Ivass, scelti i due consiglieri della nuova autorità assicurativa (Linkiesta.it, 7 novembre 2012)

Con Riccardo Cesari e Alberto Corinti, la cui nomina deve essere approvata dal Consiglio dei ministri, si completa la squadra dell’Ivass, il nuovo regolatore delle assicurazioni che sarà sotto l’egida di Bankitalia e sarà presieduto per legge dal direttore generale di Via Nazionale.
È stato raggiunto l’accordo sui due consiglieri dell’Ivass, la nuova autorità delle assicurazioni che sostituirà l’Isvap e sarà posta sotto l’ala della Banca d’Italia. Come previsto dalla procedura di nomina fissata dal decreto di luglio sulla spending review, la Banca d’Italia e il ministero dello Sviluppo Economico hanno concordato di indicare Alberto Corinti e Riccardo Cesari quali consiglieri dell’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni. Lo riferiscono fonti vicine al dossier. Il numero uno della nuova autorità di controllo delle assicurazioni sarà per legge il direttore generale di via Nazionale, ruolo attualmente ricoperto da Fabrizio Saccomanni. Il consiglio dell’Ivass è responsabile della gestione interna dell’istituto, mentre le decisioni di rilevanza esterna (incluse le autorizzazioni) spettano al direttorio della Banca d’Italia integrato dai due consiglieri.
Alberto Corinti (vedi il suo profilo su Linkedin) è stato dirigente dell’Isvap fino al 2004: prima ispettore (dal 1990 al 1997), poi responsabile della sezione attuariale vita e quindi capo degli affari internazionali. Da questa posizione è passato al Ceiops (ora Eiopa), il regolatore europeo delle assicurazioni, di cui è stato segretario generale fino al 2007. Dopo un passaggio alla Cea-Insurers of Europe, la federazione europea delle compagnie assicurative, da febbraio 2011 è responsabile dell’ufficio di Bruxelles del Promontory Financial Group, dove era stato chiamato da Tommaso Padoa Schioppa, all’epoca presidente della filiale europea del gruppo. Promontory è una società di consulenza e lobby specializzata su questioni regolatorie nel settore finanziario. Ha rapppresentato l’industria assicurativa europea nei lavori di preparazione di Solvency II, la direttiva europea sui requisiti patrimoniali delle compagnie assicurative, e dei principi contabili internazionali (Ifrs) specificamente applicabili al settore assicurativo.
Riccardo Cesari è professore ordinario di Metodi matematici dell’economia e delle Scienze attuariali e finanziarie presso l’Università di Bologna (v. curriculum). Dal 1984 al 1994 ha lavorato nel servizio studi della Banca d’Italia. Molto stimato negli ambienti sindacali, negli ultimi dieci anni è stato consigliere di amministrazione, ed è tuttora consulente, di diversi fondi pensione, da Cometa (metalmeccanici) ad Arco (lavoratori del legno) a Cooperlavoro (lavoratori delle cooperative). Cesari (guarda video) è anche consulente di Unipol Assicurazioni e valutatore dei gestori finanziari per i fondi pensione Previcooper, Eurofer, Fonte.

ComplianceNet: 

Banca d'Italia: Il Cloud Computing nel sistema finanziario, standard, regolamentazione, controlli. Atti convegno 6 novembre 2012

La Banca d'Italia ha pubblicato sul suo sito  programma e atti del convegno "Il Cloud Computing nel sistema finanziario - standard, regolamentazione e controlli" che si è tenuto il 28 settembre 2012.
Obiettivo dell'incontro è stato "condividere esperienze utili sul cloud computing e valutarne gli impatti sul sistema finanziario e sui presidi da porre in essere a fronte dei potenziali rischi".
Nel suo intervento introduttivo, Emerico Antonio Zautzik  funzionario generale di Banca d'Italia, preposto all'Area Banca centrale, mercati e sistemi di pagamento ha ricordato che l'applicazione della nuvola digitale nei settori e nelle infrastrutture critiche, come possono considerarsi quelle che presiedono all'ordinato funzionamento dei mercati e delle transazioni finanziarie, impone una riflessione attenta sui temi della sicurezza, della continuità di servizio della auditability dei processi.
"Anche in Italia è alta l'attenzione ai programmi cloud da parte del governo e della pubblica amministrazione.
Nel giugno scorso, è stato pubblicato da DigitPA un documento che raccoglie raccomandazioni e proposte per l'adozione del paradigma cloud computing nella pubblica amministrazione.
Le azioni proposte tendono ad assicurare ad una gran parte dei servizi di eGovernment quelle caratteristiche di efficacia, efficienza, trasparenza, partecipazione, condivisione, cooperazione, interoperabilità e sicurezza già condivise nella Dichiarazione  
Gli approfondimenti finora svolti confermano, da un lato, le potenzialità economiche della nuova tecnologia; evidenziano, nel contempo, alcune criticità connesse con la sua introduzione in settori dove l'integrità, la confidenzialità e la tracciabilità dei dati sono fattori critici.
(…)
Non a caso le disposizioni di vigilanza in tema di controlli interni, ancora in fase di consultazione pubblica, richiamano esplicitamente il modello del cloud computing e sollecitano gli operatori a inviare i loro commenti " in considerazione della relativa novità del modello e della limitata esperienza maturata finora nel settore bancario in tale ambito".
Di seguito programma, elenco completo degli atti e il testo integrale dell'intervento di Emerico Antonio Zautzik.

Programma

  • Qui il programma in pdf (60 K, 1 pag.)

Il cloud computing nel sistema finanziario, Standard, regolamentazione e controlli, Banca d'Italia, 28 settembre 2012

  • 09:15 – 09:30 Apertura dei lavori (Banca d'Italia), testo disponibile tra gli atti
  • 09:30 – 10:15 Presentazione della ricerca (Banca d'Italia), testo disponibile tra gli atti
  • 10:15 – 10:45 Cloud e controlli (ISACA), testo disponibile tra gli atti
  • Coffee break
  • 11:15 – 12:50 Le questioni aperte. Tavola Rotonda
  • Coordinatore (Banca d'Italia)
  • L'Agenda Digitale Italiana (Ministero dello Sviluppo Economico)
  • La regolamentazione europea sulla tutela dei dati personali (Garante Privacy), testo disponibile tra gli atti
  • Le riflessioni/esperienze di una banca italiana (Unicredit)
  • Le scelte di un service provider (SIA)
  • 12:50 -13:20 Dibattito
  • 13:20 – 13:30 Chiusura dei lavori

Atti

  • Giulio Spreafico,  CISA CISM CGEIT CRISC, "I Controlli nel Cloud Computing", (pdf, 450 K, 27 pp.)
  • Paola Masi, Servizio Supervisione sui Mercati e sul Sistema dei Pagamenti di Banca d'Italia, "Il cloud per le infrastrutture critiche del sistema dei pagamenti" (pdf, 282 K, 8 pp.)
  • Emerico Antonio Zautzik, funzionario generale di Banca d'Italia, preposto all'Area Banca centrale, mercati e sistemi di pagamento, "Intervento di apertura", (pdf, 89 K, 3 pp.)
  • Cosimo Comella, Ufficio del Garante per la protezione dei dati
    personali, "Protezione dei dati personali e iniziative per lo sviluppo
    del cloud computing in Europa" (pdf, 300 K, 26 pp.)

Intervento di apertura di Emerico Antonio Zautzik

Gentili partecipanti, è con vivo interesse che introduco i lavori di questo seminario sul cloud computing, un nuovo modello di distribuzione e utilizzo dell'ICT.
Obiettivo dell'incontro è di condividere esperienze utili a valutarne gli impatti sul sistema finanziario e sui presidi da porre in essere a fronte dei potenziali rischi
Il cloud computing è un modello che prevede l'accesso a risorse informatiche e servizi condivisi e configurabili con ampio grado di flessibilità.
Dal punto di vista logico, la 'nuvola' si basa su uno schema concettuale relativamente semplice, con importanti conseguenze sul piano tecnico e organizzativo.
Per valutare l'innovazione si può far ricorso ad un efficace esemplificazione che Umberto Eco richiama nel commentare l'utilizzo del computer: 'scrivere a macchina' invece che 'a mano' è un progresso, 'scrivere con un computer' è organizzare il pensiero diversamente.
Il cloud computing può rientrare in quest'ultima tipologia: modifica l'approccio alla gestione delle risorse informatiche nel processo produttivo.
La Banca d'Italia, nella sua funzione di sorveglianza, si è interessata al fenomeno dopo che il dibattito ha superato l'ambito dell'informatica pura e ha innescato le prime riflessioni all'interno del settore finanziario influenzando le scelte di alcuni grandi operatori di mercato (p.e. tutte le contrattazioni del Nasdaq sono nella ‘nuvola' di Amazon), le politiche di e-government in alcuni paesi occidentali.
L'applicazione della nuvola digitale nei settori e nelle infrastrutture critiche, come possono considerarsi quelle che presiedono all'ordinato funzionamento dei mercati e delle transazioni finanziarie, impone una riflessione attenta sui temi della sicurezza, della continuità di servizio della auditability dei processi.
Lo sviluppo del cloud può essere favorito dalla standardizzazione d'interfacce applicative, di formati dei dati, di modelli per contratti e accordi sui livelli di servizio.
Tutti questi temi sono all'attenzione degli operatori in sedi diverse: il settore finanziario italiano può utilmente e fattivamente contribuire alla definizione di standard e principi.
Il passaggio al cloud da parte delle infrastrutture finanziarie deve tuttavia confrontarsi con aspetti istituzionali, regolamentari e infrastrutturali, legate anche alle scelte che verranno operate dai diversi attori a livello europeo e nazionale.
In Europa, è attesa entro fine anno la definizione di una compiuta politica in materia da parte della Commissione Europea.

Corruzione, riciclaggio, usura. Perché è importante l'impegno dei cittadini e istituzioni per la legalità (5 novembre 2012)

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di Valentina Grippo

    Sono notizie in basso, nelle pagine dei giornali.
    Di cui si parla un giorno e che rimangono lì, come temi importanti ma di cui ogni giorno si occupano gli addetti ai lavori. Invece sono i fatti principali di cui dovremmo occuparci, la precondizione perché l'Italia si rimetta in moto e torni a ogni livello a essere una democrazia efficace, a partire dalla capitale.
    Il 31 ottobre 2012 una delegazione della Commissione CRIM (organised CRime, corruption and Money laundering – crimine organizzato, la corruzione e il riciclaggio di denaro) del Parlamento Europeo ha condotto una serie di audizioni con esperti nel contrasto alle mafie: magistrati, esponenti delle forze dell'ordine e rappresentanti del governo e della società civile.

    Intervenendo all'audizione il procuratore capo della Direzione distrettuale antimafia di Roma, Giuseppe Pignatone, ha ricordato che a Roma c'è un grosso problema di riciclaggio di denaro sporco. Nella capitale la Guardia di finanza, solo nel 2011, ha sequestrato beni di provenienza mafiosa per 1,1 miliardi di euro: "Non si tratta solo di appalti, le ‘ndrine calabresi hanno acquistato vere e proprie catene di negozi. In centro, ad esempio, con 200 milioni di euro sono stati comprati locali storici" ha sottolineato. E ha illustrato come locali storici del centro siano stati inquinati, nel proprio assetto proprietario, da soldi di provenienza criminale.

    Nella stessa audizione è stato ascoltato anche il prefetto di Roma Giuseppe Pecoraro che ha ricordato che "l'obiettivo della mafia a Roma non è la conquista del territorio ma la ricerca dell'affare. E per questo, spesso, si affidano a persone insospettabili".
    Sempre qualche giorno fa, il 30 ottobre 2012, Libera, l'associazione antiracket di Don Ciotti, ha presentato a Roma il dossier "Usura, il BOT delle mafie" che traccia un quadro allarmante e desolante delle attività usurarie, in mano ai clan della criminalità organizzata, anche a Roma e nell'agro pontino. Il dossier conferma che l'usura è uno dei metodi più invasivi attraverso i quali le organizzazioni criminali riescono a penetrare i gangli vitali della società civile, soffocando il libero mercato e condizionando il sistema economico del paese. Nel mirino aziende redditizie e attività commerciali floride che in tempo di crisi hanno la necessità urgente di accedere a crediti per non perdere commesse e di conseguenza essere tagliati fuori dal mercato. In questi casi solo l'usuraio mafioso può essere in grado di movimentare e rendere disponibili ingenti somme di denaro in breve tempo. E con i soldi, accompagnati da una costante violenza psicologica ma anche fisica, il passo successivo è inevitabile: il prestito ad usura, che da un lato permette al titolare dell'azienda di salvarla (questo è ciò che crede), dall'altro il clan si impossessa di fatto di quell'azienda e di quell'attività economica trasformandola in una propria lavanderia. Con rischi vicini allo zero, perché l'usura, e a maggior ragione quella mafiosa, è un reato che non si denuncia. È un reato che si basa spesso sulla mancata percezione della vittima di essere stritolato in un affare illecito, si basa sull'omertà, e su un rapporto vittima-usuraio mafioso che segue la dipendenza psicologica, quasi fisica.
    Quello che voglio evidenziare, anche nel mio ruolo di civil servant a Roma, come assessore alle politiche culturali del III municipio di Roma, sono i terribili "costi sociali" dei comportamenti criminosi, della corruzione, dell'illegalità nella comunità civile e nei territori locali.
    Corruzione, riciclaggio, usura, pizzo minano infatti i valori fondamentali del nostro ordinamento democratico e del nostro diritto perché intaccano l'eguaglianza dei cittadini e dei soggetti economici, offuscano la trasparenza dei meccanismi decisionali nella PA, minano la fiducia nelle Istituzioni.

    L'impegno per la legalità

    Come contenuto in un recente rapporto del Governo Monti: "La corruzione mette in moto un circolo vizioso: delegittimando le istituzioni democratiche fa perdere nei cittadini la fiducia nella legalità e imparzialità dell'azione degli apparati pubblici; la perdita di fiducia favorisce a sua volta la diffusione delle pratiche illegali e alzando una nebbia determinando una contrazione della capacità sociale di percepire il disvalore stesso del fenomeno".
    Secondo un recente studio della Banca Mondiale, citato nello stesso rapporto del governo, le imprese costrette a fronteggiare una pubblica amministrazione corrotta e che devono pagare tangenti crescono in media quasi del 25% di meno di imprese che operano in mercati legali.
    Quello che mi fa più paura e mi irrita come cittadina e come assessore è che ad essere più fortemente colpite sono le piccole e medie imprese e le imprese più giovani.
    Per tacere del rallentamento di ogni servizio di base che si annida dietro all'inefficienza che maschera clientele e corruzioni (se la p.a. è efficiente che bisogno c'è di chiedere un favore per velocizzare un'iter, quale esso sia?).
    La corruzione e l'illegalità in poche parole compromettono il nostro futuro.
    È una ragione in più, pragmatica se vogliamo, che si associa alle ragioni di bontà della lotta in sé, per volere, come cittadini e come amministratori impegnarci in prima persona per prevenire e contrastare questi fenomeni abbienti specie ora che finalmente un quadro giuridico coerente e efficiente è stato completato con il voto la legge anticorruzione del 31 Ottobre.
    È necessario far evolvere le nostre best practice territoriali in un grande "progetto collettivo per la legalità" chiamando a lavorare insieme su questo tema le istituzioni, le associazioni di categorie, le associazioni di base, i cittadini.

    Chi è Valentina Grippo?

    Valentina Grippo, avvocato, è assessore con delega a politiche culturali, educative, formative, per l’adolescenza e per l’innovazione presso il III Municipio di Roma.
    È presidente dell’associazione "Città Democratica".
    Contatti

    Link

    Rassegna stampa

     

    DDL semplificazioni: l’Era glaciale della privacy? (I-dome.com, 5 novembre 2012)

    Il nuovo DDL sulle semplificazioni, attualmente all’attenzione del Parlamento (“Nuove disposizioni di semplificazione amministrativa a favore dei cittadini e delle imprese”), all’art. 17 dovrebbe introdurre importanti novità sul fronte privacy

    Analizzando con più attenzione si rileva che in sostanza questo intervento legislativo si fonda sul principio cardine che la normativa sul trattamento dei dati personali non verrà applicata a chi effettua un trattamento di dati nell’esercizio dell’attività di impresa, anche di natura individuale. Sembra proprio, quindi, che non si stia fermando neanche in questo caso il lungo processo di sgretolamento e scarnificazione che il Codice Privacy sta subendo negli ultimi anni e che, di fatto, lo ha svuotato di rilevanti contenuti.
    Vediamo nello specifico di cosa si tratta.
    Art. 17 Semplificazioni in materia di privacy
    1. Al decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, sono apportate le seguenti modifiche:
    a) all’articolo 5, dopo il comma 3, è aggiunto il seguente: 3-bis. “Il trattamento dei dati personali di chi agisce nell’esercizio dell’attività di impresa, anche individuale, non è soggetto all’applicazione del presente codice. Sono fatte salve le disposizioni di cui alla Parte II, Titolo X del presente codice relativamente al trattamento di dati riguardanti contraenti ed utenti di servizi di comunicazioni elettroniche.”;
    b) l’articolo 36 è sostituito dal seguente: “Art. 36 (Adeguamento) – 1. Il disciplinare tecnico di cui all’allegato B), relativo alle misure minime di cui al presente capo, è aggiornato periodicamente con decreto del Ministro della giustizia di concerto con il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, previo parere del Garante, ai sensi dell’articolo 154, comma 5, e sentite le associazioni rappresentative a livello nazionale delle categorie economiche coinvolte, in relazione all’evoluzione tecnica e all’esperienza maturata nel settore, anche individuando modalità semplificate di adozione delle misure minime in caso di trattamenti effettuati in particolare presso piccole e medie imprese, liberi professionisti e artigiani”.
    Al fine di semplificare gli adempimenti per le imprese, infatti, la nuova modifica dovrebbe escludere dall’applicazione (ovvero dagli obblighi/adempimenti e, quindi, anche dalle tutele) del Codice Privacy non solo le società, ma anche le persone fisiche che agiscono nell’esercizio della propria attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale.
    Viene fatta salva solo la tutela prevista per i trattamenti di dati effettuati nel settore delle telecomunicazioni e delle comunicazioni elettroniche (telefonate indesiderate, fax pubblicitari, spamming, etc.), come disciplinati nella Parte II, Titolo X del Codice Privacy. Contraenti e utenti (persone giuridiche e fisiche), pertanto, saranno ancora soggetti all’applicazione del Codice Privacy e, quindi, ai consueti obblighi e diritti.  
    A ben vedere, tuttavia, questa modifica non deve tradursi in un generale esonero per le imprese dall’ambito di applicazione delle misure di sicurezza in ambito privacy, in quanto anche nell’esercizio dell’attività di impresa possono essere trattati dati di persone fisiche: da ciò discende  da un lato il diritto ineliminabile di queste ultime a essere tutelate ai sensi del Codice Privacy, dall’altro l’impossibilità per l’imprenditore di eliminare o attenuare le difese logiche e fisiche che la normativa impone a tutela degli interessati. Si tratta sostanzialmente di un esonero totale, ma limitato al rapporto c.d. B2B, laddove nessuna garanzia di riservatezza o obblighi formali a cui adempiere (informative e richieste di consenso) viene richiesta ai titolari del trattamento. Nei confronti dell’interessato/persona fisica, infatti, in applicazione delle definizioni degli artt. 4 e art. 5 comma 3 del Codice Privacy, restano in vigore tutti gli obblighi, compreso quelli in tema di responsabilità e sicurezza dei dati di cui agli articoli 15 e 31 dello stesso Codice.
    L’Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha già espresso forti preoccupazioni in merito, in quanto escludere dall’applicazione del Codice Privacy coloro che agiscono nell’esercizio dell’attività imprenditoriale, anche individuale, non significa semplificare la vita degli imprenditori, bensì privarli, in quanto persone fisiche, di ogni garanzia rispetto al trattamento dei loro dati (a dispetto di ogni valutazione circa la peculiarità e la delicatezza che contraddistinguono tali trattamenti). Il Garante non nasconde neppure le proprie perplessità a causa di contrasto del DL Semplificazioni con la normativa europea annunciando che, se il testo venisse confermato, non si esimerebbe dal sollevare la questione di legittimità in sede comunitaria. Si ricorda, infatti, che una tale modifica si porrebbe in palese contrasto con i princìpi europei che vedono ancora al centro della tutela la persona fisica (con esclusione delle imprese e delle P.A.) in qualsiasi sua accezione.

    ComplianceNet: 

    La comunicazione al Fisco dei dati conti correnti non parte poiché manca via libera Garante Privacy (La Stampa, 5 novembre 2012)

    La mancata approvazione del Regolamento dell’Agenzia delle Entrate nei tempi ipotizzati (31 ottobre) lascia in dubbio non solo la data di entrata in vigore della comunicazione obbligatoria per banche e operatori finanziari, ma anche i dati da comunicare, i poteri di accertamento del Fisco e le tutele per i contribuenti.
    Lo Schema di Regolamento delle Entrate prevedeva l’invio dei dati entro il 31 marzo di ogni anno (per i movimenti dell’anno precedente) e, per le operazioni 2011, entro questo 31 ottobre 2012.
    A questo Schema di Regolamento, tuttavia, il Garante Privacy aveva richiesto integrazioni a tutela dei contribuenti in tema di sicurezza dei dati, rimandandone dunque l’intera l’approvazione:
    A inizio ottobre l’Agenzia ha inviato una nuova bozza, ma non essendo giunta risposta del Garante entro i tempi previsti dal primo Schema, l’unico risultato certo è che l’entrata in vigore slitta.
    Per i conti correnti e movimenti 2012 potrebbe essere confermata la scadenza del prossimo 31 marzo; in ogni caso i tempi sono stretti visto che si tratta di una gran mole di informazioni da trasmettere con modalità ancora sconosciute e che certamente dovranno garantire la riservatezza dei dati.

    I dati inviati al Fisco

    Quali sono esattamente le informazione trasmettesse sui movimenti dei propri correntisti da banche, Poste Italiane, intermediari e operatori finanziari, SGR, imprese di investimento, organismi di investimento collettivo del risparmio?
    Il Salva Italia (articolo 11, comma 2, D.L. 6 dicembre 2011 n. 201) prevede che ai dati identificativi degli intestatari del conto e al codice fiscale si aggiunga la quantificazione degli importi per: conti correnti e deposito (titoli, obbligazioni, risparmio), gestioni collettive e patrimoniali, certificati di deposito e buoni fruttiferi, carte di credito e di debito.
    Lo Schema di Regolamento (su cui il Garante non ha posto obiezioni) prevede dunque l’invio di: saldi del rapporto, distinti in saldo iniziale al 1° gennaio e saldo finale al 31 dicembre, dell’anno cui è riferita la comunicazione di riferimento; importo accrediti e addebiti in totale delle operazioni attive e passive su base annua riferiti a:

    • Conto corrente o deposito;
    • Conto titoli;
    • Carta di credito o di debito;
    • Fondo comune di investimento;
    • Gestione patrimoniale;
    • Certificati di deposito e buoni fruttiferi;
    • Utilizzo dei dati.

    Le informazioni possono essere utilizzate nell’ambito di indagini fiscali (ad esempio, della Guardia di Finanza e della stessa Agenzia delle Entrate).  Il Salva Italia prevede che l’Agenzia delle Entrate possa utilizzare i dati anche per «liste selettive di contribuenti a rischio di evasione», ma sempre con criteri da stabilire nel Regolamento.
    Tutto sta a capire come tutelare la privacy dei cittadini e come non penalizzarli con l’onere della prova (la dimostrazione di non essere evasori). In sostanza, l’Agenzia non dovrebbe poter avviare un accertamento fiscale sulla base dei soli dati ricevuti ma solo usarli per compilare le liste di soggetti a rischio e con modalità tutte da stabilire.
    Resta infine da capire con precisione per quanto tempo bisogna conservare i dati prima della rimozione automatica,  con quali meccanismi di cifratura trasmetterli, i criteri di accesso ai sistemi e la predisposizione di un canale apposito.

    ComplianceNet: 

    Mef, chiarimenti su iscrizione all'OAM per agenti broker assicurazione, promotori finanziari, cambiavalute (4 novembre 2012)

    Il Ministero dell'Economia e delle Finanze, Dipartimento del Tesoro, a firma del capo della Direzione Valutario, Antiriciclaggio ed Antiusura Giuseppe Maresca e siglato da Federico Luchetti, dirigente dell'ufficio IV, ha emanato una circolare del 26 ottobre 2012 per rispondere alle numerosissime domande pervenute al ministero.
    Chiarimenti in merito all'entrata in vigore di alcune disposizioni del Decreto Legislativo 141/2010.
    In particolare nella circolare si possono leggere chiarimenti in merito a:
    1. Obbligo di iscrizione nell’elenco degli agenti in attività finanziaria da parte degli agenti assicurativi e nell’elenco delle società di mediazione da parte dei broker assicurativi nonché svolgimento della cosiddetta “attività di segnalazione”.
    L'art. 128-quater, del decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 (Testo Unico Bancario - TUB), introdotto dall'articolo 11 del decreto legislativo 13 agosto 2010, n. 141, nel definire l’attività di agente in attività finanziaria, ne riserva l’esercizio (al comma 2) ai soli soggetti iscritti in uno specifico elenco tenuto dall'Organismo (OAM) istituito ai sensi dell'art. 128-undecies del citato TUB.
    Il successivo articolo 17, comma 4-bis, stabilisce, altresì, la compatibilità dell’attività di agenzia in attività finanziaria  con quella  di agenzia di assicurazione, fermo restando i rispettivi obblighi di iscrizione nel relativo elenco o registro.
    Analogamente, nel comma 4-quater è prevista la compatibilità dell’attività di mediazione creditizia con le attività di mediazione di assicurazione o di riassicurazione, sempreché siano rispettati gli obblighi di iscrizione nel proprio elenco o registro.
    L’esercizio di tali attività rimane assoggettato alle relative discipline di settore e controlli.
    Inoltre, sulla base delle nuove disposizioni, l’iscrizione nell’apposito elenco costituisce presupposto necessario per lo svolgimento della cosiddetta attività di "segnalazione", che risulta pertanto esclusa ai soggetti non iscritti, come, ad esempio, nel caso degli agenti immobiliari.
    Ciò detto, sono pervenute alcune richieste di chiarimento in merito all'individuazione della data a decorrere dalla quale tali obblighi entrano in vigore.
    Al riguardo, interviene la lettura del combinato disposto degli artt. 28 e 29 del menzionato D.lgs. 141/2010, dalla quale emerge che l’esplicazione degli effetti del nuovo quadro normativo è subordinata all’emanazione del regolamento previsto dall'art. 128- quater, comma 6, del TUB; si tratta del regolamento per la determinazione dei requisiti richiesti agli agenti che prestano in via esclusiva i servizi di pagamento ai fini della loro iscrizione in una sezione speciale dell’elenco in parola.
    Tale regolamento, già definito ed in corso di emanazione, individua in 30 giorni dalla sua entrata in vigore, il termine entro il quale gli agenti che prestano esclusivamente servizi di pagamento, già iscritti nel preesistente albo, dovranno presentare domanda ai fini della iscrizione nella nuova specifica sezione.
    Ne consegue che l'obbligo di iscrizione in capo agli agenti ed ai  broker assicurativi insieme all’obbligo di iscrizione per lo svolgimento della cd. segnalazione entrerà in vigore a decorrere della scadenza del suddetto termine di 30 giorni.

    ComplianceNet: 

    Garante Privacy: provvedimenti recenti: videosorveglianza, Centrale Rischi Banca d'Italia, telemarketing (4 novembre 2012)

    I provvedimenti più recenti del Garante per la protezione dei dati personali

    Decisioni su ricorso

    Articoli collegati sulla privacy

    ComplianceNet: 

    Ue: Un piano d'azione per le scommesse online (Commissione europea, 23 ottobre 2012)

    Corse dei cavalli, Superenalotto, lotterie, partite di calcio, poker, Bingo, casinò, insomma tutto ciò che riguarda il settore delle scommesse online è un'attività in crescita nell'Unione europea. La Commissione propone una serie di iniziative per rendere più chiare le norme che ogni Stato deve rispettare, soprattutto per proteggere il popolo degli scommettitori che in Europa conta 6 milioni e 800mila persone.
    Regole precise e conformi all'ordinamento dell'Unione, cooperazione tra gli Stati, protezione dei cittadini e in particolar modo dei minori, prevenzione delle frodi e delle partite truccate attraverso l'ampliamento della direttiva antiriciclaggio: queste le iniziative portate avanti dalla Commissione.
    Poiché ogni Stato disciplina in maniera diversa il settore, la Commissione europea ha pensato di rendere omogenea la situazione normativa attraverso alcuni principi comuni.
    In particolare, la Commissione chiede ad ogni Paese Membro di restringere o limitare i servizi di scommesse online sulla base di obiettivi di interesse pubblico, come la lotta alle frodi e alle partite truccate, e la tutela dei minori per i quali è sempre più facile accedere a siti di scommesse online.
    Ed è proprio la protezione dei più piccoli un punto chiave della politica europea: circa il 75% dei cittadini dell'Unione con meno di 17 anni utilizza internet, rendendo sempre più necessario incentivare strumenti di controllo dell'età e di filtri dei contenuti dei siti. Minori e non solo: ci sono anche molte famiglie che hanno sofferto a causa della dipendenza dal gioco d'azzardo (tra lo 0,5 e il 3% della popolazione). Per questo è necessario capire le cause che ne sono all'origine.
    Affinché i cittadini possano usufruire di un mercato delle scommesse sicuro e protetto, la Commissione ha adottato una serie di regolamenti per evitare e scoraggiare le frodi e il riciclaggio di denaro attraverso i siti on line. Poiché gli stati membri non possono applicare efficaci meccanismi antifrode, data la natura transfrontaliera dell'online, è necessaria un'impostazione che riunisca l'Unione europea, gli Stati membri e l'industria del settore.  In che modo? Registrando i giocatori, controllandone l'età, monitorando il flusso di denaro. Una corretta informazione è d'obbligo perché i cittadini devono essere consapevoli del fatto che ci sono dei limiti d'età da rispettare, che il mondo delle scommesse può essere un terreno pericoloso se non si gioca con responsabilità e che si possono correre dei rischi sia a livello economico, sia sociale sia per la salute.

    Approfondimenti

    • "Libro verde sul gioco d'azzardo on-line nel mercato interno" (pdf, 198 K 44 pp.)
    • Online gambling in Italy ( in inglese, pdf, 94 K, 1 pag).      

    Articoli collegati

    ComplianceNet: 

    Newsletter Clusit - 31 ottobre 2012

    • Fonte: CLUSIT,  Associazione italiana per la sicurezza informatica (pdf)

    |=============Indice==============
    | 1. Nuovi soci
    | 2. Security summit
    | 3. Notizie dal blog
    | 4. (ISC)², capitolo italiano
    | 5. Iniziative di formazione
    | 6. Notizie e segnalazioni dai soci
    | 7. Eventi sicurezza
    |=================================
    (…)
    ==================================
    4. (ISC)², Capitolo italiano
    ==================================
    Lo scorso giugno (ISC)² ha ufficialmente riconosciuto il proprio Capitolo Italiano, che in anteprima aveva gia annunciato la propria nascita al security summit di Milano. Ad oggi il capitolo conta oltre una cinquantina di iscritti esclusivamente individuali, e sta articolando i propri filoni di attività, alcuni dei quali anche in collaborazione con il CLUSIT su:
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    Il ddl anti-corruzione è legge (Il Post.it, 31 ottobre 2012)

    Dopo mesi di discussioni, trattative e polemiche, il testo è stato definitivamente approvato dal Parlamento: che cosa cambia, per punti
    Dopo mesi di discussioni, trattative e polemiche, il disegno di legge sulla corruzione è stato definitivamente approvato dal Parlamento. La Camera lo ha votato oggi, dopo aver votato ieri la fiducia al governo; il Senato lo aveva approvato il 17 ottobre. La Lega ieri ha votato no alla fiducia ma oggi ha votato a favore della legge, Italia dei Valori invece ha votato contro sia ieri che oggi. I partiti che sostengono il governo Monti hanno votato tutti a favore, i Radicali si sono astenuti.
    Il testo ha una lunga storia parlamentare alle spalle: fu infatti discusso in commissione parlamentare al Senato a partire dal maggio 2010, poi arrivò in aula (oltre un anno dopo) e fu approvato dal Senato, in prima lettura, il 15 giugno 2011. Poi la Camera lo modificò, ampliandolo parecchio. Il titolo completo è “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione” ed è nato come un provvedimento del governo Berlusconi (i primi firmatari del ddl originale erano Alfano, Maroni, Bossi, Calderoli e Brunetta), per quanto nel tempo abbia subito numerose e radicali modifiche e infine una sostanziale riscrittura da parte del governo Monti.
    I provvedimenti principali sono:

    • l’istituzione di una nuova Autorità nazionale anticorruzione, con compiti di controllo e indagine sulla pubblica amministrazione, oltre che di presentare relazioni annuali al Parlamento;
    • responsabili per la lotta contro la corruzione in tutti gli enti pubblici, enti locali inclusi; in questi enti è anche stabilita una «rotazione» – con criteri da definire successivamente – delle cariche nei settori più a rischio;
    • maggiore chiarezza e trasparenza dell’attività delle amministrazioni pubbliche e precisazioni per quanto riguarda gli appalti e gli incarichi in società controllate dal pubblico;
    • inasprimento delle pene per i reati coinvolti e nuova definizione di alcuni reati, tra cui la concussione (materia molto delicata, in cui in alcuni casi viene ridotta la pena), oltre alla creazione di uno nuovo, previsto dalle normative europee: il “traffico di influenze”, in pratica chi fa da intermediario tra il funzionario pubblico e chi vuole ottenere favori, che verrebbe punito con la reclusione da 1 a 3 anni;
    • incentivi e garanzie per i dipendenti pubblici che denuncino episodi di corruzione.

    Il ddl dà anche una delega al governo perché si occupi di fare una nuova legge sulla incandidabilità a cariche pubbliche dei condannati per reati connessi alla corruzione: il ministro Severino ha detto che il governo se ne occuperà entro un mese, precisando che l’idea del governo è quella di rendere incandidabili solo i condannati con sentenza definitiva. Il ministro della Giustizia Paola Severino ha detto che il ddl è il primo intervento organico in materia di corruzione dalle grandi inchieste di Mani Pulite dei primi anni Novanta.
    È il caso poi di ricordare un piccolo caso di fact checking su una cifra che viene ripetuta da settimane a proposito dei costi della corruzione. Ormai da mesi, in quasi tutti i servizi televisivi e giornalistici sul tema, si cita una stima attribuita alla Corte dei Conti secondo cui il costo della corruzione per l’Italia è di 60 miliardi di euro l’anno.
    La cifra è venuta fuori per la prima volta a febbraio 2012, durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario. Ma nella relazione scritta presentata dalla Corte dei Conti per quell’occasione, il costo di 60 miliardi è citato per dichiararlo poco attendibile. La relazione dice infatti (il passaggio è a pagina 100) che la stima complessiva del costo della corruzione nell’UE è di 120 miliardi di euro. Pensare quindi che la metà, 60 miliardi di euro, sia il costo della corruzione soltanto in Italia è «invero esagerato», scrive la relazione, che però non fornisce stime più realistiche. 60 miliardi di euro sono oltre il 3,5 per cento del prodotto interno lordo italiano, secondo i dati della Banca mondiale del 2011.

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