Antiriciclaggio: le proposte FATF/GAFI sul titolare effettivo (FiscoOggi.it, 28 ottobre 2016)

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  • Fonte: FiscoOggi.it  , titolo originale: “GAFI: al lavoro da tredici anni sui dati dei beneficiari effettivi”, pubblicato il  27 Ottobre 2016

Pubblicato il Rapporto sui prossimi interventi che dovranno essere realizzati sulla base di quanto già fatto in passato

  • di Vito Rossi

Se il G20 chiama, il Gafi risponde.
Negli ultimi due vertici dei Ministri delle Finanze e dei Governatori delle Banche Centrali (aprile e settembre 2016), il G20 aveva chiesto al Gruppo d’Azione finanziaria di ragionare su alcune proposte utili a rendere effettivi gli standard di trasparenza fiscale, con particolare riguardo alla disponibilità delle informazioni sui beneficiari effettivi, ma nascosti, di trust e altre strutture societarie “opache”.
Dopo aver approfondito la questione per anni, in occasione del summit del 6 ottobre tenuto a Washington il Gafi ha presentato al G20 una prima relazione con alcune ipotesi sul da farsi e con un’analisi su quanto realizzato in passato.
Gli sviluppi del nuovo piano di azione richiesto dal G20 comprendono l’ipotesi rivoluzionaria di attivare scambi internazionali contenenti queste informazioni.

Tre pilastri per un nuovo piano d’azione, il Gafi chiede al G20 di uscire allo scoperto

Le proposte, elaborate dal Gafi dopo un lungo e stimolante confronto con il Forum Globale sulla trasparenza e lo scambio di informazioni a fini fiscali dell’Ocse, sono essenzialmente di tre tipi.
La prima ipotesi allo studio riguarda i processi di valutazione tra paesi, uno dei settori di attività in cui il Gafi spende molte energie.
In quest’ambito, assicurare che l’aspetto del beneficiario effettivo sia valorizzato nelle revisioni tra pari (peer review) aumenterebbe la pressione sugli Stati, spingendoli a dare attuazione agli standard del Gruppo d’Azione in questo settore.
L’ipotesi successiva ha come oggetto la realizzazione e la messa a disposizione della comunità internazionale di una serie di raccomandazioni su come migliorare gli aspetti relativi ai beneficiari effettivi, nel corso dei processi di valutazione portati avanti dal Gafi.
L’ultima ipotesi di lavoro immaginata dall’organismo sovranazionale ha a che fare con il potenziamento della cooperazione tra il Gafi e il Forum globale di casa Ocse.
Secondo il Segretariato del Gruppo d’Azione, un maggiore coordinamento tra i due enti garantirebbe coerenza e solidità ai lavori svolti dai due enti nei rispettivi ambiti e affinerebbe ancora di più gli standard globali di trasparenza fiscale.
La proposta più incisiva è di natura politica.
Il suggerimento del Gafi al G20 è di dare il buon esempio, magari emettendo una nota in cui vengano sollecitati tutti i membri della comunità internazionale a fare propri gli standard internazionali in materia.

Tredici anni di lavoro sul tema del beneficiario effettivo

L’accesso a una banca dati aggiornata e affidabile in cui confluiscano le informazioni sull’identità di azionisti e beneficiari effettivi di trust, società schermo e strutture societarie complesse è diventato un tema all’ordine del giorno.
Ma non sono stati i vari leaks di documenti riservati o i recenti scandali di Panama e Bahamas ad aver fatto interessare il Gafi a questi argomenti.
Infatti il Gruppo d’Azione, occupandosi istituzionalmente di riciclaggio di denaro sporco e di contrasto alle attività finanziarie illecite, già nel 2003 aveva fissato gli standard internazionali in materia, concentrandosi sui requisiti legali che le istituzioni finanziarie devono rispettare quando maneggiano queste informazioni.
Sono quindi già tredici anni che il Gruppo d’Azione ha reso disponibile un primo insieme di norme (poi implementate) per gli operatori che si occupano di raccogliere e  verificare le informazioni sulla proprietà delle persone giuridiche, e un primo insieme di misure tali da  garantire che informazioni sulla loro proprietà effettiva sia disponibile per gli investigatori.
Da quel momento oltre 190 giurisdizioni si sono impegnate ad attuare queste norme, a implementare le misure concordate e a sottoporsi a processi di revisioni tra pari (peer review) sul rispetto degli standard.

What’s next: non solo impegni, a Parigi il punto della situazione

I prossimi sviluppi sono facili da immaginare.
Il ricorso straordinario a strutture societarie dalla natura opaca come i trust ha finalmente indirizzato l'attenzione globale sulla necessità di rafforzare i controlli contro l'uso improprio di queste architetture aziendali.
Se le proposte del Gafi diventeranno definitive, bisognerà che tutti gli attori in campo si impegnino in maniera sostanziale per un nuovo cambio di passo.
È interessante notare che l’analisi contenuta nel rapporto presentato a Washington a inizio ottobre punta il dito anche nei confronti di quei Paesi (tra cui alcuni membri del G20) che non hanno ancora implementato gli standard, o che li hanno applicati in modo inefficace.
Il suggerimento del Gafi al G20 pertanto è di dare il buon esempio, magari emettendo una nota in cui vengano sollecitati tutti i membri della comunità internazionale a fare propri gli standard del Gafi in materia.
La nuova sessione plenaria dell’organismo internazionale, prevista a Parigi per la seconda metà di ottobre, ha tra gli argomenti all’ordine del giorno proprio il dibattito sui nuovi progetti in campo. Per dare la dimostrazione che i tempi stanno cambiando, Il Global Forum è stato invitato a partecipare alla riunione e a prendere parte ai gruppi di lavoro in programma.
Nel frattempo, il Segretariato del Gruppo d’Azione intende continuare a monitorare le misure adottate dai vari Paesi per colmare le lacune nei loro ordinamenti e per migliorare la loro efficacia.

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MEF: Valutazione attività prevenzione antiriciclaggio 2015 (21 ottobre 2016)

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  • Fonte: sito MEF

Online la Relazione sull’Antiriciclaggio: in Italia un efficace sistema di prevenzione e vigilanza del fenomeno

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze pubblica l’annuale “Relazione sulla valutazione delle attività di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo - anno 2015” (pdf, 2.5 M,  115 p.), inoltrata dal Ministro Pier Carlo Padoan al Parlamento dopo l’approvazione da parte del Comitato di Sicurezza Finanziaria (CSF), cabina di regia in materia di antiriciclaggio e prevenzione del finanziamento illecito al terrorismo, presieduta dal Direttore Generale del Tesoro, Vincenzo La Via.
La Relazione rende conto dell’attività svolta da tutti i soggetti istituzionali nell'attivazione e monitoraggio dell'efficacia dei presidi di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.
Il documento mette in luce come in Italia esista un efficace sistema di prevenzione del rischio e di rilevazione delle violazioni grazie alla rete di collaborazione costituita da soggetti pubblici ma anche da privati (es. banche, assicurazioni, studi professionali).
La prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo passa infatti necessariamente per una piena responsabilizzazione dei soggetti obbligati a monitorare e intercettare il “rischio” insito nella pratica quotidiana della loro attività professionale, come nel caso di notai e commercialisti.
In particolare, nella Relazione si sottolinea come il sistema delle segnalazioni di operazioni sospette (SOS) da parte dei soggetti obbligati abbia permesso di creare un circuito che ha reso sempre più complessa e costosa l'operazione di riciclaggio del denaro proveniente da reato.
La relazione rende altresì conto dell’analisi nazionale dei rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, condotta dal Comitato di Sicurezza Finanziaria quale punto di raccordo per la definizione delle strategie da attuare per fare fronte comune alle minacce e ai rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo.
Il documento presenta anche i dati sulle sanzioni amministrative pecuniarie relative a violazioni della normativa antiriciclaggio irrogate dal Dipartimento del Tesoro: si tratta di un importo complessivo di 54,3 milioni di euro nel 2015.
Il testo completo della “Relazione sulla valutazione delle attività di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo” è disponibile sul sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Allegato

  • Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), “Valutazione delle attività di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo - Anno 2015” (pdf, 2.5 M,  115 p.)

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European Central Bank (ECB) strongly supports new EU Anti-Money Laundering Directive (20 October 2016)

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Virtual currencies: while it is appropriate for the Union legislative bodies to regulate virtual currencies from the anti-money laundering and counter-terrorist financing perspectives, they should not seek in this particular context to promote a wider use of virtual currencies

On 19 August 2016 and 23 September 2016, the European Central Bank (ECB) received requests from the Council and the European Parliament respectively for an opinion on a proposal for a directive amending Directive (EU) 2015/849 on the prevention of the use of the financial system for the purposes of money laundering or terrorist financing and amending Directive 2009/101/EC (note 1), hereinafter the “proposed directive”.

Regulation of virtual currency exchange platforms and custodian wallet providers

The proposed directive expands the list of obliged entities to which Directive (EU) 2015/849 of the European Parliament and of the Council (note 2) applies in order to include providers engaged primarily and professionally in exchange services between `virtual currencies' and 'fiat currencies' (understood in the proposed directive to be currencies declared to be legai tender [note 3]) and wallet providers offering custodial services of credentials necessary to access virtual currencies (hereinafter 'custodia' wallet providers') (note 4).
The proposed directive also requires Member States to ensure that providers of exchanging services between virtual currencies and fiat currencies and custodian wallet providers are licensed or registered (note 5).
The ECB strongly supports these provisions, which are in line with the Financial Action Task Force (FATF) Recommendations (note 6), given that terrorists and other criminal groups are currently able to transfer money within virtual currency networks by concealing the transfers or by benefiting from a certain degree of anonymity on such exchange platforms.
The use of virtual currencies also poses greater risks than traditional means of payment in the sense that the transferability of virtual currency relies on the internet and is limited only by the capacity of the particular virtual currency's underlying network of computers and IT infrastructure.

Digital currencies do not necessarily have to be exchanged into legally established currencies

In this context, the ECB also mentions that digital currencies do not necessarily have to be exchanged into legally established currencies.
They could also be used to purchase goods and services, without requiring an exchange into a legal currency or the use of a custodial wallet provider.
Such transactions would not be covered by any of the control measures provided for in the proposal and could provide a means of financing illegal activities.

The Union legislative bodies should take care not to appear to promote the use of privately established digital currencies

The ECB recognises that the technological advances relating to the distributed ledger technology underlying alternative means of payment, such as virtual currencies, may have the potential to increase the efficiency, reach and choice of payment and transfer methods.
The Union legislative bodies should, however, take care not to appear to promote the use of privately established digital currencies, as such alternative means of payment are neither legally established as currencies, nor do they constitute legal tender issued by central banks and other public authorities (note 7)

The ECB has several concerns

The ECB has several concerns as regards the differences that exist between what the proposal refers to as 'fiat currencies' and `virtual currencies', one of which is the volatility associated with virtual currencies, which is typically higher than with currencies issued by central banks or whose issue is otherwise authorised by central banks, as this volatility does not always appear to be related to economic or financial factors.
Other concerns are that:
(a) unlike the holders of legally established currencies, the holders of virtual currency units typically have no guarantee that they will be able to exchange their units for goods and services or legal currency in the future;
(b) the reliance of economic actors on virtual currency units, if substantially increased in the future, could in principle affect the central banks' control over the supply of money with potential risks to price stability, although under current practice this risk is limited.

Thus, while it is appropriate for the Union legislative bodies consistent with the FATF’s recommendations, to regulate virtual currencies from the anti-money laundering and counter-terrorist financing perspectives, they should not seek in this particular context to promote a wider use of virtual currencies.

Notes

1) COM (2016) 450 final.
2) Directive (EU) 2015/849 of the European Parliament and of the Council of 20 May 2015 on the prevention of the use of the financial system for the purposes of money laundering or terrorist financing, amending Regulation (EU) No 648/2012 of the European Parliament and of the Council, and repealing Directive 2005/60/EC of the European Parliament and of the Council and Commission Directive 2006/70/EC (OJ L 141, 5.6.2015, p. 73).
3) See recital 6 of the proposed directive.
4) See recital 6 and point (1) of Article 1 of the proposed directive.
5) See point (16) of Article 1 of the proposed directive.
6) See the ATF's 'International Standards on Combating Money Laundering and the Financing of Terrorism & Proliferation: The FATF Recommendations' (February 2012). See also the `FATF Report Virtual Currencies Key Definitions and Potential AML/CFT Risks' (June 2014) and the FATF `Guidance for a risk-based approach - Virtual Currencies' (June 2015). All documents are available on the FATF's website at: www.fatf-gafi.org.
7) See page 13 of the Explanatory Memorandum accompanying the proposed directive and recitals 6 and 7 of the proposed directive. See also the European Parliament Committee on Economic and Monetary Affairs' Draft report on virtual currencies (2016/2007 (INI)) of 23 February 2016.

Annex

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  • Opinion of the European Central Bank of 12 October 2016 on a proposal for a directive of the European Parliament and of the Council amending Directive (EU) 2015/849 on the prevention of the use of the financial system for the purposes of money laundering or terrorist financing and amending Directive 2009/101/EC - CON/2016/49 (pdf, 68 K, 8 pp.),

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G20: nuove proposte per la trasparenza fiscale e l’antiriciclaggio (18 ottobre 2016)

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  • Fonte: FiscoOggi.it, titolo originale “G20: nuove proposte in campo per favorire la trasparenza fiscale” (pubblicato il 14 ottobre 2016)

La strategia, messa a punto nel corso dell’ultima riunione, prevede di incrementare il ricorso a strumenti collaudati. Beneficiario effettivo: il sistema fiscale è minato dall’uso di società schermo, trust e altre strutture societarie complesse

  • di Vito Rossi

Tra i vari rapporti pervenuti il 6 ottobre sulle scrivanie dei Ministri delle Finanze e dei Governatori delle Banche Centrali del G20 riuniti ancora una volta a Washington, quello firmato dal segretario generale dell’Ocse Angel Gurrìa (pdf , 718 K, 22 pp.) puntava dritto al sodo.
Questa volta però, invece di illustrare i risultati raggiunti negli ultimi anni in materia di trasparenza fiscale, si guarda al futuro.
L’ambiziosa finalità del piano presentato per sommi capi dal rappresentante dell’Ocse?
Affrontare una delle scappatoie fiscali più difficili da stanare, come dimostrato dai recenti scandali internazionali (Panama Papers e Bahamas Leaks, sopra tutti): quello del beneficiario effettivo.
“Il nostro sistema fiscale è minato alle sue basi dall’uso di società schermo, trust e altre strutture societarie complesse” ha osservato Gurrìa, “create allo scopo di nascondere l’identità dei reali proprietari/azionisti per difenderli dalle autorità fiscali dei loro Paesi di residenza.”
Non c’è dubbio che il bisogno di accedere a informazioni aggiornate e affidabili sui beneficiari effettivi è oggi un tema trasversale.
Per questa ragione, e per venire incontro alle richieste del G20 tenuto in Cina lo scorso settembre, l’Ocse ha coinvolto il Gruppo d’Azione Finanziaria Internazionale (Gafi), l’organismo intergovernativo che ha come scopo istituzionale l’elaborazione e lo sviluppo di strategie di lotta al riciclaggio dei capitali e di contrasto alle attività finanziarie illecite.

I tre piani di intervento

“Il ricorso a queste forme societarie”, ha commentato il segretario generale rivolgendosi ai 20 Ministri, “ha reso difficile l’attività delle autorità che investigano sui reati finanziari e ha eroso la fiducia dei cittadini nei loro governi”.
La soluzione, elaborata per l’Ocse dal Forum Globale sulla trasparenza e lo scambio di informazioni dopo un lungo confronto con il Gafi (Gruppo d'Azione Finanziaria Internazionale), sarebbe attivare contemporaneamente tre tipologie di contromisure.
La relazione di Gurrìa le illustra sinteticamente e le descrive così:

  • attivare un processo di  peer review (seguendo l’impostazione tradizionale del lavoro del Global Forum) anche in materia di beneficiari effettivi
  • rafforzare la cooperazione tra il Gafi e il Global Forum per garantire ulteriormente la coerenza del lavoro dei due organismi internazionali
  • fornire assistenza agli Stati, anche mettendo a loro disposizione un certo numero di esempi pratici in cui è stata assicurata la disponibilità, l'accesso tempestivo e lo scambio di informazioni (a fini fiscali) sui beneficiari effettivi.  

La crescente attenzione politica mondiale su questi argomenti fa sì che questo sia un momento decisivo per organismi come Global Forum e Gafi.
Un’ulteriore conferma è data dal fatto che l’Ocse è al lavoro per assicurare che lo standard internazionale sulle informazioni dei beneficiari effettivi elaborato dal Gafi venga incorporato negli standard internazionali di trasparenza fiscale.

Gap analysis e nuove infrastrutture

L’impegno dall’Ocse va oltre le proposte presentate al vertice di Washington.
In primo luogo, i tecnici di Gurrìa stanno realizzando un’analisi sul potenziale gap esistente tra le esigenze di compliance tributaria delle varie giurisdizioni in materia di  beneficiari effettivi e gli standard del GAFI sull’antiriciclaggio.
In secondo luogo, l’organizzazione di Parigi immagina uno scenario in cui sarà possibile utilizzare l’esperienza raggiunta nel settore dello scambio automatico di informazioni per promuovere un modello innovativo di raccolta e memorizzazione dei dati sui beneficiari effettivi.
Un registro contenente tutte queste informazioni, e accessibile via computer dalle amministrazioni fiscali di tutto il mondo, potrebbe essere una soluzione brillante ai problemi in atto.
Infine, per Gurrìa andrebbe verificato quali paesi e giurisdizioni hanno normative e pratiche tali da permettergli di condividere a questo tipo di informazioni.
Un nuovo fronte nella battaglia per la trasparenza fiscale è stato aperto.
L’impressione è che siamo solo all’inizio.

La relazione

  • OECD Secretary - General report to the G20 finance ministers and central bank governors, October 2016 (pdf , 718 K, 22 pp.)

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UIF: Quaderni antiriciclaggio – dati statistici (3 ottobre 2016)

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Scarica il Quaderno (pdf, 3.1 M, 80 pp.)

Nel primo semestre del 2016, l’Unità di Informazione Finanziaria ha ricevuto 52.049 segnalazioni di operazioni sospette.
Il notevole incremento rispetto al primo semestre dell’anno precedente (33,6 per cento) trova spiegazione anche nel significativo numero di segnalazioni di voluntary disclosure (oltre 13.000).
L’effetto di quest’ultima componente segnaletica si è rilevato anche nella partecipazione più attiva di alcune categorie di professionisti: le segnalazioni effettuate da commercialisti e avvocati, sia singoli che associati, sono passate dalle 158 del primo semestre 2015 alle 3.467 del corrispondente periodo del 2016.
Conseguentemente, si è evidenziato un mutamento nella ripartizione delle segnalazioni per tipologia del segnalante: le banche, nonostante abbiano trasmesso circa 8.300 segnalazioni in più rispetto al primo semestre del 2015, presentano una riduzione dell’incidenza sul totale (dall’81,6 al 77,1 per cento) mentre i professionisti salgono dal 4,8 al 10,5 per cento e gli operatori non finanziari dal 2,4 al 2,9 per cento.
Proprio a motivo della componente connessa alla voluntary disclosure l’incremento si è concentrato nelle regioni del Centro Nord, in particolare in Lombardia, dove le segnalazioni sono aumentate di quasi l’84 per cento rispetto al primo semestre 2015; la crescita è stata molto sostenuta anche in Liguria (+50,5 per cento), Piemonte (+35,8 per cento), Veneto (+28,3 per cento), Emilia Romagna (+27,9 per cento), Toscana (+25 per cento).
Le segnalazioni di sospetto finanziamento del terrorismo sono aumentate in maniera rilevante, anche se il loro numero assoluto resta naturalmente contenuto; nel semestre ne sono state ricevute 306, a fronte delle 273 pervenute nell’intero 2015.
L’Unità ha complessivamente analizzato e trasmesso agli Organi Investigativi oltre 52.000 segnalazioni (circa 12.000 in più rispetto al medesimo periodo dell’anno precedente) e ha adottato 17 provvedimenti di sospensione di operazioni sospette ai sensi dell’articolo 6, comma 7, lettera c) del d.lgs. 231/07, per un valore di complessivi di 7,2 milioni di euro.
Nel semestre, la UIF ha ricevuto 119 richieste di informazioni da parte dell’Autorità Giudiziaria e ha inviato alla stessa 246 note di risposta, trasmettendo 618 segnalazioni.
Lo scambio informativo con le FIU estere si è sensibilmente accresciuto e ha riguardato complessivamente 1.853 casi (1.170 nello stesso periodo del 2015).
Nel semestre in esame le Segnalazioni AntiRiciclaggio Aggregate (SARA) sono rimaste sostanzialmente stabili in termini di importo.
Risultano diminuiti i bonifici da paesi a fiscalità privilegiata o non cooperativi, nella cui lista è entrata la Bosnia Erzegovina a seguito dei risultati della valutazione di giugno 2015 del GAFI.

Testo della pubblicazione

  • Quaderni dell'antiriciclaggio - Collana Dati statistici I-2016 (pdf, 3.1 M, 80 pp.)

Leggi anche

Rassegna stampa

  • Marco Mobili, "La voluntary traina le segnalazioni", Il Sole 24 Ore, 4 ottobre 2016 (via IusLetter)
  • "Nuovo Quaderno dell’antiriciclaggio con i dati relativi al primo semestre 2016", Dirittobancario.it, 4 Ottobre 2016  
  • "Antiriciclaggio: effetto voluntary sulle segnalazioni di operazioni sospette", Ipsoa.it, 4 Ottobre 2016
  • Luca Bettinelli, "UIF: pubblicato il quaderno dell’antiriciclaggio relativo al I semestre", 5 ottobre 2015, IusLetter

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Moneyval: Rapporto 2015 (26 settembre 2016, video)

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Daniel Thelesklaf  Chair di Moneyval: non sono ancora attuate appieno le misure contro il finanziamento del terrorismo

@DThelesklaf
 26 September 2016

Il 26 settembre 2016 è stato pubblicato il “Rapporto annuale 2015” di Moneyval (qui in pdf, 959 K, 58 pp. - in lingua inglese) insieme ad una intervista video (qui online  e qui in formato flv - 5 minuti 50 mega) a Daniel Thelesklaf  Chair di Moneval.

Cos’è il Moneyval?

Moneyval, Comitato di esperti per la valutazione delle misure anti-riciclaggio e contro il finanziamento del terrorismo, è un organo del Consiglio d’Europa che valuta la conformità delle legislazioni nazionali rispetto agli standard ed alle norme internazionali ed europee di contrasto del riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo nonché l’efficacia della loro attuazione pratica e formula raccomandazioni alle autorità nazionali per quanto riguarda i miglioramenti necessari ai propri sistemi.

Di seguito il comunicato di MoneyVal.

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(clicca sull'immagine per vedere il video)

Rapporto annuale di MONEYVAL: non sono ancora attuate appieno le misure contro il finanziamento del terrorismo

A seguito della pubblicazione in data odierna del rapporto annuale di MONEYVAL, il suo Presidente, Daniel Thelesklaf, ha sottolineato che la lotta contro il finanziamento del terrorismo non è stata ancora realmente adottata come strategia globale di contrasto al terrorismo.
"Ci battiamo per trovare dei mezzi sempre più incisivi per contrastare il terrorismo. Occorre denaro per preparare e perpetrare gli attentati. È individuando le vie di finanziamento del terrorismo, anche in piccole quantità, che si potrà contribuire a smascherare le cellule terroristiche, a impedire il terrorismo e a dissuaderne gli autori potenziali", ha dichiarato.
Nel suo rapporto, MONEYVAL, il comitato di esperti del Consiglio d’Europa incaricato della lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, rileva che gli Stati hanno continuato a migliorare il rispetto, dal punto di vista tecnico, delle norme internazionali di contrasto di questi due flagelli, in particolare quelle riguardanti la prevenzione.
Il rapporto sottolinea tuttavia che l’effettiva applicazione di tali norme rimane una grave sfida e sottolinea due priorità: intensificare l’azione delle autorità incaricate delle indagini e dei procedimenti penali, per ottenere sentenze di condanna per riciclaggio di capitali, e adottare ordinanze dissuasive per disporre la confisca dei proventi di reato.
"Disponiamo degli strumenti necessari per combattere il riciclaggio dei capitali, ma l’effettiva applicazione della legislazione dipende dalle risorse e dalla volontà politica degli Stati membri. Per questo, il quinto ciclo di valutazione, lanciato nel 2015, sarà imperniato sull’efficacia", ha aggiunto il Presidente di MONEYVAL.
"Se un paese non attua interventi determinati per dissuadere e evitare il riciclaggio dei capitali, rischia di non scoprire la struttura generale del finanziamento, con possibili conseguenze economiche negative", ha ancora sottolineato.
Nel 2015, MONEYVAL ha proceduto alla valutazione di 26 giurisdizioni, mediante l’adozione di rapporti di reciproca valutazione (comprese visite sul campo) o di rapporti di monitoraggio.

Rassegna web

Link

  • MONEYVAL Annual Report for 2015 (pdf, 959 K, 58 pp. - in lingua inglese)
  • Video interview with MONEYVAL's chair Daniel Thelesklaf (online  & flv)

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Antiriciclaggio: audizione Direttore della DIA in Commissione Finanze Camera Deputati (22 settembre 2016, video)

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Secondo Nunzio Antonio Ferla – Direttore DIA - l’attuale sistema di prevenzione antiriciclaggio è sicuramente efficace ma il fenomeno del riciclaggio connesso alla criminalità organizzata va affrontato su più piani: quello culturale e dell’educazione finanziaria e quello preventivo e repressivo.
Nell’ambito dell’attività giudiziaria, finalizzata alla repressione di attività illecite in materia di riciclaggio connesso con la criminalità organizzata, sono stati sequestrati dalla D.I.A., nel periodo compreso tra il gennaio 2015 e l’agosto di quest’anno, beni per un valore stimato di oltre 100 milioni di euro.

Nella corso della seduta di oggi (20 settembre 2016 ndr), il Presidente della “VI Commissione Finanze”  della Camera dei Deputati, On. Maurizio Bernardo, ha convocato il Direttore della D.I.A., Nunzio Antonio Ferla, per essere ascoltato sul tema della “prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio”.
Nella circostanza, Ferla ha sottolineato che il riciclaggio è un fenomeno complesso, per sua natura di portata transnazionale, le cui conseguenze si riverberano immediatamente sul fronte delle entrate, determinando una minore crescita per il Paese.
A tal proposito l’ISTAT ha calcolato che sommando l’apporto diretto delle attività illegali e quello dell’indotto, l’effetto totale dell’inclusione dell’economia illegale nel sistema dei Conti Nazionali è apprezzabile in circa 15,5 miliardi di euro di valore aggiunto, con un’incidenza intorno all’1% sul prodotto interno lordo totale.
Il condizionamento più significativo della criminalità organizzata, ha proseguito poi il Generale Ferla, consiste sia nel valore di quanto prodotto attraverso attività criminali, sia, con effetti di ben più lungo periodo, nel valore di quanto non prodotto a causa delle distorsioni generate dalla diffusione delle mafie.
Un danno questo all’economia nazionale che riverbera i suoi effetti negativi sugli investimenti in generale e in particolare su quelli diretti dall’estero.
Secondo il Direttore l’attuale sistema di prevenzione è sicuramente efficace, in quanto si basa su una chiara ripartizione delle competenze, che vede da un lato attori istituzionali chiamati ad un’analisi finanziaria dei dati forniti dai soggetti preposti alla segnalazione di operazioni sospette (U.I.F) e dall’altro la D.I.A. e la Guardia di Finanza impegnati nell’analisi investigativa delle risultanze da proporre all’attenzione dell’A.G., in primis della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.
Nel corso dell’audizione alla Commissione Finanze il Direttore della D.I.A., Nunzio Ferla, ha evidenziato l’impegno complessivo profuso dalla Direzione Investigativa Antimafia nella lotta al riciclaggio connesso alla criminalità organizzata.
La D.I.A., nel periodo compreso tra il gennaio 2015 e l’agosto di quest’anno, ha trattato oltre 145 mila Segnalazioni di Operazioni Sospette pervenute dall’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia.
Di queste, 1.737 sono state ritenute meritevoli di ulteriori approfondimenti e 923 sono state le segnalazioni trasmesse alla P.N.A.A., in quanto ritenute d’interesse investigativo.
In futuro saranno ulteriormente perfezionate le attività finalizzate a favorire lo sfruttamento del patrimonio informativo rappresentato dalle segnalazioni di operazioni sospette, assicurando, al contempo, le più opportune forme di circolarità e raccordo tra le Forze di polizia e la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo.
Il fenomeno del riciclaggio connesso alla criminalità organizzata è un problema che va affrontato su più piani,  prosegue il Direttore Ferla nel corso dell’Audizione.
Quello culturale e dell’“educazione finanziaria”, che dotando il cittadino dei giusti strumenti conoscitivi limita le spinte criminali, a beneficio di una corretta e trasparente gestione delle operazioni finanziarie; quello preventivo e repressivo, che vede la D.I.A. impegnata in prima linea, potendo appunto contare su un modello investigativo elastico basato sulla lungimirante intuizione di valorosi magistrati come Giovanni Falcone.
Per quanto riguarda i risultati operativi, Ferla ha sottolineato che la D.I.A., nel periodo compreso tra il gennaio 2015 e l’agosto di quest’anno, ha effettuato sequestri preventivi per un valore superiore ai 2,9 miliardi di euro e confische di beni per oltre 1,3 miliardi di euro.
Il Direttore della D.I.A. si è soffermato sull’importanza di consolidare, nella lotta al riciclaggio connesso alla criminalità organizzata, le sinergie istituzionali, nell’ottica di valorizzare ulteriormente il patrimonio informativo rappresentato dalle segnalazioni di operazioni sospette.
È stato richiamato il Protocollo operativo firmato il 26 maggio 2015, tra la Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo e la Direzione Investigativa Antimafia.
La procedura di raccordo info-investigativo tra la D.I.A. e la D.N.A., connessa all’analisi delle segnalazioni di operazioni sospette, ha consentito di innescare diverse indagini antiriciclaggio, avvalorando, contestualmente, elementi per nuove investigazioni giudiziarie.
Nell’ambito dell’attività giudiziaria, finalizzata alla repressione di attività illecite in materia di riciclaggio connesso con la criminalità organizzata, sono stati sequestrati dalla D.I.A., nel periodo compreso tra il gennaio 2015 e l’agosto di quest’anno, beni per un valore stimato di oltre 100 milioni di euro.

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La “soffiata” del bancario infedele è elemento probatorio legittimo (FiscoOggi.it, 13 Settembre 2016)

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Ciò che conta è che le informazioni non siano acquisite in violazione di un diritto fondamentale di rango costituzionale o di una norma che ne vieti specificamente l’utilizzo

  • di Francesco Brandi

Sono utilizzabili nell'accertamento e nel contenzioso con il contribuente i dati bancari acquisiti dal dipendente di un istituto di credito residente all'estero e ottenuti dall’amministrazione fiscale italiana mediante gli strumenti di cooperazione internazionale, senza che assuma rilievo l'eventuale illecito commesso dal dipendente stesso e la violazione dei doveri di fedeltà verso il datore di lavoro e di riservatezza dei dati bancari, che non godono di copertura costituzionale.
Lo ha ribadito la Cassazione con la pronuncia n. 17503 del 1° settembre 2016, non a caso resa in forma di ordinanza.

La vicenda processuale

L’Agenzia delle Entrate proponeva ricorso per cassazione avverso una sentenza della Ctr della Lombardia che, nell’annullare un avviso di accertamento, aveva stabilito l’inutilizzabilità degli elementi probatori acquisiti dall’amministrazione fiscale francese per effetto della collaborazione informativa internazionale prevista dalla direttiva 77/799/Cee del Consiglio europeo del 19 dicembre 1977, nonché dalla convenzione tra l’Italia e la Francia contro le doppie imposizioni.

La pronuncia e le osservazioni

In ambito tributario non vige alcuna previsione generale di inutilizzabilità della documentazione irritualmente acquisita, come accade invece in ambito penale con la previsione di cui all’articolo 191 cpp.
Tale posizione è stata da sempre sostenuta dalla Cassazione, la quale, già con la sentenza 8344/2001, aveva chiarito che “Non esiste … nell’ordinamento tributario un principio generale di inutilizzabilità delle prove illegittimamente acquisite”. Dunque, il principio sancito dall’articolo 191 del codice di procedura penale “vale, ovviamente, soltanto all’interno di tale specifico sistema procedurale”, vale a dire in ambito penale.
Lo stesso orientamento è stato successivamente confermato dalla sentenza 24923/2011, con la quale la suprema Corte ha precisato che “non qualsiasi irritualità nell’acquisizione di elementi rilevanti ai fini dell’accertamento fiscale comporta, di per sé, la inutilizzabilità degli stessi, in mancanza di una specifica previsione in tal senso, ed esclusi, ovviamente, i casi in cui viene in discussione la tutela di diritti fondamentali di rango costituzionale (cfr. Cass. 26 maggio 2003, n. 8273; 1 ottobre 2004, n. 19689; 16 giugno 2006, n. 14058; 16 aprile 2007, n. 8990)”.
In altri termini, in base al consolidato indirizzo della Cassazione, in assenza di una norma generale sull’inutilizzabilità in ambito tributario, eventuali illegittimità nelle procedure di acquisizione della documentazione non si riverberano sulla legittimità dell’atto tributario, salvo che:

  • l’acquisizione non sia avvenuta in violazione di una norma tributaria, che sanziona la propria violazione con l’inutilizzabilità della documentazione medesima
  • l’acquisizione non sia avvenuta in violazione di un diritto fondamentale di rango costituzionale.

Queste conclusioni sono state fatte proprie anche dalle ordinanze 8605 e 8606 del 2015 (le prime sul tema), con cui la Cassazione ha stabilito che:

  • l’amministrazione finanziaria, nella sua attività di accertamento dell’evasione fiscale, può – in linea di principio – avvalersi di qualsiasi elemento con valore indiziario, con esclusione di quelli la cui inutilizzabilità discenda da una disposizione di legge o dal fatto di essere stati acquisiti dall’amministrazione in violazione di un diritto del contribuente
  • sono utilizzabili, nel contraddittorio con il contribuente, i dati bancari acquisiti dal dipendente infedele di un istituto bancario, senza che assuma rilievo l’eventuale reato commesso dal dipendente stesso e la violazione del diritto alla riservatezza dei dati bancari (che non gode di tutela nei confronti del fisco).  Nell’ordinamento tributario, ai fini di un accertamento fiscale, assumono rilievo e sono utilizzabili anche elementi di prova assunti irritualmente, purché non lesivi dei diritti fondamentali di rango costituzionale, quale quello della libertà personale del contribuente. Alla luce di tanto, il principio di garanzia proprio del diritto alla libertà personale non è applicabile all’obbligo di riservatezza cui sono tenuti gli istituti bancari nei confronti delle operazioni compiute dai propri clienti, in quanto a fondamento del segreto bancario non ci sono valori della persona umana da tutelare, ma piuttosto istituzioni economiche e interessi patrimoniali
  • non è considerata violazione del segreto d’ufficio la comunicazione da parte dell’amministrazione finanziaria alle autorità competenti degli altri Stati membri delle informazioni atte a permettere il corretto accertamento delle imposte sul reddito e sul patrimonio
  • spetta al giudice di merito, in caso di contestazioni fiscali mosse al contribuente, valutare se i dati in questione siano attendibili, anche attraverso il riscontro con le difese del contribuente.

A tal proposito, la Corte sottolinea che la lista rappresenta un indizio idoneo a giustificare le riprese fiscali, ricordando il consolidato indirizzo della giurisprudenza di legittimità per cui “deve ritenersi in linea di principio che gli elementi idonei a consentire al giudice di trarre la prova di un fatto in via presuntiva ai sensi dell’art. 2729 c.c. non devono necessariamente essere più di uno nonostante la previsione del requisito della concordanza contenuto in tale norma, valendo questa solo nell’ipotesi in cui concorrano più elementi e potendo quindi anche uno solo di essi essere assunto a base purché grave e preciso. La presunzione semplice del resto non è altro che un procedimento logico da cui il giudice desume l’esistenza di un fatto ignoto dalla presenza di un fatto noto sul presupposto di una loro successione nella normalità dei casi. E’ evidente pertanto che anche un solo fatto, qualora presenti i suddetti requisiti, possa essere idoneo per una tale deduzione e costituire quindi la fonte della presunzione” (cfr Cassazione, 4472/2003, 12671/2005, 22122/2010, eccetera).
In tale prospettiva, ne deriva che, se un singolo elemento indiziario è idoneo a fornire una presunzione grave e precisa, non vi sono dubbi sulla legittimità dell’accertamento analitico-induttivo che si fondi esclusivamente su di esso.
Dando continuità a tali principi, la Cassazione ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Entrate, stabilendo che sono utilizzabili “i dati bancari acquisiti dal dipendente di una banca residente all'estero e ottenuti dal fisco italiano mediante gli strumenti di cooperazione comunitaria, senza che assuma rilievo l'eventuale illecito commesso dal dipendente stesso e la violazione dei doveri di fedeltà verso l'istituto datore di lavoro e di riservatezza dei dati bancari, che non godono di copertura costituzionale e di tutela legale nei confronti del fisco medesimo”.
Spetterà alla Ctr della Lombardia, cui la controversia è stata rinviata, valutare i dati acquisiti la cui attendibilità è da considerarsi presunta sino a prova contraria, da fornirsi a cura del contribuente attraverso contestazioni circostanziate.

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Bitcoin: acquisto e vendita di monete virtuali - i chiarimenti delle Entrate sul trattamento fiscale (2 settembre 2016)

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  • Fonte: Comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate del 2 settembre 2016 (qui in pdf)

In una risoluzione i chiarimenti delle Entrate sul trattamento fiscale

Esenzione Iva per le operazioni di cambio di bitcoin

Le attività di intermediazione di valuta tradizionale con moneta virtuale svolte dagli operatori del mercato non scontano l’Iva in quanto rientrano tra le operazioni relative a banconote e monete.
Per i clienti persone fisiche, invece, che detengono i bitcoin al di fuori dell’attività d’impresa, si tratta di operazioni a pronti che non generano redditi imponibili perché manca la finalità speculativa.
Sono questi i principali chiarimenti della risoluzione n. 72/E pubblicata oggi, con cui l’Agenzia delle Entrate, in linea con i recenti orientamenti della Corte di Giustizia dell’UE, illustra il trattamento fiscale da applicare a chi svolge attività di acquisto e cessione a pronti di moneta virtuale in cambio di valuta “tradizionale”.

Imposte dirette e Iva

Il documento di prassi precisa che le operazioni relative ai bitcoin sono prestazioni di servizi esenti da Iva.
Sul piano della tassazione diretta, invece, i ricavi che derivano dall’attività di intermediazione nell’acquisto e vendita di bitcoin sono soggetti ad Ires ed Irap, al netto dei relativi costi.
Per valutare i bitcoin di cui la società dispone a fine esercizio occorre considerarne il valore normale, cioè la loro quotazione in quel momento.

Niente oneri da sostituto d’imposta

Per quanto riguarda i clienti persone fisiche che detengono i bitcoin al di fuori dell’attività d’impresa, la risoluzione chiarisce che si tratta di operazioni a pronti che non generano redditi imponibili perché manca la finalità speculativa.
Ne deriva che gli operatori non sono tenuti agli adempimenti tipici dei sostituti d’imposta. Resta ferma la facoltà dell’Agenzia, in sede di controllo, di acquisire le liste della clientela per le opportune verifiche.

Roma, 2 settembre 2016

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L’attività della Guardia di Finanza nella lotta al finanziamento del terrorismo (16 agosto 2016)

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Scheda

1. Strategie  della  Guardia  di  Finanza  nel  contrasto  al  fenomeno criminale.

La  Guardia  di  Finanza  concorre  e  fornisce  il  proprio  contributo  all'apparato  di prevenzione ed investigazione antiterrorismo che, sotto l’egida del Ministero dell’Interno, gravita principalmente sulle due Forze di Polizia a competenza generale.
Il supporto si concretizza nello sviluppo di indagini mirate sui flussi finanziari che “alimentano” gli investimenti a sostegno di associazioni criminali nazionali ed internazionali, in ragione dei compiti di polizia economico-finanziaria di cui al D.Lgs. n. 68/2001.
In tale contesto il Corpo svolge sia attività di repressione, sia un’azione di prevenzione: tant’è vero che i Reparti del Corpo, oltre alle tradizionali indagini di polizia giudiziaria svolte  d’iniziativa  e  su  delega  delle  Procure  Distrettuali,  approfondiscono  in  via preventiva i flussi finanziari che possono rafforzare questi gruppi criminali la cui ricostruzione può comportare specifiche investigazioni.
In particolare, tale approfondimento si esplica tramite lo sviluppo delle segnalazioni di operazioni  sospette  (S.O.S.),  generate  dal  sistema  finanziario  e  da  altri  soggetti sottoposti agli speciali obblighi (professionisti, money transfer, compro oro, ecc.), l’effettuazione di ispezioni presso gli stessi operatori nonché l’esecuzione delle misure di congelamento nei confronti degli indiziati di appartenere ad organizzazioni terroristiche ed inseriti nelle cc.dd. black list diramate dalle Nazioni Unite e dall’Unione Europea.
Nel dettaglio i numeri confermano il rafforzamento del monitoraggio dei flussi di denaro potenzialmente a rischio; infatti, nel primo semestre di quest’anno sono state 597 le S.O.S. analizzate dal Corpo rispetto alle 579 dell’intero anno 2015.
Inoltre, la Guardia di Finanza:
partecipa  attivamente  ai  canali  di  cooperazione  internazionale,  deputati all’interscambio informativo di polizia e di analisi nel settore del terrorismo e del suo finanziamento;
prende parte ai principali fori internazionali ed alle iniziative assunte in ambito GAFI (Gruppo d’Azione Finanziaria Internazionale), UNODC (Ufficio delle Nazioni Unite per il controllo della droga e la prevenzione del crimine) e Organismi comunitari;
sostiene l’azione del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale nella partecipazione al Gruppo Internazionale “Coalizione Anti-Isis”.

2. Principali novità recentemente introdotte.

In considerazione del livello di attenzione nei confronti della minaccia terroristica, è stato previsto:
in seno al II Reparto – Coordinamento Informativo e Relazioni Internazionali del Comando Generale, la costituzione di una “cabina di regia” per promuovere e coordinare i flussi informativi all’interno della Guardia di Finanza e, quindi, orientare in modo proficuo l’attività investigativa nel settore. La nuova struttura fornirà, inoltre, la   qualificata   partecipazione   al   C.A.S.A.    (Comitato   di   Analisi   Strategica Antiterrorismo)  presso  il  Ministero  dell’Interno  nonché  al  C.S.F.  (Comitato  di Sicurezza Finanziaria) presso il Ministero dell’Economia e delle Finanze;
l’istituzione, nell’ambito del Nucleo Speciale Polizia Valutaria, del G.I.F.T. (Gruppo Investigativo sul Finanziamento al Terrorismo). Questa nuova Unità - affidata ad un Colonnello e composta da personale altamente specializzato, con esperienza operativa in materia di analisi delle operazioni sospette - avrà il compito di approfondire le movimentazioni finanziarie considerate a rischio di terrorismo, mettendo a sistema le molteplici fonti informative inoltrate dalle Financial Intelligence Unit estere e dall’U.I.F. nazionale nonché le altre informazioni originate dalla “cabina di regia” del II Reparto del Comando Generale.

La stessa articolazione sarà, inoltre, referente della Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo (DNAA), con la quale il Corpo, lo scorso ottobre, ha siglato un protocollo d’intesa che consolida le sinergie operative nel settore.
Tale memorandum assicura la tempestiva analisi delle informazioni contenute nelle segnalazioni  di  operazioni  sospette,  in  modo  tale  che  la  stessa  DNAA  possa effettuare il coordinamento dei successivi sviluppi investigativi per le indagini in materia di terrorismo;
il mirato scambio informativo - anche riguardante elementi tratti dalle segnalazioni di operazioni sospette - con le Agenzie di Informazione e Sicurezza e le altre Forze di Polizia che compongono il Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo.

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