Voluntary Disclosure

Voluntary disclosure, vantaggi equi (Il Sole 24 Ore, 21 giugno 2016)

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Commissioni tributarie. Due sentenze di Ctp stabiliscono che il raddoppio dei termini non si applica alle istanze presentate prima dell’entata in vigore della legge 186/2014

  • di Alessandro Massa

Anche alle istanze di voluntary disclosure formulate anteriormente all’entrata in vigore della legge 186/2014 non si applica il raddoppio dei termini per l’accertamento e la misura delle sanzioni deve essere parametrata con riguardo alla legge più favorevole sopravvenuta.
A esprimere questi principi di diritto sono state due sentenze di merito, depositate a pochi giorni di distanza l’una dall’altra, e cioè la Ctp Genova n.1110/13/2016 depositata il 5 maggio 2016 e la Ctp Mantova n.100/02/2016 depositata il 13 maggio 2016.
L’agenzia delle Entrate aveva notificato alcuni avvisi di accertamento e atti di irrogazione delle sanzioni a seguito di istanze di collaborazione volontaria depositate dai contribuenti in epoca precedente la vigenza della legge 186/2014, e cioè nel corso dell’anno 2014, sanzionandoli anche per gli anni precedenti la scadenza dei termini ordinari ai sensi dell’articolo 12, comma 2-bis, Dl 78/2009.
I provvedimenti venivano impugnati eccependo, oltre alla irretroattività della norma da ultimo citata, anche la sua inapplicabilità in forza dell’articolo 5-quater, comma 4, Dl 167/1990, così come introdotto dalla legge n.186/2014, norma che, essendo intervenuta a disciplinare la medesima disciplina nelle more del procedimento di accertamento, doveva trovare applicazione in virtù del principio tempus regit actum.
Quanto alla misura delle sanzioni, inoltre, veniva invocato il principio del favor rei.
I giudici del merito, in entrambi i casi, hanno accolto le domande dei contribuenti, annullando i provvedimenti relativi agli anni non più accertabili e mandando all’Agenzia di rideterminare le sanzioni rispetto a quelli accertabili.
In particolare il giudice mantovano osserva come la legge 186/2014, essendo intervenuta prima dell’emanazione degli atti impugnati, abbia «chiaramente escluso la possibilità di applicare il raddoppio dei termini nei casi in cui il ricorrente volontariamente disveli il patrimonio detenuto all’estero in Paesi che, entro 60 giorni dalla data di entrata in vigore, sottoscrivano accordi con l’Italia (fatto pacificamente avvenuto per la Svizzera) e che, nel contempo, rilasci all’intermediario estero autorizzazione a trasmettere alle autorità finanziarie italiane tutti i dati concernenti le attività oggetto di collaborazione volontaria (il ricorrente lo ha fatto e ne ha dato tempestiva notizia alla amministrazione finanziaria)».
Dunque ove il contribuente abbia adempiuto agli obblighi previsti dalla legge, anche se la sua istanza era stata presentata prima dell’entrata in vigore della stessa, può legittimamente invocare l’applicazione delle disposizioni premiali.
Ciò nonostante il fatto che l’Agenzia, con la circolare n.27/E/2015, avesse espressamente negato la disapplicazione del raddoppio dei termini prevista alle istanze di collaborazione volontaria pervenute prima della entrata in vigore della legge 186/2014.
Le pronunce hanno notevole rilevanza dal punto di vista dottrinale in quanto accolgono implicitamente l’idea per cui la collaborazione volontaria costituisca un unico istituto, regolato dapprima solamente dalla prassi e dalla circolare n.38/E/2013 e in seguito disciplinato da mirati interventi legislativi (prima il Dl 4/2014, non convertito, e dopo la legge 186/2014).

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Banca d’Italia: Voluntary disclosure, attività italiane all’estero non dichiarate e evasione fiscale internazionale (1° giugno 2016)

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Fonte: Relazione annuale del Governatore della Banca d’italia, pp. 117, 118, 119 (qui in pdf)

Con la procedura di collaborazione volontaria (voluntary disclosure) istituita con la L. 186/2014, sono emerse attività precedentemente non dichiarate per quasi 62 miliardi (con circa 4 miliardi di gettito fiscale, secondo dati ancora provvisori dell’Agenzia delle entrate).

La posizione patrimoniale sull’estero

I dati relativi alla posizione patrimoniale sull’estero dell’Italia sono stati di recente rivisti per incorporare le attività dichiarate a seguito della procedura di emersione volontaria dei capitali illecitamente detenuti all’estero (voluntary disclosure; cfr. il riquadro: Le attività all’estero non dichiarate e l’evasione fiscale internazionale).
Per effetto di questa revisione la posizione netta dell’Italia a fine 2015 è migliorata di poco meno di tre punti di PIL.

Le attività all’estero non dichiarate e l’evasione fiscale internazionale

In mancanza di evidenze dirette, indicazioni sull’entità della ricchezza detenuta all’estero dai residenti e non dichiarata possono essere derivate dalle statistiche sull’estero.
Questi dati mostrano la rilevanza dei trasferimenti e della detenzione di capitali non dichiarati all’estero, in particolare nei paradisi fiscali: è elevata l’incidenza dei centri offshore nella distribuzione per paese di controparte degli investimenti diretti esteri e dello scambio internazionale di servizi; i dati della BRI sui depositi bancari cross-border della clientela non bancaria riportano ingenti consistenze di capitali intestati a soggetti residenti in paesi offshore oppure detenuti in tali centri; a livello globale le statistiche relative alla detenzione di titoli di portafoglio da parte di non residenti mostrano una sistematica preponderanza delle passività sulle attività, mentre i due aggregati dovrebbero teoricamente bilanciarsi.
Questa discrepanza rappresenta una base utile per stimare la sottodichiarazione delle attività.

La tavola A presenta le stime più recenti (nota 1) delle attività finanziarie detenute all’estero e non dichiarate, basate sul confronto tra le statistiche bilaterali pubblicate dall’FMI, integrate con altre fonti (BRI per i depositi).
A livello globale la sottodichiarazione delle attività di portafoglio raggiungerebbe un importo di quasi 5.000 miliardi di dollari alla fine del 2013, circa il 7 per cento del PIL mondiale; sarebbe relativa soprattutto a quote di fondi comuni investiti in centri finanziari (in particolare il Lussemburgo) e paesi offshore (soprattutto le isole Cayman).
Sommando a tale importo la stima dei depositi bancari esteri non dichiarati dagli investitori si ottiene uno stock complessivo compreso tra i 6.000 e 7.000 miliardi di dollari.

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Alle attività non dichiarate detenute all’estero si associa un’evasione fiscale sui redditi da capitale e, soprattutto, sulle imposte personali sul reddito, considerato che la sottodichiarazione statistica riguarda principalmente il settore delle famiglie.
Si può stimare che a livello globale l’evasione annua sui redditi da capitale si collochi tra i 16 e i 33 miliardi di euro.
Per quanto riguarda le imposte personali sul reddito – ipotizzando che l’intero ammontare dello stock di attività non dichiarate di fine 2013 sia il frutto di redditi precedentemente sfuggiti all’imposizione a livello nazionale – l’evasione globale potrebbe invece essere compresa fra i 1.500 e i 2.100 miliardi di euro (tavola B). Quest’ultima stima definisce il livello della potenziale perdita fiscale, accumulatasi nel tempo, legata ai capitali non dichiarati detenuti all’estero.

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Pur nella difficoltà di ripartirne geograficamente il valore globale, le attività non dichiarate possono essere attribuite ai singoli paesi detentori sulla base di variabili economiche (il prodotto interno lordo e misure di ricchezza finanziaria).
Si valuta che la quota dell’Italia potesse essere compresa tra i 150 e i 200 miliardi di euro a fine 2013, con un’evasione fiscale di quasi un miliardo l’anno per i redditi da capitale e di circa 70 per l’imposta personale sul reddito (nota 2).
Con la procedura di collaborazione volontaria (voluntary disclosure) istituita con la L. 186/2014, sono emerse attività precedentemente non dichiarate per quasi 62 miliardi (con circa 4 miliardi di gettito fiscale, secondo dati ancora provvisori dell’Agenzia delle entrate).
Poiché si valuta che poco più di 51 miliardi riguarderebbero titoli di portafoglio e depositi bancari, tali attività ammonterebbero a circa il 30 per cento della stima media degli stock sfuggiti alla rilevazione.
Questo valore appare plausibile, tenuto conto che il costo effettivo di adesione alla procedura era variabile e poteva in molti casi essere superiore ai vantaggi derivanti dalla regolarizzazione dei capitali non dichiarati detenuti all’estero.
La posizione patrimoniale sull’estero dell’Italia non contiene di prassi una stima delle attività detenute all’estero dai residenti e non segnalate; nei casi in cui queste attività siano tuttavia soggette a regolarizzazione, come avvenuto per la recente voluntary disclosure o per gli scudi fiscali applicati in passato, le statistiche ufficiali sono state riviste per tenerne conto (cfr. il paragrafo: La posizione patrimoniale sull’estero).

Note

1 V. Pellegrini, A. Sanelli e E. Tosti, What do external statistics tell us about undeclared assets held abroad and tax evasion?, contributo presentato alla conferenza The Bank of Italy’s analysis of household finances. Fifty years of the Survey on household income and wealth and the Financial accounts, Roma, Banca d’Italia, 3-4 dicembre 2015.

2 Gran parte degli importi evasi è comunque difficilmente recuperabile soprattutto a causa della decadenza dei termini di accertamento tributario.

Rassegna web

Giorgia Pacione Di Bello, “In fuga dal fisco 51 mld” , Italia Oggi, 1° giugno 2016 

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Voluntary Disclosure 2.0 (Il Corriere della Sera, 20 maggio 2016)

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I piani del governo sulle imposte. Possibile l’anticipo degli sgravi a favore delle famiglie, ma per il 2017 ci sono poche risorse in bilancio. Nuovo rientro dei capitali da luglio

  • di Mario Sensini

Sgravi Irpef al posto dell’Ires anche grazie alla Voluntary disclosure 2.0

I contribuenti votano, le imprese no.
Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, non ha mai detto che il taglio dell’Irpef per il ceto medio sia alternativo a quello delle tasse sulle imprese già previsto nel 2017.
Ma è un dato di fatto che, visti i limiti del bilancio, non ci sia spazio l’anno prossimo per entrambe le cose.
E così, a meno di non voler immaginare tagli di spesa molto più cospicui di quelli oggi in cantiere, o nuove entrate strutturali, la congiuntura politica sta cominciando a spostare l’ago della bilancia verso il taglio dell’Irpef.

Risorse limitate

Sul piatto ci sono già i 3,8 miliardi stanziati per la riduzione dell’aliquota fiscale sulle imprese dal 27,5 al 24%.
Il problema è che sono pochini per far un intervento sull’Irpef ampio e percepibile, a meno di non immaginare un intervento in più tappe.
I 3,8 miliardi non basterebbero di certo per sfoltire il numero delle aliquote sui vari scaglioni di reddito, che oggi sono cinque, e che il premier vorrebbe ridurre a tre, né per ridurre il livello di quelle più basse, che interessano più direttamente il ceto medio.
Solo per avere un’idea, lo sgravio di 80 euro lordi mensili concesso ai lavoratori dipendenti con i redditi fino a 26 mila euro, costa 10 miliardi di euro a regime.

Piano biennale

Così si comincia a ipotizzare un piano di sgravi modulare, spalmato almeno su due anni.
Un primo intervento limitato nel 2017, uno ben più consistente nel 2018, quando ci sarebbero maggiori spazi nel bilancio pubblico.
Per finanziare il primo modulo del prossimo anno potrebbero essere utilizzati anche i proventi della nuova versione della Voluntary disclosure, il rientro volontario dei capitali dall’estero, che il governo sta preparando e che partirebbe a luglio.
Sia pur non essendo strutturale, quel gettito “una tantum” potrebbe utilmente servire per coprire nel 2017 la spesa necessaria, rinviando all’anno successivo, con gli sgravi a regime, la copertura strutturale.
La nuova versione della Voluntary dovrebbe permettere la regolarizzazione dei capitali all’estero anche per il 2015 ed il 2016, e secondo alcuni esperti potrebbe portare un gettito all’erario di un paio di miliardi di euro.
Non sono tanti, ma renderebbero sicuramente più facile l’avvio degli sgravi Irpef.

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Voluntary disclosure: accordo tra Italia e Svizzera è legge (Il Sole 24 Ore, 19 maggio 2016)

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  • Fonte: on line su Iusletter.com  e in pdf su rassegna stampa Agenza delle Entrate

In meno di quindici mesi si è chiusa la questione fiscale con la Svizzera, paese da cui è originato il 70% dell’emersione del programma di voluntary disclosure.

  • di Alessandro Galimberti

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n.115 di ieri la legge 69/16 sullo scambio di informazioni fiscali (Protocollo di Milano, firmato il 23 febbraio 2015 ) entra oggi in vigore (il 19 maggio 2016 ndr).
Per una volta l’Italia ha battuto sul tempo i vicini elvetici, considerato che sull’altro versante delle Alpi la Convenzione sulle doppie imposizioni, pur approvata da entrambi i rami del legislativo, è ancora in attesa della possibilità (remota) di sottoposizione a referendum di iniziativa popolare: il termine scade il prossimo 7 luglio.
Una volta scollinato anche l’ultimo ostacolo, i due paesi dovranno notificarsi per via diplomatica il completato iter legislativo, dopodiché lo scambio reciproco di informazioni fiscali diventerà realtà. Con alcuni limiti importanti, però.
L’assistenza amministrativa di cui parla il Protocollo riguarda singoli contribuenti o anche gruppi di contribuenti (ma identificati attraverso chiari parametri oggettivi), resta però ancora vietata la fishing expedition (la pesca a strascico di presunti evasori).
Inoltre, la retroattività della norma – cioè la possibilità di “fotografare” i patrimoni oscurati all’estero – si ferma al 23 febbraio del 2015, giorno in cui il Protocollo venne solennemente firmato nella Prefettura di Milano, alla vigilia di Expo.
Per il successivo e definitivo passo, cioè lo scambio automatico di informazioni, bisognerà attendere altri 19 mesi, visto che la Svizzera adotterà lo standard massimo di trasparenza internazionale solo a partire dal 1° gennaio 2018.
E su questo versante la retroattività della norma – punto evidentemente cardine della vicenda – è di fatto ancora tutto da giocare.
Il nuovo accordo fiscale, che aggiorna il Protocollo entrato in vigore nel 1978 , segna comunque una tappa importante nei rapporti di vicinato “tributario”, e una reale “disclosure”.
Se è vero che «si applicano nello Stato richiesto le norme di procedura amministrativa relative ai diritti del contribuente» è però inteso che «questa disposizione serve a garantire al contribuente una procedura regolare e non mira a ostacolare o ritardare indebitamente gli scambi effettivi di informazioni».
Ancora, non è possibile imporre modifiche legislative allo Stato richiesto o «esigere di rivelare un segreto commerciale, industriale o professionale oppure procedimenti commerciali o informazioni la cui comunicazione sarebbe contraria all’ordine pubblico», però – a dimostrazione che l’era del segreto bancario è definitivamente tramontata – la Svizzera non può rifiutare di comunicare informazioni «unicamente perché queste sono detenute da una banca, un altro istituto finanziario, un mandatario o una persona che opera in qualità di agente o fiduciario».

Allegato

Legge 4 maggio 2016, n. 69, “Ratifica ed esecuzione del Protocollo che modifica la Convenzione tra la Repubblica italiana e la Confederazione svizzera per evitare le doppie imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio, con Protocollo aggiuntivo, conclusa a Roma il 9 marzo 1976, così come modificata dal Protocollo del 28 aprile 1978, fatto a Milano il 23 febbraio 2015. (16G00080) (GU n.115 del 18-5-2016 )
note: Entrata in vigore del provvedimento: 19/05/2016 su Normattiva  e in pdf su sito de Il Sole 24 Ore  (194 K, 4 pp.)

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Agenzia delle Entrate: comunicato di chiarimento sulla Voluntary Disclosure (15 settembre 2015)

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  • Fonte: comunicato stampa dell’ Agenzia delle Entrate (pdf, 168 K, 1 pag,

Modifica dei termini di trasmissione della documentazione per la voluntary disclosure. Ulteriori chiarimenti a seguito del Provvedimento del 14 settembre 2015

L’articolo 5-quater, comma 3, del Decreto legge n. 167 del 28/06/1990 stabilisce che entro trenta giorni dalla data di esecuzione dei versamenti relativi alla voluntary disclosure, l’Agenzia delle Entrate debba comunicare all’Autorità giudiziaria la conclusione della procedura di collaborazione volontaria, affinché questa informazione sia utilizzata per l’applicazione delle cause di non punibilità previste dall’articolo 5quinquies, comma 1, lettere a) e b) della stessa norma.

Le stesse cause di non punibilità si applicano anche alle ipotesi introdotte dall’articolo 2, comma 4, del Decreto legge n. 128/2015 in relazione a imponibili, imposte e ritenute, correlati alle attività dichiarate nell’ambito della disclosure per i periodi d’imposta per i quali è scaduto il termine per l’accertamento.
Al fine di poter assolvere in maniera esaustiva ai prescritti obblighi comunicativi nei confronti dell’Autorità giudiziaria, il Provvedimento del Direttore dell’Agenzia del 14 settembre 2015 ha previsto la possibilità di indicare nella relazione (anche se già presentata) gli elementi relativi alle annualità non più accertabili, ma correlati alle attività dichiarate nell’ambito della procedura di collaborazione volontaria, concedendo più tempo per l’invio della stessa.
Non si tratta, quindi, di un adempimento ulteriore, ma di una facoltà che consente al contribuente di evidenziare da subito all’Amministrazione finanziaria la sussistenza di cause di non punibilità per anni ricadenti fuori dal perimetro della voluntary e che può essere facilmente assolta anche attraverso la produzione di documenti attestanti la situazione patrimoniale al 31 dicembre dei periodi d’imposta coinvolti e comunque non anteriori al 2008.
Si conferma, infine, come già previsto dal punto 4.4 del provvedimento del Direttore dell’Agenzia del 30 gennaio 2015, che la prima istanza di adesione può essere integrata entro 30 giorni dalla sua presentazione anche se questo termine ricade dopo il 30
settembre 2015.

Roma, 15 settembre 2015

Allegati - i comunicati dell'Agenzia delle entrate del 14 e 15 settembre 2015

  • Modifica dei termini di trasmissione della documentazione a corredo del modello per la richiesta di accesso alla procedura (provvedimento) - pdf
  • Ulteriori chiarimenti a seguito del Provvedimento del 14 settembre 2015 (comunicato stampa) - pdf
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Agenzia delle Entrate: modifica dei termini di trasmissione per la Voluntary Disclosure (14 settembre 2015)

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  • Fonte: comunicato N.2015/116808 del 14 settembre 2015 dell’Agenzia delle Entrate  (pdf, 276 K, 4 pp.)

Comunicato N.2015/116808 del 14 settembre 2015

Modifica dei termini di trasmissione della documentazione a corredo del modello per la richiesta di accesso alla procedura di collaborazione volontaria per l’emersione ed il rientro di capitali detenuti all’estero e per l’emersione nazionale di cui all’articolo 1, commi 1 e 2, della legge 15 dicembre 2014, n. 186.

Il Direttore dell’Agenzia
in base alle attribuzioni conferitegli dalle norme riportate nel seguito del presente provvedimento dispone:
1. Modifica dei termini di trasmissione della relazione e della documentazione a corredo dell’istanza per la richiesta di accesso alla procedura di collaborazione volontaria per l’emersione ed il rientro di capitali detenuti all’estero e per l’emersione nazionale.
1.1. La trasmissione della relazione di accompagnamento all’istanza di accesso alla procedura di collaborazione volontaria e della relativa documentazione a supporto di cui al punto 7 del Provvedimento del 30 gennaio 2015 prot. n. 2015/13193 è effettuata entro 30 giorni dalla data di presentazione della prima o unica istanza.
1.2. Gli imponibili, le imposte e le ritenute correlati alle attività dichiarate nell’ambito della procedura di collaborazione volontaria per i quali è scaduto il termine per l’accertamento devono essere evidenziati nella relazione e nella documentazione, per potersi considerare oggetto della procedura ai fini della causa di non punibilità di cui all’articolo 5-quinquies, commi 1 e 2, del decreto-legge 26 giugno 1990, n. 167, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1990, n. 227.
1.3. I contribuenti che hanno già presentato la relazione di accompagnamento e che intendono avvalersi del disposto dell’articolo 2, comma 4, del decreto legislativo 5 agosto 2015 n. 128, devono integrare la medesima relazione, entro 30 giorni dalla data di pubblicazione del presente provvedimento, con l’indicazione degli imponibili, delle imposte e delle ritenute correlati alle attività dichiarate nell’ambito della procedura di collaborazione volontaria per i quali è scaduto il termine per l’accertamento.

  • (continua a leggere in pdf)

 

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Voluntary disclosure e le Banche della Repubblica di San Marino chiarita l’interpretazione: “waiver” superfluo (29 agosto 2015)

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L’Agenzia delle Entrate chiarisce che per l’accesso alla procedura di collaborazione volontaria non è necessaria l’autorizzazione della Banca con sede nella Repubblica di San Marino. I  benefici del rimpatrio giuridico dei capitali detenuti nella Repubblica di San Marino.  Sanzioni e termini di accertamento ridotti

  • di Emanuela Montanari

All’avvicinarsi del termine di scadenza per l’adesione alla procedura di collaborazione volontaria (voluntary disclosure) l’Agenzia delle Entrate ha emanato nuovi chiarimenti con la Circolare n. 31/E del 28 agosto 2015 inerenti le procedure applicabili nei confronti delle Banche con sede nella Repubblica di San Marino confermando l’inutilità dell’autorizzazione (waiver) che il contribuente deve allegare all’istanza di deposito e trasmettere all’amministrazione finanziaria per fruire del miglior regime sanzionatorio premiale previsto dalla norma.
Con riguardo agli intermediari bancari sammarinesi ci si era posta la problematica della corretta applicazione della Legge n. 186/2014 che ha modificato l’art. 5 – quinquies del DL n. 167/1990 il quale ha escluso la punibilità per alcuni reati tributari e per il reato di riciclaggio ed autoriciclaggio, qualora i suddetti reati fiscali costituiscano reato presupposto. Il decreto stabilisce al comma 4 le sanzioni applicabili in funzione dei paesi esteri in cui sono depositate o trasferite le attività finanziarie dei soggetti che aderiscono alla procedura di collaborazione volontaria. Le sanzioni sono applicate in misura pari alla metà del minimo edittale se le attivita' sono detenute o trasferite in Italia o in Stati membri dell'Unione europea o in Stati aderenti all'Accordo sullo Spazio economico europeo che consentono un effettivo scambio di informazioni con l'Italia, inclusi nella lista di cui al decreto del Ministro delle finanze 4 settembre 1996 pubblicato nella G. U. n. 220 del 19 settembre 1996, ovvero se l'autore delle violazioni rilascia all'intermediario finanziario estero presso cui le attivita' sono detenute l'autorizzazione a trasmettere alle autorita' finanziarie italiane richiedenti tutti i dati concernenti le attivita' oggetto di collaborazione volontaria allegando all’istanza copia di tale autorizzazione controfirmata dall'intermediario finanziario estero.
L’Agenzia, nella interpretazione della norma, aveva già indirettamente chiarito con la circolare n. 27/E del 16/07/2015 par. 5.3 e 6.3 e la circolare n. 30/E dell’11/08/2015 par. 3.2, 4 che per la Repubblica di San Marino l’autorizzazione è superflua in quanto l’amministrazione finanziaria italiana ha la possibilità di richiedere ogni informazione necessaria alle Autorità competenti del Paese.
La Repubblica, come si legge nella circolare n. 31/E del 28/08/2015, è uno Stato eliminato dalla lista degli Stati e territori aventi un regime fiscale privilegiato (black list) con decreto del MEF del 12 febbraio 2014 ed è stata inclusa con decreto del 29 dicembre 2014, nella lista di cui al decreto del MEF 4 settembre 1996 c.d. white list l’elenco degli Stati con i quali è attuabile lo scambio di informazioni ai sensi delle convenzioni sulle doppie imposizioni, essendo un Paese collaborativo ed avendo sottoscritto e ratificato con l’Italia un accordo sullo scambio di informazioni conforme all’articolo 26 dell’Ocse già operativo dalla data del 3/10/2013.
Pertanto si è definitivamente chiarito che l’Amministrazione Finanziaria riconosce il regime sanzionatorio premiale previsto dalla procedura sia per quanto attiene la massima riduzione delle sanzioni sia per quanto riguarda i termini di accertamento nel caso di detenzione o di trasferimento di attività finanziarie nella Repubblica di San Marino, quale Paese extra UE che ha in atto con la Repubblica italiana una convenzione per evitare le doppie imposizioni che prevede un effettivo scambio di informazioni secondo i più recenti standard internazionali.
L’assenza del rilascio del waiver non comporta l’applicazione della sanzione ordinaria, ritenendosi comunque garantita la possibilità da parte delle Autorità Finanziarie italiane di monitorare tali attività mediante una richiesta di scambio di informazioni da inoltrare direttamente alle Autorità fiscali del Paese presso cui è localizzato l’intermediario, ai sensi della Convenzione contro le doppie imposizioni con lo stesso vigente.
Con riguardo all’ambito temporale della procedura di collaborazione volontaria, in caso di regolarizzazione di attività detenute nella Repubblica di San Marino non si applica il raddoppio dei termini ordinari di decadenza della potestà di accertamento e di quella di contestazione delle violazioni in materia di monitoraggio fiscale di cui all’articolo 12, commi 2-bis e 2-ter del decreto legge 1° luglio 2009, n. 78 in ragione della circostanza che il Paese, al momento di entrata in vigore della legge, è collaborativo non frapponendo ostacoli allo scambio di informazioni, anche in mancanza del rilascio del waiver, non avendo ravvisato il legislatore l’esigenza del c.d. monitoraggio rafforzato in relazione ad un Paese già collaborativo al momento dell’entrata in vigore della legge. Non rientrano infine nell’ambito della procedura di collaborazione volontaria le attività detenute nella Repubblica di San Marino in annualità per le quali sono ordinariamente scaduti i termini per l’accertamento e per la contestazione delle violazioni in materia di monitoraggio fiscale.
Inoltre la sanzione minima per violazione dell’obbligo dichiarativo in materia di monitoraggio fiscale fissata al 3% prevista dall’articolo 5-quinquies, comma 7, del DL 167/90, si applica per le violazioni attinenti attività detenute in Paesi collaborativi come San Marino al momento dell’entrata in vigore della legge.
Pertanto con il pronunciamento ufficiale dell’Amministrazione Finanziaria che ha riconosciuto che l’autorizzazione è superflua per Stati non aderenti al See che attuano lo scambio di informazioni effettivo, si rende San Marino equivalente ai Paesi comunitari e di conseguenza i clienti e i lori professionisti non avranno più la necessità di avanzare richieste di waiver agli istituti bancari sammarinesi.

San Marino, 29 agosto 2015

Normativa e Prassi

  • Legge del 15 dicembre 2014 n. 186 - Disposizioni in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all'estero nonche' per il potenziamento della lotta all'evasione fiscale. Disposizioni in materia di autoriciclaggio.
  • Decreto-legge del 28/06/1990 n. 167 -  Rilevazione ai fini fiscali di taluni trasferimenti da e per l'estero di denaro, titoli e valori
  • Articolo 2 del Decreto legislativo del 05/08/2015, n. 128 - Modifiche alla disciplina del raddoppio dei termini per l'accertamento
  • Provvedimento del 30/01/2015 - Approvazione del modello per la richiesta di accesso alla procedura di collaborazione volontaria per l'emersione ed il rientro di capitali detenuti all’estero e per l'emersione nazionale
    • Allegato 1 – Modello
    • Allegato 2 - Istruzioni per la compilazione
    • Allegato 3 - Specifiche tecniche per l'invio della relazione di accompagnamento e della documentazione tramite posta elettronica certificata ed elenco degli indirizzi PEC degli uffici competenti alla ricezione
    • Allegato 4 - Format per la redazione della relazione di accompagnamento e per la predisposizione della documentazione
  • Provvedimento del 31/03/2015 - Disposizioni di attuazione dell’articolo 5-quater, comma 6, del decreto-legge 28 giugno 1990, n. 167, convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1990, n. 227, riguardante gli imponibili riferibili alle attività costituite o detenute in Svizzera da soggetti residenti nel comune di Campione d’Italia
  • Provvedimento del 03/06/2015 - Approvazione delle specifiche tecniche per la trasmissione telematica dei dati relativi al modello per l’istanza di Collaborazione volontaria, ai sensi dell’art. 1, legge 15 dicembre 2014, n. 186 e per la richiesta di protocollazione della documentazione inviata a corredo
    • Allegato 1 - Specifiche tecniche Istanze di collaborazione volontaria
    • Allegato 2 - Specifiche tecniche del file Segnatura.xml per la richiesta di protocollazione della documentazione inviata nell'ambito della voluntary disclosure
  • Circolare 10/E del 13/03/2015 - Legge 15 dicembre 2014, n. 186, concernente “Disposizioni in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all’estero nonché per il potenziamento della lotta all’evasione fiscale. Disposizioni in materia di autoriciclaggio”. Prime indicazioni relative alla procedura di collaborazione volontaria
  • Circolare 27/E del 16 luglio 2015 - Legge 15 dicembre 2014, n. 186, concernente “Disposizioni in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all’estero nonché per il potenziamento della lotta all’evasione fiscale. Disposizioni in materia di autoriciclaggio”. Risposte a quesiti
  • Circolare n. 30/E dell’11/8/2015 - Legge 15 dicembre 2014, n. 186, concernente "Disposizioni in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all’estero nonché per il potenziamento della lotta all’evasione fiscale. Disposizioni in materia di autoriciclaggio"

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Voluntary disclosure: l’Agenzia delle Entrate dissolve le incertezze operative (Fisco Oggi, 11 agosto 2015)

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Ulteriori chiarimenti sull’applicazione della disciplina in materia di emersione e rientro di capitali dall’estero. Le risposte ai quesiti di professionisti e stampa specializzata

  • di Rodolfo Caminiti

Collaborazione volontaria, atto terzo.
Dopo le prime indicazioni della circolare 10/E del 13 marzo e la “circolare quesiti” 27/E del 16 luglio, l’Agenzia torna sull’argomento, fornendo indicazioni di natura operativa su altre problematiche evidenziate dalle sue strutture e da operatori professionali in sede di applicazione della procedura (circolare 30/E dell’11 agosto 2015).
Oltre a precisazioni con riguardo all’emersione delle liberalità indirette (ossia quegli atti di disposizione non formalizzati in atti pubblici, che perseguono le stesse finalità delle donazioni tipiche), agli aspetti sanzionatori connessi alle violazioni in materia di imposta di registro, di imposta sulle donazioni o di imposta di successione che dovessero emergere dall’istruttoria delle richieste di accesso alla procedura nonché, infine, all’ambito temporale della procedura di collaborazione volontaria, questi i principali chiarimenti contenuti nella circolare odierna.

Trattamento fiscale applicabile alle rendite del tipo Avs

Per le persone fisiche fiscalmente residenti in Italia, già lavoratori in Svizzera, che sono titolari di rendite del tipo Avs e che hanno ricevuto l’accredito delle stesse su conti svizzeri senza canalizzarne l’incasso in Italia con l’intervento di un intermediario finanziario residente, l’imponibile è comunque assoggettato a un’imposizione sostitutiva del 5% e il contribuente, precisa la circolare, può avvalersi della procedura di collaborazione volontaria.

Completezza della documentazione

L’Agenzia chiarisce che il buon esito della procedura è garantito anche quando il contribuente è oggettivamente impossibilitato a produrre tutta la documentazione utile a ricostruire la sua situazione fiscale.
È il caso, ad esempio, di somme o attività finanziarie detenute presso enti creditizi falliti dai quali, per evidenti ragioni, si rende difficoltoso reperire documenti, ma anche delle ipotesi di emersione di lasciti ereditari, irregolarmente detenuti all’estero già dal de cuius, in quanto, in tali circostanze, può verificarsi che gli stessi istituti finanziari presso cui sono collocate le attività subordinino la produzione del corredo documentale alla presentazione della richiesta di regolarizzazione.
Per non pregiudicare l’esito della procedura, però, il contribuente deve segnalare nella relazione di accompagnamento la presenza delle cause che impediscono la tempestiva produzione documentale o che non permettono una puntuale rappresentazione delle violazioni dichiarative oggetto della regolarizzazione.

Monitoraggio rafforzato

La circolare fornisce ulteriori chiarimenti in merito al monitoraggio rafforzato previsto dalla norma per le attività oggetto di collaborazione volontaria.
Il contribuente che, successivamente all’attivazione della procedura di collaborazione volontaria, trasferisca le attività finanziarie presso un intermediario localizzato in uno Stato diverso dagli Stati membri dell’Unione europea o da quelli aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo, senza provvedere al tempestivo rilascio dell’autorizzazione all’intermediario finanziario estero a trasmettere all’Amministrazione finanziaria tutti i dati concernenti le attività oggetto di procedura (“waiver”), incorre nella specifica sanzione prevista dall’articolo 5-quinquies, comma 5, del decreto legge 167/1990.
Non solo.
Gli uffici dell’Agenzia provvederanno a monitorare, per le annualità successive a quelle oggetto di collaborazione volontaria, le attività detenute presso intermediari localizzati in Paesi black list, per verificare che il contribuente mantenga un comportamento collaborativo e trasparente anche dopo aver aderito alla procedura; in caso contrario, gli uffici moduleranno efficacemente la risposta sanzionatoria alle violazioni nelle annualità successive degli adempimenti dichiarativi nonché di quelli previsti in materia di monitoraggio fiscale.

Rapporti della procedura con lo scudo fiscale

Il contribuente che accede alla collaborazione volontaria deve indicare nella relazione di accompagnamento le dichiarazioni riservate di cui all’articolo 13-bis del decreto legge 78/2009 che devono considerarsi direttamente o indirettamente correlate alle poste patrimoniali e ai redditi oggetto della attuale procedura.

Termine per il rimpatrio delle somme oggetto di emersione

I capitali all’estero possono rientrare già dalla data immediatamente successiva a quella di presentazione dell’istanza di collaborazione volontaria: il contribuente deve però dare evidenza dell’importo rimpatriato nella sezione IV del modello, nel campo 2 e 3, e nella relazione di accompagnamento.

Benefici sanzionatori nel caso di emersione di immobili all’estero

Le riduzioni delle sanzioni per la violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale riconosciute nel caso in cui il contribuente che aderisce alla voluntary disclosure trasferisca in Italia o in Stati membri dell’Unione europea o aderenti all’Accordo sullo Spazio economico europeo che consentono un effettivo scambio di informazioni con l’Italia le attività finanziarie o, comunque, ne consenta il monitoraggio attraverso il rilascio dell’apposito waiver, vengono riconosciute anche nel caso di beni non fisicamente trasferibili, come gli immobili.
L’Agenzia chiarisce che, per disporre dei benefici in parola, il richiedente deve optare per il rimpatrio giuridico degli immobili, ritenendo che tale istituto possa surrogare l’obbligo di rilascio del waiver, in quanto determina comunque per l’Amministrazione finanziaria la piena tracciabilità del patrimonio immobiliare detenuto all’estero dal contribuente.

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Voluntary Disclosure, Circolare n. 27/E dell’Agenzia delle Entrate del 16 luglio 2015

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Il 16 luglio 2015 l’Agenzia delle Entrate ha pubblicato

  • un comunicato stampa sulla Voluntary Disclosure
  • la Circolare n. 27/E che contiene le “risposte ai quesiti” in materia di rientro dei capitali

Di seguito la “Premessa” e l’indice della Circolare n. 27/E.

Premessa

La legge 15 dicembre 2014, n. 186 (di seguito legge) ha introdotto una procedura straordinaria di collaborazione volontaria tesa a consentire ai contribuenti di riparare alle infedeltà dichiarative passate e porre le basi per un futuro rapporto col Fisco basato sulla reciproca fiducia.
La legge, nell’apportare modifiche al decreto legge 28 giugno 1990, n. 167 (di seguito decreto legge), convertito, con modificazioni, dalla legge 4 agosto 1990, n. 227, e recante la disciplina del cosiddetto “monitoraggio fiscale”, ha rinviato l’attuazione delle disposizioni in materia di collaborazione volontaria ad un apposito provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle entrate, emanato il 30 gennaio 2015, prot. n. 2015/13193 (di seguito provvedimento), concernente l’“Approvazione del modello per la richiesta di accesso alla procedura di collaborazione volontaria per l’emersione ed il rientro di capitali detenuti all’estero e per l’emersione nazionale”.
Con la circolare n. 10/E del 13 marzo 2015 (di seguito circolare) sono stati illustrati i principi sottostanti alla procedura di collaborazione.
Successivamente sono pervenute richieste di chiarimenti in relazione a profili applicativi della normativa richiamata nonché del successivo provvedimento attuativo.
Di seguito si riportano pertanto, suddivisi in funzione degli specifici aspetti trattati, alcuni quesiti e le relative indicazioni operative, afferenti profili problematici evidenziati dalle strutture dell’Agenzia nonché da operatori professionali in sede di prima applicazione della procedura di collaborazione volontaria internazionale, finalizzata all’emersione spontanea dei capitali detenuti illecitamente all’estero, nonché di quella cosiddetta nazionale, tesa a consentire a tutti i contribuenti, e non solo a coloro che hanno commesso illeciti fiscali internazionali, il ripristino della legalità fiscale.

Indice della Circolare n. 27/E

Premessa

1. Ambito soggettivo della collaborazione volontaria
1.1. Accesso alla procedura da parte di procuratori passivi
1.2. Accesso alla procedura da parte di procuratori con mera delega ad operare per conto dell’intestatario
1.3. Riconoscimento degli effetti premiali della procedura per procuratori e delegati
1.4. Soggetti non iscritti all’Anagrafe della popolazione residente
2. Ambito oggettivo della collaborazione volontaria
2.1. Imposte sostitutive oggetto della procedura di collaborazione volontaria
2.2. Ambito oggettivo di applicazione della procedura di collaborazione volontaria internazionale e nazionale
2.3. Procedura di collaborazione volontaria e istituto del ravvedimento operoso in caso di trasferimento della residenza.
2.4. Procedura di collaborazione volontaria e istituto del ravvedimento operoso in caso di somme ereditate in annualità non più sottoponibili a controllo
2.5. Quantificazioni conto titoli in valuta estera
2.6. Conformità degli OICVM alla disciplina comunitaria in materia
2.7. Metodo forfetario di determinazione dei rendimenti di attività illecitamente detenuti all’estero
2.8. Disponibilità di molteplici rapporti finanziari
2.9. Emersione di contante o altri valori depositati in cassette di sicurezza
2.10. Società estero-vestita monegasca
3. Le cause di inammissibilità
3.1. Contribuente ignaro in merito alla presenza di una causa di inammissibilità alla procedura
4. Adempimenti a carico del contribuente
4.1. Prelievi non giustificati operati su conti correnti esteri
4.2. Fondazioni di famiglia in Liechtenstein
5. Ambito temporale della procedura di collaborazione volontaria
5.1. Raddoppio dei termini ai sensi dell’articolo 12, commi 2-bis e 2-ter, del decreto legge n. 78 del 2009 per procedura attivata prima dell’entrata in vigore della legge
5.2. Raddoppio dei termini ai sensi dell’articolo 12, commi 2-bis e 2-ter, del decreto legge n. 78 del 2009 nel caso di attività detenute sia in Svizzera che a Panama
5.3. Detenzione di attività nella Repubblica di Singapore: rilevanza ai fini della procedura
6. Aspetti sanzionatori
6.1. Determinazione delle sanzioni in sede di accertamento in applicazione dell’articolo 7, comma 4, del decreto legislativo n. 472 del 1997
6.2. Applicazione dell’articolo articolo 5-quinquies, comma 4, terzo periodo in presenza di violazioni prodromiche
6.3. Detenzione di attività finanziarie in uno Stato che consente un effettivo scambio di informazioni con l’Italia non aderente all’Accordo sullo Spazio economico europeo
6.4. Profili sanzionatori con riguardo a rapporti finanziari in presenza di procuratori e delegati
6.5. Effetti della procedura con riguardo alle sanzioni relative a violazioni riguardanti le imposte IVAFE e IVIE
7. Perfezionamento della procedura
7.1. Perfezionamento della procedura a seguito di definizione dell’invito al contraddittorio
7.2. Perfezionamento della procedura nel caso di contestazione in un unico atto delle violazioni degli obblighi di monitoraggio relative a più annualità
7.3. Perfezionamento dell’atto di contestazione o del provvedimento di irrogazione delle sanzioni per la violazione degli obblighi di monitoraggio

Allegati

  • Agenzia delle Entrate, Comunicato stampa del 16 luglio 2015 sulla Voluntary Disclosure (pdf, 145 K, 2 pp.)
  • Agenzia delle Entrate, Circolare n. 27/E, Legge 15 dicembre 2014, n. 186, concernente “Disposizioni in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all’estero nonché per il potenziamento della lotta all’evasione fiscale. Disposizioni in materia di autoriciclaggio”. Risposte a quesiti (pdf, 524 K, 49 pp.)

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Voluntary Disclosure, Comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate del 16 luglio 2015

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Comunicato stampa

Voluntary disclosure, le Entrate rispondono a stampa e professionisti. In una circolare nuovi chiarimenti sulla collaborazione volontaria

Pronte le spiegazioni dell’Agenzia delle Entrate ai quesiti presentati dai professionisti e dalla stampa specializzata in tema di collaborazione volontaria.
Dopo le prime indicazioni contenute nella circolare n. 10/E dello scorso marzo, l’Agenzia fornisce con la circolare n. 27/E di oggi (pdf, 524 K, 49 pp.) ulteriori precisazioni per l’applicazione delle misure introdotte dalla legge n. 186/2014 in materia di emersione e rientro di capitali illecitamente detenuti all’estero.

Accesso alla procedura da parte dei procuratori

I delegati che non risultano essere i titolari effettivi delle attività presenti sui rapporti sono tenuti alla disclosure, ma non può essere loro attribuito alcun reddito connesso alle stesse.
Non devono, invece, compilare il quadro RW del modello Unico gli amministratori di società di capitali che hanno il potere di firma sui conti correnti della società in uno Stato estero, riportati nelle scritture contabili, e che hanno la possibilità di movimentare capitali, pur non essendo beneficiari dei relativi redditi.
La circolare chiarisce, inoltre, le modalità di accesso agli effetti premiali della procedura per i procuratori che hanno commesso violazioni degli obblighi dichiarativi in materia di monitoraggio fiscale.

Le cassette di sicurezza rientrano nella procedura

Nell’ambito della procedura di collaborazione volontaria è possibile far emergere anche attività conservate nelle cassette di sicurezza.
Per i contribuenti che, ad esempio, hanno presentato la dichiarazione per il 2009, non rileva ai fini della procedura di collaborazione volontaria nazionale il denaro contenuto in una cassetta di sicurezza che non sia mai stata aperta dopo il 31 dicembre di quell’anno.
Invece, nell’ipotesi in cui il denaro era già detenuto in un Paese black list in violazione degli obblighi di monitoraggio fiscale, in un periodo d’imposta per il quale non è decaduta la contestazione delle violazioni, questo dovrà essere indicato nella relazione di accompagnamento della procedura di collaborazione volontaria internazionale.

Come funziona il metodo forfetario di determinazione dei rendimenti

Il metodo forfetario di determinazione dei rendimenti di attività illecitamente detenuti all’estero è applicabile quando la consistenza delle attività patrimoniali nel loro complesso, in una singola annualità, non eccede i 2 milioni di euro: in caso di attività cointestate non rileva, quindi, l’ammontare della singola quota riconducibile al contribuente.
Anche l’Ivie e l’Ivafe, inoltre, rientrano nella disclosure, permettendo ai contribuenti di accedere ai relativi benefici.

Causa di inammissibilità

Nel caso di un contribuente ignaro della formale conoscenza di una causa di inammissibilità da parte dei soggetti solidalmente obbligati in via tributaria o concorrenti nel reato, sarà l’ufficio a dover eccepire la causa di inammissibilità all’accesso alla procedura.

Ambiti e benefici della procedura

La disciplina di favore prevista dalla procedura, sia con riguardo al raddoppio dei termini che alla determinazione delle sanzioni, trova applicazione anche nel caso di investimenti e attività finanziarie detenuti a Singapore, così come a Cipro, Malta, San Marino, Lussemburgo e Corea del Sud e comunque nei Paesi dell’Ocse che non hanno posto riserve alla possibilità di scambiare informazioni bancarie (ad esempio, gli Stati Uniti).

La circolare, infine, chiarisce che i contribuenti possono scegliere in base alla propria valutazione di convenienza legata alle violazioni commesse, se ricorrere alla procedura di collaborazione volontaria o al ravvedimento operoso.

Roma, 16 luglio 2015

UFFICIO STAMPA INFORMAZIONI AI CONTRIBUENTI
Via Cristoforo Colombo, 426 c/d –
00145 ROMA www.agenziaentrate.gov.it
Tel. 06 50545093 –
Fax 06 50762485 CALL CENTER 848.800.444
E-mail: ae.ufficiostampa@agenziaentrate.it (tariffa urbana a tempo)

Allegati

  • Agenzia delle Entrate, Comunicato stampa del 16 luglio 2015 sulla Voluntary Disclosure (pdf, 145 K, 2 pp.)
  • Agenzia delle Entrate, Circolare n. 27/E, Legge 15 dicembre 2014, n. 186, concernente “Disposizioni in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all’estero nonché per il potenziamento della lotta all’evasione fiscale. Disposizioni in materia di autoriciclaggio”. Risposte a quesiti (pdf, 524 K, 49 pp.)

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