Check list della GdF per le ispezioni antiriciclaggio negli studi (Eutekne.info, 24 aprile 2012)

  • Fonte: articolo integrale disponibile sul sito Eutekne.info

di Annalisa De Vivo
In un modulo operativo le indicazioni per il controllo del corretto adempimento degli obblighi imposti dal DLgs. 231/2007
In concomitanza con l’inasprimento delle attività di ispezione presso gli studi professionali – aventi ad oggetto la predisposizione delle misure antiriciclaggio previste dal DLgs. 231/2007 – il Comando Generale della GdF dedica ai controlli sui professionisti giuridico-contabili delle vere e proprie linee guida, contenute nel documento “Scheda normativa e modulo operativo n. 6”, in allegato alla imponente circolare GdF n. 83607 dello scorso 19 marzo (qui il testo della circolare, ndr).
Al netto di alcuni aspetti poco condivisibili, si tratta di una check list di indubbia utilità, dal momento che consentirà ai professionisti di verificare la validità dei presidi antiriciclaggio attivati, avendo ben presenti la tipologia e le modalità di un eventuale accertamento presso i propri studi.
Ricordiamo che, ai sensi dell’art. 53, commi 2 e 3, del DLgs. 231/2007, la vigilanza sui professionisti a fini antiriciclaggio è attribuita alla Guardia di Finanza e agli Ordini professionali in via concorrente, anche se allo stato attuale la relativa funzione è esercitata esclusivamente dalle fiamme gialle. Ecco, dunque, cosa aspettarsi in caso di “accesso antiriciclaggio”.
In primis, l’unità operativa preposta al controllo avrà cura di accertare la legittimazione all’esercizio dell’attività (iscrizione ad albo o registro) e la struttura organizzativa del professionista ispezionato, nonché l’eventuale suddivisione dei ruoli e delle responsabilità a fini antiriciclaggio. A tal fine, dovranno essere identificati i dipendenti/collaboratori eventualmente delegati dal professionista ai fini dell’assolvimento degli obblighi antiriciclaggio e dovrà essere appurata l’adozione, da parte di quest’ultimo, di misure di formazione del personale incaricato.
Esauriti tali adempimenti preliminari, il primo step dell’accesso consiste nel riscontro avente ad oggetto l’avvenuta istituzione, da parte del professionista, dell’archivio unico informatico (AUI) ovvero del registro della clientela ex art. 38 del DLgs. 231/2007. Nel primo caso l’unità operativa, mediante un controllo a campione, dovrà accertare che l’applicativo garantisca la corretta conservazione e la reperibilità dei dati registrati; nell’ipotesi di registro cartaceo, invece, dovrà accertare il rispetto dei requisiti richiesti ex lege, quali la numerazione progressiva, la sigla in ogni pagina del professionista o di un collaboratore autorizzato per iscritto e l’indicazione complessiva del numero delle pagine unitamente alla firma dei suddetti soggetti nell’ultimo foglio del registro, che dovrà essere tenuto in maniera ordinata e leggibile e senza spazi bianchi o abrasioni.
La GdF evidenzia altresì che il registro non deve essere “a fogli mobili e/o ad anelli”: quest’ultima precisazione, peraltro, non trova riscontro nel disposto normativo, essendo il frutto di un chiarimento fornito per iscritto dall’UIC (oggi UIF) all’indomani dell’entrata in vigore del DM n. 141/2006 e dello stesso provvedimento UIC 24 febbraio 2006 per i professionisti. Tale riscontro avverrà contestualmente a quello avente ad oggetto la “corretta alimentazione” dell’AUI: a tal fine verrà effettuata una stampa analitica delle registrazioni effettuate dal professionista ispezionato nel periodo oggetto di controllo.
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