Sicurezzanazionale.gov.it: Bitcoin e antiriciclaggio (23 novembre 2016)

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Molti studi recenti si sono focalizzati sul “fenomeno bitcoin” la moneta virtuale che consente di ottenere beni reali in modo decentralizzato e senza l’ausilio di intermediari finanziari. Questi studi  lodano in alcuni casi i vantaggi delle valute virtuali e aprono, in altri casi, inquietanti scenari circa i possibili rischi di riciclaggio e finanziamento al terrorismo. Su queste basi scientifiche l’articolo vuole fornire al lettore un inquadramento e una riflessione su un tema di grandissima attualità.

Il 15 novembre 2016 sul sito web del “Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica” (l’intelligence italiana) è stato pubblicato il documento “Bitcoin e antiriciclaggio” scritto da Nina Passarelli (ln) qui in pdf (528 K, 15 pp.)
Il testo è pubblicato nell’ambito delle iniziative della sezione “Il mondo dell’intelligence” e come recita l’avvertenza “le opinioni espresse in questo articolo non riflettono necessariamente posizioni ufficiali o analisi, passate o presenti, del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica”.

L’autore

Nina Passarelli è laureata in Economia Aziendale presso l’Università della Calabria.
Ha svolto il suo lavoro di ricerca per la tesi finale presso la Rheinische Fachhochschule Köln a Colonia (Germania) partecipando, tra l’altro, alla Berlin Crowdsourcing Week, conferenza sullo sviluppo del crowdfunding, del crowdinvesting e sulle misure da adottare a livello normativo e di antiriciclaggio.

Indice del documento

Abstract
Profilo dell’autore
1. Introduzione
2. I vantaggi di Bitcoin: la criptovaluta come strumento di democratizzazione finanziaria
3. I rischi di un nuovo ‘ordine’ virtuale: dalla volatilità al riciclaggio
4. Conclusioni
Bibliografia

Le conclusioni

Lo scenario aperto da Bitcoin genera al tempo stesso opportunità e rischi: da un lato, come si evince dal whitepaper creato da Satoshi Nakamoto, c’è l’ambizione di voler creare una moneta ‘migliore’, non condizionata dall’intermediazione, e, più in generale, dal fattore umano, per sua natura fallibile.
Per contro Bitcoin apre un baratro all’interno di un mondo che cammina in parallelo a quello reale: il Web, data la sua natura scarsamente controllabile e potenzialmente senza confini, risulta essere un terreno fertile per attività criminali o terroristiche, e, i bitcoin rischiano di diventare il loro miglior mezzo di finanziamento, soprattutto in mancanza di un ben definito quadro normativo di riferimento.
L’Unità di Informazione Finanziaria (UIF), occupandosi di prevenzione e contrasto dei fenomeni di riciclaggio e finanziamento al terrorismo in Italia, è vicina alle posizioni assunte dall’European Banking Authority e dalla Banca d’Italia in materia di criptovalute: l’uso per finalità illecite desta le maggiori perplessità verso questo nuovo ‘contante digitale’, dovuto anche ad alcune segnalazioni di operazioni sospette, effettuate mediante bitcoin.
Le caratteristiche che rendono le criptovalute utilizzabili nell’ambito della frode, del terrorismo, del riciclaggio di denaro sporco e del crimine organizzato, designano una delle maggiori sfide per le forze dell’ordine, le autorità di regolazione e i governi nazionali.
L’ambizione di dar luogo a trasferimenti di denaro veloci, sicuri e con costi di transazione minori rispetto all’attuale fiat money in tutto il mondo porta con sé il rischio di facilitare e offuscare transazioni legate ad attività criminali, incluso il riciclaggio di denaro e il finanziamento al terrorismo, il commercio di droghe e la frode su scala globale.
Tale pericolo va affrontato e combattuto con regolamenti e leggi ad hoc, al fine di sfruttare i vantaggi della tecnologia blockchain.
Questa visione sembrerebbe essere ancora lontana da quella attuale: nella società contemporanea sta iniziando a farsi strada l’idea che le monete virtuali possano essere connesse ai reati 2.0, al cosiddetto cyber crime, capace di muoversi, soprattutto all’interno della fitta rete del dark web.
Non solo alle autorità competenti serviranno nuovi, adeguati strumenti per far fronte a questo scenario ‘digitale’, ma anche le aziende dovranno imparare a tutelarsi adeguatamente nei confronti dei rischi connessi alle valute virtuali.
Nel caso in cui Bitcoin voglia porsi come valuta ‘alternativa’ e al tempo stesso sistema di pagamento sostitutivo di quello attuale, dovrà essere in grado di implementare i vantaggi della ‘catena di blocchi’ e di rendere sempre più la rete come il meccanismo peer-to-peer di ‘autodifesa’ delle transazioni.

Allegato

  • Nina Passarelli, “Bitcoin e antiriciclaggio”, 15 novembre 2016 (pdf, 528 K, 15 pp.)

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