D.lgs 231/01, focus sul "profitto del reato" sequestrabile (ComplianceAziendale.com, 17 ottobre 2012)

Segnalo l'articolo "I mobili confini del profitto confiscabile nella giurisprudenza di legittimità", di Vincenzo Mongillo, che approfondisce alla luce della giurisprudenza, la nozione di "profitto (del reato, N.D.R.) sequestrabile" (rif. art. 19 e art. 53 d.lgs. 231/01).
L'autore analizza la nozione e i criteri di quantificazione del profitto confiscabile tracciati principalmente dalla "sentenza Impregilo" (Cassazione, Sezioni Unite, sentenza 2 luglio 2008, n. 26654) e dalla "sentenza Angelucci" (Cassazione, Sezione II, sentenza 29 marzo 2012, n. 11808), ne identifica i punti di equilibrio (anche se solo formali) e le ambiguità (testualmente: la "disparità di accenti e di esiti applicativi"), e conclude:
«Pertanto, l'impressione che si ricava dall'attuale stato dell'elaborazione giurisprudenziale in subiecta materia è l'assenza di qualsiasi argine al libero fluire delle interpretazioni giudiziali. Siamo abbondantemente oltre i margini di 'manovra ermeneutica' che possono essere concessi al giudice penale, in un sistema vincolato al principio della riserva di legge. Allo stato, non v'è istituto sanzionatorio, sia del diritto penale individuale, sia del diritto punitivo concernente gli enti collettivi, che presenti contorni contenutistici così imprecisi ed ambigui. In assenza di qualsiasi delucidazione legislativa, il profitto è concetto connotato da incoercibile vaghezza, malleabile nelle mani degli organi dell'accusa e di quelli giudicanti.»
Di seguito la premessa e il sommario dell'articolo (scaricabile dal sito "Diritto penale contemporaneo").

Premessa

La "nozione" e i "criteri di quantificazione" del profitto confiscabile: queste sono le questioni, concernenti le nuove ipotesi speciali di confisca (anche) per equivalente, che continuano a destare incertezze e oscillazioni interpretative nella giurisprudenza di legittimità.
Lo attestano anche due recenti sentenze della II Sezione della Corte di Cassazione, che, nello specifico, hanno riguardato provvedimenti cautelari reali funzionali alla confisca del profitto derivante, rispettivamente, da fatti di corruzione (art. 322-ter c.p.) e truffa ai danni dello Stato (art. 640-quater).
Entrambe, inoltre, hanno richiamato adesivamente il fondamentale arresto delle Sezioni Unite nel leading case "Impregilo" (di seguito anche "sentenza Impregilo"), specificamente riguardante le previsioni contenute negli artt. 19 e 53 del d.lgs. n. 231 del 2001, in materia di responsabilità ex crimine degli enti collettivi. Come vedremo, però, l'adesione è stata meramente esteriore, poiché smentita, nella sostanza, da una profonda rivisitazione dei dicta delle Sezioni Unite.

Sommario.

1. Premessa.
2. La nozione di profitto confiscabile nella sentenza Impregilo delle Sezioni Unite.
3. Incertezze residue: l'indeterminatezza del concetto di utilitas tratta dal danneggiato.
3.1. Ulteriori spazi di ambiguità della sentenza Impregilo.
4. La quantificazione del profitto in situazioni di regolare esecuzione di un contratto ottenuto illecitamente.
5. La lunga - e accidentata - marcia dell'utile netto. La sentenza n. 11808/2012 della Suprema Corte.
6. Verso una generalizzazione del criterio dell'utile netto nel dominio dei "reati in contratto"?
7. Ragionevolezza e funzionalità del criterio dell'utile netto 'a base parziale'.
8. Il criterio dell''extra-vantaggio'.
9. L'incerta distinzione tra "reati contratto" e "reati in contratto". La qualificazione della truffa come "reato contratto" in una recente sentenza della Cassazione (n. 20976/2012).
10. Conclusioni.

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Chi è Vincenzo Mongillo?

Nato nel 1974, è ricercatore di diritto penale presso l'Università Sapienza di Roma e docente di Diritto penale presso la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali dell'Università di Napoli "Federico II", nonché al Master in "Diritto dell'ambiente" presso l'Università Sapienza di Roma.
Si è laureato con lode in Giurisprudenza presso l'Università Sapienza, dove ha anche conseguito con il massimo dei voti il titolo di Specialista in diritto e procedura penale. Presso l'Università di Napoli Federico II ha conseguito il titolo di dottore di ricerca in diritto e procedura penale.
È Vicepresidente dell'Associazione di Studi penali e criminologici Silvia Sandano.
È iscritto all'Ordine degli Avvocati di Roma.
È membro del Comitato Scientifico di Diligo s.r.l. - Centro di ricerca ed elaborazione giuridica e criminologica per l'impresa.
Ha ricevuto il "Premio Vitucci" da parte della Società Italiana degli Avvocati Amministrativisti quale migliore candidato nella sessione di esami di Avvocato presso la Corte di Appello di Roma e il "Premio Benigno Di Tullio" per la propria tesi di Specializzazione in diritto e procedura penale presso l'Università Sapienza.

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