UIF: "Riciclaggio, operazioni sospette, formazione, responsabilità dei dipendenti", intervento di Castaldi, 31 gennaio 2012

Il 10 febbraio 2012 sul sito di Banca d'Italia è stato pubblicato il testo della relazione "La segnalazione delle operazioni sospette all'Unità di informazione finanziaria (UIF). Obblighi e responsabilità" svolta da Giovanni Castaldi, Direttore dell'Unità di informazione finanziaria, il 31 gennaio 2012 al convegno "Legalità, antiriciclaggio e rischi professionali: il fenomeno, il ruolo delle imprese e degli operatori del settore finanziario" organizzato da fiba CISL, Federazione Italiana Bancari Assicurativi a Castelnuovo del Garda (VR).
La relazione è disponibile in formato pdf (versione ufficiale a cura di UIF) mobi, epub, xhtml, doc, odt (a cura di ComplianceNet).

La minaccia del riciclaggio

Il direttore di UIF ha esordito ricordando che "l'ordinato sviluppo dell'economia è gravemente minacciato dal riciclaggio. Il reimpiego dei proventi del crimine inquina gli assetti proprietari e decisionali delle imprese; distorce la concorrenza; privilegia obiettivi che prescindono dalla qualità dei prodotti e dei servizi offerti; quando riesce a insinuarsi nel sistema bancario e finanziario, può minarne l'efficienza e la stabilità".
Castaldi ha poi sottolineato che le misure antiriciclaggio vanno applicate secondo un principio di proporzionalità, vale a dire con rigore commisurato al rischio, desumibile soprattutto dalla natura della controparte, dal tipo di prestazione e dall'area geografica di riferimento.

Le responsabilità dei dipendenti

La parte più rilevante dell'intervento del direttore di UIF ha riguardato le "responsabilità dei dipendenti" in materia di antiriciclaggio.
Infatti l'adempimento degli obblighi antiriciclaggio costituisce un onere gravoso non solo per le aziende, ma anche per i dipendenti, che – a prescindere da casi limite di concorso nel reato, che pure sventuratamente si verificano – rispondono in proprio anche per violazioni involontarie.
A carico del personale degli intermediari possono configurarsi responsabilità di varia natura:

  • penale, per inadempienze agli obblighi di adeguata verifica e di registrazione delle operazioni o per concorso nel reato di riciclaggio (astrattamente configurabile, ad esempio, anche in caso di dolose omissioni degli obblighi antiriciclaggio);
  • amministrativa, per omessa segnalazione di operazioni sospette ;
  • disciplinare, per mancato rispetto delle procedure stabilite dalla regolamentazione interna contenuta nel documento aziendale sul rischio di riciclaggio prescritto dalla Banca d'Italia;
  • civile, per condotte dalle quali singoli clienti, colleghi di lavoro o lo stesso intermediario di appartenenza si ritengano danneggiati.

Antiriciclaggio: la formazione del personale

In tale contesto, non sfugge, ha rimarcato Castaldi, l'importanza che assume la formazione professionale del personale dipendente.
"Nelle entità a struttura complessa, Aziende e Sindacati dovrebbero cooperare perché al personale sia somministrata una formazione idonea ad assicurare una buona conoscenza della normativa e la padronanza delle procedure. Responsabilità aziendali e personali sono interdipendenti: chi è chiamato a rispondere del proprio operato potrebbe, infatti, eccepire eventuali carenze nell'addestramento antiriciclaggio ovvero l'indisponibilità di adeguati strumenti di prevenzione".
A questo proposito è bene ricordare che un'adeguata attività di aggiornamento professionale non può prescindere dallo studio degli indici, modelli e schemi di anomalia elaborati e diffusi dall'UIF per orientare e rafforzare l'autonoma capacità diagnostica dei soggetti tenuti a segnalare le operazioni sospette.
Non meno rilevante, ha concluso il direttore UIF, è l'approfondita conoscenza del documento aziendale in materia di antiriciclaggio che, in base alle istruzioni dettate dalla Banca d'Italia, dev'essere oggetto di ampia diffusione. In esso sono infatti indicate le responsabilità, i compiti e le modalità operative per la gestione del rischio di riciclaggio.

Conclusioni

Nelle sue conclusioni Castaldi, dopo aver auspicato misure normative per scoraggiare il ritiro di ingenti somme di denaro in contante dalle banche, ha osservato che "l'apparato sanzionatorio previsto a sostegno degli obblighi prescritti dal decreto antiriciclaggio presenta numerose incoerenze e criticità".
Sulle sanzioni penali occorre intervenire sul piano della tecnica legislativa: la formulazione imprecisa di molti precetti ricavati "per relationem" rende infatti incerta l'applicazione delle pene.
Sulle sanzioni amministrative va ricordato che, a sostegno dell'obbligo di segnalare le operazioni sospette, è prevista l'irrogazione di sanzioni pecuniarie. Queste, secondo Castaldi, andrebbero strutturate in modo da consentirne un'applicazione equilibrata, per evitare che la qualità della collaborazione possa risultare inficiata da eccessi tuzioristici di zelo.
La disciplina vigente presenta, invece, problemi applicativi connessi:

  • all'imputabilità diretta dei dipendenti anziché della persona giuridica di appartenenza, che risponde solo in via solidale, con obbligo di regresso verso il responsabile della violazione;
  • alla modalità di quantificazione delle sanzioni, che possono variare dall'1 al 40 per cento dell'importo delle operazioni non segnalate.

Con riferimento al primo punto, va considerato che l'individuazione della persona fisica responsabile dell'omissione può non risultare agevole.
Per le organizzazioni complesse le autorità verbalizzanti devono procedere alla ricognizione dell'assetto organizzativo dell'ente e dell'iter valutativo interno nonché alla verifica del comportamento tenuto dagli addetti alle strutture competenti. Spesso, inoltre, può risultare iniquo imputare la condotta omissiva al solo responsabile di primo livello, che può essere influenzato da pressioni o da politiche incentivanti ancorate a logiche di budget. Particolarmente difficile si presenta poi l'accertamento delle responsabilità quando, per la frammentazione dei compiti o gli avvicendamenti temporali, la condotta omissiva sia imputabile pro quota a più soggetti.
La soluzione più lineare sembra quella di imputare le violazioni alle persone giuridiche, configurando la relativa responsabilità come "culpa in eligendo o in vigilando". L'ente andrebbe poi obbligato a rivalersi per danni, previa dimostrazione delle effettive responsabilità dei singoli dipendenti in base alle regole che ne disciplinano doveri ed obblighi.
Quanto all'entità delle pene pecuniarie, andrebbe valutata l'opportunità di determinare gli importi minimi e massimi delle sanzioni edittali in valore assoluto, eventualmente differenziandoli in relazione alla natura del soggetto obbligato.
"Confidiamo" ha concluso Castaldi "che Governo e Parlamento intervengano quanto prima in questa delicata materia".

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