Trasparenza

Transparency: la disponibilità di dati pubblici sull’antiriciclaggio in Italia non è soddisfacente (20 febbraio 2017)

170220-transparency-aml-italy.jpg

Traduzione unofficial del capitolo sull’Italia del rapporto “Top secret countries keep financial crime fighting data to themselves (qui in pdf  da pag. 23) di Transparency International: si tratta di un'analisi dettagliata sulla disponibilità di dati sull'azione antiriciclaggio in 12 Paesi, tra cui l'Italia.

Italia

L'Italia ha un livello particolarmente elevato di riciclaggio di denaro sporco, proventi illeciti provenienti da diversi tipi di criminalità - compresa la criminalità organizzata - con stime che vanno da 1,7 per cento al 12 per cento del PIL.
Le banche sono particolarmente vulnerabili a potenziali attività di riciclaggio (nota 70)

La dimensione relativa del settore finanziario italiano misurata in rapporto agli attivi bancari totali del PIL era 208 per cento nel 2014. (nota 71)
Tra le 10 più grandi aziende italiane - per dimensione patrimoniale - ci sono sette istituzioni finanziarie. (Nota 72)

Istituzioni antiriciclaggio

  • Unità di Informazione Finanziaria
  • Osservatorio sul Riciclaggio e sul Finanziamento del Terrorismo
  • Comitato di Sicurezza Finanziaria – monitoraggio e valutazione del Sistema di prevenzione e sanzionatorio
  • Guardia di Finanza - il corpo di polizia specializzato nelle indagini finanziarie, nell’antiriciclaggio nel contrato al finanziamento del terrorismo
  • ANAC - Autorità Nazionale Anticorruzione – prevenzione della corruzione nelle pubblica amministrazione e nelle imprese controllate dallo Stato

Norme principali antiriciclaggio

Dati antiriciclaggio disponibili

La disponibilità di dati pubblici sull’antiriciclaggio in Italia non è soddisfacente.
Dati pubblici antiriciclaggio sono disponibile solo per tre delle cinque sulle principali aree tematiche.
I dati disponibili si riferiscono a:

  1. financial intelligence
  2. sistemi legali antiriciclaggio (anti-money laundering legal systems)
  3. e parzialmente sulla vigilanza antiriciclaggio di denaro di supervisione.

Le principali fonti di dinformazione sono:

  1. le relazioni annuali UIF
  2. i mutual evaluation report di GAFI/FATF.

Nella sua ultima relazione annuale, l’Unità di Informazione Finanziaria – UIF (nota73) ha pubblicato i seguenti dati:

  • il numero di visite di controllo effettuate presso gli enti vigilati
  • il numero e il valore delle segnalazioni di operazioni sospette
  • informazioni su indagini penali relative al riciclaggio di denaroù

L'ultima FATF Mutual Evaluation Report on Italy è stato pubblicato nel febbraio 2016.
In precedenza, i rapporti sono stati pubblicati a intervalli di due o tre anni: 2006 (il rapporto di base) e 2009, 2011 e 2013 (relazioni di follow-up).
Grazie a tale frequenza sono disponibili informazioni antiriciclaggio aggiornate quali il valore dei proventi confiscati, il valore dei beni criminali sequestrati o congelati.

Dati rilevanti

Il numero di segnalazioni di operazioni sospette e di procedimenti e indagini penali sono alti il che indica che il corpus normativo (legal system) e la financial intelligence funzionano bene come ha anche confermato GAFI/FATF nel suo ultimo rapporto: "Le autorità di vigilanza e le forze dell’ordine (Law Enforcement Agencies  - LEAs) svolgono un ottimo lavoro di financial intelligence. Le autorità sono in grado di intraprendere con successo grandi e complesse indagini finanziarie e le relative azioni penali, e hanno confiscato ingenti quantità di beni proventi di reato".

Note al testo

 

Allegato

  • Transparency International, “Top secret countries keep financial crime fighting data to themselves” , 15 February 2017 (pdf, 1 M, 41 pp.)

Su Transparency:

170216-transparency.jpg

Ultimi articoli su "Antiriciclaggio"

443px-Money-laundering.svg.png

(image from http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Money-laundering.svg)

Segui ComplianceNet sui social networks

140709-linkedin2.jpg  facebook facebook

*

Transparency: Corruzione, banche e dati su antiriciclaggio (16 febbraio 2017)

170216-transparency.jpg

L’insufficiente disponibilità di dati pubblici è uno dei principali ostacoli a qualsiasi controllo indipendente - da parte della società civile e dei media - sull'efficacia delle misure antiriciclaggio

Il 15 febbraio 2017 Transparency International ha pubblicato il rapporto “Top secret countries keep financial crime fighting data to themselves”  (qui in pdf )
Si tratta di un'analisi dettagliata sulla disponibilità di dati sull'azione antiriciclaggio in 12 Paesi, tra cui l'Italia.
Di seguito una breve sintesi dell’introduzione.

Introduzione

Il buon funzionamento delle istituzioni finanziarie dipende essenzialmente dalla fiducia da parte dei cittadini.
È pertanto fondamentale che le banche garantiscano di non gestire denaro sporco per conto di individui corrotti, organizzazioni criminali o terroristi.
La corruzione e il riciclaggio di denaro (ML – Money Laundering) – ripulire cioè denaro proveniente da proventi illeciti – minano le regole del diritto, indeboliscono le istituzioni democratiche e danneggiano l’economia sana.
Nel solo 2013 i Paesi in via di sviluppo hanno perso una cifra stimata in 1,1 trilioni US $ (circa mille miliardi di dollari ndr) a causa di movimenti illegali di denaro da un paese all'altro.
Per porre fine a questi flussi illeciti sono necessarie misure anti-riciclaggio efficaci sia per i Paesi in via di sviluppo sia per quelli industrializzati.
L'esperienza degli ultimi anni ha più volte dimostrato che il rispetto delle regole nel settore finanziario non può basarsi solo sull’autoregolamentazione specie quando si tratta di antiriciclaggio: serve al contrario una forte vigilanza - coerente ed efficace – da parte di autorità esterne di vigilanza.
Il pubblico controllo è essenziale per l’accountability dei meccanismi di controllo e tuttavia questo rapporto dimostra che nei Paesi che ospitano i principali centri finanziari, i dati relativi all’efficacia della prevenzione e la repressione del riciclaggio di denaro sporco sono gestiti come se fossero Top Secret.
Solo uno dei tre indicatori-base antiriciclaggio indicati nelle linee guida internazionale è pubblico ed aggiornato nei 12 paesi che ospitano i principali centri finanziari, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Svizzera e Lussemburgo.
L’insufficiente disponibilità di dati pubblici è uno dei principali ostacoli a qualsiasi controllo indipendente - da parte della società civile e dei media - sull'efficacia delle misure antiriciclaggio.
Quando i dati sono pubblicati  lo si deve non all’opera di trasparenza delle autorità nazionali ma alle relazioni degli organismi internazionali in materia di antiriciclaggio, in particolare al FATF/GAFI. Questa mancanza di informazioni rende molto difficile per un cittadino o un giornalista avere un quadro completo sulle ispezioni, indagini, azioni penali e sanzioni antiriciclaggio nel proprio paese. La gente ha il diritto di sapere se i regulator stanno tenendo i criminali fuori dalle loro banche.
La mancanza di informazioni pubbliche pone in dubbio l’efficacia reale della vigilanza nel settore finanziario.

170216-transparency-top-secret.jpg

La nostra principale raccomandazione è che tutti i Paesi dovrebbero essere tenuti a pubblicare annualmente le statistiche sulle loro attività antiriciclaggio e sui risultati raggiunti.
Dati antiriciclaggio disponibili in modo regolare e pubblico solo un elemento fondamentale per fare pressione sulle autorità e sulle imprese perché rafforzino i loro sistemi antiriciclaggio.
Se una sanzione per un mancato adempimento antiriciclaggio, la sua motivazione e il valore della sanzione ricevuta sono noti solo all’autorità di vigilanza e all'interessato, le altre imprese non avranno alcun incentivo per migliorare i propri sistemi .
Per tali motivi ciascun Paese dovrebbe rendere pubblici i propri dati aggregati sulle sanzioni ricevute, come ad esempio il valore totale e il numero di sanzioni, insieme ad informazioni di base sulle sanzioni, anche in forma anonima se necessario.

Raccomandazioni

1. Le autorità di vigilanza dovrebbero collezionare e pubblicare annualmente statistiche antiriciclaggio complete sulla base degli indicatori raccomandati da GAFI/FATF. Per facilitare l’acceso pubblico ai dati, le statistiche annuali antiriciclaggio di denaro dovrebbero essere pubblicate attraverso un “cruscotto” centralizzato.
Questa raccomandazione è anche in linea con i framework e le buone pratiche per la lotta alla corruzione internazionale e la trasparenza come ad esempio il punto 17 dell'Open Government Partnership (OGP) secondo il quale i governi devono garantire informazioni complete sulle attività di controllo. Sette paesi tra quelli compresi in questo rapporto aderiscono a OGP.

2. L'obbligo di pubblicare statistiche annuali sulle ispezioni antiriciclaggio dovrebbe diventare una raccomandazione degli organismi internazionali, quali GAFI/FATF e G20. La direttiva antiriciclaggio dell'UE prevede già il requisito per gli Stati membri dell'UE di pubblicare le statistiche antiriciclaggio.
Poter confrontare su basi standardizzate i dati antiriciclaggio sarebbe d’aiuto per promuovere le migliori pratiche e consentirebbe azioni correttive più efficaci e una migliore valutazione dei rischi. Questi dati sarebbero di grande utilità negli assessment nazionali ed internazionali periodici quali quelli svolti dal Fondo monetario internazionale. FATF/GAFI dovrebbe assumersi l’incarico di promuovere standard comuni per le statistiche antiriciclaggio.

3. Nella maggior parte dei paesi, le relazioni annuali di ciascuna FIU – Financial Intelligent Unit -  già rendono disponibili dati antiriciclaggio ma in forma limitata. Le FIU dovrebbero ampliare i dati diffusi e pubblicare statistiche complete per permettere il monitoraggio pubblico delle azioni di prevenzione e contrato del riciclaggio di ciascun paese.

I Paesi oggetto del rapporto

Australia, Cipro, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Svizzera, Regno Unito, Stati Uniti.
Eccetto Cipro, tutti questi Paesi sono membri di GAFI/FATF: Cipro è membro di Moneyval a sua volta un associated FATF-style regional body (FSRB).

Indicatori antiriciclaggio utilizzati in questo rapporto

International cooperation

  • Number of AML-related mutual legal assistance (MLA) requests made
  • Number of AML-related MLA requests received/ granted/ refused/ processed
  • Number of AML-related extradition requests made/ received/ granted/ refused/processed
  • Average time taken to provide a response on the merits of MLA requests received
  • Average time taken to process extradition requests received 

AML/CTF supervision

  • Number of off-site (for instance, desk-based) monitoring or analysis
  • Number of on-site monitoring and analysis visits
  • Number of regulatory breaches identified
  • Total number of sanctions and other remedial actions applied27
  • Value of financial penalties

Legal persons and arrangements

  • Public beneficial owners registry
  • Average time to provide requesting country with basic or beneficial ownership information

Financial intelligence

  • Number of suspicious transactions reports (STR) received (also by reporting entity type)
  • Value of transactions in STRs received (including by reporting entity type)

Anti-money laundering legal system and operations

  • Number of criminal investigations for ML activity
  • Number of prosecutions for ML activity
  • Number of ML convictions
  • Number of sanctions imposed for ML offences
  • Value of proceeds of crime, instrumentalities, or property of equivalent value confiscated
  • Value of criminal assets seized or frozen

Allegato

  • Transparency International, “Top secret countries keep financial crime fighting data to themselves” , 15 February 2017 (pdf, 1 M, 41 pp.)

Su Transparency

Ultimi articoli su "Antiriciclaggio"

443px-Money-laundering.svg.png

(image from http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Money-laundering.svg)

Segui ComplianceNet sui social networks

140709-linkedin2.jpg  facebook facebook

*

Pubblica amministrazione e trasparenza: ecco come funziona il Foia (Il Sole 24 Ore, 9 gennaio 2017)

170110-foia.jpg

(Clicca per ingrandire immagine)

A battere tutti sul tempo è stato – e non poteva essere altrimenti – il dipartimento della Funzione pubblica  di Marianna Madia, “padre” del decreto Foia sulla trasparenza della Pa; il dipartimento ha pubblicato online il modulo per il nuovo accesso già il 23 dicembre.
Esattamente il giorno del debutto, senza attendere le istruzioni dell’Anticorruzione di Cantone, che sono arrivate a stretto giro, il 28 dicembre.
Rispetto alla bozza in consultazione, le linee guida Anac sull’accesso hanno semplificato molto le richieste di conoscenza dei dati trasmesse online. Non più, come sembrava in un primo momento, domande da corredare con firma digitale, Spid (Sistema pubblico di identità digitale, ovvero la password unica per tutta la Pa) e posta elettronica certificata, ma via libera a una semplice mail agli uffici in possesso dei dati o all’Urp con fotocopia del documento di identità.
È partita così la rivoluzione del Foia italiano (il Freedom of information act, dal nome della prima legge americana pioniera della trasparenza), il Dlgs 97/2016 al quale tutte le amministrazioni pubbliche dovevano adeguarsi, appunto, entro il 23 dicembre scorso e che spalanca per cittadini e associazioni la porta su un ventaglio più ampio di documenti e informazioni. Ma la lista delle eccezioni da tenere riservate comincia già ad allungarsi e obbligherà gli enti a una complessa valutazione. Senza contare poi che per chi fa “orecchie da mercante” alle richieste non sono previste sanzioni.

Documenti

Fonte: Dipartimento della Funzione pubblica

  • Modello istanza di accesso FOIA (pdf)
  • Modello istanza di accesso FOIA (doc editabile)

Rassegna web

Leggi anche

Segui ComplianceNet sui social networks

140709-linkedin2.jpg  facebook facebook

*

 

ComplianceNet: 

ANAC: Linee Guida FOIA (30 dicembre 2016)

webcard-FOIA-04-2

Approvate le Linee Guida dell'Autorità per l’attuazione dell’accesso civico generalizzato e degli obblighi di pubblicazione previsti dal dlgs. 97/2016
 
Il Consiglio dell’Anac ha approvato nella seduta del 28 dicembre le Linee guida per l’attuazione dell’accesso civico generalizzato, il cosiddetto Foia.
Il documento ha ottenuto l’intesa del Garante della privacy, il parere favorevole della Conferenza unificata e ha recepito le osservazioni formulate dagli enti territoriali.
Un apposito tavolo tecnico, che vedrà la partecipazione del Garante e delle rappresentanze degli enti locali, monitorerà l’applicazione delle Linee guida in modo da giungere a un aggiornamento entro i prossimi 12 mesi.
Nella medesima seduta il Consiglio dell’Anac ha approvato inoltre le prime Linee guida sull’attuazione degli obblighi di pubblicazione previsti dal decreto Trasparenza (dlgs. 97/2016).
Tra le modifiche di maggior rilievo previste dalla normativa, l’introduzione di nuove sanzioni pecuniarie per i soggetti inadempienti, che d’ora in poi saranno irrogate direttamente dall’Anac, e l’unificazione fra il Piano triennale di prevenzione della corruzione e quello della trasparenza.
L’Autorità ha infine evidenziato alcune criticità che saranno oggetto di segnalazione al Governo e al Parlamento ai fini di una eventuale modifica.

Allegati

Segui ComplianceNet sui social networks

140709-linkedin2.jpg  facebook facebook

*

ComplianceNet: 

Cantone: la trasparenza come antidoto alla corruzione (23 dicembre 2016)

161223-raffaele-cantone-wikipedia.jpg 

Il 13 dicembre 2016, in occasione della Giornata internazionale della lotta alla corruzione, Raffaele Cantone – presidente di ANAC – ha tenuto un intervento presso il Ministero degli Esteri.
Nel suo intervento intitolato “Lotta alla corruzione, crescita economica e attività delle imprese italiane all’estero” (qui in pdf, 281 K, 4 pp.) Cantone spiega che la “lotta alla corruzione è uno dei mezzi del buon governo. Il malaffare infatti non solo comporta la distrazione di ingenti somme erariali che potrebbero essere usate per altri fini. Comporta, cosa peggiore, la distruzione del tessuto sociale attraverso "il premio" a chi viola le regole invece di rispettarle. Effettuare scelte di buon governo quindi significa anche, semplicemente, lottare contro la corruzione”.

Whistleblower

Una importante ed ulteriore misura di prevenzione della corruzione – scrive Cantone - è poi la predisposizione di un sistema di tutela del dipendente che effettua segnalazioni di illecito (il cosiddetto whistleblower).
Chi vede illeciti e si gira con la testa dall'altro lato, infatti, non commette un reato ma tiene un comportamento di connivenza che spesso è sintomo quasi di complicità.
L'intento quindi è di stimolare la collaborazione dei lavoratori e tutelare chi venga a conoscenza di pratiche corruttive, ma che abbia comprensibile ritrosia a denunciarle per paura di ritorsioni.
La legge Severino ha previsto questo istituto ma non contiene ancora meccanismi di efficace tutela per chi denuncia.
Attualmente in Parlamento c'è un ddl, già approvato alla Camera dei deputati, che interviene su
questo aspetto.
La speranza è che il testo riceva il via libera anche dal Senato, in modo che possa diventare legge.
Sarebbe un ulteriore passaggio rilevante per consentire quel salto di qualità di cui c'è bisogno nel contrasto alla corruzione.

La trasparenza

Secondo Cantone la trasparenza è un “antidoto eccezionale” al "buio" di cui la corruzione ha bisogno per potersi affermare.
Con il decreto legislativo 33/2013 il nostro Paese ha previsto l'obbligo per la Pubblica amministrazione di dotarsi nei siti web di una apposita sezione denominata "amministrazione trasparente", consentendo in questo modo a ogni cittadino di avere a disposizione molte informazioni tramite una semplice connessione Internet.
Nei mesi scorsi il decreto legislativo 97/2016 ha ampliato la possibilità di ricorrere a un accesso civico generalizzato, con la facoltà di chiedere il rilascio di qualunque atto senza dover dimostrare l'esistenza di un interesse diretto.
La trasparenza, una volta che sarà attuata e soprattutto "digerita" dalla Pubblica amministrazione, sarà il segnale più importante per recuperare la fiducia dei cittadini.
Saranno loro stessi infatti a controllarla e a svolgere quel ruolo di "vedetta civica" indispensabile per evitare che si verifichino atti corruttivi.

Conflitti di interesse

Ultimo aspetto, ma non per questo meno importante, è la necessità che non vi siano conflitti di interesse, che rappresentano il vero brodo di coltura della corruzione.
Chi opera deve rispettare i criteri di imparzialità e soprattutto non trarre vantaggi in contrasto con quelli amministrativi di cui è portatore.
Proprio per tale motivo il nostro sistema ha introdotto nuovi meccanismi di incompatibilità e inconferibilità, oltre all'istituto del pantouflage e una stretta rilevante sulla possibilità di svolgere incarichi di altro tipo al di fuori dell'ente pubblico di appartenenza.

Allegato

  • Raffaele Cantone, “Lotta alla corruzione, crescita economica e attività delle imprese italiane all’estero”, 13 dicembre 2016 (pdf, 281 K, 4 pp.)

Ultimi articoli su Whistleblowing

whistleblower-2.jpg

Immagine tratta da transparencyinternational

Segui ComplianceNet sui social networks

140709-linkedin2.jpg  facebook facebook

*

G20: nuove proposte per la trasparenza fiscale e l’antiriciclaggio (18 ottobre 2016)

161018-oecd-guerria.jpg

  • Fonte: FiscoOggi.it, titolo originale “G20: nuove proposte in campo per favorire la trasparenza fiscale” (pubblicato il 14 ottobre 2016)

La strategia, messa a punto nel corso dell’ultima riunione, prevede di incrementare il ricorso a strumenti collaudati. Beneficiario effettivo: il sistema fiscale è minato dall’uso di società schermo, trust e altre strutture societarie complesse

  • di Vito Rossi

Tra i vari rapporti pervenuti il 6 ottobre sulle scrivanie dei Ministri delle Finanze e dei Governatori delle Banche Centrali del G20 riuniti ancora una volta a Washington, quello firmato dal segretario generale dell’Ocse Angel Gurrìa (pdf , 718 K, 22 pp.) puntava dritto al sodo.
Questa volta però, invece di illustrare i risultati raggiunti negli ultimi anni in materia di trasparenza fiscale, si guarda al futuro.
L’ambiziosa finalità del piano presentato per sommi capi dal rappresentante dell’Ocse?
Affrontare una delle scappatoie fiscali più difficili da stanare, come dimostrato dai recenti scandali internazionali (Panama Papers e Bahamas Leaks, sopra tutti): quello del beneficiario effettivo.
“Il nostro sistema fiscale è minato alle sue basi dall’uso di società schermo, trust e altre strutture societarie complesse” ha osservato Gurrìa, “create allo scopo di nascondere l’identità dei reali proprietari/azionisti per difenderli dalle autorità fiscali dei loro Paesi di residenza.”
Non c’è dubbio che il bisogno di accedere a informazioni aggiornate e affidabili sui beneficiari effettivi è oggi un tema trasversale.
Per questa ragione, e per venire incontro alle richieste del G20 tenuto in Cina lo scorso settembre, l’Ocse ha coinvolto il Gruppo d’Azione Finanziaria Internazionale (Gafi), l’organismo intergovernativo che ha come scopo istituzionale l’elaborazione e lo sviluppo di strategie di lotta al riciclaggio dei capitali e di contrasto alle attività finanziarie illecite.

I tre piani di intervento

“Il ricorso a queste forme societarie”, ha commentato il segretario generale rivolgendosi ai 20 Ministri, “ha reso difficile l’attività delle autorità che investigano sui reati finanziari e ha eroso la fiducia dei cittadini nei loro governi”.
La soluzione, elaborata per l’Ocse dal Forum Globale sulla trasparenza e lo scambio di informazioni dopo un lungo confronto con il Gafi (Gruppo d'Azione Finanziaria Internazionale), sarebbe attivare contemporaneamente tre tipologie di contromisure.
La relazione di Gurrìa le illustra sinteticamente e le descrive così:

  • attivare un processo di  peer review (seguendo l’impostazione tradizionale del lavoro del Global Forum) anche in materia di beneficiari effettivi
  • rafforzare la cooperazione tra il Gafi e il Global Forum per garantire ulteriormente la coerenza del lavoro dei due organismi internazionali
  • fornire assistenza agli Stati, anche mettendo a loro disposizione un certo numero di esempi pratici in cui è stata assicurata la disponibilità, l'accesso tempestivo e lo scambio di informazioni (a fini fiscali) sui beneficiari effettivi.  

La crescente attenzione politica mondiale su questi argomenti fa sì che questo sia un momento decisivo per organismi come Global Forum e Gafi.
Un’ulteriore conferma è data dal fatto che l’Ocse è al lavoro per assicurare che lo standard internazionale sulle informazioni dei beneficiari effettivi elaborato dal Gafi venga incorporato negli standard internazionali di trasparenza fiscale.

Gap analysis e nuove infrastrutture

L’impegno dall’Ocse va oltre le proposte presentate al vertice di Washington.
In primo luogo, i tecnici di Gurrìa stanno realizzando un’analisi sul potenziale gap esistente tra le esigenze di compliance tributaria delle varie giurisdizioni in materia di  beneficiari effettivi e gli standard del GAFI sull’antiriciclaggio.
In secondo luogo, l’organizzazione di Parigi immagina uno scenario in cui sarà possibile utilizzare l’esperienza raggiunta nel settore dello scambio automatico di informazioni per promuovere un modello innovativo di raccolta e memorizzazione dei dati sui beneficiari effettivi.
Un registro contenente tutte queste informazioni, e accessibile via computer dalle amministrazioni fiscali di tutto il mondo, potrebbe essere una soluzione brillante ai problemi in atto.
Infine, per Gurrìa andrebbe verificato quali paesi e giurisdizioni hanno normative e pratiche tali da permettergli di condividere a questo tipo di informazioni.
Un nuovo fronte nella battaglia per la trasparenza fiscale è stato aperto.
L’impressione è che siamo solo all’inizio.

La relazione

  • OECD Secretary - General report to the G20 finance ministers and central bank governors, October 2016 (pdf , 718 K, 22 pp.)

Ultimi articoli su "Antiriciclaggio"

443px-Money-laundering.svg.png

(image from http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Money-laundering.svg)

Rimani in contatto

140709-linkedin2.jpg  facebook facebook

*

Foia: uffici pubblici, la lunga marcia della trasparenza (Il Sole 24 Ore, 23 maggio 2016)

160523-sole-trasparenza3.jpg

Dal diritto a conoscere i documenti di interesse al nuovo «Foia» che apre tutti i cassetti della burocrazia

  • di Antonello Cherchi e Valeria Uva

Il perimetro allargato: più complete le informazioni sui dirigenti e sui criteri di formazione delle liste d’attesa
Il ruolo delle banche dati: meno oneri per le amministrazioni, obblighi assolti con l’invio agli archivi centrali

Trasparenza atto terzo.
Il primo si è aperto alla fine del 1990, quando è arrivata la legge 241 sull’accesso agli atti amministrativi.
Il secondo ha compiuto tre anni di vita giusto lo scorso 20 aprile: si tratta del decreto 33 del 2013, ribattezzato anti-corruzione.
L’ultimo arrivato è il Foia (il Freedom of information act), che prende le mosse dalle norme del 2013 per introdurre anche in Italia ciò che in Gran Bretagna esiste dal Duemila, ovvero la possibilità per il cittadino di chiedere alla pubblica amministrazione tutti gli atti che quest’ultima possiede.
Un cammino lungo 26 anni, dunque, contrassegnato da pervicaci resistenze della burocrazia a mettersi in mostra.
Il diritto di accesso del ’90 era (ed è) limitato, nel senso che il cittadino deve dimostrare di avere un interesse rispetto ai documenti che chiede alla Pa.
Per esempio, posso vedere gli atti di un concorso pubblico se vi ho partecipato.
Questi vincoli sono stati amplificati dalle prese di posizione degli uffici, maldisposti ad aprire i cassetti, che dal ’96 in poi hanno anche utilizzato come sponda le esigenze della privacy.
«Questi dati non possono essere forniti perché c’è la tutela dei dati personali», è stata spesso la risposta dietro cui la Pa si è trincerata.
Sono state le sentenze dei Tar e del Consiglio di Stato a convincere le amministrazioni a cambiare idea e convertirsi, pian piano, alla trasparenza.
E anche il Garante della privacy ha più volte richiamato gli uffici all’ordine, invitandoli a non utilizzare la riservatezza come alibi.
Nel 2013 il salto di qualità: la trasparenza diventa a portata di click e si fa più penetrante.
Le amministrazioni devono pubblicare sui propri siti una lunga serie di dati: gli stipendi dei politici, le liste d’attesa delle strutture sanitarie, le consulenze, i dati sul personale, i bandi di concorso, i beneficiari di sovvenzioni e sussidi e così via.
Dati di semplice consultazione, forniti in formato aperto e a cui i cittadini devono poter accedere online senza costi.

160523-sole-trasparenza2.jpg

(clicca per ingrandire immagine)

Il monitoraggio

Come hanno reagito le amministrazioni?
Di certo c’è che ogni realtà pubblica - dal ministero al piccolo comune - ormai ha sul proprio sito istituzionale la sezione apposita denominata “Amministrazione trasparente”.
Il problema è che dietro quell’etichetta ipertestuale si schiude un mondo difficile da monitorare.
Ci ha provato il ministero della Pubblica amministrazione con lo strumento della Bussola della trasparenza, che però non è in grado di rilevare la tipologia e la qualità dei dati inseriti online.
Secondo la Bussola, quindi sarebbero in regola con le norme sulla trasparenza oltre l’85% delle amministrazioni.
Ma tra i “segreti” meglio custoditi delle Pa ci sono la mappa delle società partecipate (si vedano le schede a fianco), i dati aggregati sugli appalti (praticamente introvabili in rete informazioni sui tempi di attuazione e sulle varianti) e l’elenco dei controlli gravanti sulle imprese.
All’appuntamento con la trasparenza, poi, gli enti arrivano in ordine tecnologico sparso: qualcuno riesce a pubblicare in formato aperto e rielaborabile, i più si affidano all’immutabile Pdf.

La riforma

Il decreto approvato la scorsa settimana interviene anche sugli obblighi informativi (si vedano le schede a fianco) con due obiettivi: in alcuni casi il perimetro si allarga (ad esempio le informazioni su redditi e patrimoni si estendono dai politici ai dirigenti pubblici); dall’altro si scommette su un alleggerimento degli oneri.
Molti degli obblighi di trasparenza, infatti, saranno assolti con l’invio delle notizie ad alcune banche dati pubbliche a cui basterà rinviare con un link.
Sarà così, ad esempio, per i rendiconti dei gruppi politici regionali e provinciali (da spedire alla Corte dei conti), per le informazioni sui bandi di gara, le aggiudicazioni e i costi dei lavori pubblici (ad Anac e Infrastrutture), per quelle sulle società partecipate (al Siquel).
Il decreto Foia non chiarisce come queste banche dati - per ora non accessibili - restituiranno queste informazioni.
E per capirlo bisognerà aspettare un anno: questo è il lasso di tempo concesso a tutte le amministrazioni per riorganizzare l’invio alle banche dati.

Il testo del Decreto legislativo 17 maggio 2016 (FOIA)

17 maggio 2016 — post CDM - Decreto legislativo recante revisione e semplificazione delle disposizioni in materia di prevenzione della corruzione pubblicità e trasparenza correttivo della legge 6 novembre 2012, n. 190 e del decreto legislativo 14 marzo 2013, n. 33, ai sensi dell'articolo 7 della legge 7 agosto 2015, n. 124, in materia di riorganizzazione delle amministrazioni pubbliche (testo e pdf)

Leggi anche

Pagine