Antiriciclaggio: "Task force a lavoro per correggere il pasticcio money transfer" (MF del 14 settembre 2011)

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di Leone Luisa
Abi, Poste e Farnesina studiano un modo per evitare l'effetto negativo della norma sugli intermediari e sui rapporti internazionali
Sono in contatto da giorni gli esperti dell'Abi, delle Poste. della Farnesina, delle società di money transfert e del Cespi (Centro studi di politica internazionale).
Tutti alle prese con i nefasti effetti della norma dell'ultima Finanziaria che prevede un'imposta di bollo del 2% sulle rimesse degli immigrati. Il punto è- che, così com'è scritto, l'articolo 35-octies del maxiemendamento approvato al Senato la settimana scorsa, non colpisce solo gli extracomunitari irregolari che lavorano in nero in Italia e né solo gli immigrati in generale.
Anche uno studio legale o notarile, ad esempio, dovrebbe pagare l'imposta del 2% sul valore dell'importo inviato, secondo il dettato della norma, poiché non dispone di matricola Inps. Non solo. A essere davvero preoccupati sono gli intermediari finanziari, con in testa le banche rappresentate dall'Abi di Giuseppe Mussari. Tutti i soggetti attivi nei trasferimenti di denaro, infatti, vedrebbero lievitare costi e incombenze a causa della norma, che si applica non solo agli operatori di money transfer ma anche alle banche e agli uffici postali.
«Se le banche sono già attrezzate ad agire come sostituto d'imposta, tutti gli altri attori di questo mercato non lo sono. L'adeguamento ai parametri richiesti dalla legge comporterebbe, inoltre, la necessità di aggiornare i sistemi informatici, con costi che in base a una prima stima risulterebbero di centinaia di migliaia di euro per ogni operatore. In più c'è il fattore tempo», spiega a MF-Milano Finanza Daniele Frigeri, che sta seguendo la questione per il Cespi.
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