Consiglio nazionale dei dottori commercialisti: meno adempimenti per l'antiriciclaggio (31 maggio 2013)

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On line il numero di maggio di Press interamente dedicato all'argomento (qui in pdf , 2,9 M, 53 pp. qui consultabile online)

In prima fila nella lotta al riciclaggio, ma con l’auspicio della creazione di un quadro normativo finalmente più semplice e uniforme in tutta l’Unione Europea. È la posizione dei commercialisti che emerge dal numero di Press di maggio, online su questo sito e interamente dedicato all'argomento.
Un tema sul quale il mensile ospita numerose voci autorevoli, a cominciare da quella di Giuseppe Maresca, capo direzione V del dipartimento del Tesoro, il quale sostiene che al tavolo del negoziato sulla quarta direttiva non potrà mancare la voce della categoria. Un contributo potenzialmente utile ad evitare, secondo Maresca, il rischio che i soggetti italiani risultino svantaggiati rispetto agli omologhi europei.

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L’esigenza di migliorare il sistema antiriciclaggio è comunque sentita da molti degli operatori, come sottolineato dal colonnello Giovanni Padula, capo ufficio tutela economia e sicurezza del III reparto del comando generale della Gdf, secondo cui la sfida è ora quella di accrescere sia il livello della qualità delle segnalazioni sia la collaborazione tra i diversi destinatari della norma.
Tiziana De Luca, della direzione V del dipartimento del Tesoro, pone invece l’accento sulla necessità di ridurre il più possibile la frantumazione delle normative nazionali, attraverso procedure sovranazionali di valutazione del rischio, mentre Lucia Starola, commercialista torinese esperta della materia, afferma che il legislatore italiano dovrebbe eliminare sia l’obbligo decennale di conservazione, sia quello di registrazione.
Se è vero, insomma, come scrive il direttore di Press, Maria Luisa Campise, che “nel corso dell’ultimo decennio il riciclaggio ha assunto in tutto il mondo, ed in Italia in particolare, contorni e dimensioni particolarmente allarmanti” e che, quindi, anche i commercialisti sono chiamati a dare un “contributo in termini di collaborazione e controllo”, è altrettanto vero che è arrivato il momento di “sfrondare la normativa di adempimenti e formalismi inutili che, senza fornire un valore aggiunto sul piano della prevenzione e perseguibilità degli illeciti, ingolfano letteralmente gli studi professionali, a iniziare da quelli meno strutturati, con aggravio di incombenze e di costi”.

Allegato

  • Press, professione economica e sistema sociale, maggio 2013, no.55, interamente dedicato all'antiriciclaggio (qui in pdf , 2,9 M, 53 pp. qui consultabile online
ComplianceNet: 

Banca d’Italia: Usura sopravvenuta (29 maggio 2013)

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  • Fonte: Comunicazione di Banca d’Italia (pdf)

L’Arbitro Bancario Finanziario, organismo indipendente di cui la Banca d’Italia cura il funzionamento, è intervenuto con alcune recenti decisioni sul tema del superamento del tasso soglia anti usura che sopravvenga nel corso del rapporto con il cliente.
Da ultimo il Collegio di Napoli, con decisione n. 1796 del 3 aprile 2013 (pdf) pubblicata sul sito internet dell’ABF, ha stabilito, con riguardo al caso di una carta di credito con rimborso rateale, che il superamento sopravvenuto del tasso soglia comporta sul piano civilistico l’inopponibilità al cliente dei tassi eccedenti tale limite, con conseguente sterilizzazione dei relativi interessi.
Per far sì che i tassi effettivamente applicati risultino contenuti entro i limiti previsti dalla legge, i decreti ministeriali con i quali vengono trimestralmente pubblicati i tassi soglia stabiliscono che gli intermediari debbano far riferimento ai medesimi criteri previsti dalle “Istruzioni per la rilevazione del tasso effettivo globale medio ai sensi della legge sull’usura” emanate dalla Banca d’Italia.
Per un approfondimento sulla disciplina antiusura è possibile consultare la sezione Vigilanza, voce «Contrasto all’usura»
Roma, 29 maggio 2013

Rassegna web

Decisione ABF

  • Decisione n. 1796 del 3 aprile 2013 (pdf)

Testo sentenza Cassazione

Approfondimenti

  • Aldo Angelo Dolmetta, La Cass. N. 602/2013 e l’usurarietà sopravvenuta (pdf)
ComplianceNet: 

Chi vince al gioco d’azzardo on line (La Voce.info, 28 maggio 2013)

di Margherita Billeri, Mario Centorrino e Pietro David

Il gioco d’azzardo on line è un settore in grande espansione. L’estensione dei giochi legali avrebbe dovuto arginare quelli clandestini, oltreché produrre entrate per il fisco. Oggi ci ritroviamo con infiltrazioni massicce delle mafie, riduzione del prelievo fiscale e aumento delle ludopatie.

Chi gioca d’azzardo on line

Inchieste televisive e articoli di stampa hanno denunziato una attività di lobbying a favore del gioco d’azzardo on line, anche attraverso forme di corruzione di parlamentari. Sempre che le denunzie abbiano fondamento, perché le lobby dovrebbero interessarsi al gioco on line e alle regole che lo disciplinano?
Prima di descrivere l’economia del gioco d’azzardo on line, che presenta inattese distorsioni, è d’obbligo segnalare due costi sociali che derivano dalla sua diffusione: l’infiltrazione nel settore di organizzazioni criminali mafiose e l’insorgere di fenomeni di dipendenza dal gioco (ludopatia).
Non a caso, ricerche su attori ed effetti di alcuni giochi d’azzardo legali (Lotto, Totocalcio, Gratta e Vinci) avevano già messo in luce alcune importanti considerazioni. In primo luogo, le famiglie più povere spendono in questo tipo di giochi una percentuale di reddito (3 per cento) maggiore di quelle più ricche (1 per cento). E visto che quelli di pura fortuna portano in media sui grandi numeri a una perdita di denaro, questa spesa si traduce in una sorta di “tassazione volontaria” di tipo regressivo. (1)
Ma quali possono essere le spiegazioni di tale differenza? Una, senza dubbio, risiede nella convinzione, forse in parte fondata, che per le persone più povere l’unica possibilità di diventare ricchi sia tentare la fortuna. Le statistiche, infatti, confermano come le altre strade per la mobilità sociale siano strette e tortuose, e che spesso in Italia conta più la famiglia di provenienza rispetto a competenza e determinazione. E l’incoraggiamento che lo Stato riserva ai vari giochi legali si traduce in un’incentivazione di canali di mobilità ascendente svincolati dal merito individuale e basati sulla pura fortuna.

Un settore interessante per le mafie

I giochi d’azzardo legali on line sono a pagamento, fruibili attraverso internet, smartphone, tablet e connected tv e prevedono la possibilità di una vincita in denaro. (2)
La quantificazione del mercato del gioco on line si articola su quattro voci principali: la raccolta, ovvero il totale dei soldi movimentati dagli utenti attraverso il proprio conto di gioco (il conto nel quale i giocatori depositano il denaro destinato al gioco e dal quale possono prelevare le eventuali vincite); la spesa, ovvero la differenza tra la raccolta e il payout (cioè l’ammontare delle vincite restituite ai giocatori), il prelievo erariale (ovvero la parte di raccolta trattenuta dal fisco); il fatturato, ovvero l’effettivo ricavo degli operatori di gioco, che in base alle attuali normative consiste in una quota della raccolta al netto del prelievo erariale e del payout. (3)
Secondo stime relative al 2012 (novembre) nel settore operano 5mila aziende e 120mila addetti. (4) La raccolta ammonta a 87 miliardi (80 nel 2011), con un payout pari a 70 miliardi (62 nel 2011). Una quota consistente (15 miliardi), in deciso aumento rispetto all’anno precedente (8,4), è costituita dalle somme giocate per poker e casinò on line. (5)
Ovviamente, all’aumento della raccolta in questa “nicchia” si è accompagnato l’aumento del payout (nel 2012, 13,5 miliardi, di gran lunga superiore alla quota del 2011, 8 miliardi), in controtendenza rispetto alla diminuzione registrata in altri settori e addirittura al calo complessivo delle entrate erariali. Come è possibile questa asimmetria? I giochi introdotti negli ultimi anni hanno una tassazione inferiore rispetto ai precedenti, a vantaggio del payout per i giocatori e la filiera del gioco d’azzardo: concessionario, tabaccherie, agenzie, intermediatori, fornitori di macchine, sistemi e software. Per esempio, dai proventi del Superenalotto l’erario incassa il 44,7 per cento, mentre dai ben più moderni poker cash e casinò on line preleva a fini fiscali solo lo 0,6 per cento.
Per queste due tipologie di gioco c’è stato un aumento della spesa tra il 2011 e il 2012 (+16 per cento), un aumento corrispondente delle vincite (+19,28 per cento), mentre le entrate erariali (prelievo sulle spese) sono rimaste allo 0,1 per cento. C’è da chiedersi dunque quale vantaggio fiscale lo Stato tragga dall’aumento della spesa in poker e casino on line e quali siano le ragioni della differenziazione di aliquote.
Più in generale, negli ultimi anni, nonostante il consistente aumento del fatturato dell’intero sistema, le entrate fiscali sono diminuite: c’è razionalità in questa regolazione da parte dello Stato dell’economia del gioco d’azzardo on line?

ComplianceNet: 

La nuova guida del Garante privacy per aiutare le imprese (29 maggio 2013)

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Il testo originale e ufficiale della guida è la versione in pdf disponibile presso il sito del Garante.
A cura di ComplianceNet sono disponibili anche le versioni mobi, epub, xhtml, doc, odt della guida.

    La nuova guida del Garante privacy per aiutare le imprese
    Proposte 10 pratiche aziendali per migliorare il business e valorizzare il corretto utilizzo dei dati
    La corretta adozione di semplici misure a protezione dei dati personali può contribuire a rendere più efficiente l'organizzazione dell'impresa e a ridurre sensibilmente i potenziali rischi a cui la stessa si espone sul mercato, ma può rappresentare anche un vantaggio competitivo.
    Per questi motivi, l'Autorità ha predisposto una breve guida - "La privacy dalla parte dell'impresa - Dieci pratiche aziendali per migliorare il proprio business".

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    (clicca per allargare l'immagine)
    L'obiettivo è quello di aiutare le imprese a valorizzare il proprio patrimonio dati, trasformando la privacy da costo a risorsa, senza per questo ridurre le tutele dei diritti fondamentali della persona.
    Il Garante per la privacy ha individuato dieci "best practice" che possono migliorare non solo l'immagine dell'impresa, come soggetto attento al principio di "responsabilità sociale", ma anche la propria capacità di business, aumentando la fiducia di utenti e consumatori nella serietà e affidabilità dell'attore economico.
    Il vademecum richiama regole fondamentali e consigli pratici - che vanno dalla selezione del personale all'uso delle nuove tecnologie, dalla trasparenza alle misure di sicurezza - per utilizzare e proteggere al meglio i dati personali trattati. L'imprenditore potrà trovare anche riferimenti alle principali modalità semplificate che l'Autorità ha, nel tempo, indicato alle aziende per ottenere una conformità sostanziale alla protezione dei dati, evitando attività inutili e meramente formali.

    La guida

    La guida è suddivisa in dieci brevi capitoli: "Il valore dei dati"; "A ciascuno le sue responsabilità"; "Trasparenza e correttezza nel business"; "Curriculum & Co."; "Trattamenti "a rischio""; "Tecnologie per l'impresa"; "Difesa del patrimonio dati"; "Controllo del "controllore informatico""; "L' "export" dei dati"; "Verso una "customer care dei dati"". Ogni capitolo affronta una differente pratica aziendale e alcuni dei benefici diretti e indiretti generati dalle misure adottate per tutelare i dati personali.
    La nuova guida sarà distribuita al Forum Pa, in programma dal 28 al 30 maggio 2013 al Palazzo dei Congressi di Roma, presso lo stand del Garante.
    In alternativa, copia in formato cartaceo potrà essere richiesta all'Ufficio stampa dell'Autorità, Piazza di Monte Citorio n. 121 - 00186 Roma, e-mail: ufficiostampa@garanteprivacy.it, oppure scaricata in formato elettronico dal sito Internet www.garanteprivacy.it

    Allegato

    • Garante per la protezione dei dati personali, “La Privacy dalla parte dell’impresa. Dieci pratiche aziendali per migliorare il proprio business” (pdf , 400 K, 31 pp.)

    Altri formati (accessibili)

    • A cura di ComplianceNet sono disponibili anche le versioni mobi, epub, xhtml, doc, odt della guida.
      ComplianceNet: 

      Fondazione studi consulenti del lavoro: Obblighi antiriciclaggio del consulente del lavoro (27 maggio 2013)

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      • Fonte: Fondazione studi consulenti del lavoro, parere n.2 del 27.05.2013 (pdf ,165 K, 2 pp.)

        Obblighi antiriciclaggio del consulente del lavoro

        Il consulente del lavoro nello svolgere la propria attività è obbligato alle disposizioni sulla normativa antiriciclaggio? E pertanto, all’identificazione del cliente, all’adeguata verifica ed eventualmente alla segnalazione di operazioni sospette?
        Il decreto 231/2007 ha introdotto nel nostro ordinamento giuridico il concetto di riciclaggio ai fini amministrativi. Oltre alla definizione, diversa rispetto a quella di carattere penale, prescrive delle regole di comportamento che determinati soggetti devono adottare per prevenire il riciclaggio ed il finanziamento del terrorismo tramite il sistema finanziario ed economico.
        I soggetti indicati entrano così in un ruolo collaborativo con le autorità al fine di prevenire tale reato. La norma non è volta a punire il reato di riciclaggio in sé, che continuerà ad essere punibile sotto il profilo penale, ma la mancata collaborazione per la prevenzione di tale reato.
        È sostanzialmente richiesta la collaborazione a determinati soggetti, affinché adottino idonei ed appropriati sistemi per verificare la clientela, nel rispetto della tutela della privacy.
        Il decreto individua 4 gruppi di soggetti destinatari di specifici obblighi di collaborazione per individuare possibili operazioni a rischio.
        intermediari finanziari (art.11): si tratta di banche, poste, sim, società di investimento, imprese di assicurazione, agenti di cambio, ecc….
        professionisti (art.12): sono divisi in 4 categorie, ossia a) gli iscritti all’albo dei dottori commercialisti ed esperti contabili e consulenti del lavoro; b) ogni altro soggetto che rende servizi o prestazioni in materia di contabilità e tributi; c) notai e avvocati e d) i prestatori di servizi relativi a società e trust.
        revisori contabili o legali (art. 13): si intendono sia i singoli revisori che le società di revisione
        altri soggetti (art. 10 e art. 14)
        Recupero crediti, custodia e trasporto di denaro contante, gestione di case da gioco, anche via internet, agenzie di intermediazione immobiliare, case d’asta, fabbricazione di preziosi, commercio di cose antiche, ecc …
        Sono previste, tuttavia alcune esclusioni. Quella che rileva ai nostri fini riguarda l’Attività di redazione e trasmissione delle dichiarazioni fiscali e attività legate all’amministrazione del personale.
        A tal riguardo l'art. 12 al comma 3 prevede che gli obblighi di registrazione ed archiviazione non sussistono per i consulenti del lavoro per la mera attività di redazione e/o di trasmissione delle dichiarazioni derivanti da obblighi fiscali e per gli adempimenti in materia di amministrazione del personale di cui alla legge 11 gennaio 1979, n. 12.
        Essi inoltre, su delega e in rappresentanza degli interessati, sono competenti in ordine allo svolgimento di ogni altra funzione che sia affine, connessa e conseguente, a quanto previsto nel comma precedente.
        Ferma restando la responsabilità personale del consulente, questi può avvalersi esclusivamente dell'opera di propri dipendenti per l'effettuazione dei compiti esecutivi inerenti all'attività professionale. Ne consegue, che rientrano non solo l'elaborazione dei cedolini, ma anche tutte le attività annesse e connesse alla gestione del personale. E pertanto, per tutte le prestazioni tipiche dell’amministrazione del personale non esistono obblighi in relazione all’adeguata verifica e registrazione della clientela.
        Al riguardo, si evidenzia che il MEF con una nota di chiarimenti del 12 giugno 2008 ha precisato che la disposizione va interpretata in misura estensiva.
        Vale a dire non solo limitatamente alla mera redazione del cedolino paga, ma di tutte le attività comprese, appunto, nella L. 12/1979.
        Pertanto, le attività svolte da un consulente del lavoro – oltre evidentemente alla gestione e consulenza strettamente connessa ed annessa al personale dipendente - che riguardino ad esempio consulenze su contratti di compravendita, societarie, tributarie, gestione della contabilità non rientrano nella citata esclusione.
        Quindi, per dette attività nasce l’obbligo di identificare il cliente e procedere alla adeguata verifica. Non va poi dimenticato che la deroga prevista non rileva quando il professionista ritiene che la prestazione richiesta (anche dunque in materia di personale dipendente ed adempimenti connessi) può essere riconducibile ad attività di riciclaggio. Infatti, in queste ipotesi, non valgono limiti o deroghe di sorta.
        Vale a dire che se il cliente, ad avviso del professionista, sebbene stia richiedendo la redazione del cedolino e null’altro, stia in realtà riciclando denaro illecito, scattano automaticamente tutti gli obblighi quali l’identificazione, la verifica e la segnalazione.
        Infine, a completezza di argomentazione, si segnala che un’altra esclusione è collegata all’attività legata a procedimenti giudiziari.
        Non esiste l’obbligo di segnalazione quando al professionista è richiesta una prestazione legata all’esame della posizione giuridica del cliente o per l’espletamento della difesa dello stesso, includendo anche la consulenza sull’eventualità di intentare o evitare il procedimento.
        Questa esclusione è limitata alla mera segnalazione.
        Vale a dire che se al consulente del lavoro è richiesta una prestazione di difesa in un processo tributario, ad esempio, non sarà esentato dall’identificazione e dalla verifica adeguata del cliente, ma semplicemente, qualora scoprisse in tale sede un investimento di denaro di provenienza illecita, potrà evitare la segnalazione.
        Fondazione Studi
        Il coordinamento scientifico 

        Contatti

        Rassegna web

          ComplianceNet: 

          Privacy, Newsletter del Garante n. 373 del 24 maggio 2013: Marketing selvaggio, telecamere occulte, Ztl, Futuro della privacy

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          Il Garante per la protezione dei dati personali ha pubblicato la newsletter n. 373 del 24 maggio 2013  .
          Quattro gli argomenti trattati:

          1. Marketing selvaggio: 800mila euro di sanzioni a tre società
          2. Stop alle telecamere occulte sul posto di lavoro
          3. Ztl: sui contrassegni niente nominativi per le ditte individuali
          4. Futuro della privacy, libero scambio Usa-Ue, Europol. I Garanti europei dettano le condizioni

          Marketing selvaggio: 800mila euro di sanzioni a tre società

          I dati di decine di milioni di persone trattati illecitamente
          Il Garante della privacy ha emesso tre ordinanze ingiunzione per obbligare due importanti società di servizi informatici, specializzate nel settore delle banche dati [doc web nn. 2428316 e 2438949], e un operatore Tlc [doc web n. 2368171] al pagamento di sanzioni, pari a 800.000 euro, per aver violato provvedimenti prescrittivi già adottati nel loro confronti.
          Questa ulteriore azione di contrasto del telemarketing selvaggio e delle offerte promozionali indesiderate si è resa necessaria a causa delle numerose proteste che continuavano a pervenire all'Autorità in relazione a società già sottoposte a puntuali prescrizioni sul corretto utilizzo dei dati per finalità di marketing nel 2008.
          Nel corso di un'apposita attività ispettiva svolta dal Garante è emerso che, nonostante le prescrizioni imposte a suo tempo dalla stessa Autorità, le due imprese specializzate nella creazione di banche dati, avevano realizzato e venduto archivi elettronici con i dati (numeri telefonici, e-mail, indirizzi…) di decine di  milioni di persone, sfruttando in particolare le informazioni contenute, ad esempio, negli elenchi telefonici distribuiti prima del 2005 e nelle liste elettorali. Tali dati erano stati raccolti e utilizzati illecitamente, senza aver informato gli interessati e senza che questi avessero fornito  uno specifico consenso ad attività di marketing o alla cessione delle loro informazioni personali ad altre società. Le due società dovranno pagare, rispettivamente, una sanzione di 100.000 euro e una sanzione di 400.000 euro.
          Per quanto riguarda invece l'operatore telefonico, dagli accertamenti è emerso che nonostante fosse a conoscenza dell'origine irregolare dei dati, li aveva comunque acquistati e utilizzati per contattare gli utenti e promuovere i propri prodotti e servizi tramite call center. Per tale attività, contraria alle prescrizioni del Garante su banche dati e marketing telefonico, dovrà pagare 300.000 euro. La società ha impugnato l'ordinanza.
          Ulteriori ordinanze ingiunzione, oltre a quelle già definite nell'ultimo anno, saranno presto adottate nei confronti di altre società, sottoposte a ispezioni, che hanno disatteso i provvedimenti del Garante, in particolare quelli relativi al telemarketing e all'utilizzo delle banche dati.

          Stop alle telecamere occulte sul posto di lavoro

          Stop alle telecamere occulte sul posto di lavoro. Il Garante per la privacy ha vietato alla società editrice di un quotidiano del sud il trattamento dei dati personali effettuato attraverso apparati di ripresa installati in modo occulto presso la propria sede.
          Dagli accertamenti effettuati dalla Guardia di Finanza su mandato del Garante, è emerso che quindici delle diciannove telecamere di cui è composto l'impianto di videosorveglianza erano state nascoste in rilevatori di fumo o in lampade di allarme, all'insaputa dei lavoratori, ai quali non era stata fornita alcuna informativa sulla presenza dell'impianto, né individualizzata, né semplificata (ad es. cartelli visibili, collocati prima del raggio di azione delle telecamere). Le uniche informazioni, peraltro insufficienti, erano scritte su un cartello di piccole dimensioni (15x15 cm), affisso a tre metri di altezza nell'ingresso del luogo di lavoro.
          Nel disporre il divieto [doc. web n. 2439178], il Garante ha ritenuto che  la società  abbia operato un illecito trattamento di dati personali, avendo agito in violazione del diritto alla riservatezza e della dignità dei lavoratori, nonché delle norme che ne vietano il controllo a distanza. L'impianto, infatti, oltre a violare le norme del Codice privacy, era stato attivato senza rispettare quanto previsto dallo Statuto dei lavoratori (accordo con i sindacati o autorizzazione al Ministero del lavoro).
          A seguito dell'intervento del Garante, la società non potrà più utilizzare i dati raccolti e dovrà limitarsi alla loro conservazione per consentire un'eventuale attività di accertamento da parte delle autorità competenti.
          Il Garante, inoltre, avendo rilevato anche irregolarità nella raccolta dei dati personali degli abbonati alla testata giornalistica, ha prescritto alla società di riformulare la modulistica cartacea e quella online, inserendo tutte le informazioni sull'uso dei dati necessarie per renderla conforme alla normativa.

          Ztl: sui contrassegni niente nominativi per le ditte individuali

          Il contrassegno per il transito e la sosta nelle zone a traffico limitato (Ztl) non può contenere, nella parte visibile a tutti, i dati che  identificano direttamente l'interessato, anche nel caso di intestazione a ditte individuali.
          Lo ha precisato il Garante [doc. web n. 2439150] a seguito della segnalazione di un cittadino che lamentava come sui contrassegni forniti agli agenti di commercio per l'accesso e la sosta nella Ztl della sua città venisse apposto, oltre ad un ologramma per la lettura ottica e alla targa dell'autovettura, anche il nome e cognome dell'interessato. Interpellato dal Garante, il servizio competente del Comune aveva spiegato che effettivamente per i titolari di aziende di commercio e servizi era stata prevista l'apposizione sui  contrassegni della ragione sociale dell'azienda che, qualora venisse esercitata in forma di impresa individuale, doveva contenere almeno la sigla o il cognome dell'imprenditore.
          Il trattamento è pero risultato illecito. Come ha spiegato l'Autorità, l'apposizione sui contrassegni della ragione sociale dell'azienda individuale, essendo in questo caso idonea a identificare direttamente l'interessato, configura un trattamento di dati riguardanti le persone fisiche. Questi dati, in base al Codice privacy, non possono essere indicati sulla parte visibile dei contrassegni rilasciati per la circolazione o la sosta dei veicoli nelle Ztl, i quali devono contenere invece solo informazioni indispensabili a individuare l'autorizzazione rilasciata.
          L'Autorità ha dunque prescritto al Comune di non apporre in futuro sulla parte dei contrassegni che devono essere esposti sui veicoli, il nome e cognome dell'interessato eventualmente contenuti nella ragione sociale dell'azienda esercitata in forma di impresa individuale, ma di indicare solo i dati riguardanti l'autorizzazione. Il Comune ha sei mesi di tempo per adempiere.
          Il Garante, infine, si è riservato con autonomo provvedimento, di verificare i presupposti per contestare al comune la violazione amministrativa concernente la diffusione di dati personali in mancanza di idonei presupposti normativi.

          Futuro della privacy, libero scambio Usa-Ue, Europol. I Garanti europei dettano le condizioni

          Approvate tre Risoluzioni alla Conferenza di Lisbona
          Futuro della privacy, libero scambio Usa-Ue, adeguate garanzie nel sistema Europol. Questi i temi cruciali al centro dell'annuale Conferenza di primavera delle Autorità Garanti per la privacy europee che si è svolta a Lisbona dal 16 al 17 maggio.
          Il Garante italiano era rappresentato dal Presidente Antonello Soro e dal Segretario generale, Giuseppe Busia.
          Tre le Risoluzioni approvate.
          Nella prima le Autorità hanno raccomandato innanzitutto agli Stati dell'Unione europea  e al Consiglio d'Europa di avvalersi dell'opportunità offerta dall'attuale fase di revisione del quadro giuridico sulla protezione dati per rafforzare e garantire i diritti individuali, sviluppando un sistema di regole uniforme per il settore pubblico e quello privato. I Garanti hanno poi sottolineato l'urgenza che il nuovo Regolamento generale sulla protezione dei dati e la Direttiva sulle specifiche attività nel settore  giudiziario e di polizia, entrambi attualmente in discussione al Parlamento europeo ed al Consiglio Ue, vengano adottati contestualmente per evitare un pericoloso gap nella tutela dei cittadini europei. Indispensabile, inoltre, ad avviso delle Autorità, che aziende private e  istituzioni pubbliche investano nella sicurezza dei dati per contrastare i rischi di violazioni (data breaches) sempre più alti nel modo digitale. Ribadita, infine, la necessità di rafforzare la cooperazione tra le Autorità di protezione dati fornendo loro le necessarie risorse e competenze soprattutto nel contesto della globalizzazione.
          La seconda Risoluzione, promossa tra gli altri anche dal Garante della privacy italiano, tocca un tema particolarmente delicato: quello della creazione di uno spazio transatlantico di libero scambio. I Garanti europei nel salutare con favore l'accento posto dal Presidente degli Stati Uniti sulla necessità di prevedere misure obbligatorie  a garanzia della privacy, hanno tuttavia ricordato che da tempo l'organizzazione mondiale del commercio (WTO) prevede che gli Stati adottino e  mettano in atto misure necessarie a garantire la tutela dei dati personali. I Garanti hanno quindi auspicato che nelle prossime negoziazioni tra Unione europea e Stati Uniti il diritto fondamentale alla protezione dei dati venga promosso e sostenuto, chiedendo in particolare che siano fissate regole per disciplinare lo scambio di dati e consentire controlli efficaci da parte di Autorità indipendenti. E' stato infine sottolineato come la creazione di una unione economica transatlantica debba favorire l'effettiva applicazione di un diritto fondamentale, come quello sulla privacy, garantito nell'ordinamento europeo,  e contribuire a far accrescere negli Stati Uniti e in Europea un alto livello di protezione dati, da considerarsi anche in termini di rilevante vantaggio competitivo.
          La terza Risoluzione, che ha avuto anch'essa tra i proponenti il Garante italiano, è dedicata al nuovo quadro legale presentato dalla Commissione europea che riforma funzionamento e competenze di Europol, introducendo novità di grande rilievo ed impatto, come l'ampliamento dei reati per i quali l'organizzazione è competente a raccogliere ed analizzare dati e delle possibilità di comunicazione e accesso ai dati. Forti perplessità sono state espresse dai Garanti europei secondo i quali c'è il rischio che le proposte della Commissione abbassino il livello di tutela rispetto a quello oggi assicurato, impedendo il rispetto di principi essenziali (in particolare quello di finalità) che oggi limitano il riutilizzo e l'accesso ai file ed alle informazioni, anche sensibili, detenute da Europol.
          I Garanti hanno chiesto in particolare che i dati delle persone innocenti, come le vittime o i testimoni, possano essere raccolti e utilizzati solo in base a stretti limiti e che sia garantito un adeguato livello di privacy nella cooperazione con Paesi extra europei.

          L'attività del Garante - per chi vuole saperne di più

          Gli interventi e i provvedimenti più importanti recentemente adottati dall'Autorità

          • Gravissima l'intrusione nella corrispondenza dei parlamentari del Movimento 5 stelle: stiamo raccogliendo elementi - Dichiarazione di Antonello Soro del 25 aprile 2013
          • Privacy: scatta l'obbligo per società telefoniche e internet provider di segnalare agli utenti le violazioni subite dai propri data base - Comunicato del 26 aprile 2013
          • Sparatoria davanti a Palazzo Chigi. Antonello Soro, Garante privacy: "No alla strumentalizzazione dei  minori" - Dichiarazione di Antonello oro del 29 aprile 2013
          • Elezioni: le regole del Garante privacy per la propaganda elettorale  - Comunicato del 3 maggio 2013
          • M5S: Garante privacy, vietato pubblicare le mail hackerate. Chi le detiene dovrà cancellarle - Comunicato del 7 maggio 2013
          • Spring Conference a Lisbona -  Comunicato del 16 maggio 2013
          • Trasparenza nella PA, sanità elettronica, nuove regole privacy. Il Garante per la protezione dei dati personali al Forum PA 2013 - Comunicato del 20 maggio 2013
          • No all'uso generalizzato delle webcam negli asili nido - Comunicato del 22 maggio 2013

          Newsletter del Garante per la protezione dei dati personali (Reg. al Trib. di Roma n. 654 del 28 novembre 2002).

          Direttore responsabile: Baldo Meo.
          Direzione e redazione: Garante per la protezione dei dati personali, Piazza di Monte Citorio, n. 121 - 00186 Roma.
          Tel: 06.69677.2752 - Fax: 06.69677.3755
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          ComplianceNet: 

          Antiriciclaggio: primo rapporto annuale dell'AIF dello Stato del Vaticano (News.va, 22 maggio 2013)

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          Titolo originario: Primo rapporto annuale dell'Autorità di Informazione Finanziaria della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano

          Nel corso di una conferenza stampa presso la Sala Stampa della Santa Sede, l'Autorità di Informazione Finanziaria (AIF) della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano ha pubblicato e presentato il primo Rapporto annuale che esamina le attività e statistiche del 2012.
          "Nel corso dell’anno - si legge nel Rapporto - l'AIF ha riferito la ricezione di sei segnalazioni di operazioni sospette, rispetto all’unica ricevuta l'anno precedente. La stessa AIF ha inoltrato due rapporti al Promotore di Giustizia vaticano per ulteriori indagini".
          “Le statistiche e la tendenza a partire dal 2012 sono incoraggianti e indicano che il sistema va costantemente migliorando”, ha detto René Brülhart, Direttore dell’AIF.
          "Nel 2012, AIF ha inoltre avviato lo screening e l’analisi dei flussi di transazioni in contanti dei soggetti vigilati".
          “Nello sforzo di contrastare attivamente ogni possibile abuso del sistema finanziario, abbiamo avviato una interazione stretta e costruttiva con la Segreteria di Stato, la Gendarmeria, il Promotore di giustizia e le istituzioni sotto la nostra supervisione, al fine di migliorare consapevolezza e sicurezza e garantire una cooperazione interna e coordinata ai fini della prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo”, ha affermato il Direttore Brülhart.
          "Un altro elemento importante del Rapporto sono i progressi compiuti nella cooperazione internazionale, basata sul chiaro impegno della Santa Sede di essere un partner credibile nella lotta internazionale contro il riciclaggio. Nel 2012 c’è stata la firma di un protocollo d’intesa con le autorità competenti di Belgio e Spagna. “Continuerà ad essere la nostra politica nel 2013 il rafforzamento della cooperazione internazionale mediante la firma di altri memorandum d'intesa con altri paesi e giurisdizioni rilevanti”, ha affermato Brülhart.
          "Le prospettiva per il 2013 prevede un ulteriore rafforzamento del sistema di prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, compresa l’attuazione delle raccomandazioni Moneyval attraverso l’adeguata adozione o modifica della legislazione in materia, e la continuazione del processo di rafforzamento della consapevolezza delle autorità e delle istituzioni competenti".
          "L’AIF è l’autorità competente della Santa Sede e dello Stato della Città del Vaticano per l'informazione finanziaria e per la vigilanza e la regolamentazione in materia di prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo. L’AIF è stata istituita nel 2010 ed è diventata operativa nel mese di aprile del 2011".
          Il Rapporto completo è consultabile sul sito:
          http://attualita.vatican.va/sala-stampa/bollettino/2013/05/22/news/31044.html

          ComplianceNet: 

          Dal bene confiscato al bene comune, colloquio con Marco Reggio (23 maggio 2013)

           

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          Agatino Grillo: Buongiorno Marco. Vuoi presentarti?

          Marco Reggio: Buongiorno a tutti. Mi chiamo Marco, sono nato a Roma, ho 53 anni, sono sposato e ho una figlia. Laureato in Giurisprudenza e giornalista pubblicista iscritto all’ordine dei giornalisti del Lazio. Ho lavorato in diverse testate occupandomi per anni di problemi sociali e del lavoro e dal 1998 opero nel mondo del credito cooperativo presso la Federazione Italiana Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali (Federcasse) dove sono responsabile Ufficio Stampa e Rapporti Istituzionali. Svolgo azione di volontariato nel mondo della cooperazione e, in particolare, della cooperazione di credito. Ho scritto diversi saggi su temi economici e sociali.

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          Agatino Grillo: Lo scorso 17 maggio 2013 eri a Torino per presentare, al Salone del Libro, il volume “Dal bene confiscato al bene comune”, di cui sei curatore, redatto in collaborazione con l’associazione antimafia “Libera”   e pubblicato dalla casa editrice Ecra. Di che si tratta?

          Marco Reggio: Il testo fa parte della serie “I Quaderni della Fondazione Tertio Millennio”, di cui sono Segretario generale,  ed è disponibile in formato pdf (1.7 M, 76 pp.)
          L’idea del libro nasce dall’esperienza di sostegno ad alcune cooperative di giovani in Puglia, Calabria, Campania e Sicilia che coltivano terreni confiscati alla criminalità organizzata, sostegno ottenuto anche attraverso le Banche di Credito Cooperativo e la Fondazione Tertio Millennio - Onlus. Il lavoro che fanno questi giovani è incredibile. Vivono, sopportano e superano condizionamenti ambientali, difficoltà burocratiche e di accesso al credito (hanno i beni in comodato gratuito e quindi le banche non concedono prestiti in mancanza di beni in garanzia) svolgendo al tempo stesso una insostituibile azione di difesa della legalità ed educando, ancora una volta, alla democrazia economica ed alla partecipazione. Sono davvero, come tanti altri, gli eroi silenziosi del nostro tempo. E che dimostrano come il nostro Paese sia decisamente migliore di coloro che lo rappresentano.

          Agatino Grillo: Il “Quaderno” è dedicato, come recita il titolo, al complesso tema della restituzione alla società civile – soprattutto cooperative giovanili – dei beni confiscati alla criminalità organizzata. Un processo avviato nel 1995 su iniziativa proprio di “Libera” che, attraverso una grande campagna di sensibilizzazione (“Riprendiamoci il maltolto”) rese possibile, l’anno successivo, l’approvazione della prima legge italiana (ancora oggi l’unica in Europa) sull’uso sociale dei beni confiscati alle mafie. Oggi nel 2013 come valuti questo processo? Che risultati si sono ottenuti?

          Marco Reggio: Dopo sedici anni dall'approvazione delle legge 109, la confisca e il riutilizzo sociale dei beni confiscati alla criminalità organizzata rappresenta uno dei baluardi della lotta alle mafie. Secondo gli ultimi dati dell'Agenzia Nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati in Italia ci sono oltre 12 mila beni immobili e  duemila aziende sottratte ad una gestione mafiosa. Purtroppo ad oggi, ci sono anche tante ombre sulla normativa e sulla gestione diretta di questi beni, ed è per questo che diventa fondamentale mantenere alta l'attenzione della società civile su questo tema.

          Agatino Grillo: Perché una Fondazione come Tertio Millennio, legata al mondo delle banche, pubblica un testo come questo?

          Marco Reggio: Questo tema non poteva restare estraneo ad un sistema, come quello delle Banche di Credito Cooperativo e Casse Rurali, che per Statuto e valori di riferimento hanno come missione lo sviluppo delle comunità di cui sono espressione; la crescita “integrale”, cioè, dei territori dove vivono ed operano in una accezione molto più ampia di quella solamente economica. Che significa anche educare all’uso responsabile del denaro e, in ultima analisi, alla legalità.

          Agatino Grillo: Le banche, ed il comparto finanziario più in generale, sono in questo momento di crisi economica, sociale e morale nell’occhio del ciclone. Da più parti si accusa le banche di non favorire la ripresa e lo sviluppo negando il credito a famiglie e imprese. Che ne pensi?

          Marco Reggio: La situazione è sicuramente complessa ed errori sono stati commessi sia dal mondo politico sia dal mondo economico finanziario. Ciò detto vorrei sottolineare che le Banche di Credito Cooperativo sono state le uniche, in questi anni così difficili per il Paese, a continuare ad erogare credito a famiglie e imprese proprio perché il nostro statuto, i nostri valori, ed il nostro “spirito” ce lo chiedono. Non a caso la loro funzione “anticiclica” viene riconosciuta universalmente da studiosi, accademici, premi Nobel. Il problema è che questa consapevolezza poi “viene meno” al momento di disegnare regole che mettano in sicurezza il sistema bancario europeo nella tempesta della crisi. Mi riferisco a tutta la normativa in via di definizione sul capitale delle banche, sulle nuove regole di vigilanza europea ecc. che non considerano le specificità delle banche cooperative (in Europa rappresentano il 20 per cento del mercato del credito) e paradossalmente penalizzano proprio quelle realtà virtuose che, non senza enormi sacrifici, stanno ancora sostenendo l’economia reale.

          Agatino Grillo: Come si può uscire da questa crisi?

          Marco Reggio: Servono scelte coraggiose e serve un cambiamento vero. Il Paese continua a creare ricchezza ma questa ricchezza non viene distribuita in modo equo. Occorre una nuova visione e occorre un nuovo patto sociale. Dobbiamo liberarci delle rendite di posizione, dei paraocchi ideologici e dare fiducia a chi ha coraggio e nuove idee.

          Agatino Grillo: Sei candidato per il Partito Democratico al consiglio comunale di Roma alle elezioni del 26 e 27 maggio. Perché questa scelta?

          Marco Reggio: Fino a ieri non avrei mai pensato  di candidarmi a nulla. Amo il mio lavoro e questo mi basta. Ma i tempi cambiano e, purtroppo, non in meglio. Dunque non basta lamentarsi e rimpiangere il passato. Ciascuno di noi deve impegnarsi, mettendo a disposizione della comunità e del territorio le proprie competenze e le proprie passioni. Vorrei davvero che quanto i nostri genitori hanno costruito con anni di sacrifici non venga disperso ma, al contrario, consolidato. Per noi stessi, ma anche per coloro che verranno dopo. E che, in ogni caso, ci chiederanno che cosa abbiamo fatto.

          Agatino Grillo: Il Partito Democratico però sembra in piena crisi e alquanto confuso. Perché non ti sei candidato con una lista civica ad esempio?

          Marco Reggio: Io credo e spero che un altro Partito Democratico sia possibile. È il partito di chi vuole il cambiamento, la trasparenza e l’innovazione. Il Partito di chi non crede nelle correnti ma nell’onestà, nel merito e nella competenza. Credo che la politica debba rinnovarsi profondamente e con il contributo di tutti coloro che vogliono lasciare il campo libero alla rabbia, alle delusioni al populismo, al disimpegno.
          C’è bisogno di una politica che torni a parlare al cuore, alla mente, alla vita reale della gente, di valori come la cultura, la solidarietà, la partecipazione, i diritti, il lavoro.
          Roma è davvero una città unica al mondo. Chi vive in questa città deve sentirsi orgoglioso di viverci e con Ignazio Marino sindaco spero possa tornare finalmente a sorridere.

          Agatino Grillo: Su che temi ti impegnerai se sarai eletto?

          Marco Reggio: Porterò in Consiglio Comunale i temi su cui ho lavorato in questi anni. In particolare lavorerò per un nuovo concetto di welfare. Basta ragionare solo in termini di PIL. ISTAT e CNEL hanno proposto 12 nuovi indicatori per un “benessere equo e sostenibile”. Parliamo di salute, sicurezza, istruzione e formazione, benessere soggettivo, lavoro e conciliazione, tempi di vita, paesaggio e patrimonio culturale, benessere economico, ambiente, relazioni sociali, ricerca e innovazione, politica e istituzioni, qualità dei servizi. Mi piacerebbe che per ognuno di questi indicatori ci fossero precise proposte politiche finalizzate a misurare costantemente la crescita del benessere sociale di Roma, quasi un faro da seguire per arrivare in porto. Roma sarebbe la prima città d’Italia a ragionare su questo schema.

          Agatino Grillo: La tua ricetta per Roma?

          Marco Reggio: Quando ero più giovane si diceva: “Capitale corrotta, nazione infetta”. Oggi purtroppo è ancora così. Roma continua a creare ricchezza. Faccio un solo esempio: negli ultimi cinque anni di governo Alemanno i turisti sono aumentati del 25% ma contemporaneamente gli occupati del settore sono diminuiti.  Questo perché esistono veri e propri “blocchi di potere” che sfruttano le risorse e beni comuni come il turismo per creare vantaggi a favore di pochi che lucrano su un turismo volutamente tenuto “mordi e fuggi” (da chi vende bottigliette d’acqua a 6 euro a chi invade il centro storico con maxi pullman ormai fuori controllo). Questo ha impatti devastanti sul territorio e sulla stessa tenuta sociale, giacché le rendite di posizione si sposano con la disaffezione alle regole. E ce ne rendiamo conto ogni giorno. Il risultato è una città che cresce paradossalmente in ricchezza ma che poi non la ridistribuisce. Questo è il fatto grave. Per questo bisogna ripartire con una visione del bene comune che non sia solo uno slogan ma un impegno concreto.

          Agatino Grillo: Bene Marco. Grazie e buon lavoro.

          Marco Reggio: Grazie a voi.

          Allegato

          • Tertio Millennio Onlus, “Dal bene confiscato al bene comune”, a cura di Marco Reggio, Introduzione di Luigi Ciotti, testi di Tatiana Giannone, Ecra (pdf, 1.7 M, 76 pp.)

          Rassegna web

          Contatti

          ComplianceNet: 

          Convegno - La normativa antiriciclaggio e la collaborazione dei Commercialisti: Roma 17 maggio 2013

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              Venerdì 17 maggio 2013, presso il Grand Hotel Parco dei Principi, si terrà il Convegno “La normativa antiriciclaggio e la collaborazione dei Commercialisti. Ipotesi di modifica della normativa alla luce della proposta di IV Direttiva”.
              All’evento, organizzato dai Consigli degli Ordini di Roma, Bologna, Firenze, Milano e Torino, parteciperanno, tra gli altri, il Presidente dell’Ordine di Roma, Mario Civetta, e il Dott. Gerardo Longobardi. A moderare i lavori il Vicedirettore del TG1, Gennaro Sangiuliano. La partecipazione al Convegno da diritto a 4 crediti formativi.
              L'intero evento verrà trasmesso in diretta satellitare sull'emittente televisiva Reteconomy, canale Sky 816, e in streaming nella sezione "Live" del sito www.reteconomy.it (http://www.reteconomy.it/live.aspx)

              Programma e iscrizioni

              La normativa antiriciclaggio e la collaborazione dei Commercialisti. Ipotesi di modifica della normativa alla luce della proposta di IV Direttiva

              • Organizzato da: Consiglio dell'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Roma, Consiglio dell'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bologna, Consiglio dell'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Firenze, Consiglio dell'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Milano, Consiglio dell'Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Torino
              • Luogo: Grand Hotel Parco dei Principi
              • Indirizzo: Via Gerolamo Frescobaldi n. 5 00198 Roma
              • Data - orario: 17-05-2013 -- dalle: 09:00 alle: 13:00

              Per iscriversi al corso

              • Link  (solo per chi è registrato al sito Odc Roma)

              Programma del corso

              Indirizzi di saluto, Dott. Mario Civetta, Presidente Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Roma
              Relazione introduttiva, Dott. Gerardo Longobardi, Dottore Commercialista in Roma
              Moderatore, Gennaro Sangiuliano, Vicedirettore TG1

              Prima sessione

              Considerazioni sul titolare effettivo
              Definizione e individuazione
              Dott. Giuseppe Maresca, Dirigente Generale Direzione V Dipartimento del Tesoro
              Andrea Bignami, Dottore Commercialista in Milano

              L’esecuzione dell’adeguata verifica
              Dott.ssa Daniela Muratti, Unità di Informazione Finanziaria - Banca d'Italia
              Dott. Andrea Coloni, Dottore Commercialista in Verona

              Definizione di prestazione professionale
              Dott. Giuseppe Maresca, Dirigente Generale Direzione V Dipartimento del Tesoro
              Dott. Gabriele Bonoli, Dottore Commercialista in Firenze

              I reati fiscali nella prevenzione al riciclaggio
              Col.t.ST Giovanni Padula, Capo Ufficio Tutela Economia e Sicurezza del III Reparto del Comando Generale G.d.F.
              Dott.ssa Lucia Starola, Dottore Commercialista in Torino

              Coffee break

              Seconda sessione

              L’obbligo di registrazione
              Dott. Giuseppe Maresca, Dirigente Generale Direzione V Dipartimento del Tesoro
              Dott.ssa Lucia Starola, Dottore Commercialista in Torino

              L’invio delle segnalazioni di operazioni sospette
              Dott.ssa Daniela Muratti, Unità di Informazione Finanziaria - Banca d'Italia
              Dott. Andrea Bignami, Dottore Commercialista in Milano

              Il sistema delle sanzioni
              Col.t.ST Giovanni Padula
              Capo Ufficio Tutela Economia e Sicurezza del III Reparto del Comando Generale G.d.F.
              Dott. Gabriele Bonoli
              Dottore Commercialista in Firenze

              L’attività di mediazione
              Dott. Giuseppe Maresca
              Dirigente Generale Direzione V Dipartimento del Tesoro
              Dott. Andrea Coloni
              Dottore Commercialista in Verona

              Relazione di sintesi
              Dott.ssa Lucia Starola
              Dottore Commercialista in Torino

               

              Sarà attribuito 1 credito formativo nelle materie obbligatorie per ogni ora di partecipazione a coloro che saranno presenti per almeno 2 ore

              ComplianceNet: 

              Elezioni: le regole del Garante privacy per la propaganda elettorale (3 maggio 2013)

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              Telefonate, sms, e-mail, dati ricavati da social network solo con il consenso. Liberi  gli indirizzi delle liste elettorali
              In vista delle prossime elezioni comunali e dell'elezione del consiglio regionale della Valle d'Aosta, il Garante per la privacy ha approvato un provvedimento [doc. web n. 2404305] contenente alcune semplificazioni per partiti politici e candidati, i quali  in alcuni casi speciali (ad es. dati raccolti da registri o elenchi pubblici, invio di materiale propagandistico di piccole dimensioni) sono temporaneamente esonerati dall'obbligo di informare i cittadini sull'uso dei dati che li riguardano.

              Nel provvedimento, in corso di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale, trovano inoltre, conferma le regole - già fissate nel provvedimento generale in materia - in base alle quali partiti politici e candidati possono utilizzare correttamente a fini di propaganda elettorale i dati personali dei cittadini (es. indirizzo, telefono, e- mail etc.).

              Dati utilizzabili senza consenso

              Partiti, organismi politici, comitati promotori, sostenitori e singoli candidati che intendono contattare gli elettori ed inviare materiale di propaganda  possono usare senza il consenso dei cittadini i dati contenuti nelle liste elettorali detenute dai Comuni, nonché i dati personali di iscritti ed aderenti. Possono usare anche altri elenchi e registri in materia di elettorato passivo ed attivo (es. elenco degli elettori italiani residenti all'estero) ed altre fonti documentali detenute da soggetti pubblici accessibili a chiunque. I titolari di cariche elettive possono utilizzare i dati raccolti nel quadro delle relazioni interpersonali  avute con cittadini ed elettori.

              Dati utilizzabili con il previo consenso

              E' necessario il consenso dei cittadini per particolari modalità di comunicazione elettronica come sms, e-mail, mms, telefonate preregistrate e fax. Analogo discorso nel caso si utilizzino dati raccolti automaticamente su Internet o ricavati da forum, social network o newsgroup, liste di abbonati ad un provider, dati presenti sul web per altre finalità.

              E' obbligatorio, poi, raccogliere il consenso per poter usare i dati degli abbonati presenti negli elenchi telefonici. Sono utilizzabili, sempre se si è ottenuto preventivamente il consenso degli interessati, anche i dati relativi a simpatizzanti o altre persone già contattate per singole iniziative o che vi hanno partecipato (es. referendum, proposte di legge, raccolte di firme).

              Dati non utilizzabili

              Non sono in alcun modo utilizzabili gli archivi dello stato civile, l'anagrafe dei residenti, indirizzi raccolti per svolgere attività e compiti istituzionali dei soggetti pubblici o per prestazioni di servizi, anche di cura; liste elettorali di sezione già utilizzate nei seggi; dati annotati privatamente nei seggi da scrutatori e rappresentanti di lista durante le operazioni elettorali.

              Informazione ai cittadini

              In generale, i cittadini devono essere sempre informati sull'uso che si fa dei loro dati. Partiti, movimenti politici, sostenitori e singoli candidati possono tuttavia prescindere da questo obbligo di informativa sino al 31 agosto 2013 solo se i dati sono raccolti da registri ed elenchi pubblici,   nonché se sono utilizzati per l'invio di materiale propagandistico di dimensioni così ridotte da non consentire di inserirvi una informativa, anche sintetica.

              Trascorso tale termine ai cittadini dovrà essere resa una idonea informativa entro il 31 ottobre 2013, altrimenti i dati dovranno essere cancellati.

              ComplianceNet: 

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