Mario Draghi: trasparenza, correttezza, reputazione sono presidi di stabilità per le banche
Il Governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, è intervenuto il 21 febbraio 2009 al 15° Congresso degli operatori finanziari, organizzato a Milano da AIAF (Associazione Italiana Analisti Finanziari), ASSIOM (Associazione Italiana Operatori Mercati dei Capitali) e ATIC FOREX (The Financial Markets Association of Italy - Associazione degli Operatori Finanziari). Il discorso del governatore (pdf, 65 K, 17 pp.) ha affrontato numerosi temi. In particolare per quanto riguarda le materie oggetto di "compliance", Draghi si è soffermato sull’importanza della trasparenza e correttezza ed ha annunciato che tra poche settimane saranno sottoposte a consultazione pubblica nuove norme, che si vanno mettendo a punto anche in collaborazione con le associazioni delle banche, degli altri intermediari e dei consumatori. I documenti per la clientela saranno più chiari, sintetici e confrontabili. Saranno usati strumenti particolarmente incisivi per i prodotti di più ampio utilizzo, mutui e conti correnti. Sarà chiesta maggiore attenzione nei confronti del cliente che deve essere al centro di ogni fase del processo produttivo.
Di seguito riportiamo i due "passaggi" del discorso del governatore che sono di gran interesse per chi si occupa di compliance; essi riguardano:
- la revisione del quadro regolamentare
- la reputazione delle banche
La revisione del quadro regolamentare
Dei progressi fatti nella revisione del quadro regolamentare globale, progressi impensabili fino a qualche mese fa, ho riferito in altre sedi. Vorrei oggi accennare al lavoro, in corso nelle sedi internazionali, per costruire un sistema di vigilanza macroprudenziale, da affiancare alla tradizionale supervisione sulle singole istituzioni.
Questa nuova prospettiva ha importanti conseguenze sull’estensione e sull’applicazione della regolamentazione. Tra queste: ogni entità finanziaria capace di generare un rischio sistemico sarà soggetta a vigilanza; le autorità vorranno conoscere sia la correlazione esistente fra le esposizioni di varie istituzioni finanziarie, sia come il rischio viene trasferito nel tempo e nello spazio; sarà considerata la possibilità di creare buffer di capitale e di liquidità che si espandano nei periodi di crescita e si contraggano nelle fasi discendenti del ciclo, nonché l’istituzione di un leverage ratio che limiti la crescita della leva finanziaria; verranno applicate misure per ridurre i rischi connessi ai prodotti OTC tramite la costituzione di controparti centrali.
Va in questa direzione l’annuncio dell’adesione da parte degli intermediari alla costruzione di una piattaforma centralizzata per lo scambio di CDS. Essa porterà chiarezza in un mercato oggi visto, per la sua opacità ed estensione, come fonte di potenziale amplificazione delle crisi.
È previsto che a livello internazionale la governance delle istituzioni finanziarie, la remunerazione dei manager, gli specifici doveri degli intermediari nella tutela degli investitori al dettaglio, siano esplicitamente soggetti alla vigilanza. Viene inoltre generalizzata la costituzione di collegi dei supervisori per i grandi intermediari globali.
La reputazione delle banche, presidio di stabilità
Sempre, ma soprattutto in periodi di crisi, valore prezioso per una banca è il suo buon nome, fondamento di un solido rapporto con la clientela. Salvaguardare e accrescere la reputazione del sistema bancario richiede comportamenti concreti irreprensibili, non meno che norme rigorose.
Alla Banca d’Italia la correttezza del comportamento delle banche preme perché è condizione di stabilità. Questo è particolarmente vero in momenti come l’attuale, in cui il ricorso al risparmio della clientela si è dimostrato strumento essenziale per consentire al sistema bancario di supplire, in tempi rapidi e per importi significativi, al contrarsi di altre fonti di provvista.
Vigilare sulla trasparenza e correttezza di chi offre prodotti finanziari e servizi di investimento spetta alla Consob. Per le operazioni tipicamente bancarie la tutela è affidata dalla legge alla Banca d’Italia. Tra poche settimane sottoporremo a consultazione pubblica nuove norme, che si vanno mettendo a punto anche in collaborazione con le associazioni delle banche, degli altri intermediari e dei consumatori. Renderemo i documenti per la clientela più chiari, sintetici e confrontabili. Utilizzeremo strumenti particolarmente incisivi per i prodotti di più ampio utilizzo, mutui e conti correnti. Chiederemo che l’attenzione per il cliente sia al centro di ogni fase del processo produttivo. Anche trasparenza del governo societario e apertura degli assetti proprietari sono condizioni del buon nome delle banche e della loro efficienza. Un tempo il sistema bancario, stretto nei vincoli di un’estesa proprietà pubblica e di una rete di norme che ne condizionava tutta l’attività, era concentrato e chiuso nella proprietà, scarsamente concorrenziale nei comportamenti. I progressi degli ultimi decenni sono stati enormi. Il sistema delle banche pubbliche è stato smantellato. Il consolidamento dell’industria bancaria ne ha rivoluzionato gli assetti proprietari.
Le fondazioni bancarie, ceduto quasi ovunque il controllo, si sono trasformate in investitori attenti alle prospettive di lungo periodo.
L’Autorità garante per la concorrenza e il mercato ha recentemente attratto l’attenzione su alcuni aspetti strutturali relativi al sistema: concentrazione della proprietà, legami partecipativi fra intermediari, presenza di amministratori in comune fra più aziende. Questi aspetti meritano attenzione. È doveroso tuttavia osservare che la concentrazione della proprietà, tratto comune delle società quotate italiane, è per le banche meno pronunciata che per le società di altri settori. L’intensità dei legami partecipativi tra le principali banche appare inferiore a quella che caratterizza altri paesi dell’Europa continentale. Per quanto riguarda la presenza di amministratori in più aziende, questione di competenza dell’Autorità antitrust per i profili concorrenziali, spetta in primo luogo al Governo e al Parlamento, cui le segnalazioni dell’Autorità si indirizzano, valutare se e quali misure adottare.
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