Svizzera

La Svizzera dice addio al segreto bancario (Il Sole 24 Ore, 16 giugno 2016)

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Fisco internazionale. Domani i due rami del Parlamento in seduta plenaria voteranno i nuovi standard
Fine dell’Euroritenuta - Il protocollo fra la Confederazione elvetica e l’Europa aggiorna l’accordo fiscale del luglio del 2005

  • di Paolo Bernasconi e Alessandro Galimberti

La Svizzera dice addio al segreto bancario e apre definitivamente e ufficialmente l’era dello scambio automatico di informazioni fiscali.
I due rami del Parlamento – Consiglio Nazionale e quello degli Stati – domattina ratificheranno in sede plenaria ciò che hanno già approvato nei mesi scorsi, cioè la modifica dell’accordo sull’Euroritenuta entrato in vigore il 1° luglio del 2005.
Dal 1° gennaio 2017, e con retroattività che coincide con la stessa data, tutti gli intermediari finanziari svizzeri dovranno inviare report semestrali all’autorità fiscale nazionale che li trasmetterà, a sua volta, all’agenzia delle Entrate e alle altre 27 agenzie dell’area Ue.
L’Unione Democratica di Centro, partito di maggioranza relativa in Svizzera, ha votato contro, ma non è stato annunciato il referendum popolare, che potrebbe eventualmente modificare il calendario governativo nei 100 giorni successivi all’approvazione.
Nel dicembre scorso, il Parlamento svizzero aveva già approvato il quadro legale di supporto, ossia lo Standard comune per la comunicazione e le informazioni (Crs) nonché l’Accordo multilaterale fra autorità competenti (Mcaa) dell’Ocse.
Sul piano formale, nei confronti dei 28 Stati membri dell’Unione europea, l’applicazione di questo pacchetto di standard avrà luogo in applicazione del recente Protocollo fra la Svizzera e l’Unione europea, che ha modificato sostanzialmente l’Accordo sull’Euroritenuta fra la Svizzera e l’Unione europea in vigore dal 1.7.2005.
Riguardo a ogni cliente, le banche oppure le compagnie di assicurazioni sulla vita trasmetteranno al fisco federale svizzero, affinché li ritrasmetta al fisco dello Stato di residenza, tutti i dati concernenti il cliente, nonché i dati concernenti il suo patrimonio, ossia l’importo lordo degli interessi e dei dividendi, distribuzioni da fondi di investimento, saldi dei conti bancari al 31 dicembre, compresi quelli intestati a società di sede, fondazioni e trust, (di cui dovrà essere comunicato il nome anche dei trustees e dei protectors), redditi da determinati contratti di assicurazione sulla vita, nonché l’importo lordo derivante dalla cessione di attivi finanziari.
Scarse le garanzie per i contribuenti esteri coinvolti: infatti, secondo la giurisprudenza federale, le garanzie previste dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’Uomo in applicazione del principio dell’equo processo (articolo 6 Cedu) non si applicano alle procedure di acquisizione delle informazioni.
Anzi, il Tribunale federale già anni orsono dichiarò che, nei confronti della cooperazione internazionale addirittura in materia penale, i principi del cosiddetto «equo processo» non erano applicabili, poiché le procedure di cooperazione non sono considerate come procedure penali vere e proprie.
Per le migliaia di clienti del sistema bancario svizzero residenti all’estero ciò significa una quasi totale assenza di garanzie procedurali: ogni banca e compagnia di assicurazione deve informare preventivamente la clientela riguardo alle informazioni destinate ad essere trasmesse al fisco del paese di residenza.
I clienti potranno far valere esclusivamente il proprio diritto all’informazione, nonché esigere la rettifica dei dati eventualmente inesatti che fossero basati su errori di trasmissione.
Bisognerà appellarsi alla legge federale sulla protezione dei dati, con facoltà di chiedere la protezione al giudice civile.
Si tratta di un’eventualità importante, per esempio se la banca dovesse disconoscere la residenza del cliente fuori da un paese dell’Ue, considerata fittizia, magari facendo valere che la residenza p.es.
in un paese dei Caraibi o del Golfo, sia stata comperata pagando qualche migliaio di dollari.

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Voluntary disclosure: accordo tra Italia e Svizzera è legge (Il Sole 24 Ore, 19 maggio 2016)

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  • Fonte: on line su Iusletter.com  e in pdf su rassegna stampa Agenza delle Entrate

In meno di quindici mesi si è chiusa la questione fiscale con la Svizzera, paese da cui è originato il 70% dell’emersione del programma di voluntary disclosure.

  • di Alessandro Galimberti

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n.115 di ieri la legge 69/16 sullo scambio di informazioni fiscali (Protocollo di Milano, firmato il 23 febbraio 2015 ) entra oggi in vigore (il 19 maggio 2016 ndr).
Per una volta l’Italia ha battuto sul tempo i vicini elvetici, considerato che sull’altro versante delle Alpi la Convenzione sulle doppie imposizioni, pur approvata da entrambi i rami del legislativo, è ancora in attesa della possibilità (remota) di sottoposizione a referendum di iniziativa popolare: il termine scade il prossimo 7 luglio.
Una volta scollinato anche l’ultimo ostacolo, i due paesi dovranno notificarsi per via diplomatica il completato iter legislativo, dopodiché lo scambio reciproco di informazioni fiscali diventerà realtà. Con alcuni limiti importanti, però.
L’assistenza amministrativa di cui parla il Protocollo riguarda singoli contribuenti o anche gruppi di contribuenti (ma identificati attraverso chiari parametri oggettivi), resta però ancora vietata la fishing expedition (la pesca a strascico di presunti evasori).
Inoltre, la retroattività della norma – cioè la possibilità di “fotografare” i patrimoni oscurati all’estero – si ferma al 23 febbraio del 2015, giorno in cui il Protocollo venne solennemente firmato nella Prefettura di Milano, alla vigilia di Expo.
Per il successivo e definitivo passo, cioè lo scambio automatico di informazioni, bisognerà attendere altri 19 mesi, visto che la Svizzera adotterà lo standard massimo di trasparenza internazionale solo a partire dal 1° gennaio 2018.
E su questo versante la retroattività della norma – punto evidentemente cardine della vicenda – è di fatto ancora tutto da giocare.
Il nuovo accordo fiscale, che aggiorna il Protocollo entrato in vigore nel 1978 , segna comunque una tappa importante nei rapporti di vicinato “tributario”, e una reale “disclosure”.
Se è vero che «si applicano nello Stato richiesto le norme di procedura amministrativa relative ai diritti del contribuente» è però inteso che «questa disposizione serve a garantire al contribuente una procedura regolare e non mira a ostacolare o ritardare indebitamente gli scambi effettivi di informazioni».
Ancora, non è possibile imporre modifiche legislative allo Stato richiesto o «esigere di rivelare un segreto commerciale, industriale o professionale oppure procedimenti commerciali o informazioni la cui comunicazione sarebbe contraria all’ordine pubblico», però – a dimostrazione che l’era del segreto bancario è definitivamente tramontata – la Svizzera non può rifiutare di comunicare informazioni «unicamente perché queste sono detenute da una banca, un altro istituto finanziario, un mandatario o una persona che opera in qualità di agente o fiduciario».

Allegato

Legge 4 maggio 2016, n. 69, “Ratifica ed esecuzione del Protocollo che modifica la Convenzione tra la Repubblica italiana e la Confederazione svizzera per evitare le doppie imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio, con Protocollo aggiuntivo, conclusa a Roma il 9 marzo 1976, così come modificata dal Protocollo del 28 aprile 1978, fatto a Milano il 23 febbraio 2015. (16G00080) (GU n.115 del 18-5-2016 )
note: Entrata in vigore del provvedimento: 19/05/2016 su Normattiva  e in pdf su sito de Il Sole 24 Ore  (194 K, 4 pp.)

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Ue: la Gazzetta europea "suggella" l’accordo firmato con la Svizzera (FiscoOggi.it, 12 gennaio 2016)

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Pubblicato il 19 dicembre scorso il protocollo di modifica il cui obiettivo è applicare lo standard globale Ocse

  • di Fabrizio Ortu

L’accordo tra l'Unione europea e la Svizzera sulla tassazione dei redditi da risparmio cambia volto e si trasforma in una vera e propria intesa a tutto campo sul flusso di informazioni fiscali fra Stati.
Con l’intento di applicare lo standard globale dell'Ocse per lo scambio automatico di informazioni, infatti, le parti si stringono la mano e danno l'ok a un protocollo di modifica, pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea del 19 dicembre scorso.

Si parte nel 2017

Il primo gennaio 2017 è la data fissata come linea di partenza per l’applicazione dell'accordo.
Entro l'inizio del prossimo anno i requisiti previsti dalla Confederazione Svizzera e dall’Unione Europea per l’entrata in vigore degli accordi internazionali dovrebbero infatti essere soddisfatti.
A partire dal 2017 si dovrebbe quindi procedere alla raccolta delle informazioni, da trasmettere a partire dal 2018.

I contenuti dell’accordo

Le novità del  protocollo di intesa si concentrano su due punti chiave: lo scambio automatico di informazioni secondo lo standard Ocse e lo scambio di informazioni su richiesta, così come previsto dall’articolo 26 dello standard di convenzione della stessa organizzazione.
In questo specifico ambito, l’accordo registra anche la decisione-comunicazione elvetica di  non scambiare informazioni in merito a richieste basate su dati ottenuti illegalmente.

Il flusso di dati automatico, anno dopo anno

Il protocollo prevede che ogni anno la Svizzera scambi automaticamente le informazioni ottenute con gli stati membri dell’Unione Europea, e viceversa.
I dati da scambiare sono raccolti dagli istituti finanziari all’interno di un determinato paese e trasmessi alle autorità fiscali dello stesso stato.
Queste informazioni sono poi inviate alle autorità fiscali degli stati parte dell'accordo sullo scambio automatico di informazioni.
Facciamo un esempio: se un contribuente del paese X detiene un conto presso una banca del paese Y.
La banca del paese Y comunica i dati dei conti finanziari all’autorità del paese Y, che  quindi trasmette automaticamente le informazioni alle autorità del paese X.
Quali dati sono oggetto di scambio automatico?
Informazioni sui conti e sui redditi da capitale (interessi, dividendi, proventi da vendite e altri ricavi) come pure sulle identità delle persone beneficiarie.
Le informazioni relative al conto "oggetto di comunicazione" devono essere trasmesse con periodicità annuale, nel corso dell'anno solare successivo a quello a cui si riferiscono le informazioni.

Il dibattito in Svizzera

Lo scorso settembre il Consiglio nazionale elvetico dice sì all’introduzione dello scambio automatico di informazioni secondo lo standard Ocse, con l’obiettivo di fare della Svizzera “una piazza finanziaria svizzera competitiva, stabile, integra e dotata di condizioni quadro accettate a livello internazionale”.
Allo stesso tempo – invece – il Consiglio boccia (112 voti contrari e 60 favorevoli) la proposta del consigliere Marco Romano di sottoporre l’accordo a referendum obbligatorio.
Nelle istituzioni della Confederazione svizzera è quindi sempre più diffusa la consapevolezza che lo scambio automatico di informazioni in ambito fiscale si avvia a diventare una pratica condivisa a livello globale.
Tant’è che tutte le forze politiche, a eccezione dei democentristi dell’Udc, si esprimono a favore di questo passaggio per alcuni versi epocale.
Quest’ultima formazione, su posizioni nazionaliste, vede nell’applicazione dello scambio automatico di informazioni a fini fiscali una lesione della sfera di riservatezza dei cittadini da parte degli Stati.

Allegato

  • Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea, “Protocollo di modifica dell'accordo tra la Comunità europea e la Confederazione svizzera che stabilisce misure equivalenti a quelle definite nella direttiva 2003/48/CE del Consiglio in materia di tassazione dei redditi da risparmio sotto forma di pagamenti di interessi”, testo (italiano) in html, pdf e openoffice

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Svizzera: su attuazione piano BEPS collaborazione a tutto campo (FiscoOggi, 10 novembre 2015)

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La Confederazione chiamata a fare la sua parte per dare seguito alle regole di diritto fiscale internazionale

  • di Emiliano Marvulli

In occasione della pubblicazione dei risultati del progetto dell’Ocse contro i fenomeni di evasione fiscale internazionale, conosciuto come Base Erosion and Profit Shifting o BEPS, anche la Svizzera è chiamata a fare la sua parte per l’attuazione delle misure che consentiranno, in via generale, di coordinare meglio le regole di diritto fiscale internazionale e di colmare le lacune sfruttate sino ad oggi dalle multinazionali in materia di pianificazione fiscale aggressiva.
Il Consiglio federale svizzero, pertanto, ha dato incarico al Dipartimento federale delle Finanze di fornire analisi e proposte per l’attuazione dei risultati.

Il progetto BEPS

Il BEPS è frutto del lavoro congiunto concordato tra l’Ocse, il G20 e i Paesi in via di sviluppo attraverso cui i soggetti promotori intendono contrastare l’erosione e l’illecito trasferimento di base imponibile verso Paesi e territori a fiscalità privilegiata o nulla, che è alla base dei fenomeni di doppia “non imposizione”.
I risultati sono stati presentati in questi giorni dopo un processo di consultazione durato due anni e sono costituiti da una serie di misure per una riforma globale e coordinata delle norme fiscali internazionali, per contrastare l’artificioso trasferimento dei profitti in paradisi fiscali dove è di fatto assente qualsiasi attività economica reale.
Il piano d’azione BEPS consta delle seguenti 15 misure:

  • introduzione di specifiche norme fiscali per la risoluzione delle problematiche legate all’economia digitale in materia di imposte dirette ed indirette;
  • neutralizzazione di strutture ibride (Hybrid mismatch arrangements) che consentono fenomeni di doppia non imposizione, doppia deduzione o differimento a lungo termine del pagamento delle imposte;
  • rafforzamento delle regole sulle Controlled foreign company attraverso specifiche raccomandazioni;
  • diffusione di best practice volte a prevenire l’erosione di base imponibile attraverso la deducibilità degli interessi passivi o di altre poste finanziarie;
  • lotta alle pratiche fiscali dannose attraverso l’incentivazione dello scambio automatico di informazioni;
  • prevenzione all’abuso di trattati fiscali internazionali;
  • rideterminazione del principio di Stabile Organizzazione;
  • sviluppo di regole per la prevenzione del fenomeno dell’erosione della base imponibile e del trasferimento dei profitti attraverso il trasferimento di beni immateriali tra societa’ del medesimo gruppo;
  • adozione di specifiche norme sulla deducibilita’ delle spese finanziarie tra societa’ del medesimo gruppo al fine di assicurare la corretta attribuzione del profitto agli effettivi beneficiari;
  • sviluppo di pratiche che garantiscano la conformità dei prezzi di trasferimento e la creazione di valore aggiunto;
  • sviluppo di specifiche metodologie per registrare e analizzare i dati della BEPS e l’impatto economico delle misure volte a contrastare l’erosione della base imponibile;
  • introduzione dell’obbligo a carico dei contribuenti di divulgare le loro pratiche di pianificazione fiscale aggressiva per agevolare l’attività dell’Amministrazione finanziaria;
  • migliorare la trasparenza delle Amministrazioni fiscali in materia di transfer pricing;
  • creazione di meccanismi per l’efficace risoluzione delle controversie attraverso l’apporto di specifiche modifiche alla Convenzioni contro le doppie imposizioni di matrice Ocse;
  • sviluppo di un modello multilaterale che consenta ai Paesi membri di implementare le misure BEPS elaborate in sede OCSE attraverso la modifica dei trattati bilaterali;

Tali risultati sono stati portati dapprima in discussione al meeting tra i ministri delle Finanze e i governatori delle banche centrali dei Paesi membri del G20 tenutosi a Lima lo scorso 8 ottobre e successivamente al vertice annuale dei capi di Governo e di Stato del G20 che si terrà ad Antalya in Turchia, dove sarà data attuazione alle misure.

La Svizzera nell’ambito del progetto BEPS

Dal punto di vista della Svizzera, rivestono particolare priorità i seguenti dossier:

  • IP box: è stato elaborato un nuovo approccio per l’imposizione dei beni immateriali in base al quale i relativi redditi, per poter beneficiare di un’imposizione agevolata, dovranno essere connessi alla ricerca e allo sviluppo effettuati sul luogo dell’imposizione;
  • ruling o scambio spontaneo di informazioni su decisioni anticipate in materia fiscale;
  • Meccanismi per risolvere le controversie: gli Stati si sono impegnati a garantire l’accesso alla procedura amichevole se l’applicazione di una convenzione comportasse una doppia imposizione. La Svizzera, in particolare, si è impegnata a prevedere una procedura arbitrale;
  • documentazione sui prezzi di trasferimento: è stata predisposta la creazione di un sistema per lo scambio di rapporti Paese per Paese, il cd. country by country reporting, che si prefigge di fornire una panoramica generale circa la ripartizione a livello mondiale degli utili conseguiti dalle multinazionali e delle relative imposte versate. Affinché sia data attuazione a tale misura sarà necessario che gli Stati creino una base giuridica comune che consenta loro di scambiare in via automatica questi rapporti.

Dal canto suo la Confederazione elevetica ha già tenuto conto di alcuni risultati del progetto BEPS nel quadro delle riforme interne quale, ad esempio, quella relativa all’imposizione delle imprese in cui sono stati disposti l’abolizione di regimi preferenziali e l’introduzione di una IP box conforme agli standard.
Sul fronte dello scambio di informazioni sui ruling e lo scambio country by country, invece, la Svizzera deve ancora conformarsi alle nuove misure.

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Svizzera: indagine conoscitiva concernente l’ordinanza sul riciclaggio di denaro (10 luglio 2015)

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Il 1o luglio 2015 il Dipartimento federale delle finanze (DFF) svizzero ha avviato l’indagine conoscitiva concernente l’ordinanza sul riciclaggio di denaro (ORD), che terminerà il 9 settembre 2015

Nel mese di febbraio del 2012 il Gruppo d’azione finanziaria (GAFI) ha pubblicato gli standard internazionali riveduti relativi alla lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo (Raccomandazioni del GAFI). La legge federale del 12 dicembre 2014 concernente l’attuazione delle Raccomandazioni del Gruppo d’azione finanziaria rivedute nel 2012 ha permesso al Parlamento di adeguare diverse leggi conformemente a questi standard. Le modifiche decise della legge sul riciclaggio di denaro (LRD) e del Codice civile (CC) hanno reso necessarie modifiche a livello di ordinanza.
I nuovi obblighi di diligenza e di comunicazione vengono concretizzati nella nuova ordinanza sul riciclaggio di denaro (ORD). Essi si applicano ai commercianti che, nell’ambito della loro attività commerciale, ricevono più di 100 000 franchi in contanti. La già esistente ordinanza del Consiglio federale concernente l’esercizio a titolo professionale dell’attività di intermediazione finanziaria (OAIF) viene integrata nell’ORD. Inoltre, la nuova regolamentazione legale del sistema di comunicazione per gli intermediari finanziari è attuata mediante una modifica dell’ordinanza sull’Ufficio di comunicazione in materia di riciclaggio di denaro. Con l’introduzione dell’obbligo di iscrizione nel registro di commercio per le fondazioni ecclesiastiche, il Parlamento ha infine deciso di migliorare la trasparenza del diritto delle fondazioni. A tale scopo il Consiglio federale ha proposto una modifica dell’ordinanza sul registro di commercio.
Le nuove disposizioni dell’ordinanza dovrebbero entrare in vigore con effetto al 1° gennaio 2016 contestualmente alle relative disposizioni di legge.

Indirizzo cui rivolgere domande

Roland Meier, portavoce DFF
tel. +41 58 462 60 86, roland.meier@gs-efd.admin.ch

Allegati

  • Avamprogetto dell’ordinanza (pdf, 197 K)
  • Rapporto esplicativo (pdf, 119 K, 22 pp.)
  • Lettera accompagnatoria (pdf, 331 K)

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Svizzera: sulla legge antiriciclaggio, giro di vite per banche e affini (FiscoOggi.it, 1° luglio 2015)

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Una modifica della legge proposta dal Consiglio federale al Parlamento per evitare le condotte evasive

  • di Emiliano Marvulli

Attraverso una specifica modifica della legge sul riciclaggio di denaro, il Consiglio federale svizzero ha proposto al proprio Parlamento l’introduzione di obblighi più stringenti in capo alle banche e agli intermediari finanziari svizzeri che negoziano valori mobiliari al fine di garantire che i patrimoni dei clienti esteri che richiedono servizi finanziari non siano frutto di condotte evasive.

Il progetto

La proposta di modifica legislativa consiste nell’introduzione di obblighi di “diligenza estesi” che dovranno essere applicati a tutti gli intermediari finanziari svizzeri al fine di ridurre il rischio di accettare e investire valori mobiliari non dichiarati ai fini fiscali in Svizzera da parte clienti non residenti.
Gli obblighi in capo agli intermediari non riguarderanno l’intera platea della clientela bancaria, perché saranno diretti esclusivamente nei confronti dei clienti bancari che hanno residenza in uno Stato o Paese con cui la Svizzera non ha concluso un accordo automatico sullo scambio di informazioni.
Pertanto, non sussistono obblighi di diligenza nei confronti dei clienti fiscalmente residenti in Svizzera o in un Paese con cui è stato introdotto lo scambio automatico di informazioni, compresi i cittadini statunitensi dato che gli accordi FACTA di fatto includono anche un accordo sullo scambio automatico di informazioni relativo a conti finanziari.

La procedura

All’atto dell’accettazione di valori patrimoniali da parte di clienti non residenti, gli intermediari finanziari dovranno stabilire, sulla base di un approccio basato  sul rischio, se tali valori sono stati fiscalmente dichiarati in Svizzera.
L’esame basato sul rischio è differente a seconda dei casi specifici.
Ad esempio, se per quanto riguarda le case da gioco è abbastanza frequente che il cliente apporti importanti somme di denaro in contante, la situazione richiederà un approfondimento nel caso in cui le somme siano depositate presso depositi bancari.
Tale approccio basato sul rischio richiederà anche una valutazione specifica circa la situazione politica e sociale del Paese di residenza del cliente.
Infatti, se il soggetto risiede in un Paese che dispone di una situazione politica stabile ed una amministrazione pubblica efficace, è ragionevole presumere che questi fornisca una valida prova della conformità fiscale delle somme depositate in confronto, ad esempio, ad un soggetto che risiede in un Paese privo di strutture amministrative a causa di guerre o disordini sociali.
Costituiscono indizi di rischio elevato, tale da presumere che i valori da investire siano frutto di comportamenti evasivi/elusivi, ad esempio:

  • se il cliente crea una struttura societaria particolarmente complessa atta a dissimulare l’identità degli aventi diritto economico;
  • se il cliente effettua transazioni in contanti inusuali o molto frequenti nel quadro della sua attività imprenditoriale o commerciale;
  • se il cliente effettua sistematicamente operazioni esenti da imposta e che questi non richieda all’intermediario gli estratti fiscali.

Al di là di tutti i casi specifici, l’obiettivo della procedura è dimostrare che la piazza finanziaria svizzera adotti tutte le misure possibili al fine di respingere i valori mobiliari e patrimoniali frutto di evasione.
Se invece sussistono indizi di un rischio ridotto, l’intermediario può rinunciare ad un ulteriore esame sulla conformità fiscale del patrimonio del cliente: ad esempio quando questi è in grado di produrre in forma autentica la propria dichiarazione dei redditi.

Gli effetti

Nell’ipotesi in cui, sulla base dell’approccio basato sul rischio, l’intermediario dovesse presumere che un cliente propone valori patrimoniali non dichiarati, le conseguenza sono diverse a seconda che si tratti di clienti nuovi o già esistenti.
Nel primo caso, l’intermediario è tenuto a rifiutare la relazione bancaria.
Nel secondo, invece, può sorgere il sospetto che anche i valori già esistenti all’interno del rapporto siano frutto di un comportamento evasivo.
In tal caso, l’intermediario è tenuto a chiarire la conformità fiscale dell’intero patrimonio del cliente.
Nel caso in cui l’esame porti alla conclusione che i valori patrimoniali siano non dichiarati, sarà obbligo del cliente dimostrare la congruità fiscale del proprio patrimonio o regolarizzare la propria situazione entro un termine congruo.
In caso in cui non sia fornita tale dimostrazione, la banca o l’intermediario è tenuto a sciogliere la relazione d’affari con il singolo cliente inadempiente, salvo il caso in cui questi non abbia possibilità di dimostrare la conformità fiscale del proprio patrimonio o di regolarizzare la propria situazione fiscale senza subire svantaggi non sostenibili.

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Svizzera: primo rapporto nazionale sui rischi legati al riciclaggio di denaro (21 giugno 2015)

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Dal rapporto emerge che la Svizzera non è immune alla criminalità finanziaria e rimane una destinazione privilegiata per il riciclaggio dei proventi derivanti da reati perlopiù commessi all’estero. Attualmente gli intermediari finanziari più esposti al finanziamento del terrorismo sono le banche e i fornitori di servizi nel settore del trasferimento di denaro e di valori come pure in quello del credito, anche se di regola in questo contesto sono gestiti importi di minore entità

Sintesi

In occasione della sua seduta odierna (19 giugno 2015 ndr) il Consiglio federale ha preso conoscenza del primo rapporto sulla valutazione nazionale dei rischi legati al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo in Svizzera.
Il rapporto elaborato da un gruppo di lavoro interdipartimentale comprende anche analisi specifiche dei principali ambiti sottoposti alla legge sul riciclaggio di denaro come pure analisi di altri singoli settori.
Dal rapporto emerge che la Svizzera non è immune alla criminalità finanziaria e rimane una destinazione privilegiata per il riciclaggio dei proventi derivanti da reati perlopiù commessi all’estero.
Il rapporto giunge alla conclusione che, in generale, la vigente legislazione tiene adeguatamente conto dei rischi individuati.
Al contempo raccomanda l’attuazione di misure per potenziare il dispositivo svizzero di lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo.

L’analisi

Le analisi del rapporto poggiano su dati quantitativi e qualitativi che provengono da fonti pubbliche o sono stati resi disponibili da diversi organi di Confederazione e Cantoni come pure da esponenti del settore privato.
Dal rapporto si evince che la Svizzera non è immune alla criminalità finanziaria e rimane una destinazione privilegiata per il riciclaggio di valori patrimoniali provenienti da reati perlopiù commessi all’estero.
Con riferimento ai reati preliminari, la truffa e l’appropriazione indebita come pure la corruzione e l’appartenenza a un’organizzazione criminale costituiscono le principali minacce per il settore finanziario svizzero.
Per gli ambiti sottoposti alla legge sul riciclaggio di denaro (LRD), i rischi legati al riciclaggio di denaro sono generalmente valutati di media entità, a seconda del settore considerato. La principale minaccia è rappresentata dalle banche universali.
Le misure intraprese per lottare contro il riciclaggio di denaro permettono tuttavia di ridurre notevolmente le loro vulnerabilità, per cui, nonostante il rischio elevato, si può presupporre una gestione adeguata dei rischi in tale settore.
Le stesse considerazioni valgono per i settori quali banche private, gestione patrimoniale, professioni giuridiche, operazioni fiduciarie nonché servizi di trasferimento di denaro e di valori.
Le analisi hanno rilevato che per le assicurazioni, le case da gioco e i servizi di credito il rischio in Svizzera è modesto.
Gli altri settori esaminati (banche retail, commercio di valori mobiliari, commercio dei metalli preziosi, cambi di valuta, prestazioni del traffico dei pagamenti) sono esposti a rischi di entità media.
Le misure esistenti per prevenire e ridurre il rischio di riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo sono però proporzionate ai rischi individuati.
Per il finanziamento del terrorismo l’analisi ha pure rilevato un rischio limitato, che se dovesse subentrare comporterebbe importanti ripercussioni.
Il rischio potrebbe inoltre aumentare nel caso in cui la rete di finanziamento del terrorismo dovesse sfruttare sistematicamente in Svizzera alternative di trasferimento di fondi. In questo modo crescerebbero sia la minaccia per il nostro Paese che la sua vulnerabilità.
Attualmente gli intermediari finanziari più esposti al finanziamento del terrorismo sono le banche e i fornitori di servizi nel settore del trasferimento di denaro e di valori come pure in quello del credito, anche se di regola in questo contesto sono gestiti importi di minore entità.
Le autorità competenti in questo settore collaborano strettamente sia a livello nazionale che internazionale.
Il prosieguo e il consolidamento di questa collaborazione, in particolare tra i servizi d’informazione, l’ulteriore sensibilizzazione dei potenziali attori coinvolti nel finanziamento del terrorismo come pure l’impiego di altri rimedi giuridici disponibili per lottare contro il finanziamento del terrorismo sono presupposti essenziali per arginare il rischio.
Inoltre sono stati esaminati sei settori che non sono direttamente sottoposti alla LRD.
Il gruppo di coordinamento interdipartimentale per la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo conclude che il vigente sistema affronta i rischi in maniera adeguata, proponendo comunque alcune misure di miglioramento.
A suo avviso, il dispositivo legale per i settori sottoposti alla LRD, completato dalla legge federale del 12 dicembre 2014 concernente l’attuazione delle Raccomandazioni del Gruppo d’azione finanziaria (GAFI) rivedute nel 2012, tiene in generale adeguatamente conto degli attuali rischi di riciclaggio di denaro e di finanziamento del terrorismo.
Il gruppo di coordinamento osserva anche che l’applicazione degli strumenti previsti dalla legislazione dovrebbe essere ulteriormente migliorata.
Per questa ragione, nel suo rapporto raccomanda l’attuazione di otto provvedimenti per consolidare il vigente dispositivo.
Tra queste misure figurano il promovimento del dialogo tra settore pubblico e settore privato, lo sviluppo e la sistematizzazione delle statistiche come pure la formulazione di raccomandazioni specifiche destinate a future analisi e riguardanti le inchieste svolte nei settori non sottoposti alla LRD, segnatamente il campo immobiliare e quello delle materie prime, le fondazioni e i depositi franchi doganali.
L’analisi nazionale dei rischi è un processo continuo. Affinché si possa valutare l’efficacia del dispositivo svizzero e far fronte a nuove minacce, il rapporto dovrà essere aggiornato e completato da altri rapporti e ulteriori analisi.

Gruppo di coordinamento interdipartimentale

Il gruppo di coordinamento interdipartimentale per la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo è stato istituito dal Consiglio federale a fine 2013.
Costituito come organizzazione permanente e diretto dal sostituto del segretario di Stato per le questioni finanziarie internazionali (Dipartimento federale delle finanze), il gruppo di lavoro si compone di membri delle direzioni dei seguenti Uffici: Amministrazione federale delle contribuzioni (Dipartimento federale delle finanze); fedpol, Ufficio federale di giustizia, Commissione federale delle case da gioco (Dipartimento federale di giustizia e polizia); Servizio delle attività informative della Confederazione (Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport); Direzione del diritto internazionale pubblico, Divisione Politiche estere settoriali (Dipartimento federale degli affari esteri); FINMA e Ministero pubblico della Confederazione.
Il gruppo di coordinamento ha il compito di coordinare le misure relative alla lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo all’interno dell’Amministrazione federale. In questo contesto deve garantire in particolare una valutazione costante dei rischi allo scopo di identificare nuove minacce del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo, proponendo eventuali provvedimenti per limitarne l’estensione.
Il rapporto del gruppo di coordinamento permette anche di attuare una raccomandazione del GAFI, che esorta i suoi membri a svolgere analisi dei rischi affinché le misure per lottare contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo siano meglio adattate ai rischi effettivi.

Allegato

  • Consiglio federale svizzero, “Rapport sur l’évaluation nationale des risques de blanchiment d’argent et de financement du terrorisme en Suisse”, Juin 2015 (pdf, in francese, 1.4 M, 137 pp.)

 

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Svizzera: ok ad accordo con Ue. Segreto bancario addio dal 2018 (FiscoOggi, 11 Giugno 2015)

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L’intesa firmata per l’Unione europea dal ministro delle Finanze lettone e dal segretario di Stato elvetico

  • di Fabio Brocceri

Un nuovo importante punto messo a segno nella partita contro l’evasione fiscale internazionale.
Con la firma dell’accordo tra Svizzera e Unione Europea sullo scambio automatico delle informazioni fiscali, a partire dal 2018, cade definitivamente il segreto bancario elvetico, segnando un importante risultato per la lotta all’evasione fiscale sui redditi non dichiarati e detenuti nelle banche della Confederazione.
L’intesa, firmata nei giorni scorsi dal ministro delle Finanze lettone per l’Unione Europea, Janis Reirs, e dal segretario di Stato per le questioni finanziarie internazionali della Svizzera, Jacques de Watteville, si iscrive nella politica del Consiglio federale elvetico in materia di mercati finanziari che punta ad un’imposizione conforme a livello internazionale.

Cosa prevede l’intesa

L’accordo prevede che la Svizzera e i 28 Stati Ue raccolgano i dati dei conti bancari a partire dal 2017, tra cui informazioni su nomi, indirizzi, numeri di identificazione fiscale e date di nascita dei residenti con conti in Svizzera, oltre a un’ampia serie di informazioni contabili e finanziarie, per poi incominciare a scambiarli a partire dal 2018, ammesso che le procedure di approvazione in Svizzera e nell’Ue si concludano in tempo utile.
In particolare, le banche elvetiche dovranno trasmettere all’Amministrazione svizzera i dati finanziari dei propri clienti che risiedono in uno dei 28 Paesi Ue, dati che poi saranno girati alle autorità dei Paesi partner interessati: uno scambio che avverrà anche in senso inverso.
Una volta entrato in funzione, l’accordo permetterà agli Stati membri Ue e alla Svizzera di identificare correttamente e inequivocabilmente i contribuenti, amministrare e far rispettare le proprie leggi fiscali in situazioni transfrontaliere, valutare la possibilità che venga perpetrata l’evasione fiscale ed evitare ulteriori indagini non necessarie.
Prima dell’entrata in vigore sarà necessario l’avallo del parlamento elvetico ed eventualmente degli elettori svizzeri, nel caso venisse chiesto il referendum facoltativo.
Nel frattempo l’esecutivo elvetico ha già avviato la procedura di consultazione sull’intesa in vista del passaggio in parlamento.

Cade il segreto bancario

Secondo la Commissione, l’intesa può essere considerata di portata storica: “rappresenta la fine del segreto bancario svizzero per i residenti Ue e impedirà agli evasori fiscali di nascondere redditi non dichiarati nei conti svizzeri”.
Il commissario agli Affari economici e fiscali, Pierre Moscovici, ha dichiarato l’inizio di “una nuova era di trasparenza e cooperazione: l'Unione Europea è all’avanguardia sullo scambio automatico di informazioni e speriamo che anche gli altri partner si adeguino”.
A livello formale, il nuovo accordo manda in pensione quello in vigore dal 2005 tra la Svizzera e l’Ue sulla fiscalità del risparmio.
Nell’interesse della piazza economica svizzera – si legge nel comunicato del Dipartimento federale delle finanze (DFF) elvetico - il testo mantiene tuttavia l’attuale esenzione dall’imposta alla fonte di pagamenti transfrontalieri di dividendi, interessi e canoni tra società consociate.

Verso una maggiore trasparenza internazionale

Il testo dell’accordo si basa sullo standard globale per lo scambio automatico di informazioni a fini fiscali dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo in Europa  (OCSE).
Ad oggi sono  circa 100 i Paesi (tra cui tutte le più importanti piazze finanziarie mondiali) favorevoli all’introduzione di un comune standard globale, e circa la metà adotterà questo standard già nel 2016.
Intanto sono in dirittura d’arrivo anche i negoziati con Andorra, Liechtenstein, Monaco e San Marino per la stipula di accordi analoghi a quello con la Svizzera.

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Accordo Svizzera UE su scambio automatico dati fiscali (Dipartimento svizzero finanze, 19 marzo 2015)

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  • Fonte: Dipartimento svizzero finanze  (available also in English), titolo originale “Svizzera e UE parafano un accordo per lo scambio automatico di informazioni in materia fiscale”

Svizzera e l’UE hanno parafato a Bruxelles un accordo che prevede l’introduzione dello standard globale per lo scambio automatico di informazioni in materia fiscale.
Dopo che saranno state create le necessarie basi legali, dal 2017 la Svizzera e i 28 Stati membri dell’UE intendono rilevare i dati di conti per effettuare dal 2018 lo scambio di tali dati.
Con l’attuazione dello standard globale, la Svizzera e l’UE forniscono un importante contributo alla lotta contro la sottrazione d’imposta.

L’accordo per lo scambio automatico di informazioni in materia fiscale sostituisce l’accordo sulla fiscalità del risparmio con l’UE in vigore dal 2005 e si applica a tutti i 28 Stati membri dell’UE.
Lo standard globale dell’OCSE sullo scambio automatico di informazioni è stato ripreso integralmente nel nuovo accordo.
L’accordo è reciproco, vale a dire che in caso di scambio di informazioni concernenti i conti gli Stati membri dell’UE sottostanno agli stessi obblighi della Svizzera e viceversa.
Nell’interesse della piazza economica svizzera, l’esenzione dall’imposta alla fonte dei pagamenti transfrontalieri di dividendi, interessi e canoni tra imprese associate è stata ripresa dall’attuale accordo sulla fiscalità del risparmio.
L’accordo è completato da una dichiarazione congiunta in cui le parti contraenti perseguono un’entrata in vigore dell’accordo per il 1° gennaio 2017.
Ciò corrisponde a quanto dichiarato dal Consiglio federale nell’autunno del 2014 ai presidenti del Forum Globale, vale a dire che il Governo svizzero intende raccogliere i dati nel 2017 e scambiarli per la prima volta nel 2018. Sinora circa 100 Paesi, tra cui tutte le importanti piazze finanziarie, si sono pronunciati a favore della ripresa dello standard globale.
L’accordo corrisponde al mandato di negoziazione approvato dal Consiglio federale l’8 ottobre 2014.
L’introduzione dello standard globale non permette nessun collegamento formale con altre questioni fiscali e finanziarie.
Per contro, la Commissione dell’UE ha fatto presente ai propri Stati membri, nel loro interesse, l’importanza di una regolarizzazione del passato prima dell’introduzione dello scambio automatico di informazioni.
Negli ultimi anni diversi Stati membri dell’UE hanno lanciato programmi di regolarizzazione o rafforzato quelli esistenti.
A titolo di esempio può essere menzionato il programma di autodenuncia esente da pena della Germania.
Dopo che il 23 febbraio 2015 è stata firmata un’intesa sulle questioni fiscali con l’Italia, si può considerare ampiamente conclusa la controversia della regolarizzazione del passato con gli Stati limitrofi e con i più importanti Stati membri dell’UE.
Sono pure in corso colloqui riguardanti un miglioramento dell’accesso ai mercati dell’UE.
Il 18 marzo 2015 il segretario di Stato Jacques de Watteville e il direttore generale dell’UE Jonathan Faull si sono incontrati a Bruxelles per condurre i primi colloqui esplorativi sulla fattibilità e l’opportunità di un accordo sui servizi finanziari.
L’accordo è stato parafato oggi nella capitale belga dai due negoziatori, il segretario di Stato Jacques de Watteville e il direttore generale dell’UE Heinz Zourek e, per la Svizzera, anche dall’ambasciatore Dominique Paravicini, direttore sostituto della Direzione degli affari europei (DAE). La firma è prevista nelle prossime settimane.
In Svizzera, l’accordo sarà in seguito sottoposto alle Camere federali per approvazione.
Esso sottostà a referendum facoltativo.
L’accordo potrà entrare in vigore nel 2017, a patto che fino ad allora i processi di approvazione in Svizzera e nell’UE si saranno conclusi.
Secondo il mandato di negoziazione del Consiglio federale, la Svizzera persegue uno scambio automatico di informazioni, oltre che con l’UE, anche con gli Stati Uniti e altri Paesi.
Le corrispondenti trattative sono in corso. Il 3 marzo 2015 è stato firmato un primo accordo con l’Australia.

Indirizzo cui rivolgere domande

Mario Tuor, capo Comunicazione, Segreteria di Stato per le questioni finanziarie internazionali SFI
tel. +41 58 462 46 16, mario.tuor@sif.admin.ch

Informazioni

DFAE: tel. +41 58 462 31 53
info@eda.admin.ch
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Svizzera: nel Rapporto 2015 Fatca e dichiarazione comune (FiscoOggi.it, 23 febbraio 2015)

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Pubblicato dalla Confederazione il documento annuale che passa in rassegna le attività concluse nel 2014

  • di Fabrizio Ortu

Arriva puntuale anche quest’anno, come da consuetudine consolidata, il Rapporto della Confederazione elvetica sulle “Questioni finanziarie e internazionali”  .
 (qui il pdf  - nota: è la versione presente sul sito www.fiscooggi.it ndr )

In 48 pagine il documento curato dal Dipartimento federale delle Finanze elvetico analizza i fatti e gli sviluppi del 2014: l’entrata in vigore dell’accordo Fatca Svizzera-Usa e la dichiarazione comune con l’Unione europea sulla fiscalità delle imprese sono soltanto alcune fra le tappe più importanti della timeline dell’anno appena trascorso.

Fatca Stati Uniti-Svizzera, in vigore l’applicazione del modello 2

L’accordo Fatca Svizzera-Usa, entrato in vigore il 2 giugno dello scorso anno, permette agli istituti finanziari elvetici di ottenere agevolazioni nell’attuazione della normativa unilaterale statunitense Foreign Account Tax Compliance Act.
Nella Confederazione l’applicazione avviene secondo il meccanismo previsto dal modello 2.
Gli istituti finanziari elvetici comunicano, con il consenso dei clienti statunitensi interessati, i dati dei conti direttamente alle autorità fiscali statunitensi.
Nel caso in cui, invece, non fosse disponibile una dichiarazione di consenso i dati devono essere richiesti dagli Stati Uniti seguendo la via ordinaria dell’assistenza amministrativa.

Fiscalità delle imprese, la dichiarazione comune con l’Ue

Il 2014 ha registrato passi avanti anche nel dialogo con l’Unione europea in materia di fiscalità delle imprese.
Lo scorso 14 ottobre è stata infatti firmata una dichiarazione comune fra il Consiglio federale svizzero e i rappresentanti dei 28 Stati membri dell’Ue.
Le due parti hanno messo nero su bianco “intenzioni reciproche e principi comuni relativi all’imposizione delle imprese”.
Tuttavia, come precisa lo stesso Rapporto, “la dichiarazione comune non comporta nessun impegno internazionale e si limita a elencare principi e intenzioni reciproche”.
Le intenzioni reciproche dell’Unione e della Svizzera includono anche l’abrogazione “dei regimi fiscali che generano distorsioni e in particolare quelli che prevedono il trattamento differenziato tra redditi nazionali ed esteri”.

Nazioni Unite, la Svizzera nel comitato degli esperti per la questioni fiscali

Il Rapporto 2015 sottolinea inoltre  l’importanza dell’ingresso della Svizzera nel Comitato di esperti dell’Onu per la cooperazione internazionale sulle questioni fiscali.  
Al momento, gli esperti del Comitato sono fra l’altro incaricati dell’ulteriore sviluppo del modello di Convenzione Onu per evitare la doppie imposizioni fra i Paesi in via di sviluppo e quelli industrializzati.

Il bilancio e i propositi per il 2015

A sei anni dall’esplosione della crisi economica mondiale, il Rapporto 2015 fornisce anche l’occasione per fare il punto della situazione e tracciare le rotta di navigazione del vascello Svizzera nelle acque in tempesta del fisco e della finanza internazionali.
“Nel confronto internazionale – commenta nella prefazione al documento il responsabile del Dipartimento federale delle Finanze, Eveline Widmer-Schlumpf – gli indicatori economici risultano decisamente positivi.
Anche lo Stato ha mantenuto la sua capacità di agire e contrariamente alla tendenza registrata negli altri Paesi ha addirittura ridotto il debito”.
Per il 2015, si può leggere nel documento, la Confederazione elvetica punta a “portare avanti speditamente i lavori preliminari per lo scambio automatico di informazioni in materia fiscale” e a ricercare “le soluzioni ragionevoli per regolarizzare con Paesi come Francia e Italia gli averi non regolarizzati del passato”.

Allegato

  • Questioni finanziarie e fiscali internazionali. Rapporto 2015 (pdf  , 2.1 M, 48 pp.) - il pdf è quello presente sul sito www.fiscooggi.it

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