Banca d’Italia - Intervento del Vice Direttore Generale Carosio: "Basilea 3 – Banche e imprese verso il 2010"

Banca d’Italia - Intervento del Vice Direttore Generale Carosio: "Basilea 3 – Banche e imprese verso il 2010"

Posted by Agatino Grillo on Gio, 06/05/2010 - 14:10 in

Giovanni Carosio, Vice Direttore Generale della Banca d'Italia, è intervenuto il 4 maggio 2010 con un intervento dal titolo "La riforma delle regole prudenziali"(qui in pdf, 48 K, 13 pp.) al convegno "Basilea 3 - banche e imprese verso il 2010" organizzato a Roma dall'Associazione Bancaria Italiana (ABI).
Nel seguito l’indice del documento ed un’ampia sintesi delle posizioni espresse da Carosio.

Indice del documento

  1. Introduzione
  2. Gli obiettivi della riforma
  3. Le proposte per rafforzare l’adeguatezza del capitale
  4. Il leverage ratio
  5. Le misure per mitigare la prociclicità
  6. Gli interventi per ridurre il rischio di liquidità
  7. L’impatto delle nuove misure sulle banche italiane
  8. L’analisi degli effetti macroeconomici
  9. Conclusioni

Sintesi dell’intervento di Giovanni Carosio

Lo scorso 16 aprile si è conclusa la consultazione pubblica relativa alle proposte del Comitato di Basilea per rafforzare il capitale e la gestione del rischio di liquidità da parte delle banche; nello stesso giorno si è anche chiusa la consultazione della Commissione Europea sulle modiche da apportare alla direttiva sui requisiti di capitale delle banche per tener conto del nuovo pacchetto regolamentare.
Nel suo intervento, il dottor Carosio ha richiamato innanzitutto gli obiettivi fondamentali della riforma, concordati dai leader del G20, per poi passare ad analizzare – anche alla luce dei primi risultati della consultazione – le principali aree di intervento.

Le proposte per rafforzare l’adeguatezza del capitale

Al centro del futuro quadro prudenziale delineato nel pacchetto di riforme rimangono le regole sull’adeguatezza del capitale, strumento essenziale per influenzare gli incentivi all’assunzione di rischi da parte delle banche e per determinare la loro capacità di assorbire perdite.
Le proposte prevedono innanzitutto una più adeguata calibrazione del peso di alcuni rischi e, dunque, del patrimonio che le banche devono detenere per farvi fronte. La crisi ha infatti mostrato come i rischi (in particolare quelli di mercato e di controparte) insiti in alcune tipologie di esposizione fossero ampiamente sottostimati. La necessità di “riequilibrare” le ponderazioni è divenuta dunque prioritaria. Requisiti patrimoniali che tengono conto del valore a rischio o delle correlazioni tra attività in condizioni di stress rispondono proprio all’esigenza di prevenire gli eccessi che hanno contribuito in misura significativa alla propagazione della crisi.
Il secondo intervento riguarda il miglioramento della qualità degli strumenti finanziari che possono essere inclusi nel patrimonio di vigilanza. Si tratta di un intervento irrinunciabile, uno snodo fondamentale della proposta di riforma.

L’impatto delle nuove misure sulle banche italiane

In Italia, gli effetti della crisi sono stati meno forti grazie a un modello di intermediazione tradizionale, sostenuto da un quadro regolamentare e una vigilanza prudenti. Le banche italiane sono entrate nella crisi con un’esposizione complessivamente contenuta verso i prodotti della finanza strutturata e una minore dipendenza dai mercati della raccolta all’ingrosso. Il nostro sistema bancario era e resta caratterizzato dalla prevalenza dell’attività di intermediazione creditizia a favore di famiglie e imprese, dal radicamento sul territorio, da una leva finanziaria contenuta e da una struttura di bilancio nel complesso equilibrata.
La limitata operatività nel campo della finanza innovativa e nella negoziazione di prodotti di credito strutturati induce a ritenere che l’impatto dell’inasprimento dei requisiti patrimoniali sul trading book risulterà in media contenuto. L’introduzione del leverage ratio non dovrebbe comportare conseguenze importanti.
Non ci si può però nascondere che le modifiche regolamentari proposte dal Comitato di Basilea richiederanno alle banche italiane adeguamenti non trascurabili. Sebbene esse partano da una situazione migliore di quella di altri sistemi bancari sul fronte, ad esempio, della qualità del patrimonio, rimangono aperti aspetti importanti delle proposte che potrebbero determinare conseguenze di rilievo. Si è fatto in precedenza riferimento alla deduzione dal patrimonio delle attività per imposte anticipate, degli interessi di minoranza e delle partecipazioni bancarie, finanziarie e assicurative. Tali opzioni potrebbe avere impatti non trascurabili sul nostro sistema. Le proposte che sono state presentate a livello internazionale potrebbero contribuire a contenere gli effetti di queste deduzioni.
È impegno delle autorità evitare impatti significativi sull’economia reale. Le nuove regole – che entreranno in vigore alla fine del 2012 a condizione che si sia manifestato il consolidamento della ripresa economica – saranno introdotte con la necessaria gradualità, anche attraverso la previsione di disposizioni transitorie, incluso un periodo di grandfathering sufficientemente lungo, al fine di dare agli intermediari il tempo di adeguarsi e di non ostacolare il superamento della crisi.
Si potrà fare affidamento sulla sensibilità delle autorità di supervisione e delle banche centrali rispetto all’esigenza di gestire con accortezza il ciclo economico, per dissipare i timori di una reazione eccessivamente rigorista.
Non si intende punire il settore bancario, tassello fondamentale dello sviluppo economico. Tuttavia, è chiaro sin d’ora che i livelli di redditività registrati in passato – superiori a quelli degli altri settori produttivi – potranno difficilmente ripetersi in futuro. Essi sono stati il risultato dell’esposizione a rischi troppo elevati, non adeguatamente coperti da risorse patrimoniali e di liquidità. L’insieme dei provvedimenti in discussione potrà determinare una contrazione dei profitti delle banche, ma comporterà anche un positivo contenimento dei rischi assunti.

Conclusioni

Le proposte del Comitato di Basilea, sebbene richiedano ulteriori riflessioni e affinamenti, muovono nella direzione indicata dalle massime autorità politiche a livello globale. Esse pongono basi solide per rimediare alle criticità emerse durante la crisi e costituiscono il contributo della comunità dei supervisori al più ampio ripensamento delle regole che devono guidare uno sviluppo equilibrato del sistema finanziario.
Pur confermando sostanzialmente la filosofia di fondo di Basilea 2, si prende atto di alcuni limiti della disciplina e si introducono i correttivi necessari a migliorarne il funzionamento e a garantire che essa consegua gli obiettivi per cui era stata ideata. Aspetti, anche non marginali, del nuovo pacchetto di Basilea potranno essere rivisti, modificati e perfezionati anche alla luce dei commenti ricevuti.
Deve essere chiaro tuttavia che la struttura complessiva della riforma non è in discussione: in futuro non dovranno ripetersi casi di carenti dotazioni patrimoniali, gestione irresponsabile del rischio di liquidità, avventata crescita degli attivi seguita da repentini fenomeni di deleveraging.
Il rallentamento del processo di revisione delle regole a livello internazionale – che da alcune parti sembra auspicarsi – sarebbe una scelta miope. Si potrebbero determinare fughe in avanti di alcuni paesi, facendo naufragare definitivamente il tentativo di definire un terreno di gioco realmente livellato.
Analogamente, si deve contrastare il pericolo che regole troppo severe siano poi applicate in modo eterogeneo. Affinché i benefici della revisione in atto possano effettivamente concretizzarsi, è fondamentale definire standard credibili e, almeno in Europa, criteri condivisi per il loro enforcement. Se così non fosse, ne risulterebbero penalizzati soprattutto gli operatori appartenenti alle giurisdizioni tradizionalmente più rigorose.