Ispezioni antiriciclaggio negli studi, nel mirino della GdF la registrazione dei dati (Eutekne.info, 26 aprile 2012)

  • Fonte: articolo integrale disponibile sul sito Eutekne.info

Tra le informazioni soggette a registrazione inclusi anche i dati del titolare effettivo
di Annalisa De Vivo
Nel recente modulo operativo che la Guardia di Finanza dedica alle attività d’ispezione antiriciclaggio presso gli studi professionali (si veda “Check list della GdF per le ispezioni antiriciclaggio negli studi” del 24 aprile 2012), di particolare interesse risultano le considerazioni su conservazione e registrazione dei dati.
Sul punto, le Fiamme Gialle richiamano gli obblighi sanciti dagli artt. 36 e 38 del DLgs. 231/ 2007, che impongono ai professionisti rispettivamente di conservare i documenti e registrare le informazioni che hanno acquisito per assolvere gli obblighi di adeguata verifica della clientela, affinché possano essere utilizzati per qualsiasi indagine su eventuali operazioni di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo. Gli obblighi di conservazione e registrazione non vanno osservati: in caso di applicazione degli obblighi semplificati di adeguata verifica della clientela, ai sensi dell’art. 25 del DLgs. 231/2007; per svolgere la mera attività di redazione e/o di trasmissione delle dichiarazioni derivanti da obblighi fiscali e degli adempimenti in materia di amministrazione del personale, ex art. 12, comma 3 del DLgs. 231/2007.
Per svolgere le attività ispettive, l’unità operativa potrà utilizzare lo stesso campione selezionato per il controllo sul corretto adempimento dell’obbligo di adeguata verifica della clientela, o individuare un nuovo campione di operazioni e/o incarichi professionali. L’esame delle registrazioni sarà eseguito attraverso il registro della clientela o l’archivio unico informatico (AUI), ovvero effettuando riscontri rispetto alla documentazione acquisita preliminarmente all’intervento o nel corso dell’accesso. Nel merito, l’unità operativa dovrà accertare che le registrazioni: siano state effettuate tempestivamente e comunque non oltre il 30° giorno dall’accettazione dell’incarico, dal compimento dell’operazione, dall’eventuale conoscenza successiva di ulteriori informazioni, ovvero dal termine della prestazione professionale; contengano tutte le informazioni richieste dalla legge (sono richiamati l’art. 36, comma 2 del DLgs. 231/2007 e l’art. 1 del provvedimento UIC 24 febbraio 2006); siano state regolarmente effettuate, anche con riferimento alle operazioni frazionate.
Riguardo all’accertamento della tempestività delle registrazioni, va evidenziato che l’art. 38, comma 1-bis del DLgs. 231/2007 prevede un termine che decorre dall’accettazione dell’incarico professionale, dall’eventuale conoscenza successiva di ulteriori informazioni o dal termine della prestazione professionale. Come osservato dalla GdF, tale disposizione sembra conferire al professionista – sul piano applicativo dell’adempimento – un’autonoma decisione basata su “parametri ampiamente discrezionali”. Attesa l’incerta interpretazione della norma, la stessa GdF prevede quindi il ricorso all’ausilio del professionista, le cui dichiarazioni si renderanno indispensabili per acquisire ulteriori dati sui criteri di registrazione utilizzati.
Così, ad esempio, si può ipotizzare che il professionista utilizzerà il criterio dell’accettazione allorquando ritenga di essere in possesso di tutte le informazioni, mentre sposterà in avanti l’adempimento della registrazione qualora preveda di venire a conoscenza di ulteriori dettagli in un secondo momento. Di contro, ove la prestazione non abbia una durata definibile a priori, ovvero si tratti di un’esecuzione continuativa nel tempo il cui termine è “incerto ed aperto”, la GdF ritiene ammissibile che il professionista attenda la conclusione della stessa per eseguire la registrazione.
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