Cos’è l’autoriciclaggio?

L’articolo 2, comma 1, del Decreto Legislativo 21 novembre 2007, n. 231  definisce "riciclaggio":

  • la conversione o il trasferimento di beni, effettuati essendo a conoscenza che essi provengono da un’attività criminosa o da una partecipazione a tale attività, allo scopo di occultare o dissimulare l’origine illecita dei beni medesimi o di aiutare chiunque sia coinvolto in tale attività a sottrarsi alle conseguenze giuridiche delle proprie azioni;
  • l’occultamento o la dissimulazione della reale natura, provenienza, ubicazione, disposizione, movimento, proprietà dei beni o dei diritti sugli stessi, effettuati essendo a conoscenza che tali beni provengono da un’attività criminosa o da una partecipazione a tale attività;
  • l’acquisto, la detenzione o l’utilizzazione di beni essendo a conoscenza, a momento della loro ricezione, che tali beni provengono da un’attività criminosa o da una partecipazione a tale attività;
  • la partecipazione ad uno degli atti di cui alle lettere precedenti, l’associazione per commettere tale atto, il tentativo di perpetrarlo, il fatto di aiutare, istigare o consigliare qualcuno a commetterlo o il fatto di agevolarne l’esecuzione.

C’è una novità rispetto al passato: non ci si pone più il problema dell’estraneità del cliente rispetto all’origine delittuosa dei capitali oggetto di trasferimento/movimentazione. Questo vuol dire che tutti gli intermediari finanziari e non finanziari sono tenuti a segnalare le operazioni sospette di riciclaggio, anche quando è il cliente stesso ad essere sospettato di aver commesso il reato presupposto (autoriciclaggio).

Riciclaggio ed autoriciclaggio

L’elemento nuovo introdotto dall’art. 2 del D. lgs. 231/07 rispetto alla "nozione penalistica di riciclaggio (art. 648 bis c.p) e di impiego di denaro, beni o altre utilità di provenienza illecita ( art. 648 ter c.p.)" è la mancanza dell’inciso "fuori dei casi di concorso nel reato... " il che determina un ampliamento dell’obbligo di segnalazione, estendendola a tutte le operazioni sospette, comprese appunto quelle di "autoriciclaggio".
I sospetti o i motivi ragionevoli che devono indurre l’intermediario o il professionista a sospettare della provenienza delittuosa dei mezzi di pagamento utilizzati sono desumibili da alcune considerazioni:

  1. caratteristiche, entità e natura delle operazioni: elemento oggettivo;
  2. capacità economica ed attività svolta dal cliente: elemento soggettivo;

e ogni altra circostanza che riguarda gli intermediari finanziari e non in relazione alla funzione esercitata.
Per le banche i criteri per individuare le operazioni sospette di riciclaggio sono quelli del decalogo di Banca d’Italia del 12 gennaio 2001,   i professionisti ed i revisori contabili dovranno, invece, fare riferimento ai provvedimenti Uic del 24 febbraio 2006 (Operatori non Finanziari, Intermediari FinanziariProfessionisti)

La circolare della Guardia di Finanza del 16 agosto 2008

La stampa ha dato notizia  che la "circolare n. 81 Incc del 16 agosto 2008" del comando generale della Guardia di Finanza ai reparti operativi riporta l’obbligo della segnalazione dell’operazione sospetta anche quando il reato presupposto e quello di riciclaggio sono commessi dal medesimo soggetto cioè in caso di autoriciclaggio.
Tale impostazione ha destato non poche polemiche in quanto si è sostenuto che in tale modo i professionisti rischiano di trasformarsi in "delatori del fisco" (si veda ad esempio: "La lotta all’autoriciclaggio non va" su ItaliaOggi del 29 agosto 2008).

La posizione di Banca d’Italia

Su tale tematica è intervenuto anche il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi che durante l’audizione presso il Senato della Repubblica, il 15 luglio 2008, ha presentato una relazione dal titolo "Problematiche connesse al riciclaggio nell’ambito dell’esame del disegno di legge n. 773 e collegati in materia di sicurezza pubblica", con la quale ha auspicato una riforma della disciplina.
Il Governatore ha fatto presente che il disegno di legge AS/583 ("Disposizioni in materia di reati di grave allarme sociale e di certezza della pena") prevede una modifica della fattispecie di "riciclaggio" e di "impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita" (art. 648 bis e 648 ter c.p.) tesa a perseguire per tali delitti anche l’autore del reato presupposto (cd. "autoriciclaggio").
Del resto gli Stati Uniti puniscono da tempo l’autore del reato presupposto qualora ricicli i proventi dell’attività illecita da lui stesso compiuta, e così la Svizzera e da poco anche la Francia.
L’Italia accogliendo i suggerimenti del Fondo Monetario Internazionale, che già nel 2005 aveva suggerito un testo in tal senso, anche alla luce dei risultati positivi ottenuti in altri ordinamenti, si avvia a introdurre questa fattispecie (cfr. progetto di modifica del codice penale della scorsa legislatura).
A conclusione del suo intervento, il Governatore ha ribadito l’opportunità della ripresa dei lavori per la redazione di un testo unico della normativa antiriciclaggio per dare soluzioni alle attuali incertezze interpretative e per assicurare, in materia sanzionatoria, una maggiore corrispondenza tra offensività delle condotte e rigore delle sanzioni.

Chi è Roberta Maffia?

L'avvocato Roberta Maffia si occupa di problematiche relative all'antiriciclaggio ed al contrasto del crimine informatico in particolare nell'ambito degli intermediari finanziari. Può essere contattata via emai: roberta.maffia@gmail.com

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