavoro e futuro" (nota 1).
La Camera dei Deputati ha approvato, in prima battuta, il testo il 21 gennaio 2016.
Una volta passato al Senato della Repubblica è stato approvato il 18 ottobre 2017, con modificazioni.
Il testo di Legge, così modificato, è approdato nuovamente alla Camera la quale ha provveduto alla sua definitiva approvazione in data 15 novembre 2017 e del quale si attende ora la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

La disciplina

La Legge introduce un sistema "binario", prevedendo una tutela sia per i lavoratori appartenenti al settore pubblico che per i lavoratori appartenenti al settore privato.

Oltre ad introdurre significative novità in tema di tutela del dipendente pubblico che segnala un illecito (nota 2), la Legge dispone alcune modifiche al D.Lgs. n. 231/2001 recante "Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica" (il "Decreto 231" o il "Decreto"), con riguardo alla tutela dei dipendenti o collaboratori che segnalino illeciti nel settore privato.

La Legge, infatti, estende al settore privato la tutela del dipendente o collaboratore che segnali illeciti o che riconosca violazioni relative al Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo (il "MOG") dell'ente, di cui sia venuto a conoscenza per ragioni del suo ufficio.

La Legge, aggiungendo tre nuovi commi all'articolo 6 del Decreto 231, richiede che i MOG adottati dalle società ai sensi del Decreto prevedano:

  • adeguati canali informativi che, garantendo la riservatezza dell'identità del segnalante, consentano ai soggetti in posizione apicale e a quelli a loro subordinati di presentare segnalazioni circostanziate di condotte illecite (nota 3) o di violazioni del MOG;
  • almeno un canale alternativo di segnalazione che garantisca la riservatezza del segnalante;
  • il divieto di atti di ritorsione o discriminatori nei confronti del segnalante per motivi collegati – direttamente o indirettamente – alla segnalazione;
  • adeguate sanzioni nei confronti di chi violi le suddette misure di tutela del segnalante nonché nei confronti di chi effettua, con dolo o colpa grave, segnalazioni che si rivelano infondate.

È inoltre previsto che l'adozione delle suddette misure discriminatorie nei confronti del segnalante possa essere denunciata all'Ispettorato Nazionale del Lavoro, per quanto di sua competenza, non soltanto da parte del segnalante ma anche da parte dell'organizzazione sindacale da lui indicata.

A ulteriore tutela del dipendente segnalante, si prevede, inoltre, che il licenziamento nonché il demansionamento ritorsivo o discriminatorio siano nulli e che grava sul datore di lavoro l'onere di provare, in sede procedimentale, che le misure – lato sensu – negative, adottate nei confronti del lavoratore segnalante, siano fondate su ragioni estranee alla segnalazione.

Alla luce delle modifiche ora illustrate, al fine di un allineamento dei MOG alle novità introdotte nel Decreto 231, si rende necessario per le società provvedere alla modifica degli stessi, prevedendo al contempo una specifica procedura di c.d whistleblowing, per le segnalazioni da parte dei propri dipendenti.

La procedura di whistleblowing dovrà determinare canali ad hoc che consentano di presentare le eventuali segnalazioni, fondate su elementi di fatto precisi e concordanti, garantendo la riservatezza dell'identità del segnalante.

Per una piena ed efficace operatività della procedura si ritengono perciò opportune le seguenti misure:

  • la previsione di un soggetto responsabile della stessa, benché la Legge non preveda un destinatario specifico delle segnalazioni;
  • l'individuazione di un sistema di gestione delle segnalazioni di violazione che consenta di garantire l'anonimato del c.d. whistleblower;
  • la formazione specifica dei soggetti apicali, nonché di quelli a loro subordinati;
  • l'integrazione del sistema disciplinare predisposto dal MOG, con l'inclusione di sanzioni nei confronti di coloro che violino le misure di tutela del segnalante, nonché di chi effettua con dolo o colpa grave segnalazioni che si rivelano infondate.

Note al testo

1    Ddl n. 3365-B, proposta di legge d'iniziativa dei deputati Businarolo, Agostinelli, Ferraresi, Sarti.
2    Tra le principali novità introdotte, la Legge ha previsto:
     –    che il dipendente pubblico che – nell'interesse dell'integrità della Pubblica Amministrazione –  segnala al responsabile della prevenzione, della corruzione e della trasparenza, oppure all'Autorità Nazionale Anticorruzione ("ANAC") o, ancora, denuncia all'autorità giudiziaria eventuali condotte illecite, di cui sia venuto a conoscenza nello svolgimento della sua attività lavorativa, non possa "essere sanzionato, demansionato, licenziato, trasferito, o sottoposto ad altra misura organizzativa avente effetti negativi, diretti o indiretti, sulle condizioni di lavoro determinata dalla segnalazione";
     –    che è vietato rivelare l'identità del segnalante, non solo nel procedimento disciplinare, ma anche nell'ambito del procedimento penale e del procedimento dinanzi alla Corte dei Conti;
     –    sanzioni amministrative applicabili in presenza di condotte discriminatorie della Pubblica Amministrazione, emerse dall'istruttoria dell'ANAC;
     –    l'onere di provare che le misure adottate nei confronti del segnalante – ritenute discriminatorie o ritorsive – siano motivate da ragioni estranee alla segnalazione, grava sulla Pubblica Amministrazione/ente;
     –    la reintegrazione sul posto di lavoro del segnalante licenziato a causa della segnalazione;
     –    la non applicabilità delle tutele al segnalante nei confronti del quale sussista una condanna penale, decisa anche con sentenza di primo grado, per reati di calunnia o diffamazione, o in caso di sua responsabilità civile nei casi di dolo o colpa grave per gli stessi reati.
3    La legge, con l'indicazione "condotte illecite rilevanti ai sensi del presente decreto", pare fare riferimento ai soli reati c.d. presupposto e non a qualunque tipologia di reato commesso da soggetti apicali o dipendenti a loro subordinati all'interno della società.

 

La commissione lavoro del Senato approva il ddl “whistleblowing” (21 marzo 2017)

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Passa con il voto contrario di NCD il parere favorevole, con alcune proposte di perfezionamento, sul disegno di legge che introduce in Italia un sistema di protezione della corretta acquisizione delle informazioni disponibili per la prevenzione e repressione delle malversazioni

  • di Pietro Ichino, senatore del Partito Democratico

Parere da me proposto in veste di relatore, approvato il 15 marzo 2017 dalla Commissione Lavoro del Senato http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Commissioni/0-00011.htm , con il voto contrario di NCD, FI e Lega, il voto favorevole del M5S e l’astensione di Sinistra Italiana – È disponibile su questo sito anche la mia relazione http://www.pietroichino.it/?p=38851 sul disegno di legge.

D.d.l. 2208 – Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato, approvato dalla Camera dei deputati

Parere della 11ª commissione permanente
(Lavoro, previdenza sociale)
(Estensore: senatore ICHINO)

La Commissione Lavoro, Previdenza sociale http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Commissioni/0-00011.htm , esaminato il disegno di legge in titolo, premesso che il provvedimento mira

  • a chiarire che l’interesse pubblico alla prevenzione e punizione dei reati e irregolarità amministrative prevale sull’interesse dei soggetti privati al segreto aziendale, professionale o d’ufficio, costituendo dunque – di regola – giusta causa di rivelazione,
  • a proteggere la fonte dell’informazione veritiera e utile per le suddette finalità, attivando il filtro necessario a distinguerla dalla notizia calunniosa, infondata, o comunque irrilevante,

esprime, per quanto di competenza, parere favorevole con le seguenti osservazioni.

In via generale, occorre esplicitare che l’interesse pubblico alla rimozione e punizione degli illeciti costituisce giusta causa di comunicazione degli stessi e delle relative prove all’organo amministrativo o giudiziario competente, anche quando la notizia rientri nell’area soggettiva e oggettiva nella quale opera il segreto aziendale (art. 2105 cod. civ.), professionale (art. 622 cod. pen. e art. 2622 cod. civ.) e/o il segreto d’ufficio (art. 326 cod. pen.), con la sola esclusione del caso in cui la persona obbligata al segreto sull’illecito sia un avvocato, un commercialista, o un medico, per ragione della sua professione.
Sarebbe opportuno altresì precisare che, quando notizie e documenti che vengono comunicati all’organo deputato a riceverli siano oggetto di segreto professionale o d’ufficio, costituisce violazione del detto obbligo la rivelazione con modalità e contenuti eccedenti rispetto alle finalità dell’eliminazione e della punizione dell’illecito, e in particolare la rivelazione al di fuori del canale di comunicazione a ciò specificamente deputato.
Inoltre, sia nell’articolo 1, sia nell’articolo 2, si suggerisce alla Commissione di merito di uniformare le formulazioni in modo che tutte le norme si riferiscano sia alle ipotesi di denuncia all’autorità giudiziaria ordinaria o contabile, sia alle ipotesi di segnalazione all’autorità amministrativa competente.
Nell’articolo 1, comma 1 del nuovo articolo 54-bis, capoverso 5, sarebbe opportuno prevedere esplicitamente che l’ANAC stabilisca, nelle linee guida, un termine temporale per l’adozione, da parte di ogni soggetto interessato, dei nuovi strumenti e procedure ivi contemplati, considerato che la novella introduce una sanzione amministrativa pecuniaria per l’ipotesi di omissione.
Ancora all’articolo 1, comma 1 del nuovo articolo 54-bis, penultimo periodo, è opportuno chiarire che la denuncia all’ANAC delle misure discriminatorie o ritorsive adottate ai danni del segnalante o denunciante costituisce un obbligo in capo ai vertici dell’Amministrazione, ma soltanto una facoltà in capo alla persona stessa interessata e alle organizzazioni sindacali.
Pare inoltre inappropriato, nella stessa disposizione, il riferimento al carattere della “maggiore rappresentatività” del sindacato: trattandosi di un sindacato che affianca il segnalante o denunciante a sua tutela, non si vede perché non ampliare il novero anche ai sindacati minori.
Al comma 2 del nuovo articolo 54-bis, come modificato dall’articolo 1, può essere opportuno chiarire che il campo di applicazione della norma si estende non soltanto alle società controllate direttamente, ma anche a quelle controllate da società controllate, sempre a norma dell’art. 2359 cod. civ.
Quanto all’articolo 2, al comma 1, capoverso 2-bis, si suggerisce di aggiungere una norma transitoria che, in fase di prima applicazione, fissi un termine temporale per l’adempimento dei nuovi requisiti.
Sempre all’articolo 2, capoverso 2-ter sarebbe opportuno fare un richiamo non solo alla discriminazione, ma anche alla ritorsione o rappresaglia, in ogni caso conformando l’espressione usata in questa disposizione con quella che compare nei capoversi 2-bis e 2-quater.
Da ultimo, si invita la Commissione di merito a valutare l’inserimento di una disposizione che preveda l’utilizzabilità, nei casi di atti discriminatori o di rappresaglia ai danni dell’autore di una segnalazione o denuncia, del procedimento civile contro le discriminazioni di cui all’articolo 28 del decreto legislativo n. 150 del 2011.

15 marzo 2017

Allegati

  • DDL 2208 (Segnalazioni di reati o irregolarità nel lavoro pubblico o privato), Relazione del sen. Ichino, 18 Ottobre 2016,  (pdf, 530 K, 9 pp.)
  • Legislatura 17ª - 11ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 302 del 15/03/2017
  • Senato della Repubblica: Dossier - n. 380 (PDF) - WHISTLEBLOWING Nota sull'A.S. n. 2208 "Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell'ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato" (pdf, 1.5 M, 75 pp.)

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Commissione UE: consultazione pubblica sulla protezione degli informatori - whistleblower (6 marzo 2017)

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La Commissione EU ha avviato una consultazione pubblica mediante un questionario (qui la versione in italiano) sul tema del whistleblowing .
Il whistleblower o "informatore" indica qualsiasi persona segnali o comunichi informazioni in relazione a una minaccia o a un pregiudizio all'interesse pubblico (cioè denuncia un reato) nel contesto dei suoi rapporti di lavoro, sia nel settore pubblico che in quello privato.
Obiettivo della consultazione è raccogliere le opinioni di un'ampia gamma di soggetti interessati, comprese le autorità pubbliche, i giudici, i pubblici ministeri, i difensori civici, le istituzioni e agenzie dell'UE, le organizzazioni internazionali, le imprese private, le associazioni professionali e commerciali, le organizzazioni e associazioni sindacali, i giornalisti, i rappresentanti dei media, la società civile, il mondo universitario e il pubblico in generale.
Le domande del questionario consentiranno di raccogliere informazioni, opinioni ed esperienze sui vantaggi e gli svantaggi della protezione degli informatori; sugli elementi che sono importanti per un'efficace protezione degli informatori; sui problemi a livello sia nazionale che dell'UE derivanti dalle lacune e carenze del sistema di protezione degli informatori e dalle differenze in tutta l'UE, come pure sulla necessità di standard minimi di protezione.
Al survey è allegato un breve testo di presentazione della problematica del whistleblowing di seguito riprodotto integralmente.

Consultazione pubblica sulla "protezione degli informatori (whistleblowers)"

Nell'ambito delle loro attività, i singoli possono imbattersi in informazioni riguardanti atti oppure omissioni che costituiscono una minaccia o un pregiudizio per il pubblico interesse (ad es. frodi, corruzione, evasione fiscale, minacce alla salute pubblica e alla sicurezza, alla sicurezza alimentare e alla protezione dell'ambiente, cattiva gestione dei fondi pubblici, abuso di dati personali, uso illecito di informazioni private o privilegiate, riciclaggio di denaro, ecc.).
Fornendo informazioni o comunicando tali atti oppure omissioni (in inglese "whistleblowing"), possono contribuire a scongiurare un danno all'interesse pubblico.
Se da un lato la trasmissione di informazioni abusive o malevoli va evitata, dall'altro le persone che nutrono reali preoccupazioni riguardo a una minaccia o a un pregiudizio al pubblico interesse dovrebbero poterle comunicare senza preoccupazioni: segnalandole all'interno dell'organizzazione, in modo che il datore di lavoro abbia la possibilità di affrontare la questione, o a un ente di controllo, se il datore di lavoro non è tenuto o non può essere ragionevolmente tenuto ad agire in merito alla segnalazione, o anche al pubblico, se altri canali di comunicazione adeguati non esistono o non hanno dato risultati positivi.
La Commissione sostiene pienamente l'obiettivo di protezione degli informatori contro le ritorsioni.
Il timore di ritorsioni può avere un effetto dissuasivo sui potenziali informatori.
Proteggere gli informatori dalle ritorsioni può quindi contribuire a tutelare l'interesse pubblico e a consolidare lo Stato di diritto e la libertà di espressione, sanciti dall'articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell'UE.
L'UE svolge un ruolo importante nell'aiutare gli Stati membri a proteggere l'economia legale dalla criminalità organizzata, dalle frodi finanziarie e fiscali, dal riciclaggio del denaro e dalla corruzione, che ostacolano lo sviluppo economico e la competitività e lo Stato di diritto.
Nella sua comunicazione del 5 luglio 2016 (qui in pdf), su ulteriori misure per rafforzare la trasparenza e la lotta contro l'evasione e l'elusione fiscali, la Commissione ha sottolineato che la protezione degli informatori nel settore pubblico e nel settore privato contribuisce a contrastare la cattiva gestione e le irregolarità, compresa la corruzione transfrontaliera relativa a interessi finanziari nazionali o dell'UE.
Ha posto in evidenza la necessità di adottare misure efficaci per tutelare coloro che segnalano o divulgano informazioni sulle minacce o su un pregiudizio al pubblico interesse, contribuendo in tal modo all'aumento dell'individuazione delle frodi e dell'evasione e dell'elusione fiscali.
Il diritto dell'UE contiene già disposizioni per proteggere gli informatori da alcune forme di ritorsione in settori diversi, che vanno dall'audit e dal riciclaggio di denaro ai segreti commerciali, agli abusi di mercato, ai requisiti patrimoniali e ad altri strumenti di regolamentazione dei servizi finanziari.
Dalle discussioni svoltesi al convegno annuale sui diritti fondamentali del 2016 sul tema "Pluralismo dei mezzi d'informazione e democrazia" e dalla relativa consultazione pubblica è emersa una forte preoccupazione circa la mancanza di un'efficace protezione degli informatori in tutta l'UE e le ripercussioni negative sulla libertà di espressione e il diritto del pubblico di accedere alle informazioni.
Il giornalismo d'inchiesta si basa sulle testimonianze di informatori che, a loro volta, hanno bisogno di protezione per sentirsi sufficientemente sicuri da fornire ai giornalisti informazioni di pubblico interesse.
La protezione degli informatori agevola pertanto il ruolo di vigilanza svolto dai giornalisti investigativi nelle società democratiche.
Al fine di rafforzare la protezione degli informatori, la Commissione sta valutando la possibilità di interventi orizzontali o di ulteriori azioni settoriali a livello dell'UE, nel rispetto del principio di sussidiarietà.
La presente consultazione pubblica contribuirà alla valutazione - senza, tuttavia, pregiudicare qualsiasi azione dell'Unione europea né anticipare la fattibilità giuridica di un intervento dell'UE per quanto riguarda i limiti della competenza dell'Unione.
L'obiettivo è raccogliere le opinioni di un'ampia gamma di soggetti interessati, comprese le autorità pubbliche, i giudici, i pubblici ministeri, i difensori civici, le istituzioni e agenzie dell'UE, le organizzazioni internazionali, le imprese private, le associazioni professionali e commerciali, le organizzazioni e associazioni sindacali, i giornalisti, i rappresentanti dei media, la società civile, il mondo universitario e il pubblico in generale.
Le domande del questionario consentiranno di raccogliere informazioni, opinioni ed esperienze sui vantaggi e gli svantaggi della protezione degli informatori; sugli elementi che sono importanti per un'efficace protezione degli informatori; sui problemi a livello sia nazionale che dell'UE derivanti dalle lacune e carenze del sistema di protezione degli informatori e dalle differenze in tutta l'UE, come pure sulla necessità di standard minimi di protezione.
Se desiderate fornire ulteriori informazioni (ad es. un breve documento che illustri la vostra posizione) o sollevare punti specifici non contemplati dal questionario, potete caricare documenti aggiuntivi al termine del sondaggio.
Si prega di notare che il documento caricato sarà pubblicato insieme alla risposta al questionario.
Il questionario è il contributo essenziale alla presente consultazione pubblica aperta.
Il documento facoltativo servirà unicamente come informazione supplementare per comprendere meglio la vostra posizione.

Attenzione:

  • Rispondere al questionario non richiederà molto tempo e il vostro contributo sarà molto apprezzato.
  • Solo i campi contrassegnati con un * sono obbligatori
  • È possibile salvare le risposte e continuare successivamente.

Definizioni

Ai fini del presente questionario:

  • "Informatore"(o "whistleblower") indica qualsiasi persona segnali o comunichi informazioni in relazione a una minaccia o a un pregiudizio all'interesse pubblico nel contesto dei suoi rapporti di lavoro, sia nel settore pubblico che in quello privato.
  • "segnalazioni degli informatori" comprendono le segnalazioni all'interno dell'organizzazione e a un ente di controllo. Comprendono inoltre la divulgazione al pubblico (per es. tramite i media e Internet, i gruppi di interesse pubblico o i membri del Parlamento).
  • "illecito" comprende gli atti o le omissioni che costituiscono una minaccia o un pregiudizio al pubblico interesse. Alcuni esempi, non esaustivi, sono la frode, la corruzione, l'evasione fiscale, la cattiva gestione dei fondi pubblici, i rischi per la salute e la sicurezza pubblica, per la sicurezza alimentare e l'ambiente, per la protezione dei dati personali e la sicurezza dei dati, la regolamentazione del mercato, il diritto del lavoro e il diritto sociale.

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Cantone: la trasparenza come antidoto alla corruzione (23 dicembre 2016)

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Il 13 dicembre 2016, in occasione della Giornata internazionale della lotta alla corruzione, Raffaele Cantone – presidente di ANAC – ha tenuto un intervento presso il Ministero degli Esteri.
Nel suo intervento intitolato “Lotta alla corruzione, crescita economica e attività delle imprese italiane all’estero” (qui in pdf, 281 K, 4 pp.) Cantone spiega che la “lotta alla corruzione è uno dei mezzi del buon governo. Il malaffare infatti non solo comporta la distrazione di ingenti somme erariali che potrebbero essere usate per altri fini. Comporta, cosa peggiore, la distruzione del tessuto sociale attraverso "il premio" a chi viola le regole invece di rispettarle. Effettuare scelte di buon governo quindi significa anche, semplicemente, lottare contro la corruzione”.

Whistleblower

Una importante ed ulteriore misura di prevenzione della corruzione – scrive Cantone - è poi la predisposizione di un sistema di tutela del dipendente che effettua segnalazioni di illecito (il cosiddetto whistleblower).
Chi vede illeciti e si gira con la testa dall'altro lato, infatti, non commette un reato ma tiene un comportamento di connivenza che spesso è sintomo quasi di complicità.
L'intento quindi è di stimolare la collaborazione dei lavoratori e tutelare chi venga a conoscenza di pratiche corruttive, ma che abbia comprensibile ritrosia a denunciarle per paura di ritorsioni.
La legge Severino ha previsto questo istituto ma non contiene ancora meccanismi di efficace tutela per chi denuncia.
Attualmente in Parlamento c'è un ddl, già approvato alla Camera dei deputati, che interviene su
questo aspetto.
La speranza è che il testo riceva il via libera anche dal Senato, in modo che possa diventare legge.
Sarebbe un ulteriore passaggio rilevante per consentire quel salto di qualità di cui c'è bisogno nel contrasto alla corruzione.

La trasparenza

Secondo Cantone la trasparenza è un “antidoto eccezionale” al "buio" di cui la corruzione ha bisogno per potersi affermare.
Con il decreto legislativo 33/2013 il nostro Paese ha previsto l'obbligo per la Pubblica amministrazione di dotarsi nei siti web di una apposita sezione denominata "amministrazione trasparente", consentendo in questo modo a ogni cittadino di avere a disposizione molte informazioni tramite una semplice connessione Internet.
Nei mesi scorsi il decreto legislativo 97/2016 ha ampliato la possibilità di ricorrere a un accesso civico generalizzato, con la facoltà di chiedere il rilascio di qualunque atto senza dover dimostrare l'esistenza di un interesse diretto.
La trasparenza, una volta che sarà attuata e soprattutto "digerita" dalla Pubblica amministrazione, sarà il segnale più importante per recuperare la fiducia dei cittadini.
Saranno loro stessi infatti a controllarla e a svolgere quel ruolo di "vedetta civica" indispensabile per evitare che si verifichino atti corruttivi.

Conflitti di interesse

Ultimo aspetto, ma non per questo meno importante, è la necessità che non vi siano conflitti di interesse, che rappresentano il vero brodo di coltura della corruzione.
Chi opera deve rispettare i criteri di imparzialità e soprattutto non trarre vantaggi in contrasto con quelli amministrativi di cui è portatore.
Proprio per tale motivo il nostro sistema ha introdotto nuovi meccanismi di incompatibilità e inconferibilità, oltre all'istituto del pantouflage e una stretta rilevante sulla possibilità di svolgere incarichi di altro tipo al di fuori dell'ente pubblico di appartenenza.

Allegato

  • Raffaele Cantone, “Lotta alla corruzione, crescita economica e attività delle imprese italiane all’estero”, 13 dicembre 2016 (pdf, 281 K, 4 pp.)

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Transparency: Linee guida per la predisposizione di procedure in materia di whistleblowing (3 novembre 2016)

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Il whistleblowing è uno strumento di derivazione anglosassone, attraverso il quale i dipendenti di un’organizzazione, pubblica o privata, segnalano a specifici individui o organismi una possibile frode, un reato, un illecito o qualunque condotta irregolare, commessa da altri soggetti appartenenti all’organizzazione.
I dipendenti sono le prime persone che vengono a conoscenza di eventuali situazioni di rischi e quindi proprio loro si trovano nella posizione migliore per segnalare in modo tempestivo, prima che sopraggiungano complicazioni.
La gestione virtuosa del whistleblowing contribuisce non solo ad individuare e contrastare possibili illeciti, ma anche a diffondere la cultura dell’etica e della legalità all’interno delle organizzazioni, a creare un clima di trasparenza e un senso di partecipazione e appartenenza.
Questo può avvenire grazie al superamento del timore dei dipendenti di subire ritorsioni da parte degli organi sociali o dei colleghi, oppure dal rischio di vedere inascoltata la propria segnalazione.
Transparency International Italia ha iniziato ad occuparsi di whistleblowing nel 2009, quando ancora il termine era pressoché sconosciuto in Italia e utilizzato solamente per riferirsi ad alcune “buone pratiche” presenti negli Stati Uniti e nel mondo anglosassone.
Dalla ricerca e dalla costante attività di promozione sono scaturite una serie di raccomandazioni e suggerimenti, rivolti a imprese, istituzioni e autorità pubbliche, in modo da trasmettere l’efficacia del whistleblowing quale strumento utile a prevenire fenomeni corruttivi all’interno di organizzazioni o enti, ma anche a coinvolgere i cittadini e la società civile nell’attività di controllo e contrasto all’illegalità, responsabilizzandoli e richiedendo la loro partecipazione attiva.
Le Linee Guida di Transparency sono uno strumento a disposizione delle organizzazioni, utile per contrastare non solo la commissione di illeciti ma anche per combattere la cultura del silenzio.
Mirano a sviluppare l’idea che sul luogo di lavoro sia importante creare un clima aperto, sicuro e trasparente, in cui i lavoratori possano segnalare eventuali problematiche senza essere visti con sospetto e senza subire ritorsioni.

Allegato

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  • Transparency Italia, "Linee guida per la predisposizione di procedure in materia di whistleblowing", novembre 2016 (pdf , 257 K, 24 pp.)

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Ue: una comunicazione ad hoc per la tutela dei whistle-blowers (FiscoOggi.it, 18 Luglio 2016)

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Il documento elaborato dalla Commissione europea passa in rassegna i progressi raggiunti e i settori dove intervenire

  • di Alessandra Gambadoro

Contrastare l’evasione fiscale e rendere più equo il sistema tributario europeo sono due facce della stessa medaglia.
Da questo assunto di base muove la Comunicazione (qui in pdf) presentata nei giorni scorsi dalla Commissione europea.
Il documento mette nero su bianco le azioni che l’esecutivo comunitario intende mettere in campo, anche alla luce del recente scandalo dei Panama Papers.

I danni dell’evasione fiscale

La Comunicazione evidenzia innanzitutto i danni causati dall’evasione fiscale.
L’evasione sottrae al gettito delle casse degli Stati Ue miliardi di euro ogni anno, danneggia la concorrenza e il mercato, gravando soprattutto sulle piccole e medie imprese, sfavorite rispetto alle grandi che possono adottare una pianificazione fiscale aggressiva.
L’evasione danneggia indirettamente anche l’occupazione.
I governi, infatti, per compensare le perdite in termini di tasse evase, scelgono spesso di aumentare la pressione fiscale, in particolare quella sul lavoro.
L’evasione, in sostanza, rende meno equo il sistema fiscale, contribuendo a minare il rapporto di fiducia tra Stato e cittadini.
Per contrastarla, sottolinea il documento della Commissione, è necessario un coordinamento più stringente tra tutti gli Stati dell’Unione.

La tutela dei whistle-blowers

Il documento sottolinea la volontà dell’esecutivo Ue di voler migliorare la protezione dei whistle-blowers.
Numerosi casi hanno recentemente portato alla ribalta il ruolo di chi informa le autorità pubbliche dei crimini commessi contro la collettività, tra cui anche il reato di evasione fiscale.
La Commissione intende sia supportare i Paesi membri nella tutela dei whistle-blowers a livello nazionale, sia garantire a livello europeo una protezione generale, dato che le norme comunitarie tutelano queste figure solo in alcuni settori.
La Comunicazione, infine, informa che la Commissione presenterà in autunno un primo rapporto sulle misure da adottare per garantire uno scambio efficace di informazioni tra gli Stati membri sul beneficiario effettivo.

I punti chiave della strategia antievasione

La Comunicazione passa in rassegna i passi avanti realizzati fino a ora dall’Unione europea per garantire maggiore trasparenza fiscale e una tassazione più equa per tutti i contribuenti.
Il documento rimarca, però, che nonostante gli sforzi fatti fino ad adesso l’Ue ha ancora davanti parecchia strada da compiere sul fronte dell’evasione fiscale, soprattutto dopo gli eventi recenti legati alla divulgazione dei Panama Papers.
Il testo della Commissione individua, quindi, i punti chiave dove è necessario intervenire.
Primo: modificare in parte la Quarta Direttiva europea sull’antiriciclaggio e contro il finanziamento del terrorismo, con lo scopo di rafforzare il contrasto al riciclo di denaro sporco connesso a fenomeni evasivi.
In quest’ambito, la Commissione, inoltre, intende stilare per la prima volta una lista di Paesi terzi ad alto rischio di riciclaggio e di finanziamento al terrorismo.
Secondo il documento, l’esecutivo comunitario sta studiando anche le strategie migliori per assicurare un controllo delle pratiche di pianificazione fiscale aggressiva.
La Commissione sta già lavorando con l’Ocse e altre organizzazioni internazionali per mettere a punto un approccio globale e condiviso sulla trasparenza delle attività dei professionisti e degli intermediari finanziari che spesso favoriscono l’adozione di questo tipo di strategie fiscali.
Il prossimo autunno, inoltre, l’esecutivo Ue lancerà una consultazione pubblica sull’argomento.
Un altro punto in agenda riguarda il rafforzamento di misure per promuovere la buona governance fiscale, tra cui la stipula di accordi con Stati terzi.
La Commissione e il Gruppo “Codice di condotta”, inoltre, stanno lavorando alla stesura di un elenco di Paesi extra-Ue che non rispettano gli standard della buona governance.
La lista dovrebbe essere pronta per il 2017.

Allegato

  • Communication from the Commission to the European Parliament and the Council, "Communication on further measures to enhance transparency and the fight against tax evasion and avoidance", Strasbourg, 5.7.2016, COM(2016) 451 final, (pdf, 223 K, 10 pp.)

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ANAC: primo monitoraggio italiano sul whistleblowing (22 giugno 2016)

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Segnalazione di illeciti e tutela del dipendente pubblico: l’Italia investe nel whistleblowing, importante strumento di prevenzione della corruzione

Presentazione del primo monitoraggio nazionale
Sono stati presentati alla stampa, il 22 giugno presso la sede dell’Anac, il primo monitoraggio italiano sul whistleblowing ed il prototipo di una applicazione per la gestione delle segnalazioni di illeciti.
A distanza di più di 3 anni dall’adozione della norma che tutela il dipendente pubblico che segnala illeciti (Legge Severino) l’Anac ha realizzato un monitoraggio sullo stato dell’arte del whistleblowing in Italia per conoscere il suo stato di applicazione ed apprezzare quanto l’istituto sia effettivamente avvertito come misura di prevenzione della corruzione.
Il monitoraggio è stato effettuato sia sulle segnalazioni giunte all’Anac al 31 maggio 2016, sia quelle ricevute da un campione significativo di 34 pubbliche amministrazioni e 6 società partecipate, al fine di individuare alcune caratteristiche del segnalante italiano, la tipologia di condotte illecite denunciate e gli esiti dalle stesse scaturiti.

Cartella Stampa – documenti formato pdf

  • Opuscolo (pdf, 311 K, 16 pp.)
  • Protezione del whistleblower nei Paesi OCSE - Confronto tra le legislazioni dei Paesi OCSE (pdf, 874 K, 5 pp. )
  • Il ruolo del Responsabile della Prevenzione nel whistleblowing (pdf, 653 K, 5 pp.)
  • Il Whistleblowing in Italia: La piattaforma tecnologica dell’ANAC (pdf, 467 k, 10 pp.)
  • Il whistleblowing in Italia (pdf, 2.7 M, 19 pp.)

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Milano: il contrasto alla corruzione e al riciclaggio di denaro diretta streaming (16 giugno 2016)

Il CSAC, Centro Studi Antiriciclaggio & Anticorruzione  in collaborazione con Centro Studi Europeo sulla Prevenzione e Repressione del Riciclaggio di Denaro ha organizzato a Milano il 16 giugno 2016, presso la sede del Comune - sala conferenze del Palazzo Reale, Piazza Duomo n. 12 – il convegno “Il contrasto alla corruzione e al riciclaggio di denaro tra repressione e prevenzione - Nuove strategie: indicatori di anomalia, trasparenza e la figura del whistleblowing

Agenda

Moderatore, Alessandro Galimberti, giornalista de ll Sole 24 Ore

Dott. Andrea Bignami, Presidente della commissione antiriciclaggio ODCEC

Anticorruzione: i nuovi obblighi di trasparenza e le novità sull'accesso agli atti. Decreto del Consiglio dei Ministri del 16.05.2016 (Freedom of Information Act). La figura del whistleblowing nella proposta di legge 3365 - Prof. Emanuele Fisicaro, Presidente del Centro Studi Europeo Antiriciclaggio

Le caratteristiche della corruzione e i modi di fronteggiarla - Cons. Piercamillo Davigo, Il Sezione Penale Corte di Cassazione

Affidamento di contratti pubblici e prevenzione della corruzione: efficacia degli strumenti tra nuove regole ed apprensioni per l'innovativo meccanismo di soft law - Dott. Stefano Toschei, Magistrato Amministrativo

II contrasto alla corruzione nelle aziende a partecipazione pubblica - Prof. Ugo Patroni Griffi, Professore Ordinario di Diritto Commerciale presso Università di Bari
 
L'evoluzione dei piani anticorruzione, due metodologie a confronto - Dott.ssa Mariangela Zaccaria, Vice Segretario Generale Vicario Comune di Milano

Autoriciclaggio nei reati tributari: una norma inapplicabile - Dott. Giro Santoriello, Sostituto Procuratore Tribunale di Torino

II delitto di auto-riciclaggio e il contrasto (anche) ai fatti corruttivi, Prof. Francesco Mucciarelli - Professore Associato di Diritto Penale presso Università Bocconi

La Pubblica Amministrazione nelle leggi di prevenzione del riciclaggio e della corruzione - Gen.B. Michele Carbone, Comandante della Scuola Ispettori e Sovrintendenti della Guardia di Finanza dell'Aquila (intervento a titolo personale)

L'esperienza del Comune di Milano : una buona prassi nel contrasto del riciclaggio - Dott.ssa Silvia Brandodoro, Direttore Centrale Entrate e Lotta all'Evasione Comune di Milano

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Raffronto tra obblighi normativa whistleblowing e disciplina antiriciclaggio (DirittoBancario.it, 9 maggio 2016)

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Fonte: www.dirittobancario.it/  , qui il testo completo in pdf (313 K, 9 pp.)

  • Dott. Filippo Berneri, Partner, AC Firm – Annunziata, Conso & Berneri

Premessa

Partendo dall’analisi dei recenti cambiamenti in materia di segnalazioni da parte degli enti che sottostanno alla disciplina del cd. whistleblowing, con il presente scritto intendiamo affrontare una prima analisi e comparazione degli stessi in relazione ai medesimi obblighi derivanti dal D.Lgs. 231/2007 in materia di antiriciclaggio, evidenziandone le diversità ma soprattutto le possibili problematiche derivanti dalla sovrapposizione delle due discipline, indagando altresì alcune soluzioni potenzialmente adottabili.

La nuova disciplina in materia di “whistleblowing”

Con il termine whistleblowing, s’intende la segnalazione, attraverso appositi canali, da parte di un dipendente ovvero di un altro soggetto interno alla società, il quale, durante lo svolgimento della propria attività lavorativa, sia venuto a conoscenza o abbia rilevato una violazione da parte dell’ente delle disposizioni ad esso applicabili.
In ambito bancario-finanziario l’introduzione del sistema del whistleblowing è conseguente all’adozione della Direttiva 2013/36/UE (“CRD IV” o la “Direttiva”) il cui art. 71[1] stabilisce che le autorità competenti degli Stati membri hanno il dovere di vigilare affinché i destinatari della disciplina (i.e. Banche e Imprese di Investimento) mettano in atto “meccanismi efficaci e affidabili per incoraggiare la segnalazione alle autorità competenti di violazioni potenziali o effettive delle disposizioni nazionali di recepimento della presente direttiva e del regolamento (UE) n. 575/2013”.
Con il recepimento della Direttiva in Italia, ad opera del D.Lgs. 72/2015, sono state introdotte alcune modifiche, da un lato, al D.Lgs 385/1993 (“Testo Unico Bancario” o “TUB”), con l’introduzione degli artt. 52-bis[2] e 52ter[3], e, dall’altro, al D.Lgs. 58/1998 (“Testo Unico della Finanza” o “TUF”), con l’introduzione dei nuovi artt. 8-bis[4] e 8-ter[5].
Le due disposizioni, dal tenore sostanzialmente analogo, dispongono:

  • a) l’obbligo in capo ai soggetti destinatari delle rispettive normative di prevedere meccanismi e procedure interne all’ente per la segnalazione da parte del personale ad un responsabile, allo scopo individuato, di atti o fatti che possano costituire una violazione delle norme applicabili all’ente stesso (c.d. whistleblowing interno); e
  • b) la possibilità di rendere noto alle Autorità di Vigilanza le violazioni di cui si è venuti a conoscenza (c.d. whistleblowing esterno).

(segue ...)

Whistleblowing: adeguare le norme aziendali – intervista a Ferdinando Santagata (2 novembre 2015)

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Compliancenet (CN): Buongiorno Ferdinando. Vuoi presentarti?

Ferdinando Santagata (FS): sono socio fondatore e Segretario Generale di AIRA Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio nonché CEO di SP Consulting e partner IUS Consulting.

CN: Cos’è il “Whistleblowing” e quali sono gli obblighi normativi?

FS: Con “Whistleblowing” si intende la segnalazione da parte del personale di una azienda di atti o fatti che possano costituire una violazione delle norme di legge o delle regole delle autorità di vigilanza.
Il 21 luglio 2015 la Banca d’Italia ha emanato l’11° aggiornamento della Circ. 285/13, introducendo nella Parte Prima, Tit. IV, Cap. 3, Sez. VIII la disciplina dei sistemi interni di segnalazione delle violazioni, c.d. whistleblowing.
La disciplina di vigilanza attua l’art. 52-bis del TUB, che recepisce nell’ordinamento italiano le disposizioni della Direttiva CRD IV in materia di obblighi per le banche di dotarsi di adeguate procedure interne per la segnalazione di irregolarità.

CN: Cosa richiedono le norme in ambito bancario?

FS: La norma individua i requisiti minimi necessari per la definizione dei sistemi di whistleblowing, lasciando all’autonomia delle banche la scelta delle soluzioni tecniche e operative più adeguate.
La disciplina prevede che i suddetti sistemi siano approvati dall’Organo con Funzione di Supervisione Strategica, cui vanno rassegnati flussi informativi periodici con chiari sistemi di reporting.
Per assicurare un efficace funzionamento delle procedure, è richiesta l’individuazione di un soggetto responsabile dei sistemi interni di segnalazione delle violazioni, nonché la designazione di soggetti che ricevano, esaminino e valutino le segnalazioni prodotte.
Allo scopo di incentivare il concreto utilizzo di tali sistemi, è richiesto alle banche di illustrare al proprio personale i procedimenti di segnalazione adottati e sensibilizzarlo sulla cultura della legalità.
Le banche hanno l’obbligo di adeguarsi alle previsioni della Circ. 285/13 in tema di sistemi interni di segnalazione delle violazioni entro il 31 dicembre 2015.

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CN: Quali garanzie ha colui che segnala le irregolarità?

FS: Il principio portante del nuovo istituto del whistleblowing è la tutela del soggetto che segnala le violazioni dall’interno dell’ambiente di lavoro a fronte di eventuali condotte ritorsive, discriminatorie o comunque sleali che potrebbero essere attivate conseguentemente alla segnalazione.
Inoltre la normativa di vigilanza si coordina con quella sulla riservatezza dei dati personali del segnalante e del presunto responsabile della violazione, ferme restando le regole che disciplinano le indagini o i procedimenti avviati dall'autorità giudiziaria in relazione ai fatti oggetto della segnalazione.

CN: Di che tipo di assistenza ha bisogno una banca che intende adempire a questi obblighi?

FS: La banca deve avvalersi di fornitori capaci di

  • analizzare la normativa e declinare i profili applicativi sulla realtà aziendale
  • individuare soluzioni organizzative proporzionate, che tengano conto delle specificità della Banca
  • organizzare il sistema di segnalazione aziendale e disegnare i relativi processi operativi
  • affiancare la Banca nella concreta implementazione del sistema (regolamenti, procedure operative)
  • svolgere attività di formazione e sensibilizzazione del personale in tema di whistleblowing
  • mettere a disposizione una soluzione informatica per la gestione delle segnalazioni.

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CN: Cosa offre SP Consulting in questo ambito?

FS: SP offre una propria soluzione software denominata “CLOCK – Check List Organizer Control Kit” progettata per le funzioni di controllo e per il personale operativo, con il fine di facilitare lo svolgimento delle attività di controllo di 1°, 2° e 3° livello
Nell’ambito di CLOCK è stato implementato il sistema di whistleblowing- modulo WB -personalizzabile in funzione delle caratteristiche e delle scelte operate dalla Banca.
La soluzione informatica CLOCK – WB costituisce un concreto supporto per:

  • formalizzazione guidata della segnalazione
  • acquisizione della segnalazione
  • istruttoria sulla segnalazione
  • conservazione delle segnalazioni

Autovalutazione-AML

CN: È prevista la possibilità di esternalizzare questa attività?

FS: Sì. Le banche possono esternalizzare l’attività di ricezione, esame e valutazione delle segnalazioni. Il nostro sistema (WB) è predisposto anche per questa soluzione organizzativa. SP Consulting ha maturato esperienza significativa nell’attività di outsourcing in ambito AML e mette a disposizione il know-how delle proprie risorse anche in questo ambito.

CN: Grazie Ferdinando

FS: Grazie a voi

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