Maurizio Arena: responsabilità penale dell'ODV, prima sentenza della Cassazione (3 giugno 2016)

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Importante pronuncia della Corte di Cassazione (sez. I, 20 gennaio 2016, n. 18168) sull'ipotizzata responsabilità dei membri dell'ODV in materia antinfortunistica

Riassumiamo i fatti.
La Procura della Repubblica presso il Tribunale di Gorizia imputava:
- ex art. 437 c.p. (rimozione od omissione dolosa di cautele contro infortuni sul lavoro) ai componenti del Consiglio di Amministrazione della società di avere omesso di collocare apparecchi idonei al sollevamento dei materiali a mezzo gru o di averne messi in numero insufficiente, e segnatamente appositi accessori quali baie o ceste idonee al carico dei materiali su una nave (con conseguenti lesioni gravi a carico di un operaio);
- ex art. 437 c.p. ai componenti dell'Organismo di Vigilanza di avere omesso di segnalare al Consiglio di amministrazione e ai direttori generali e di non aver preteso che si ponesse rimedio ad una serie di carenze in tema di prevenzione degli infortuni che venivano segnalati nei report in tema di sicurezza all'interno del cantiere, i quali ripetevano da tempo la mancanza di impianti, apparecchi e segnali, ma che l'Organismo di Vigilanza avrebbe recepito passivamente, senza segnalare alcunché al datore di lavoro, e, al contempo, non approfondendo gli aspetti di gestione delle attrezzature di lavoro e l'utilizzo di appositi accessori quali baie o ceste.
Con sentenza del 18 dicembre 2014 il GUP del Tribunale di Gorizia dichiarava non luogo a procedere in relazione all'imputazione ex art. 437 c.p., nei confronti di tutti gli imputati, con la formula "perché il fatto non sussiste".
Nel ricorso per Cassazione il Procuratore della Repubblica rilevava che il Consiglio di Amministrazione era stato informato delle manchevolezze e che l'Organismo di Vigilanza sapeva che i cantieri giustificavano le stesse con problemi economici: inoltre, per quest'ultimo organo, il ricorso rammentava la funzione di controllo e la mancanza di sollecitazioni ad assumere iniziative concrete per la sicurezza; lamentava infine anche la mancanza di indipendenza dell'organismo di vigilanza e l'incompetenza tecnica dei suoi componenti.
La Corte di Cassazione, nel rigettare il ricorso (su conformi conclusioni del Procuratore Generale), sul punto che qui interessa così si esprime:
Desta perplessità la configurazione di una responsabilità in capo ai componenti dell'Organismo di Vigilanza basata sul non aver loro portato a conoscenza del Consiglio di Amministrazione le asserite manchevolezze che avrebbero afflitto i cantieri navali: le perplessità sono causate da una inevitabile contraddizione nella quale la ricostruzione della vicenda sembra avvilupparsi, poiché, se - seguendo appunto l'ipotesi di accusa - i citati membri dell'Organismo di Vigilanza nulla avevano riferito ai membri del Consiglio di Amministrazione, è ben difficile ipotizzare una responsabilità in capo a questi ultimi per non avere adottato le cautele che le situazioni di pericolo avrebbero richiesto.
Parimenti, occorre prendere atto che il ricorso non precisa quali fossero la carenze e le manchevolezze che sarebbero state dolosamente ignorate dai membri dell'Organismo di Vigilanza: né, in particolare, il ricorso afferma che siffatte imprecisate manchevolezze avrebbero riguardato le ceste utili per la sollevazione dei tubi.
Sul sito "I Reati Societari" e su quello dell'Osservatorio 231 Farmaceutiche una nota di commento ("La Cassazione si pronuncia sulla responsabilità penale dell'ODV", 16 maggio 2016) http://www.reatisocietari.it/index.php/modelli-organizzativi-e-organismo... e il testo integrale della sentenza.

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