Antiriciclaggio: il testo del decreto IV Direttiva presentato dal Governo Gentiloni (28 febbraio 2017)

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Sul sito della Camera dei Deputati è disponibile il testo del decreto legislativo presentato dal Governo Gentiloni il 23 febbraio 2017 in attuazione della IV Direttiva antiriciclaggio
Il decreto recepisce la direttiva UE 2015/849, che ha introdotto disposizioni volte ad ottimizzare in tutti gli Stati membri l’utilizzo degli strumenti di lotta contro il riciclaggio dei proventi di attività criminose e il finanziamento del terrorismo.
Viene inoltre istituito il Registro dei titolari effettivi di persone giuridiche e trust, allo scopo di accrescere la trasparenza e di fornire alle autorità strumenti efficaci per la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo.
È prevista altresì l’istituzione di un registro centrale dei trust produttivi di effetti fiscali, in cui saranno custodite le informazioni sulla titolarità effettiva del trust.
Inoltre, il provvedimento razionalizza il complesso degli adempimenti posti a carico degli attori del sistema, eliminando formalità e tecnicismi in ordine alle modalità di conservazione dei dati e dei documenti, ritenuti eccessivi rispetto alle esigenze di uniforme ed omogenea applicazione del diritto comunitario e, come tali, potenzialmente anticompetitivi.

Atto del Governo: 389
Schema di decreto legislativo recante attuazione della direttiva (UE) 2015/849 relativa alla prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo e recante modifica delle direttive 2005/60/CE e 2006/70/CE e attuazione del regolamento (UE) n. 2015/847 riguardante i dati informativi che accompagnano i trasferimenti di fondi e che abroga il regolamento (CE) n. 1781/2006 (389)

Testi disponibili

  • Testo dell'atto trasmesso (pdf,   4.1 M, 100 pp.)
  • Relazione illustrativa, relazione tecnica, ATN e AIR (pdf, 2.6 M, 66 pp.)

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Servizi segreti: riciclaggio, evasione ed elusione fiscale (27 febbraio 2017)

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Il 27 febbraio 2017 i Servizi segreti italiani hanno presentato “Relazione al Parlamento 2016” (qui in pdf e epub, 188 pp.)
Di seguito le pagine 61 e 62 della Relazione.

Le economie illegali: riciclaggio, evasione ed elusione fiscale

L’intelligence ha continuato a fornire supporto informativo nel quadro del più ampio sforzo per individuare capitali irregolarmente detenuti all’estero o sul territorio nazionale, nonché a colpire le organizzazioni e i canali che alimentano tale pratica illecita approfittando delle asimmetrie legislative che persistono in diversi Stati esteri.
Il contrasto all’occultamento dei capitali ha assunto valenza prioritaria, non solo in chiave anti evasione, ma anche per colpire fenomeni di maggiore e più diretta pericolosità sociale, rappresentando lo stadio finale di attività quali il riciclaggio e la corruzione.
In tale ambito non vengono trascurati i nuovi strumenti che si stanno affermando con la fintech, che, sebbene perfettamente legali, in alcuni casi potrebbero prestarsi ad essere utilizzati per finalità illecite.
L’onda lunga della crisi economica che condiziona la crescita e le dinamiche di sviluppo del Paese ha continuato a produrre effetti in termini di penetrazione criminale nell’economia e di occultamento di fondi illecitamente accumulati.
Tra le pratiche illecite rilevate, quelle più insidiose si sono confermate:

  • l’uso di carte di credito/pagamento anonime, alimentabili senza limiti di spesa;
  • la strutturazione di architetture finanziarie realizzate attraverso Società di Investimento a Capitale Variabile (SICAV) e trust;
  • le possibilità di sub-commissionare, solo cartolarmente, lavori appaltati in Italia al fine di drenare la maggior parte dei guadagni verso il territorio estero, scontando imposte di molto inferiori rispetto alla tassazione in Italia.

Sono emerse, inoltre, patologie in grado di incidere direttamente sull’efficienza e stabilità del sistema.
In partico lare, si è registrata l’operatività di taluni circuiti professionali in grado di offrire ai cittadini italiani titolari di posizioni “in nero” soluzioni alternative alla regolarizzazione dei capitali posseduti all’estero.
Tra le iniziative illecite adottate, le principali sono risultate il trasferimento delle “provviste” disponibili su piazze finanziarie non cooperative e lo spostamento della residenza fiscale (in alcuni casi fittiziamente) così da eludere la normativa sullo scambio di informazioni.
Parallelamente si è rilevata una significativa diffusione sul territorio nazionale di carte di credito “anonime”, legate a conti offshore, in grado di garantire cospicui volumi di spesa non tracciabili e rimpatri “non contabilizzati” di capitali.
Il permanere di una dinamica ancora debole dei prestiti alle imprese, ha generato come ulteriori conseguenze l’abusiva mediazione creditizia nei confronti di imprenditori in difficoltà economica e l’acquisizione di società che versano in grave crisi finanziaria da parte di circuiti criminali.
Gli effetti sulla media e piccola imprenditoria sono stati rilevanti, accrescendo le attività usuraie, da un lato, e le sofferenze bancarie, dall’altro.
Sul fronte del riciclaggio internazionale, crescente rilievo hanno assunto due pratiche utilizzate sia dalla criminalità organizzata, sia dall’imprenditoria illegale: l’una che fa leva sul ricorso ad operazioni prive di sostanza economica, pur legali, con lo scopo di realizzare vantaggi fiscali  illeciti (cd. abuso di diritto), e l’altra consistente nell’utilizzo sostanzialmente irregolare del trust per dissimulare, attraverso i meccanismi legittimi di tale istituto giuridico, origine ed effettiva titolarità dei capitali.

Le infiltrazioni della criminalità organizzata nel tessuto economico e produttivo nazionale

La criminalità organizzata ha continuato a occupare spazi imprenditoriali e a inquinare il libero mercato grazie all’ingente liquidità di denaro, provento dei traffici illeciti.
L’edilizia, i giochi on-line, lo smaltimento di rifiuti, la green economy e, soprattutto, gli appalti pubblici si sono confermati i settori dell’economia legale di principale interesse per gli investimenti da parte delle mafie nazionali.
In relazione a tanto, sono state oggetto di attenzione le reti relazionali che la criminalità organizzata ha intessuto con gli altri attori delle lobby crimino-affaristiche: imprenditori, professionisti, faccendieri, dipendenti e amministratori pubblici.
Gli strumenti principe che la criminalità organizzata utilizza per penetrare i circuiti affaristici e ingerirsi nei processi decisionali pubblici e nel libero mercato sono, da una parte, lo scambio di reciproche utilità e il raggiungimento di un comune interesse economico, dall’altra, la corruzione, soprattutto nei confronti di pubblici amministratori e burocrati.
In tal senso, la riforma del codice degli appalti, varata nell’aprile 2016, potrà contribuire a contenere i fenomeni di ingerenza criminale nello specifico settore.
La criminalità organizzata di matrice nazionale, a fattor comune seppur con diverse gradazioni, ha continuato ad affinare le proprie capacità di infiltrare i processi decisionali pubblici e di alterazione del libero mercato, pur non rinunciando a mantenere, attraverso la pressione estorsiva e intimidatoria effettivamente esercitata, o semplicemente percepita, una pervasiva proiezione sul territorio di riferimento (vds. box n. 15).
Unitamente al traffico di sostanze stupefacenti, che si conferma la principale fonte di finanziamento delle attività illecite e di riciclaggio dei sodalizi criminali, si è registrato il crescente interesse degli stessi su taluni aspetti della gestione del fenomeno migratorio.

Allegato

Sicurezza nazionale, “Relazione al Parlamento 2016” (pdf e epub, 188 pp.)

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Consiglio dei ministri: decreti legislativi su normativa antiriciclaggio e attività dei compro oro (24 febbraio 2017)

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Disegnato un sistema sanzionatorio antiriciclaggio basato su misure effettive, proporzionate e dissuasive. Istituito il Comitato di sicurezza finanziaria presso il MEF e il Registro dei titolari effettivi. Nuovo sistema di controllo per i money transfer, disciplina ad hoc per il monitoraggio dei compro oro

Il 23 febbraio 2017 il Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e del Ministro dell’economia e delle finanze Pier Carlo Padoan, ha approvato, in esame preliminare, due decreti legislativi che dettano disposizioni in materia di antiriciclaggio e disciplinano l’attività dei “compro oro”.

1.Attuazione della direttiva (UE) 2015/849 relativa alla prevenzione dell’uso del sistema finanziario a fini di riciclaggio o finanziamento del terrorismo, che modifica il regolamento (UE) n. 648/2012 e che abroga la direttiva 2005/60/CE e la direttiva 2006/70/CE

Il decreto recepisce la direttiva UE 2015/849, che ha introdotto disposizioni volte ad ottimizzare in tutti gli Stati membri l’utilizzo degli strumenti di lotta contro il riciclaggio dei proventi di attività criminose e il finanziamento del terrorismo.
I destinatari della normativa antiriciclaggio sono persone fisiche e giuridiche che operano in campo finanziario o che hanno disponibilità di denaro, i quali sono tenuti a determinati obblighi informativi nei confronti dell’unità di informazione finanziaria (UIF) che effettua l’analisi delle operazioni sospette e smista i dati agli altri soggetti, deputati al controllo dei flussi finanziari per finalità di terrorismo e antimafia come la Direzione investiva antimafia (DIA), il Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza, il Comitato di sicurezza finanziaria presso il Ministero dell’economia e delle finanze.
Quest’ultimo soggetto, di nuova istituzione è qualificato come l’organismo responsabile dell’analisi nazionale del rischio di riciclaggio e finanziamento del terrorismo.
Viene inoltre istituito il Registro dei titolari effettivi di persone giuridiche e trust, allo scopo di accrescere la trasparenza e di fornire alle autorità strumenti efficaci per la lotta contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo.
È prevista altresì l’istituzione di un registro centrale dei trust produttivi di effetti fiscali, in cui saranno custodite le informazioni sulla titolarità effettiva del trust.
Inoltre, il provvedimento razionalizza il complesso degli adempimenti posti a carico degli attori del sistema, eliminando formalità e tecnicismi in ordine alle modalità di conservazione dei dati e dei documenti, ritenuti eccessivi rispetto alle esigenze di uniforme ed omogenea applicazione del diritto comunitario e, come tali, potenzialmente anticompetitivi.
Le nuove disposizioni garantiscono anche un adeguato sistema di controllo degli operatori contrattualizzati dalle società di “money transfer”, attività di rimessa di denaro all’estero che presentano un elevato rischio di infiltrazione criminale.
Coerentemente a quanto prescritto dalla direttiva, viene disegnato un sistema sanzionatorio basato su misure effettive, proporzionate e dissuasive, da applicare alle persone fisiche e alle persone giuridiche direttamente responsabili della violazione delle disposizioni dettate in funzione di prevenzione del riciclaggio e di finanziamento del terrorismo.

2.Disposizioni per l’esercizio dell’attività di “compro oro” in attuazione dell’articolo 15, comma 2, lettera l), della legge n.170 del 2016

Il decreto introduce una disciplina ad hoc che consente di monitorare il settore dei “compro oro” e di censirne stabilmente il numero e la tipologia. La finalità è quella di contrastare sempre più efficacemente le attività criminali e i rischi di riciclaggio riconducibili alle attività di compravendita di oro e oggetti preziosi non praticate da operatori professionali. I principali interventi sono:

  • l’istituzione di un registro degli operatori compro oro professionali per i quali il possesso della licenza di pubblica sicurezza costituisce requisito indispensabile;
  • l’obbligo per gli operatori professionali in oro, diversi dalle banche, di iscrizione nel suddetto registro per lo svolgimento dell’attività;
  • la previsione di specifici obblighi di identificazione del cliente e di descrizione, anche mediante documentazione fotografica, dell’oggetto prezioso scambiato;
  • la piena tracciabilità delle operazioni di acquisto e vendita dell’oro. I compro oro sono obbligati a dotarsi di un conto corrente dedicato alle transazioni finanziarie eseguite in occasione di tali operazioni;
  • la previsione di apposite sanzioni, con particolare riferimento all’esercizio abusivo dell’attività (ad esempio in caso di mancata iscrizione nel suddetto registro).

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ESA - European Supervisory Authorities: parere sul rischio riciclaggio per la finanza europea (22 febbraio 2017)

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Il 20 febbraio 2017 le tre autorità di vigilanza europea (EBA, EIOPA ed ESMA - ESA) hanno pubblicato un parere congiunto indirizzate alla Commissione europea sui rischi di riciclaggio di denaro (Money Laundering - ML) e il finanziamento del terrorismo (Terrorist Financing - TF) per il settore finanziario dell'Unione europea.
Il parere è un contributo al lavoro di valutazione del rischio che la Commissione europea sta svolgendo e rientra nelle azioni da parte delle autorità di vigilanza europee per favorire una convergenza in materia di vigilanza e parità di condizioni in materia di antiriciclaggio (Anti Money Laundering - AML) e di contrasto al finanziamento del terrorismo (Countering the Financing of Terrorism - CFT).

In particolare, questo parere congiunto sottolinea che esistono problemi da parte delle aziende nel comprendere e gestire i rischi di riciclaggio e finanziamento del terrorismo.
Il parere evidenzia anche le difficoltà connesse con la mancanza di accesso tempestivo alle attività di intelligence che potrebbero aiutare le aziende a identificare e prevenire i rischi di finanziamento del terrorismo nonché le notevoli differenze nel modo in cui le autorità nazionali competenti esercitano le loro funzioni.
 
Questi problemi, se non affrontati rischiano di indebolire il sistema europeo di prevenzione e repressione AML/CFT; sono pertanto necessarie azioni per meglio assicurarne l’efficacia.
Ciò è particolarmente importante in quanto gli Stati membri UE si muovono verso approccio basato sul rischio al sistema AML / CFT, che richiede un livello adeguato di consapevolezza del rischio ML/TF e una management expertise che non tutte le imprese e tutti i settori hanno.

Diverse iniziative sono già in corso come ad esempio il lavoro delle autorità di vigilanza europee su un approccio comune basato sul rischio alla vigilanza AML/CFT che, nel breve-medio termine, servirà per affrontare molti dei rischi individuati.

Basi legali

Il parere congiunto è stata redatto sulla base dell’articolo 6 (5) della Direttiva UE 2015/849 - La quarta direttiva UE sul riciclaggio di denaro - che impone ogni due anni alle autorità di vigilanza europee di emettere un parere congiunto sui rischi ML/TF relativi al settore finanziario UE.

Allegato

  • ESAS Joint Opinion on the risks of money laundering and terrorist financing affecting the Union’s financial sector (JC-2017-07) [PDF, 269KB]

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Vaticano: antiriciclaggio, sequestri per oltre 12 milioni di euro (20 febbraio 2017)

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Fonti: Articolo rielaborato da:

Il 18 febbraio 2017, nel corso dell’inaugurazione dell’80° anno giudiziario dello Stato pontificio, il promotore di giustizia del tribunale dello Stato della Città del Vaticano, Gian Pietro Milano, nella sua relazione ha detto che vi è «piena consapevolezza della necessità di un più incisivo adeguamento ai parametri segnalati dalle Raccomandazioni di Moneyval formulate nello scorso anno, e che hanno già portato ad alcune rimodulazioni dell'attuale assetto dell'Ufficio del Promotore di Giustizia».
Con disposizione dell'ottobre 2016 è stata infatti costituita, all'interno dell'Ufficio, la Sezione per i reati in materia economico-finanziaria, con particolare riferimento al riciclaggio ed al finanziamento del terrorismo, affidata al Promotore Aggiunto Prof. Roberto Zannotti.
L'alta qualificazione di tale unità, oltre che dalla specifica competenza dell'Aggiunto è assicurata dal contestuale rafforzamento della Sezione di Polizia Giudiziaria, attivo presso il Corpo della Gendarmeria, che si avvale di due nuove Unità, Ufficiali provenienti dalla Guardia di Finanza e dall'Arma dei Carabinieri, con ampia, apprezzata esperienza investigativa ed operativa» ha concluso il promotore.
Per quanto riguarda la «stretta, intensa interlocuzione» con Moneyval, l’organismo anti-riciclaggio del Consiglio d’Europa, Gian Pietro Milano rileva che se «possono dirsi adempiute per la più gran parte – e con piena soddisfazione – le "Raccomandazioni" collegate alle verifiche antiriciclaggio, tanto da potersi ritenere ormai colmato il gap iniziale rispetto agli standard internazionali per ciò che riguarda le azioni di prevenzione e monitoraggio, permangono sollecitazioni per un più consistente avvio di iniziative di prosecuzione giudiziale, e dunque si perseguano giudizialmente le posizioni segnalate nei "Rapporti" dell’Aif», l’authority di intelligence finanziaria del Vaticano.
Infatti nonostante i virtuosi raccordi tra l'autorità di intelligence e l'autorità giudiziaria, e la preziosa opera di collaborazione che, sino a oggi, si è tra loro sviluppata nel contrasto al riciclaggio, purtroppo, nella fase operativa vengono a collidere, con effetti neutralizzanti, le logiche del sistema preventivo - nell'ambito del quale opera l'autorità amministrativa - e quelle tipiche della funzione giudiziaria.  
Il Promotore di Giustizia dello Stato pontificio, ad ogni modo, non manca di elogiare la Gendarmeria ed elenca i successi ottenuti.
Dal 2013 al 2016 l’ufficio «ha emesso dieci provvedimenti di sequestro di beni per un ammontare complessivo di 11.297.510,03 euro; 1.012.156,77 dollari; 320.034,77 sterline. Di questi, i sequestri disposti nel solo 2016 ammontano a 1.132.300 euro e a 960.938 dollari».
Sono proseguite anche «assidue, rigorose attività di controllo doganale» per monitorare i passaggi finanziari trasfrontalieri, che sono sfociate, nel solo 2016, in controlli su 8.185 persone, 6.807 veicoli e «tra questi, 93 controlli sono stati effettuati con esito negativo».

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Transparency: la disponibilità di dati pubblici sull’antiriciclaggio in Italia non è soddisfacente (20 febbraio 2017)

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Traduzione unofficial del capitolo sull’Italia del rapporto “Top secret countries keep financial crime fighting data to themselves (qui in pdf  da pag. 23) di Transparency International: si tratta di un'analisi dettagliata sulla disponibilità di dati sull'azione antiriciclaggio in 12 Paesi, tra cui l'Italia.

Italia

L'Italia ha un livello particolarmente elevato di riciclaggio di denaro sporco, proventi illeciti provenienti da diversi tipi di criminalità - compresa la criminalità organizzata - con stime che vanno da 1,7 per cento al 12 per cento del PIL.
Le banche sono particolarmente vulnerabili a potenziali attività di riciclaggio (nota 70)

La dimensione relativa del settore finanziario italiano misurata in rapporto agli attivi bancari totali del PIL era 208 per cento nel 2014. (nota 71)
Tra le 10 più grandi aziende italiane - per dimensione patrimoniale - ci sono sette istituzioni finanziarie. (Nota 72)

Istituzioni antiriciclaggio

  • Unità di Informazione Finanziaria
  • Osservatorio sul Riciclaggio e sul Finanziamento del Terrorismo
  • Comitato di Sicurezza Finanziaria – monitoraggio e valutazione del Sistema di prevenzione e sanzionatorio
  • Guardia di Finanza - il corpo di polizia specializzato nelle indagini finanziarie, nell’antiriciclaggio nel contrato al finanziamento del terrorismo
  • ANAC - Autorità Nazionale Anticorruzione – prevenzione della corruzione nelle pubblica amministrazione e nelle imprese controllate dallo Stato

Norme principali antiriciclaggio

Dati antiriciclaggio disponibili

La disponibilità di dati pubblici sull’antiriciclaggio in Italia non è soddisfacente.
Dati pubblici antiriciclaggio sono disponibile solo per tre delle cinque sulle principali aree tematiche.
I dati disponibili si riferiscono a:

  1. financial intelligence
  2. sistemi legali antiriciclaggio (anti-money laundering legal systems)
  3. e parzialmente sulla vigilanza antiriciclaggio di denaro di supervisione.

Le principali fonti di dinformazione sono:

  1. le relazioni annuali UIF
  2. i mutual evaluation report di GAFI/FATF.

Nella sua ultima relazione annuale, l’Unità di Informazione Finanziaria – UIF (nota73) ha pubblicato i seguenti dati:

  • il numero di visite di controllo effettuate presso gli enti vigilati
  • il numero e il valore delle segnalazioni di operazioni sospette
  • informazioni su indagini penali relative al riciclaggio di denaroù

L'ultima FATF Mutual Evaluation Report on Italy è stato pubblicato nel febbraio 2016.
In precedenza, i rapporti sono stati pubblicati a intervalli di due o tre anni: 2006 (il rapporto di base) e 2009, 2011 e 2013 (relazioni di follow-up).
Grazie a tale frequenza sono disponibili informazioni antiriciclaggio aggiornate quali il valore dei proventi confiscati, il valore dei beni criminali sequestrati o congelati.

Dati rilevanti

Il numero di segnalazioni di operazioni sospette e di procedimenti e indagini penali sono alti il che indica che il corpus normativo (legal system) e la financial intelligence funzionano bene come ha anche confermato GAFI/FATF nel suo ultimo rapporto: "Le autorità di vigilanza e le forze dell’ordine (Law Enforcement Agencies  - LEAs) svolgono un ottimo lavoro di financial intelligence. Le autorità sono in grado di intraprendere con successo grandi e complesse indagini finanziarie e le relative azioni penali, e hanno confiscato ingenti quantità di beni proventi di reato".

Note al testo

 

Allegato

  • Transparency International, “Top secret countries keep financial crime fighting data to themselves” , 15 February 2017 (pdf, 1 M, 41 pp.)

Su Transparency:

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Transparency: Corruzione, banche e dati su antiriciclaggio (16 febbraio 2017)

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L’insufficiente disponibilità di dati pubblici è uno dei principali ostacoli a qualsiasi controllo indipendente - da parte della società civile e dei media - sull'efficacia delle misure antiriciclaggio

Il 15 febbraio 2017 Transparency International ha pubblicato il rapporto “Top secret countries keep financial crime fighting data to themselves”  (qui in pdf )
Si tratta di un'analisi dettagliata sulla disponibilità di dati sull'azione antiriciclaggio in 12 Paesi, tra cui l'Italia.
Di seguito una breve sintesi dell’introduzione.

Introduzione

Il buon funzionamento delle istituzioni finanziarie dipende essenzialmente dalla fiducia da parte dei cittadini.
È pertanto fondamentale che le banche garantiscano di non gestire denaro sporco per conto di individui corrotti, organizzazioni criminali o terroristi.
La corruzione e il riciclaggio di denaro (ML – Money Laundering) – ripulire cioè denaro proveniente da proventi illeciti – minano le regole del diritto, indeboliscono le istituzioni democratiche e danneggiano l’economia sana.
Nel solo 2013 i Paesi in via di sviluppo hanno perso una cifra stimata in 1,1 trilioni US $ (circa mille miliardi di dollari ndr) a causa di movimenti illegali di denaro da un paese all'altro.
Per porre fine a questi flussi illeciti sono necessarie misure anti-riciclaggio efficaci sia per i Paesi in via di sviluppo sia per quelli industrializzati.
L'esperienza degli ultimi anni ha più volte dimostrato che il rispetto delle regole nel settore finanziario non può basarsi solo sull’autoregolamentazione specie quando si tratta di antiriciclaggio: serve al contrario una forte vigilanza - coerente ed efficace – da parte di autorità esterne di vigilanza.
Il pubblico controllo è essenziale per l’accountability dei meccanismi di controllo e tuttavia questo rapporto dimostra che nei Paesi che ospitano i principali centri finanziari, i dati relativi all’efficacia della prevenzione e la repressione del riciclaggio di denaro sporco sono gestiti come se fossero Top Secret.
Solo uno dei tre indicatori-base antiriciclaggio indicati nelle linee guida internazionale è pubblico ed aggiornato nei 12 paesi che ospitano i principali centri finanziari, tra cui Stati Uniti, Regno Unito, Germania, Svizzera e Lussemburgo.
L’insufficiente disponibilità di dati pubblici è uno dei principali ostacoli a qualsiasi controllo indipendente - da parte della società civile e dei media - sull'efficacia delle misure antiriciclaggio.
Quando i dati sono pubblicati  lo si deve non all’opera di trasparenza delle autorità nazionali ma alle relazioni degli organismi internazionali in materia di antiriciclaggio, in particolare al FATF/GAFI. Questa mancanza di informazioni rende molto difficile per un cittadino o un giornalista avere un quadro completo sulle ispezioni, indagini, azioni penali e sanzioni antiriciclaggio nel proprio paese. La gente ha il diritto di sapere se i regulator stanno tenendo i criminali fuori dalle loro banche.
La mancanza di informazioni pubbliche pone in dubbio l’efficacia reale della vigilanza nel settore finanziario.

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La nostra principale raccomandazione è che tutti i Paesi dovrebbero essere tenuti a pubblicare annualmente le statistiche sulle loro attività antiriciclaggio e sui risultati raggiunti.
Dati antiriciclaggio disponibili in modo regolare e pubblico solo un elemento fondamentale per fare pressione sulle autorità e sulle imprese perché rafforzino i loro sistemi antiriciclaggio.
Se una sanzione per un mancato adempimento antiriciclaggio, la sua motivazione e il valore della sanzione ricevuta sono noti solo all’autorità di vigilanza e all'interessato, le altre imprese non avranno alcun incentivo per migliorare i propri sistemi .
Per tali motivi ciascun Paese dovrebbe rendere pubblici i propri dati aggregati sulle sanzioni ricevute, come ad esempio il valore totale e il numero di sanzioni, insieme ad informazioni di base sulle sanzioni, anche in forma anonima se necessario.

Raccomandazioni

1. Le autorità di vigilanza dovrebbero collezionare e pubblicare annualmente statistiche antiriciclaggio complete sulla base degli indicatori raccomandati da GAFI/FATF. Per facilitare l’acceso pubblico ai dati, le statistiche annuali antiriciclaggio di denaro dovrebbero essere pubblicate attraverso un “cruscotto” centralizzato.
Questa raccomandazione è anche in linea con i framework e le buone pratiche per la lotta alla corruzione internazionale e la trasparenza come ad esempio il punto 17 dell'Open Government Partnership (OGP) secondo il quale i governi devono garantire informazioni complete sulle attività di controllo. Sette paesi tra quelli compresi in questo rapporto aderiscono a OGP.

2. L'obbligo di pubblicare statistiche annuali sulle ispezioni antiriciclaggio dovrebbe diventare una raccomandazione degli organismi internazionali, quali GAFI/FATF e G20. La direttiva antiriciclaggio dell'UE prevede già il requisito per gli Stati membri dell'UE di pubblicare le statistiche antiriciclaggio.
Poter confrontare su basi standardizzate i dati antiriciclaggio sarebbe d’aiuto per promuovere le migliori pratiche e consentirebbe azioni correttive più efficaci e una migliore valutazione dei rischi. Questi dati sarebbero di grande utilità negli assessment nazionali ed internazionali periodici quali quelli svolti dal Fondo monetario internazionale. FATF/GAFI dovrebbe assumersi l’incarico di promuovere standard comuni per le statistiche antiriciclaggio.

3. Nella maggior parte dei paesi, le relazioni annuali di ciascuna FIU – Financial Intelligent Unit -  già rendono disponibili dati antiriciclaggio ma in forma limitata. Le FIU dovrebbero ampliare i dati diffusi e pubblicare statistiche complete per permettere il monitoraggio pubblico delle azioni di prevenzione e contrato del riciclaggio di ciascun paese.

I Paesi oggetto del rapporto

Australia, Cipro, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Lussemburgo, Olanda, Portogallo, Svizzera, Regno Unito, Stati Uniti.
Eccetto Cipro, tutti questi Paesi sono membri di GAFI/FATF: Cipro è membro di Moneyval a sua volta un associated FATF-style regional body (FSRB).

Indicatori antiriciclaggio utilizzati in questo rapporto

International cooperation

  • Number of AML-related mutual legal assistance (MLA) requests made
  • Number of AML-related MLA requests received/ granted/ refused/ processed
  • Number of AML-related extradition requests made/ received/ granted/ refused/processed
  • Average time taken to provide a response on the merits of MLA requests received
  • Average time taken to process extradition requests received 

AML/CTF supervision

  • Number of off-site (for instance, desk-based) monitoring or analysis
  • Number of on-site monitoring and analysis visits
  • Number of regulatory breaches identified
  • Total number of sanctions and other remedial actions applied27
  • Value of financial penalties

Legal persons and arrangements

  • Public beneficial owners registry
  • Average time to provide requesting country with basic or beneficial ownership information

Financial intelligence

  • Number of suspicious transactions reports (STR) received (also by reporting entity type)
  • Value of transactions in STRs received (including by reporting entity type)

Anti-money laundering legal system and operations

  • Number of criminal investigations for ML activity
  • Number of prosecutions for ML activity
  • Number of ML convictions
  • Number of sanctions imposed for ML offences
  • Value of proceeds of crime, instrumentalities, or property of equivalent value confiscated
  • Value of criminal assets seized or frozen

Allegato

  • Transparency International, “Top secret countries keep financial crime fighting data to themselves” , 15 February 2017 (pdf, 1 M, 41 pp.)

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Antiriciclaggio: la bozza V direttiva EU affronta il tema delle nuove valute virtuali (10 febbraio 2017)

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  • di Agatino Grillo

Il Consiglio dell'Unione europea ha pubblicato la prima bozza (pdf) della 5° Direttiva UE Antiriciclaggio (5AMLD) che aggiornerà e sostituirà l’attuale 4° direttiva (4AMLD) emanata lo scorso maggio 2015  e in corso di adozione da parte dei singoli paesi dell’Unione Europea.
La bozza di 5AMLD presenta una serie di novità rispetto a 4AMLD e si propone in particolare di:

  • affrontare le possibili minacce legate all'uso delle nuove tecnologie nelle transazioni finanziarie
  • rafforzare e armonizzare i controlli sui flussi finanziari di paesi terzi ad alto rischio
  • aumentare la trasparenza
  • conferire più poteri alle FIU - Unità di informazione finanziaria – nazionali.

Nuovi obblighi per i gestori e fornitori di valute elettroniche

La bozza di 5AMLD (pag. 4 punto 6) estende il suo ambito di applicazione alle “piattaforme di scambio di valute virtuali” e ai “prestatori di servizi di portafoglio digitale” (it is now proposed that 5AMLD will apply to “providers engaged in exchange services between virtual currencies and fiat currencies” and “custodian wallet providers”).

Il comunicato del 5 luglio 2016

Il 5 luglio 2016 la Commissione UE ha reso noto un comunicato ("La Commissione rafforza le norme sulla trasparenza per contrastare il finanziamento del terrorismo, l’elusione fiscale e il riciclaggio di denaro") in cui tra l’altro scrive:

Come annunciato nel piano d’azione  per rafforzare la lotta contro il finanziamento del terrorismo, la Commissione propone modifiche volte ad evitare che il sistema finanziario sia utilizzato per il finanziamento di attività terroristiche:
(…)

  • Lotta ai rischi di finanziamento del terrorismo legati alle valute virtuali: per evitare che le valute virtuali siano usate impropriamente per riciclare denaro e finanziare il terrorismo, la Commissione propone di includere nell'ambito di applicazione della direttiva antiriciclaggio piattaforme di scambio di valute virtuali e prestatori di servizi di portafoglio digitale. Queste entità dovranno applicare gli obblighi di adeguata verifica della clientela al cambio di valute virtuali in valute reali, ponendo fine all’anonimato associato a questi scambi (Tackling terrorist financing risks linked to virtual currencies: to prevent misuse of virtual currencies for money laundering and terrorist financing purposes, the Commission proposes to bring virtual currency exchange platforms and custodian wallet providers under the scope of the Anti-Money Laundering Directive. These entities will have to apply customer due diligence controls when exchanging virtual for real currencies, ending the anonymity associated with such exchanges).

Allegato

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  • Proposal for a Directive of the European Parliament and of the Council amending Directive (EU) 2015/849 on the prevention of the use of the financial system for the purposes of money laundering or terrorist financing (pdf, 403 K, 48 pp.)

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Guardia di Finanza: 741 operazioni sospette di finanziamento terrorismo (3 febbraio 2017)

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Fonte: sito Gdf  e adnkronos.com

Toschi: Nuove modalità di controllo

Il 2 febbraio 2017, presso la Scuola di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, si è svolto, alla presenza del Comandante Generale, Gen. C.A. Giorgio Toschi, del Presidente del G.A.F.I./F.A.T.F. (Gruppo di Azione Finanziaria Internazionale/Financial Action Task Force), Juan Manuel Vega-Serrano e del Procuratore Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Dott. Franco Roberti, il convegno sul tema "Prevenzione e contrasto ai canali di finanziamento del terrorismo".
L'iniziativa scientifica è stata dedicata all'approfondimento della tematica attraverso mirati interventi, da parte di un qualificato panel di relatori, attinenti i profili finanziari delle nuove minacce terroristiche delineati dal G.A.F.I., il ruolo degli attori istituzionali coinvolti nonché le iniziative nazionali ed europee tese a rafforzare la tutela penale in materia.

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(da adnkronos.com)

Per quanto riguarda le operazioni di finanziamento del terrorismo internazionale, è stato registrato "un aumento esponenziale di operazioni sospette": sono state 741 quelle segnalate nel 2016, "con un incremento di sei volte in due anni".
Le cifre sono state fornite da Claudio Clemente, Direttore dell'Uif (Unità di informazione finanziaria) per l'Italia, nel corso del convegno 'Prevenzione e contrasto ai canali di finanziamento del terrorismo', svoltosi alla Scuola di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza alla presenza del Comandante generale Giorgio Toschi.
Ecco perché, ha aggiunto Clemente, lo sforzo è quello di segnare un 'cambio di passo' per affrontare "le nuove sfide di un fenomeno in evoluzione".
In particolare, il 70% delle segnalazioni proveniva da Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Piemonte.
Non solo persone fisiche, ma spesso anche enti no profit sospettati di finanziare le reti terroristiche.
Negli ultimi due anni gli enti di controllo europei hanno scambiato informazioni su 30mila persone. Sotto la lente degli organismi di prevenzione sono finiti bonifici bancari e versamenti verso Paesi arabi, Nord Africa e Somalia.
Le iniziative promosse per la prevenzione e il contrasto dei canali di finanziamento del terrorismo sono state delineate dal Comandante Generale della Guardia di Finanza, Generale di Corpo d’Armata Giorgio Toschi: "Innovative forme di circolarità informativa sul piano preventivo" e, "sul fronte operativo", nuove "modalità di controllo per rendere più diffusa e sistematica la vigilanza nei confronti degli utilizzatori di canali di pagamento alternativi al sistema bancario, tra i quali, principalmente, i money transfer".

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"Un impegno rafforzato del Corpo - ha aggiunto Toschi, intervenuto al convegno - che trova fondamento e riconoscimento anche nelle direttive impartite dal Ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan”.
Nel corso dei lavori, moderati dal Presidente del Cesi (Centro Studi Internazionali) Andrea Margelletti, Toschi ha puntato l’accento sull’"assetto dei compiti e delle funzioni del Corpo, tanto in materia di antiriciclaggio quanto di contrasto al finanziamento del terrorismo. Un complesso di attività che si sviluppa in stretto coordinamento con gli organi deputati alla definizione delle politiche economico - finanziarie e alla gestione del sistema di sicurezza nazionale”.
“Sul piano organizzativo, subito dopo il mio insediamento – ha precisato il Comandante della Gdf – ho avviato i lavori per l’istituzione del GIFT (Gruppo Investigativo Finanziamento Terrorismo) nell’ambito del Nucleo Speciale Polizia Valutaria, manovra completata da ultimo con l’istituzione delle SIFT (Sezioni Investigative Finanziamento al terrorismo) in seno ai Nuclei di Polizia Tributaria di Roma, Milano e Napoli”.

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Al convegno hanno preso parte il Comandante della Scuola di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza, Giancarlo Pezzuto, Franco Roberti Procuratore Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo, Matteo Piantedosi Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza preposto all’attività di coordinamento e pianificazione, Antonio Laudati della Procura Nazionale Antimafia ed Antiterrorismo, Paola Severino Rettore dell’Università Luiss, Claudio Clemente Direttore dell’Unità d’Informazione Finanziaria per l’Italia, Lamberto Giannini Presidente del Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo, Giuseppe Maresca Capo della Direzione Prevenzione Utilizzo Sistema Finanziario per Fini Illegali - Ministero dell’Economia e delle Finanze, Caterina Chinnici Parlamentare Europeo, shadow rapporteur per la Direttiva contro il terrorismo e Stefano Screpanti Capo del III Reparto Operazioni del Comando Generale della Guardia di Finanza.

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  • L’audio integrale dell’intervento di Caterina Chinnici (wmv

"La situazione sotto il profilo della minaccia terroristica è particolarmente difficile. Non ci deve trarre in inganno la difficoltà militare dello Stato Islamico, che sta perdendo fette consistenti di territorio" ha sottolineato al convegno Lamberto Giannini, presidente del Comitato di Analisi Strategica Antiterrorismo. Al contrario, "l'avvicinarsi della sconfitta militare accresce la minaccia per l'Europa e per il nostro territorio". Oltre al Daesh, "al Qaeda è ancora operativa". Ecco perché è necessario "cogliere ogni segnale di radicalizzazione", ha aggiunto Giannini.
"L'Italia corre rischi notevoli in questa fase storica di 'iperterrorismo' globale. L'operatività di un gruppo dipende in maniera decisiva dalle possibilità di finanziarsi", ha sottolineato Antonio Laudati, della Procura Nazionale Antimafia e Antiterrorismo, ma oggi la nuova fisionomia del terrorismo consente anche azioni 'low cost'. "Ormai anche solo mille euro sono sufficienti per trovare esplosivo e alloggio e commettere un attentato. E' una sfida culturale che ci obbliga ad agire in tempi brevi e a lavorare soprattutto in chiave preventiva", ha osservato Laudati.
Per il Procuratore nazionale Antimafia e Antiterrorismo, Franco Roberti, "tutte le molteplici fonti di finanziamento del terrorismo vanno investigate e monitorate" in un'ottica di "cooperazione internazionale" per una miglior prevenzione del fenomeno. "Il nostro - ha rilevato Matteo Piantedosi, Vice Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, "è un sistema plurale ma coordinato, un modello che funziona e che non comporta la negazione delle competenze specifiche".

Il programma del convegno

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Antiriciclaggio: protocollo d’intesa tra Procura Milano e UIF (1° febbraio 2017)

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  • Fonte: Comunicato UIF (pdf) del 27 gennaio 2017

Protocollo d'intesa tra la Procura della Repubblica di Milano e la UIF

Il Procuratore della Repubblica di Milano, Francesco Greco, e il Direttore dell'Unità di Informazione Finanziaria per l'Italia, Claudio Clemente, hanno stipulato in data odierna un protocollo d'intesa volto a rendere ancora più intensa la collaborazione in tema di prevenzione e contrasto della criminalità finanziaria, del finanziamento del terrorismo e del riciclaggio dei capitali illeciti e a dare piena ed efficace attuazione alle norme in materia di scambio di informazioni.
L'accordo delinea la cornice dei rapporti di collaborazione tra Procura e UIF, provvedendo a ratificare le migliori prassi da tempo in uso, disciplina lo scambio di informative di reciproco interesse, prevede l'individuazione di aree tematiche per l'analisi congiunta di fatti e informazioni.
Sono regolate le modalità di utilizzo della documentazione e quelle dello scambio telematico dei dati e viene rimarcata l'esigenza di iniziative di formazione reciproca.
Il protocollo stimola la crescita della cooperazione per fronteggiare le sempre più sofisticate minacce della criminalità anche terroristica, rafforzando le sinergie volte a intercettare le disponibilità economiche che le agevolano.

Milano, 27 gennaio 2017

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