Voluntary disclosure: accordo tra Italia e Svizzera è legge (Il Sole 24 Ore, 19 maggio 2016)

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  • Fonte: on line su Iusletter.com  e in pdf su rassegna stampa Agenza delle Entrate

In meno di quindici mesi si è chiusa la questione fiscale con la Svizzera, paese da cui è originato il 70% dell’emersione del programma di voluntary disclosure.

  • di Alessandro Galimberti

Con la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n.115 di ieri la legge 69/16 sullo scambio di informazioni fiscali (Protocollo di Milano, firmato il 23 febbraio 2015 ) entra oggi in vigore (il 19 maggio 2016 ndr).
Per una volta l’Italia ha battuto sul tempo i vicini elvetici, considerato che sull’altro versante delle Alpi la Convenzione sulle doppie imposizioni, pur approvata da entrambi i rami del legislativo, è ancora in attesa della possibilità (remota) di sottoposizione a referendum di iniziativa popolare: il termine scade il prossimo 7 luglio.
Una volta scollinato anche l’ultimo ostacolo, i due paesi dovranno notificarsi per via diplomatica il completato iter legislativo, dopodiché lo scambio reciproco di informazioni fiscali diventerà realtà. Con alcuni limiti importanti, però.
L’assistenza amministrativa di cui parla il Protocollo riguarda singoli contribuenti o anche gruppi di contribuenti (ma identificati attraverso chiari parametri oggettivi), resta però ancora vietata la fishing expedition (la pesca a strascico di presunti evasori).
Inoltre, la retroattività della norma – cioè la possibilità di “fotografare” i patrimoni oscurati all’estero – si ferma al 23 febbraio del 2015, giorno in cui il Protocollo venne solennemente firmato nella Prefettura di Milano, alla vigilia di Expo.
Per il successivo e definitivo passo, cioè lo scambio automatico di informazioni, bisognerà attendere altri 19 mesi, visto che la Svizzera adotterà lo standard massimo di trasparenza internazionale solo a partire dal 1° gennaio 2018.
E su questo versante la retroattività della norma – punto evidentemente cardine della vicenda – è di fatto ancora tutto da giocare.
Il nuovo accordo fiscale, che aggiorna il Protocollo entrato in vigore nel 1978 , segna comunque una tappa importante nei rapporti di vicinato “tributario”, e una reale “disclosure”.
Se è vero che «si applicano nello Stato richiesto le norme di procedura amministrativa relative ai diritti del contribuente» è però inteso che «questa disposizione serve a garantire al contribuente una procedura regolare e non mira a ostacolare o ritardare indebitamente gli scambi effettivi di informazioni».
Ancora, non è possibile imporre modifiche legislative allo Stato richiesto o «esigere di rivelare un segreto commerciale, industriale o professionale oppure procedimenti commerciali o informazioni la cui comunicazione sarebbe contraria all’ordine pubblico», però – a dimostrazione che l’era del segreto bancario è definitivamente tramontata – la Svizzera non può rifiutare di comunicare informazioni «unicamente perché queste sono detenute da una banca, un altro istituto finanziario, un mandatario o una persona che opera in qualità di agente o fiduciario».

Allegato

Legge 4 maggio 2016, n. 69, “Ratifica ed esecuzione del Protocollo che modifica la Convenzione tra la Repubblica italiana e la Confederazione svizzera per evitare le doppie imposizioni e per regolare talune altre questioni in materia di imposte sul reddito e sul patrimonio, con Protocollo aggiuntivo, conclusa a Roma il 9 marzo 1976, così come modificata dal Protocollo del 28 aprile 1978, fatto a Milano il 23 febbraio 2015. (16G00080) (GU n.115 del 18-5-2016 )
note: Entrata in vigore del provvedimento: 19/05/2016 su Normattiva  e in pdf su sito de Il Sole 24 Ore  (194 K, 4 pp.)

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