Senato: UE e lotta al finanziamento del terrorismo (24 marzo 2017)

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  • Fonte: Senato.it (pdf, 1 M, 36 pp.) - immagine tratta da twitter

Il Servizio studi del Senato della Repubblica italiana ha pubblicato il dossier “L'Unione europea e la lotta al finanziamento del terrorismo e della criminalità organizzata” a cura di: C. Andreuccioli; V. Di Felice (pdf, 1 M, 36 pp.)
Di seguito l’indice e la Prefazione del documento.

Indice

1. Prefazione
1.1. Le competenze dell'Unione europea in materia di terrorismo
1.2. L'Agenda europea sulla sicurezza per il periodo 2015-2020
1.3. Piano d'azione di lotta contro il finanziamento del terrorismo (COM(2016)50)
1.4. La proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 91/477/CEE del Consiglio, relativa al controllo dell'acquisizione e della detenzione di armi (COM(2015)750)
1.5. La proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio sulla lotta contro il terrorismo e che sostituisce la decisione quadro del Consiglio 2002/475/GAI sulla lotta contro il terrorismo (COM(2015)625)
1.6. La proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica il regolamento (CE) n. 562/2006 per quanto riguarda il rafforzamento delle verifiche nelle banche dati pertinenti alle frontiere esterne (COM(2015)670)
2. Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai controlli sul denaro contante in entrata o in uscita dall'unione e che abroga il regolamento (CE) n. 1889/2005 (COM(2016)825)
3. Proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sul mutuo riconoscimento degli ordini di congelamento e confisca dei proventi di reato (COM(2016)819)
4. Proposta di direttiva del parlamento europeo e del consiglio per combattere il riciclaggio mediante il diritto penale (COM(2016)826)

1. Prefazione

Garantire un livello elevato di sicurezza per i cittadini europei e uno degli obiettivi dei trattati e costituisce uno dei temi più importanti affrontati dalla Commissione europea, come evidenziato negli orientamenti politici presentati nel luglio 2014, fin dall'inizio del suo mandato, dal Presidente Jean-Claude Juncker, e ribadito nel suo discorso sullo Stato dell'Unione tenuto nel settembre 2016.
Per una migliore collaborazione in materia di sicurezza all'interno dell'Unione, una delle tre priorità individuate dalla Commissione e il terrorismo, insieme al crimine organizzato e alla criminalità informatica.
Il 21 dicembre 2016 la Commissione europea ha adottato un pacchetto di misure legislative al fine di potenziare la capacita dell'Unione europea di combattere il finanziamento del terrorismo e della criminalita organizzata, sulla base degli impegni assunti nel "Piano d'azione di lotta contro il finanziamento del terrorismo" (COM(2016)50), presentato nel febbraio 2016.
Il pacchetto comprende le seguenti proposte:

  • una proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio sul riconoscimento reciproco degli ordini di congelamento e confisca (COM(2016)819);
  • una proposta di regolamento del Parlamento europeo e del Consiglio relativo ai controlli sul denaro contante in entrata o in uscita dall'Unione e che abroga il regolamento (CE) n. 1889/2005 (COM(2016)825);
  • una proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio per perseguire penalmente il riciclaggio di denaro (COM(2016)826).

Nella stessa data, la Commissione ha inoltre presentato la "Terza relazione sui progressi compiuti verso un'autentica ed efficace Unione della sicurezza" (COM(2016)831), cui ha fatto seguito una Quarta relazione del 25 gennaio 2017 (COM(2017)41).

(continua a leggere in (pdf)

Allegato

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  • Servizio studi del Senato, dossier n. 45, “L'Unione europea e la lotta al finanziamento del terrorismo e della criminalità organizzata”, febbraio 2017, a cura di: C. Andreuccioli; V. Di Felice (pdf, 1 M, 36 pp.)

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Guardia di Finanza: Rapporto annuale 2016 – antiriciclaggio (23 marzo 2017)

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Il "Rapporto Annuale" della Guardia di Finanza, edito fin dal 1984, fornisce un quadro completo delle attività svolte dalla Guardia di Finanza nel perseguire la propria missione istituzionale di polizia economico-finanziaria, attraverso un complesso coordinato di attività investigative e piani operativi mirati al contrasto dei più gravi fenomeni di illegalità economico - finanziaria, delle frodi sui finanziamenti pubblici nazionali e comunitari, delle frodi fiscali e dell'infiltrazione nell'economia legale da parte della criminalità organizzata, dei traffici di droga e di merci contraffatte, del contrabbando e del traffico di esseri umani, anche via mare.

  • Il testo completo del "Rapporto 2016" della Guardia di Finanza è disponibile qui in pdf (15 M, 65 pp.)  

Di seguito il paragrafo “Il contrasto alla criminalità economico-finanziaria” del Rapporto 2016 che contiene numeri e indicazione delle azioni svolte in materia di antiriciclaggio e contrasto al finanziamento del terrorismo.

Il contrasto alla criminalità economico-finanziaria (i numeri)

Svolti 11.942 accertamenti economico-patrimoniali a carico di condannati e indiziati di appartenere ad associazioni mafiose e loro prestanome, che hanno riguardato complessivamente 9.882 persone fisiche e 2.060 fra aziende e società.
Eseguiti provvedimenti di sequestro ai sensi della normativa antimafia di 5.242 beni mobili e immobili, 281 aziende, nonché quote societarie e disponibilità finanziarie per un valore complessivo di circa 2,6 miliardi di euro.
Confiscati, ai sensi della citata normativa, 1.640 beni mobili e immobili, 239 aziende nonché quote societarie e diponibilità finanziarie per un valore complessivo di 1,3 miliardi di euro.
215 soggetti sono stati denunciati per associazione mafiosa, 74 dei quali tratti in arresto, mentre 810 sono stati i denunciati per il reato di trasferimento fraudolento di valori, indicativo di fenomeni di interposizione fittizia, di cui 68 arrestati.
In materia di riciclaggio sono state svolte 840 indagini e attività di polizia giudiziaria che hanno portato alla denuncia di 2.035 soggetti, di cui 142 in stato di arresto.
2.150 sono, invece, le violazioni accertate in materia di trasferimenti di denaro contante per importi superiori alla soglia di legge prevista.
In relazione alla nuova fattispecie di auto-riciclaggio sono state eseguite 197 indagini e attività di polizia giudiziaria, con la denuncia di 531 soggetti, 16 dei quali in stato di arresto.
21.512 sono state, poi, le segnalazioni di operazioni sospette approfondite dal Nucleo Speciale Polizia Valutaria e dai Reparti sul territorio appositamente delegati.
Le segnalazioni approfondite inerenti a possibili contesti di finanziamento del terrorismo sono state invece 570.
Nell'azione di contrasto all'usura, denunciati 402 soggetti, di cui 87 tratti in arresto, con il sequestro di patrimoni e disponibilità finanziarie per oltre 19,7 milioni di euro.
Nelle indagini svolte nei settori dei reati societari, fallimentari, bancari, finanziari e di borsa sono stati denunciati 6.660 soggetti di cui 358 tratti in arresto, nonché accertate distrazioni patrimoniali in danno di società fallite per circa 2,9 miliardi di euro ed effettuati sequestri a carico dei responsabili per oltre 880 milioni di euro.
I controlli svolti ai valichi di confine, presso i porti e gli aeroporti, in entrata e/o in uscita dal territorio nazionale, ai fini della verifica del rispetto delle norme sulla circolazione transfrontaliera di valuta, hanno permesso di verbalizzare 11.280 soggetti per avere trasportato valuta in eccedenza rispetto al limite consentito, nonché intercettare valori al seguito complessivamente pari a 81,5 milioni di euro.

Il contrasto alla criminalità economico-finanziaria (il Rapporto)

La lotta alle proiezioni economiche e imprenditoriali della criminalità

Nell'ambito del 3° obiettivo strategico sono stati elaborati 15 Piani Operativi per prevenire e contrastare ogni forma d'infiltrazione della criminalità nel tessuto economico e nel sistema finanziario del Paese, con investigazioni tese a ricercare i canali utilizzati per il riciclaggio e il reimpiego dei proventi di reato e ad individuare e sequestrare i capitali e i patrimoni illecitamente accumulati.
Le indagini e gli accertamenti in questo campo sono sviluppati, in primo luogo, dal Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata e dai Gruppi Investigazione Criminalità Organizzata (SCICO e GGICO), articolazioni specializzate nella lotta al crimine organizzato anche di stampo mafioso.
L'obiettivo di fondo è colpire le organizzazioni criminali sul versante degli interessi economici, finanziari e imprenditoriali, attraverso il sequestro di patrimoni e disponibilità riconducibili, anche tramite prestanome, a soggetti indagati o indiziati di reati di mafia o di criminalità comune particolarmente gravi, ovvero responsabili di reiterati delitti di natura economica e finanziaria.
Lo strumento più efficace per conseguire questo risultato è rappresentato dalle investigazioni economiche, patrimoniali e finanziarie sviluppate, spesso contestualmente, nell'ambito di procedimenti di prevenzione e nel corso di indagini di polizia giudiziaria.

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La prevenzione e il contrasto al riciclaggio

L'impegno del Corpo su questo fronte persegue lo scopo di intercettare i flussi finanziari generati da comportamenti illeciti suscettibili di inquinare il tessuto economico legale e di falsare le condizioni di libera concorrenza sul mercato.
Sotto questo profilo, gli interventi svolti dai Reparti del Corpo si sostanziano, sul piano repressivo, nello sviluppo di indagini di polizia giudiziaria mentre, in un'ottica di prevenzione, fondamentale è l'approfondimento delle segnalazioni di operazioni sospette inoltrate dagli intermediari finanziari, dai professionisti giuridico-contabili e da altri operatori (mediatori creditizi, concessionari di gioco, società trasporto valori ecc.) cui si aggiungono i controlli sulle movimentazioni transfrontaliere di valuta.
Particolarmente importanti risultano anche le attività ispettive eseguite nei confronti dell'ampia platea di soggetti destinatari della normativa antiriciclaggio, al fine di verificare il corretto adempimento dei relativi obblighi (adeguata verifica della clientela, conservazione dei dati e segnalazione delle operazioni sospette) e prevenire l'utilizzo del sistema finanziario per scopi illeciti.
L'obiettivo di fondo è seguire le tracce finanziarie dei reati che generano disponibilità economiche per poi promuovere le conseguenti iniziative volte al sequestro dei patrimoni accumulati illegalmente.

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La prevenzione e il contrasto al finanziamento del terrorismo

Un'attenzione specifica è rivolta alla prevenzione e al contrasto del finanziamento del terrorismo.
Per adempiere a questa missione, il Corpo è, tra l'altro, preposto all'esecuzione di misure di congelamento ovvero al blocco automatico delle disponibilità finanziarie ed economiche di persone indiziate di appartenere ad organizzazioni terroristiche, i cui nominativi sono inseriti nelle liste diramate dall'Unione Europea o da altri Organismi internazionali.
In questo ambito, anche alla luce dell'aumento del livello di attenzione nei confronti della minaccia terroristica, sono stati elaborati specifici piani d'azione con l'obiettivo di identificare i soggetti utilizzatori dei circuiti di pagamento alternativi ai canali bancari, verificare la tipologia delle operazioni di trasferimento di denaro poste in essere, accertare l'esistenza di precedenti di polizia e altri elementi di interesse.
Si tratta di attività di servizio eseguite nel quadro del controllo economico del territorio e che si affiancano a quelle ordinariamente svolte, quali gli approfondimenti di segnalazioni di operazioni sospette riconducibili allo specifico fenomeno e l'esecuzione di ispezioni e controlli antiriciclaggio e antiterrorismo.
Sul piano organizzativo, in ragione della particolare delicatezza dello scenario nazionale e internazionale, è stato istituito nell'ambito del Nucleo Speciale Polizia Valutaria, il Gruppo Investigativo Finanziamento Terrorismo (GIFT), con il compito, tra l'altro, di eseguire accertamenti su ogni input investigativo attinente al finanziamento del terrorismo, nonché di effettuare analisi di rischio mirate per contrastare la specifica minaccia.
Parallelamente, è stato potenziato, presso il Comando Generale, il II Reparto - Coordinamento Informativo e Relazioni Internazionali -, con funzioni di "cabina di regia" permanente per promuovere e coordinare i flussi informativi sia all'interno della Guardia di Finanza che verso altri Organi di intelligence e di polizia.
Questa revisione ordinativa è stata recentemente completata con l'istituzione, dal 1° gennaio 2017, delle Sezioni Investigative Finanziamento terrorismo presso i Nuclei di Polizia Tributaria di Roma, Milano e Napoli.

Allegati

  • Guardia di Finanza, “Rapporto 2016” (pdf, 15 M, 65 pp.)  
  • Comunicato stampa (pdf, 578 K, 6 pp.)
  • Video (3 minuti circa)

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Garante Privacy: parere su direttiva UE antiriciclaggio (22 marzo 2017)

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Il 9 marzo 2017 l’Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha reso noto il provvedimento n. 125  che esprime un “parere favorevole condizionato” sullo schema di decreto legislativo recante disposizioni per il recepimento della direttiva (UE) 2015/849 (c.d. "quarta direttiva"), concernente la prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo.
Nel seguito dell'articolo il testo integrale del provvedimento.

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La commissione lavoro del Senato approva il ddl “whistleblowing” (21 marzo 2017)

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Passa con il voto contrario di NCD il parere favorevole, con alcune proposte di perfezionamento, sul disegno di legge che introduce in Italia un sistema di protezione della corretta acquisizione delle informazioni disponibili per la prevenzione e repressione delle malversazioni

  • di Pietro Ichino, senatore del Partito Democratico

Parere da me proposto in veste di relatore, approvato il 15 marzo 2017 dalla Commissione Lavoro del Senato http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Commissioni/0-00011.htm , con il voto contrario di NCD, FI e Lega, il voto favorevole del M5S e l’astensione di Sinistra Italiana – È disponibile su questo sito anche la mia relazione http://www.pietroichino.it/?p=38851 sul disegno di legge.

D.d.l. 2208 – Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell’ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato, approvato dalla Camera dei deputati

Parere della 11ª commissione permanente
(Lavoro, previdenza sociale)
(Estensore: senatore ICHINO)

La Commissione Lavoro, Previdenza sociale http://www.senato.it/leg/17/BGT/Schede/Commissioni/0-00011.htm , esaminato il disegno di legge in titolo, premesso che il provvedimento mira

  • a chiarire che l’interesse pubblico alla prevenzione e punizione dei reati e irregolarità amministrative prevale sull’interesse dei soggetti privati al segreto aziendale, professionale o d’ufficio, costituendo dunque – di regola – giusta causa di rivelazione,
  • a proteggere la fonte dell’informazione veritiera e utile per le suddette finalità, attivando il filtro necessario a distinguerla dalla notizia calunniosa, infondata, o comunque irrilevante,

esprime, per quanto di competenza, parere favorevole con le seguenti osservazioni.

In via generale, occorre esplicitare che l’interesse pubblico alla rimozione e punizione degli illeciti costituisce giusta causa di comunicazione degli stessi e delle relative prove all’organo amministrativo o giudiziario competente, anche quando la notizia rientri nell’area soggettiva e oggettiva nella quale opera il segreto aziendale (art. 2105 cod. civ.), professionale (art. 622 cod. pen. e art. 2622 cod. civ.) e/o il segreto d’ufficio (art. 326 cod. pen.), con la sola esclusione del caso in cui la persona obbligata al segreto sull’illecito sia un avvocato, un commercialista, o un medico, per ragione della sua professione.
Sarebbe opportuno altresì precisare che, quando notizie e documenti che vengono comunicati all’organo deputato a riceverli siano oggetto di segreto professionale o d’ufficio, costituisce violazione del detto obbligo la rivelazione con modalità e contenuti eccedenti rispetto alle finalità dell’eliminazione e della punizione dell’illecito, e in particolare la rivelazione al di fuori del canale di comunicazione a ciò specificamente deputato.
Inoltre, sia nell’articolo 1, sia nell’articolo 2, si suggerisce alla Commissione di merito di uniformare le formulazioni in modo che tutte le norme si riferiscano sia alle ipotesi di denuncia all’autorità giudiziaria ordinaria o contabile, sia alle ipotesi di segnalazione all’autorità amministrativa competente.
Nell’articolo 1, comma 1 del nuovo articolo 54-bis, capoverso 5, sarebbe opportuno prevedere esplicitamente che l’ANAC stabilisca, nelle linee guida, un termine temporale per l’adozione, da parte di ogni soggetto interessato, dei nuovi strumenti e procedure ivi contemplati, considerato che la novella introduce una sanzione amministrativa pecuniaria per l’ipotesi di omissione.
Ancora all’articolo 1, comma 1 del nuovo articolo 54-bis, penultimo periodo, è opportuno chiarire che la denuncia all’ANAC delle misure discriminatorie o ritorsive adottate ai danni del segnalante o denunciante costituisce un obbligo in capo ai vertici dell’Amministrazione, ma soltanto una facoltà in capo alla persona stessa interessata e alle organizzazioni sindacali.
Pare inoltre inappropriato, nella stessa disposizione, il riferimento al carattere della “maggiore rappresentatività” del sindacato: trattandosi di un sindacato che affianca il segnalante o denunciante a sua tutela, non si vede perché non ampliare il novero anche ai sindacati minori.
Al comma 2 del nuovo articolo 54-bis, come modificato dall’articolo 1, può essere opportuno chiarire che il campo di applicazione della norma si estende non soltanto alle società controllate direttamente, ma anche a quelle controllate da società controllate, sempre a norma dell’art. 2359 cod. civ.
Quanto all’articolo 2, al comma 1, capoverso 2-bis, si suggerisce di aggiungere una norma transitoria che, in fase di prima applicazione, fissi un termine temporale per l’adempimento dei nuovi requisiti.
Sempre all’articolo 2, capoverso 2-ter sarebbe opportuno fare un richiamo non solo alla discriminazione, ma anche alla ritorsione o rappresaglia, in ogni caso conformando l’espressione usata in questa disposizione con quella che compare nei capoversi 2-bis e 2-quater.
Da ultimo, si invita la Commissione di merito a valutare l’inserimento di una disposizione che preveda l’utilizzabilità, nei casi di atti discriminatori o di rappresaglia ai danni dell’autore di una segnalazione o denuncia, del procedimento civile contro le discriminazioni di cui all’articolo 28 del decreto legislativo n. 150 del 2011.

15 marzo 2017

Allegati

  • DDL 2208 (Segnalazioni di reati o irregolarità nel lavoro pubblico o privato), Relazione del sen. Ichino, 18 Ottobre 2016,  (pdf, 530 K, 9 pp.)
  • Legislatura 17ª - 11ª Commissione permanente - Resoconto sommario n. 302 del 15/03/2017
  • Senato della Repubblica: Dossier - n. 380 (PDF) - WHISTLEBLOWING Nota sull'A.S. n. 2208 "Disposizioni per la tutela degli autori di segnalazioni di reati o irregolarità di cui siano venuti a conoscenza nell'ambito di un rapporto di lavoro pubblico o privato" (pdf, 1.5 M, 75 pp.)

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Senato: le principali novità del D.Lgs. n.231 antiriciclaggio (16 marzo 2017)

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Introduzione

Lo schema di decreto in esame recepisce la direttiva UE 2015/849 (quarta direttiva antiriciclaggio) volta ad ottimizzare in tutti gli Stati membri l’utilizzo degli strumenti di lotta contro il riciclaggio dei proventi di attività criminose e il finanziamento del terrorismo.
Il decreto sostanzialmente riscrive il D.Lgs. n. 231 del 2007 (attuativo della precedente direttiva antiriciclaggio), introducendo diverse innovazioni che riguardano i soggetti destinatari degli obblighi, l’attività di registrazione, le comunicazioni alle competenti Autorità, la nozione di titolare effettivo, le misure di adeguata verifica della clientela, i controlli, gli obblighi di conservazione e le sanzioni. La seconda parte del decreto provvede inoltre a riscrivere il D.Lgs. n. 109 del 2007 (antiterrorismo) e altre disposizioni in materia valutaria e finanziaria.

Le principali novità del D.Lgs. n.231 antiriciclaggio

In sintesi, la nuova disciplina antiriciclaggio, in attuazione della direttiva europea, aggiorna l’elenco dei soggetti destinatari degli obblighi (soggetti obbligati) e l’ambito delle prestazioni da monitorare, semplificando le modalità di conservazione dei dati e dei documenti, in applicazione del diritto europeo.
Si ricorda, infatti, che punto di partenza della direttiva è l’ampliamento e la razionalizzazione del principio dell’approccio basato sul rischio (risk based approach), già considerato dalla precedente direttiva, in base al quale le misure volte a prevenire o mitigare il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo devono essere proporzionali ai rischi effettivamente individuati.
Le nuove disposizioni garantiscono anche un sistema di controllo degli operatori che effettuano l’attività di money transfer, caratterizzata da un elevato rischio di infiltrazione criminale. Si ricorda che un altro schema di decreto legislativo (A.G. 390) prevede l’adozione di una disciplina organica sulle attività di compravendita di oro e oggetti preziosi usati (cd. "compro oro") con la tracciabilità e la registrazione delle operazioni di compravendita dell'oro.
Coerentemente a quanto prescritto dalla direttiva, viene disegnato un sistema sanzionatorio basato su misure effettive, proporzionate e dissuasive, da applicare alle persone fisiche e alle persone giuridiche direttamente responsabili della violazione delle disposizioni dettate in funzione di prevenzione del riciclaggio e di finanziamento del terrorismo.
In particolare si segnalano i seguenti punti innovativi:

  • è eliminato l’obbligo di tenuta dell’archivio unico informatico per gli intermediari bancari e finanziari; i nuovi articoli 31 e 32 prescrivono che i sistemi di conservazione dei documenti, dei dati e delle informazioni devono consentire la ricostruzione univoca di determinati elementi essenziali e devono essere idonei a garantire il rispetto delle norme in materia di proiezione dei dati personali;
  • è richiesta l’adeguata verifica del cliente, con la registrazione delle informazioni, anche per le operazioni occasionali che comportano un trasferimento di fondi superiore a 1.000 euro (articolo 17, comma 1);
  • nella prestazione di servizi di pagamento e nell'emissione e distribuzione di moneta elettronica, le banche, gli istituti di pagamento e gli istituti di moneta elettronica, compresi quelli con sede in altro Stato membro nonché le loro succursali, osservano gli obblighi di adeguata verifica della clientela per operazioni di importo inferiore a 15.000 euro, ivi compresi i casi in cui esse siano effettuale tramite soggetti convenzionali e agenti (articolo 17, comma 6);
  • gli obblighi di adeguata verifica non si osservano in relazione alla mera redazione e trasmissione delle dichiarazioni derivanti da obblighi fiscali e degli adempimenti in materia di amministrazione del personale (articolo 17, comma 8);
  • entro il 31 dicembre 2018 devono essere estinti tutti i libretti al portatore anonimi (articolo 49);
  • le imprese con personalità giuridica e le persone giuridiche private diverse dalle imprese devono comunicare telematicamente ai rispettivi Registri le informazioni attinenti la propria titolarità effettiva; i trust produttivi di effetti giuridici rilevanti a fini fiscali sono tenuti all’iscrizione in una apposita sezione speciale del Registro delle imprese al quale devono essere comunicate le informazioni sulla titolarità effettiva del trust (articolo 21);
  • sono previste misure di controllo e monitoraggio che devono essere adottate dagli istituti di pagamento e dagli istituti di moneta elettronica nei confronti dei soggetti convenzionati e agenti che dovranno essere annotati in apposito registro tenuto dall’Organismo degli agenti in attività finanziaria e dei mediatori creditizi (articoli 43-45);
  • gli obblighi di comunicazione degli organi di controllo sono attenuati: devono segnalare alle autorità di vigilanza i fatti che possono integrare violazioni del decreto gravi, ripetute, sistematiche o plurime, di cui vengano a conoscenza nell’esercizio delle proprie funzioni (articolo 46);
  • devono essere adottate procedure volte ad incentivare segnalazioni interne di violazioni, potenziali o effettive, delle disposizioni in materia di antiriciclaggio da parte del personale dipendente (c.d. whistleblowing);
  • nel settore dei giochi si prevede per distributori ed esercenti del gioco su rete fisica l'obbligo di identificare il cliente che richiede o effettua operazioni di gioco per importo pari o superiore ai 2.000 euro (per il settore delle VLT il limite è di 500 euro). Se si ravvisa il rischio di riciclaggio o finanziamento del terrorismo le misure antiriciclaggio devono essere applicate a prescindere della cifra richiesta. L’obbligo di identificazione per i giochi online avviene attraverso il conto di gioco che può essere ricaricato esclusivamente attraverso mezzi di pagamento tracciabili. Chi gestisce case da gioco (casinò) dovrà identificare e verificare i clienti se il valore delle transazioni eseguite per l'acquisto o il cambio dei gettoni, o l'incasso delle vincite, sia pari a importi di 2.000 euro o superiori. I gestori dei casinò sottoposti al controllo pubblico devono identificare i clienti già all'ingresso della casa da gioco (articoli 52-54);
  • le sanzioni previste non sono a misura fissa, ma proporzionate all'inadempienza del professionista

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Antiriciclaggio: Garante Privacy multa 5 società di Money transfer (13 marzo 2017)

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Sanzioni per oltre 11 milioni di euro sono state comminate dal Garante privacy a cinque società che operano nel settore del money transfer per aver usato in modo illecito i dati personali di più di  mille persone inconsapevoli

Money transfer: Garante privacy, 11 mln di multa a cinque società per uso illecito di dati

Sanzioni per oltre 11 milioni di euro sono state comminate dal Garante privacy a cinque società che operano nel settore del money transfer per aver usato in modo illecito i dati personali di più di  mille persone inconsapevoli [doc. web nn. 6009674, 6010438, 6009876, 6010258 e 6009746].
Le gravi violazioni sono emerse nel corso di un'indagine della Procura di Roma.
Il Nucleo di polizia valutaria della Guardia di finanza su delega della magistratura ha infatti accertato che una multinazionale, in concorso con altre quattro società, raccoglieva e trasferiva in Cina somme di denaro riconducibili a imprenditori cinesi, in violazione non solo della normativa antiriciclaggio, ma anche di quella sulla protezione dei dati personali.
La violazione della normativa sulla privacy ha determinando l'intervento del Garante.
Per assecondare il desiderio della clientela di impedire l'associazione tra le rimesse finanziarie e i reali mittenti le società operavano attraverso la tecnica del frazionamento (dividendo cioè le somme di denaro in più operazioni sotto la soglia prevista dalla normativa antiriciclaggio) e attribuivano i trasferimenti di denaro a più di mille clienti del tutto ignari, utilizzando illecitamente i loro dati.
Il trattamento dei dati avveniva senza consenso.
I nominativi ai quali erano intestati i trasferimenti non erano mai i reali mittenti e, in alcuni casi, i moduli risultavano compilati da persone decedute o inesistenti, oppure non firmati.
Gli invii di denaro, poi, venivano effettuati a pochi secondi l'uno dall'altro, per importi appena sotto soglia e indirizzati allo stesso destinatario.
I nominativi cui erano attribuiti i trasferimenti, inoltre, erano tratti da fotocopie di documenti di identità, conservati in appostiti raccoglitori, e da utilizzare all'occorrenza.
Alla luce dei risultati dell'indagine, il Garante, tenuto conto della gravità delle violazioni commesse dalle società, del numero delle persone coinvolte i cui dati sono stati trattati senza consenso e della rilevanza della banca dati, ha inflitto le seguenti sanzioni: 5.880.000 euro alla multinazionale, 1.590.000, 1.430.000, 1.260.00 e 850.000 euro rispettivamente ad ognuna delle altre quattro società,  per un importo complessivo di oltre 11 milioni di euro.
Le società hanno 30 giorni di tempo dalla notificazione dei provvedimenti per il pagamento delle sanzioni.

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DIA: relazione semestrale 2016 – antiriciclaggio (9 marzo 2017)

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Attenzione alla dematerializzazione e virtualizzazione dei capitali e dei patrimoni frutto delle reti finanziarie mondiali ad alta tecnologia informatica
Nel primo semestre 2016 risultano pervenute dall'UIF 46.587 segnalazioni di operazioni sospette, 42.590 delle quali analizzate.

  • Fonte: capitolo “8. Attività di prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio” della 1° relazione semestrale 2016 della Direzione Investigativa Antimafia - DIA (qui il testo integrale della relazione in pdf , 10 M, 308 pp.)

8. Attività di prevenzione dell'utilizzo del sistema finanziario a scopo di riciclaggio

a. Analisi e approfondimento delle segnalazioni di operazioni finanziarie sospette

La prevenzione dell'uso del sistema economico e finanziario legale a scopo di riciclaggio degli illeciti proventi rappresenta una missione prioritaria per la D.I.A..
Al riguardo, giova evidenziare che le organizzazioni criminali, allo scopo di estendere i traffici illeciti e rendere più sicuri e veloci i trasferimenti del "denaro sporco", sfruttano alcuni fattori che caratterizzano le moderne economie, ed in particolare:

  • la "fluidificazione dei confini" e l'attenuazione delle barriere doganali tra gli Stati, determinata dalla spinta alla creazione di aree di libero scambio commerciale;
  • l'accentuata tendenza alla "dematerializzazione" ed alla "virtualizzazione" dei capitali e dei patrimoni, grazie allo sfruttamento delle reti finanziarie mondiali ad alta tecnologia informatica.

Per quanto precede, assumono particolare rilievo i presidi antiriciclaggio che la disciplina vigente, dettata dal D.Lgs. 231/2007, individua nella tracciabilità dei flussi finanziari, assicurata dalla identificazione della clientela e dalla registrazione delle transazioni, nonché dalla partecipazione attiva degli intermediari abilitati, che si estrinseca nell'effettuazione delle segnalazioni di operazioni sospette.
Il citato decreto antiriciclaggio dispone che dette segnalazioni, una volta inviate dagli intermediari abilitati all'Unità di Informazione Finanziaria (U.I.F.) della Banca d'Italia, vengano da quest'ultima trasmesse alla D.I.A. ed al Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza, i quali informano il Procuratore Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo in caso di rilevata attinenza delle segnalazioni alla criminalità organizzata.
In proposito, la D.I.A., al fine di migliorare l'efficienza e l'efficacia del sistema di analisi delle segnalazioni di operazioni sospette, a decorrere dall'anno 2015, ha adottato nuove procedure, che consentono, grazie all'aggiornamento dell'applicativo informatico in uso (EL.I.O.S. - Elaborazioni Investigative Operazioni Sospette), di processare tutte le segnalazioni pervenute dall'UIF.
In tale quadro, nell'ottica di ottimizzare le suddette procedure, potenziando le sinergie tra gli organismi che compongono il citato dispositivo di prevenzione antiriciclaggio previsto dalla legge, il Direttore della D.I.A. ed il Procuratore Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo in data 26 maggio 2015 hanno siglato un Protocollo d'intesa - volto a consentire la rapida selezione delle s.o.s. attinenti alla criminalità organizzata e, nel contempo, la tempestiva informazione delle competenti Autorità giudiziarie - reso operativo nel corso del secondo semestre 2015.

In data 5 aprile 2016, inoltre, la DIA ha stipulato un Protocollo d'intesa con la Guardia di Finanza, allo scopo di aggiornare un precedente memorandum risalente al 2012, consolidando le strategie operative in materia di contrasto al riciclaggio di proventi di attività criminose.
Il Protocollo persegue l'obiettivo di una tempestiva analisi delle informazioni contenute nelle segnalazioni di operazioni sospette e di un maggior coordinamento investigativo tra le due Istituzioni firmatarie, al fine di ottimizzare l'impiego delle rispettive risorse e di individuare prontamente, sulla base dell'analisi di specifiche anomalie, le nuove modalità di riciclaggio eventualmente poste in essere dalla criminalità organizzata.
A tale scopo, nell'accordo sono state previste anche alcune iniziative di formazione congiunta e taluni incontri con i soggetti e gli operatori economici obbligati all'invio delle s.o.s.
Al fine di illustrare l'attività svolta a livello centrale dalla D.I.A. nell'analisi ed approfondimento delle segnalazioni di operazioni sospette, si espongono, di seguito, i più significativi dati statistici elaborati mediante il citato sistema EL.I.O.S.
Nel semestre in esame, risultano pervenute dall'UIF 46.587 segnalazioni di operazioni sospette, 42.590 delle quali analizzate.
Da tale processo di analisi è scaturito l'esame di 127.948 soggetti segnalati o collegati, di cui 93.653 persone fisiche e 34.295 persone giuridiche.
Per quanto concerne il grado di collaborazione attiva dei soggetti destinatari degli obblighi antiriciclaggio, si rappresenta che le segnalazioni analizzate sono state effettuate, per la quasi totalità, dagli enti creditizi (33.149), seguiti dai professionisti (4.561), dagli intermediari finanziari (2.726) e dagli istituti di moneta elettronica (168).

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Le 42.590 segnalazioni analizzate includono complessivamente 128.301 operazioni sospette, suddivise nelle seguenti principali tipologie: bonifico a favore di ordine e conto (19.370), bonifico estero (17.516), versamento contanti (13.762), prelevamento con moduli di sportello (13.368), bonifico in partenza (12.382), versamento assegni (6.422), disposizione di trasferimento (6.199), emissione di assegni circolari e tioli similari/vaglia (3.926), addebito per estinzione assegno (3.227), prelevamento contanti inferiore a 15.000 euro (3.035), pagamento con carte di credito e tramite POS (2.266).

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Con riferimento alla distribuzione territoriale, la maggior parte delle operazioni oggetto di segnalazione è stata effettuata effettuata nelle regioni settentrionali (56.307), confermando l'andamento già registrato nei periodi precedenti, con a seguire le regioni meridionali (29.030) e centrali (25.321), per finire con quelle insulari (9.723).

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Nella tabella e nel grafico seguenti è stata esposta la ripartizione delle operazioni sospette su base regionale:

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Inoltre all'analisi delle segnalazioni di operazioni sospette operata centralmente dalla D.I.A., viene svolto presso la D.N.A.A., in base agli accordi assunti con il citato Protocollo d'intesa, anche l'approfondimento informativo delle segnalazioni risultate potenzialmente attinenti alla criminalità organizzata.
In particolare, nel semestre in esame, le S.O.S. che hanno generato degli sviluppi investigativi, siano essi di tipo preventivo o giudiziario, sono state complessivamente 903, di cui:

  • 676 inviate dalla Direzione Nazionale Antimafia e Antiterrorismo direttamente alle competenti D.D.A., a seguito dell'analisi svolta per effetto del suddetto Protocollo d'intesa;
  • 227 trasmesse per gli approfondimenti investigativi alle articolazioni territoriali della D.I.A. (Centri e Sezioni Operative). Di queste, risultano prevalenti quelle riferibili alla 'ndrangheta (121), come evidente dalla rappresentazione grafica che segue:

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b. Esercizio dei poteri di accesso ed accertamento presso i soggetti destinatari degli obblighi indicati negli artt. 10, 11, 12, 13 e 14 del D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231

Uno degli strumenti di cui si avvale la Direzione Investigativa Antimafia, nel quadro delle investigazioni preventive, sono i poteri delegati dal Ministro dell'Interno, in via permanente, al Direttore della D.I.A., relativi a:

  • accesso ed accertamenti, nei confronti dei soggetti previsti dal Capo III del D.Lgs. 21 novembre 2007, n. 231;
  • richiesta di dati, informazioni e di esecuzione di ispezioni interne ai funzionari responsabili degli stessi (nota 439).

Il ricorso a tali istituti è volto alla prevenzione dei pericoli di infiltrazione da parte della delinquenza mafiosa nel tessuto economico, sia attraverso un inserimento diretto all'interno degli organi sociali, ovvero utilizzando i canali del sistema bancario e finanziario per riciclare i proventi dell'attività illecita, dissimulandoli nel circuito di quelli legali.
Esso rappresenta quindi uno strumento particolarmente incisivo nell'ambito della strategia di contrasto all'infiltrazione della criminalità organizzata nel circuito dell'economia legale e dei conseguenti effetti distorsivi arrecati al sistema finanziario.
L'esercizio di detti poteri è, inoltre, prodromico all'eventuale successivo avvio di specifiche attività di indagine sia in materia di misure di prevenzione che di natura giudiziaria.
Nel I semestre del 2016, la citata attività si è concretizzata nell'emissione e successiva esecuzione di:

  • 3 provvedimenti nei confronti di altrettanti Istituti di credito rientranti tra i soggetti previsti dall'art. 11 del D.Lgs 231/2007,
  • 19 richieste di dati ed informazioni effettuate nei confronti di Istituti di credito ed altri intermediari finanziari.

Note al testo

439)
Al Direttore della D.I.A. sono conferite ex lege le seguenti attribuzioni:

  • potere di accesso e di accertamento nei confronti di banche, istituti di credito pubblici e privati, società fiduciarie o presso ogni altro istituto o società che esercita la raccolta del risparmio o l'intermediazione finanziaria, delegato permanentemente ai sensi del D.M. 23 dicembre 1992;
  • poteri di accesso e di accertamento nei confronti dei soggetti previsti dal capo III del D.Lgs. nr. 231/2007, al fine di verificare se ricorrono pericoli di infiltrazione da parte della delinquenza mafiosa (art. 2, co. 3, della L. nr. 94/2009, che ha modificato l'art. 1, co. 4, del D.L. nr. 629/1982);
  • potere di accesso e di accertamento presso "i soggetti destinatari degli obblighi indicati negli articoli 10, 11, 12, 13 e 14 del D.Lgs. nr. 231/2007", delegato permanentemente con l'art. 2 del D.M. 30 gennaio 2013.

Allegato

  • DIA - Direzione Investigativa Antimafia, "1° relazione semestrale 2016", 9 marzo 2017 (pdf , 10 M, 308 pp.)

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Commissione UE: consultazione pubblica sulla protezione degli informatori - whistleblower (6 marzo 2017)

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La Commissione EU ha avviato una consultazione pubblica mediante un questionario (qui la versione in italiano) sul tema del whistleblowing .
Il whistleblower o "informatore" indica qualsiasi persona segnali o comunichi informazioni in relazione a una minaccia o a un pregiudizio all'interesse pubblico (cioè denuncia un reato) nel contesto dei suoi rapporti di lavoro, sia nel settore pubblico che in quello privato.
Obiettivo della consultazione è raccogliere le opinioni di un'ampia gamma di soggetti interessati, comprese le autorità pubbliche, i giudici, i pubblici ministeri, i difensori civici, le istituzioni e agenzie dell'UE, le organizzazioni internazionali, le imprese private, le associazioni professionali e commerciali, le organizzazioni e associazioni sindacali, i giornalisti, i rappresentanti dei media, la società civile, il mondo universitario e il pubblico in generale.
Le domande del questionario consentiranno di raccogliere informazioni, opinioni ed esperienze sui vantaggi e gli svantaggi della protezione degli informatori; sugli elementi che sono importanti per un'efficace protezione degli informatori; sui problemi a livello sia nazionale che dell'UE derivanti dalle lacune e carenze del sistema di protezione degli informatori e dalle differenze in tutta l'UE, come pure sulla necessità di standard minimi di protezione.
Al survey è allegato un breve testo di presentazione della problematica del whistleblowing di seguito riprodotto integralmente.

Consultazione pubblica sulla "protezione degli informatori (whistleblowers)"

Nell'ambito delle loro attività, i singoli possono imbattersi in informazioni riguardanti atti oppure omissioni che costituiscono una minaccia o un pregiudizio per il pubblico interesse (ad es. frodi, corruzione, evasione fiscale, minacce alla salute pubblica e alla sicurezza, alla sicurezza alimentare e alla protezione dell'ambiente, cattiva gestione dei fondi pubblici, abuso di dati personali, uso illecito di informazioni private o privilegiate, riciclaggio di denaro, ecc.).
Fornendo informazioni o comunicando tali atti oppure omissioni (in inglese "whistleblowing"), possono contribuire a scongiurare un danno all'interesse pubblico.
Se da un lato la trasmissione di informazioni abusive o malevoli va evitata, dall'altro le persone che nutrono reali preoccupazioni riguardo a una minaccia o a un pregiudizio al pubblico interesse dovrebbero poterle comunicare senza preoccupazioni: segnalandole all'interno dell'organizzazione, in modo che il datore di lavoro abbia la possibilità di affrontare la questione, o a un ente di controllo, se il datore di lavoro non è tenuto o non può essere ragionevolmente tenuto ad agire in merito alla segnalazione, o anche al pubblico, se altri canali di comunicazione adeguati non esistono o non hanno dato risultati positivi.
La Commissione sostiene pienamente l'obiettivo di protezione degli informatori contro le ritorsioni.
Il timore di ritorsioni può avere un effetto dissuasivo sui potenziali informatori.
Proteggere gli informatori dalle ritorsioni può quindi contribuire a tutelare l'interesse pubblico e a consolidare lo Stato di diritto e la libertà di espressione, sanciti dall'articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell'UE.
L'UE svolge un ruolo importante nell'aiutare gli Stati membri a proteggere l'economia legale dalla criminalità organizzata, dalle frodi finanziarie e fiscali, dal riciclaggio del denaro e dalla corruzione, che ostacolano lo sviluppo economico e la competitività e lo Stato di diritto.
Nella sua comunicazione del 5 luglio 2016 (qui in pdf), su ulteriori misure per rafforzare la trasparenza e la lotta contro l'evasione e l'elusione fiscali, la Commissione ha sottolineato che la protezione degli informatori nel settore pubblico e nel settore privato contribuisce a contrastare la cattiva gestione e le irregolarità, compresa la corruzione transfrontaliera relativa a interessi finanziari nazionali o dell'UE.
Ha posto in evidenza la necessità di adottare misure efficaci per tutelare coloro che segnalano o divulgano informazioni sulle minacce o su un pregiudizio al pubblico interesse, contribuendo in tal modo all'aumento dell'individuazione delle frodi e dell'evasione e dell'elusione fiscali.
Il diritto dell'UE contiene già disposizioni per proteggere gli informatori da alcune forme di ritorsione in settori diversi, che vanno dall'audit e dal riciclaggio di denaro ai segreti commerciali, agli abusi di mercato, ai requisiti patrimoniali e ad altri strumenti di regolamentazione dei servizi finanziari.
Dalle discussioni svoltesi al convegno annuale sui diritti fondamentali del 2016 sul tema "Pluralismo dei mezzi d'informazione e democrazia" e dalla relativa consultazione pubblica è emersa una forte preoccupazione circa la mancanza di un'efficace protezione degli informatori in tutta l'UE e le ripercussioni negative sulla libertà di espressione e il diritto del pubblico di accedere alle informazioni.
Il giornalismo d'inchiesta si basa sulle testimonianze di informatori che, a loro volta, hanno bisogno di protezione per sentirsi sufficientemente sicuri da fornire ai giornalisti informazioni di pubblico interesse.
La protezione degli informatori agevola pertanto il ruolo di vigilanza svolto dai giornalisti investigativi nelle società democratiche.
Al fine di rafforzare la protezione degli informatori, la Commissione sta valutando la possibilità di interventi orizzontali o di ulteriori azioni settoriali a livello dell'UE, nel rispetto del principio di sussidiarietà.
La presente consultazione pubblica contribuirà alla valutazione - senza, tuttavia, pregiudicare qualsiasi azione dell'Unione europea né anticipare la fattibilità giuridica di un intervento dell'UE per quanto riguarda i limiti della competenza dell'Unione.
L'obiettivo è raccogliere le opinioni di un'ampia gamma di soggetti interessati, comprese le autorità pubbliche, i giudici, i pubblici ministeri, i difensori civici, le istituzioni e agenzie dell'UE, le organizzazioni internazionali, le imprese private, le associazioni professionali e commerciali, le organizzazioni e associazioni sindacali, i giornalisti, i rappresentanti dei media, la società civile, il mondo universitario e il pubblico in generale.
Le domande del questionario consentiranno di raccogliere informazioni, opinioni ed esperienze sui vantaggi e gli svantaggi della protezione degli informatori; sugli elementi che sono importanti per un'efficace protezione degli informatori; sui problemi a livello sia nazionale che dell'UE derivanti dalle lacune e carenze del sistema di protezione degli informatori e dalle differenze in tutta l'UE, come pure sulla necessità di standard minimi di protezione.
Se desiderate fornire ulteriori informazioni (ad es. un breve documento che illustri la vostra posizione) o sollevare punti specifici non contemplati dal questionario, potete caricare documenti aggiuntivi al termine del sondaggio.
Si prega di notare che il documento caricato sarà pubblicato insieme alla risposta al questionario.
Il questionario è il contributo essenziale alla presente consultazione pubblica aperta.
Il documento facoltativo servirà unicamente come informazione supplementare per comprendere meglio la vostra posizione.

Attenzione:

  • Rispondere al questionario non richiederà molto tempo e il vostro contributo sarà molto apprezzato.
  • Solo i campi contrassegnati con un * sono obbligatori
  • È possibile salvare le risposte e continuare successivamente.

Definizioni

Ai fini del presente questionario:

  • "Informatore"(o "whistleblower") indica qualsiasi persona segnali o comunichi informazioni in relazione a una minaccia o a un pregiudizio all'interesse pubblico nel contesto dei suoi rapporti di lavoro, sia nel settore pubblico che in quello privato.
  • "segnalazioni degli informatori" comprendono le segnalazioni all'interno dell'organizzazione e a un ente di controllo. Comprendono inoltre la divulgazione al pubblico (per es. tramite i media e Internet, i gruppi di interesse pubblico o i membri del Parlamento).
  • "illecito" comprende gli atti o le omissioni che costituiscono una minaccia o un pregiudizio al pubblico interesse. Alcuni esempi, non esaustivi, sono la frode, la corruzione, l'evasione fiscale, la cattiva gestione dei fondi pubblici, i rischi per la salute e la sicurezza pubblica, per la sicurezza alimentare e l'ambiente, per la protezione dei dati personali e la sicurezza dei dati, la regolamentazione del mercato, il diritto del lavoro e il diritto sociale.

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Banca d’Italia: norme EBA in tema di sicurezza dei pagamenti (2 marzo 2017)

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La European Banking Authority (EBA) ha pubblicato  la versione finale delle norme tecniche di regolamentazione in tema di autenticazione forte del cliente e comunicazione sicura ai sensi della direttiva (UE) 2366/2015 sui servizi di pagamento - PSD2 (qui in pdf, 1.3 M, 153 pp.).
Le norme tecniche, sviluppate in stretta collaborazione con la Banca Centrale Europea (BCE), stabiliscono le condizioni per lo sviluppo di un mercato aperto e sicuro dei pagamenti al dettaglio nell'Unione europea.
Esse entreranno in vigore 18 mesi dopo la loro adozione da parte della Commissione europea.
Le norme tecniche specificano:

  • i requisiti dell’autenticazione forte dei pagamenti e le relative ipotesi di esenzione;
  • i requisiti per la protezione delle credenziali di sicurezza degli utenti;
  • i requisiti di standard aperti comuni e sicuri per la comunicazione tra prestatori di servizi di pagamento e con gli utenti.

La versione finale delle norme tecniche tiene conto delle osservazioni ricevute nel corso della consultazione pubblica, conclusa nel mese di ottobre 2016.
Le 224 risposte pervenute hanno evidenziato l’esigenza di un miglior bilanciamento tra sicurezza e facilità d’uso degli strumenti di pagamento, nonché di una maggiore neutralità della regolamentazione rispetto alle soluzioni tecnologiche sviluppate dal mercato.

Allegato

  • European Banking Authority (EBA): “Draft Regulatory Technical Standards on Strong Customer Authentication and common and secure communication under Article 98 of Directive 2015/2366 - PSD2” (pdf, 1.3 M, 153 pp.).

EBA, leggi anche

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Antiriciclaggio: il testo del decreto IV Direttiva presentato dal Governo Gentiloni (28 febbraio 2017)

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Sul sito della Camera dei Deputati è disponibile il testo del decreto legislativo presentato dal Governo Gentiloni il 23 febbraio 2017 in attuazione della IV Direttiva antiriciclaggio
Il decreto recepisce la direttiva UE 2015/849, che ha introdotto disposizioni volte ad ottimizzare in tutti gli Stati membri l’utilizzo degli strumenti di lotta contro il riciclaggio dei proventi di attività criminose e il finanziamento del terrorismo.
Viene inoltre istituito il Registro dei titolari effettivi di persone giuridiche e trust, allo scopo di accrescere la trasparenza e di fornire alle autorità strumenti efficaci per la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo.
È prevista altresì l’istituzione di un registro centrale dei trust produttivi di effetti fiscali, in cui saranno custodite le informazioni sulla titolarità effettiva del trust.
Inoltre, il provvedimento razionalizza il complesso degli adempimenti posti a carico degli attori del sistema, eliminando formalità e tecnicismi in ordine alle modalità di conservazione dei dati e dei documenti, ritenuti eccessivi rispetto alle esigenze di uniforme ed omogenea applicazione del diritto comunitario e, come tali, potenzialmente anticompetitivi.

Atto del Governo: 389
Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2015/849 relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo e recante modifica delle direttive 2005/60/CE e 2006/70/CE e attuazione del regolamento (UE) n. 2015/847 riguardante i dati informativi che accompagnano i trasferimenti di fondi e che abroga il regolamento (CE) n. 1781/2006 (389)

Testi disponibili

  • Testo dell'atto trasmesso (pdf,   4.1 M, 100 pp.)
  • Relazione illustrativa, relazione tecnica, ATN e AIR (pdf, 2.6 M, 66 pp.)

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