Antiriciclaggio: Verifiche con l’incrocio dei dati (Italia Oggi, 19 aprile 2012)

Fonte: Rassegna stampa Iusletter

di Giovanni Galli

Ampia campionatura delle operazioni, reperimento dei fascicoli clienti, riscontri documentali ed incroci di informazioni anche con controllo delle mail. Possibile concorso del professionista o dei collaboratori se risultasse non dettagliata o falsa, l’indicazione dello scopo del rapporto e delle generalità del soggetto per conto del quale si esegue l’operazione. Sono alcune delle indicazioni che emergono dal documento: «Scheda normativa e modulo operativo n.6» in allegato alla circolare GdF n. 83607 del 19/3/2012, dedicato ai controlli sui professionisti giuridico-contabili (si veda ItaliaOggi di ieri).

Selezione del campione da ispezionare

Primo step dei controlli in merito al corretto adempimento degli obblighi di adeguata verifica della clientela (ex art. 16, dlgs 231/07) è la selezione di un idoneo e rappresentativo campione di operazioni e/o prestazioni professionali, compiute nell’ambito dell’attività esercitata dal professionista, potenzialmente da assoggettare al citato obbligo di verifica (adempimento, peraltro, che non contempla specifiche sanzioni in capo al professionista). A tale scopo le fiamme gialle procederanno con la richiesta dell’elenco anagrafico dei clienti (c.d. «schermata anagrafica clienti») con l’evidenziazione della data di conferimento dell’incarico professionale. Di seguito si passerà al vaglio dei processi logici di adeguata verifica attuati nello studio, nonché dell’elenco delle operazioni e delle prestazioni professionali svolte, distinte per rilevanza di importi. Saranno scelte preferibilmente operazioni/prestazioni professionali relative a clienti (sia persone fisiche che giuridiche) il cui nominativo sia maggiormente ricorrente, riguardi soggetti non residenti o non operanti nella zona di competenza del professionista (in particolare se in aree geografiche più soggette ad infiltrazioni criminali), richiedenti l’esecuzione di operazioni di importo significativo, spesso ricorrendo al denaro contante, a titoli al portatore, a valuta estera e all’oro. Preferenzialmente selezionabili saranno, poi, i soggetti che abbiano eseguito conferimenti o apporti di capitale in società con beni in natura per importi palesemente sproporzionati a quelli di mercato, ed infine i clienti che si siano avvalsi di prestazioni aventi ad oggetto finanza strutturata a rilevanza transnazionale (Paesi a fiscalità privilegiata o non «equivalenti» ai fini antiriciclaggio). Altri criteri di selezione interesseranno la clientela con precedenti penali, fiscali o di polizia per reati a scopo di profitto, con profili di incongruenza tra l’importo dell’operazione posta in essere e la propria capacità reddituale e patrimoniale o, infine, quelli catalogati quali «persone politicamente esposte» (art. 1, co. 1, lett. o), d.l.gs.231/07). In ogni caso le istruzioni richiamano l’attenzione dei militari al vaglio delle prestazioni professionali attinenti alla consulenza, organizzazione o gestione di società fiduciarie, trust o strutture analoghe.

Riscontri documentali

Seconda fase delle verifiche consiste nell’acquisizione di tutta la documentazione conservata dal professionista ai fini antiriciclaggio, ma anche di quella detenuta ad altro titolo considerata rilevante ai fini della ricostruzione dell’effettiva operatività della clientela e del relativo profilo rischio. Incroci di dati, ed informazioni, poi, verranno attuati mediante l’esame degli strumenti informatici in uso nello studio ed in particolare mediante il controllo delle e-mail. Si precisa che negli studi di piccole dimensioni, si procede anche alla raccolta dei fascicoli dei clienti.

Elaborazione degli elementi acquisiti

A questo punto dell’indagine, l’unità operativa accerterà, in relazione alle operazioni/prestazioni professionali riconducibili ai clienti selezionati, la procedura antiriciclaggio posta in essere dal professionista, verificando se sia stata concretamente svolta l’adeguata verifica dei clienti e se la stessa sia stata effettuata secondo criteri «ordinari» (art. 18 e 19 dlgs 231/07) oppure «semplificati» (art. 25), «rafforzati» (art. 28) o con modalità «indiretta» (art. 28, co.3), o infine con «esecuzione da parte di terzi» (art. 30). Per ciascuna di queste diversa modalità di adempimento degli obblighi verrà riscontrata l’esistenza ed il rispetto delle condizioni di legge (presupposti soggettivi o oggettivi), nonché la verificazione delle circostanze (sospetti di riciclaggio o di finanziamento del terrorismo, o fondato motivo di ritenere che l’identificazione effettuata non sia attendibile o non consenta l’acquisizione delle informazioni necessarie) che presiedono allo svolgimento della specifica adeguata verifica nel modo prescelto. Ciò che in particolare sarà sottoposto ad esame riguarda l’identificazione e la verifica del cliente e del titolare effettivo sotto il profilo della tempistica, modalità di esecuzione ed acquisizione delle informazioni sullo scopo e la natura dell’operazione o della prestazione professionale. Su ciò, le istruzioni precisano che il fascicolo personale del cliente dovrebbe contenere le informazioni richieste dalla legge, tra cui eventuali dichiarazioni fornite direttamente dal cliente (art. 21 dlgs 231). La Gdf sancisce la necessità di prestare attenzione a ipotesi di responsabilità penale (art. 55, co 3, del decreto) a carico del cliente che ha omesso intenzionalmente o falsato, anche in concorso con collaboratori/dipendenti del professionista, informazioni sullo scopo e sulla natura del rapporto continuativo. Altrettanto per l’esecutore dell’operazione che non indichi le generalità del soggetto per cui esegue l’operazione o le indichi false.