Jersey, ok dell’Italia a intesa su scambio informazioni fiscali (FiscoOggi.it, 14 novembre 2014)

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Completato l’iter di approvazione della legge che autorizza ratifica ed esecuzione dell'accordo internazionale

  • di Andrea De Angelis

Il Parlamento italiano ha detto sì alla ratifica esecutiva all’accordo, sottoscritto a Londra nel marzo 2012, con il Governo di Jersey che prevede una collaborazione sullo scambio di informazioni in materia fiscale.
A tal riguardo il Presidente della Repubblica ha promulgato la legge n. 158 del 17 ottobre 2014.

L’intesa tra i due Paesi nel dettaglio

L’oggetto e l’ambito di applicazione dell’accordo riguardano la reciproca assistenza attraverso lo scambio di informazioni rilevanti e con particolare riferimento alla determinazione, all’accertamento, alla riscossione (anche coattiva) delle imposte previste e di cui all’articolo 3 rubricato imposte considerate. Ù
Non di meno conto, inoltre, è lo scambio delle suddette informazioni al fine delle indagini di carattere fiscale per arrivare fino ai procedimenti per i reati tributari.
Lo scambio di informazioni è previsto a prescindere dalla residenza o della nazionalità di una parte che, una volta interpellata, non ha l’obbligo di fornire informazioni che non siano detenute dalle sue autorità o ottenibili entro la sua giurisdizione territoriale.

L’ambito di applicazione

Le imposte considerate nell’accordo sono per l’Italia Irpef, Ires, Irap, Iva, imposte sostitutive e quelle sulle successioni e donazioni; per il Jersey, invece, le imposte sui redditi e l’imposta sui beni e servizi.
Inoltre, il secondo comma dell’articolo 3, prevede l’estensione a ogni imposta di identica natura istituita dopo la data della firma dell’accordo nonché delle imposte in aggiunta o in sostituzione delle imposte esistenti.
Le autorità competenti, di conseguenza, dovranno notificarsi le modifiche sostanziali avvenute dal punto di vista della normativa fiscale.

Lo scambio di informazioni

L’articolo 5, disciplina lo scambio di informazioni su richiesta e, pertanto, l’autorità competente della parte interpellata provvede a fornire le informazioni previste dall’accordo.
La parte interessata, invero, fornisce tali informazioni a prescindere se ciò sia utile ai fini del proprio sistema impositivo.
Le informazioni che le autorità della parte interpellata sono autorizzate a fornire riguardano le informazioni in possesso di banche, istituti finanziari e di qualsiasi soggetto che operi in qualità di agente o fiduciario.
Informazioni riguardanti la proprietà di società di capitali o di persone.
In particolare, nel caso dei trust, delle fondazioni e degli organismi di investimento collettivo anche i dati delle persone fiduciarie, beneficiarie, socie e sulle quote, sulle unità e sugli altri interessi. Il presente accordo non prevede alcun obbligo per le parti di fornire informazioni con riferimento alle società quotate in Borsa o ai fondi o agli organismi di investimento collettivo pubblici se le stesse non possano essere ottenute senza difficoltà eccessive.
Quanto alla singola richiesta di informazione, articolo 5 comma 5, essa deve essere formulata in maniera più precisa possibile con l’indicazione del soggetto coinvolto, il periodo, la natura delle informazioni, la finalità fiscale ed altro ancora.

Le verifiche fiscali

Per quanto riguarda le verifiche fiscali all’estero è previsto, all’articolo 6, che una parte consenta a rappresentanti dell’altra parte di entrare nel territorio nazionale per esaminare atti e documenti o per procedere all’interrogatorio di persone per reperire informazioni.
L’articolo 7, disciplina la possibilità di rifiutare una richiesta nei casi in cui la stessa non sia conforme a quanto previsto nell’accordo, sia incompleta oppure contenga notizie contrarie all’ordine pubblico.
Il diritto alla riservatezza è contemplato nell’articolo 8, da cui si legge come tutte le informazioni fornite o ricevute dalle autorità competenti delle parti vengono tenute segrete e non possono essere utilizzate per finalità diverse da quelle previste nonché vengono comunicate solamente a persone e autorità che perseguano i fini di cui all’articolo 1 dell’accordo.

La procedura per risolvere controversie interpretative

Da rilevare è anche la previsione di una procedura amichevole tra le parti nel caso emergano difficoltà circa l’applicazione o l’interpretazione dell’accordo. In tale situazione, le autorità delle parti si impegnano a fare del loro meglio per addivenire alla soluzione della questione mediante un accordo amichevole.
Per ultimo, ciascuna parte può denunciare l’accordo notificandone la cessazione tramite lettera all’autorità competente dell’altra parte. In tal caso, di denuncia, le parti restano vincolate dalle disposizione dell’accordo relativamente a tutte le informazioni acquisite in base all'accordo stipulato tra i due Paesi.

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