Antiriciclaggio: Garante Privacy multa 5 società di Money transfer (13 marzo 2017)

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Sanzioni per oltre 11 milioni di euro sono state comminate dal Garante privacy a cinque società che operano nel settore del money transfer per aver usato in modo illecito i dati personali di più di  mille persone inconsapevoli

Money transfer: Garante privacy, 11 mln di multa a cinque società per uso illecito di dati

Sanzioni per oltre 11 milioni di euro sono state comminate dal Garante privacy a cinque società che operano nel settore del money transfer per aver usato in modo illecito i dati personali di più di  mille persone inconsapevoli [doc. web nn. 6009674, 6010438, 6009876, 6010258 e 6009746].
Le gravi violazioni sono emerse nel corso di un'indagine della Procura di Roma.
Il Nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza su delega della magistratura ha infatti accertato che una multinazionale, in concorso con altre quattro società, raccoglieva e trasferiva in Cina somme di denaro riconducibili a imprenditori cinesi, in violazione non solo della normativa antiriciclaggio, ma anche di quella sulla protezione dei dati personali.
La violazione della normativa sulla privacy ha determinando l'intervento del Garante.
Per assecondare il desiderio della clientela di impedire l'associazione tra le rimesse finanziarie e i reali mittenti le società operavano attraverso la tecnica del frazionamento (dividendo cioè le somme di denaro in più operazioni sotto la soglia prevista dalla normativa antiriciclaggio) e attribuivano i trasferimenti di denaro a più di mille clienti del tutto ignari, utilizzando illecitamente i loro dati.
Il trattamento dei dati avveniva senza consenso.
I nominativi ai quali erano intestati i trasferimenti non erano mai i reali mittenti e, in alcuni casi, i moduli risultavano compilati da persone decedute o inesistenti, oppure non firmati.
Gli invii di denaro, poi, venivano effettuati a pochi secondi l'uno dall'altro, per importi appena sotto soglia e indirizzati allo stesso destinatario.
I nominativi cui erano attribuiti i trasferimenti, inoltre, erano tratti da fotocopie di documenti di identità, conservati in appostiti raccoglitori, e da utilizzare all'occorrenza.
Alla luce dei risultati dell'indagine, il Garante, tenuto conto della gravità delle violazioni commesse dalle società, del numero delle persone coinvolte i cui dati sono stati trattati senza consenso e della rilevanza della banca dati, ha inflitto le seguenti sanzioni: 5.880.000 euro alla multinazionale, 1.590.000, 1.430.000, 1.260.00 e 850.000 euro rispettivamente ad ognuna delle altre quattro società,  per un importo complessivo di oltre 11 milioni di euro.
Le società hanno 30 giorni di tempo dalla notificazione dei provvedimenti per il pagamento delle sanzioni.

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DIA: relazione semestrale 2016 – antiriciclaggio (9 marzo 2017)

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Attenzione alla dematerializzazione e virtualizzazione dei capitali e dei patrimoni frutto delle reti finanziarie mondiali ad alta tecnologia informatica
Nel primo semestre 2016 risultano pervenute dall'UIF 46.587 segnalazioni di operazioni sospette, 42.590 delle quali analizzate.

  • Fonte: capitolo “8. Attività di prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio” della 1° relazione semestrale 2016 della Direzione Investigativa Antimafia - DIA (qui il testo integrale della relazione in pdf , 10 M, 308 pp.)

8. Attività di prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio

a. Analisi e approfondimento delle segnalazioni di operazioni finanziarie sospette

La prevenzione dell'uso del sistema economico e finanziario legale a scopo di riciclaggio degli illeciti proventi rappresenta una missione prioritaria per la D.I.A..
Al riguardo, giova evidenziare che le organizzazioni criminali, allo scopo di estendere i traffici illeciti e rendere più sicuri e veloci i trasferimenti del "denaro sporco", sfruttano alcuni fattori che caratterizzano le moderne economie, ed in particolare:

  • la "fluidificazione dei confini" e l'attenuazione delle barriere doganali tra gli Stati, determinata dalla spinta alla creazione di aree di libero scambio commerciale;
  • l'accentuata tendenza alla "dematerializzazione" ed alla "virtualizzazione" dei capitali e dei patrimoni, grazie allo sfruttamento delle reti finanziarie mondiali ad alta tecnologia informatica.

Per quanto precede, assumono particolare rilievo i presidi antiriciclaggio che la disciplina vigente, dettata dal D.Lgs. 231/2007, individua nella tracciabilità dei flussi finanziari, assicurata dalla identificazione della clientela e dalla registrazione delle transazioni, nonché dalla partecipazione attiva degli intermediari abilitati, che si estrinseca nell'effettuazione delle segnalazioni di operazioni sospette.
Il citato decreto antiriciclaggio dispone che dette segnalazioni, una volta inviate dagli intermediari abilitati all'Unità di Informazione Finanziaria (U.I.F.) della Banca d'Italia, vengano da quest'ultima trasmesse alla D.I.A. ed al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, i quali informano il Procuratore Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo in caso di rilevata attinenza delle segnalazioni alla criminalità organizzata.
In proposito, la D.I.A., al fine di migliorare l'efficienza e l'efficacia del sistema di analisi delle segnalazioni di operazioni sospette, a decorrere dall'anno 2015, ha adottato nuove procedure, che consentono, grazie all'aggiornamento dell'applicativo informatico in uso (EL.I.O.S. - Elaborazioni Investigative Operazioni Sospette), di processare tutte le segnalazioni pervenute dall'UIF.
In tale quadro, nell'ottica di ottimizzare le suddette procedure, potenziando le sinergie tra gli organismi che compongono il citato dispositivo di prevenzione antiriciclaggio previsto dalla legge, il Direttore della D.I.A. ed il Procuratore Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo in data 26 maggio 2015 hanno siglato un Protocollo d'intesa - volto a consentire la rapida selezione delle s.o.s. attinenti alla criminalità organizzata e, nel contempo, la tempestiva informazione delle competenti Autorità giudiziarie - reso operativo nel corso del secondo semestre 2015.

In data 5 aprile 2016, inoltre, la DIA ha stipulato un Protocollo d'intesa con la Guardia di Finanza, allo scopo di aggiornare un precedente memorandum risalente al 2012, consolidando le strategie operative in materia di contrasto al riciclaggio di proventi di attività criminose.
Il Protocollo persegue l'obiettivo di una tempestiva analisi delle informazioni contenute nelle segnalazioni di operazioni sospette e di un maggior coordinamento investigativo tra le due Istituzioni firmatarie, al fine di ottimizzare l'impiego delle rispettive risorse e di individuare prontamente, sulla base dell'analisi di specifiche anomalie, le nuove modalità di riciclaggio eventualmente poste in essere dalla criminalità organizzata.
A tale scopo, nell'accordo sono state previste anche alcune iniziative di formazione congiunta e taluni incontri con i soggetti e gli operatori economici obbligati all'invio delle s.o.s.
Al fine di illustrare l'attività svolta a livello centrale dalla D.I.A. nell'analisi ed approfondimento delle segnalazioni di operazioni sospette, si espongono, di seguito, i più significativi dati statistici elaborati mediante il citato sistema EL.I.O.S.
Nel semestre in esame, risultano pervenute dall'UIF 46.587 segnalazioni di operazioni sospette, 42.590 delle quali analizzate.
Da tale processo di analisi è scaturito l'esame di 127.948 soggetti segnalati o collegati, di cui 93.653 persone fisiche e 34.295 persone giuridiche.
Per quanto concerne il grado di collaborazione attiva dei soggetti destinatari degli obblighi antiriciclaggio, si rappresenta che le segnalazioni analizzate sono state effettuate, per la quasi totalità, dagli enti creditizi (33.149), seguiti dai professionisti (4.561), dagli intermediari finanziari (2.726) e dagli istituti di moneta elettronica (168).

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Le 42.590 segnalazioni analizzate includono complessivamente 128.301 operazioni sospette, suddivise nelle seguenti principali tipologie: bonifico a favore di ordine e conto (19.370), bonifico estero (17.516), versamento contanti (13.762), prelevamento con moduli di sportello (13.368), bonifico in partenza (12.382), versamento assegni (6.422), disposizione di trasferimento (6.199), emissione di assegni circolari e tioli similari/vaglia (3.926), addebito per estinzione assegno (3.227), prelevamento contanti inferiore a 15.000 euro (3.035), pagamento con carte di credito e tramite POS (2.266).

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Con riferimento alla distribuzione territoriale, la maggior parte delle operazioni oggetto di segnalazione è stata effettuata effettuata nelle regioni settentrionali (56.307), confermando l'andamento già registrato nei periodi precedenti, con a seguire le regioni meridionali (29.030) e centrali (25.321), per finire con quelle insulari (9.723).

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Nella tabella e nel grafico seguenti è stata esposta la ripartizione delle operazioni sospette su base regionale:

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Inoltre all'analisi delle segnalazioni di operazioni sospette operata centralmente dalla D.I.A., viene svolto presso la D.N.A.A., in base agli accordi assunti con il citato Protocollo d'intesa, anche l'approfondimento informativo delle segnalazioni risultate potenzialmente attinenti alla criminalità organizzata.
In particolare, nel semestre in esame, le S.O.S. che hanno generato degli sviluppi investigativi, siano essi di tipo preventivo o giudiziario, sono state complessivamente 903, di cui:

  • 676 inviate dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo direttamente alle competenti D.D.A., a seguito dell'analisi svolta per effetto del suddetto Protocollo d'intesa;
  • 227 trasmesse per gli approfondimenti investigativi alle articolazioni territoriali della D.I.A. (Centri e Sezioni Operative). Di queste, risultano prevalenti quelle riferibili alla 'ndrangheta (121), come evidente dalla rappresentazione grafica che segue:

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b. Esercizio dei poteri di accesso ed accertamento presso i soggetti destinatari degli obblighi indicati negli artt. 10, 11, 12, 13 e 14 del D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231

Uno degli strumenti di cui si avvale la Direzione Investigativa Antimafia, nel quadro delle investigazioni preventive, sono i poteri delegati dal Ministro dell'Interno, in via permanente, al Direttore della D.I.A., relativi a:

  • accesso ed accertamenti, nei confronti dei soggetti previsti dal Capo III del D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231;
  • richiesta di dati, informazioni e di esecuzione di ispezioni interne ai funzionari responsabili degli stessi (nota 439).

Il ricorso a tali istituti è volto alla prevenzione dei pericoli di infiltrazione da parte della delinquenza mafiosa nel tessuto economico, sia attraverso un inserimento diretto all'interno degli organi sociali, ovvero utilizzando i canali del sistema bancario e finanziario per riciclare i proventi dell'attività illecita, dissimulandoli nel circuito di quelli legali.
Esso rappresenta quindi uno strumento particolarmente incisivo nell'ambito della strategia di contrasto all'infiltrazione della criminalità organizzata nel circuito dell'economia legale e dei conseguenti effetti distorsivi arrecati al sistema finanziario.
L'esercizio di detti poteri è, inoltre, prodromico all'eventuale successivo avvio di specifiche attività di indagine sia in materia di misure di prevenzione che di natura giudiziaria.
Nel I semestre del 2016, la citata attività si è concretizzata nell'emissione e successiva esecuzione di:

  • 3 provvedimenti nei confronti di altrettanti Istituti di credito rientranti tra i soggetti previsti dall'art. 11 del D.Lgs 231/2007,
  • 19 richieste di dati ed informazioni effettuate nei confronti di Istituti di credito ed altri intermediari finanziari.

Note al testo

439)
Al Direttore della D.I.A. sono conferite ex lege le seguenti attribuzioni:

  • potere di accesso e di accertamento nei confronti di banche, istituti di credito pubblici e privati, società fiduciarie o presso ogni altro istituto o società che esercita la raccolta del risparmio o l'intermediazione finanziaria, delegato permanentemente ai sensi del D.M. 23 dicembre 1992;
  • poteri di accesso e di accertamento nei confronti dei soggetti previsti dal capo III del D.Lgs. nr. 231/2007, al fine di verificare se ricorrono pericoli di infiltrazione da parte della delinquenza mafiosa (art. 2, co. 3, della L. nr. 94/2009, che ha modificato l'art. 1, co. 4, del D.L. nr. 629/1982);
  • potere di accesso e di accertamento presso "i soggetti destinatari degli obblighi indicati negli articoli 10, 11, 12, 13 e 14 del D.Lgs. nr. 231/2007", delegato permanentemente con l'art. 2 del D.M. 30 gennaio 2013.

Allegato

  • DIA - Direzione Investigativa Antimafia, "1° relazione semestrale 2016", 9 marzo 2017 (pdf , 10 M, 308 pp.)

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Commissione UE: consultazione pubblica sulla protezione degli informatori - whistleblower (6 marzo 2017)

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La Commissione EU ha avviato una consultazione pubblica mediante un questionario (qui la versione in italiano) sul tema del whistleblowing .
Il whistleblower o "informatore" indica qualsiasi persona segnali o comunichi informazioni in relazione a una minaccia o a un pregiudizio all'interesse pubblico (cioè denuncia un reato) nel contesto dei suoi rapporti di lavoro, sia nel settore pubblico che in quello privato.
Obiettivo della consultazione è raccogliere le opinioni di un'ampia gamma di soggetti interessati, comprese le autorità pubbliche, i giudici, i pubblici ministeri, i difensori civici, le istituzioni e agenzie dell'UE, le organizzazioni internazionali, le imprese private, le associazioni professionali e commerciali, le organizzazioni e associazioni sindacali, i giornalisti, i rappresentanti dei media, la società civile, il mondo universitario e il pubblico in generale.
Le domande del questionario consentiranno di raccogliere informazioni, opinioni ed esperienze sui vantaggi e gli svantaggi della protezione degli informatori; sugli elementi che sono importanti per un'efficace protezione degli informatori; sui problemi a livello sia nazionale che dell'UE derivanti dalle lacune e carenze del sistema di protezione degli informatori e dalle differenze in tutta l'UE, come pure sulla necessità di standard minimi di protezione.
Al survey è allegato un breve testo di presentazione della problematica del whistleblowing di seguito riprodotto integralmente.

Consultazione pubblica sulla "protezione degli informatori (whistleblowers)"

Nell'ambito delle loro attività, i singoli possono imbattersi in informazioni riguardanti atti oppure omissioni che costituiscono una minaccia o un pregiudizio per il pubblico interesse (ad es. frodi, corruzione, evasione fiscale, minacce alla salute pubblica e alla sicurezza, alla sicurezza alimentare e alla protezione dell'ambiente, cattiva gestione dei fondi pubblici, abuso di dati personali, uso illecito di informazioni private o privilegiate, riciclaggio di denaro, ecc.).
Fornendo informazioni o comunicando tali atti oppure omissioni (in inglese "whistleblowing"), possono contribuire a scongiurare un danno all'interesse pubblico.
Se da un lato la trasmissione di informazioni abusive o malevoli va evitata, dall'altro le persone che nutrono reali preoccupazioni riguardo a una minaccia o a un pregiudizio al pubblico interesse dovrebbero poterle comunicare senza preoccupazioni: segnalandole all'interno dell'organizzazione, in modo che il datore di lavoro abbia la possibilità di affrontare la questione, o a un ente di controllo, se il datore di lavoro non è tenuto o non può essere ragionevolmente tenuto ad agire in merito alla segnalazione, o anche al pubblico, se altri canali di comunicazione adeguati non esistono o non hanno dato risultati positivi.
La Commissione sostiene pienamente l'obiettivo di protezione degli informatori contro le ritorsioni.
Il timore di ritorsioni può avere un effetto dissuasivo sui potenziali informatori.
Proteggere gli informatori dalle ritorsioni può quindi contribuire a tutelare l'interesse pubblico e a consolidare lo Stato di diritto e la libertà di espressione, sanciti dall'articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell'UE.
L'UE svolge un ruolo importante nell'aiutare gli Stati membri a proteggere l'economia legale dalla criminalità organizzata, dalle frodi finanziarie e fiscali, dal riciclaggio del denaro e dalla corruzione, che ostacolano lo sviluppo economico e la competitività e lo Stato di diritto.
Nella sua comunicazione del 5 luglio 2016 (qui in pdf), su ulteriori misure per rafforzare la trasparenza e la lotta contro l'evasione e l'elusione fiscali, la Commissione ha sottolineato che la protezione degli informatori nel settore pubblico e nel settore privato contribuisce a contrastare la cattiva gestione e le irregolarità, compresa la corruzione transfrontaliera relativa a interessi finanziari nazionali o dell'UE.
Ha posto in evidenza la necessità di adottare misure efficaci per tutelare coloro che segnalano o divulgano informazioni sulle minacce o su un pregiudizio al pubblico interesse, contribuendo in tal modo all'aumento dell'individuazione delle frodi e dell'evasione e dell'elusione fiscali.
Il diritto dell'UE contiene già disposizioni per proteggere gli informatori da alcune forme di ritorsione in settori diversi, che vanno dall'audit e dal riciclaggio di denaro ai segreti commerciali, agli abusi di mercato, ai requisiti patrimoniali e ad altri strumenti di regolamentazione dei servizi finanziari.
Dalle discussioni svoltesi al convegno annuale sui diritti fondamentali del 2016 sul tema "Pluralismo dei mezzi d'informazione e democrazia" e dalla relativa consultazione pubblica è emersa una forte preoccupazione circa la mancanza di un'efficace protezione degli informatori in tutta l'UE e le ripercussioni negative sulla libertà di espressione e il diritto del pubblico di accedere alle informazioni.
Il giornalismo d'inchiesta si basa sulle testimonianze di informatori che, a loro volta, hanno bisogno di protezione per sentirsi sufficientemente sicuri da fornire ai giornalisti informazioni di pubblico interesse.
La protezione degli informatori agevola pertanto il ruolo di vigilanza svolto dai giornalisti investigativi nelle società democratiche.
Al fine di rafforzare la protezione degli informatori, la Commissione sta valutando la possibilità di interventi orizzontali o di ulteriori azioni settoriali a livello dell'UE, nel rispetto del principio di sussidiarietà.
La presente consultazione pubblica contribuirà alla valutazione - senza, tuttavia, pregiudicare qualsiasi azione dell'Unione europea né anticipare la fattibilità giuridica di un intervento dell'UE per quanto riguarda i limiti della competenza dell'Unione.
L'obiettivo è raccogliere le opinioni di un'ampia gamma di soggetti interessati, comprese le autorità pubbliche, i giudici, i pubblici ministeri, i difensori civici, le istituzioni e agenzie dell'UE, le organizzazioni internazionali, le imprese private, le associazioni professionali e commerciali, le organizzazioni e associazioni sindacali, i giornalisti, i rappresentanti dei media, la società civile, il mondo universitario e il pubblico in generale.
Le domande del questionario consentiranno di raccogliere informazioni, opinioni ed esperienze sui vantaggi e gli svantaggi della protezione degli informatori; sugli elementi che sono importanti per un'efficace protezione degli informatori; sui problemi a livello sia nazionale che dell'UE derivanti dalle lacune e carenze del sistema di protezione degli informatori e dalle differenze in tutta l'UE, come pure sulla necessità di standard minimi di protezione.
Se desiderate fornire ulteriori informazioni (ad es. un breve documento che illustri la vostra posizione) o sollevare punti specifici non contemplati dal questionario, potete caricare documenti aggiuntivi al termine del sondaggio.
Si prega di notare che il documento caricato sarà pubblicato insieme alla risposta al questionario.
Il questionario è il contributo essenziale alla presente consultazione pubblica aperta.
Il documento facoltativo servirà unicamente come informazione supplementare per comprendere meglio la vostra posizione.

Attenzione:

  • Rispondere al questionario non richiederà molto tempo e il vostro contributo sarà molto apprezzato.
  • Solo i campi contrassegnati con un * sono obbligatori
  • È possibile salvare le risposte e continuare successivamente.

Definizioni

Ai fini del presente questionario:

  • "Informatore"(o "whistleblower") indica qualsiasi persona segnali o comunichi informazioni in relazione a una minaccia o a un pregiudizio all'interesse pubblico nel contesto dei suoi rapporti di lavoro, sia nel settore pubblico che in quello privato.
  • "segnalazioni degli informatori" comprendono le segnalazioni all'interno dell'organizzazione e a un ente di controllo. Comprendono inoltre la divulgazione al pubblico (per es. tramite i media e Internet, i gruppi di interesse pubblico o i membri del Parlamento).
  • "illecito" comprende gli atti o le omissioni che costituiscono una minaccia o un pregiudizio al pubblico interesse. Alcuni esempi, non esaustivi, sono la frode, la corruzione, l'evasione fiscale, la cattiva gestione dei fondi pubblici, i rischi per la salute e la sicurezza pubblica, per la sicurezza alimentare e l'ambiente, per la protezione dei dati personali e la sicurezza dei dati, la regolamentazione del mercato, il diritto del lavoro e il diritto sociale.

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Banca d’Italia: norme EBA in tema di sicurezza dei pagamenti (2 marzo 2017)

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La European Banking Authority (EBA) ha pubblicato  la versione finale delle norme tecniche di regolamentazione in tema di autenticazione forte del cliente e comunicazione sicura ai sensi della direttiva (UE) 2366/2015 sui servizi di pagamento - PSD2 (qui in pdf, 1.3 M, 153 pp.).
Le norme tecniche, sviluppate in stretta collaborazione con la Banca Centrale Europea (BCE), stabiliscono le condizioni per lo sviluppo di un mercato aperto e sicuro dei pagamenti al dettaglio nell'Unione europea.
Esse entreranno in vigore 18 mesi dopo la loro adozione da parte della Commissione europea.
Le norme tecniche specificano:

  • i requisiti dell’autenticazione forte dei pagamenti e le relative ipotesi di esenzione;
  • i requisiti per la protezione delle credenziali di sicurezza degli utenti;
  • i requisiti di standard aperti comuni e sicuri per la comunicazione tra prestatori di servizi di pagamento e con gli utenti.

La versione finale delle norme tecniche tiene conto delle osservazioni ricevute nel corso della consultazione pubblica, conclusa nel mese di ottobre 2016.
Le 224 risposte pervenute hanno evidenziato l’esigenza di un miglior bilanciamento tra sicurezza e facilità d’uso degli strumenti di pagamento, nonché di una maggiore neutralità della regolamentazione rispetto alle soluzioni tecnologiche sviluppate dal mercato.

Allegato

  • European Banking Authority (EBA): “Draft Regulatory Technical Standards on Strong Customer Authentication and common and secure communication under Article 98 of Directive 2015/2366 - PSD2” (pdf, 1.3 M, 153 pp.).

EBA, leggi anche

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Antiriciclaggio: il testo del decreto IV Direttiva presentato dal Governo Gentiloni (28 febbraio 2017)

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Sul sito della Camera dei Deputati è disponibile il testo del decreto legislativo presentato dal Governo Gentiloni il 23 febbraio 2017 in attuazione della IV Direttiva antiriciclaggio
Il decreto recepisce la direttiva UE 2015/849, che ha introdotto disposizioni volte ad ottimizzare in tutti gli Stati membri l’utilizzo degli strumenti di lotta contro il riciclaggio dei proventi di attività criminose e il finanziamento del terrorismo.
Viene inoltre istituito il Registro dei titolari effettivi di persone giuridiche e trust, allo scopo di accrescere la trasparenza e di fornire alle autorità strumenti efficaci per la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo.
È prevista altresì l’istituzione di un registro centrale dei trust produttivi di effetti fiscali, in cui saranno custodite le informazioni sulla titolarità effettiva del trust.
Inoltre, il provvedimento razionalizza il complesso degli adempimenti posti a carico degli attori del sistema, eliminando formalità e tecnicismi in ordine alle modalità di conservazione dei dati e dei documenti, ritenuti eccessivi rispetto alle esigenze di uniforme ed omogenea applicazione del diritto comunitario e, come tali, potenzialmente anticompetitivi.

Atto del Governo: 389
Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2015/849 relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo e recante modifica delle direttive 2005/60/CE e 2006/70/CE e attuazione del regolamento (UE) n. 2015/847 riguardante i dati informativi che accompagnano i trasferimenti di fondi e che abroga il regolamento (CE) n. 1781/2006 (389)

Testi disponibili

  • Testo dell'atto trasmesso (pdf,   4.1 M, 100 pp.)
  • Relazione illustrativa, relazione tecnica, ATN e AIR (pdf, 2.6 M, 66 pp.)

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Servizi segreti: riciclaggio, evasione ed elusione fiscale (27 febbraio 2017)

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Il 27 febbraio 2017 i Servizi segreti italiani hanno presentato “Relazione al Parlamento 2016” (qui in pdf e epub, 188 pp.)
Di seguito le pagine 61 e 62 della Relazione.

Le economie illegali: riciclaggio, evasione ed elusione fiscale

L’intelligence ha continuato a fornire supporto informativo nel quadro del più ampio sforzo per individuare capitali irregolarmente detenuti all’estero o sul territorio nazionale, nonché a colpire le organizzazioni e i canali che alimentano tale pratica illecita approfittando delle asimmetrie legislative che persistono in diversi Stati esteri.
Il contrasto all’occultamento dei capitali ha assunto valenza prioritaria, non solo in chiave anti evasione, ma anche per colpire fenomeni di maggiore e più diretta pericolosità sociale, rappresentando lo stadio finale di attività quali il riciclaggio e la corruzione.
In tale ambito non vengono trascurati i nuovi strumenti che si stanno affermando con la fintech, che, sebbene perfettamente legali, in alcuni casi potrebbero prestarsi ad essere utilizzati per finalità illecite.
L’onda lunga della crisi economica che condiziona la crescita e le dinamiche di sviluppo del Paese ha continuato a produrre effetti in termini di penetrazione criminale nell’economia e di occultamento di fondi illecitamente accumulati.
Tra le pratiche illecite rilevate, quelle più insidiose si sono confermate:

  • l’uso di carte di credito/pagamento anonime, alimentabili senza limiti di spesa;
  • la strutturazione di architetture finanziarie realizzate attraverso Società di Investimento a Capitale Variabile (SICAV) e trust;
  • le possibilità di sub-commissionare, solo cartolarmente, lavori appaltati in Italia al fine di drenare la maggior parte dei guadagni verso il territorio estero, scontando imposte di molto inferiori rispetto alla tassazione in Italia.

Sono emerse, inoltre, patologie in grado di incidere direttamente sull’efficienza e stabilità del sistema.
In partico lare, si è registrata l’operatività di taluni circuiti professionali in grado di offrire ai cittadini italiani titolari di posizioni “in nero” soluzioni alternative alla regolarizzazione dei capitali posseduti all’estero.
Tra le iniziative illecite adottate, le principali sono risultate il trasferimento delle “provviste” disponibili su piazze finanziarie non cooperative e lo spostamento della residenza fiscale (in alcuni casi fittiziamente) così da eludere la normativa sullo scambio di informazioni.
Parallelamente si è rilevata una significativa diffusione sul territorio nazionale di carte di credito “anonime”, legate a conti offshore, in grado di garantire cospicui volumi di spesa non tracciabili e rimpatri “non contabilizzati” di capitali.
Il permanere di una dinamica ancora debole dei prestiti alle imprese, ha generato come ulteriori conseguenze l’abusiva mediazione creditizia nei confronti di imprenditori in difficoltà economica e l’acquisizione di società che versano in grave crisi finanziaria da parte di circuiti criminali.
Gli effetti sulla media e piccola imprenditoria sono stati rilevanti, accrescendo le attività usuraie, da un lato, e le sofferenze bancarie, dall’altro.
Sul fronte del riciclaggio internazionale, crescente rilievo hanno assunto due pratiche utilizzate sia dalla criminalità organizzata, sia dall’imprenditoria illegale: l’una che fa leva sul ricorso ad operazioni prive di sostanza economica, pur legali, con lo scopo di realizzare vantaggi fiscali  illeciti (cd. abuso di diritto), e l’altra consistente nell’utilizzo sostanzialmente irregolare del trust per dissimulare, attraverso i meccanismi legittimi di tale istituto giuridico, origine ed effettiva titolarità dei capitali.

Le infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto economico e produttivo nazionale

La criminalità organizzata ha continuato a occupare spazi imprenditoriali e a inquinare il libero mercato grazie all’ingente liquidità di denaro, provento dei traffici illeciti.
L’edilizia, i giochi on-line, lo smaltimento di rifiuti, la green economy e, soprattutto, gli appalti pubblici si sono confermati i settori dell’economia legale di principale interesse per gli investimenti da parte delle mafie nazionali.
In relazione a tanto, sono state oggetto di attenzione le reti relazionali che la criminalità organizzata ha intessuto con gli altri attori delle lobby crimino-affaristiche: imprenditori, professionisti, faccendieri, dipendenti e amministratori pubblici.
Gli strumenti principe che la criminalità organizzata utilizza per penetrare i circuiti affaristici e ingerirsi nei processi decisionali pubblici e nel libero mercato sono, da una parte, lo scambio di reciproche utilità e il raggiungimento di un comune interesse economico, dall’altra, la corruzione, soprattutto nei confronti di pubblici amministratori e burocrati.
In tal senso, la riforma del codice degli appalti, varata nell’aprile 2016, potrà contribuire a contenere i fenomeni di ingerenza criminale nello specifico settore.
La criminalità organizzata di matrice nazionale, a fattor comune seppur con diverse gradazioni, ha continuato ad affinare le proprie capacità di infiltrare i processi decisionali pubblici e di alterazione del libero mercato, pur non rinunciando a mantenere, attraverso la pressione estorsiva e intimidatoria effettivamente esercitata, o semplicemente percepita, una pervasiva proiezione sul territorio di riferimento (vds. box n. 15).
Unitamente al traffico di sostanze stupefacenti, che si conferma la principale fonte di finanziamento delle attività illecite e di riciclaggio dei sodalizi criminali, si è registrato il crescente interesse degli stessi su taluni aspetti della gestione del fenomeno migratorio.

Allegato

Sicurezza nazionale, “Relazione al Parlamento 2016” (pdf e epub, 188 pp.)

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Consiglio dei ministri: decreti legislativi su normativa antiriciclaggio e attività dei compro oro (24 febbraio 2017)

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Disegnato un sistema sanzionatorio antiriciclaggio basato su misure effettive, proporzionate e dissuasive. Istituito il Comitato di sicurezza finanziaria presso il MEF e il Registro dei titolari effettivi. Nuovo sistema di controllo per i money transfer, disciplina ad hoc per il monitoraggio dei compro oro

Il 23 febbraio 2017 il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e del Ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan, ha approvato, in esame preliminare, due decreti legislativi che dettano disposizioni in materia di antiriciclaggio e disciplinano l’attività dei “compro oro”.

1.Attuazione della direttiva (UE) 2015/849 relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 e che abroga la direttiva 2005/60/CE e la direttiva 2006/70/CE

Il decreto recepisce la direttiva UE 2015/849, che ha introdotto disposizioni volte ad ottimizzare in tutti gli Stati membri l’utilizzo degli strumenti di lotta contro il riciclaggio dei proventi di attività criminose e il finanziamento del terrorismo.
I destinatari della normativa antiriciclaggio sono persone fisiche e giuridiche che operano in campo finanziario o che hanno disponibilità di denaro, i quali sono tenuti a determinati obblighi informativi nei confronti dell’unità di informazione finanziaria (UIF) che effettua l’analisi delle operazioni sospette e smista i dati agli altri soggetti, deputati al controllo dei flussi finanziari per finalità di terrorismo e antimafia come la Direzione investiva antimafia (DIA), il Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza, il Comitato di sicurezza finanziaria presso il Ministero dell’economia e delle finanze.
Quest’ultimo soggetto, di nuova istituzione è qualificato come l’organismo responsabile dell’analisi nazionale del rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo.
Viene inoltre istituito il Registro dei titolari effettivi di persone giuridiche e trust, allo scopo di accrescere la trasparenza e di fornire alle autorità strumenti efficaci per la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo.
È prevista altresì l’istituzione di un registro centrale dei trust produttivi di effetti fiscali, in cui saranno custodite le informazioni sulla titolarità effettiva del trust.
Inoltre, il provvedimento razionalizza il complesso degli adempimenti posti a carico degli attori del sistema, eliminando formalità e tecnicismi in ordine alle modalità di conservazione dei dati e dei documenti, ritenuti eccessivi rispetto alle esigenze di uniforme ed omogenea applicazione del diritto comunitario e, come tali, potenzialmente anticompetitivi.
Le nuove disposizioni garantiscono anche un adeguato sistema di controllo degli operatori contrattualizzati dalle società di “money transfer”, attività di rimessa di denaro all’estero che presentano un elevato rischio di infiltrazione criminale.
Coerentemente a quanto prescritto dalla direttiva, viene disegnato un sistema sanzionatorio basato su misure effettive, proporzionate e dissuasive, da applicare alle persone fisiche e alle persone giuridiche direttamente responsabili della violazione delle disposizioni dettate in funzione di prevenzione del riciclaggio e di finanziamento del terrorismo.

2.Disposizioni per l’esercizio dell’attività di “compro oro” in attuazione dell’articolo 15, comma 2, lettera l), della legge n.170 del 2016

Il decreto introduce una disciplina ad hoc che consente di monitorare il settore dei “compro oro” e di censirne stabilmente il numero e la tipologia. La finalità è quella di contrastare sempre più efficacemente le attività criminali e i rischi di riciclaggio riconducibili alle attività di compravendita di oro e oggetti preziosi non praticate da operatori professionali. I principali interventi sono:

  • l’istituzione di un registro degli operatori compro oro professionali per i quali il possesso della licenza di pubblica sicurezza costituisce requisito indispensabile;
  • l’obbligo per gli operatori professionali in oro, diversi dalle banche, di iscrizione nel suddetto registro per lo svolgimento dell’attività;
  • la previsione di specifici obblighi di identificazione del cliente e di descrizione, anche mediante documentazione fotografica, dell’oggetto prezioso scambiato;
  • la piena tracciabilità delle operazioni di acquisto e vendita dell’oro. I compro oro sono obbligati a dotarsi di un conto corrente dedicato alle transazioni finanziarie eseguite in occasione di tali operazioni;
  • la previsione di apposite sanzioni, con particolare riferimento all’esercizio abusivo dell’attività (ad esempio in caso di mancata iscrizione nel suddetto registro).

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ESA - European Supervisory Authorities: parere sul rischio riciclaggio per la finanza europea (22 febbraio 2017)

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Il 20 febbraio 2017 le tre autorità di vigilanza europea (EBA, EIOPA ed ESMA - ESA) hanno pubblicato un parere congiunto indirizzate alla Commissione europea sui rischi di riciclaggio di denaro (Money Laundering - ML) e il finanziamento del terrorismo (Terrorist Financing - TF) per il settore finanziario dell'Unione europea.
Il parere è un contributo al lavoro di valutazione del rischio che la Commissione europea sta svolgendo e rientra nelle azioni da parte delle autorità di vigilanza europee per favorire una convergenza in materia di vigilanza e parità di condizioni in materia di antiriciclaggio (Anti Money Laundering - AML) e di contrasto al finanziamento del terrorismo (Countering the Financing of Terrorism - CFT).

In particolare, questo parere congiunto sottolinea che esistono problemi da parte delle aziende nel comprendere e gestire i rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo.
Il parere evidenzia anche le difficoltà connesse con la mancanza di accesso tempestivo alle attività di intelligence che potrebbero aiutare le aziende a identificare e prevenire i rischi di finanziamento del terrorismo nonché le notevoli differenze nel modo in cui le autorità nazionali competenti esercitano le loro funzioni.
 
Questi problemi, se non affrontati rischiano di indebolire il sistema europeo di prevenzione e repressione AML/CFT; sono pertanto necessarie azioni per meglio assicurarne l’efficacia.
Ciò è particolarmente importante in quanto gli Stati membri UE si muovono verso approccio basato sul rischio al sistema AML / CFT, che richiede un livello adeguato di consapevolezza del rischio ML/TF e una management expertise che non tutte le imprese e tutti i settori hanno.

Diverse iniziative sono già in corso come ad esempio il lavoro delle autorità di vigilanza europee su un approccio comune basato sul rischio alla vigilanza AML/CFT che, nel breve-medio termine, servirà per affrontare molti dei rischi individuati.

Basi legali

Il parere congiunto è stata redatto sulla base dell’articolo 6 (5) della Direttiva UE 2015/849 - La quarta direttiva UE sul riciclaggio di denaro - che impone ogni due anni alle autorità di vigilanza europee di emettere un parere congiunto sui rischi ML/TF relativi al settore finanziario UE.

Allegato

  • ESAS Joint Opinion on the risks of money laundering and terrorist financing affecting the Union’s financial sector (JC-2017-07) [PDF, 269KB]

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Vaticano: antiriciclaggio, sequestri per oltre 12 milioni di euro (20 febbraio 2017)

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Fonti: Articolo rielaborato da:

Il 18 febbraio 2017, nel corso dell’inaugurazione dell’80° anno giudiziario dello Stato pontificio, il promotore di giustizia del tribunale dello Stato della Città del Vaticano, Gian Pietro Milano, nella sua relazione ha detto che vi è «piena consapevolezza della necessità di un più incisivo adeguamento ai parametri segnalati dalle Raccomandazioni di Moneyval formulate nello scorso anno, e che hanno già portato ad alcune rimodulazioni dell'attuale assetto dell'Ufficio del Promotore di Giustizia».
Con disposizione dell'ottobre 2016 è stata infatti costituita, all'interno dell'Ufficio, la Sezione per i reati in materia economico-finanziaria, con particolare riferimento al riciclaggio ed al finanziamento del terrorismo, affidata al Promotore Aggiunto Prof. Roberto Zannotti.
L'alta qualificazione di tale unità, oltre che dalla specifica competenza dell'Aggiunto è assicurata dal contestuale rafforzamento della Sezione di Polizia Giudiziaria, attivo presso il Corpo della Gendarmeria, che si avvale di due nuove Unità, Ufficiali provenienti dalla Guardia di Finanza e dall'Arma dei Carabinieri, con ampia, apprezzata esperienza investigativa ed operativa» ha concluso il promotore.
Per quanto riguarda la «stretta, intensa interlocuzione» con Moneyval, l’organismo anti-riciclaggio del Consiglio d’Europa, Gian Pietro Milano rileva che se «possono dirsi adempiute per la più gran parte – e con piena soddisfazione – le "Raccomandazioni" collegate alle verifiche antiriciclaggio, tanto da potersi ritenere ormai colmato il gap iniziale rispetto agli standard internazionali per ciò che riguarda le azioni di prevenzione e monitoraggio, permangono sollecitazioni per un più consistente avvio di iniziative di prosecuzione giudiziale, e dunque si perseguano giudizialmente le posizioni segnalate nei "Rapporti" dell’Aif», l’authority di intelligence finanziaria del Vaticano.
Infatti nonostante i virtuosi raccordi tra l'autorità di intelligence e l'autorità giudiziaria, e la preziosa opera di collaborazione che, sino a oggi, si è tra loro sviluppata nel contrasto al riciclaggio, purtroppo, nella fase operativa vengono a collidere, con effetti neutralizzanti, le logiche del sistema preventivo - nell'ambito del quale opera l'autorità amministrativa - e quelle tipiche della funzione giudiziaria.  
Il Promotore di Giustizia dello Stato pontificio, ad ogni modo, non manca di elogiare la Gendarmeria ed elenca i successi ottenuti.
Dal 2013 al 2016 l’ufficio «ha emesso dieci provvedimenti di sequestro di beni per un ammontare complessivo di 11.297.510,03 euro; 1.012.156,77 dollari; 320.034,77 sterline. Di questi, i sequestri disposti nel solo 2016 ammontano a 1.132.300 euro e a 960.938 dollari».
Sono proseguite anche «assidue, rigorose attività di controllo doganale» per monitorare i passaggi finanziari trasfrontalieri, che sono sfociate, nel solo 2016, in controlli su 8.185 persone, 6.807 veicoli e «tra questi, 93 controlli sono stati effettuati con esito negativo».

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Transparency: la disponibilità di dati pubblici sull’antiriciclaggio in Italia non è soddisfacente (20 febbraio 2017)

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Traduzione unofficial del capitolo sull’Italia del rapporto “Top secret countries keep financial crime fighting data to themselves (qui in pdf  da pag. 23) di Transparency International: si tratta di un'analisi dettagliata sulla disponibilità di dati sull'azione antiriciclaggio in 12 Paesi, tra cui l'Italia.

Italia

L'Italia ha un livello particolarmente elevato di riciclaggio di denaro sporco, proventi illeciti provenienti da diversi tipi di criminalità - compresa la criminalità organizzata - con stime che vanno da 1,7 per cento al 12 per cento del PIL.
Le banche sono particolarmente vulnerabili a potenziali attività di riciclaggio (nota 70)

La dimensione relativa del settore finanziario italiano misurata in rapporto agli attivi bancari totali del PIL era 208 per cento nel 2014. (nota 71)
Tra le 10 più grandi aziende italiane - per dimensione patrimoniale - ci sono sette istituzioni finanziarie. (Nota 72)

Istituzioni antiriciclaggio

  • Unità di Informazione Finanziaria
  • Osservatorio sul Riciclaggio e sul Finanziamento del Terrorismo
  • Comitato di Sicurezza Finanziaria – monitoraggio e valutazione del Sistema di prevenzione e sanzionatorio
  • Guardia di Finanza - il corpo di polizia specializzato nelle indagini finanziarie, nell’antiriciclaggio nel contrato al finanziamento del terrorismo
  • ANAC - Autorità Nazionale Anticorruzione – prevenzione della corruzione nelle pubblica amministrazione e nelle imprese controllate dallo Stato

Norme principali antiriciclaggio

Dati antiriciclaggio disponibili

La disponibilità di dati pubblici sull’antiriciclaggio in Italia non è soddisfacente.
Dati pubblici antiriciclaggio sono disponibile solo per tre delle cinque sulle principali aree tematiche.
I dati disponibili si riferiscono a:

  1. financial intelligence
  2. sistemi legali antiriciclaggio (anti-money laundering legal systems)
  3. e parzialmente sulla vigilanza antiriciclaggio di denaro di supervisione.

Le principali fonti di dinformazione sono:

  1. le relazioni annuali UIF
  2. i mutual evaluation report di GAFI/FATF.

Nella sua ultima relazione annuale, l’Unità di Informazione Finanziaria – UIF (nota73) ha pubblicato i seguenti dati:

  • il numero di visite di controllo effettuate presso gli enti vigilati
  • il numero e il valore delle segnalazioni di operazioni sospette
  • informazioni su indagini penali relative al riciclaggio di denaroù

L'ultima FATF Mutual Evaluation Report on Italy è stato pubblicato nel febbraio 2016.
In precedenza, i rapporti sono stati pubblicati a intervalli di due o tre anni: 2006 (il rapporto di base) e 2009, 2011 e 2013 (relazioni di follow-up).
Grazie a tale frequenza sono disponibili informazioni antiriciclaggio aggiornate quali il valore dei proventi confiscati, il valore dei beni criminali sequestrati o congelati.

Dati rilevanti

Il numero di segnalazioni di operazioni sospette e di procedimenti e indagini penali sono alti il che indica che il corpus normativo (legal system) e la financial intelligence funzionano bene come ha anche confermato GAFI/FATF nel suo ultimo rapporto: "Le autorità di vigilanza e le forze dell’ordine (Law Enforcement Agencies  - LEAs) svolgono un ottimo lavoro di financial intelligence. Le autorità sono in grado di intraprendere con successo grandi e complesse indagini finanziarie e le relative azioni penali, e hanno confiscato ingenti quantità di beni proventi di reato".

Note al testo

 

Allegato

  • Transparency International, “Top secret countries keep financial crime fighting data to themselves” , 15 February 2017 (pdf, 1 M, 41 pp.)

Su Transparency:

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