Banca d'Italia: Il ruolo dell'UIF nel contrasto alla criminalità organizzata (11 marzo 2011)

Il Governatore della Banca d'Italia Mario Draghi è intervenuto l'11 marzo 2011 all'Università degli Studi di Milano con un discorso dal titolo "Le mafie a Milano e nel Nord: aspetti sociali ed economici" (qui il testo completo in pdf, 57 K, 8 pp.). Il governatore, dopo aver ricordato che "la criminalità organizzata può sfibrare il tessuto di una società e può mettere a repentaglio la democrazia, frenarla specie dove debba ancora consolidarsi" ha illustrato il ruolo dell'UIF, Unità di Informazione Finanziaria, nel contrasto al riciclaggio. Nel seguito riproduciamo la parte del discorso di Draghi relativa all'UIF.

Il ruolo dell'UIF

L'azione di contrasto alla criminalità viene svolta innanzitutto dalle forze dell'ordine e dalla magistratura inquirente. I successi non sono mancati, neanche in passato, a volte con il sacrificio della vita di alcuni eroi.

Il riciclaggio di denaro proveniente da attività criminali è uno dei più insidiosi canali di contaminazione fra il lecito e l'illecito. Per i criminali è un passaggio essenziale, senza il quale il potere d'acquisto ottenuto con il crimine resterebbe solo potenziale, utilizzabile all'interno del circuito illegale ma incapace di tradursi in potere economico vero.

Il riciclaggio ha una dimensione internazionale. I criminali profittano della globalizzazione dell'economia e della integrazione dei mercati finanziari.
L'innovazione finanziaria, la tecnologia, li aiutano, favorendo la stratificazione dei trasferimenti di fondi, la dissimulazione di chi li ordina. Per contrastare questo fenomeno non c'è che la cooperazione internazionale.

In Italia le banche, gli altri intermediari finanziari e i professionisti (avvocati, notai, ecc.) sono obbligati dalla legge a segnalare ogni operazione sospetta alla Unità di Informazione Finanziaria (UIF), una struttura costituita presso la Banca d'Italia nel 2008 per prevenire e combattere il riciclaggio e il finanziamento del terrorismo, in cooperazione con le autorità di supervisione (Vigilanza della Banca d'Italia, ISVAP, Consob), con gli organi investigativi e con le Procure.

Intermediari e professionisti, per individuare le transazioni sospette, possono avvalersi di "indicatori di anomalie" messi a disposizione dall'UIF; soprattutto, devono conoscere bene i loro clienti, assicurarsi che le operazioni siano tracciabili.

Nei casi più semplici o ricorrenti le segnalazioni vengono rapidamente trasmesse agli organi investigativi; nei casi più complessi vengono svolte verifiche anche in loco e consultazioni con altre autorità, italiane ed estere. Se emerge una notizia di reato, si procede alla denuncia secondo le modalità prescritte dal codice di procedura penale. L'UIF può anche sospendere le operazioni oggetto di segnalazione.

Una banca che si ritrovi coinvolta, pur inconsapevolmente, in vicende criminali è esposta a rischi di contenzioso legale e, soprattutto, di perdita di reputazione, che ne possono anche minare la stabilità. La Banca d'Italia utilizza tutte le leve a sua disposizione per valutare e stimolare la capacità delle banche di essere vigili sul fronte del contrasto al riciclaggio. Ho più volte ricordato quanto sia fondamentale per il loro buon nome che esse mantengano salde difese interne contro il rischio di farsi strumento di riciclaggio; ogni euro speso per rafforzarle è ben speso.

Il sistema finanziario italiano si sta gradualmente conformando alla disciplina antiriciclaggio: siamo passati da 12.500 segnalazioni nel 2007 a 37.000
lo scorso anno, con una dinamica in accelerazione. Professionisti e altri operatori sono meno solerti: i potenziali segnalanti sarebbero diverse centinaia di migliaia, ma nel 2010 sono pervenute solo 223 segnalazioni.

La distribuzione territoriale delle operazioni segnalate come sospette è correlata con i livelli di reddito: in Lombardia, da cui origina il 20 per cento del PIL italiano, si concentra un'analoga quota di segnalazioni di sospetto riciclaggio.
Anche tenendo conto di ciò, il numero di segnalazioni provenienti da alcune aree di tradizionale insediamento mafioso appare sorprendentemente piccolo: in Sicilia, Campania e Calabria si registrano, rispettivamente, il 33, 27 e 16 per cento delle denunce per associazione mafiosa, ma solo il 6, 12 e 2 per cento delle segnalazioni di sospetto riciclaggio; è possibile che i soggetti potenzialmente segnalanti subiscano in quelle aree una particolare pressione ambientale.

Link

  • Il testo completo dell'Intervento di Mario Draghi ( pdf, 57 K, 8 pp.)

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