Banca d’Italia: "La vigilanza europea: assetti, implicazioni, problemi aperti", lezione di Anna Maria Tarantola

L'8 aprile 2011 Anna Maria Tarantola, Vice Direttore Generale di Banca d’Italia, ha tenuto la lezione conclusiva del Master in Diritto Amministrativo e Scienze dell'Amministrazione dell'Università degli studi di Roma Tre.
Il testo dell'intervento è disponibile sul sito di Banca d’Italia (pdf, 78 K, 17 pp.).
Nel suo intervento la dottoressa Tarantola ha illustrato la nuova architettura di vigilanza europea. Dal 1° gennaio 2011 sono operativi i nuovi organismi previsti dalla riforma: il Comitato europeo per il rischio sistemico ("European Systemic Risk Board" - ESRB), con funzioni di vigilanza macroprudenziale, e tre Autorità europee di vigilanza microprudenziale ("European Supervisory Authorities" - ESA), distinte per settore di intermediazione (bancario, mobiliare e assicurativo).
"La riforma" ha ricordato Tarantola "è il risultato di un faticoso compromesso tra gli approcci più ambiziosi, sostenuti ad esempio dal Parlamento europeo, che rivendicava la centralizzazione di poteri di vigilanza diretti sulle istituzioni cross-border associandoli a meccanismi di finanziamento europei per la gestione delle crisi, e le posizioni conservatrici assunte da diversi paesi all’interno del Consiglio che si opponevano a modifiche dell’assetto della vigilanza che intaccassero il principio del mantenimento delle responsabilità in capo alle autorità nazionali. Tuttavia, anche per merito dell’impulso impresso al negoziato da alcuni paesi, tra cui l’Italia, la riforma introduce importanti innovazioni nell’organizzazione della supervisione finanziaria, allineando l’Europa a paesi, quali gli Stati Uniti, dove lo scorso luglio è entrato in vigore il Dodd-Frank Act, in cui l’assetto istituzionale dei controlli è stato significativamente modificato a seguito della crisi".
Il nuovo Sistema europeo di vigilanza finanziaria rappresenta una costruzione delicata e complessa.
Nel seguito l’indice della lezione ed il testo completo delle "Conclusioni"

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Indice della lezione

1. Introduzione: le motivazioni della riforma
2. Il nuovo sistema europeo di vigilanza: responsabilità e compiti
3. I rapporti tra i nuovi organismi e le istituzioni europee
4. Le interazioni tra i due pilastri della riforma, i rapporti con la BCE e con le autorità nazionali
5. Prospettive e sfide future
5.1 La definizione del quadro concettuale e degli strumenti operativi da parte dell’ESRB
5.2 La realizzazione del single rulebook europeo
5.3 Il rafforzamento della vigilanza sulle istituzioni cross-border
5.4 La definizione di un quadro comune per la gestione delle crisi bancarie
6. Conclusioni

6. Conclusioni

Il sistema finanziario europeo è stato colpito con durezza dalla crisi, pur se in maniera differenziata nelle sue diverse componenti. La struttura della vigilanza a livello europeo ha mostrato significative carenze. Le autorità europee hanno risposto avviando una riforma complessiva che compie passi significativi verso un sistema di vigilanza maggiormente integrato, colmando le lacune più evidenti. Secondo alcuni osservatori si sarebbe potuto avere più coraggio e muovere con decisione verso un modello di vigilanza europea.
Tuttavia, il trasferimento delle competenze dalle autorità nazionali a un’unica autorità per le entità a carattere paneuropeo avrebbe richiesto un processo molto lungo e complesso di modifica delle norme del Trattato che impongono vincoli all’ampliamento delle competenze attribuite all’Unione europea. Non è stato possibile procedere oltre; a mio avviso la soluzione prescelta è un buon compromesso considerati i limiti consentiti dal vigente Trattato; la previsione di una valutazione, inizialmente triennale e poi annuale, sull’operato delle nuove istituzioni, con riferimento al grado di indipendenza e autonomia operativa raggiunta e ai progressi compiuti verso il raggiungimento dei rispettivi obiettivi, è un fattore importante di potenziale evoluzione. Tale valutazione, che sarà condotta dalla Commissione europea che riferirà al Parlamento e al Consiglio, potrà portare a riconsiderare l’opportunità di ulteriori passi verso una vigilanza unica europea.

Le nuove autorità hanno iniziato a operare in un contesto economico ancora segnato dalla crisi e da rinnovate tensioni per l’emergere dei rischi connessi al debito sovrano in alcuni paesi dell’area dell’euro, che hanno ripercussioni di rilievo sul sistema finanziario.
È fondamentale che esse raggiungano in breve tempo piena efficacia operativa, poiché le

sfide aperte sono notevoli. Si richiede un eccezionale sforzo congiunto per definire in tempi rapidi apparati analitici condivisi, strumenti di intervento e procedure organizzative atte a consentire la necessaria collaborazione e incisività di azione per prevenire e gestire situazioni critiche.

La nuova architettura della vigilanza europea non fa venir meno le responsabilità delle autorità nazionali, che continuano a svolgere un ruolo rilevante: partecipano al processo decisionale dei nuovi organismi europei per la definizione di regole e prassi comuni; sono attori importanti nell’ambito dei collegi sui gruppi cross-border in qualità sia di autorità home che host, sono responsabili della supervisione sugli intermediari a rilevanza nazionale.

Il sistema finanziario italiano ha sostenuto l’impatto della crisi in maniera soddisfacente, significativamente meglio che in altri paesi, anche grazie a un sistema di vigilanza prudente e rigoroso. Questo orientamento alla prudenza e al rigore sarà alla base dell’azione della Banca d’Italia anche nel nuovo contesto operativo. Sulle grandi tematiche europee potrà svolgere un ruolo da protagonista e continuare a fornire un contributo autorevole alla realizzazione di un efficace sistema di vigilanza macroprudenziale e al rafforzamento della supervisione sui gruppi cross-border, facendo leva sul patrimonio di esperienza, competenza e capacità professionali di cui dispone.

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