Sull’antiriciclaggio per i professionisti è l’ora delle scelte (Eutekne.info, 15 maggio 2012)

di Enrico ZANETTI
La puntata di Report di domenica scorsa  (qui il video dal sito Rai ndr)  dedicata al tema del riciclaggio di denaro e al ruolo svolto dai liberi professionisti rispetto ad esso e al suo contrasto, ha messo in luce una volta di più quanto sia sempre più concreto il rischio che, se gli Ordini professionali non prenderanno finalmente in mano la questione con la dovuta determinazione, la disciplina antiriciclaggio possa esplodere in faccia a loro e a tutti i loro iscritti.
Una determinazione, quella che ci devono mettere gli Ordini, che può esplicarsi in due direzioni diametralmente opposte.
La prima: salire sulle barricate e rifiutare in modo espresso il tipo di ruolo che la normativa antiriciclaggio scarica sui liberi professionisti e sugli Ordini medesimi, denunciandone apertamente le onerose storture formali rispetto alle finalità sostanziali della disciplina.
La seconda: abbandonare il ruolo di poco più che meri formatori degli iscritti in materia di antiriciclaggio ed esercitare in modo proattivo l’ingrato compito di primi censori dei comportamenti degli iscritti, pur nella consapevolezza dell’assurdità di taluni aspetti della disciplina.
Delle due, pero, necessariamente dovrà essere quanto prima scelta una, perché perseverare nella via mediana tra questi due approcci, come è stato fatto sinora, lascia comunque esposti gli iscritti a tutti i rischi che si accompagnano a una non puntuale osservanza della disciplina; e, al tempo stesso, crea i presupposti per cui si può, quando lo si desidera, gettare facile discredito sugli Ordini medesimi e, quindi, anche su quei professionisti che gli obblighi li osservano.
La questione è trasversale a tutte le professioni giuridiche ed economiche, ma i commercialisti sono quelli più coinvolti e travolti da queste problematiche.
Qual è il messaggio che è passato in materia di riciclaggio e antiriciclaggio? Che, a fronte di oltre 113mila iscritti all’Albo, le segnalazioni antiriciclaggio provenienti sino ad oggi dalla categoria sono state poche decine e questo sarebbe tutto dire. Nelle more di una decisione definitiva sull’amletico bivio di cui sopra, cominciamo almeno a spiegare, o almeno cominciamo a provarci, che il raffronto tra totale segnalazioni inviate e totale iscritti all’Albo è sbagliato in radice e tendenzioso nella sua assunzione.
Perché? Perché il raffronto va semmai operato anzitutto tra numero di segnalazioni inviate e numero di iscritti condannati per reati di riciclaggio o concorso in riciclaggio. È quest’ultimo, infatti, il numero che rappresenta l’altra faccia della medaglia del totale di segnalazioni effettuate da una determinata comunità professionale o economica.
A quanto ammonterà questo numero? Esagerando di molto per eccesso, magari anche a dieci volte il numero delle segnalazioni. Anche se così fosse, tuttavia, si tratterebbe sempre di una percentuale comunque marginale anch’essa (meno dell’1%), se rapportata agli oltre 113mila iscritti all’Albo.
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