FATCA: nuovo modello di contratto intergovernativo predisposto dall’IRS per le FFIs (LightCompliance.com, 5 dicembre 2012)

Tags: FATCA
Dal 1 luglio 2013 ogni Istituto Bancario, Finanziario e Assicurativo dovrà identificare i propri clienti in base al Foreign Account Tax Compliance Act (FATCA), un insieme di disposizioni aventi l’obiettivo di contrastare l’evasione fiscale praticata dai contribuenti americani che detengono conti al di fuori degli USA.
Per indurre gli Intermediari Finanziari non Americani a collaborare, la normativa FATCA prevede l’applicazione di una ritenuta alla fonte USA del 30% sui cosiddetti withholdable payments (es: dividendi, interessi, corrispettivi lordi derivanti dalla vendita di titoli USA, canoni, royalties e stipendi di fonte USA) percepiti dagli intermediari (FFI – Foreign Financial Institution ) sia per conto proprio sia per conto della propria clientela (USA e non).
Per evitare la ritenuta del 30%, gli intermediari devono sottoscrivere un accordo con l’Internal Revenue Service statunitense (IRS) – denominato Foreign Financial Institutions Agreement (FFIA) – entro il 30.6.2013. Tale accordo, la cui ultima versione predisposta dall’IRS è datata 14.11.2012, imporrà determinate attività di «due diligence, reporting and withholding responsibilites» a partire dal 01.07.2013
L’introduzione della nuova normativa FATCA nasce dalla constatazione che l’attuale normativa prevista dal Qualified Intermediaries Agreement (QIA) si è rivelata insufficiente a contrastare l’evasione negli Stati Uniti, in quanto lascia ancora spazio ai contribuenti statunitensi per occultare i propri capitali mediante l’investimento attraverso le seguenti tipologie di attività:

  • non statunitensi;
  • statunitensi, attraverso società di persone estere, senza rivelare la propria identità;
  • statunitensi, attraverso società di capitali estere.

E’ bene infine evidenziare che le Foreign Financial Institution (FFI) impattate dalla normativa FATCA sono le società (non statunitensi) che:

  • accettano depositi nello svolgimento ordinario di un’attività bancaria o similare (es: Banche)
  • detengono, come parte essenziale del proprio business, beni finanziari per conto terzi (es: fiduciarie, depositari)
  • hanno come business principale l’investimento, il reinvestimento o la negoziazione (sia in conto proprio, sia in conto terzi) di titoli, quote di partnership, commodities (es: fondi comuni di investimento, SGR)
  • emettono polizze assicurative a contenuto finanziario (es: assicurazioni)

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CLUSIT: Premio Tesi «Innovare la sicurezza delle informazioni» - ottava edizione – 2012 (7 dicembre 2012)

Il premio "Innovare la sicurezza delle Informazioni", riservato alle tesi universitarie più innovative in materia di sicurezza informatica, ha lo scopo di promuovere una collaborazione tra i soggetti che si occupano di sicurezza informatica in Italia: le aziende, le Università, gli studenti. Un punto di scambio tra mondo produttivo e mondo scientifico, tra studenti e mondo del lavoro, alimentato direttamente dai singoli soggetti che vi partecipano portando i propri bisogni e le proprie esperienze.
La formula scelta del Premio si propone di incentivare gli studenti a confrontarsi con i temi della Sicurezza Informatica.
Le prime 5 tesi classificate saranno premiate ed in particolare:

  • il primo classificato riceverà la somma di 2.000 € al lordo di trattenute ed oneri fiscali;
  • al secondo classificato sarà assegnato uno stage pagato di sei mesi presso eMaze;
  • al terzo classificato un Corso di preparazione alla certificazione internazionale ISECOM OPST - OSSTMM Professional Security Tester offerta da @Mediaservice;
  • al quarto classificato un corso Lead Auditor ISO IES 27001 offerta da BSI Management Systems.

Ai primi cinque classificati sarà inoltre accordata l'adesione gratuita al Clusit per il 2013.
I titoli delle prime 4 tesi classificate, i nomi degli autori, ed il nome dell'Università presso la quale è stata presentata la tesi saranno pubblicati sul sito del Clusit.
La premiazione si svolgerà durante il Security Summit 2013, Milano.
La Commissione designata ad assegnare il Premio è costituita da membri del Comitato Tecnico Scientifico, Soci Clusit ed altri esperti del settore.

Link

Sponsor

Il Premio Tesi è realizzato in collaborazione e con il sostegno di:

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IT Governance: intervista a Claudia Capparucci, ICT Director di Codere Italia Spa (5 dicembre 2012)


ComplianceNet: Buongiorno dottoressa Capparucci e grazie per la collaborazione. Vuole presentare rapidamente Codere?

Claudia Capparucci: Codere Italia S.p.A.  è una società multinazionale, leader nel mondo del gioco lecito, la cui attività si incentra nella gestione di terminali di gioco, bingo, agenzie di scommesse, casinò ed ippodromi. Codere è presente in otto paesi tra Europa ed America Latina, impiega più di 20.000 persone, ed è quotata alla Borsa di Madrid.
In Italia dal 2006 Codere è Concessionario di Stato per l’attivazione e il controllo della rete per la gestione telematica del gioco lecito attraverso gli apparecchi da divertimento e intrattenimento
con la denominazione attuale di Codere Network. È leader di mercato nella gestione di sale bingo: con 13 gaming hall sparse in tutto il territorio nazionale concentra il 10% della raccolta totale.

ComplianceNet: Qual è il suo ruolo in Codere e quali le sue esperienze professionali?

Claudia Capparucci: Sono direttore del Dipartimento Tecnologie e Servizi Informativi da un anno. Lavoro da più di vent’anni nel mondo ICT, ho ricoperto il ruolo di IT Manager in contesti aziendali molto diversi tra di loro sia dal punto di vista dell’assetto proprietario sia del settore di business di riferimento. Negli ultimi due anni ho avuto modo di diversificare la mia esperienza svolgendo attività di consulenza in ambito compliance, con particolare riferimento alla 231/01, all’antiriciclaggio, alla Qualità ISO9001.

ComplianceNet: Nel 2012 Codere ha avviato un progetto di IT Governance; con quale obiettivo?

Claudia Capparucci: Fondamentalmente colmare il gap rilevato dall’assessment che ho eseguito nei primi tre mesi del mio insediamento in azienda. Negli ultimi quattro anni il business in rapida crescita e diversificazione, anche a seguito dell’introduzione nel mercato dei giochi delle videolottery, ha chiesto all’IT di essere particolarmente veloce e reattivo, d’implementare in rapida successione sistemi, portali, reti e tecnologie sacrificando talvolta aspetti quali l’analisi dei processi, la pianificazione, l’implementazione di metodologie e tool a supporto.
Codere Italia ha da due anni assunto un ruolo importante all’interno del Gruppo, la visibilità in avanti ci consente ora di poter definire strategie di business chiare ed effettuare investimenti anche su processi e sistemi.
I volumi significativi raggiunti ci richiedono di pianificare le nostre attività, di analizzare i rischi derivanti dall’introduzione di nuovi sistemi e tecnologie, di standardizzare processi, operazioni, flussi di lavoro, di stabilizzare i sistemi già a regime, in modo da poter sfruttare le sinergie di scala che l’informatizzazione consente, razionalizzando la richiesta di risorse, il tutto anche nell’ottica di affrontare al meglio l’inevitabile processo di riduzione dei costi operativi cui saremo tenuti nel momento in cui il business del gioco entrerà in una fase di maturità.

CONSOB: Rapporto 2012 sulla corporate governance delle società quotate italiane (3 dicembre 2012)

Il "Rapporto sulla corporate governance" è un documento a cadenza annuale, basato su segnalazioni statistiche di vigilanza e informazioni pubbliche, che contiene dati su assetti proprietari, assemblee e organi sociali degli emittenti quotati italiani.

Allegato

  • CONSOB, "Rapporto 2012 sulla corporate governance delle società quotate italiane", 1° dicembre 2012, (pdf , 292 K, 16 pp. )
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Privacy: Newsletter del Garante n. 366 del 29 novembre 2012 – cambio sesso, alberghi, sperimentazione medica

Il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato la newsletter n.366 del 29 novembre 2012  .
Tre gli argomenti trattati:

  1. Cambio di sesso: su diploma di laurea privacy garantita
  2. Schedine d'albergo via web: ok del Garante alle nuove regole
  3. Sperimentazione clinica su pazienti traumatizzati

Cambio di sesso: su diploma di laurea privacy garantita

La ristampa del diploma di laurea non deve contenere alcun riferimento al nome originario
La ristampa del diploma di laurea degli studenti che hanno cambiato sesso non deve contenere alcun elemento idoneo a rivelare l'avvenuta  rettificazione di attribuzione di sesso, quali il  nome originario  dell'interessato o l'annotazione della motivazione della ristampa.
Lo ha stabilito il Garante per la privacy rispondendo a due richieste di chiarimenti: la prima di uno studente che dopo il cambio di sesso voleva ottenere il diploma di laurea con indicati solo i nuovi dati anagrafici, e la seconda dell'Università interessata che proponeva il rilascio di un secondo diploma con la nuova identità ritenendo, che l'ipotesi alternativa - con l'annotazione  della motivazione della ristampa  sul diploma di laurea - potesse ledere la riservatezza dello studente. La soluzione prospettata dall'Università è stata accolta dal Garante perché ritenuta idonea a tutelare adeguatamente la dignità della persona e il suo diritto a vedere correttamente rappresentata la propria identità sessuale.
L'Autorità inoltre, ha prescritto a tutte le  Università  di adottare, nell'ambito della propria autonomia, accorgimenti e cautele, anche simili a quelli individuati nel caso esaminato, in modo da non rilasciare certificazioni o documentazione dalle quali possano desumersi il cambiamento di sesso e il nome originario dell'interessato.  Informazioni, queste ultime, contenute in atti o documenti che l'Università è comunque obbligata a conservare a norma di legge.
Il provvedimento del Garante è stato trasmesso al Miur e alla Conferenza dei Rettori delle Università italiane affinché valutino l'adozione di eventuali iniziative volte a orientare in modo corretto e omogeneo le procedure delle Università in casi analoghi.

Schedine d'albergo via web: ok del Garante alle nuove regole

Il Garante della privacy ha dato parere favorevole sullo schema di decreto riguardante la comunicazione esclusivamente per via telematica alle autorità di pubblica sicurezza dell'arrivo di persone che alloggeranno in strutture ricettive. Il testo predisposto dal Ministero dell'interno, come suggerito dal Garante, sostituisce completamente la normativa precedente, così da evitare eventuali incertezze applicative tra gli operatori, e consentendo un utilizzo sicuro delle nuove tecnologie per la trasmissione delle cosiddette "schedine d'albergo".
In base al nuovo decreto, i gestori delle strutture ricettive dovranno provvedere a comunicare i dati delle persone alloggiate (le generalità, gli estremi del documento di riconoscimento e il numero dei giorni di permanenza) alle questure competenti entro 24 ore dal loro arrivo, tramite un apposito servizio attivato sul web dal Centro Elettronico Nazionale (Cen) della Polizia di Stato.
Per tutelare la riservatezza dei dati sono previste particolari procedure e misure di sicurezza sia per gli esercenti, sia per gli operatori di polizia.
Gli alberghi e le altre strutture ricettive dovranno innanzitutto chiedere un apposito certificato elettronico per abilitarsi al servizio di trasmissione via web. Nel caso in cui, per motivi di natura tecnica, il servizio web risultasse non funzionante, gli operatori potranno comunque inviare i dati dei clienti tramite fax o posta elettronica certificata (Pec). I dati trasmessi dovranno essere cancellati subito dopo l'invio, mentre le ricevute di trasmissione dovranno essere conservate per cinque anni al fine di consentire eventuali controlli.
Una volta inviate, le informazioni saranno registrate, presso una struttura informatica del Cen, in aree di memoria logicamente separate in base all'ufficio territoriale competente, così da consentire un accesso selettivo al personale della Polizia di Stato espressamente autorizzato. Per quindici giorni i dati potranno essere consultati dai soli operatori incaricati per finalità di prevenzione, di accertamento e repressione dei reati, nonché di tutela dell'ordine e della sicurezza pubblica. Trascorso tale periodo, i dati sulle persone alloggiate potranno essere consultati esclusivamente dagli ufficiali di polizia giudiziaria e di pubblica sicurezza della Polizia di Stato addetti ai servizi investigativi con profilo di accesso a livello nazionale. Trascorsi 5 anni dalla registrazione, le schedine d'albergo dovranno essere definitivamente cancellate anche dal Cen.

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Società di revisione, la Consob "conferma" le disposizioni antiriciclaggio (Ipsoa, 27 novembre 2012)

Con incarichi presso enti di interesse pubblico
La Commissione di vigilanza sulla borsa, attraverso la delibera n. 18382 del 21 novembre, ha confermato – in seguito all’entrata in vigore del decreto del MEF che ha istituito il nuovo Registro unico dei revisori – l’applicabilità, in capo alle società aventi incarichi presso enti di interesse pubblico, della disciplina in materia di antiriciclaggio contenuta nella delibera n. 17836 del 2011.
Con la citata delibera n. 17836 del 28 giugno 2011 la Consob, d’intesa con la Banca d’Italia e l’Isvap, aveva dettato una serie di disposizioni in materia di organizzazione, procedure e controlli interni delle società di revisione, volti a prevenirne l’utilizzo a fini di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo.
Tale delibera era stata adottata in attuazione dell’art. 7 del d.lgs. n. 231/2007, il quale, provvedendo al recepimento della Direttiva 2005/60/CE aveva ridisegnato l’intera normativa in materia antiriciclaggio.
Orbene, l’authority di vigilanza borsistica, in seguito all’entrata in vigore (dal 13 settembre scorso) del decreto del MEF n. 144/2012, che ha istituito il nuovo Registro unico dei revisori contabili e delle società di revisione, ha inteso confermare la validità della predetta delibera.
La precisazione della Consob si rendeva necessaria alla luce della soppressione dell’Albo Speciale delle società di revisione tenuto dalla Consob ai sensi del previgente art. 161 del TUF. Inoltre – prosegue la delibera – il chiarimento si rendeva opportuno in ragione dell’entrata in vigore, dal 17 ottobre 2012, del d.lgs. n. 169/2012 che ha introdotto alcune modifiche alla disciplina volta alla prevenzione del fenomeno del riciclaggio.
In definitiva la Consob, alla luce del quadro normativo così ridefinito e in attesa dell’adozione degli ulteriori decreti attuativi del d.lgs. n. 39/2010 ha chiarito, in considerazione dell’Istituzione del Registro unico, che a far data dallo scorso 17 ottobre le disposizioni della delibera n. 17836 si intendono riferite alle società di revisione con incarichi presso enti di interesse pubblico.

Convegno Cabel: "L'industria bancaria italiana e le prospettive di rilancio", disponibili le slide (Cabel.it, 23 novembre 2012)

Testi degli interventi dei relatori - Empoli 10 Novembre 2012

Cabel ringrazia tutti coloro che a titolo sia di relatori sia di partecipanti, sono intervenuti all’evento organizzato ad Empoli nelle giornate del 10 e 11 Novembre u.s. sul tema “L’industria bancaria italiana tra prospettive di rilancio e bisogno di concretezza”.
La rappresentatività dei soggetti istituzionali coinvolti (Banca d’Italia, Amministrazioni locali, Università, Confindustria, Fondazioni bancarie) e degli operatori economici (imprese, assicurazioni, banche, outsourcer informatici) ha dato risalto all’iniziativa, incoraggiando a proseguire lungo la strada delle soluzioni concrete, che aiutino ad affrontare le criticità del contesto socio – economico che stiamo vivendo.
Un ringraziamento particolare a Sua Eminenza Silvano Piovanelli, Arcivescovo Emerito della diocesi fiorentina, che, presente all’evento, ha richiamato le responsabilità di tutti per il superamento dell’attuale momento.

L’industria bancaria italiana tra prospettive di rilancio e bisogno di concretezza

Intervento D. Corsini (slide disponibili)

Coordina F. Locatelli Direttore del giornale web Firstonline.
Partecipano:

  • M. Benvenuti Banca d’Italia Firenze, Tendenze interpretative dell’economia del territorio (slide disponibili)
  • S. Bettini Presidente Confindustria Firenze, La media impresa, vero motore di sviluppo (slide disponibili)
  • A. Lattanzi Presidente Fondazione Carilucca, Nuovi interessi proprietari per le banche del territorio?
  • R. Varaldo Scuola Superiore S.Anna, innovazione e start up tecnologiche (slide disponibili)
  • F. Ferrarotti Sociologo, Idropouts: gli esclusi da mercati e società 
  • M. Comana Università Luiss, Banche locali in equilibrio tra strategie di mercato e mission territoriale, lecture (slide disponibili).
  • F. Bosio DG Banca di Cambiano, banca locale un ruolo che si rinnova, testimonianza

Coordina: M. Salvatori, Direttore della rivista Azienda Banca.
Partecipano:

  • G. Correnti Partner Nolan & Norton, gruppo Kpmg, tendenze della tecnologia nell’industria bancaria (slide disponibili)
  • G. Apicella Guerra Consulente organizzativo, What the banks Want. Nuove sfide per l’organizzazione della banca (slide disponibili)
  • V. Fiore AD Auriga, i pagamenti, terreno di confronto tra banche e non banche (slide disponibili)
  • A Pallini AD Oasi, gruppo ICBPI, il ruolo dell’outsourcer, tecnologia ma non solo (slide disponibili)
  • P. Franchini Banca d’Italia, amministrazione Centrale, Rischio informatico e normativa di vigilanza (slide disponibili)

Conclusioni D. Corsini (slide disponibili)

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Il punto su Basilea III e la stabilità finanziaria (YouTrend.it, 19 novembre 2012)

    di Matteo Bidese

      Il Comitato di Basilea per la vigilanza bancaria, istituito nel lontano 1974 dai paesi del G10, si occupa di regolamentazione internazionale del sistema bancario e finanziario al fine di garantirne la stabilità. La stabilità del sistema finanziario è indispensabile per mantenere e coltivare la fiducia dei depositanti, i cui fondi sono sulla carta disponibili ed esigibili, ma è chiaro come questo non sia conciliabile con l’attività d’impiego a medio-lungo termine svolta dalla banca, in credito o altri strumenti finanziari. Il rischio di default delle istituzioni deve essere ridotto ai minimi termini, ancor più in un sistema interconnesso e complesso come quello attuale. La caduta di una singola istituzione può innescare un effetto domino all’interno del sistema (come insegna il caso Lehman Brother).
      Il sistema prescelto dal Comitato è di vigilanza prudenziale. Si richiede sostanzialmente alle banche di detenere a fronte degli impieghi, considerando il loro livello di rischio (un mutuo ipotecario è per definizione meno rischioso di un prestito a un privato senza garanzie), un certo ammontare minimo di capitale (il requisito base è dell’8%), finanziando solo la restante parte attraverso il debito. Ciò dovrebbe garantire una maggiore solidità della banca, limitandone almeno in parte l’esposizione finanziaria e coprendo il rischio di credito. Prendiamo una banca che fa prestiti per 100. Nel primo caso è finanziato per 100 dai depositanti, nel secondo per 92 dai depositanti e 8 da capitale. Se la banca incassa una perdita di 5, nel primo caso i depositanti vedono ridotti i propri risparmi e vorranno uscire dalla banca. Nel secondo caso la perdita di 5 verrà assorbita dal capitale e i depositi non saranno intaccati garantendo la continuità del sistema.
      Fino ad oggi l’applicazione delle racco- mandazioni del Comitato è avanzata al rallentatore, i progressi sono stati notevoli (Basilea II la più importante con i sistemi di rating interni) ma la regolamentazione si è sempre trovata ad inseguire l’innovazione finanziaria, in ritardo rispetto alla necessità di stabilizzare l’attività bancaria. Le conseguenze sono evidenti, il ritardo per buona parte politico. Sorte migliore non sembra toccare a Basilea III, l’ultimo set di norme da applicare gradualmente, a partire da Gennaio 2013 ed entro il 2019. L’Europa si appresta non senza malumori al varo (per la verità le banche europee hanno già iniziato autonomamente ad allinearsi) ma in questi giorni arriva lo stop della FED. Non c’è abbastanza tempo per chiarire come applicare le nuove raccomandazioni.
      La verità è che i nuovi requisiti di capitale sono decisamente più stringenti, sia a livello di requisito minimo che di qualità del capitale (maggiore common equity a scapito di strumenti subordinati o convertibili). Basilea III potenzia inoltre i requisiti per il rischio di mercato ed introduce norme a copertura del rischio liquidità, imponendo accantonamenti di liquidità per scongiurare problemi di solvibilità più o meno acuti dell’istituzione. Tutti questi requisiti risultano inoltre considerevolmente acuiti per quelle istituzioni considerate come fonte di rischio sistemico, le cosiddette SIFI (tra cui compare anche Unicredit), le too big to fail.
      Altro aspetto evidenziato è quello della prociclicità delle norme. È infatti il livello di rischio a determinare la quantità di capitale minimo da detenere. In periodi di crescita economica, quando il rischio scende, i requisiti diventano meno stringenti liberando risorse da investire per la banca, a parità di capitale. D’altro canto, in periodi di recessione il rischio sale e il capitale minimo da detenere cresce; a parità di capitale la banca è quindi costretta ridurre il suo attivo per rispettare i parametri contraendo l’offerta di credito e innescando un spirale recessiva per l’economia reale. In tal senso si prevede un buffer (“cuscinetto”) anticiclico, un ulteriore aumento dei requisiti di capitale da attivare nei periodi di crescita economica per smussare il picco del ciclo e poi da riassorbire nei periodi di recessione. Questo buffer sarebbe da costituire attraverso la ritenzione degli utili a scapito della distribuzione di dividendi e di bonus per i manager.

      ComplianceNet: 

      In arrivo una nuova MiFID (laVoce.info, 16 novembre 2012)

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      di Massimo Scolari  segretario generale di Ascosim, associazione delle Sim di consulenza
      La direttiva Mifid disciplina i servizi di investimento nell'Unione Europea. Presto ne entrerà in vigore una versione profondamente rivista, che aumenta la trasparenza verso i risparmiatori. Soprattutto in Italia, comporterà la fine di prassi obsolete che hanno regolato il mercato negli ultimi decenni.
      La direttiva Mifid, che disciplina i servizi di investimento nei paesi dell’Unione Europea, è stata approvata nel 2004 e, dopo l’emanazione di direttive applicative (di secondo livello), è stata recepita nei diversi ordinamenti nazionali, Italia inclusa, nel 2007.
      La direttiva conteneva clausole di revisione che prevedevano una manutenzione della normativa alla fine del primo triennio di applicazione.
      I primi tre anni di vita della Mifid hanno coinciso con una fase di profonda instabilità dei mercati finanziari: ciò ha reso ancor più indispensabile, anche in virtù di impegni assunti nel quadro degli accordi del G20, una revisione della normativa al fine di assicurare una maggiore protezione degli investitori e una maggiore uniformità nell’applicazione nei diversi paesi europei.
      La revisione è stata avviata nel 2010 con una pubblica consultazione; nell’ottobre 2011 la Commissione europea ha adottato un testo che costituisce la proposta di modifica della direttiva - più precisamente, si tratta di una proposta di una nuova direttiva (Mifid 2) e di un regolamento (Mifir).

      La proposta della Commissione europea

      Le tematiche sulle quali si sofferma la proposta della nuova direttiva sono molteplici, trasparenza e integrità dei mercati, high frequency trading, istituzione e gestione di Otf (Organised Trading Facility), regole di trasparenza pre e post trading, accesso ai mercati europei da parte di intermediari di paesi terzi.
      Nell’ambito della protezione degli investitori sono introdotte alcune novità importanti nella disciplina del servizio di consulenza in materia di investimenti.
      In primo luogo, si trova una conferma dell’ampia definizione di consulenza finanziaria e della sua rilevanza nell’ambito dei servizi di investimento.
      La novità più rilevante è l’introduzione di una specifica tipologia di consulenza definita “indipendente”, nella quale si prevede l’obbligo di considerare, per le raccomandazioni di investimento, un’ampia gamma di emittenti e di strumenti finanziari, in particolare non limitandosi agli strumenti o prodotti finanziari emessi o gestiti dalle società del gruppo di appartenenza, e il divieto di percepire “incentivi” da società terze, ossia le retrocessioni di commissioni da parte delle società-prodotto.
      Il Recital n. 52 della proposta della Commissione europea chiarisce infatti che “al fine di definire ulteriormente il contesto all’interno del quale viene prestato il servizio di consulenza in materia di investimenti (…) risulta appropriato stabilire le condizioni per l’offerta di questo servizio, quando esso viene prestato su base indipendente. Al fine di rafforzare la protezione degli investitori e di accrescere l’informativa ai clienti in merito al servizio ricevuto, risulta appropriato restringere ulteriormente la possibilità per le società di investimento di accettare o ricevere incentivi da terze parti, e particolarmente da fornitori di prodotti finanziari nell’ambito del servizio di consulenza e di gestione patrimoniale”.
      Vengono quindi introdotti nuovi obblighi di comportamento per tutte le società e gli intermediari che offrono questo servizio alla clientela “retail”: il cliente deve essere preventivamente informato su la tipologia della consulenza offerta (indipendente o non) e se il monitoraggio delle raccomandazioni viene effettuato su base continuativa.

      La posizione del Parlamento europeo

      La proposta della Commissione europea ha suscitato molte discussioni e opposizioni tra alcune associazioni rappresentanti delle banche e degli altri intermediari, soprattutto in Francia e in Italia. I paesi del Nord Europa, in particolare Gran Bretagna (nella quale sta per entrare in vigore la normativa nazionale Retail and Ditribution Review) e Olanda, ne sono invece i maggiori sostenitori.
      Le opposizioni allo schema della Commissione hanno trovato riscontro nella posizione assunta dal Parlamento europeo, e in particolare dalla commissione per i problemi economici e monetari, (Econ), che ha formulato alcune proposte di modifica del testo, sulla base di un rapporto elaborato da Mirkus Ferber.
      Gli emendamenti della commissione Econ cancellano di fatto la tipologia di “indipendenza” nel servizio di consulenza e sostituiscono il divieto della percezione degli incentivi con un obbligo di maggiore trasparenza e disclosure alla clientela. Viene altresì consentito ai diversi Stati membri di introdurre disposizione più vincolanti in tema di incentivi.
      Il Parlamento europeo ha approvato la proposta, in seduta plenaria, il 26 ottobre.

      Antitrust: approvato il regolamento sul rating di legalità (15 novembre 2012)

      Rating di legalità: Antitrust approva  regolamento, meccanismo operativo  entro fine anno
      Sarà operativo entro fine anno il rating di legalità delle imprese: l’Antitrust, nella riunione del 14 novembre 2012, ha infatti varato il regolamento che stabilisce criteri e modalità di attribuzione dei punteggi.
      Il regolamento, che ha ricevuto il parere favorevole dei ministeri dell’Interno e della Giustizia, dovrà essere ora pubblicato sulla Gazzetta ufficiale ed entrerà in vigore 15 giorni dopo la pubblicazione.
      Di seguito le principali novità:
      Come richiedere il rating
      Potranno richiedere l’attribuzione del rating le imprese operative in Italia che abbiano raggiunto un fatturato minimo di due milioni di euro nell’esercizio chiuso l’anno precedente alla richiesta e che siano iscritte al registro delle imprese da almeno due anni. Le aziende interessate dovranno presentare una domanda, per via telematica, utilizzando un formulario che sarà presto pubblicato sul sito dell’Autorità.
      Da una a tre ‘stellette’
      Il rating avrà un range tra un minimo di una ‘stelletta’ a un massimo di tre ‘stellette’, attribuito dall’Autorità sulla base delle dichiarazioni delle aziende che verranno verificate tramite controlli incrociati con i dati in possesso delle pubbliche amministrazioni interessate.
      Una ‘stelletta’
      Per ottenere il punteggio minimo l’azienda dovrà dichiarare che l’imprenditore (o i suoi soci, rappresentanti e dirigenti apicali se impresa collettiva) non hanno ricevuto sentenze di condanna per reati tributari e reati contro la pubblica amministrazione. Per i reati di mafia, oltre a non avere subito condanne, non dovranno essere in corso procedimenti penali.
      L’impresa non dovrà inoltre, nel biennio precedente la richiesta di rating, essere stata condannata per illeciti antitrust gravi, per mancato rispetto delle norme a tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro, per violazioni degli obblighi retributivi, contributivi, assicurativi e fiscali nei confronti dei propri dipendenti e collaboratori.  Non dovrà inoltre avere subito accertamenti di un maggior reddito imponibile rispetto a quello dichiarato, né avere ricevuto provvedimenti di revoca di finanziamenti pubblici per i quali non abbia assolto gli obblighi di restituzione. Tutti i provvedimenti che impediscono l’attribuzione di una ‘stelletta’ dovranno essere divenuti inoppugnabili o confermati con sentenza passata in giudicato.
      L’impresa dovrà inoltre dichiarare di effettuare pagamenti e transazioni finanziarie di ammontare superiore alla soglia di mille euro esclusivamente con strumenti di pagamento tracciabili.
      Da due a tre stellette
      Il regolamento prevede 6 ulteriori requisiti che, se rispettati, garantiranno alle imprese il punteggio massimo di 3 stellette. Se ne verranno rispettati 3 si otterranno due stellette. In particolare le aziende dovranno:
      rispettare i contenuti del Protocollo di legalità sottoscritto dal Ministero dell’Interno e da Confindustria, e a livello locale dalle Prefetture e dalle associazioni di categoria; utilizzare sistemi di tracciabilità dei pagamenti anche per importi inferiori rispetto a quelli fissati dalla legge;       adottare una struttura organizzativa che effettui il controllo di conformità delle attività aziendali a disposizioni normative applicabili all’impresa; adottare processi per garantire forme di Corporate Social Responsability; essere iscritte in uno degli elenchi di fornitori, prestatori di servizi ed esecutori di lavori non soggetti a tentativi di infiltrazione mafiosa; avere aderito a codici etici di autoregolamentazione adottati dalle associazioni di categoria.
      Sarà valorizzata anche la denuncia, all’autorità giudiziaria o alle forze di polizia, di reati previsti dal Regolamento commessi a danno dell’imprenditore o dei propri familiari e collaboratori, qualora alla denuncia sia seguito l’esercizio dell’azione penale.
      Durata del rating
      Il rating di legalità ha durata di dueanni dal rilascio ed è rinnovabile su richiesta. In caso di perdita di uno dei requisiti base, necessari per ottenere una ‘stelletta’, l’Autorità dispone la revoca del rating. Se vengono meno i requisiti grazie ai quali l’azienda ha ottenuto un rating più alto l’Antitrust riduce il numero di stellette.
      L’Autorità pubblicherà sul proprio sito, mantenendolo aggiornato, l’elenco delle imprese cui il rating di legalità è stato attribuito, sospeso, revocato, con la relativa decorrenza.

      Allegato

      • Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, “Regolamento rating di legalità” (pdf, 31 K, 8 pp.)
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