Commento alle "Linee guida ABI ex d. lgs. 231/2001 per i reati in materia di riciclaggio" – parte seconda

Nella prima parte  di questo breve corso abbiamo analizzato l’introduzione delle "Linee guida ABI ex d. lgs. 231/2001 per i reati in materia di riciclaggio"; in questa seconda parte ci occuperemo di commentare le linee guida ed in particolare:

  1. l’art. 25 octies del d. lgs. 231/2001 che estende la responsabilità amministrativa degli enti ai reati di ricettazione, riciclaggio e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita;
  2. la distinzione tra "reati generali" e "reati peculiari";
  3. l’ambito di rilevanza degli illeciti in questione per la possibile ascrizione di responsabilità amministrativa da reato;
  4. l’organismo di vigilanza secondo l’art. 52 del d. lgs. 231/2007.

L’art. 25 octies del d. lgs. 231/2001

L’art. 25 octies del d. lgs. 231 del 2001 che estende la responsabilità amministrativa degli enti ai reati di ricettazione (art. 648 c.p.), riciclaggio (art. 648 bis c.p.) e impiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita (art. 648 ter c.p.), si inserisce in una serie di interventi da parte del legislatore in tale materia; così come l’art. 25 quater del d. lgs. 231 del 2001 che si occupava dei delitti con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico.
Lo scopo è quello di prevenire e reprimere l’immissione nel circuito economico lecito di denaro, beni o utilità provenienti dalla commissione di delitti.
Il fine è di evitare la "contaminazione" del mercato con capitali illeciti al "netto" dei costi che normalmente gli operatori che agiscono lealmente si trovano ad affrontare; agevolare l’identificazione di quei soggetti che "maneggiano" tali beni, in modo da rendere possibile l’accertamento dei reati posti in essere; di scoraggiare comportamenti criminosi sorretti da finalità di "profitto".
Questo è il motivo per cui tali reati sono considerati da dottrina e giurisprudenza come "plurisoggettivi", in quanto ledono non solo il patrimonio della persona direttamente offesa dal reato presupposto, che vede diminuire le possibilità di recuperare il bene sottratto, ma anche dell’amministrazione della giustizia, perché vi è una dispersione di beni di provenienza illecita che crea un ostacolo all’opera dell’Autorità che ha come fine quello di accertare i reati presupposti, inoltre reca danni anche all’ordine economico perché va ad incidere sulla libera concorrenza e sul rispetto delle regole economiche, circa l’immissione nei circuiti economici e finanziari leciti di denaro riciclato.

La distinzione tra "reati generali" e "reati peculiari"

I reati presupposti della responsabilità amministrativa degli enti sono stati distinti in: reati generali e reati peculiari.
Per i reati generali occorre dire che quando si prende in considerazione la banca come una "società" il rischio che questa possa commettere tali reati non è diverso rispetto a quello cui è sottoposta una società non bancaria. Sono tutte quelle attività in cui la banca ad esempio: acquisisce partecipazioni o movimenta il proprio patrimonio.
Per i reati particolari (che hanno come oggetto materiale: il denaro, i beni o le altre utilità) il circuito bancario e finanziario è un "ambiente privilegiato" per la loro commissione, in quanto è lì che avviene lo "scambio" tra risorse finanziarie illecite e quelle lecite immesse nel circuito finanziario.
Gli autori del reato presupposto, per usufruire del ritorno economico derivante da condotte illecite mirano a collocare le somme riciclate presso vari intermediari inconsapevoli e soprattutto a frazionare le relative operazioni, in modo da renderle "non sospette" sia per modalità che per tempistica di esecuzione.
Il d. lgs. 231 del 2001 richiede, però, che il reato sia commesso da un vertice o da un sottoposto, nell’interesse o a vantaggio dell’ente.
Il "rischio di riciclaggio" per le banche è rilevante, perché per i clienti è facile utilizzare il sistema finanziario lecito per "ripulire" i capitali illeciti.
La casistica è minore per gli operatori bancari, in quanto gli art. 55 e ss del d. lgs. 231/07 evidenziano la volontà del legislatore di fare degli operatori bancari dei potenziali collaboratori dell’Autorità Giudiziaria nella prevenzione dei reati di riciclaggio.

L’ambito di rilevanza degli illeciti in questione per la possibile ascrizione di responsabilità amministrativa da reato

L’operatore bancario risponderà del reato di riciclaggio solo quando ha la consapevolezza della provenienza delittuosa dei beni oggetto dell’operazione di trasferimento o di immissione nel circuito economico.
Quando non c’è questo atteggiamento soggettivo, l’omessa adeguate verifica della clientela, l’omessa registrazione delle informazioni e l’omessa comunicazione, saranno sanzionate a norma dell’art. 55 del d. lgs. 231/07 e la loro integrazione da parte dell’operatore bancario non comporterà il sorgere della concorrente responsabilità amministrativa dell’ente, ai sensi del d. lgs. 231 del 2001, non essendo questi reati ricompresi nei c.d. reati presupposto di cui all’art. 24 e ss.
La banca concorrerà, per l’art. 6 L. 689/81, nella responsabilità solidale per gli illeciti previsti dagli art. 55, 57 e 58 del d. lgs. 231/07.

L’organismo di vigilanza secondo l’art. 52 del d. lgs. 231/2007

L’art. 52 del d. lgs. 231/07 introduce a carico degli Organi di controllo (nota 1)  alcuni obblighi specifici:

  • devono vigilare sull’osservanza delle norme contenute nel decreto;
  • devono assegnare specifici obblighi di comunicazione all’organismo di vigilanza.

L’organismo di vigilanza dovrà:

  1. comunicare, senza ritardo, all’Autorità di Vigilanza di settore, tutti gli atti e i fatti di cui venga a conoscenza nell’esercizio dei propri compiti, che possono costituire violazione delle norme emanate ai sensi dell’art. 7, co. 2, del d. lgs. 231/07;
  2. comunicare, senza ritardo, al titolare dell’attività o al legale rappresentante o suo delegato, le infrazioni all’art. 41, di cui ha notizia;
  3. comunicare, entro trenta giorni, al MEF le infrazioni relative a: limitazioni uso del contante e titoli al portatore e divieto di conti e libretti di risparmio anonimi o con intestazione fittizia di cui ha notizia;
  4. comunicare, entro trenta giorni, all’UIF le infrazioni all’art. 36 (obblighi di registrazione).

Il non rispetto degli obblighi di comunicazione di cui all’art. 52, co. 2, è sanzionato con la "reclusione fino ad un anno e con la multa da 100 a 1.000 euro".
Il dovere di vigilanza, a cui fa riferimento il d. lgs. 231/07, va inteso come vigilanza che ogni organo richiamato dalla norma deve espletare nel proprio ambito di attività, senza delegare compiti ed attività.
L’organismo di vigilanza dovrà, nel rispetto delle proprie competenze, vigilare il rispetto delle norme del d. lgs. 231/07 che tendono ad escludere il coinvolgimento della banca in “fenomeni di riciclaggio”, segnalando eventuali infrazioni di cui venga a conoscenza nello svolgimento dei propri compiti.


Nella terza ed ultima parte si esamineranno i "Profili problematici e le modalità di gstione del rischio" ed in particolare:

  • una breve premessa sulle considerazioni fin’ora svolte;
  • l’attività bancaria: raccolta/impieghi/altre attività;
  • profili/attività/operazioni a rischio;
  • presidi esistenti.

Fine seconda parte

Leggi prima parte

Nota 1): Organi di controllo sono: il collegio sindacale, il consiglio di sorveglianza, il comitato per il controllo di gestione e l’organismo di vigilanza di cui all’art. 6, co. 1, del d. lgs. 231 del 2001

Chi è Roberta Maffia?

L'avvocato Roberta Maffia si occupa di problematiche relative all'antiriciclaggio ed al contrasto del crimine informatico in particolare nell'ambito degli intermediari finanziari. Può essere contattata via emai: roberta.maffia@gmail.com

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