La Svizzera dice addio al segreto bancario (Il Sole 24 Ore, 16 giugno 2016)

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Fisco internazionale. Domani i due rami del Parlamento in seduta plenaria voteranno i nuovi standard
Fine dell’Euroritenuta - Il protocollo fra la Confederazione elvetica e l’Europa aggiorna l’accordo fiscale del luglio del 2005

  • di Paolo Bernasconi e Alessandro Galimberti

La Svizzera dice addio al segreto bancario e apre definitivamente e ufficialmente l’era dello scambio automatico di informazioni fiscali.
I due rami del Parlamento – Consiglio Nazionale e quello degli Stati – domattina ratificheranno in sede plenaria ciò che hanno già approvato nei mesi scorsi, cioè la modifica dell’accordo sull’Euroritenuta entrato in vigore il 1° luglio del 2005.
Dal 1° gennaio 2017, e con retroattività che coincide con la stessa data, tutti gli intermediari finanziari svizzeri dovranno inviare report semestrali all’autorità fiscale nazionale che li trasmetterà, a sua volta, all’agenzia delle Entrate e alle altre 27 agenzie dell’area Ue.
L’Unione Democratica di Centro, partito di maggioranza relativa in Svizzera, ha votato contro, ma non è stato annunciato il referendum popolare, che potrebbe eventualmente modificare il calendario governativo nei 100 giorni successivi all’approvazione.
Nel dicembre scorso, il Parlamento svizzero aveva già approvato il quadro legale di supporto, ossia lo Standard comune per la comunicazione e le informazioni (Crs) nonché l’Accordo multilaterale fra autorità competenti (Mcaa) dell’Ocse.
Sul piano formale, nei confronti dei 28 Stati membri dell’Unione europea, l’applicazione di questo pacchetto di standard avrà luogo in applicazione del recente Protocollo fra la Svizzera e l’Unione europea, che ha modificato sostanzialmente l’Accordo sull’Euroritenuta fra la Svizzera e l’Unione europea in vigore dal 1.7.2005.
Riguardo a ogni cliente, le banche oppure le compagnie di assicurazioni sulla vita trasmetteranno al fisco federale svizzero, affinché li ritrasmetta al fisco dello Stato di residenza, tutti i dati concernenti il cliente, nonché i dati concernenti il suo patrimonio, ossia l’importo lordo degli interessi e dei dividendi, distribuzioni da fondi di investimento, saldi dei conti bancari al 31 dicembre, compresi quelli intestati a società di sede, fondazioni e trust, (di cui dovrà essere comunicato il nome anche dei trustees e dei protectors), redditi da determinati contratti di assicurazione sulla vita, nonché l’importo lordo derivante dalla cessione di attivi finanziari.
Scarse le garanzie per i contribuenti esteri coinvolti: infatti, secondo la giurisprudenza federale, le garanzie previste dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’Uomo in applicazione del principio dell’equo processo (articolo 6 Cedu) non si applicano alle procedure di acquisizione delle informazioni.
Anzi, il Tribunale federale già anni orsono dichiarò che, nei confronti della cooperazione internazionale addirittura in materia penale, i principi del cosiddetto «equo processo» non erano applicabili, poiché le procedure di cooperazione non sono considerate come procedure penali vere e proprie.
Per le migliaia di clienti del sistema bancario svizzero residenti all’estero ciò significa una quasi totale assenza di garanzie procedurali: ogni banca e compagnia di assicurazione deve informare preventivamente la clientela riguardo alle informazioni destinate ad essere trasmesse al fisco del paese di residenza.
I clienti potranno far valere esclusivamente il proprio diritto all’informazione, nonché esigere la rettifica dei dati eventualmente inesatti che fossero basati su errori di trasmissione.
Bisognerà appellarsi alla legge federale sulla protezione dei dati, con facoltà di chiedere la protezione al giudice civile.
Si tratta di un’eventualità importante, per esempio se la banca dovesse disconoscere la residenza del cliente fuori da un paese dell’Ue, considerata fittizia, magari facendo valere che la residenza p.es.
in un paese dei Caraibi o del Golfo, sia stata comperata pagando qualche migliaio di dollari.

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