Banca d’Italia: "Investire in conoscenza" (intervento del DG Fabrizio Saccomanni, 4 giugno 2010)

Il 4 giugno 2010, il Direttore Generale della Banca d’Italia Fabrizio Saccomanni è intervenuto a Potenza alla presentazione del rapporto "L'economia della Basilicata". Nel suo intervento il direttore Saccomanni ha insistito sull’importanza dell’informazione finanziaria e sugli investimenti in conoscenza. Il testo dell’intervento del Direttore Generale Fabrizio Saccomanni è disponibile in formato pdf (dal sito Banca d’Italia) ed epub (a cura di www.compliancenet.it). Di seguito riproduciamo, inoltre, l’indice del documento e i due capitoli "4. Investire in conoscenza" e "5. L’informazione finanziaria".

Indice del documento

  1. Il quadro macroeconomico e le prospettive di breve termine
  2. L’economia del 2009 nelle articolazioni territoriali
  3. Un’azione pubblica orientata ai risultati
  4. Investire in conoscenza
  5. L’informazione finanziaria
  6. Conclusioni

4. Investire in conoscenza

Il recupero di efficienza dell’azione pubblica dovrebbe assicurare uno standard qualitativo uniforme sul territorio nazionale nei servizi offerti da ciascun ospedale, tribunale, scuola.

Nelle nostre ricerche sul Mezzogiorno abbiamo approfondito i divari di qualità di molti servizi pubblici. Vorrei qui concentrarmi sull’istruzione, perché il potenziale di crescita di un’economia di trasformazione come quella italiana dipende in ultima analisi dal capitale umano. L’istruzione accresce inoltre il capitale sociale, carente soprattutto nel Mezzogiorno; riduce la probabilità di lavorare nei settori sommersi dell’economia, più ampi nel Mezzogiorno. Una buona educazione civica si associa con il rispetto della legalità, precondizione irrinunciabile per lo sviluppo economico e per il vivere civile.

Il ruolo dell’investimento in conoscenza è divenuto ancora più importante negli ultimi anni. Con la globalizzazione e l’accentuarsi della concorrenza di paesi con costi del lavoro più bassi, la sfida per il mantenimento di elevati livelli di benessere passa per l’istruzione scolastica e universitaria, per la formazione. La diffusione delle nuove tecnologie richiede un continuo apprendimento, non solo per far avanzare la frontiera della conoscenza, ma anche per avvantaggiarsi delle conoscenze prodotte da altri.

Nel nostro paese l’obiettivo di un’istruzione di qualità non è stato raggiunto; i divari tra Nord e Sud restano elevati (nota 2).

Un netto ritardo del Mezzogiorno emerge anzitutto dagli indicatori “quantitativi”. Appare inferiore nel Mezzogiorno la quota della popolazione in possesso di titoli di studio elevati (diploma e laurea). Guardando alla popolazione tra 25 e 64 anni di età, i diplomati erano nel 2009 pari al 33,7
per cento nel Mezzogiorno, contro il 42,4 per cento del Centro Nord; i laureati il 12,6 per cento, contro il 15,5 nel resto del paese. Sull’incidenza dei laureati sul totale della popolazione incidono anche i flussi migratori interni al paese. Contrariamente al passato, quando a spostarsi dal Sud erano soprattutto giovani a bassa scolarità, negli ultimi anni si è osservato uno spostamento della distribuzione dei flussi migratori in favore dei giovani più istruiti.

Ma l’aspetto più preoccupante attiene agli aspetti “qualitativi” dei divari. Varie indagini mostrano un ritardo medio dell’Italia rispetto ai principali paesi nelle competenze effettive degli studenti e una notevole ampiezza dei divari tra Nord e Sud. Inoltre, la dispersione dei risultati tra gli studenti è sempre più elevata al Sud, con un divario geografico che cresce lungo il ciclo di vita. La scuola, soprattutto al Sud, piuttosto che ridurre sembra ampliare i divari tra studenti derivanti dal background familiare e dai fattori di contesto.

Un altro aspetto rilevante dei divari geografici riguarda il sistema di verifica dei livelli di apprendimento: gli scrutini fatti dalle scuole, non riflettendo perfettamente le competenze effettive degli studenti, non costituiscono una sufficiente spinta a migliorarsi dei ragazzi (e delle scuole) del Sud.

Le differenze di risultati tra le aree del paese non sono immediatamente riconducibili alla quantità di risorse spese annualmente.
La spesa per istruzione è erogata dal governo centrale seguendo regole omogenee sul territorio nazionale; le risorse finanziarie correnti non sono inferiori al resto del paese. È invece peggiore nel Mezzogiorno la qualità delle dotazioni di infrastrutture scolastiche.

5. L’informazione finanziaria

I divari tra Nord e Sud riguardano anche le conoscenze finanziarie, importanti per consentire ai risparmiatori di valutare correttamente i rischi e le opportunità del mercato; esse rappresentano una garanzia di auto tutela dei risparmiatori. L’esperienza della crisi finanziaria ha mostrato l’importanza di promuovere un’adeguata educazione finanziaria.

Nella più recente indagine sui bilanci delle famiglie sono state poste alcune domande volte a misurare il grado di competenza e conoscenza finanziaria degli italiani nell’effettuare le proprie scelte d’investimento.
Circa due terzi degli individui sono in grado di interpretare correttamente i dettagli di un estratto conto, di calcolare variazioni del potere di acquisto e di distinguere tra diverse tipologie di mutuo e quindi di valutare la sostenibilità dei propri debiti. Una quota inferiore di famiglie (45 per cento)
comprende l’opportunità di diversificare i propri investimenti, mentre solo un terzo conosce la differenza di rischiosità di azioni e obbligazioni. Il livello di informazione finanziaria delle famiglie risulta significativamente più contenuto per la previdenza complementare: la percentuale di famiglie che ne conosce le caratteristiche oscilla fra il 20 e il 33 per cento a seconda della domanda.

Dall’indagine emerge come le conoscenze siano sistematicamente più basse nelle regioni meridionali, con i maggiori divari in corrispondenza dei livelli di scolarità inferiori e nelle classi di reddito più basso. Il ritardo di conoscenze del Mezzogiorno permane anche tenendo conto della diversa composizione di fattori quali il titolo di studio, l’età, il reddito e la ricchezza.
Nella convinzione che l’educazione finanziaria sia uno strumento importante di protezione dei risparmiatori, il nostro Istituto ha intrapreso molteplici iniziative volte alla formazione e all’aggiornamento della cultura finanziaria. A questo proposito, il sito della Banca d’Italia ospita un’apposita sezione che compendia alcune informazioni di base, esposte con un linguaggio semplice e diretto.

Il progetto di formazione nelle scuole, basato su un Memorandum d’intesa siglato dalla Banca d’Italia con il Ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca e allineato alle best practices internazionali ha fornito esiti positivi. È stato condotto anche nell’anno scolastico 20092010.
Hanno partecipato oltre 250 istituti scolastici di ogni ordine e grado, distribuiti su tutto il territorio nazionale, con il coinvolgimento di circa 8.500 studenti.
Sull’argomento dell’educazione finanziaria è anche intensa la collaborazione della Banca d’Italia con altre Autorità: Consob, Isvap, Covip e AGCM. Un primo obiettivo potrebbe essere la realizzazione di un portale unico per facilitare l’accesso e la navigazione nei rispettivi siti di educazione finanziaria.

A breve ospiteremo la quinta Conferenza dell’International Network on Financial Education, il gruppo di lavoro promosso dall’OCSE con l’obiettivo di favorire la cooperazione internazionale e la diffusione delle migliori prassi nel campo dell’educazione finanziaria.

Nota 2

Si vedano Cipollone, Montanaro e Sestito (2010), "L’istruzione", in Banca d’Italia (2010), "Il Mezzogiorno e la politica economica dell’Italia", Seminari e convegni, n. 4, di prossima pubblicazione.

Link utili

http://www.bancaditalia.it/media/notizie/saccomanni_040610
http://www.bancaditalia.it/interventi/intaltri_mdir/Saccomanni_040610.pdf
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/ecore/note/2009/basilicata
http://www.bancaditalia.it/pubblicazioni/econo/ecore/note/2009/basilicat...

ComplianceNet: