Maurizio Arena: “Le prossime novità della normativa antiriciclaggio” (Diritto Bancario, 19 giugno 2013)

Maurizio Arena

Con il presente contributo si intende dare conto delle principali proposte normative che di recente hanno riguardato la materia del contrasto al riciclaggio di proventi illeciti.
Si tratta di interessanti sviluppi sia in tema di fattispecie penali sia in tema di normativa amministrativa di prevenzione.

 

1. La IV Direttiva Antiriciclaggio

La proposta di IV Direttiva, avanzata dalla Commissione europea il 5 febbraio scorso, obbliga gli Stati membri ad introdurre un regime di responsabilità a carico delle persone giuridiche, in relazione ad alcuni illeciti amministrativi commessi a loro vantaggio.
In particolare, secondo l’art 56, in caso di “inadempienze sistematiche”1 in relazione agli obblighi di adeguata verifica della clientela, di segnalazione di operazioni sospette, di conservazione dei documenti e sui controlli interni, gli Stati membri dovranno assicurare che le sanzioni amministrative applicabili comprendano almeno:
a) una dichiarazione pubblica indicante la persona fisica o giuridica e la natura della violazione;
b) un ordine che impone alla persona fisica o giuridica di porre termine al comportamento in questione e di astenersi dal ripeterlo;
c) nel caso di un ente obbligato soggetto ad autorizzazione, la revoca dell’autorizzazione;
d) per tutti i membri dell’organo di gestione dell’ente obbligato considerati responsabili, l’interdizione temporanea dall’esercizio di funzioni in seno a enti;
e) nel caso di una persona giuridica, sanzioni amministrative pecuniarie fino al 10% del suo fatturato complessivo annuo nell’esercizio finanziario precedente2;
f) nel caso di una persona fisica, sanzioni amministrative pecuniarie fino a 5 milioni di euro o, negli Stati membri la cui moneta non è l’euro, il corrispondente valore in valuta nazionale alla data di entrata in vigore della direttiva;
g) sanzioni amministrative pecuniarie fino al doppio dell’importo dei profitti ricavati o delle perdite evitate grazie alla violazione, quando questi possono essere determinati.
Si noti, in particolare, il riferimento, del tutto inedito in questa materia, all’importo della sanzione pecuniaria a carico delle persone giuridiche, commisurato al fatturato dell’esercizio finanziario precedente (analogamente alla materia antitrust).
Interessa in questa sede il disposto dell’art 57 comma 4, il quale recita:
4. Nel caso delle persone giuridiche, gli Stati membri assicurano che esse possano essere considerate responsabili delle violazioni di cui all’articolo 56, paragrafo 1, commesse in loro favore, individualmente o in qualità di componenti di un loro organo, da soggetti che vi esercitino un ruolo direttivo e che abbiano il potere di:
a) rappresentare le persone giuridiche;
b) prendere decisioni a nome delle persone giuridiche, oppure
c) esercitare controlli in seno alle persone giuridiche.
5. In aggiunta ai casi di cui al paragrafo 4, gli Stati membri assicurano che le persone giuridiche possano essere considerate responsabili nei casi in cui il mancato esercizio di vigilanza o controllo da parte di una delle persone di cui al paragrafo 4 abbia reso possibile la commissione delle violazioni di cui all’articolo 56, paragrafo 1, a favore di una persona giuridica, ad opera di una persona soggetta alla sua autorità.
Tali disposizioni prefigurano un sistema sanzionatorio che va oltre il regime di responsabilità solidale della persona giuridica – sancito dall’art 59 d.lg. 231/2007 (“Legge Antiriciclaggio”)3 – mediante l’introduzione di una (cor)responsabilità dell’ente nell’illecito amministrativo commesso nel suo interesse.
Come è noto, il regime della responsabilità solidale della persona giuridica per gli illeciti amministrativi dei suoi esponenti trova la sua fonte originaria nell’art 6 comma 3 della legge n. 689/1981:
Se la violazione e’ commessa dal rappresentante o dal dipendente di una persona giuridica o di un ente privo di personalità giuridica o, comunque, di un imprenditore, nell’esercizio delle proprie funzioni o incombenze, la persona giuridica o l’ente o l’imprenditore e’ obbligato in solido con l’autore della violazione al pagamento della somma da questo dovuta.
In questo caso chi ha pagato ha diritto di regresso per l’intero nei confronti dell’autore della violazione.
Ad ogni modo, la IV Direttiva non introdurrebbe una novità assoluta, potendosi rinvenire due ipotesi analoghe – tuttavia con alcune rilevanti differenze - nella normativa sugli abusi di mercato (legge n. 62/2005) e nel Codice delle assicurazioniprivate (d.lg. n. 209/2005).
1.1 L’art 187-quinquies T.U.F.
Ai sensi art 187-quinquies T.U.F. (introdotto dalla legge n. 62/2005), l’ente
è responsabile del pagamento di una somma pari all’importo della sanzione amministrativa irrogata per gli illeciti di cui al presente capo commessi nel suo interesse o a suo vantaggio:
a) da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’ente o di una sua unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria o funzionale nonché da persone che esercitano, anche di fatto, la gestione e il controllo dello stesso;
b) da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui alla lettera a).
Si tratta della responsabilità dell’ente relativa agli illeciti amministrativi previsti dall’art 187-bis (Abuso di informazioni privilegiate) e 187-ter (Manipolazione del mercato).
Secondo la disposizione de qua, l’ente non è responsabile se dimostra che le persone sopra indicate hanno agito “esclusivamente nell’interesse proprio o di terzi”.
Il comma 4 prevede poi che, in relazione agli illeciti menzionati, si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 6, 7, 8 e 12 del d.lg. n. 231/2001 (sulla responsabilità da reato degli enti collettivi).
Tale ultimo rinvio al d.lg. n. 231 consente di:

 

 

  • dare rilievo esimente all’adozione dei c.d. compliance programs (i modelli di organizzazione, gestione e controllo: artt 6 e 7);
  • affermare l’autonoma responsabilità dell’ente anche nei casi di autore non identificato (art 8);
  • configurare casi di riduzione della pena in seguito a condotte riparatorie4 (art 12).

In definitiva, quella prevista dall’art 187-quinquies è una responsabilità civile da illecito amministrativo: l’ente, infatti, non è tenuto al pagamento della sanzione amministrativa, ma di una “somma pari all’importo” di quest’ultima.
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