Criptomoneta e distacco dalla moneta legale: il caso bitcoin (Dirittobancario.it, 9 dicembre 2016)

Bitcoin_paper_wallet_generated_at_bitaddress2.jpg

Su dirittobancario.it è stato pubblicato il documento “Criptomoneta e distacco dalla moneta legale: il caso bitcoin”  (pdf, 1.6 M, 23 pp.) a firma di Giuliano Lemme  , Ordinario di Diritto dell’Economia nell’Università di Modena e Reggio Emilia e Sara Peluso, già Assegnista di Ricerca di Politica Economica nell’Università di Modena e Reggio Emilia

Di seguito l’indice e il paragrafo “3. Bitcoin e le criptovalute” del documento dedicato a “Bitcoin”; il testo completo è disponibile su dirittobancario.it anche in pdf

Estremi per la citazione:
G. Lemme e S. Peluso, Criptomoneta e distacco dalla moneta legale: il caso bitcoin, in Riv. dir. banc., dirittobancario.it, 43, 2016
ISSN: 2279–9737, Rivista di Diritto Bancario

Indice

1.L’evoluzione del concetto di “moneta legale” e la dematerializzazione monetaria
2. Free money e monete virtuali
3. Bitcoin e le criptovalute
4. Bitcoin e le tre funzioni della moneta: analisi comparativa
4.1. Informazioni preliminari
4.2. Bitcoin come mezzo di scambio
4.2.1. Costi di transazione
4.2.2. Anonimato e trasparenza.
4.2.3. Corso legale.
4.2.4.Costi fissi.
4.2.5. Esternalità/Economia di rete.
4.2.6. Risoluzione delle controversie.
4.2.7.Credito
4.3. Bitcoin come unità di conto
4.3.1. Divisibilità.
4.3.2.  Volatilità dei prezzi.
4.4. Bitcoin come riserva di valore
4.4.1. Tendenza deflazionistica
4.4.2. Sicurezza informatica.
5. Bitcoin e la volatilità

3. Bitcoin e le criptovalute

È comunque con Bitcoin che la moneta complementare di tipo digitale raggiunge l’espressione sin qui più compiuta, più aperta, più decisamente simile alla vera e propria moneta[26].
La nascita di Bitcoin è stata – volutamente – tenuta avvolta in un’aura misteriosa e quasi mitica: un programmatore che si celava sotto lo pseudonimo Japanese sounding Satoshi Nakamoto[27] nel 2009 avrebbe creato l’algoritmo di funzionamento di questa criptovaluta. Funzionamento estremamente complesso, basato però su un dato fondamentale: la creazione stessa della moneta è fenomeno condiviso dalla comunità, in quanto “fabbricare” Bitcoin significa al tempo stesso contribuire alla sicurezza del sistema. Non solo: non vi è nessun ente o soggetto centrale che controlla l’emissione, che quindi è basata su un meccanismo peer to peer puro, in cui ciascun utente ha diritti pari a quelli degli altri. In mancanza di un soggetto singolo con diritti di gestione della moneta, è dunque il solo algoritmo di creazione che ne definisce le caratteristiche ed i limiti di emissione[28].
Tra gli aspetti sostanziali di Bitcoin vi è dunque l’assenza di un soggetto intermediario nella trasmissione di moneta. L’intermediazione (sia quella svolta dalla Banca Centrale, che garantisce che l’emissione di moneta avvenga nell’ambito delle regole stabilite dallo Stato, sia quella delle banche, nel caso di moneta scritturale) è volta sia a consentire la circolazione, sia a garantire che la moneta non venga duplicata, nel senso che la sua trasmissione si accompagni ad una diminuzione della disponibilità materiale del pagante[29]. Con Bitcoin, il particolare meccanismo garantisce che, nella normalità dei casi, la duplicazione sia di fatto impossibile[30]. Questo ovviamente non fa che rafforzarne la natura in certo senso solidaristica, oltre che “anarchica”, nel senso sopra spiegato.
Ciò posto, il problema diviene quello di accertare la natura giuridica di Bitcoin (ed in generale di tutte le criptomonete, delle quali Bitcoin, come dicevo, è l’esempio più noto e più diffuso).
Sul punto, dobbiamo partire dalla posizione ufficialmente espressa dalla BCE[31]. La Banca Centrale Europea ha dedotto infatti che le monete virtuali, in quanto prive di un apparato normativo che ne stabilisca la funzione di mezzo di adempimento delle obbligazioni pecuniarie, non sarebbero moneta. O meglio: lo sarebbero, ma solo nel senso di moneta contrattuale, valida dunque nei meccanismi di scambio in quanto vi sia un accordo tra le parti[32]. Le monete virtuali, continua la Banca, non sarebbero dunque soggette ai meccanismi normativi previsti dalla PSD.
Le conclusioni sono dunque che “As a result, analysis from the economic and legal perspectives leads to the conclusion that virtual currencies should not be bundled into the generic words of money or currency, even though their technical appearance takes a form which has some similarities to scriptural money and/or electronic money”.
Ora, partendo proprio da quest’ultimo punto, va a mio avviso precisato che la BCE mantiene una posizione estremamente conservatrice sull’uso del termine moneta; lo stesso rapporto ora citato, ad esempio, afferma che “scriptural money, or bank money, in euro and electronic money (e-money) in euro are not legal tender. Nevertheless, these forms of money are widely accepted for all kinds of payments by choice”. Come ho già detto, riconoscere valore di moneta legale alla sola moneta fisica appare oggi un concetto fondamentalmente superato, in quanto la moneta bancaria e quella elettronica, a seconda del contesto, hanno valore di mezzo di adempimento delle obbligazioni pecuniarie assolutamente analogo a quello della moneta fisica.
Ciò posto, le conclusioni cui giunge la BCE sono a mio avviso fondamentalmente condivisibili, in quanto Bitcoin, e con esso tutte le monete virtuali, non facendo riferimento ad un sistema normativo specifico stabilito da una autorità centrale, non possono assolvere funzione di mezzo di adempimento delle obbligazioni pecuniarie se non, al limite, in base al meccanismo previsto dall’art. 1278 c.c.
Il problema, peraltro, diviene quello di stabilire entro che misura Bitcoin possa assolvere la funzione di estinzione di obbligazioni pecuniarie in determinate circostanze. La sin troppo facile (ed immediata) risposta (assunta anche dalla BCE nel citato rapporto) è che tale funzione è limitata al solo contesto in cui, previo accordo delle parti, Bitcoin venga accettata in pagamento. Peraltro, occorre anche sottolineare che ammettere il valore solutorio in questi termini sposta il problema in gran parte dal livello qualitativo a quello quantitativo; detto altrimenti, se Bitcoin o un’altra criptomoneta divenissero de facto sufficientemente diffuse, potrebbero ad un certo punto assumere una funzione monetaria in senso stretto[33]. Ciò non significherebbe comunque, si badi bene, che Bitcoin allo stato potrebbe assumere la funzione di moneta legale; perché ciò avvenisse, occorrerebbe che un determinato contesto normativo ne definisse la legge di circolazione, il che allo stato appare contraddetto dallo stesso meccanismo “anarchico” al quale più volte ho fatto cenno[34].
Un significativo passo nel senso di riconoscere il valore di Bitcoin come moneta è stato tuttavia compiuto dalla Corte di Giustizia UE, con la sentenza 22.10.15 (in causa C-264/14, Skatteverket c/ David Hedqvist). La Corte ha infatti stabilito, proprio con riferimento a Bitcoin, che “ le operazioni relative a valute non tradizionali, vale a dire diverse dalle monete con valore liberatorio in uno o più paesi, costituiscono operazioni finanziarie, in quanto tali valute siano state accettate dalle parti di una transazione quale mezzo di pagamento alternativo ai mezzi di pagamento legali e non abbiano altre finalità oltre a quella di un mezzo di pagamento”.
Nella sentenza, di fatto, l’operazione di cambio da Bitcoin a moneta legale è stata riconosciuta alla stregua di una operazione finanziaria di cambio tradizionale (del tipo che il mio Maestro Paolo Ferro-Luzzi riconduceva allo schema tipico “denaro-denaro”). Sebbene questo non comporti il venir meno della mancata riconducibilità di Bitcoin alla moneta legale in senso stretto, nondimeno il significato è quello di un passo avanti verso l’equiparazione piena alla moneta in senso lato.
Non mancano, a questo proposito, esempi di Paesi nei quali si sta andando nella direzione di una piena parificazione di Bitcoin alla moneta legale. In Giappone, il 22.5.2016 la Dieta ha approvato una legge che regola il pagamento in valute virtuali[35] mentre negli Stati Uniti è recentissimo il caso di una pronuncia giudiziaria in base alla quale Bitcoin è moneta, e non una commodity[36].
In effetti, il timore principale delle autorità centrali è quello che la diffusione non regolata di Bitcoin possa minare alla base gli strumenti di controllo delle politiche monetarie[37]. Di contro, nel Regno Unito, Paese nel quale l’attenzione verso le criptomonete è crescente grazie al ruolo di Londra quale capitale finanziaria, si sottolinea come l’intrinseca limitazione dell’ammontare di Bitcoin che possono essere creati[38] possa consentire una predizione accurata della massa monetaria circolante e limitare l’inflazione[39].
Il quadro, dunque, è estremamente variegato e complesso. Certamente i governi e le banche centrali si rendono conto delle potenzialità (sinora in gran parte rimaste a livello embrionale) delle criptomonete e di Bitcoin, ed hanno in prevalenza agito su di un piano preventivo. Allo stato, quantomeno su un piano quantitativo, non sembra che Bitcoin possa incidere in maniera significativa sulle politiche monetarie, quantomeno nell’immediato futuro.
Quanto al tema da cui sono partito, ossia la natura (monetaria o meno) delle criptomonete, ritengo possa farsi un ragionamento analogo: la base “consensuale” di circolazione è attualmente troppo ridotta perché si possa parlare quantomeno di equivalenza alla moneta legale; la stessa natura limitata della creazione di Bitcoin ne favorisce il confinamento entro ambiti circoscritti. Il sasso, però, è stato gettato nello stagno; non è detto che, in futuro, non si possano creare altre valute virtuali le cui caratteristiche (e il cui successo) consentano un affiancamento o addirittura una sostituzione alla moneta legale “tradizionale”. Ma su questo punto ritorneremo alla fine del presente scritto.

Allegato

161209-bitcoin.jpg

  • G. Lemme e S. Peluso, Criptomoneta e distacco dalla moneta legale: il caso bitcoin (pdf, 1.6 M, 23 pp.)

Note al testo

  • [26] G. Hileman, op. cit., pagg.15 segg., distingue tra “money” e “currency”: la prima sarebbe la moneta in senso lato, in tutte le sue funzioni, mentre la seconda sarebbe mezzo di scambio. Sotto questo profilo, potremo sin d’ora anticipare che Bitcoin è più “currency” che “money”. Sul punto, in una chiave di lettura filosofica, v. M. G. Turi, La distinzione fra moneta e denaro, Roma, 2009. L’A. nota, anche con esempi lessicali, che in effetti la moneta non può essere usata come sinonimo di denaro, ma nota un’ambiguità del termine money nella lingua inglese, che viceversa, come abbiamo appena visto, gli economisti moderni tendono a superare.
  • [27] come è noto, recentemente un imprenditore australiano, Craig Wright, ha rivelato di essere l’inventore di Bitcoin. La reazione incredula quando non decisamente ostile di parte della comunità virtuale all’annuncio è una tangibile testimonianza della natura “anarchica” sottesa al successo di questa moneta.
  • [28] la letteratura scientifica su Bitcoin è oramai ampia; per quanto concerne gli aspetti giuridici, il testo più completo è probabilmente Aa.Vv., The law of Bitcoin, Bloomington, 2015, ma non mancano testi in lingua italiana, tra i quali segnaliamo: S. Capaccioli, Criptovalute e Bitcoin. Un’analisi giuridica, Milano, 2015;  M. Mancini, Valute virtuali e Bitcoin, in AGE – Anal. Giur. Economia, 1/2015, pagg. 117 segg.;  R. Scalcione, Gli interventi delle autorità di vigilanza in materia di schemi di monete virtuali, ivi, pagg. 139 segg.
  • [29] S. Hoegner, What is Bitcoin? In Aa.Vv., The law of Bitcoin,,cit.
  • [30] parlo di “normalità dei casi” in quanto, disponendo di une potenza di calcolo superiore al 50% di quella usata nella generazione di Bitcoin, si potrebbe in teoria duplicare la moneta cancellando le transazioni precedenti; di fatto, è allo stato inipotizzabile che un singolo soggetto o più soggetti organizzati possano disporre di una tale potenza di calcolo.
  • [31] in Virtual currency schemes – a further analysis, Febbraio 2015
  • [32] id., pag. 24
  • [33] sin da tempo risalente i giuristi hanno sottolineato la possibilità di una definizione “espansiva” della moneta; nota, in proposito, è la teoria di H. Oliphant, The theory of money in the law of commercial instruments, in Yale Law Journal, 1920, pagg. 606 segg. Va sottolineato che, sotto questo profilo, le criptomonete hanno maggior attitudine rispetto alle monete complementari di assumere funzione monetaria vera e propria, a causa della espansività potenziale della loro diffusione rispetto alla circoscritta valenza territoriale delle seconde; v.  M. Mancini, op. cit., pagg. 124 segg. Va poi notato che la stessa BCE ha fatto leva sull’argomento dell’impatto diffusivo nel cambiare la definizione di moneta virtuale rispetto al precedente rapporto (uscito nell’ottobre 2012). Infatti, sottolinea la Banca, “it was considered necessary to amend the definition of virtual currency used in 2012 on several aspects.First, it should no longer contain the word “money”, since it has become clear that, even today, virtual currencies do not have the nature of a highly liquid asset and have not reached the level of acceptance commonly associated with money”. La definizione adottata nel 2015 è dunque “a digital representation of value, not issued by a central bank, credit institution or e-money institution, which, in some circumstances, can be used as an alternative to money”.
  • [34] Come è stato notato (R. Scalcione, op. cit., pag. 143) la nuova formulazione dell’art. 126 octies del TULB, che rimanda all’accordo delle parti la valuta di pagamento, si applica alle sole valute europee, in quanto la norma recepisce direttive comunitarie. A mio avviso, peraltro, la stessa norma, una volta entrata a far parte dell’ordinamento nazionale, potrebbe essere suscettibile di interpretazione estensiva; rimane l’ostacolo, cui più volte ho fatto cenno, della possibile definizione di Bitcoin come “valuta” in senso generale.
  • [35] http://www.japantimes.co.jp/news/2016/05/25/business/diet-oks-bill-regul...
  • [36] http://www.reuters.com/article/us-jpmorgan-cyber-Bitcoin-idUSKCN11P2DE
  • [37] R. Scalcione, op. cit., pagg. 139 segg.
  • [38] tale numero, in base alle caratteristiche del protocollo informatico di creazione, non può essere superiore a 21 milioni circa
  • [39] HM Treasury, Digital currency: response to the call for information, Marzo 2015, pag. 17

Ultimi articoli su BitCoin

Segui ComplianceNet sui social networks

140709-linkedin2.jpg  facebook facebook

*

ComplianceNet: