Svizzera: la vendita dei dati bancari punita con sanzioni “salate” (FiscoOggi, 14 ottobre 2014)

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È in estrema sintesi il contenuto del messaggio licenziato dal Consiglio federale a favore di una iniziativa parlamentare

  • di Emiliano Marvulli

D’ora in avanti chiunque sottragga illecitamente dati sensibili riferiti ai clienti di un istituto finanziario elvetico e riveli il segreto, di cui è venuto a conoscenza nell’ambito della propria attività o in violazione del segreto professionale, per trarre un profitto per sé o per altri sarà punito con la reclusione dai tre ai cinque anni.
Questo il contenuto del messaggio licenziato dal Consiglio federale svizzero, che si è dichiarato favorevole all’iniziativa parlamentare n. 10.450 rubricata “Punire severamente la vendita dei dati bancari”, che propone una modifica dell’art. 47 della legge federale del 1934 sulle banche e le casse di risparmio (cd. LBCR) con l’introduzione della nuova fattispecie qualificata, configurata come crimine, della violazione del segreto professionale.

Diritto vigente in materia di segreto professionale

Il vigente art. 47 della LBCR prevede una pena detentiva fino a tre anni, commutabile in pena pecuniaria, nei confronti di chiunque rilevi in maniera intenzionale un segreto di cui ha notizia nella sua qualità di “membro di un organo, impiegato, mandatario o liquidatore di una banca, membro di un organo o impiegato di una società di audit”.
La norma vigente non è applicabile a quei soggetti che in un secondo momento entrino in possesso di dati bancari e che, pur conoscendone la provenienza illecita, li utilizzino per trarne un profitto personale.

Proposta di modifica

La proposta di modifica prende le mosse dalla constatazione che, ai sensi della disciplina vigente, non sono punibili coloro i quali entrino in possesso di dati bancari e li sfruttino per ottenere un profitto personale.
A parere della Commissione dell’economia e dei tributi una tale situazione è inaccettabile perché la violazione del segreto bancario costituisce un’infrazione dei diritti personali del titolare di un conto bancario.
Peraltro, siffatti comportamenti possono minare la fiducia dei clienti svizzeri e stranieri nei confronti delle banche e, più in generale, della piazza finanziaria elvetica a discapito della competitività dell’intera economia d’oltralpe.
Al fine di colmare tale lacuna legislativa, la Commissione ha proposto una modifica dell’art. 47 cit., con l’introduzione di una specifica norma rivolta ai soggetti che, intenzionalmente, rivelino ad altre persone un segreto che gli è stato confidato -in violazione del segreto professionale- oppure sfruttino tale segreto per sé o per altri.
La violazione del segreto professionale comporterà la comminazione di una pena detentiva fino a tre anni (o di una pena pecuniaria), aumentata fino a cinque anni nel caso in cui il vantaggio tratto dall’utilizzo dei dati bancari sia di natura patrimoniale.
La creazione della nuova fattispecie penale avrà un notevole impatto anche sotto un altro aspetto nel senso che il nuovo reato di violazione del segreto professionale diventerebbe reato presupposto al riciclaggio di denaro.

Il rapporto con lo scambio automatico di informazioni

L’importanza dell’iniziativa è stata valutata anche con riferimento all’impatto derivante dall’introduzione delle nuove disposizioni in materia di scambio automatico di informazioni in materia fiscale.
A parere di alcuni, l’introduzione dello scambio automatico di informazioni -che renderà divulgabili tra Amministrazioni finanziarie i dati bancari sensibili- limiterà di fatto gli effetti concreti della proposta normativa in oggetto, rendendo poco appetibili i dati bancari in quanto poco redditizio un loro eventuale trafugamento.
A tale considerazione il Consiglio federale ha obiettato che, seppur lo scambio automatico di informazioni rappresenta un futuro obiettivo della politica svizzera, sono ancora lontani in tempi in cui saranno conclusi con tutte le Piazze finanziarie gli accordi necessari per attuare lo scambio di informazioni secondo lo standard internazionale di matrice OCSE.
Il Consiglio ha considerato peraltro che non può darsi per certo che tutti gli Stati concluderanno un accordo con la Svizzera secondo tali standard.
Si tenga altresì conto, infine, che a livello nazionale i rapporti tra cliente e istituto finanziario non saranno intaccati dalla disciplina dello scambio automatico di informazioni.
Se ne deduce pertanto che, seppur con lo scambio di informazioni l’incentivo a sottrarre illecitamente i dati bancari è attenuato, tale condotta non sarà certamente eliminata e da qui la necessità di prevedere una specifica fattispecie a tutela dell’integrità dei dati bancari.

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