Ue: richiesta maggiore trasparenza per grandi imprese e società quotate (FiscoOggi.it, 17 luglio 2015)

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Ad auspicarla il Parlamento europeo con una risoluzione che è stata approvata a larga maggioranza di voti

  • di Fabio Brocceri

Più trasparenza per le grandi imprese e le società quotate in Borsa.
È l’auspicio del Parlamento europeo che nei giorni scorsi ha approvato a larga maggioranza  (556 voti a favore, 67 contrari e 80 astensioni) una risoluzione secondo cui le grandi imprese e le società quotate dovrebbero divulgare informazioni in merito ai profitti realizzati, alle tasse pagate e alle sovvenzioni pubbliche ricevute per ogni Paese in cui sono presenti.

Maggiore trasparenza nel governo delle imprese europee

La risoluzione, proposta dall’eurodeputato Sergio Cofferati, chiede la pubblicazione di queste informazioni anche per gli enti pubblici d’interesse, comprese le società quotate, le compagnie di assicurazione e le società designate dagli Stati membri come enti di interesse pubblico.
“Il voto è un importante passo avanti al fine di indirizzare, nel lungo termine, le imprese e gli investitori verso un processo decisionale orientato e garantire una maggiore trasparenza nel governo delle imprese europee e l’impegno degli investitori istituzionali e dei gestori patrimoniali”, ha dichiarato a seguito del voto l’europarlamentare italiano.
“Il testo approvato contiene importanti strumenti per la lotta contro l’evasione e l’elusione fiscale, in particolare l’obbligo di informazione Paese per Paese, affinché le multinazionali dichiarino pubblicamente le tasse che pagano in ogni Paese nel quale operano. Questa misura, specie dopo il caso LuxLeaks, rappresenta uno strumento necessario per smascherare e quindi ostacolare le diffuse pratiche di evasione ed elusione fiscale da parte delle imprese multinazionali”.

Approvate le regole relative al say on pay

L’Europarlamento ha inoltre approvato le regole che consentono all’assemblea generale degli azionisti di votare almeno ogni tre anni la politica di remunerazione degli amministratori o dei manager di una società quotata  (il cosiddetto say on pay).
Il testo approvato prevede, infatti, norme che obbligano le aziende a spiegare come la loro politica sulla retribuzione degli amministratori contribuisca agli interessi a lungo termine della società e a impostare criteri chiari per l’assegnazione di compensi fissi e variabili, compresi tutti i bonus e i benefici.
Agli Stati membri è stata comunque lasciata la possibilità di decidere che il voto sia vincolante oppure semplicemente consultivo.

A breve l’accordo sulla versione finale della normativa

Secondo la Commissione europea, solo 13 Stati membri oggi danno agli azionisti una voce in capitolo sulla retribuzione, attraverso un voto sulla politica di remunerazione degli amministratori o tramite una relazione.
Gli Stati membri che richiedono la divulgazione della politica retributiva sono solo 15, mentre 11 richiedono la divulgazione delle retribuzioni individuali degli amministratori.
I deputati hanno deciso però di non chiudere la prima lettura del testo: nei prossimi giorni saranno avviati dei colloqui informali con gli Stati membri per cercare di trovare un accordo sulla versione finale della normativa.

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