Pubblica amministrazione e trasparenza: ecco come funziona il Foia (Il Sole 24 Ore, 9 gennaio 2017)

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(Clicca per ingrandire immagine)

A battere tutti sul tempo è stato – e non poteva essere altrimenti – il dipartimento della Funzione pubblica  di Marianna Madia, “padre” del decreto Foia sulla trasparenza della Pa; il dipartimento ha pubblicato online il modulo per il nuovo accesso già il 23 dicembre.
Esattamente il giorno del debutto, senza attendere le istruzioni dell’Anticorruzione di Cantone, che sono arrivate a stretto giro, il 28 dicembre.
Rispetto alla bozza in consultazione, le linee guida Anac sull’accesso hanno semplificato molto le richieste di conoscenza dei dati trasmesse online. Non più, come sembrava in un primo momento, domande da corredare con firma digitale, Spid (Sistema pubblico di identità digitale, ovvero la password unica per tutta la Pa) e posta elettronica certificata, ma via libera a una semplice mail agli uffici in possesso dei dati o all’Urp con fotocopia del documento di identità.
È partita così la rivoluzione del Foia italiano (il Freedom of information act, dal nome della prima legge americana pioniera della trasparenza), il Dlgs 97/2016 al quale tutte le amministrazioni pubbliche dovevano adeguarsi, appunto, entro il 23 dicembre scorso e che spalanca per cittadini e associazioni la porta su un ventaglio più ampio di documenti e informazioni. Ma la lista delle eccezioni da tenere riservate comincia già ad allungarsi e obbligherà gli enti a una complessa valutazione. Senza contare poi che per chi fa “orecchie da mercante” alle richieste non sono previste sanzioni.

Documenti

Fonte: Dipartimento della Funzione pubblica

  • Modello istanza di accesso FOIA (pdf)
  • Modello istanza di accesso FOIA (doc editabile)

Rassegna web

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Radio 24: CRS - fisco, al via lo scambio automatico di informazioni (9 gennaio 2017, audio mp3)

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Crs e antiriciclaggio, termini destinati a viaggiare sempre più a braccetto

Il 5 gennaio 2017 su Radio24  è andata in onda la trasmissione “Focus economia” dedicata a “Lotta all'evasione - Banche – Usa”.
Ospiti: Alessandro Galimberti Sole 24 Ore, Fabio Pavesi Sole 24 Ore, Marco Valsania, Sole 24 Ore Ny.
La trasmissione è disponibile in streaming sul sito di Radio24 e può essere scaricata in formato mp3 (47 M)
La prima parte della trasmissione è stata dedicata al CRS (Common reporting standard) il nuovo sistema internazionale di condivisione automatica dei dati fiscali dei contribuenti.

Lotta all'evasione - Banche - Usa

Lotta all'evasione - Il 2017 sarà l'anno della svolta nella lotta al "nero" internazionale. Dopo tanti annunci, e lo scivolo (doppio, in Italia) delle voluntary disclosure nazionali battuto un po' ovunque - una sorta di ultima chiamata bonaria per i frequentatori di paradisi fiscali - dal 1° gennaio è ufficialmente iniziata l'era dello scambio automatico di informazioni fiscali. Le parole chiave che ridisegneranno la geografia del nero sono Crs e antiriciclaggio, termini destinati a viaggiare sempre più a braccetto.

Fisco, al via lo scambio automatico di informazioni

Fonte: on line su Il Sole 24 Ore e in pdf su rassegna stampa dell’Agenzia delle Entrate

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Il 2017 sarà l’anno della svolta nella lotta al “nero” internazionale. Dopo tanti annunci, e lo scivolo (doppio, in Italia) delle voluntary disclosure nazionali battuto un po’ ovunque - una sorta di ultima chiamata bonaria per i frequentatori di paradisi fiscali - dal 1° gennaio è ufficialmente iniziata l’era dello scambio automatico di informazioni fiscali.
Le parole chiave che ridisegneranno la geografia del nero - spingendolo sempre più ai margini dell’”alto rischio Paese” - sono Crs e antiriciclaggio, termini destinati a viaggiare sempre più a braccetto.
La geografia dello scambio di informazioni
Il Crs (Common reporting standard) è il sistema di condivisione automatica dei dati dei contribuenti, sistema che ormai (si veda l’articolo sotto) ha cittadinanza nei 3/5 degli Stati globali, di fatto in tutti quelli più evoluti. Dati che disegnano il profilo internazionale di privati e società, dalle informazioni finanziarie su saldi del conto, interessi, dividendi, ricavi dalla vendita di asset transitati per i conti di persone fisiche e giuridiche, riferiti a nominativo e dati identificativi del titolare del conto, il numero di conto, dati identificativi dell’istituto finanziario, il saldo o il valore del conto stesso. Come dire, una vera e propria Tac “mondiale” del contribuente. Gli istituti tenuti a riportare le informazioni sono, oltre alle banche, gli intermediari finanziari, i brokers, le compagnie assicurative e gli organismi di investimento collettivo.
L’Italia è arrivata sul filo di lana a recepire la direttiva Ue (2015/2376) sullo scambio automatico obbligatorio delle informazioni fiscali in ambito comunitario. Il governo dopo aver incassato il voto di fiducia di Palazzo Madama, ha approvato il 14 dicembre scorso il decreto attuativo previsto dalla legge di delegazione europea per il 2015. Nel frattempo l’Europa ha accelerato ulteriormente nella lotta all’evasione e alle frodi fiscali internazionali, approvando sempre nel dicembre scorso la modifica della direttiva 2011/16/Ue sulla cooperazione amministrativa fiscale. Lo scopo è autorizzare l’utilizzo delle informazioni antiriciclaggio nel perseguimento del nero internazionale, in sostanza aprendo le preziose banche dati sul titolare effettivo dei rapporti finanziari - anche dei trust - per individuare prestanomi e strutture interposte a fini elusivi. È qui che il Crs si salda all’antiriciclaggio, consentendo alle autorità fiscali di accedere alle “segretissime” informazioni per il monitoraggio della corretta applicazione delle norme sullo scambio automatico di informazioni fiscali. Questo ulteriore salto di qualità dovrà essere recepito nelle legislazioni nazionali entro il 31 dicembre prossimo ed entrare in vigore al più tardi il 1° gennaio del 2018.
Le connessioni internazionali dell’Italia nella rete dell’emersione, tra l’altro, avevano già fatto un salto di qualità nel 2015, quando la legge 95 del 18 giugno aveva recepito l’accordo Fatca con gli Usa. La differenza fondamentale tra il Crs ed il Facta è che, mentre il Fatca si basa su accordi bilaterali di scambio informazioni conclusi dall’Amministrazione americana con singoli Stati - e con un percorso unilaterale dettato dalla agenzia fiscale Irs americana - lo standard messo a punto dall'Ocse è uno strumento multilaterale a cui possono aderire potenzialmente tutti gli Stati, come sta di fatto accadendo.
L’Italia peraltro era stata tra i cinque Stati dell’Unione europea (insieme a Francia, Germania, Regno Unito e Spagna) promotori dell’approccio intergovernativo con gli Usa per la lotta all’evasione internazionale (guerra iniziata proprio dagli Stati Uniti all’indomani della gigantesca crisi del 2008) comunicando al Commissario europeo alla fiscalità, il 9 aprile 2013, di voler realizzare uno strumento “pilota” di scambio automatico multilaterale di informazioni,
Pochi mesi dopo, il 6 settembre 2013, i leader del G20 si erano impegnati ad adottare quale global standard lo scambio di informazioni automatico e a supportare i lavori dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse).
Oggi per le autorità fiscali inizia l’epoca del raccolto. E per i contribuenti italiani “ritardatari” resta aperta, fino al 31 luglio prossimo, la porticina perdonista della Vd 2.0.

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Antiriciclaggio: nuovi adempimenti nello stato di New York, USA (5 gennaio 2017)

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(foto tratta da Wikipedia, di National Atlas of the United States - National Atlas, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1056486)

Il Dipartimento dei Servizi Finanziari (DFS) dello stato di New York ha adottato una nuova regolamentazione antiriciclaggio per le istituzioni finanziarie che operano sul suo territorio.
La nuova normativa – “Part 504 - Banking division transaction monitoring and filtering program requirements and certifications (Statutory authority: Banking Law §§37(3)(4); Financial Services Law §302)” (qui in pdf,  194 K, 7 pp.) richiede – oltre al rispetto della normative nazionale USA quali il BSA/ AML, Bank Secrecy Act Anti-Money Laundering (def, Wikipedia) – ulteriori adempimenti tra cui una “certificazione” annuale sul rispetto de nuovi adempimenti  firmata dal board aziendale o da un senior Compliance Officer.

La nuova regolamentazione dello Stato di New York è in vigore dal primo gennaio 2017. La prima “certificazione” è dovuta entro il 15 aprile 2018.

I nuovi adempimenti

Transaction Monitoring Program

Devono essere adottati programmi - automatizzati o manuali – per il monitoraggio delle transazioni economiche che possano essere sospettate di riciclaggio e di violazioni delle norme BSA / AML

Watch List Filtering Program

Devono essere adottati programmi-filtro per impedire operazioni in contrasto con le norme relative alle sanzioni economiche e commerciali deliberate dal Dipartimento del Tesoro USA attraverso l’OFAC.
L’OFAC è l’Office of Foreign Assets Control (web, https://www.treasury.gov/resource-center/sanctions/Pages/default.aspx   Wikipedia, https://en.wikipedia.org/wiki/Office_of_Foreign_Assets_Control ) è l’agenzia del governo USA che ha l’incarico di gestire le sanzioni economiche e commerciali a sostegno della sicurezza nazionale degli Stati Uniti e dei suoi obiettivi di politica estera.

Il testo della normativa

  • New York State Department of Financial Services , “Part 504 - Banking division transaction monitoring and filtering program requirements and certifications (Statutory authority: Banking Law §§37(3)(4); Financial Services Law §302)” (pdf, 194 K, 7 pp.)

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Agenzia entrate, Rossella Orlandi: Compliance fiscale obiettivo prioritario (4 gennaio 2017)

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Fisco, Agenzia entrate cambia gioco. Orlandi: "Guardia e ladri non funziona più"

''Guardie e ladri è un gioco che non funziona più''.
La deterrenza è l'ultimo strumento, dopo aver messo in campo ''tutti gli strumenti a disposizione per costruire un rapporto di fiducia'' con i contribuenti.
Il direttore dell'Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi , scrive un editoriale pubblicato nella rivista interna dell'amministrazione 'Pagine on line', per spiegare ai dipendenti che bisogna spostare l'attenzione sulla ''persona'' intesa come ''soggetto, meritevole di ascolto, anziché mero oggetto delle nostre lavorazioni''.
''Solo grazie al vostro contributo si potrà rendere effettivo e concreto il cambiamento che sicuramente tutti auspichiamo'', dice Orlandi.
Compliance sarà la ''parola d'ordine'', ''il cuore'' e ''le fondamenta'' di una ''rinnovata strategia'' che, spiega Orlandi, prevede un ''percorso di ridefinizione dei rapporti con i contribuenti, ancora più improntati ai principi di trasparenza e rispetto reciproco''.
L'Agenzia ''è geneticamente programmata per affrontare i cambiamenti'', dalle modifiche organizzative ai cambiamenti culturali. Oggi, spiega Orlandi, occorre fare ''un ulteriore salto di qualità sia nella strategia sia nella nostra impostazione culturale''.
''Dobbiamo interiorizzare il concetto che il nostro compito non è inseguire le mere violazioni formali per sanzionarle severamente''.
Secondo il direttore bisogna ''abbandonare ogni atteggiamento autoritativo: le persone che abbiamo di fronte sono generalmente in buona fede''.
Il contrasto va indirizzato solo verso quei soggetti ''con volontà di sottrarsi ai propri doveri nei confronti della collettività, dobbiamo impiegare le nostre energie migliori verso i fenomeni significativi di evasione''.
Diversamente, contro gli evasori ''consapevoli e incalliti utilizzeremo giustamente, e in modo vigoroso, gli strume nti a nostra disposizione''. ''Allora sì che il nostro intervento sarà un’azione virtuosa e legittima nell’interesse della comunità''. Solo così, spiega Orlandi, ''potremo ribaltare un’ingiusta percezione negativa del nostro lavoro, che invece da sempre si fonda su principi di integrità morale, correttezza e imparzialità''.

Rassegna stampa web

  • Alessandro Galimberti, "Orlandi: stop alla caccia alle violazioni formali", Il Sole 24 Ore,  4 Gennaio 2017 (pdf, via FiscoOggi.it)

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Radio 24: riciclaggio e finanziamento al terrorismo, faro sui money transfer (2 gennaio 2017, audio mp3)

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Il 2 gennaio 2017 su Radio24 è andato in onda – in replica - la trasmissione “Finanziamento al terrorismo, faro sui money transfer”  a cura di Raffaella Calandra (sole, tw, blog) già trasmessa il 1° ottobre 2016.
La trasmissione è disponibile in streaming sul sito di Radio24 e può essere scaricata in formato mp3 (21 minuti circa).

Interventi di

•    Franco Roberti, procuratore nazionale antimafia (inizio trasmissione)
•    Ranieri Razzante, AIRA - Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio (minuti 3,29  e 14,20)
•    Armando Spataro, procuratore capo Torino (minuti 8,18 e 17,01)
•    Giorgio Ieranò, Università di Trento  (minuto 18,16)

Finanziamento al terrorismo, faro sui money transfer

I soldi dei terroristi di Parigi sono passati anche attraverso l'Italia. La denuncia del procuratore nazionale antimafia, Franco Roberti, riapre il tema dei controlli sui cosiddetti money transfer, sportelli usati soprattutto dai migranti per mandare risparmi nei loro Paesi di origine. Li vediamo sparsi nelle nostre città.
Ma anche in passato - e ora in almeno 13 fascicoli - i magistrati di tutt' Italia indagano su passaggi sospetti.
Nel 2015 - riferisce l 'ultimo rapporto dell'Uif, l'Unità di Informazione Finanziaria di Banca d'Italia - sono state 2.268 le segnalazioni, con oltre 200mila operazioni sospette. Passaggi anomali di soldi, per varie ragioni. E le più rischiose - il 13% del totale - riguardano persone sott' inchiesta, anche per fatti di terrorismo. Le norme europee però hanno reso più complessi i controlli, permettendo alle agenzie di avere un unico intermediario in tutta l'Unione europea. E la maggior parte hanno spostato la propria sede in Gran Bretagna e Irlanda, lasciando da noi solo gli agenti, circa 20mila. Partono anche da sotto casa nostra i soldi per i terroristi? Con questa domanda, inizia questa puntata di Storiacce di Raffaella Calandra

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UIF: Quaderno n. 7 – casistiche riciclaggio e finanziamento terrorismo (1° gennaio 2017)

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Classificazione JEL: K14, K22
Parole chiave: riciclaggio, finanziamento del terrorismo, casistiche, tipologie, operazioni sospette.
La seconda edizione delle Casistiche di riciclaggio segue la precedente pubblicazione dell’aprile 2015 con la quale la UIF ha raccolto alcuni casi di particolare interesse riscontrati nelle proprie attività di analisi finanziaria.

  • di Catello Criscuolo, Maria Benedetta Bastioni, Maria Colonnello, Fabrizio Giallombardo, Stefania Iacobelli, Simone Pace, Stefania Santoro

Quaderni dell’antiriciclaggio Numero 7: Casistiche di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo

Attraverso l’utilizzo di un linguaggio quanto più accessibile e ricorrendo a schemi esemplificativi dell’operatività analizzata, la pubblicazione si propone finalità divulgative e può costituire un utile strumento di supporto per i segnalanti, affiancandosi a indicatori di anomalia, schemi di comportamenti anomali e comunicazioni della UIF.
Le fattispecie pubblicate sono molto diverse tra loro in termini di complessità e rilevanza economica, a riprova della notevole varietà di comportamenti che possono generare un sospetto di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo; esse forniscono una rassegna quanto più attuale dei comportamenti finanziari potenzialmente illeciti. È stata data rilevanza a casi di possibile finanziamento del terrorismo, fenomeno caratterizzato dall’utilizzo di somme di importo unitario esiguo e dall’origine non necessariamente illecita; in un simile contesto le informazioni riferite alla singola operazione possono essere valutate per la ricostruzione di flussi finanziari più ampi che, correttamente interpretati, consentono di correlare tra loro diversi soggetti e Paesi. Si è poi inteso dare un primo riferimento sul ricorso a valute virtuali, strumenti che, per la particolare idoneità ad agevolare l’anonimato delle transazioni, possono essere utilizzati per dissimulare le tracce finanziarie di eventuali reati. Sono state, infine, approfondite specifiche modalità operative di fenomeni più ricorrenti, come il trasferimento di fondi verso paradisi fiscali, condotte corruttive, casi di appropriazione indebita e di associazione a delinquere.
Nell’ottica di rendere comprensibili gli stretti rapporti tra sistema di prevenzione e di repressione del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo, all’esito della descrizione del singolo caso è individuata, ove possibile, la verosimile attività illecita sottesa ai movimenti finanziari analizzati dall’Unità. Quando noto, è riportato l’eventuale esito giudiziale degli approfondimenti investigativi. A finalità similari è volta l’indicazione dei provvedimenti di sospensione adottati dall’Unità, ove presenti.
In continuità con la prima edizione, per ogni caso trattato si è dato conto del collegamento tra operatività analizzata e indicatori di anomalia, schemi di comportamenti anomali e comunicazioni della UIF.

Testo della pubblicazione

  • UIF: Quaderno n. 7 – casistiche riciclaggio e finanziamento terrorismo, di Catello Criscuolo, Maria Benedetta Bastioni, Maria Colonnello, Fabrizio Giallombardo, Stefania Iacobelli, Simone Pace, Stefania SantoroDicembre 2016 (pdf, 4 M,  57 pp.)

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Antiriciclaggio 4.0, quali novità? Parte 2 (31 dicembre 2016)

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(immagine tratta da wikimedia.org

Il 30 novembre scorso il MEF ha posto in consultazione lo schema di decreto legislativo attuativo della Direttiva (UE) 2015/849 del Parlamento Europeo e del Consiglio (c.d. “IV AMLD”) che sostituisce il D.Lgs. n. 231/2007. Cosa prevede il reebot della disciplina italiana in materia di antiriciclaggio pre-consultazione, Versione 4.0?

Parte II

Alert antiriciclaggio: Segnalazioni e Comunicazioni oggettive

La nuova disciplina antiriciclaggio, confermando quanto atteso, sgrava i soggetti obbligati dal registrare in AUI i rapporti e le operazioni intraprese. Solo formalmente, però.
Le disposizioni di cui agli artt. 31-34 dello schema di decreto, in realtà, prescrivono la (sola?) conservazione delle informazioni e dei dati acquisiti in occasione dell’adeguata verifica della clientela. Per 10 anni. Tempestivamente: ovvero, entro 30 giorni dall’instaurazione del rapporto o dal conferimento dell’incarico.
Con la possibilità alquanto naif, per i Regulatory, di precisare le modalità di conservazione, l’utilizzo dei dati e delle informazioni relativi ai clienti contenuti in “archivi informatizzati” già in uso.
Al pari dell’invio dei dati aggregati, i contorni connessi all’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette restano invariati, sia per gli intermediari bancari - finanziari che per i professionisti. In favore di quest’ultimi, inoltre, viene qui ribadito il c.d. “legal privilege”.
Sicché, ad avvocati e commercialisti non si applica l’obbligo di segnalazione di operazione sospetta se le informazioni ‘anomale’ sono acquisite dal cliente, ovvero in relazione all’esame della sua posizione giuridica o in conseguenza di un procedimento.
Sin qui, tutto sostanzialmente in analogia con le previsioni di cui al D.Lgs. n. 231/2007.
Lo schema di decreto, tuttavia, implementa ulteriori sistemi di “Alert antiriciclaggio”. Senza precedenti. Le comunicazioni oggettive e i sistemi interni di segnalazione delle violazioni.
Cosa sono le comunicazioni oggettive, così come definite all’art. 47 dello schema di decreto?
Cercando di parafrasare al meglio la semantica ministeriale, le comunicazioni oggettive constano di dati e informazioni individuati in base a criteri oggettivi, concernenti operazioni a rischio di riciclaggio che i soggetti obbligati devono trasmettere periodicamente all’UIF. Né segnalazioni antiriciclaggio aggregate, né segnalazioni di operazioni sospette.
Anzi, l’invio di una comunicazione oggettiva esclude il sorgere dell’obbligo di segnalazione di operazione sospetta ad oggetto la medesima operazione.
In tema di comunicazioni oggettive, l’UIF è demandata di regolamentare puntualmente tempi e modalità d’inoltro delle comunicazioni, ivi comprese le fattispecie a rischio al ricorrere delle quali è collegato il solo obbligo di segnalazione di operazione sospetta.
Il successivo art. 48 dello schema di decreto, invece, prescrive ai soggetti obbligati l’adozione di sistemi interni di whistleblowing connessi all’inosservanza della disciplina antiriciclaggio da parte dell’organizzazione. Segnalazioni anonime, indipendenti, che garantiscano la tutela della riservatezza del delatore e del presunto responsabile della violazione.

Registro money transfer

L’analisi dei rischi condotta dal Comitato di Sicurezza Finanziaria nel 2014, come d’altronde la cronaca di stretta attualità, ha evidenziato la necessità di una disciplina - organica - dei c.d. “money transfer”.    
In proposito, il nuovo Capo V, del Titolo II, dello schema di decreto, introduce nel panorama antiriciclaggio un pacchetto di disposizioni ad hoc riguardanti l’offerta di servizi di pagamento in Italia da parte di agenti (e soggetti convenzionati) per conto di istituti comunitari.
Il primo step (art. 43) definisce le procedure e i sistemi di controllo interno che gli istituti di pagamento e di moneta elettronica comunitari devono edificare per garantire la conformità alla disciplina aml da parte della rete distributiva italiana di cui si avvalgono.
Non solo, tali policy devono anche prevedere meccanismi di immediata estinzione del rapporto d’agenzia laddove difettino i requisiti reputazionali prescritti oppure sono riscontrate ripetute violazioni agli adempimenti antiriciclaggio.
Per l’assolvimento degli obblighi, gli istituti di pagamento e moneta elettronica comunitari operanti in Italia senza succursale stabiliscono un punto di contatto centrale a ciò deputato. Spetta a Banca d’Italia definire requisiti, procedure e vigilanza del medium in argomento.
Il secondo step, precisa come e quando gli agenti c.d. “money transfer” adempiono agli obblighi antiriciclaggio. Queste prescrizioni, peraltro, devono essere puntualmente espresse già nell’atto di conferimento dell’incarico da parte dell’istituto comunitario.
Il terzo step (art. 45) prevede l’istituzione di un registro pubblico money transfer gestito dall’Organismo Agenti e Mediatori.
Il registro è alimentato dall’OAM sulla scorta delle comunicazioni semestrali trasmesse dagli intermediari comunitari, o dal punto di contatto centrale. Oggetto di comunicazione sono: estremi identificativi dell’agente money transfer; individuazione del punto operativo; espressa indicazione della fornitura di servizi di money transfer.
Sempre nell’ottica di rafforzare gli anticorpi antiriciclaggio, all’interno del registro money transfer OAM, inoltre, è costituita una sottosezione - accessibile alle sole Autorità competenti nonché agli altri istituti di pagamento e moneta elettronica - in cui viene data evidenza dei casi di avvenuta cessazione dell’incarico per ragioni non commerciali.

Disposizioni sanzionatorie

Il titolo V dello schema di decreto innova profondamente il sistema sanzionatorio antiriciclaggio. Le direttrici chiave: proporzionalità e dissuasività.
Di seguito, per comodità espositiva sono illustrate le novità più significative sul tema.

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Questo, in estrema sintesi, il nuovo ordine antiriciclaggio italiano in attesa della versione definitiva dello schema di decreto. Non proprio, in realtà. Evidentemente, per una migliore analisi d’insieme occorre capire come MEF, Autorità di vigilanza di settore e organismi interessati declineranno quanto di loro competenza secondaria. Così come conoscere l’evoluzione europea sulla proposta di modifica alla c.d. “IV AMLD”.
Da qui, in ogni caso, comincia l’Antiriciclaggio 4.0.

(fine seconda parte, Leggi qui la prima parte di questo articolo

Articolo collegato

Antiriciclaggio 4.0, quali novità? Parte 1 (13 dicembre 2016)

Chi è Alessio Castronuovo?

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Legal, compliance & aml officer. Laureato in Giurisprudenza, specializzato nella disciplina antiriciclaggio e nel regulatory compliance bancario e finanziario.

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ANAC: Linee Guida FOIA (30 dicembre 2016)

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Approvate le Linee Guida dell'Autorità per l’attuazione dell’accesso civico generalizzato e degli obblighi di pubblicazione previsti dal dlgs. 97/2016
 
Il Consiglio dell’Anac ha approvato nella seduta del 28 dicembre le Linee guida per l’attuazione dell’accesso civico generalizzato, il cosiddetto Foia.
Il documento ha ottenuto l’intesa del Garante della privacy, il parere favorevole della Conferenza unificata e ha recepito le osservazioni formulate dagli enti territoriali.
Un apposito tavolo tecnico, che vedrà la partecipazione del Garante e delle rappresentanze degli enti locali, monitorerà l’applicazione delle Linee guida in modo da giungere a un aggiornamento entro i prossimi 12 mesi.
Nella medesima seduta il Consiglio dell’Anac ha approvato inoltre le prime Linee guida sull’attuazione degli obblighi di pubblicazione previsti dal decreto Trasparenza (dlgs. 97/2016).
Tra le modifiche di maggior rilievo previste dalla normativa, l’introduzione di nuove sanzioni pecuniarie per i soggetti inadempienti, che d’ora in poi saranno irrogate direttamente dall’Anac, e l’unificazione fra il Piano triennale di prevenzione della corruzione e quello della trasparenza.
L’Autorità ha infine evidenziato alcune criticità che saranno oggetto di segnalazione al Governo e al Parlamento ai fini di una eventuale modifica.

Allegati

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Antiriciclaggio: per i commercialisti invio operazioni sospette attraverso il Consiglio Nazionale (28 dicembre 2016)

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Protocollo d’intesa CNDCEC – UIF. Un software garantirà l’anonimato del segnalante

Il Presidente del Consiglio nazionale dei commercialisti e degli Esperti contabili (CNDCEC), Gerardo Longobardi, e il Direttore generale dell’Unità di Informazione Finanziaria della Banca d’Italia (UIF), Claudio Clemente, hanno sottoscritto un protocollo d’intesa in virtù del quale i commercialisti potranno adempiere all’obbligo di segnalazione di operazioni sospette previsto dalla normativa antiriciclaggio anche attraverso il Consiglio Nazionale.
L’art. 43 del d.lgs. 231/2001, nel disciplinare le modalità di segnalazione da parte dei professionisti, prevede infatti che questi ultimi possano trasmettere la segnalazione direttamente alla UIF o ai rispettivi ordini professionali.
Gli ordini professionali che possono ricevere la segnalazione di operazione sospetta dai propri iscritti sono individuati con decreto del Ministro dell'economia e delle finanze, di concerto con il Ministro della Giustizia.
Tale decreto interministeriale, che per quanto riguarda la categoria dei Commercialisti è stato emanato il 4 maggio 2012, demandava ad un protocollo tra la UIF e il CNDCEC la disciplina delle modalità di trasmissione in via telematica delle segnalazioni di operazioni sospette.
Il protocollo siglato oggi prevede che Il Consiglio riceva dai commercialisti e dagli esperti contabili le segnalazioni di operazioni sospette ai sensi dell’art. 41 del d.lgs. n. 231/2007 e provveda a trasmetterle senza ritardo, in via telematica, alla UIF. 
Il Consiglio trasmetterà il testo integrale della segnalazione, escludendone l’indicazione del nominativo del commercialista o dell’esperto contabile segnalante, adottando adeguate misure per assicurare la massima riservatezza dell'identità dei commercialisti e degli esperti contabili che effettuano la segnalazione. Inoltre, i presidi di sicurezza adottati non consentono al Consiglio di conoscere il contenuto della segnalazione.
Ed è proprio la garanzia della riservatezza del segnalante il punto al quale il Consiglio ha dedicato la maggiore attenzione, sviluppando a tal fine un software in grado di assicurare la ricezione di segnalazioni in forma anonima.
Più precisamente, il commercialista compilerà la segnalazione e invierà un file cifrato al CNDCEC, utilizzando un software che consentirà di criptare i dati del segnalante e della segnalazione.
A sua volta, il CNDCEC provvederà a caricare il file contenente la segnalazione nella piattaforma predisposta dalla UIF, ricevendo da quest’ultima una ricevuta di accettazione o scarto, in formato PDF, contenente il protocollo rilasciato da UIF e l’ID univoco della segnalazione.
Tale ricevuta, che verrà inoltrata automaticamente dal sistema di messaggistica della procedura ad una casella di posta elettronica all’uopo predisposta dal CNDCEC, consentirà al software di associare all’ID univoco della segnalazione il protocollo comunicato da UIF, cui farà riferimento per le eventuali comunicazioni successive (ad es. integrazioni e/o seguiti).
Grande soddisfazione è stata espressa dal Presidente dei commercialisti Gerardo Longobardi e dal Consigliere Attilio Liga per il raggiungimento di questo importante obiettivo dell’area di delega.
“Si è realizzato – affermano - lo scopo di fornire agli iscritti uno strumento telematico di immediato accesso e di agevole utilizzo, dotato di adeguati livelli di sicurezza, in grado di assicurare la riservatezza dei segnalanti conformemente a quanto previsto dalla normativa di riferimento.
Al contempo, il CNDCEC si è dotato di uno strumento che in ogni caso avrebbe dovuto predisporre nei prossimi mesi: la bozza di decreto attuativo della quarta direttiva comunitaria, attualmente in pubblica consultazione, prevede infatti espressamente che gli “organismi di autoregolamentazione” (tra i quali rientrano gli ordini professionali) ricevano le segnalazioni di operazioni sospette da parte dei propri iscritti, per il successivo inoltro alla UIF".

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Cantone: la trasparenza come antidoto alla corruzione (23 dicembre 2016)

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Il 13 dicembre 2016, in occasione della Giornata internazionale della lotta alla corruzione, Raffaele Cantone – presidente di ANAC – ha tenuto un intervento presso il Ministero degli Esteri.
Nel suo intervento intitolato “Lotta alla corruzione, crescita economica e attività delle imprese italiane all’estero” (qui in pdf, 281 K, 4 pp.) Cantone spiega che la “lotta alla corruzione è uno dei mezzi del buon governo. Il malaffare infatti non solo comporta la distrazione di ingenti somme erariali che potrebbero essere usate per altri fini. Comporta, cosa peggiore, la distruzione del tessuto sociale attraverso "il premio" a chi viola le regole invece di rispettarle. Effettuare scelte di buon governo quindi significa anche, semplicemente, lottare contro la corruzione”.

Whistleblower

Una importante ed ulteriore misura di prevenzione della corruzione – scrive Cantone - è poi la predisposizione di un sistema di tutela del dipendente che effettua segnalazioni di illecito (il cosiddetto whistleblower).
Chi vede illeciti e si gira con la testa dall'altro lato, infatti, non commette un reato ma tiene un comportamento di connivenza che spesso è sintomo quasi di complicità.
L'intento quindi è di stimolare la collaborazione dei lavoratori e tutelare chi venga a conoscenza di pratiche corruttive, ma che abbia comprensibile ritrosia a denunciarle per paura di ritorsioni.
La legge Severino ha previsto questo istituto ma non contiene ancora meccanismi di efficace tutela per chi denuncia.
Attualmente in Parlamento c'è un ddl, già approvato alla Camera dei deputati, che interviene su
questo aspetto.
La speranza è che il testo riceva il via libera anche dal Senato, in modo che possa diventare legge.
Sarebbe un ulteriore passaggio rilevante per consentire quel salto di qualità di cui c'è bisogno nel contrasto alla corruzione.

La trasparenza

Secondo Cantone la trasparenza è un “antidoto eccezionale” al "buio" di cui la corruzione ha bisogno per potersi affermare.
Con il decreto legislativo 33/2013 il nostro Paese ha previsto l'obbligo per la Pubblica amministrazione di dotarsi nei siti web di una apposita sezione denominata "amministrazione trasparente", consentendo in questo modo a ogni cittadino di avere a disposizione molte informazioni tramite una semplice connessione Internet.
Nei mesi scorsi il decreto legislativo 97/2016 ha ampliato la possibilità di ricorrere a un accesso civico generalizzato, con la facoltà di chiedere il rilascio di qualunque atto senza dover dimostrare l'esistenza di un interesse diretto.
La trasparenza, una volta che sarà attuata e soprattutto "digerita" dalla Pubblica amministrazione, sarà il segnale più importante per recuperare la fiducia dei cittadini.
Saranno loro stessi infatti a controllarla e a svolgere quel ruolo di "vedetta civica" indispensabile per evitare che si verifichino atti corruttivi.

Conflitti di interesse

Ultimo aspetto, ma non per questo meno importante, è la necessità che non vi siano conflitti di interesse, che rappresentano il vero brodo di coltura della corruzione.
Chi opera deve rispettare i criteri di imparzialità e soprattutto non trarre vantaggi in contrasto con quelli amministrativi di cui è portatore.
Proprio per tale motivo il nostro sistema ha introdotto nuovi meccanismi di incompatibilità e inconferibilità, oltre all'istituto del pantouflage e una stretta rilevante sulla possibilità di svolgere incarichi di altro tipo al di fuori dell'ente pubblico di appartenenza.

Allegato

  • Raffaele Cantone, “Lotta alla corruzione, crescita economica e attività delle imprese italiane all’estero”, 13 dicembre 2016 (pdf, 281 K, 4 pp.)

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Immagine tratta da transparencyinternational

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