Più moneta elettronica per frenare l'evasione (Il Sole 24 Ore, 13 luglio 2012)

  • Fonte: Rassegna stampa dell'Agenzia dell'Entrate (qui il testo dell'articolo in formato pdf)

La diagnosi - il presidente Giampaolino: «Forte squilibrio nel prelievo a vantaggio di coloro che possono autodeterminare l'imponibile»
di Roberto Turno
Sempre meno contante, più moneta elettronica. Davanti al vulnus che resta gravissimo dell'evasione fiscale, la Corte dei conti rilancia la necessità di abbassare ancora di più nei pagamenti la soglia dei 1.000 euro per l'uso del contante. Le misure attuali «andrebbe- ro rafforzate», afferma il presidente della magistratura contabile, Luigi Giampaolino, per consentire «una tempestiva utilizzabilità delle informazioni da parte dell'amministrazione, già nella fase in cui il contribuente è chiamato ad adempiere, allo scopo di favorirne comportamenti corretti».
Parole secche e pesanti, quelle di Giampaolino, che ieri è stato ascoltato in Parlamento dalla commissione di vigilanza sull'Anagrafe tributaria. Un'occasione che il presidente della Corte ha colto al volo per denunciare ancora una volta che per stroncare l'evasione fiscale il cammino è ancora lungo e complicato. E gli ostacoli sono tutt'altro che superati. Anzi.
«Il sistema fiscale attuale è gravemente deficitario, continuando a essere concepito in chiave reattiva piuttosto che persuasiva», l'atto d'accusa rivolto dalla magistratura contabile. Non senza rinunciare a sottolineare che «sintomo di tale inadeguatezza è il fenomeno degli omessi versamenti delle imposte dichiarate».
Il tutto, in uno scenario che «mostra una situazione di forte squilibrio nel prelievo fiscale a ingiusto vantaggio di coloro che hanno concreta possibilità di autodeterminare la base imponibile di- chiarata».
A farla franca, in definitiva, sono sempre gli stessi.
Ma l'uso massiccio e mirato dell'informatica può essere un'arma fondamentale anti-evasione.
Non la sola, ma certamente essenziale.
«Lo sviluppo del sistema informativo dell'anagrafe tributaria - ha detto Giampaolino - è stato prevalentemente, se non esclusivamente, indirizzato alla gestione ex post dei dati dichiarati», preoccupandosi «ben poco di semplificare l'adempimento dei contribuenti, indotti quasi sempre a ricorrere all'assistenza professionale e informatica offerta dal mercato».
Altro che tax compliance, è l'accusa.
Altro che "fisco amico e trasparente": «Poiché la legislazione tributaria italiana è complessa, quello che ci si aspetta dai contribuenti dovrebbe essere spiegato in modo molto chiaro e reso molto facile da assolvere».
E invece non è così: «I costi di adempimento, in termini di tempo e di denaro, sovente ostacolano l'adempimento stesso », ha dichiarato il presi- dente della Corte dei conti.
Giampaolino non ha poi rinunciato a ribadire quanto già dichiarato dalla Corte dei conti, in merito all'evasione, nei due  recenti rapporti al Parlamento sul bilancio dello Stato nel 2011.
La quota di evasione dall'Iva s'è attestata intorno al 30% (dal 40% della metà degli anni Novanta), col Sud e le isole in testa in termini percentuali (40,1% per l'Iva e 29,4% per l'Irap), mentre in valori assoluti la grande parte dell'evasione si concentra nel Nord-Ovest e nel Nord-Est, le aree più ricche del Paese.
Con agricoltura e terziario privato in testa, con un tasso «compreso fra 3 e 5 volte quello calcolato per l'industria in senso stretto». Senza dire che dopo Turchia e Messico, ricorda la Corte dei conti, l'Italia vanta per evasione il primato (alla rovescia) delle peggiori performance in ambito Ocse. Senza dire della casistica delle nefandezze dell'evasione fiscale, che Giampaolino ha pignolescamente e volutamente elencato. I casi più diffusi tra le attività indipendenti sono l'occultamento di ricavi e compensi e l'indebita deduzione di costi. Ma anche i ricavi e i compensi nascosti nelle attività rivolte al consumatore finale nelle quali tutti gli strumenti di deterrenza impiegati (misuratore e ricevuta fiscale, studi di settore) non hanno modificato la tax compliance, ha spiegato il presidente della Corte dei conti. Lo«schermo societario» (società cartiere, esterovestizioni), l'utilizzo di fatture e documenti falsi e i canoni d'affitto non dichiarati sono tra gli altri esempi più gettonati di evasione. E naturalmente tutto ciò che sfugge al pagamento con la moneta elettronica.