Orrick: “Reato di autoriciclaggio prime pronunce giurisprudenziali” (10 febbraio 2016)

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La newsletter “Orrick corporate law alert” di febbraio 2016 (qui in pdf, 103 K, 3 pp.) è dedicata al “Reato di autoriciclaggio” e alle “prime pronunce giurisprudenziali”
Nel seguito il testo completo della newsletter “Orrick corporate law alert” di febbraio 2016.

Reato di autoriciclaggio prime pronunce giurisprudenziali

Orrick Corporate Law Alert - Febbraio 2016

A cura del Dipartimento italiano Corporate

Il presente documento è una nota di studio. Quanto nello stesso riportato non potrà pertanto essere utilizzato o interpretato quale parere legale né utilizzato a base di operazioni straordinarie né preso a riferimento da un qualsiasi soggetto o dai suoi consulenti legali per qualsiasi scopo che non sia un’analisi generale delle questioni in esso affrontate.
La riproduzione del presente documento è consentita purché ne venga citato il titolo e la data accanto all’indicazione: Orrick, Herrington & Sutcliffe, Newsletter

La legge 15 dicembre 2014 n. 186 recante “Disposizioni in materia di emersione e rientro di capitali detenuti all'estero nonché per il potenziamento della lotta all'evasione fiscale. Disposizioni in materia di autoriciclaggio”, entrata in vigore il giorno 1 gennaio 2015, ha introdotto nel codice penale il reato di autoriciclaggio e ha al contempo annoverato la predetta fattispecie all’interno del cd. catalogo dei reati presupposto del D.Lgs. 231/2001 attraverso la modifica dell’art. 25-octies.

La fattispecie di autoriciclaggio incrimina la condotta di quel soggetto che, avendo commesso o concorso a commettere un delitto non colposo (cd. reato fonte o reato presupposto dell’autoriciclaggio), impiega, sostituisce, trasferisce, in  attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dalla  commissione del reato fonte, in modo da ostacolare concretamente l'identificazione della loro provenienza delittuosa.

L’introduzione della nuova fattispecie incriminatrice ha creato un dubbio interpretativo in quanto la norma se, da un lato, è chiara nel disporre la punibilità della condotta integrante il reato di autoriciclaggio solo se compiuta successivamente all’entrata in vigore della legge n. 186/2014, dall’altro, non è sufficientemente chiara nel precisare se, ai fini della sussistenza del delitto, anche il reato fonte dell’autoriciclaggio debba esser commesso successivamente all’1 gennaio 2015 oppure se la nuova fattispecie penale possa essere contestata anche qualora il reato fonte sia stato  commesso in data precedente.

1. Corte di Appello di Milano, sentenza n. 4920 del 2015

La prima sentenza in materia di autoriciclaggio emessa dalla Corte d’Appello di Milano non aveva chiarito il dubbio di cui sopra.

Infatti, la Corte, richiamando l’art. 2 del codice penale in base al quale «nessuno può essere punito per un fatto che, secondo la legge del tempo in cui fu commesso, non costituiva reato», si era limitata a precisare che il nuovo reato di autoriciclaggio, essendo stato introdotto dalla legge del 15 dicembre 2014 n. 186 che era entrata in vigore il giorno 1 gennaio 2015, non poteva essere perseguito retroattivamente per fatti commessi antecedentemente all’entrata in vigore della predetta legge.

In applicazione di tale interpretazione, i giudici avevano assolto l’imputato in quanto le ipotesi accusatorie erano tutte antecedenti la data di entrata in vigore della legge 186/2014.

2. Corte di Cassazione, Sez. Pen. II, sentenza del 27 gennaio 2016, n. 2691

Se la pronuncia della Corte di Appello di Milano ha ribadito che la condotta integrante l’autoriciclaggio (impiego dei proventi derivanti da attività delittuosa ostacolandone l’identificazione della provenienza) è punibile solo se compiuta successivamente alla data dell’1 gennaio 2015, la Corte di Cassazione fa luce sul cd. reato fonte.

La fattispecie sottoposta alla Corte di Cassazione contemplava l’ipotesi di un caso in cui il reato fonte dell’autoriciclaggio era costituito dal reato di dichiarazione infedele di cui all’art. 4 del D.Lgs. 74/2001 commesso antecedentemente l’entrata in vigore della Legge 186/2014 e nella quale venivano eseguiti alcuni sequestri “ipotizzando la commissione del reato di autoriciclaggio, per avere il […] trasferito il denaro in modo da ostacolarne l’identificazione della provenienza quantomeno dal reato di cui all’art. 4 del D.Lgs. 74/2000, con riferimento a mobilizzazioni di investimenti non dichiarati e costituiti mediante redditi sottratti a tassazione”.

Avverso il provvedimento di convalida di uno dei sequestri veniva proposto ricorso per cassazione e, tra i motivi addotti a sostegno dell’annullamento, veniva eccepiva il mancato rilevamento da parte del Tribunale del Riesame della non configurabilità del reato di autoriciclaggio quando il reato fonte è commesso in data precedente all’entrata in vigore della L.n. 186/2014.
La Corte di Cassazione ha ritenuto il motivo infondato affermando che dall’imputato ricorrente “impropriamente viene invocato il principio di irretroattività della legge penale di cui all’art. 2 c.p. in relazione ad un reato, quale quello di autoriciclaggio, nel quale soltanto il reato presupposto si assume commesso in epoca antecedente l’entrata in vigore della Legge n. 186/2014, ma quando comunque lo stesso reato era già previsto come tale dalla legge, mentre l’elemento materiale del reato di cui all’art. 648[.1] ter risulta posto in essere in data 7 luglio 2015, ben successivamente all’introduzione della predetta normativa, e soprattutto non può ritenersi significativo che il Tribunale del riesame non abbia esplicitamente argomentato sul punto, dovendosi ritenere assorbente il rilievo che il Tribunale abbia comunque ritenuto configurabile “un’ipotesi accusatoria relativamente ad una condotta di riciclaggio” – di per sé sufficiente a giustificare il sequestro – […], tanto da ritenere non preclusa nemmeno l’ipotesi dell’autoriciclaggio, quanto meno nella fattispecie tentata.”.

3. Considerazioni conclusive

Alla luce delle considerazioni in diritto svolte dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 2691/2016, come sopra brevemente riportata, sembrerebbe possibile sostenere che il reato di autoriciclaggio non possa essere contestato quando l’elemento materiale della condotta sia avvenuto in data anteriore al giorno 1 gennaio 2015 mentre per il reato cd. fonte non sussiste il medesimo limite temporale, pertanto, rilevano anche le condotte anteriori all’entrata in vigore della L.n.
186/2014.

Allegato

  • Orrick, “Reato di autoriciclaggio prime pronunce giurisprudenziali”, 9 febbraio 2016 (pdf, 103 K, 3 pp.)

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