Raffronto tra obblighi normativa whistleblowing e disciplina antiriciclaggio (DirittoBancario.it, 9 maggio 2016)

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Fonte: www.dirittobancario.it/  , qui il testo completo in pdf (313 K, 9 pp.)

  • Dott. Filippo Berneri, Partner, AC Firm – Annunziata, Conso & Berneri

Premessa

Partendo dall’analisi dei recenti cambiamenti in materia di segnalazioni da parte degli enti che sottostanno alla disciplina del cd. whistleblowing, con il presente scritto intendiamo affrontare una prima analisi e comparazione degli stessi in relazione ai medesimi obblighi derivanti dal D.Lgs. 231/2007 in materia di antiriciclaggio, evidenziandone le diversità ma soprattutto le possibili problematiche derivanti dalla sovrapposizione delle due discipline, indagando altresì alcune soluzioni potenzialmente adottabili.

La nuova disciplina in materia di “whistleblowing”

Con il termine whistleblowing, s’intende la segnalazione, attraverso appositi canali, da parte di un dipendente ovvero di un altro soggetto interno alla società, il quale, durante lo svolgimento della propria attività lavorativa, sia venuto a conoscenza o abbia rilevato una violazione da parte dell’ente delle disposizioni ad esso applicabili.
In ambito bancario-finanziario l’introduzione del sistema del whistleblowing è conseguente all’adozione della Direttiva 2013/36/UE (“CRD IV” o la “Direttiva”) il cui art. 71[1] stabilisce che le autorità competenti degli Stati membri hanno il dovere di vigilare affinché i destinatari della disciplina (i.e. Banche e Imprese di Investimento) mettano in atto “meccanismi efficaci e affidabili per incoraggiare la segnalazione alle autorità competenti di violazioni potenziali o effettive delle disposizioni nazionali di recepimento della presente direttiva e del regolamento (UE) n. 575/2013”.
Con il recepimento della Direttiva in Italia, ad opera del D.Lgs. 72/2015, sono state introdotte alcune modifiche, da un lato, al D.Lgs 385/1993 (“Testo Unico Bancario” o “TUB”), con l’introduzione degli artt. 52-bis[2] e 52ter[3], e, dall’altro, al D.Lgs. 58/1998 (“Testo Unico della Finanza” o “TUF”), con l’introduzione dei nuovi artt. 8-bis[4] e 8-ter[5].
Le due disposizioni, dal tenore sostanzialmente analogo, dispongono:

  • a) l’obbligo in capo ai soggetti destinatari delle rispettive normative di prevedere meccanismi e procedure interne all’ente per la segnalazione da parte del personale ad un responsabile, allo scopo individuato, di atti o fatti che possano costituire una violazione delle norme applicabili all’ente stesso (c.d. whistleblowing interno); e
  • b) la possibilità di rendere noto alle Autorità di Vigilanza le violazioni di cui si è venuti a conoscenza (c.d. whistleblowing esterno).

(segue ...)

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