Cooperative compliance

Agenzia entrate, Rossella Orlandi: Compliance fiscale obiettivo prioritario (4 gennaio 2017)

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Fisco, Agenzia entrate cambia gioco. Orlandi: "Guardia e ladri non funziona più"

''Guardie e ladri è un gioco che non funziona più''.
La deterrenza è l'ultimo strumento, dopo aver messo in campo ''tutti gli strumenti a disposizione per costruire un rapporto di fiducia'' con i contribuenti.
Il direttore dell'Agenzia delle entrate, Rossella Orlandi , scrive un editoriale pubblicato nella rivista interna dell'amministrazione 'Pagine on line', per spiegare ai dipendenti che bisogna spostare l'attenzione sulla ''persona'' intesa come ''soggetto, meritevole di ascolto, anziché mero oggetto delle nostre lavorazioni''.
''Solo grazie al vostro contributo si potrà rendere effettivo e concreto il cambiamento che sicuramente tutti auspichiamo'', dice Orlandi.
Compliance sarà la ''parola d'ordine'', ''il cuore'' e ''le fondamenta'' di una ''rinnovata strategia'' che, spiega Orlandi, prevede un ''percorso di ridefinizione dei rapporti con i contribuenti, ancora più improntati ai principi di trasparenza e rispetto reciproco''.
L'Agenzia ''è geneticamente programmata per affrontare i cambiamenti'', dalle modifiche organizzative ai cambiamenti culturali. Oggi, spiega Orlandi, occorre fare ''un ulteriore salto di qualità sia nella strategia sia nella nostra impostazione culturale''.
''Dobbiamo interiorizzare il concetto che il nostro compito non è inseguire le mere violazioni formali per sanzionarle severamente''.
Secondo il direttore bisogna ''abbandonare ogni atteggiamento autoritativo: le persone che abbiamo di fronte sono generalmente in buona fede''.
Il contrasto va indirizzato solo verso quei soggetti ''con volontà di sottrarsi ai propri doveri nei confronti della collettività, dobbiamo impiegare le nostre energie migliori verso i fenomeni significativi di evasione''.
Diversamente, contro gli evasori ''consapevoli e incalliti utilizzeremo giustamente, e in modo vigoroso, gli strume nti a nostra disposizione''. ''Allora sì che il nostro intervento sarà un’azione virtuosa e legittima nell’interesse della comunità''. Solo così, spiega Orlandi, ''potremo ribaltare un’ingiusta percezione negativa del nostro lavoro, che invece da sempre si fonda su principi di integrità morale, correttezza e imparzialità''.

Rassegna stampa web

  • Alessandro Galimberti, "Orlandi: stop alla caccia alle violazioni formali", Il Sole 24 Ore,  4 Gennaio 2017 (pdf, via FiscoOggi.it)

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A Milano un convegno sulla compliance fiscale (FiscoOggi.it, 29 luglio 2016)

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Agenzia, professionisti e intermediari allo stesso tavolo per discutere dell’assistenza ai contribuenti

  • di Sonia Ogliari

Collaborare per un fisco più semplice, equo e trasparente e soprattutto per rendere un servizio di assistenza efficiente ai cittadini.
Questo il tema degli incontri organizzati dalla Direzione regionale della Lombardia nell’ultima settimana.
Lo scorso 26 luglio (2016 ndr) , l’Agenzia ha infatti incontrato gli intermediari e, il 28 luglio, ha approfondito il tema con un convegno ad hoc “L’Agenzia delle Entrate cambia verso”, (comunicato in pdf) organizzato dalla Direzione regionale della Lombardia in collaborazione con gli Ordini dei commercialisti e degli esperti contabili appartenenti al Codis (Coordinamento degli Ordini dei dottori commercialisti e degli esperti contabili dell’Italia settentrionale).
Al convegno presenti il Direttore regionale delle Entrate, Giovanna Alessio, e il presidente del Codis, Mario Tagliaferri, che insieme a rappresentanti di entrambe le organizzazioni si sono confrontati sulle iniziative già avviate dall’Agenzia per garantire un dialogo preventivo con i contribuenti e con i professionisti che li rappresentano.
I momenti di dialogo e confronto - ha sottolineato il Direttore regionale - sono importanti per individuare congiuntamente strategie e soluzioni utili a garantire una sempre maggiore efficienza del sistema tributario e per trovare soluzioni condivise per la gestione di casi complessi, col fine ultimo di collaborare per offrire un’assistenza qualificata ai contribuenti.
L’Agenzia è infatti sempre più impegnata nella semplificazione degli adempimenti e delle procedure che agevolino il corretto comportamento tributario.
Anche in questa occasione Agenzia e professionisti hanno rinsaldato la loro collaborazione nel processo di realizzazione di un sistema fiscale più trasparente ed equo, basato sulla semplificazione e sulla conseguente riduzione dei costi connessi agli adempimenti fiscali.
In questa direzione vanno, ad esempio, le dichiarazioni precompilate e i corner di assistenza per la trasmissione, attivati recentemente presso la maggior parte degli uffici territoriali.
Ma in questa direzione va soprattutto una delle ultime iniziative più rilevanti nell’ottica del dialogo preventivo, ovvero le lettere per l’adempimento spontaneo inviate per informare i cittadini su possibili errori o dimenticanze nei redditi dichiarati nel 2013; o ancora le più recenti lettere inviate a contribuenti  nei confronti dei quali sono stati effettuati controlli fiscali conclusi con la consegna di uno o più processi verbali di constatazione (PVC) in cui sono riportate violazioni per l’anno d’imposta 2012.
Tutte iniziative che sono finalizzate ad instaurare un dialogo preventivo con il contribuente che ha così la possibilità di sanare la propria posizione evitando un accertamento.
C’è tempo fino a tutto settembre per rispondere alle richieste di documentazione inviate dalla metà di giugno dalle Entrate.
Lo slittamento riguarda le richieste di documentazione inviate per il modello Unico 2014 ed è concesso per evitare che i contribuenti debbano adempiere ad obblighi nel mese di agosto.
Gli incontri si sono conclusi con un focus sui servizi telematici, con un approfondimento su come gestire l’attività di assistenza attraverso questi canali, tra cui Civis, messi a disposizione dall’Agenzia.

Allegato – il testo del Decreto Legislativo 5 agosto 2015, n. 128

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La geografia dell’evasione fiscale in Italia – video e slide (Agenzia delle Entrate, 21 giugno 2016)

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Fonte: Economia.Rai.it

L’Agenzia delle Entrate presenta DbGeo (Data base Geomarket) che contiene informazioni economiche, sociali, finanziarie e demografiche

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(clicca sull'immagine per vedere il video o direttamente qui in formato mp4,  durata: 1 minuto e mezzo circa)

  • Qui le slide in pdf  (18 slide, 249 K)

“La maggiore quantità in termini assoluti di evasione è ovviamente al Nord perché c’è la produzione maggiore, il maggiore tenore di vita, ma se scendiamo nella realtà, scopriamo che la maggiore intensità, cioè come propensione all’evasione, è in alcune regioni del Centro-Sud, soprattutto il Sud, in cui ci sono una serie di indicatori di altro tipo, come quello della pericolosità sociale e del tenore di vita che sono strettamente connessi ad un diverso grado di adempimento spontaneo e quindi di evasione, numeri che sono molto sfumati e diversi tra loro che passano da un 54% al Nord ad un 21% al Sud con numeri quantitativi molto diversi”.
Questo è quanto sottolinea la direttrice dell'Agenzia delle Entrate Rossella Orlando, intervenuta nel corso del Festival dell'Economia di Trento 2016, mettendo in evidenza come ci siano alcune idee ormai datate che riguardano il fisco in Italia, come quella che chi evade è più furbo.
"In verità c'è una grande parte del nostro Paese che le tasse le paga e prova imbarazzo nei confronti di chi non lo fa. Dobbiamo lavorare in tal senso- ha detto Rossella Orlandi- per fortificare questa sensibilità che risulta maggiore rispetto al passato. Va detto altresì, che in Italia dove c'è un'alta pressione fiscale rispetto al numero dei cittadini, l'evasione fiscale rallenta la crescita, perché tiene sul mercato aziende che non dovrebbero operare, che assorbono quote di mercato illegalmente. Quindi si tratta di un problema economico, non solo etico".
La direttrice Orlandi ha parlato anche di tax gap: continua, nonostante la crisi, il trend positivo, e nel 2015 dai 93 miliardi l'anno, si è verificata un'ulteriore contrazione dell'evasione, arrivando a 91 miliardi.
Tali dati emergono da uno studio realizzato dall'ente, che ha raccolto in un data base denominato DbGeo (Data base Geomarket) le principali informazioni economiche, sociali, finanziarie e demografiche che caratterizzano le strutture di terzo livello (le Direzioni provinciali) in cui è articolata.
Il DbGeo definisce un profilo del bacino amministrato che scaturisce dalla lettura congiunta delle informazioni e suddivide il territorio nazionale in gruppi omogenei sulla base di parametri che hanno rilevanza sia per l’attività di servizio all’utenza sia per l’azione di contrasto.
Gli indicatori utilizzati in questo studio sono raggruppate in 7 aree tematiche:

  • numerosità del bacino,
  • pericolosità fiscale,
  • pericolosità sociale,
  • tenore di vita, maturità della struttura produttiva,
  • livello di tecnologia e servizi,
  • disponibilità di infrastrutture di trasporto.

Occorre dunque una sinergia corale istituzionale per battere l'evasione, laddove c'è una fortissima criminalità economica non basta la repressione, ma serve un'attività di prevenzione.
Si lavora anche ad un benessere sociale, perché dove il tenore di vita e la qualità dei servizi sono più alti, l'evasione diminuisce.

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Allegati

  • Qui il video in formato mp4   (durata: 1 minuto e mezzo circa)
  • Qui le slide in pdf  (18 slide, 249 K)

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Cooperative compliance per imprese «di indirizzo» (Il Sole 24 Ore, 18 giugno 2016)

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  • Fonte: in pdf su rassegna stampa Unione Commercio

Adempimento collaborativo. In relazione al controllo del rischio fiscale

  • di Sandro Maria Galardo

Il regime di cooperative compliance tra amministrazione finanziaria e contribuente previsto dal Dlgs 128/2015 consente di individuare, monitorare e gestire congiuntamente il rischio di natura fiscale.
In particolare, obiettivo della cooperative compliance è quello di fornire certezza del diritto in relazione ai rischi fiscali dell’impresa, attraverso un rapporto di reciproco affidamento e di fiducia tra fisco e contribuente.
Nella seconda giornata dell’evento organizzato sull’argomento, l’ agenzia delle Entrate ha fornito alcuni chiarimenti che rappresentano aperture in relazione ai requisiti soggettivi e oggettivi di accesso al regime.
Per poter partecipare all’adempimento collaborativo, l’impresa deve avere un volume di affari o di ricavi pari o superiore a dieci miliardi di euro ovvero aver presentato richiesta di partecipazione al progetto pilota del 2013 e avere un volume d’affari o ricavi non inferiore a un miliardo di euro; inoltre, possono accedere al regime le imprese che presentano un interpello sui nuovi investimenti (articolo 2 del Dlgs 147/2015), conformandosi alla risposta ricevuta.
È altresì previsto che “per trascinamento” possa aderire anche l’impresa che svolge funzioni di indirizzo in relazione al sistema di controllo del rischio fiscale, anche se non in possesso dei limiti dimensionali.
Con riguardo a quest’ultima fattispecie sono stati forniti molti chiarimenti.
In primo luogo, per ragioni logico-sistematiche, l’entrata per trascinamento riguarda anche le adesioni tramite l’interpello nuovi investimenti, anche se tale ipotesi non era stata esplicitamente disciplinata nel provvedimento del 14 aprile 2016.
Inoltre, è stato chiarito che possono aderire, con l’effetto inclusivo, non solo le holding ma ogni altra società che abbia il potere di emanare direttive in ordine alle linee di indirizzo interno.
L’ingresso delle imprese che svolgono funzioni di indirizzo è consentita, altresì, successivamente all’adesione del soggetto che la “trascina”, tenendo comunque in considerazione l’istruttoria effettuata nei confronti di quest’ultimo.
Per quanto riguarda le adesioni consentite per aver aderito al progetto pilota indetto nel 2013 delle Entrate, qualora la partecipazione abbia riguardato la holding, l’accesso al regime è consentito a tutte le società del gruppo che abbiano un volume di affari o di ricavi pari o superiore a un miliardo di euro.
La nozione di gruppo comprende tutte le società del consolidato civilistico o soggette a direzione e coordinamento.
Per quanto riguarda i requisiti oggettivi di accesso, il regime si basa sull’adozione da parte delle imprese di un’efficace tax control framework (Tcf) ovvero di un sistema di rilevazione, misurazione e controllo del rischio fiscale inserito nel più ampio sistema di governo aziendale e di controllo interno, rimanendo ferma l’autonomia di scelta delle soluzioni organizzative più adeguate per il perseguimento dei relativi obiettivi.
Per tali motivi, il contribuente per poter aderire al regime di adempimento collaborativo, oltre ai requisiti soggettivi sopra richiamati, deve dotarsi di un’efficace Tcf.
Il regime di collaborazione, infatti, deve basarsi su uno scambio reciproco: il contribuente mette a disposizione del fisco un quadro informativo idoneo all’identificazione, misura, gestione e controllo del rischio fiscale e riceve dall’amministrazione finanziaria certezza in merito al trattamento fiscale dei rischi.
In relazione alle modalità di accesso, una questione operativa particolarmente rilevante concerne il momento in cui il tax control framework debba essere completo e operativo.
L’Agenzia ha chiarito che il sistema di controllo debba essere predisposto già al momento in cui viene presentata la domanda di ammissione al regime, tuttavia, la stessa produrrà comunque effetti dalla presentazione anche qualora il Tcf divenga effettivamente operativo successivamente.
Il regime di adempimento collaborativo sembra riscontrare interesse da parte delle imprese.
In un quadro generale nuovo e complesso, sarà interessante attendere gli esiti delle prime adesioni al fine di una valutazione complessiva del regime.

Allegato – il testo del Decreto Legislativo 5 agosto 2015, n. 128

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  • Agenzia delle Entrate, Progetto pilota "Regime di adempimento collaborativo" - Invito pubblico
  • Ernst & Young Italia, “Il Rischio Fiscale ed il regime di adempimento collaborativo” (pdf)
  • Gennaro Napolitano, “Dalla riforma fiscale, il regime dell'adempimento collaborativo  (parte 1 e 2), Fisco Oggi, Settembre 2015
  • Protiviti Italia, “Adempimento Collaborativo  Il sistema di rilevazione, misurazione, monitoraggio e gestione del rischio fiscale”, (pdf), Marzo 2015

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Agenzia delle Entrate: “Adempimento collaborativo: nuova frontiera della compliance” (17 giugno 2016)

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  • Fonte: Comunicato stampa dell’Agenzia delle Entrate (pdf)

Due giornate di convegno all’Agenzia

Si è conclusa, oggi, a Roma presso la sede centrale dell’Agenzia delle Entrate la due giorni di lavori sul tema “Adempimento collaborativo: nuova frontiera della compliance”.
Il convegno ha aperto un confronto diretto con il mondo delle imprese, dei professionisti e delle associazioni di categoria su temi applicativi che riguardano il nuovo regime di Adempimento Collaborativo e sulle sue prospettive future.
Hanno partecipato in qualità di relatori, il Vice Ministro dell’Economia e delle Finanze Luigi Casero, il Direttore dell’Agenzia delle Entrate Rossella Orlandi, il consigliere economico per gli affari fiscali del Ministero dell’Economia e delle Finanze Vieri Ceriani, il direttore generale delle Finanze Fabrizia Lapecorella, il responsabile della Tax Administration Unit dell’Ocse, Thomas Brandt, il professore ordinario di diritto tributario presso l’Università di Bologna Adriano Di Pietro, alti esponenti degli ambienti accademici e internazionali nonché autorevoli rappresentanti delle più importanti associazioni di categoria.
A moderare i lavori il vice direttore del Sole 24 Ore, Salvatore Padula, e il direttore centrale aggiunto Accertamento dell’Agenzia, Emiliana Bandettini.
Il convegno ha visto la partecipazione delle più importanti imprese del mondo industriale e bancario interessate al regime, molte delle quali avevano già partecipato al Progetto Pilota lanciato dall’Agenzia delle Entrate nel 2013, e ai più importanti studi professionali, italiani e internazionali.
Nel corso dei lavori sono stati esaminati i quesiti e i dubbi applicativi relativi all’attuazione del nuovo regime, con particolare attenzione ai temi contenuti nel Provvedimento del Direttore dell’Agenzia delle Entrate del 14 aprile 2016 come per esempio i requisiti soggettivi di accesso al regime, i requisiti essenziali del Tax Control Framework, i profili di Corporate Governance che coinvolgono l’implementazione dello stesso, la documentazione da allegare alla domanda e il procedimento di ammissione.

Allegato – il testo del Decreto Legislativo 5 agosto 2015, n. 128

Leggi anche sulla "Cooperative Compliance"

Per saperne di più

  • Agenzia delle Entrate, Progetto pilota "Regime di adempimento collaborativo" - Invito pubblico
  • Ernst & Young Italia, “Il Rischio Fiscale ed il regime di adempimento collaborativo” (pdf)
  • Gennaro Napolitano, “Dalla riforma fiscale, il regime dell'adempimento collaborativo  (parte 1 e 2), Fisco Oggi, Settembre 2015
  • Protiviti Italia, “Adempimento Collaborativo  Il sistema di rilevazione, misurazione, monitoraggio e gestione del rischio fiscale”, (pdf), Marzo 2015

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ComplianceNet: 

Rischio fiscale e Cooperative compliance: interpelli sprint (Il Sole 24 Ore, 17 giugno 2016)

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Diventa pienamente operativo l’interpello sprint per la cooperative compliance.

  • di Giovanni Parente

È pronto il decreto del Mef per le risposte in 45 giorni per i soggetti che aderiranno al nuovo regime previsto dal decreto sulla certezza del diritto (Dlgs 128/2015).
Per ora, i requisiti soggettivi non lasciano margini a una platea ampia (sono ammesse le imprese con volume d’affari o ricavi non inferiore a dieci miliardi di euro, i soggetti i con un volume d’affari o ricavi non inferiore a un miliardo di euro, a patto che abbiano partecipato al progetto pilota, le imprese che si adegueranno alle risposte di interpello sui nuovi investimenti): la stima è di 50-60 società con i requisiti per l’accesso al sistema, ma ovviamente non tutte sceglieranno di aderire.
È quanto emerso ieri nella prima delle due giornate sul tema svoltasi all’agenzia delle Entrate.
La cooperative si inserisce nel nuovo corso del «cambia verso» con interventi tagliati su misura a seconda della dimensione dei contribuenti.
«Ci sono alcuni elementi da correggere, modificare per far sì che l’impresa partecipi. Abbiamo la necessità di definire al meglio la cooperative in modo che diventi uno degli elementi caratterizzanti del nuovo fisco», ha ammesso il viceministro all’Economia, Luigi Casero.
«La platea iniziale dovrebbe essere intorno ai teorici 50-60 soggetti – ha messo in evidenza la direttrice delle Entrate, Rossella Orlandi -. Non mi aspetto che entrino tutti insieme. Più riusciremo a rodare bene questo strumento, più potrà essere ampliato ad altri soggetti».
Intanto la cooperative compliance entrerà nella convenzione Mef-Agenzia in via di definizione.
Ad anticiparlo è stata la direttrice generale delle Finanze, Fabrizia Lapecorella, indicando come affianco alla lotta all’evasione e ai servizi ai contribuenti è stata introdotta una nuova area strategica relativa alla prevenzione dell’evasione.
In questo contesto sarà valorizzato un indicatore relativo alla cooperative compliance.
Di fatto, questo dovrebbe aprire la strada a un minor peso specifico dell’area strategica più strettamente legata ai controlli per ribilanciare gli obiettivi dei prossimi anni ma chiaramente si tratterà di riscontrarlo quando le convenzioni saranno approvate.
Dal consigliere economico del Mef e neo Ad di Sose, Vieri Ceriani, è arrivata la considerazione che gli organismi internazionali tracciano la rotta di fissare pochi indicatori di risultato e in base a questi misurare l’attuazione.
Proprio in relazione alle esperienze mappate nel panorama internazionale, Thomas Brandt, a capo della Tax administration unit dell’Ocse, ha messo in evidenza come il tax control framework interno alle imprese per la gestione del rischio fiscale per funzionare non può sfuggire al controllo del conisglio di amministrazione.
Adriano Di Pietro, ordinario di diritto tributario a Bologna, ha sollevato le incognite ancora legate ai rischi penali: «La cooperative compliance passa attraverso la più ampia valutazione del rischio.
Ma questo per il giudice penale è un pericolo non una garanzia perché più sono i soggetti coinvolti, più si allarga l’area del concorso».
Di «impianto migliorabile» ha parlato Francesca Mariotti, direttore area politiche fiscali di Confindustria, che ha evidenziato le potenzialità della cooperative ma segnalato anche i punti su cui intervenire: dal tema dei gruppi d’impresa a quello delle sanzioni, senza dimenticare i possibili effetti in caso di uscita dall’adempimento collaborativo.
Laura Zaccaria, responsabile della direzione Norme e tributi dell’Abi, ha delineato il percorso che ha portato già da qualche anno Bankitalia a chiedere agli istituti di credito di considerare già il controllo del rischio fiscale.
Mentre Ivan Vacca, responsabile area imposizione diretta e indiretta di Assonime, ha auspicato che la cooperative nel suo cammino possa trovare strumenti più duttili con la previsione di standard minimi da assicurare.

Allegato – il testo del Decreto Legislativo 5 agosto 2015, n. 128

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  • Agenzia delle Entrate, Progetto pilota "Regime di adempimento collaborativo" - Invito pubblico
  • Ernst & Young Italia, “Il Rischio Fiscale ed il regime di adempimento collaborativo” (pdf)
  • Gennaro Napolitano, “Dalla riforma fiscale, il regime dell'adempimento collaborativo  (parte 1 e 2), Fisco Oggi, Settembre 2015
  • Protiviti Italia, “Adempimento Collaborativo  Il sistema di rilevazione, misurazione, monitoraggio e gestione del rischio fiscale”, (pdf), Marzo 2015

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