UIF: "L'individuazione e la segnalazione delle operazioni sospette", intervento di Giovanni Castaldi, 10 giugno 2011

UIF: "L'individuazione e la segnalazione delle operazioni sospette", intervento di Giovanni Castaldi, 10 giugno 2011

Posted by Agatino Grillo on Gio, 16/06/2011 - 19:13 in

Il 10 giugno 2011 Giovanni Castaldi, direttore dell'Unità di Informazione Finanziaria (UIF) presso la Banca d'Italia, è intervenuto al convegno di studio "Lotta al riciclaggio: bilanci, esperienze ed istruzioni operative. Il notariato incontra gli attori del sistema" che ha avuto luogo a Milano promosso dalla "Fondazione italiana per il Notariato" (qui disponibile il programma completo dell'evento).
Il testo dell'intervento del dottor Castaldi, dal titolo "Lotta al riciclaggio: bilanci, esperienze ed istruzioni operative. Il notariato incontra gli attori del sistema",  è disponibile in formato pdf sul sito UIF.
Di seguito un sintesi del suo intervento.

L'estensione degli obblighi antiriciclaggio ai professionisti

Nella prima parte del suo intervento il direttore dell'UIF ha ricordato che le organizzazioni criminali hanno messo a punto strategie sempre più sofisticate per confondere le tracce dei flussi finanziari di origine illecita anche grazie a strumenti d'investimento innovativi e alla costruzione di complesse catene societarie pur continuando anche ad usare espedienti "tradizionali" quali l'impiego di prestanome, false fatturazioni, "intricate ragnatele di movimenti finanziari stratificati". Per realizzare tutto ciò il ricorso ai servizi resi da professionisti legali o contabili costituisce, prima o poi, un passaggio pressoché obbligato.

Coloro che intendono riciclare i proventi di reati più o meno gravi si rivolgono di norma ai professionisti simulando operazioni lecite, che costituiscono in realtà tessere di un più ampio mosaico, in cui l'attività di riciclaggio viene artatamente frammentata per non destare sospetti.
"Non va peraltro sottaciuto" ha sottolineato Castaldi "che, quando le disponibilità da riciclare derivano da reati fiscali, o come tali vengono presentate, non incontrano la doverosa riprovazione sociale, per cui non pochi professionisti possono indursi a prestare la propria assistenza senza considerare che queste violazioni sono spesso l'ultimo atto di una ben più grave sequenza delittuosa".
È su queste situazioni di inconsapevole o superficiale coinvolgimento che le autorità intendono richiamare l'attenzione delle categorie professionali perché forniscano il loro prezioso contributo per evitare che comportamenti distratti o disinvolti consentano ai proventi del crimine d'infiltrarsi nell'economia legale, alterando, a danno degli operatori onesti, i meccanismi virtuosi di funzionamento del mercato.
In Italia, come è noto, i professionisti sono stati inclusi tra i destinatari degli obblighi fin dal 2004, con disposizioni sostanzialmente confermate dal d.lgs. 231 del 2007, che ha recepito la Terza direttiva antiriciclaggio (2005/60/CE).
Come per gli intermediari bancari e finanziari, anche a carico dei professionisti sono stati posti obblighi di collaborazione passiva, diretti a garantire la conoscenza approfondita della clientela e a prescrivere la conservazione dei documenti relativi alle transazioni effettuate, e di collaborazione attiva, consistenti nell'individuazione e segnalazione delle operazioni sospette.

Le segnalazioni dei professionisti

L'analisi finanziaria delle operazioni sospette - principale attività dell'UIF - ha registrato negli ultimi tempi un significativo sviluppo.
I primi tre anni di attività dell'UIF evidenziano, infatti, un costante, sensibile aumento dei flussi di segnalazioni: 14.600 nel 2008, 21.000 nel 2009, 37.300 nel 2010, con un incremento, rispetto all'anno precedente, di oltre il 77 per cento.

Il notevole progressivo incremento delle segnalazioni sembra testimoniare uno sviluppo della sensibilità degli operatori al contrasto del riciclaggio e l'affermarsi della cultura della prevenzione: in questo contesto, l'approfondita conoscenza della clientela, il costante monitoraggio dei rapporti, la "catena informativa" innescata dalle segnalazioni e sviluppata in sede di analisi finanziaria e investigativa si confermano presidi fondamentali per contrastare i rischi di contaminazione dell'economia legale.

Ma proprio nella collaborazione attiva dei professionisti emergono i profili più critici: nel 2010 professionisti e operatori non finanziari hanno trasmesso poco più di 200 segnalazioni, a fronte delle oltre 37.000 pervenute alla UIF.
Nel 2010, in particolare, i notai hanno trasmesso 46 segnalazioni, i commercialisti e gli esperti contabili 45, i gestori di case da gioco on line 22, gli avvocati 9, i revisori contabili 6 e le società di revisione 5.
La riluttanza dei professionisti a segnalare va ricondotta soprattutto alla maggiore personalizzazione del rapporto che si instaura con il cliente e al tradizionale vincolo del segreto professionale.

Lo scarso contributo dei professionisti al sistema di prevenzione e contrasto del riciclaggio e del finanziamento del terrorismo costituisce un dato su cui riflettere, specie se si considerano il numero dei potenziali segnalanti, il ruolo di assoluto rilievo che essi svolgono nella vita economica del paese e l'eccellente livello qualitativo che dalla loro collaborazione sarebbe lecito attendersi.

L'obbligo di segnalazione

È noto che il d.lgs. 231/2007, stabilendo che il dovere di segnalare le operazioni sospette sorge quando i soggetti obbligati "sanno, sospettano o hanno motivi ragionevoli per sospettare che siano in corso o che siano state compiute o tentate operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo", ha operato un importante mutamento rispetto al passato.
Va da sé che il professionista non è chiamato a indagare sulla sussistenza e l'eventuale natura del reato presupposto.

L'impegno dell'UIF per agevolare la collaborazione

Per facilitare l'individuazione delle operazioni sospette e promuovere sempre più efficienti condizioni di collaborazione attiva, la legge (art. 6, co. 7, d.lgs. 231/2007) ha assegnato all'UIF il compito di:

  • elaborare indicatori di anomalia, volti ad agevolare l'individuazione delle operazioni sospette;
  • predisporre schemi e modelli di comportamenti anomali;
  • definire, con apposite istruzioni, il contenuto delle segnalazioni.

Per orientare l'attività dei soggetti segnalanti, incentivando segnalazioni fondate e basate su informazioni adeguate, sono essenziali gli "indicatori di anomalia", la cui finalità è quella di "agevolare l'individuazione delle operazioni sospette" (art. 41, co. 2, del d.lgs. 231/2007).
Gli indicatori per i professionisti sono stati emanati con decreto del Ministro della Giustizia del 16 aprile 2010, dopo un'ampia fase di consultazione degli ordini professionali.
Senza il contributo di questi ultimi - e data la mancanza di una massa critica di segnalazioni sospette sufficiente a far emergere fattispecie anomale ricorrenti - le autorità competenti non sono in condizione di emanare indicatori effettivamente utili, in quanto tratti da esperienze concrete e non da elucubrazioni teoriche.
L'elenco degli indicatori non è esaustivo né tassativo.
Gli schemi e modelli di comportamenti anomali svolgono una funzione complementare a quella degli indicatori di anomalia e presentano il vantaggio di poter essere emanati senza vincoli formali.

Un significativo innalzamento del livello qualitativo delle segnalazioni e della loro omogeneità formale potrà conseguire dalle nuove istruzioni sul contenuto delle segnalazioni e dall'adozione del nuovo modello segnaletico, che rappresentano il momento culminante di una impegnativa e costosa riforma del sistema informatico destinata a supportare l'intero ciclo di acquisizione, analisi e trasmissione delle segnalazioni.

Il ruolo degli ordini professionali

Nell'espletamento degli obblighi di collaborazione attiva assume rilievo cruciale il ruolo degli Ordini professionali, che la legge chiama in causa, tra l'altro, ai fini della più rigorosa tutela della riservatezza del segnalante.
Si tratta di un aspetto che, con riferimento ai professionisti, presenta profili di particolare delicatezza, considerato che - mancando lo schermo di un'organizzazione complessa - chi individua l'operazione sospetta coincide con il soggetto segnalante.
Per tali motivi il d.lgs. 231/2007 prevede che la segnalazione, oltre ad essere inoltrata direttamente all'UIF, possa, in alternativa, essere diretta agli Ordini che, a loro volta, la trasmetteranno all'UIF priva dell'indicazione del professionista.

Conclusioni

"Dopo tre anni dall'entrata in vigore della nuova disciplina antiriciclaggio è possibile tracciare un bilancio ampiamente positivo dell'attività svolta" ha sintetizzato Giovanni castaldi a conclusione del suo intervento. "Lo conferma il fatto che la crescita del numero delle segnalazioni non accenna a diminuire e che anche la loro qualità media tende a migliorare".
Superando iniziali scetticismi, le segnalazioni di operazioni sospette sono ormai divenute - per generale ammissione - un potente strumento di prevenzione e contrasto non solo del riciclaggio, ma anche di numerosi altri reati patrimoniali.
"All'appello dei più volenterosi mancano ancora i professionisti che - lo ripeto - più di altre categorie sono in grado di fornire un contributo particolarmente qualificato alla lotta contro il riciclaggio.
Siamo consapevoli che l'inusuale assegnazione a privati della funzione di rilevanza pubblica, in cui si concretizza la segnalazione delle operazioni sospette, risulta difficilmente conciliabile con gli interessi economici affidati alla cura degli esercenti le libere professioni legali e contabili.
Siamo altrettanto consapevoli che, se non condiviso e interiorizzato dalla maggioranza dei destinatari, non vi è obbligo di legge che - per quanto severamente sanzionato - possa conseguire stabilmente i propri obiettivi.
Per questo motivo non ci rivolgiamo agli opportunisti o agli indifferenti, ma alla stragrande maggioranza dei professionisti, che sappiamo disponibili a cogliere l'opportunità di fornire il proprio apporto alla tutela della legalità e dell'integrità dell'economia e della finanza.
Questa disponibilità sappiamo contraddistinguere l'intera professione notarile, chiamata a svolgere funzioni di pubblica rilevanza che - salvo rare eccezioni - possono comportare un coinvolgimento solo inconsapevole in operazioni di riciclaggio.
'Dietro ogni grande fortuna si annida un crimine', sentenziava con pessimismo Honoré de Balzac.
Ebbene, alziamo la guardia ed evitiamo che l'imprenditoria del nostro paese sia contaminata dall'infiltrazione dei proventi del crimine e che gli stessi criminali - mutate le vesti, ma non l'animus - s'introducano stabilmente nell'economia legale e ne minino le fondamenta.
L'UIF, da parte sua, conferma la propria disponibilità a proseguire il confronto e la collaborazione con tutte le categorie professionali per una applicazione della legge corretta e ragionevole".

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Informazioni sull'autore dell'articolo 

Agatino Grillo

Agatino Grillo è l'ideatore e curatore dei siti www.compliancenet.it e www.compliance-normativa.it 

Biografia più ampia http://compliance-normativa.it/author/agatino-grillo 

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