Consiglio d’Europa: l’Italia adotti misure più rigorose per prevenire i conflitti d’interesse in Parlamento e nel sistema giudiziario (25 gennaio 2017)

170125-greco-italy.jpg

Il Gruppo di Stati contro la corruzione del Consiglio d’Europa (GRECO), ha pubblicato il rapporto sull’Italia relativo al quarto ciclo di valutazione

Il Gruppo di Stati contro la corruzione del Consiglio d’Europa (GRECO), ha pubblicato oggi (19 gennaio 2017 ndr) il rapporto sull’Italia relativo al quarto ciclo di valutazione (in francese; in inglese).
Il testo si concentra sulla prevenzione della corruzione tra parlamentari, giudici e pubblici ministeri.
Il GRECO elogia l’Italia per i provvedimenti adottati in questi ultimi anni per far fronte al fenomeno dilagante della corruzione nel paese.
Valuta inoltre positivamente il ruolo guida e proattivo svolto con determinazione dall’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC).
Tuttavia, il GRECO esorta il paese a gestire meglio la spinosa questione dei conflitti d’interesse.
Sollecita una profonda revisione del sistema attuale, compreso il consolidamento delle norme frammentarie che disciplinano la questione, e chiede meccanismi più efficaci di controllo e di responsabilità.
Il GRECO, pur apprezzando la recente adozione da parte della Camera dei Deputati di un Codice di condotta e della disciplina delle attività di lobbying, ritiene che dovrebbero essere compiuti ulteriori sforzi per garantire il rispetto di tali disposizioni.
Ha inoltre osservato che il Senato non ha ancora intrapreso un percorso analogo.
È stato ugualmente riesaminato il sistema giudiziario e, visti i casi non infrequenti di prescrizione dei procedimenti contro i delitti di corruzione, il GRECO ribadisce la necessità di migliorarne l’efficacia, al fine di garantire che i responsabili di violazioni della legge siano portati dinanzi alla giustizia entro i tempi previsti.
Ne va della credibilità dell’intero sistema.
Il GRECO ha inoltre raccomandato di rafforzare gli strumenti di integrità nei ricorsi tributari, viste le recenti segnalazioni di presunti illeciti in questo settore. Infine, pur riconoscendo l’indiscussa reputazione, la professionalità e l’impegno dei singoli giudici e pubblici ministeri, il GRECO ha lanciato un monito sugli effetti dannosi che ogni presunta politicizzazione della professione potrebbe avere sull’indipendenza percepita del sistema giudiziario nel suo complesso.
Ad esempio, si dovrebbe porre fine alla possibilità di assumere simultaneamente la carica di magistrato e di membro di un’amministrazione locale, e, più generalmente, la questione delle attività politiche dei magistrati dovrebbe essere affrontata in tutti i suoi aspetti a livello legislativo.
Il GRECO ha notato nel complesso che la lotta contro la corruzione è una questione di cultura e non soltanto di norme; il che comporta un approccio a lungo termine, un’educazione continua in tutti i settori della società e un continuo impegno politico, oltre che un approccio estremamente rigoroso, di tolleranza zero, nei confronti di comportamenti corruttivi.
L’attuazione delle 12 raccomandazioni rivolte all’Italia sarà valutata dal GRECO nella seconda metà del 2018, nell’ambito della sua procedura di conformità.

Contatto

Cos’è il GRECO?

Il Gruppo di Stati contro la corruzione (GRECO) è un organismo del Consiglio d’Europa volto a migliorare la capacità dei propri membri di combattere contro la corruzione assicurando che siano conformi alle norme di lotta contro la corruzione.
Inoltre, aiuta gli Stati a individuare le mancanze nelle politiche nazionali anticorruzione, invitando a intraprendere le riforme legislative, istituzionali e pratiche necessarie.
Attualmente riunisce 47 Stati membri, la Bielorussia e gli Stati Uniti d’America.

Allegato

  • Evaluation report Italy, Corruption prevention in respect of members of Parliament, judges and prosecutors - Fourth evaluation round - Adopted by GRECO at its 73rd Plenary Meeting, Strasbourg, 17-21 October 2016 (pdf, 943 K, 52 pp.)

Altri articoli su Anticorruzione

Segui ComplianceNet sui social networks

140709-linkedin2.jpg  facebook facebook

*

ComplianceNet: 

Indice corruzione Transparency: l’Italia guadagna una posizione, ma non basta (25 gennaio 2017)

170125-cpi-transparency.jpg

Aggiornamento: disponibile il video della conferenza stampa di presentazione della nuova edizione del CPI (Indice di Percezione della corruzione 2016) presso ANAC (via Radio Radicale) - durata: 33 min 25 sec

L’Indice di Percezione della Corruzione (CPI) di Transparency International misura la corruzione nel settore pubblico e politico di 176 Paesi nel Mondo.
Oggi (25 gennaio 2017), alle ore 12.30, presso la sede dell’Autorità Nazionale Anticorruzione a Roma, i risultati saranno commentati dal Presidente di Transparency International Italia, Virginio Carnevali e dal Presidente di A.N.AC., Raffaele Cantone.
Contestualmente, inoltre, i due presidenti firmeranno un protocollo d’intesa in materia di gestione delle segnalazioni di illeciti da parte di dipendenti pubblici.
Questo, anche in considerazione del fatto che il nostro Paese non è certo un’eccellenza nella lotta alla corruzione.
La ventiduesima edizione dell’Indice di Percezione della Corruzione vede l’Italia al 60° posto nel mondo, migliorando quindi di una posizione rispetto all’anno precedente.
Il voto assegnato al nostro Paese  è di 47 su 100, e ci vede migliorare anche qui, di 3 punti significativi.
In Europa però, la situazione per l’Italia non può dirsi ottimale: si trova infatti come fanalino di coda, seguita solo da Grecia e Bulgaria, rispettivamente al 69° e 75° posto della classifica mondiale.
A guidare la classifica dei virtuosi, ancora una volta, abbiamo Danimarca e Nuova Zelanda, seguiti da Finlandia e Svezia.
Non a caso, tutti Paesi che possiedono legislazioni avanzate su accesso all’informazione, diritti civili, apertura e trasparenza dell’amministrazione pubblica.

Focus sull’Italia

Dal 2012, anno dell’approvazione della Legge Severino, l’Italia ha scalato 12 posizioni, passando dalla 72^, all’attuale 60^. Il nostro Paese segna quindi un miglioramento, ma ancora troppo poco per poterci dire soddisfatti.

Documenti utili (edizione 2016)

Ulteriori informazioni sull’Indice

Conferenza stampa (video)

Sul sito di Radio Radicale è disponibile il video della conferenza stampa di presentazione della nuova edizione del CPI (Indice di Percezione della corruzione 2016) presso ANAC (via Radio Radicale) - durata: 33 min 25 sec

Rispondono alle domande dei giornalisti:

  • Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC)
  • Virginio Carnevali, presidente di Transparency International Italia
     

Altri articoli su Anticorruzione

Segui ComplianceNet sui social networks

140709-linkedin2.jpg  facebook facebook

*

ComplianceNet: 

Franco Mirabelli: a Milano c’è la Mafia (24 gennaio 2017)

LogoLavoce_news_main-2

  • Fonte: lavoce.info, titolo originale “La Commissione antimafia e la criminalità al Nord”

A Milano e nella sua area metropolitana la mafia c’è e la stiamo affrontando

  • di Franco Mirabelli  , Senatore, Capogruppo Pd in Commissione Parlamentare Antimafia

Le mafie oramai sono un problema di tutto il paese, non solo di una parte.
In questi anni, grazie alle inchieste della magistratura e al lavoro della Commissione parlamentare antimafia  , infatti, abbiamo capito un po’ meglio non solo che le mafie al Nord ci sono (in particolare la ‘ndrangheta) ma anche che sono molto aggressive e che fanno di tutto per non farsi vedere per non creare allarme sociale, favorendo così una forte sottovalutazione del fenomeno.
Gli studi mostrano una criminalità organizzata che è cambiata rispetto all’immagine che abbiamo in mente e molto diversa dagli stereotipi che spesso vengono diffusi anche dai mass media.
Le inchieste riguardanti i territori di Lombardia ed Emilia, fanno vedere che non c’è soltanto una mafia che dà l’assalto agli appalti pubblici e la criminalità è insediata al Nord non più solo per riciclare il denaro ma prevalentemente perché vuole penetrare nell’economia legale, vuole entrare nelle imprese e governarle, cercando così di condizionare il mercato.
In questo, sempre più spesso, si trovano coinvolti anche il mondo dei professionisti e dei colletti bianchi, che arricchiscono le mafie intervenendo sulle fatturazioni.
La magistratura, in questi anni, ha dato colpi consistenti alle mafie al Nord ma la lotta alla mafia non può essere un compito delegato soltanto alla magistratura, alle forze dell’ordine o alla politica ma anche le imprese e il mondo delle professioni devono alzare il livello di attenzione e fornire il loro contributo su questo fronte, denunciando ogni anomalia che riscontrano.
La città di Milano, in questi anni, ha saputo distinguersi in positivo sul fronte della legalità.
Solo qualche anno fa, parlare di mafia a Milano era un elemento di contrasto con alcune istituzioni mentre da un po’ di tempo a questa parte si è smesso di dire che qui “la mafia non esiste”.
A Milano e nella sua area metropolitana la mafia c’è e la stiamo affrontando.
È giusto anche sottolineare che a Milano si è costruito un modello di intervento con Expo, basato su una collaborazione inter-istituzionale, che è stato poi esportato per altre grandi opere.
Con Expo, infatti, si è creato un coordinamento tra tutte le forze dell’ordine, sono stati istituiti dei protocolli per gestire le modalità degli interventi e l’accesso ai cantieri per i controlli e, di fatto, si sono poi bloccate con una numerosa serie di interdittive i tentativi di infiltrazioni da parte della criminalità organizzata.
A quel modello, che ha esordito per la prima volta a Milano e che, comunque, è sicuramente ancora migliorabile, oggi tutti fanno riferimento per fare da scudo contro le infiltrazioni della criminalità organizzata e garantire la trasparenza.
Nel Comune di Milano, inoltre, si sono sperimentati una serie di meccanismi e iniziative per mettere il Comune stesso e la sua struttura al riparo da quegli episodi corruttivi che, invece, purtroppo, hanno contraddistinto la vita di altri comuni del nostro paese.
Con la Commissione parlamentare antimafia siamo stati a Milano più volte per verificare la situazione delle inchieste in corso.
Nel corso dell’ultima recente visita, tra le tante problematiche affrontate, abbiamo portato all’attenzione delle forze dell’ordine e della prefettura le preoccupazioni riguardanti alcune vicende che hanno coinvolto le amministrazioni di alcuni comuni dell’hinterland.
Da tempo, infatti, in Commissione Antimafia si è fatto un ragionamento anche sul rapporto tra mafia e politica.
Sicuramente ai partiti spetta il compito di alzare la soglia dell’attenzione rispetto a certi fenomeni ma c’è anche un ragionamento che devono fare i cittadini, decidendo di porre la questione della legalità al centro, quando scelgono i propri rappresentanti.
Sulla lotta alle mafie, quindi, c’è bisogno del contributo di tutti.
Nel corso degli anni, grazie al lavoro della Commissione antimafia, grazie a chi lavora sul campo, alle associazioni che si occupano di questo tema, alcuni provvedimenti efficaci sono stati presi.
L’Italia è lo stato che ha la miglior legislazione antimafia del mondo ma purtroppo ha anche delle mafie forti.
La criminalità organizzata, nel tempo, cambia strategie, si evolve e le leggi per contrastarla vanno aggiornate di conseguenza.
Per questo, il percorso di collaborazione che si sta facendo tra la Commissione antimafia e le università italiane è molto importante e ha l’intento di costruire un lavoro comune utile a fornire gli strumenti e le competenze per saper riconoscere il fenomeno mafioso e contrastarlo.
Recentemente, l’Università degli Studi di Milano ha presentato il primo dottorato di ricerca in studi sulla criminalità organizzata  .
Si tratta di un’importante iniziativa, concretizzatasi anche grazie a Nando Dalla Chiesa, fortemente voluta dalla Commissione parlamentare antimafia (che ha messo a disposizione dei ricercatori la propria documentazione, acquisita nel corso degli anni) e dalla Conferenza nazionale dei rettori.
È la prima iniziativa in Italia di questo genere, che si avvale della collaborazione di più istituzioni e Università e che consentirà di formare i giovani per renderli consapevoli dei fenomeni mafiosi.
Essi saranno risorse di cui abbiamo bisogno per contrastare più efficacemente le mafie e, spero, per il futuro – come diceva Falcone – anche di batterle.

Ultimi articoli su lavoce.info

Rimani in contatto

140709-linkedin2.jpg  facebook facebook

*
ComplianceNet: 

Antiriciclaggio: Parlamento UE boccia black-list proposta dalla Commissione (24 gennaio 2017)

140206-CE_logo-3
Il Parlamento UE ha rinviato alla Commissione la sua proposta per una “lista nera” dei Paesi considerati a rischio per riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo, chiedendo di ampliarla per includere, ad esempio, i territori che agevolano i reati fiscali.

Il Parlamento europeo ha rinviato alla Commissione Ue la proposta di quest'ultima per una lista nera dei Paesi considerati a rischio per riciclaggio di denaro e finanziamento del terrorismo.
L'aula di Strasburgo ha chiesto di ampliarla per includere, ad esempio, i territori che agevolano i reati fiscali.
Una risoluzione a riguardo è stata approvata con 393 voti in favore, 67 voti contrari e 210 astensioni.
La Commissione aveva elencato undici Paesi (Afghanistan, Iraq, Bosnia-Erzegovina, Siria, Guyana, Laos, Uganda, Vanuatu, Yemen, Iran e Corea del Nord) giudicati carenti nella lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo e quindi da assoggettare a controlli più severi quando fanno affari in Europa.

Il Comunicato dell’EuroParlamento

 
Judith Sargentini (Verdi/ALE, NL), co-relatrice, ha detto: "L’ampia maggioranza del voto riflette la forza della posizione del Parlamento circa l'inadeguatezza dell’elenco attuale. Ora speriamo che la Commissione si dimostri più ambiziosa nelle revisioni, in modo da stilare una lista nera che sia atta allo scopo.".

Krišjānis Karins (PPE, LV), l’altro co-relatore, si è astenuto nel corso della votazione, poiché: "Un Paese dovrebbe essere incluso nella ‘lista nera’ solo quando vi sia una chiara evidenza di una minaccia sistematica di riciclaggio di denaro e di finanziamento del terrorismo. La Commissione ha bisogno di avere un algoritmo semplice e trasparente, in grado di sostenere il controllo pubblico."

La Commissione elenca undici Paesi (Afghanistan, Iraq, Bosnia-Erzegovina, Siria, Guyana, Laos, Uganda, Vanuatu, Yemen, Iran e Corea del Nord) giudicati carenti nella lotta al riciclaggio di denaro e al finanziamento del terrorismo. Le persone e i soggetti giuridici dei Paesi inclusi nella lista nera sono soggetti a controlli più severi quando fanno affari in Europa.

La risoluzione è stata approvata a maggioranza assoluta con 393 voti in favore, 67 voti contrari e 210 astensioni.

Procedura: obiezione agli atti delegati
Hashtag: #moneylaundering #terrorism
RIF. : 20170113IPR58027
Aggiornato il: ( 19-01-2017 - 13:16)
 
 
Contatti
 
Federico DE GIROLAMO
Addetto stampa PE
Numero di telefono(+32) 2 28 31389 (BXL)
Numero di telefono(+33) 3 881 72850 (STR)
Numero di cellulare(+32) 498 98 35 91
Indirizzo e-mail stampa-IT@europarl.europa.eu

Leggi anche

Ultimi articoli su "Antiriciclaggio"

443px-Money-laundering.svg.png

(image from http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Money-laundering.svg)

Segui ComplianceNet sui social networks

140709-linkedin2.jpg  facebook facebook

*

ComplianceNet: 

Digital Trade Chain: Unicredit ed altre sei banche internazionali insieme nel consorzio Bitcoin (17 gennaio 2017)

170117-unicredit-blockchain.jpg

(Fonte testo e immagine : Gruppo Unicredit - testo rielaborato da Agatino Grillo)

Il 17 gennaio 2017 Deutsche Bank, HSBC, KBC, Natixis, Rabobank, Société Générale and UniCredit hanno sottoscritto a Brussels un “Memorandum of Understanding” per lavorare insieme allo sviluppo di tecnologie blockchain standardizzate che sono alla base delle monete virtuali come Bitcoin.
La piattaforma prescelta è la “Digital Trade Chain” (DTC) orientata a pagamenti per le piccole e medie imprese sviluppata dalla banca belga KBC e che utilizza la tecnologia blockchain per collegare tutte le parti coinvolte nella transazione commerciale: acquirente, venditore, intermediario finanziario.

Cos’è la tecnologia Blockchain?

Una blockchain (in italiano letteralmente: catena di blocchi) è una base di dati distribuita, introdotta dalla valuta Bitcoin che mantiene in modo continuo una lista crescente di record, i quali fanno riferimento a record precedenti presenti nella lista stessa ed è resistente a manomissioni.
La prima e più conosciuta applicazione della tecnologia blockchain è la visione pubblica delle transazioni per i bitcoin, che è stata ispirazione per altre criptovalute e progetti di database distribuiti.
(…)
Secondo una previsione del World Economic Forum entro il 2025 ci saranno attività che genereranno oltre il 10% del PIL del mondo che saranno registrate su tecnologie che si basano sui principi della blockchain.

Workshop ABI su Blockchain

Abilab ha organizzato a Milano, il 19 gennaio 2017, un workshop dedicato all’utilizzo della tecnologia Blockchain in banca (online, programma in pdf): all’evento partecipa – tra gli altri – anche Daniele Savarè, Head of Service Line ICT Evolution UniCredit Business Integrated Solutions.

Approfondimenti

Ultimi articoli su BitCoin

Segui ComplianceNet sui social networks

140709-linkedin2.jpg  facebook facebook

*

ComplianceNet: 

Gli adempimenti antiriciclaggio per gli avvocati (DirittoBancario.it, 13 gennaio 2017)

170113-ar-avvocati.jpg

Sul sito DirittoBancario.it è stato pubblicato il documento “Gli adempimenti antiriciclaggio per gli avvocati alla luce del vademecum del Consiglio Nazionale Forense” a cura di Stefano Loconte, Professore a contratto di Diritto Tributario e Diritto dei Trust, Università degli Studi LUM “Jean Monnet” di Casamassima, Avvocato e Caterina Alessia Dibitonto, Avvocato, Loconte & Partners.
Di seguito il sommario e il primo capitolo “1. Nota metodologica”.

Sommario

  1. Nota metodologica
  2. Struttura del vademecum
  3. Applicabilità della normativa antiriciclaggio agli Avvocati
  4. Gli adempimenti antiriciclaggio
  5. Conclusioni.

1. Nota metodologica

La Commissione Antiriciclaggio[1] del Consiglio Nazionale Forense ha pubblicato il 25 novembre scorso un vademecum[2] che fornisce indicazioni agli Avvocati relativamente agli adempimenti richiesti loro dal D. Lgs. 231/2007[3] (cd. Legge Antiriciclaggio) e disposizioni correlate[4].
Tale lavoro con carattere esplicativo è stato reso in forma di FAQ[5] che sono al momento oggetto di approfondimento e si completa di alcuni allegati[6].
La fonte normativa che ha introdotto alcune modifiche nella gestione degli adempimenti antiriciclaggio per gli Avvocati è la direttiva UE 2015/849 (cd. Quarta Direttiva Antiriciclaggio), che dovrà essere recepita dagli Stati membri dell’Unione Europea[7] entro il 26 giugno 2017.

Il testo continua: leggi on line o in pdf

Note al testo

[1] Costituita dagli Avvocati C. Secchieri, D. Calabrò, E. Merli, A. Pasqualin, A. Acconci, C. Cocuzza, M. Arena, N. Cirillo e G. Colavitti.

[2] Consiglio Nazionale Forense presso il Ministero della Giustizia, Gli adempimenti antiriciclaggio per gli avvocati, 25/11/2016.

[3] Il provvedimento, recante la “Attuazione della direttiva 2005/60/CE concernente la prevenzione dell’utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo nonché della direttiva 2006/70/CE che ne reca misure di esecuzione”, è stato pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 14 dicembre 2007 n. 290, S.O. n. 268/L. Considerata la matrice di stampo comunitario degli obblighi antiriciclaggio, il decreto legislativo n. 231 del 2007 rappresenta l’adeguamento della normativa comunitaria vigente nell’ordinamento italiano alle disposizioni contenute nelle direttive comunitarie in materia di lotta al riciclaggio e al finanziamento del terrorismo. In dettaglio, la prima direttiva antiriciclaggio (91/308/Ce del 10 giugno 1991) è stata recepita con il D.L. 3 maggio 1991, n. 143 (convertito con modificazioni dalla L. 5 luglio 1991, n. 197); la seconda direttiva antiriciclaggio (2001/97/Ce del 4 dicembre 2001) con il D. Lgs. 20 febbraio 2004, n. 56.

[4] Provvedimento Banca d’Italia 30/01/2013 recante gli indicatori di anomalia per le società di revisione e revisori legali con incarichi di revisione su enti di interesse pubblico, Comunicazione della Banca d’Italia di giugno, settembre e dicembre 2008 sui rapporti con banche, istituzioni finanziarie e soggetti residenti nella Repubblica di San Marino, Provvedimento Banca d’Italia 24/08/2010 recante gli indicatori di anomalia per gli intermediari, Provvedimento Banca d’Italia 03/04/2013 recante disposizioni attuative in materia di adeguata verifica della clientela, ai sensi dell’art. 7, comma 2 del Decreto Legislativo 21/11/2007 n. 231, Comunicazioni di chiarimento del MEF sul d.lgs. 231/2007, Provvedimento Banca d’Italia 03/04/2013 recante disposizioni attuative per la tenuta dell’archivio unico informatico e per le modalità semplificate di registrazione di cui all’art. 37, commi 7 e 8 del decreto legislativo 21/11/2007 n. 231, Provvedimento Banca d’Italia 10/03/2011 recante disposizioni attuative in materia di organizzazione, procedure e controlli interni volti a prevenire l’utilizzo degli intermediari e degli altri soggetti che svolgono attività finanziaria a fini di riciclaggio e di finanziamento del terrorismo, ai sensi dell’art. 7, comma 2 del decreto legislativo 21/11/2007 n. 231, Comunicazione Banca d’Italia 03/2012 Esternalizzazione adempimenti antiriciclaggio: obblighi per gli operatori.

[5] In numero di 45, alle pagg. 1-19.

[6] Gli allegati sono in numero di tre, alle pagg. 20-30, e sono i seguenti:

-         uno schema di registro cartaceo,

-         uno schema di informativa al cliente e

-         un modello di valutazione del rischio.
[7] Al 31/12/2016 sono in numero di 28 e sono i seguenti: Austria, Belgio, Bulgaria, Cipro, Croazia, Danimarca, Estonia, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lettonia, Lituania, Lussemburgo, Malta, Paesi Bassi, Polonia, Portogallo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia, Slovenia, Spagna, Svezia, Ungheria.

Allegato

  • Loconte S. e Dibitonto C.A., “Gli adempimenti antiriciclaggio per gli avvocati alla luce del vademecum del Consiglio Nazionale Forense”, gennaio 2017 (pdf, 320 K, 11 pp.)

Leggi anche

CNF Antiriciclaggio: gli oneri degli avvocati (3 dicembre 2016)

Ultimi articoli su "Antiriciclaggio"

443px-Money-laundering.svg.png

(image from http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Money-laundering.svg)

Segui ComplianceNet sui social networks

140709-linkedin2.jpg  facebook facebook

*

ComplianceNet: 

Privacy, UE: proposta di nuove norme per la protezione dei dati personali (12 gennaio 2017)

140206-CE_logo-3

La Commissione propone norme per tutte le comunicazioni elettroniche che garantiscono un elevato livello di tutela della vita privata e aggiorna le norme sulla protezione dei dati per le istituzioni dell'UE

Bruxelles, 10 gennaio 2017
La Commissione propone nuovi atti legislativi per tutelare maggiormente la riservatezza nelle comunicazioni elettroniche e allo stesso tempo schiudere nuove opportunità commerciali.
Le misure presentate oggi sono volte ad aggiornare le norme attuali, estendendone il campo di applicazione a tutti i fornitori di comunicazioni elettroniche. Mirano inoltre a creare nuove possibilità per trattare i dati relativi alle comunicazioni e rafforzare la fiducia e la sicurezza nel mercato unico digitale, il che costituisce uno degli obiettivi principali della strategia per il mercato unico digitale. Allo stesso tempo, la proposta allinea le norme sulle comunicazioni elettroniche alle nuove norme tecniche di altissimo livello del regolamento generale dell'UE sulla protezione dei dati. La Commissione propone inoltre nuove norme per fare in modo che il trattamento dei dati personali ad opera delle istituzioni e degli organismi dell'UE garantisca lo stesso livello di tutela della riservatezza previsto negli Stati membri a norma del regolamento generale sulla protezione dei dati, e definisce un approccio strategico alle questioni concernenti i trasferimenti internazionali dei dati personali.
Frans Timmermans, primo Vicepresidente della Commissione, ha dichiarato: "Grazie alle nostre proposte, che completeranno il quadro dell'UE in materia di protezione dei dati, la riservatezza delle comunicazioni elettroniche sarà protetta da norme aggiornate ed efficaci e le istituzioni europee applicheranno gli stessi standard elevati che ci aspettiamo dagli Stati membri."
Andrus Ansip, Vicepresidente della Commissione europea responsabile per il Mercato unico digitale, ha dichiarato: "Le nostre proposte creeranno la fiducia nel mercato unico digitale che la gente si aspetta. Il mio intento è garantire la riservatezza delle comunicazioni elettroniche e la tutela della vita privata. Il nostro progetto di regolamento sull'ePrivacy permetterà di trovare il giusto equilibrio tra elevata protezione dei consumatori e possibilità di innovazione per le imprese."
Věra Jourová, Commissaria per la Giustizia, i consumatori e la parità di genere, ha affermato: "La legislazione europea in materia di protezione dei dati adottata l'anno scorso fissa standard elevati a vantaggio sia dei cittadini sia delle imprese dell'UE. Oggi la Commissione presenta anche la sua strategia per agevolare gli scambi internazionali di dati nell'economia digitale globale e promuovere in tutto il mondo standard elevati di protezione dei dati."
Maggiore protezione online e nuove opportunità per le imprese
Il regolamento sulla riservatezza e le comunicazioni elettroniche proposto dalla Commissione garantirà una maggiore tutela della vita privata delle persone e schiuderà nuove opportunità commerciali.

  • Nuovi attori: il 92% degli europei ritiene importante mantenere la riservatezza delle e-mail e dei messaggi online. Tuttavia, la vigente direttiva ePrivacy si applica unicamente agli operatori di telecomunicazioni tradizionali. Le norme in materia di riservatezza si applicheranno d'ora in poi anche ai nuovi operatori che forniscono servizi di comunicazione elettronica - ad esempio WhatsApp, Facebook Messenger, Skype, Gmail, iMessage, Viber.
  • Norme più stringenti: aggiornando la direttiva vigente con un regolamento direttamente applicabile, tutti i cittadini e le imprese nell'UE potranno godere dello stesso livello di protezione delle comunicazioni elettroniche.Anche le imprese trarranno vantaggi da un unico corpus di norme applicabili in tutta l'UE.
  • Contenuto delle comunicazioni e metadati: la riservatezza sarà garantita sia per i contenuti sia per i metadati delle comunicazioni elettroniche (ad esempio, l'ora della chiamata e il luogo). Entrambi hanno una forte componente di riservatezza e, secondo le norme proposte, dovranno essere anonimizzati o eliminati in caso di mancato consenso degli utenti, a meno che non siano necessari, ad esempio per la fatturazione.
  • Nuove opportunità commerciali: una volta ottenuto il consenso al trattamento dei dati relativi alle comunicazioni (contenuti e/o metadati), gli operatori di telecomunicazioni tradizionali avranno maggiori opportunità di utilizzare i dati e fornire servizi aggiuntivi. Ad esempio, potranno produrre mappe di calore per indicare la presenza di persone di cui potranno avvalersi le autorità pubbliche e le imprese di trasporto nello sviluppo di nuovi progetti di infrastrutture.
  • Norme più semplici sui cookie: è prevista la semplificazione della cosiddetta "disposizione sui cookie", che ha dato luogo a un numero eccessivo di richieste di consenso per gli utenti di internet. Le nuove norme permetteranno agli utenti di avere un maggiore controllo sulle impostazioni, consentendo di accettare o rifiutare facilmente il monitoraggio dei cookie e di altri identificatori in caso di rischi per la riservatezza. La proposta chiarisce che il consenso non è necessario per i cookie non intrusivi che migliorano l'esperienza degli utenti (ad esempio, quelli che permettono di ricordare la cronologia del carrello degli acquisti). Il consenso non sarà più necessario per i cookie che contano il numero di utenti che visitano un sito web.
  • Protezione contro lo spamming: la proposta odierna vieta le comunicazioni elettroniche indesiderate, indipendentemente dal mezzo utilizzato, ad esempio email, SMS e, in linea di principio, anche chiamate telefoniche se gli utenti non hanno dato il consenso. Gli Stati membri possono optare per una soluzione che conferisca ai consumatori il diritto di opporsi alla ricezione delle telefonate a scopo commerciale, per esempio mediante la registrazione del loro numero in un elenco di nominativi da non chiamare. Gli autori delle telefonate a scopo commerciale dovranno mostrare il proprio numero telefonico o utilizzare un prefisso speciale che indichi la natura della chiamata.
  • Applicazione più efficace delle norme: la responsabilità di garantire il rispetto delle norme in materia di riservatezza previste dal regolamento spetterà alle autorità nazionali per la protezione dei dati.

Norme in materia di protezione dei dati per le istituzioni e gli organismi dell'UE

Il regolamento proposto sulla protezione dei dati personali da parte delle istituzioni e degli organismi europei mira ad allineare le norme vigenti, che risalgono al 2001, alle nuove norme più stringenti fissate nel regolamento generale del 2016 sulla protezione dei dati. Tutti coloro i cui dati personali sono gestiti dalle istituzioni o dalle agenzie dell'Unione europea potranno beneficiare di standard di protezione più elevati.

Protezione internazionale dei dati

La comunicazione proposta definisce un approccio strategico ai trasferimenti internazionali di dati personali che agevolerà gli scambi commerciali e promuoverà una migliore cooperazione fra le autorità di contrasto, assicurando nel contempo un livello elevato di protezione dei dati. La Commissione si impegnerà attivamente in discussioni con i principali partner commerciali dell'Asia orientale e del Sudest asiatico, iniziando dal Giappone e dalla Corea nel 2017, ma anche con i paesi interessati dell'America latina e i paesi inseriti nella politica europea di vicinato, per giungere a "decisioni di adeguatezza" (che consentono il libero flusso dei dati personali verso paesi con norme in materia di protezione dei dati "sostanzialmente equivalenti" a quelle dell'UE).
La Commissione intende inoltre avvalersi appieno dei meccanismi alternativi previsti dalle nuove norme UE sulla protezione dei dati (regolamento generale sulla protezione dei dati e direttiva sulla protezione dei dati nell'ambito della cooperazione giudiziaria e di polizia) al fine di agevolare lo scambio di dati personali con i paesi terzi con i quali non sia possibile giungere a decisioni di adeguatezza.
La comunicazione ribadisce inoltre che la Commissione intende continuare a promuovere lo sviluppo di standard elevati di protezione dei dati sul piano internazionale, a livello sia bilaterale che multilaterale.

Prossime tappe

Con la presentazione delle proposte odierne la Commissione invita il Parlamento europeo e il Consiglio a lavorare in tempi rapidi e a garantire un processo agevole per l'adozione entro il 25 maggio 2018, data di applicazione del regolamento generale sulla protezione dei dati. L'intento è quello di offrire entro tale data a cittadini e imprese un quadro giuridico pieno e completo in materia di tutela della vita privata e protezione dei dati in Europa.
Insieme alle proposte odierne la Commissione ha presentato una comunicazione per dare slancio all'economia dei dati. Maggiori informazioni sono disponibili qui.

Per ulteriori informazioni

IP/17/16

Contatti per la stampa

  • Johannes BAHRKE (+32 2 295 86 15)

  • Nathalie VANDYSTADT (+32 2 296 70 83)

  • Christian WIGAND (+32 2 296 22 53)

Informazioni al pubblico: contattare Europe Direct telefonicamente allo 00 800 67 89 10 11 o per e-mail

Ultimi articoli su "Europa"

Segui ComplianceNet sui social networks

140709-linkedin2.jpg  facebook facebook

*

ComplianceNet: 

Pubblica amministrazione e trasparenza: ecco come funziona il Foia (Il Sole 24 Ore, 9 gennaio 2017)

170110-foia.jpg

(Clicca per ingrandire immagine)

A battere tutti sul tempo è stato – e non poteva essere altrimenti – il dipartimento della Funzione pubblica  di Marianna Madia, “padre” del decreto Foia sulla trasparenza della Pa; il dipartimento ha pubblicato online il modulo per il nuovo accesso già il 23 dicembre.
Esattamente il giorno del debutto, senza attendere le istruzioni dell’Anticorruzione di Cantone, che sono arrivate a stretto giro, il 28 dicembre.
Rispetto alla bozza in consultazione, le linee guida Anac sull’accesso hanno semplificato molto le richieste di conoscenza dei dati trasmesse online. Non più, come sembrava in un primo momento, domande da corredare con firma digitale, Spid (Sistema pubblico di identità digitale, ovvero la password unica per tutta la Pa) e posta elettronica certificata, ma via libera a una semplice mail agli uffici in possesso dei dati o all’Urp con fotocopia del documento di identità.
È partita così la rivoluzione del Foia italiano (il Freedom of information act, dal nome della prima legge americana pioniera della trasparenza), il Dlgs 97/2016 al quale tutte le amministrazioni pubbliche dovevano adeguarsi, appunto, entro il 23 dicembre scorso e che spalanca per cittadini e associazioni la porta su un ventaglio più ampio di documenti e informazioni. Ma la lista delle eccezioni da tenere riservate comincia già ad allungarsi e obbligherà gli enti a una complessa valutazione. Senza contare poi che per chi fa “orecchie da mercante” alle richieste non sono previste sanzioni.

Documenti

Fonte: Dipartimento della Funzione pubblica

  • Modello istanza di accesso FOIA (pdf)
  • Modello istanza di accesso FOIA (doc editabile)

Rassegna web

Leggi anche

Segui ComplianceNet sui social networks

140709-linkedin2.jpg  facebook facebook

*

 

ComplianceNet: 

Radio 24: CRS - fisco, al via lo scambio automatico di informazioni (9 gennaio 2017, audio mp3)

170109-radio-24.jpg

Crs e antiriciclaggio, termini destinati a viaggiare sempre più a braccetto

Il 5 gennaio 2017 su Radio24  è andata in onda la trasmissione “Focus economia” dedicata a “Lotta all'evasione - Banche – Usa”.
Ospiti: Alessandro Galimberti Sole 24 Ore, Fabio Pavesi Sole 24 Ore, Marco Valsania, Sole 24 Ore Ny.
La trasmissione è disponibile in streaming sul sito di Radio24 e può essere scaricata in formato mp3 (47 M)
La prima parte della trasmissione è stata dedicata al CRS (Common reporting standard) il nuovo sistema internazionale di condivisione automatica dei dati fiscali dei contribuenti.

Lotta all'evasione - Banche - Usa

Lotta all'evasione - Il 2017 sarà l'anno della svolta nella lotta al "nero" internazionale. Dopo tanti annunci, e lo scivolo (doppio, in Italia) delle voluntary disclosure nazionali battuto un po' ovunque - una sorta di ultima chiamata bonaria per i frequentatori di paradisi fiscali - dal 1° gennaio è ufficialmente iniziata l'era dello scambio automatico di informazioni fiscali. Le parole chiave che ridisegneranno la geografia del nero sono Crs e antiriciclaggio, termini destinati a viaggiare sempre più a braccetto.

Fisco, al via lo scambio automatico di informazioni

Fonte: on line su Il Sole 24 Ore e in pdf su rassegna stampa dell’Agenzia delle Entrate

170109-radio-24-crs.jpg
Il 2017 sarà l’anno della svolta nella lotta al “nero” internazionale. Dopo tanti annunci, e lo scivolo (doppio, in Italia) delle voluntary disclosure nazionali battuto un po’ ovunque - una sorta di ultima chiamata bonaria per i frequentatori di paradisi fiscali - dal 1° gennaio è ufficialmente iniziata l’era dello scambio automatico di informazioni fiscali.
Le parole chiave che ridisegneranno la geografia del nero - spingendolo sempre più ai margini dell’”alto rischio Paese” - sono Crs e antiriciclaggio, termini destinati a viaggiare sempre più a braccetto.
La geografia dello scambio di informazioni
Il Crs (Common reporting standard) è il sistema di condivisione automatica dei dati dei contribuenti, sistema che ormai (si veda l’articolo sotto) ha cittadinanza nei 3/5 degli Stati globali, di fatto in tutti quelli più evoluti. Dati che disegnano il profilo internazionale di privati e società, dalle informazioni finanziarie su saldi del conto, interessi, dividendi, ricavi dalla vendita di asset transitati per i conti di persone fisiche e giuridiche, riferiti a nominativo e dati identificativi del titolare del conto, il numero di conto, dati identificativi dell’istituto finanziario, il saldo o il valore del conto stesso. Come dire, una vera e propria Tac “mondiale” del contribuente. Gli istituti tenuti a riportare le informazioni sono, oltre alle banche, gli intermediari finanziari, i brokers, le compagnie assicurative e gli organismi di investimento collettivo.
L’Italia è arrivata sul filo di lana a recepire la direttiva Ue (2015/2376) sullo scambio automatico obbligatorio delle informazioni fiscali in ambito comunitario. Il governo dopo aver incassato il voto di fiducia di Palazzo Madama, ha approvato il 14 dicembre scorso il decreto attuativo previsto dalla legge di delegazione europea per il 2015. Nel frattempo l’Europa ha accelerato ulteriormente nella lotta all’evasione e alle frodi fiscali internazionali, approvando sempre nel dicembre scorso la modifica della direttiva 2011/16/Ue sulla cooperazione amministrativa fiscale. Lo scopo è autorizzare l’utilizzo delle informazioni antiriciclaggio nel perseguimento del nero internazionale, in sostanza aprendo le preziose banche dati sul titolare effettivo dei rapporti finanziari - anche dei trust - per individuare prestanomi e strutture interposte a fini elusivi. È qui che il Crs si salda all’antiriciclaggio, consentendo alle autorità fiscali di accedere alle “segretissime” informazioni per il monitoraggio della corretta applicazione delle norme sullo scambio automatico di informazioni fiscali. Questo ulteriore salto di qualità dovrà essere recepito nelle legislazioni nazionali entro il 31 dicembre prossimo ed entrare in vigore al più tardi il 1° gennaio del 2018.
Le connessioni internazionali dell’Italia nella rete dell’emersione, tra l’altro, avevano già fatto un salto di qualità nel 2015, quando la legge 95 del 18 giugno aveva recepito l’accordo Fatca con gli Usa. La differenza fondamentale tra il Crs ed il Facta è che, mentre il Fatca si basa su accordi bilaterali di scambio informazioni conclusi dall’Amministrazione americana con singoli Stati - e con un percorso unilaterale dettato dalla agenzia fiscale Irs americana - lo standard messo a punto dall'Ocse è uno strumento multilaterale a cui possono aderire potenzialmente tutti gli Stati, come sta di fatto accadendo.
L’Italia peraltro era stata tra i cinque Stati dell’Unione europea (insieme a Francia, Germania, Regno Unito e Spagna) promotori dell’approccio intergovernativo con gli Usa per la lotta all’evasione internazionale (guerra iniziata proprio dagli Stati Uniti all’indomani della gigantesca crisi del 2008) comunicando al Commissario europeo alla fiscalità, il 9 aprile 2013, di voler realizzare uno strumento “pilota” di scambio automatico multilaterale di informazioni,
Pochi mesi dopo, il 6 settembre 2013, i leader del G20 si erano impegnati ad adottare quale global standard lo scambio di informazioni automatico e a supportare i lavori dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (Ocse).
Oggi per le autorità fiscali inizia l’epoca del raccolto. E per i contribuenti italiani “ritardatari” resta aperta, fino al 31 luglio prossimo, la porticina perdonista della Vd 2.0.

Leggi anche

Ultimi articoli su "Antiriciclaggio"

443px-Money-laundering.svg.png

(image from http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Money-laundering.svg)

Segui ComplianceNet sui social networks

140709-linkedin2.jpg  facebook facebook

*

ComplianceNet: 

Antiriciclaggio: nuovi adempimenti nello stato di New York, USA (5 gennaio 2017)

170105-stato-new-york-wikipedia.jpg
(foto tratta da Wikipedia, di National Atlas of the United States - National Atlas, Pubblico dominio, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=1056486)

Il Dipartimento dei Servizi Finanziari (DFS) dello stato di New York ha adottato una nuova regolamentazione antiriciclaggio per le istituzioni finanziarie che operano sul suo territorio.
La nuova normativa – “Part 504 - Banking division transaction monitoring and filtering program requirements and certifications (Statutory authority: Banking Law §§37(3)(4); Financial Services Law §302)” (qui in pdf,  194 K, 7 pp.) richiede – oltre al rispetto della normative nazionale USA quali il BSA/ AML, Bank Secrecy Act Anti-Money Laundering (def, Wikipedia) – ulteriori adempimenti tra cui una “certificazione” annuale sul rispetto de nuovi adempimenti  firmata dal board aziendale o da un senior Compliance Officer.

La nuova regolamentazione dello Stato di New York è in vigore dal primo gennaio 2017. La prima “certificazione” è dovuta entro il 15 aprile 2018.

I nuovi adempimenti

Transaction Monitoring Program

Devono essere adottati programmi - automatizzati o manuali – per il monitoraggio delle transazioni economiche che possano essere sospettate di riciclaggio e di violazioni delle norme BSA / AML

Watch List Filtering Program

Devono essere adottati programmi-filtro per impedire operazioni in contrasto con le norme relative alle sanzioni economiche e commerciali deliberate dal Dipartimento del Tesoro USA attraverso l’OFAC.
L’OFAC è l’Office of Foreign Assets Control (web, https://www.treasury.gov/resource-center/sanctions/Pages/default.aspx   Wikipedia, https://en.wikipedia.org/wiki/Office_of_Foreign_Assets_Control ) è l’agenzia del governo USA che ha l’incarico di gestire le sanzioni economiche e commerciali a sostegno della sicurezza nazionale degli Stati Uniti e dei suoi obiettivi di politica estera.

Il testo della normativa

  • New York State Department of Financial Services , “Part 504 - Banking division transaction monitoring and filtering program requirements and certifications (Statutory authority: Banking Law §§37(3)(4); Financial Services Law §302)” (pdf, 194 K, 7 pp.)

Per approfondire

Leggi anche

Ultimi articoli su "Antiriciclaggio"

443px-Money-laundering.svg.png

(image from http://commons.wikimedia.org/wiki/File:Money-laundering.svg)

Segui ComplianceNet sui social networks

140709-linkedin2.jpg  facebook facebook

*

ComplianceNet: 

Pagine