MEF: antiriciclaggio, consultazione pubblica per l’attuazione della direttiva UE AML (30 novembre 2016)

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Consultazione pubblica per l’attuazione della direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento Europeo e del Consiglio, relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo e recante modifica delle direttive 2005/60/CE e 2006/70/CE) e l’attuazione del regolamento (UE) 2015/847 del Parlamento Europeo e del Consiglio riguardante i dati informativi che accompagnano i trasferimenti di fondi e che abroga il regolamento (CE) 1781/2006

La direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento europeo e del Consiglio (c.d. IV Direttiva AMLD), abrogando le precedenti direttive in materia di antiriciclaggio ed allineando gli Stati membri ai più avanzati standard internazionali di settore, ha introdotto disposizioni finalizzate ad ottimizzare l’utilizzo degli strumenti di lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo, costituendo, a partire dallo spirare del termine di recepimento, l’unico atto legislativo dell’Unione europea cui dovranno conformarsi gli Stati membri nel definire i propri ordinamenti interni.
Il Dipartimento del tesoro, ritiene opportuno sottoporre a consultazione pubblica lo schema di decreto legislativo (pdf, 947 K, 85 pp.), predisposto nel rispetto dei criteri di delega per il recepimento della IV Direttiva AMLD, volto a rettificare la normativa antiriciclaggio nazionale (decreto legislativo 21 novembre 2007, n. 231 e successive modificazioni e integrazioni) nonché ad emendare le disposizioni normative collegate alla materia.
Obiettivo della consultazione è quello di acquisire i primi orientamenti e le osservazioni che i soggetti obbligati alle disposizioni antiriciclaggio, anche attraverso le associazioni di categoria rappresentative dei settori di appartenenza, volessero segnalare.
La consultazione è curata dall’Ufficio IV – Direzione V del Dipartimento del tesoro. I commenti possono essere inviati per e-mail, specificando nell’oggetto l’argomento posto in consultazione, entro il 20 dicembre 2016, all’indirizzo:dt.antiriciclaggio@tesoro.it
I commenti pervenuti saranno resi pubblici al termine della consultazione, salvo espressa richiesta di non divulgarli. Il generico avvertimento di confidenzialità del contenuto della e-mail, in calce alla stessa, non sarà considerato una richiesta di non divulgare i commenti inviati

Documenti oggetto di Consultazione

  • Schema decreto legislativo recepimento IV AML (pdf, 947 K, 85 pp.)

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Europol: Criminal Finances Online & cryptocurrencies (24 novembre 2016)

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Nel mese di novembre 2016 l’ Europol  - European Police Office – ha pubblicato il rapporto “Internet Organised Crime Threat Assessment (IOCTA) 2016”  (pdf, 11 M, 72 pp.) che illustra le proprie strategie contro il cybercrime.
Il documento indica anche 3 priorità per il 2017 contro la criminalità informatica: cyber attacks, payment fraud e child sexual exploitation.

Indice del documento

  • Foreword
  • Abbreviations
  • Executive Summary
  • Key Findings
  • Key Recommendations
  • Suggested Operational Priorities
  • Introduction
  • Malware
  • Online Child Sexual Exploitation
  • Payment Fraud
  • Social Engineering
  • Data Breaches And Network Attacks
  • Attacks On Critical Infrastructure
  • Criminal Finances Online
  • Criminal Communications Online
  • Darknets and Hidden Services
  • The Convergence of Cyber and Terrorism
  • Big Data, Iot and the Cloud
  • Internet Governance
  • The Geographic Distribution Of Cybercrime
  • Appendices

Nel seguito sintesi e traduzione (unofficial!) del paragrafo “Future threats and developments” nel capitolo “Criminal Finances Online”.

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Valute virtuali: sviluppi futuri e possibili minacce

Le valute virtuali continuano a guadagnare una sempre più ampia popolarità anche grazie alla crescita di una comunità ormai matura.
Sulle fondamenta di Bitcoin sono nati nuovi progetti ed iniziative certamente funzionali al business ma che espongono anche al rischio dell’infiltrazione criminale.
Ethereum https://www.ethereum.org/ (vedi anche wikipedia it https://it.wikipedia.org/wiki/Ethereum e http://www.ethereum-italia.it ) - nato nel luglio 2015 e già tra i servizi più popolari – è una piattaforma per l’uso dei contratti legali intelligenti – smart contract - contratti cioè in grado di auto-verificare le proprie condizioni utilizzando la tecnologia blockchain alla base di Bitcoin.
Ovviamente i “contratti intelligenti” hanno una vasta gamma di usi legittimi e positivi e tuttavia espongono anche al rischio che siano utilizzati dalla criminalità informatica per offrire i propri servizi.
Si noti che mentre molte cryptocurrencies sono orientate al business altre viceversa privilegiano questioni come la privacy e l’anonimato.
Mentre usando Bitcoin si lasciano tracce digitali che potrebbero essere utilizzati per collegare una transazione di un individuo esistono viceverssa nuove valute in via di sviluppo che cercano garantire un completo anonimato.
Come è ovvio la maggior parte delle forze dell'ordine attualmente concentra la sua attenzione su Bitcoin ed è logico supporre che alcune comunità criminali possano utilizzare cryptocurrencies meno note al fine di sfuggire ai radar.
Un altro tema da tenere sotto attenzione riguarda gli sforzi della comunità Bitcoin per la realizzazione di una soluzione di scambio completamente decentralizzata per garantire agli utenti un ulteriore livello di sicurezza e anonimato.
Nel 2016, è stata rilasciata una versione beta funzionale Bitsquare: si tratta del primo scambio decentrato che riunisce acquirenti e venditori di decine di valute virtuali.
Bitsquare utilizza una rete P2P costruito a partire da Tor dove a ogni utente viene assegnato un indirizzo .onion dedicato.

Raccomandazioni

Dato che l’uso criminale delle valute virtuali continua a guadagnare terreno è sempre più importante per le forze dell’ordine:

  • costruire e mantenere relazioni con le comunità delle monete virtuali e in particolare con gli “scambiatori” di moneta virtuale;
  • assicurarsi che gli investigatori finanziari e dedicati al cybercrime abbiamo una formazione adeguata per essere in grado di tracciare, sequestrare e indagare nell’ambito delle valute virtuali.

Bitcoin è la moneta virtuale più diffusa ma è necessario monitorare costantemente quali nuove valute virtuali si sviluppano e possono portare ad abusi.
Le forze dell'ordine dovrebbero continuare a investire e sviluppare nuovi strumenti investigativi e tecniche di indagine in collaborazione con partner provenienti da altri settori, per agevolare le inchieste che coinvolgono cryptocurrencies e la tecnologia blockchain.
Dopo il successo delle iniziative EMMA nel 2015 e 2016 – una iniziativa europea di contrasto al riciclaggio virtuale di denaro sporco - ulteriori paesi europei dovrebbero impegnarsi e contribuire a queste attività di prevenzione.
In ogni Paese le forze dell'ordine dovrebbero avere un quadro chiaro e aggiornato di chi opera nel campo delle valute virtuali al fine di sviluppare collaborazioni reciproche e ridurre l'abuso di tali servizi.

Allegato

  • Europol, “Internet Organised Crime Threat Assessment (IOCTA) 2016”  (pdf, 11 M, 72 pp.)

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Sicurezzanazionale.gov.it: Bitcoin e antiriciclaggio (23 novembre 2016)

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Molti studi recenti si sono focalizzati sul “fenomeno bitcoin” la moneta virtuale che consente di ottenere beni reali in modo decentralizzato e senza l’ausilio di intermediari finanziari. Questi studi  lodano in alcuni casi i vantaggi delle valute virtuali e aprono, in altri casi, inquietanti scenari circa i possibili rischi di riciclaggio e finanziamento al terrorismo. Su queste basi scientifiche l’articolo vuole fornire al lettore un inquadramento e una riflessione su un tema di grandissima attualità.

Il 15 novembre 2016 sul sito web del “Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica” (l’intelligence italiana) è stato pubblicato il documento “Bitcoin e antiriciclaggio” scritto da Nina Passarelli (ln) qui in pdf (528 K, 15 pp.)
Il testo è pubblicato nell’ambito delle iniziative della sezione “Il mondo dell’intelligence” e come recita l’avvertenza “le opinioni espresse in questo articolo non riflettono necessariamente posizioni ufficiali o analisi, passate o presenti, del Sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica”.

L’autore

Nina Passarelli è laureata in Economia Aziendale presso l’Università della Calabria.
Ha svolto il suo lavoro di ricerca per la tesi finale presso la Rheinische Fachhochschule Köln a Colonia (Germania) partecipando, tra l’altro, alla Berlin Crowdsourcing Week, conferenza sullo sviluppo del crowdfunding, del crowdinvesting e sulle misure da adottare a livello normativo e di antiriciclaggio.

Indice del documento

Abstract
Profilo dell’autore
1. Introduzione
2. I vantaggi di Bitcoin: la criptovaluta come strumento di democratizzazione finanziaria
3. I rischi di un nuovo ‘ordine’ virtuale: dalla volatilità al riciclaggio
4. Conclusioni
Bibliografia

Le conclusioni

Lo scenario aperto da Bitcoin genera al tempo stesso opportunità e rischi: da un lato, come si evince dal whitepaper creato da Satoshi Nakamoto, c’è l’ambizione di voler creare una moneta ‘migliore’, non condizionata dall’intermediazione, e, più in generale, dal fattore umano, per sua natura fallibile.
Per contro Bitcoin apre un baratro all’interno di un mondo che cammina in parallelo a quello reale: il Web, data la sua natura scarsamente controllabile e potenzialmente senza confini, risulta essere un terreno fertile per attività criminali o terroristiche, e, i bitcoin rischiano di diventare il loro miglior mezzo di finanziamento, soprattutto in mancanza di un ben definito quadro normativo di riferimento.
L’Unità di Informazione Finanziaria (UIF), occupandosi di prevenzione e contrasto dei fenomeni di riciclaggio e finanziamento al terrorismo in Italia, è vicina alle posizioni assunte dall’European Banking Authority e dalla Banca d’Italia in materia di criptovalute: l’uso per finalità illecite desta le maggiori perplessità verso questo nuovo ‘contante digitale’, dovuto anche ad alcune segnalazioni di operazioni sospette, effettuate mediante bitcoin.
Le caratteristiche che rendono le criptovalute utilizzabili nell’ambito della frode, del terrorismo, del riciclaggio di denaro sporco e del crimine organizzato, designano una delle maggiori sfide per le forze dell’ordine, le autorità di regolazione e i governi nazionali.
L’ambizione di dar luogo a trasferimenti di denaro veloci, sicuri e con costi di transazione minori rispetto all’attuale fiat money in tutto il mondo porta con sé il rischio di facilitare e offuscare transazioni legate ad attività criminali, incluso il riciclaggio di denaro e il finanziamento al terrorismo, il commercio di droghe e la frode su scala globale.
Tale pericolo va affrontato e combattuto con regolamenti e leggi ad hoc, al fine di sfruttare i vantaggi della tecnologia blockchain.
Questa visione sembrerebbe essere ancora lontana da quella attuale: nella società contemporanea sta iniziando a farsi strada l’idea che le monete virtuali possano essere connesse ai reati 2.0, al cosiddetto cyber crime, capace di muoversi, soprattutto all’interno della fitta rete del dark web.
Non solo alle autorità competenti serviranno nuovi, adeguati strumenti per far fronte a questo scenario ‘digitale’, ma anche le aziende dovranno imparare a tutelarsi adeguatamente nei confronti dei rischi connessi alle valute virtuali.
Nel caso in cui Bitcoin voglia porsi come valuta ‘alternativa’ e al tempo stesso sistema di pagamento sostitutivo di quello attuale, dovrà essere in grado di implementare i vantaggi della ‘catena di blocchi’ e di rendere sempre più la rete come il meccanismo peer-to-peer di ‘autodifesa’ delle transazioni.

Allegato

  • Nina Passarelli, “Bitcoin e antiriciclaggio”, 15 novembre 2016 (pdf, 528 K, 15 pp.)

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Bocconi: Criminalità nel settore economico in crescita a Milano (19 novembre 2016)

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Una ricerca della Bocconi ha analizzato i sedici anni di procedimenti penali tra il 2000 e il 2015 per il delitto di associazione mafiosa, fotografando una situazione che vede la prevalenza della 'ndrangheta, rispetto alle altre organizzazioni mafiose

  • di Andrea Celauro

L’infiltrazione della criminalità organizzata nel settore economico milanese è in crescita, in particolare dal 2010.
E tra le organizzazioni è ormai la ‘ndrangheta a detenere il monopolio delle attività criminali a Milano e in Lombardia: è quanto emerge da una ricerca che ha preso in esame tutti i 105 fascicoli avviati tra il gennaio 2000 e il dicembre 2015 presso la Procura della Repubblica di Milano per il reato di associazione di tipo mafioso (416-bis c.p.), con attenzione ai reati con l’aggravante dell’associazione di stampo mafioso.
Lo studio è stato compiuto da un team di ricercatori coordinati da Alberto Alessandri, professore di diritto penale della Bocconi, e sostenuta dalla Camera di commercio di Milano, da Assimpredil Ance, dal Banco Popolare e con la collaborazione del Centro Nazionale di Prevenzione e Difesa Sociale.
Secondo i dati, negli ultimi sedici anni sono stati 1.251 i soggetti indagati nell’ambito dei 105 procedimenti avviati presso la Procura della Repubblica di Milano.
Due i picchi dei procedimenti, nel 2006 e tra il 2010 e il 2014: se nel 2000 i fascicoli aperti dalla Procura sono stati 5 e nel 2001 solo 2, tra il 2010 e il 2014 il numero è di 43 procedimenti (16 dei quali solo nel 2014).
Dei 384 indagati per i quali vi è stata una richiesta di rinvio a giudizio, 330 sono stati condannati con una sentenza di primo grado.
Il sistema criminale s'infiltra nelle imprese in un caso su quattro, nei casi processuali esaminati: tra coloro che sono stati rinviati a giudizio, infatti, il 25,52% sono imprenditori (98 su 384).
Si tratta di un fenomeno ancora limitato se consideriamo le oltre 295mila imprese dell’economia milanese, ma in crescita dal 2010.
L’edilizia è il settore più colpito, con il 48% di imprenditori che operano in quell’ambito, seguito dal settore della ristorazione e gestione di bar o locali notturni (15%).
Nel 24,2% dei casi il ruolo nell’organizzazione criminale dell’imprenditore indagato per l’art. 416-bis c.p. è quello di organizzatore e/o promotore dell’attività criminosa.
Riguardo al tipo di reato commesso dagli indagati nel periodo considerato dalla ricerca, si evidenzia come le attività criminali più tipiche  prevalgano di poco sui reati di tipo economico (53,7% rispetto al 46,3%).
L’associazione di tipo mafioso più coinvolta nei procedimenti avviati a Milano è la ‘ndrangheta: è presente in ben il 78% dei procedimenti in cui vi è un’associazione italiana di tipo mafioso, mentre i nomi di Cosa Nostra e Sacra Corona Unita si ritrovano rispettivamente nel 10% e nel 3% dei fascicoli.
Vi è tuttavia da registrare un 7% di casi in cui compare una convergenza di interessi criminali tra più realtà associative di tipo mafioso (‘ndrangheta, Camorra, Cosa Nostra).
L’applicazione delle misure di prevenzione patrimoniali antimafia è stata esaminata consultando i fascicoli relativi ai 67 provvedimenti di confisca definitivi emessi nei sedici anni in oggetto: 80 sono i soggetti proposti per le misure di prevenzione, per il 63% originari della Calabria e per il 13% originari della Lombardia.
Di questi proposti, 34 sono stati indagati o imputati per reati in materia di sostanze stupefacenti, mentre 22 per il reato di associazione a delinquere di stampo mafioso.
Anche in questo ambito appare prevalente la presenza della ‘ndrangheta, associazione collegata in almeno 48 casi esaminati.
I beni immobili confiscati sono stati 249 (il 47% del totale); 119 i conti correnti (23%); 57 i beni mobili registrati (11%) e 52 le azioni o le quote societarie (10%). In 6 decreti (tra il 2009 e il 2012) le imprese sono state destinatarie della misura.
“La ricerca”, ha concluso Alberto Alessandri, “ha rilevato che oggi non può più parlarsi di un fenomeno di ‘infiltrazione’ della criminalità organizzata al Nord, quanto piuttosto di un ‘radicamento’ nell'economia lecita del Nord e più in particolare milanese”.

Il convegno su Radio Radicale (audio)

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AICOM: slide interventi evento su Antiriciclaggio, lotta al finanziamento del terrorismo e all'immigrazione clandestina (17 novembre 2016)

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Fonte: sito AICOM

Slide presentate al convegno AICOM - Associazione Italiana Compliance - "Antiriciclaggio, lotta al finanziamento del terrorismo e all'immigrazione clandestina" del 9 novembre 2016.

Slide disponibili

  • Magda Bianco, Capo Servizio Tutela dei Clienti e Antiriciclaggio Banca d’Italia, “Le regole antiriciclaggio nelle relazioni tra cliente e intermediario: presente e futuro” (pdf, 671 K, 23 slide)
  • Claudio Clemente, Direttore Unità di Informazione Finanziaria per l’Italia (UIF), “L’attività di analisi dell’UIF a fini di contrasto  del finanziamento  del terrorismo e del traffico di immigrati”  (pdf, 2.9 M, 29 slide)
  • Giuseppe Maresca, Direttore generale prevenzione reati finanziari Ministero dell’economia e delle finanze (MEF), “Antiriciclaggio, lotta al finanziamento del terrorismo e all’immigrazione clandestina”  (pdf, 1 M, 27 slide)
  • Ugo Poggi, Colonnello Guardia di Finanza, Vice Comandante Operativo Nucleo Speciale di Polizia Valutaria, “I meccanismi di controllo preventivo con riferimento al terrorismo e all’immigrazione clandestina”  (pdf, 3.3 M, 39 slide )
  • Antonio Graziano, Responsabile Antiriciclaggio BancoPosta, Poste Italiane “Bancoposta, funzione antiriciclaggio” (pdf, 327 K, 7 slide)

AICOM - leggi anche

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Transparency: Linee guida per la predisposizione di procedure in materia di whistleblowing (3 novembre 2016)

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Il whistleblowing è uno strumento di derivazione anglosassone, attraverso il quale i dipendenti di un’organizzazione, pubblica o privata, segnalano a specifici individui o organismi una possibile frode, un reato, un illecito o qualunque condotta irregolare, commessa da altri soggetti appartenenti all’organizzazione.
I dipendenti sono le prime persone che vengono a conoscenza di eventuali situazioni di rischi e quindi proprio loro si trovano nella posizione migliore per segnalare in modo tempestivo, prima che sopraggiungano complicazioni.
La gestione virtuosa del whistleblowing contribuisce non solo ad individuare e contrastare possibili illeciti, ma anche a diffondere la cultura dell’etica e della legalità all’interno delle organizzazioni, a creare un clima di trasparenza e un senso di partecipazione e appartenenza.
Questo può avvenire grazie al superamento del timore dei dipendenti di subire ritorsioni da parte degli organi sociali o dei colleghi, oppure dal rischio di vedere inascoltata la propria segnalazione.
Transparency International Italia ha iniziato ad occuparsi di whistleblowing nel 2009, quando ancora il termine era pressoché sconosciuto in Italia e utilizzato solamente per riferirsi ad alcune “buone pratiche” presenti negli Stati Uniti e nel mondo anglosassone.
Dalla ricerca e dalla costante attività di promozione sono scaturite una serie di raccomandazioni e suggerimenti, rivolti a imprese, istituzioni e autorità pubbliche, in modo da trasmettere l’efficacia del whistleblowing quale strumento utile a prevenire fenomeni corruttivi all’interno di organizzazioni o enti, ma anche a coinvolgere i cittadini e la società civile nell’attività di controllo e contrasto all’illegalità, responsabilizzandoli e richiedendo la loro partecipazione attiva.
Le Linee Guida di Transparency sono uno strumento a disposizione delle organizzazioni, utile per contrastare non solo la commissione di illeciti ma anche per combattere la cultura del silenzio.
Mirano a sviluppare l’idea che sul luogo di lavoro sia importante creare un clima aperto, sicuro e trasparente, in cui i lavoratori possano segnalare eventuali problematiche senza essere visti con sospetto e senza subire ritorsioni.

Allegato

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  • Transparency Italia, "Linee guida per la predisposizione di procedure in materia di whistleblowing", novembre 2016 (pdf , 257 K, 24 pp.)

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Immagine tratta da transparencyinternational

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Antiriciclaggio: le proposte FATF/GAFI sul titolare effettivo (FiscoOggi.it, 28 ottobre 2016)

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  • Fonte: FiscoOggi.it  , titolo originale: “GAFI: al lavoro da tredici anni sui dati dei beneficiari effettivi”, pubblicato il  27 Ottobre 2016

Pubblicato il Rapporto sui prossimi interventi che dovranno essere realizzati sulla base di quanto già fatto in passato

  • di Vito Rossi

Se il G20 chiama, il Gafi risponde.
Negli ultimi due vertici dei Ministri delle Finanze e dei Governatori delle Banche Centrali (aprile e settembre 2016), il G20 aveva chiesto al Gruppo d’Azione finanziaria di ragionare su alcune proposte utili a rendere effettivi gli standard di trasparenza fiscale, con particolare riguardo alla disponibilità delle informazioni sui beneficiari effettivi, ma nascosti, di trust e altre strutture societarie “opache”.
Dopo aver approfondito la questione per anni, in occasione del summit del 6 ottobre tenuto a Washington il Gafi ha presentato al G20 una prima relazione con alcune ipotesi sul da farsi e con un’analisi su quanto realizzato in passato.
Gli sviluppi del nuovo piano di azione richiesto dal G20 comprendono l’ipotesi rivoluzionaria di attivare scambi internazionali contenenti queste informazioni.

Tre pilastri per un nuovo piano d’azione, il Gafi chiede al G20 di uscire allo scoperto

Le proposte, elaborate dal Gafi dopo un lungo e stimolante confronto con il Forum Globale sulla trasparenza e lo scambio di informazioni a fini fiscali dell’Ocse, sono essenzialmente di tre tipi.
La prima ipotesi allo studio riguarda i processi di valutazione tra paesi, uno dei settori di attività in cui il Gafi spende molte energie.
In quest’ambito, assicurare che l’aspetto del beneficiario effettivo sia valorizzato nelle revisioni tra pari (peer review) aumenterebbe la pressione sugli Stati, spingendoli a dare attuazione agli standard del Gruppo d’Azione in questo settore.
L’ipotesi successiva ha come oggetto la realizzazione e la messa a disposizione della comunità internazionale di una serie di raccomandazioni su come migliorare gli aspetti relativi ai beneficiari effettivi, nel corso dei processi di valutazione portati avanti dal Gafi.
L’ultima ipotesi di lavoro immaginata dall’organismo sovranazionale ha a che fare con il potenziamento della cooperazione tra il Gafi e il Forum globale di casa Ocse.
Secondo il Segretariato del Gruppo d’Azione, un maggiore coordinamento tra i due enti garantirebbe coerenza e solidità ai lavori svolti dai due enti nei rispettivi ambiti e affinerebbe ancora di più gli standard globali di trasparenza fiscale.
La proposta più incisiva è di natura politica.
Il suggerimento del Gafi al G20 è di dare il buon esempio, magari emettendo una nota in cui vengano sollecitati tutti i membri della comunità internazionale a fare propri gli standard internazionali in materia.

Tredici anni di lavoro sul tema del beneficiario effettivo

L’accesso a una banca dati aggiornata e affidabile in cui confluiscano le informazioni sull’identità di azionisti e beneficiari effettivi di trust, società schermo e strutture societarie complesse è diventato un tema all’ordine del giorno.
Ma non sono stati i vari leaks di documenti riservati o i recenti scandali di Panama e Bahamas ad aver fatto interessare il Gafi a questi argomenti.
Infatti il Gruppo d’Azione, occupandosi istituzionalmente di riciclaggio di denaro sporco e di contrasto alle attività finanziarie illecite, già nel 2003 aveva fissato gli standard internazionali in materia, concentrandosi sui requisiti legali che le istituzioni finanziarie devono rispettare quando maneggiano queste informazioni.
Sono quindi già tredici anni che il Gruppo d’Azione ha reso disponibile un primo insieme di norme (poi implementate) per gli operatori che si occupano di raccogliere e  verificare le informazioni sulla proprietà delle persone giuridiche, e un primo insieme di misure tali da  garantire che informazioni sulla loro proprietà effettiva sia disponibile per gli investigatori.
Da quel momento oltre 190 giurisdizioni si sono impegnate ad attuare queste norme, a implementare le misure concordate e a sottoporsi a processi di revisioni tra pari (peer review) sul rispetto degli standard.

What’s next: non solo impegni, a Parigi il punto della situazione

I prossimi sviluppi sono facili da immaginare.
Il ricorso straordinario a strutture societarie dalla natura opaca come i trust ha finalmente indirizzato l'attenzione globale sulla necessità di rafforzare i controlli contro l'uso improprio di queste architetture aziendali.
Se le proposte del Gafi diventeranno definitive, bisognerà che tutti gli attori in campo si impegnino in maniera sostanziale per un nuovo cambio di passo.
È interessante notare che l’analisi contenuta nel rapporto presentato a Washington a inizio ottobre punta il dito anche nei confronti di quei Paesi (tra cui alcuni membri del G20) che non hanno ancora implementato gli standard, o che li hanno applicati in modo inefficace.
Il suggerimento del Gafi al G20 pertanto è di dare il buon esempio, magari emettendo una nota in cui vengano sollecitati tutti i membri della comunità internazionale a fare propri gli standard del Gafi in materia.
La nuova sessione plenaria dell’organismo internazionale, prevista a Parigi per la seconda metà di ottobre, ha tra gli argomenti all’ordine del giorno proprio il dibattito sui nuovi progetti in campo. Per dare la dimostrazione che i tempi stanno cambiando, Il Global Forum è stato invitato a partecipare alla riunione e a prendere parte ai gruppi di lavoro in programma.
Nel frattempo, il Segretariato del Gruppo d’Azione intende continuare a monitorare le misure adottate dai vari Paesi per colmare le lacune nei loro ordinamenti e per migliorare la loro efficacia.

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MEF: Valutazione attività prevenzione antiriciclaggio 2015 (21 ottobre 2016)

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  • Fonte: sito MEF

Online la Relazione sull’Antiriciclaggio: in Italia un efficace sistema di prevenzione e vigilanza del fenomeno

Il Ministero dell’Economia e delle Finanze pubblica l’annuale “Relazione sulla valutazione delle attività di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo - anno 2015” (pdf, 2.5 M,  115 p.), inoltrata dal Ministro Pier Carlo Padoan al Parlamento dopo l’approvazione da parte del Comitato di Sicurezza Finanziaria (CSF), cabina di regia in materia di antiriciclaggio e prevenzione del finanziamento illecito al terrorismo, presieduta dal Direttore Generale del Tesoro, Vincenzo La Via.
La Relazione rende conto dell’attività svolta da tutti i soggetti istituzionali nell'attivazione e monitoraggio dell'efficacia dei presidi di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo.
Il documento mette in luce come in Italia esista un efficace sistema di prevenzione del rischio e di rilevazione delle violazioni grazie alla rete di collaborazione costituita da soggetti pubblici ma anche da privati (es. banche, assicurazioni, studi professionali).
La prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo passa infatti necessariamente per una piena responsabilizzazione dei soggetti obbligati a monitorare e intercettare il “rischio” insito nella pratica quotidiana della loro attività professionale, come nel caso di notai e commercialisti.
In particolare, nella Relazione si sottolinea come il sistema delle segnalazioni di operazioni sospette (SOS) da parte dei soggetti obbligati abbia permesso di creare un circuito che ha reso sempre più complessa e costosa l'operazione di riciclaggio del denaro proveniente da reato.
La relazione rende altresì conto dell’analisi nazionale dei rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, condotta dal Comitato di Sicurezza Finanziaria quale punto di raccordo per la definizione delle strategie da attuare per fare fronte comune alle minacce e ai rischi di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo.
Il documento presenta anche i dati sulle sanzioni amministrative pecuniarie relative a violazioni della normativa antiriciclaggio irrogate dal Dipartimento del Tesoro: si tratta di un importo complessivo di 54,3 milioni di euro nel 2015.
Il testo completo della “Relazione sulla valutazione delle attività di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo” è disponibile sul sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Allegato

  • Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF), “Valutazione delle attività di prevenzione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo - Anno 2015” (pdf, 2.5 M,  115 p.)

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European Central Bank (ECB) strongly supports new EU Anti-Money Laundering Directive (20 October 2016)

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Virtual currencies: while it is appropriate for the Union legislative bodies to regulate virtual currencies from the anti-money laundering and counter-terrorist financing perspectives, they should not seek in this particular context to promote a wider use of virtual currencies

On 19 August 2016 and 23 September 2016, the European Central Bank (ECB) received requests from the Council and the European Parliament respectively for an opinion on a proposal for a directive amending Directive (EU) 2015/849 on the prevention of the use of the financial system for the purposes of money laundering or terrorist financing and amending Directive 2009/101/EC (note 1), hereinafter the “proposed directive”.

Regulation of virtual currency exchange platforms and custodian wallet providers

The proposed directive expands the list of obliged entities to which Directive (EU) 2015/849 of the European Parliament and of the Council (note 2) applies in order to include providers engaged primarily and professionally in exchange services between `virtual currencies' and 'fiat currencies' (understood in the proposed directive to be currencies declared to be legai tender [note 3]) and wallet providers offering custodial services of credentials necessary to access virtual currencies (hereinafter 'custodia' wallet providers') (note 4).
The proposed directive also requires Member States to ensure that providers of exchanging services between virtual currencies and fiat currencies and custodian wallet providers are licensed or registered (note 5).
The ECB strongly supports these provisions, which are in line with the Financial Action Task Force (FATF) Recommendations (note 6), given that terrorists and other criminal groups are currently able to transfer money within virtual currency networks by concealing the transfers or by benefiting from a certain degree of anonymity on such exchange platforms.
The use of virtual currencies also poses greater risks than traditional means of payment in the sense that the transferability of virtual currency relies on the internet and is limited only by the capacity of the particular virtual currency's underlying network of computers and IT infrastructure.

Digital currencies do not necessarily have to be exchanged into legally established currencies

In this context, the ECB also mentions that digital currencies do not necessarily have to be exchanged into legally established currencies.
They could also be used to purchase goods and services, without requiring an exchange into a legal currency or the use of a custodial wallet provider.
Such transactions would not be covered by any of the control measures provided for in the proposal and could provide a means of financing illegal activities.

The Union legislative bodies should take care not to appear to promote the use of privately established digital currencies

The ECB recognises that the technological advances relating to the distributed ledger technology underlying alternative means of payment, such as virtual currencies, may have the potential to increase the efficiency, reach and choice of payment and transfer methods.
The Union legislative bodies should, however, take care not to appear to promote the use of privately established digital currencies, as such alternative means of payment are neither legally established as currencies, nor do they constitute legal tender issued by central banks and other public authorities (note 7)

The ECB has several concerns

The ECB has several concerns as regards the differences that exist between what the proposal refers to as 'fiat currencies' and `virtual currencies', one of which is the volatility associated with virtual currencies, which is typically higher than with currencies issued by central banks or whose issue is otherwise authorised by central banks, as this volatility does not always appear to be related to economic or financial factors.
Other concerns are that:
(a) unlike the holders of legally established currencies, the holders of virtual currency units typically have no guarantee that they will be able to exchange their units for goods and services or legal currency in the future;
(b) the reliance of economic actors on virtual currency units, if substantially increased in the future, could in principle affect the central banks' control over the supply of money with potential risks to price stability, although under current practice this risk is limited.

Thus, while it is appropriate for the Union legislative bodies consistent with the FATF’s recommendations, to regulate virtual currencies from the anti-money laundering and counter-terrorist financing perspectives, they should not seek in this particular context to promote a wider use of virtual currencies.

Notes

1) COM (2016) 450 final.
2) Directive (EU) 2015/849 of the European Parliament and of the Council of 20 May 2015 on the prevention of the use of the financial system for the purposes of money laundering or terrorist financing, amending Regulation (EU) No 648/2012 of the European Parliament and of the Council, and repealing Directive 2005/60/EC of the European Parliament and of the Council and Commission Directive 2006/70/EC (OJ L 141, 5.6.2015, p. 73).
3) See recital 6 of the proposed directive.
4) See recital 6 and point (1) of Article 1 of the proposed directive.
5) See point (16) of Article 1 of the proposed directive.
6) See the ATF's 'International Standards on Combating Money Laundering and the Financing of Terrorism & Proliferation: The FATF Recommendations' (February 2012). See also the `FATF Report Virtual Currencies Key Definitions and Potential AML/CFT Risks' (June 2014) and the FATF `Guidance for a risk-based approach - Virtual Currencies' (June 2015). All documents are available on the FATF's website at: www.fatf-gafi.org.
7) See page 13 of the Explanatory Memorandum accompanying the proposed directive and recitals 6 and 7 of the proposed directive. See also the European Parliament Committee on Economic and Monetary Affairs' Draft report on virtual currencies (2016/2007 (INI)) of 23 February 2016.

Annex

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  • Opinion of the European Central Bank of 12 October 2016 on a proposal for a directive of the European Parliament and of the Council amending Directive (EU) 2015/849 on the prevention of the use of the financial system for the purposes of money laundering or terrorist financing and amending Directive 2009/101/EC - CON/2016/49 (pdf, 68 K, 8 pp.),

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G20: nuove proposte per la trasparenza fiscale e l’antiriciclaggio (18 ottobre 2016)

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  • Fonte: FiscoOggi.it, titolo originale “G20: nuove proposte in campo per favorire la trasparenza fiscale” (pubblicato il 14 ottobre 2016)

La strategia, messa a punto nel corso dell’ultima riunione, prevede di incrementare il ricorso a strumenti collaudati. Beneficiario effettivo: il sistema fiscale è minato dall’uso di società schermo, trust e altre strutture societarie complesse

  • di Vito Rossi

Tra i vari rapporti pervenuti il 6 ottobre sulle scrivanie dei Ministri delle Finanze e dei Governatori delle Banche Centrali del G20 riuniti ancora una volta a Washington, quello firmato dal segretario generale dell’Ocse Angel Gurrìa (pdf , 718 K, 22 pp.) puntava dritto al sodo.
Questa volta però, invece di illustrare i risultati raggiunti negli ultimi anni in materia di trasparenza fiscale, si guarda al futuro.
L’ambiziosa finalità del piano presentato per sommi capi dal rappresentante dell’Ocse?
Affrontare una delle scappatoie fiscali più difficili da stanare, come dimostrato dai recenti scandali internazionali (Panama Papers e Bahamas Leaks, sopra tutti): quello del beneficiario effettivo.
“Il nostro sistema fiscale è minato alle sue basi dall’uso di società schermo, trust e altre strutture societarie complesse” ha osservato Gurrìa, “create allo scopo di nascondere l’identità dei reali proprietari/azionisti per difenderli dalle autorità fiscali dei loro Paesi di residenza.”
Non c’è dubbio che il bisogno di accedere a informazioni aggiornate e affidabili sui beneficiari effettivi è oggi un tema trasversale.
Per questa ragione, e per venire incontro alle richieste del G20 tenuto in Cina lo scorso settembre, l’Ocse ha coinvolto il Gruppo d’Azione Finanziaria Internazionale (Gafi), l’organismo intergovernativo che ha come scopo istituzionale l’elaborazione e lo sviluppo di strategie di lotta al riciclaggio dei capitali e di contrasto alle attività finanziarie illecite.

I tre piani di intervento

“Il ricorso a queste forme societarie”, ha commentato il segretario generale rivolgendosi ai 20 Ministri, “ha reso difficile l’attività delle autorità che investigano sui reati finanziari e ha eroso la fiducia dei cittadini nei loro governi”.
La soluzione, elaborata per l’Ocse dal Forum Globale sulla trasparenza e lo scambio di informazioni dopo un lungo confronto con il Gafi (Gruppo d'Azione Finanziaria Internazionale), sarebbe attivare contemporaneamente tre tipologie di contromisure.
La relazione di Gurrìa le illustra sinteticamente e le descrive così:

  • attivare un processo di  peer review (seguendo l’impostazione tradizionale del lavoro del Global Forum) anche in materia di beneficiari effettivi
  • rafforzare la cooperazione tra il Gafi e il Global Forum per garantire ulteriormente la coerenza del lavoro dei due organismi internazionali
  • fornire assistenza agli Stati, anche mettendo a loro disposizione un certo numero di esempi pratici in cui è stata assicurata la disponibilità, l'accesso tempestivo e lo scambio di informazioni (a fini fiscali) sui beneficiari effettivi.  

La crescente attenzione politica mondiale su questi argomenti fa sì che questo sia un momento decisivo per organismi come Global Forum e Gafi.
Un’ulteriore conferma è data dal fatto che l’Ocse è al lavoro per assicurare che lo standard internazionale sulle informazioni dei beneficiari effettivi elaborato dal Gafi venga incorporato negli standard internazionali di trasparenza fiscale.

Gap analysis e nuove infrastrutture

L’impegno dall’Ocse va oltre le proposte presentate al vertice di Washington.
In primo luogo, i tecnici di Gurrìa stanno realizzando un’analisi sul potenziale gap esistente tra le esigenze di compliance tributaria delle varie giurisdizioni in materia di  beneficiari effettivi e gli standard del GAFI sull’antiriciclaggio.
In secondo luogo, l’organizzazione di Parigi immagina uno scenario in cui sarà possibile utilizzare l’esperienza raggiunta nel settore dello scambio automatico di informazioni per promuovere un modello innovativo di raccolta e memorizzazione dei dati sui beneficiari effettivi.
Un registro contenente tutte queste informazioni, e accessibile via computer dalle amministrazioni fiscali di tutto il mondo, potrebbe essere una soluzione brillante ai problemi in atto.
Infine, per Gurrìa andrebbe verificato quali paesi e giurisdizioni hanno normative e pratiche tali da permettergli di condividere a questo tipo di informazioni.
Un nuovo fronte nella battaglia per la trasparenza fiscale è stato aperto.
L’impressione è che siamo solo all’inizio.

La relazione

  • OECD Secretary - General report to the G20 finance ministers and central bank governors, October 2016 (pdf , 718 K, 22 pp.)

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