Orrick: “D.lgs. 231/2001: aggiornamento normativo e giurisprudenziale” (10 ottobre 2014)

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  • Fonte: Orrick Corporate Law Alert, ottobre 2014 (pdf, 116 K 4 pp.)

A cura del Dipartimento italiano Corporate di Orrick:

Il presente documento è una nota di studio.
Quanto nello stesso riportato non potrà pertanto essere utilizzato o interpretato quale parere legale né utilizzato a base di operazioni straordinarie né preso a riferimento da un qualsiasi soggetto o dai suoi consulenti legali per qualsiasi scopo che non sia un’analisi generale delle questioni in esso affrontate.
La riproduzione del presente documento è consentita purché ne venga citato il titolo e la data accanto all’indicazione: Orrick, Herrington & Sutcliffe, Newsletter.

L’aggiornamento di ottobre 2014 “normativo e giurisprudenziale” dello studio Orrick, Herrington & Sutcliffe sul d.lgs. 231/2001 riporta 5 notizie:

  1. Costituzione di parte civile nei procedimenti 231
  2. Autonomia dell'organismo di vigilanza / profitto nei reati colposi
  3. Sequestro preventivo e reati tributari
  4. Misure cautelari
  5. Reati in materia di salute e sicurezza sul lavoro

Nel seguito il testo della prima notizia: “Costituzione di parte civile nei procedimenti 231”. Qui il link per leggere l’interna newsletter (in pdf)

Costituzione di parte civile nei procedimenti 231,

Corte Costituzionale, Sent. 18 Luglio 2014 n. 218

La Corte Costituzionale con questa sentenza ha contribuito a fare chiarezza circa la posizione della persona offesa nel processo volto ad accertare la responsabilità giuridica dell’ente ex D.Lgs. 231/2001 stabilendo, dopo un accesa diatriba, che le vittime e persone offese del reato possano costituirsi parti civili nel contesto di un procedimento a carico di persone giuridiche.
Nel caso di specie, nel corso dell’udienza preliminare nei confronti di diverse persone imputate del reato di cui agli artt. 41 e 589, comma 2 e 4, c.p., in relazione all’art 590, comma 3, c.p., e nei confronti di due persone giuridiche quali enti responsabili per tale reato, a norma del D.lgs. 231/2001, le persone offese avevano richiesto la citazione di tali società come responsabili civili, ai sensi dell’art 83 c.p.p.. Il GIP aveva tuttavia escluso tale possibilità sulla base della lettera dell’art 83, comma 1, c.p.p. la quale recita: “L’imputato può essere citato come responsabile civile per il fatto dei coimputati per il caso in cui venga prosciolto o sia pronunciata nei suoi confronti sentenza di non luogo a procedere”.
È stata quindi proposta questione di legittimità dell’art 83 c.p.p. e del D.Lgs. 231/2001 nel suo complesso, in relazione all’art. 3 Cost., nella parte in cui non prevede la possibilità, per le parti offese, di chiedere direttamente il risarcimento in via civile nel processo penale alle persone giuridiche, dando origine ad un’ingiustificata disparità di trattamento per persone offese nel processo penale.
La Corte Costituzionale, da un lato, ha dichiarato inammissibile la questione sia per la generica formulazione del quesito, in quanto non viene indicato in modo preciso quale norma del D.Lgs. 231/2001 sia censurata né quale sia l’intervento additivo della Corte, sia per una non corretta lettura dell’art 83, comma 1, c.p.p.; dall’altro, nella parte motiva la Corte ha fornito una serie di indicazioni che sembrano ammettere la possibilità per le persone offese di citare la persona giuridica imputata quale responsabile civile per il fatto dei coimputati.
La Corte Costituzionale, riprendendo un intervento della Cassazione Penale sez. VI, n. 2251/2011, afferma, infatti, che nel sistema delineato dal D.Lgs. 231/2001 l’illecito ascrivibile all’ente costituisce una fattispecie complessa e non si identifica con il reato commesso dalla persona fisica, “il quale è solo uno degli elementi che formano l’illecito da cui deriva la responsabilità amministrativa, unitamente alla qualifica soggettiva della persona fisica, alle condizioni perché della sua condotta debba essere ritenuto responsabile l’ente e alla sussistenza dell’interesse o del vantaggio di questo. Ma se l’illecito di cui l’ente è chiamato a rispondere ai sensi del D.Lgs. n. 231/2001 non coincide con il reato, l’ente e l’autore di questo, non possono qualificarsi coimputati, essendo ad essi ascritti due illeciti strutturalmente diversi”.

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