UIF – "Schema di comportamento anomalo" per il leasing (17 gennaio 2011)

Sul sito UIF è stato pubblicato il testo degli "Schemi rappresentativi di comportamenti anomali ai sensi dell’articolo 6, comma 7, lettera b) del d.lgs 231/2007 – operatività connessa con le frodi nell’attività di leasing " (pdf, 62 K, 3 pp.).
Nel seguito una breve spiegazione di cosa sono gli "schemi di comportamenti anomali", la differenza con gli "indicatori di anomalia" ed il testo completo del nuovo "schema di comportamento anomalo" per il leasing.

Cosa sono gli "schemi di comportamento anomalo" realizzati da UIF?

Gli "Schemi di comportamenti anomali ai sensi dell’articolo 6, comma 7, lettera B) del d. lgs. n.231 del 2007" sono "comunicazioni" realizzate autonomamente da UIF per fornire un ausilio alla segnalazione delle operazioni sospette; tali schemi si basano sull’individuazione di "alcuni comportamenti specifici concatenati logicamente o temporaneamente".
Ad oggi gli schemi emanati da UIF sono:

  • 17 gennaio 2011, Operatività connessa con le frodi nell’attività di leasing (pdf)
  • 8 luglio 2010, Operatività connessa con l'abuso di finanziamenti pubblici (pdf)
  • 15 Febbraio 2010, Operatività connessa con il rischio di frode sull' IVA intracomunitaria (pdf)
  • 5 febbraio 2010, Frodi informatiche (pdf)
  • 13 ottobre 2009, Conti dedicati (pdf)
  • 24 settembre 2009, Imprese in crisi e usura (pdf)

Il tema è stato recentemente affrontato dal dott. Luca Criscuolo, Responsabile Servizio Normativa, UIF al convegno AIRA del 4 novembre 2010: "Le segnalazioni di operazioni sospette" di cui qui è disponibile il resoconto.

Che differenza c’è tra "indicatori di anomalia" e "modelli e schemi di comportamento anomalo"?

Scrive Giovanni Castaldi - Direttore UIF (pdf , 14 pp. 135 K):

<<Come è noto, sul piano normativo alla UIF è assegnato il compito di agevolare l’individuazione delle operazioni sospette attraverso l’elaborazione e la proposta di "indicatori di anomalia" che la Banca d’Italia e i Ministeri della Giustizia e dell’Interno emanano con propri provvedimenti formali diretti, rispettivamente, a orientare le valutazioni di competenza degli intermediari, dei professionisti e dei soggetti non finanziari tenuti alla collaborazione attiva (nota 13).

Sempre in attuazione del d.lgs. 231 del 2007 (art. 6, comma 7, lett. b) agli indicatori si affiancano, quale ulteriore strumento di ausilio per un'efficace attivazione degli obblighi di collaborazione, i c.d. "modelli e schemi di comportamento anomalo" che la UIF elabora e diffonde sulla base di comportamenti riscontrati nell’analisi di fenomeni di criminalità finanziaria. La procedura di emanazione non è formalizzata e ciò ne consente una più fluida implementazione anche in funzione di aggiornamento degli indicatori.>>

Nota 13) In particolare, alla elaborazione degli indicatori provvedono, su proposta della UIF:
a) la Banca d’Italia, per le società di gestione accentrata di strumenti finanziari, per le società di gestione di sistemi di compensazione e garanzia delle operazioni in strumenti finanziari, per tutti gli intermediari finanziari (di cui all’art. 11) e per le società di revisione (albo speciale, art. 161 TUF);
b) il Ministero della giustizia, sentiti gli ordini professionali, per i professionisti (art. 12) e per i revisori contabili iscritti nell’apposito registro dei revisori;
c) il Ministero dell’interno, per le pubbliche amministrazioni, per le attività commerciali, di fabbricazione ecc. soggette ad autorizzazioni, licenze, iscrizioni in albi (art. 10, co. 2, lett. e) e per tutti i soggetti indicati all’art. 14 (recupero crediti, trasporto e custodia denaro, case da gioco, agenzie d’affari, scommesse).

Testo completo della"Schema di comportamento anomalo" per il leasing

Comunicazione UIF del 17 gennaio 2011.
Schemi rappresentativi di comportamenti anomali ai sensi dell’articolo 6, comma 7, lettera b) del d.lgs 231/2007 – operatività connessa con le frodi nell’attività di leasing.

Le caratteristiche tipiche del leasing contribuiscono a ridurre il rischio che tale operazione di finanziamento sia utilizzata quale strumento per il riciclaggio di denaro di provenienza illecita (nota 1).
Nondimeno, può verificarsi il coinvolgimento, anche inconsapevole, di intermediari operanti in tale comparto in fenomeni criminosi riconducibili alle condotte dei soggetti che intervengono nell’operazione in qualità di fornitore ovvero di utilizzatore dei beni concessi in leasing.
In relazione a quanto precede, è opportuno richiamare gli intermediari bancari e finanziari, a vario titolo coinvolti in operazioni connesse con il leasing, a prestare attenzione alla approfondita conoscenza del cliente-utilizzatore e ad acquisire informazioni sul fornitore.
In particolare, gli intermediari dovranno valutare la congruità del contratto alla luce del profilo del cliente e delle caratteristiche del bene concesso in leasing, tenuto conto altresì delle finalità economico-finanziarie dell’operazione, desumibili da idonea documentazione.
Per agevolare tali valutazioni, si fornisce -ai sensi dell’art. 6, comma 7, lettera b) del decreto legislativo n. 231 del 2007 – l’allegato schema operativo che descrive possibili anomalie relative all’operatività connessa con il leasing, elaborato sulla base dell’analisi finanziaria effettuata su operazioni segnalate per il sospetto di condotte illecite.
Si rammenta che per il corretto adempimento degli obblighi di segnalazione di operazioni sospette, da un lato, non è necessario che ricorrano contemporaneamente tutti i comportamenti descritti nello schema operativo; dall’altro, la mera ricorrenza di singoli comportamenti individuati negli schemi non è motivo di per sé sufficiente per procedere alla segnalazione.
Qualora emergano operazioni sospette riconducibili al fenomeno descritto, è necessario che i soggetti le segnalino con la massima tempestività, ove possibile prima di dar corso alla loro esecuzione.
Sarà cura dei soggetti tenuti agli obblighi di segnalazione, nell’ambito della propria autonomia organizzativa e con le modalità ritenute più idonee, diffondere le indicazioni operative fra il personale e i collaboratori incaricati della valutazione delle operazioni sospette.

Nota 1) A tale proposito si evidenzia che nel 9° considerando della Direttiva 2006/70/CE i contratti di leasing sono esplicitamente citati fra le casistiche alle quali appare ragionevole associare un basso rischio di riciclaggio.

Allegato - Operatività connessa con le frodi nell’attività di leasing

Nelle transazioni aventi a oggetto la concessione di finanziamenti nella forma del leasing, gli intermediari valutano la ricorrenza dei seguenti fattori:

  • ricorso da parte di più clienti a un medesimo fornitore, il quale esercita un’attività che non appare coerente con le caratteristiche del bene concesso in leasing;
  • incongruenza tra l’oggetto sociale dei clienti utilizzatori e la tipologia dei beni richiesti in leasing;
  • richiesta di variazione dei dati relativi ai beni oggetto del contratto di leasing, tale da lasciar supporre l’inesistenza del bene stesso o la mancata consegna al cliente utilizzatore ovvero la falsificazione della documentazione necessaria alla stipula del contratto;
  • riconducibilità in capo a un medesimo soggetto della qualifica di amministratore unico, socio o delegato a operare sui rapporti relativi a più società utilizzatrici;
  • collegamenti tra utilizzatore e fornitore di un bene in leasing, tali da lasciare presumere che gli stessi siano riconducibili al medesimo soggetto economico;
  • ricorrenza della medesima sede legale per più società utilizzatrici, fra loro non collegate giuridicamente;
  • mancato o parziale pagamento di canoni di locazione e successivo inadempimento da parte del cliente utilizzatore;
  • risoluzione del contratto per insolvenza del cliente dopo breve lasso di tempo dalla erogazione, senza che il bene venga restituito, specie se si tratta di un bene caratterizzato da limitata fungibilità;
  • pagamento di canoni di locazione senza che il bene sia mai stato consegnato;
  • interruzione da parte del fornitore dei lavori per la realizzazione del bene senza che il cliente dia inizio ad alcuna azione per l’inadempimento, specie laddove l’intermediario interrompa l’erogazione del finanziamento;
  • ricorrenza del medesimo fornitore in più contratti risolti per insolvenza del cliente utilizzatore;
  • comunicazioni di furto dei beni concessi in leasing, effettuate da soggetti terzi rispetto al cliente utilizzatore.