Banca d’Italia - Disposizioni di vigilanza prudenziale (in consultazione)

Il 15 giugno 2010 la Banca d’Italia ha pubblicato il documento in consultazione "Disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche, le sim e gli intermediari finanziari iscritti nell’elenco speciale di cui all’art. 107 TUB" per il recepimento delle modifiche alle direttive 2006/48/CE ed 2006/49/CE 15-06-2010 (qui in pdf, 556 K,  153 pp.)
Il documento contiene un primo gruppo di modifiche alla disciplina prudenziale degli intermediari vigilati necessarie per recepire gli emendamenti introdotti dalle direttive 2009/27, 2009/83 e 2009/111 (cd. CRD II).
Gli interventi riguardano la disciplina in materia di patrimonio di vigilanza, procedura di riconoscimento delle ECAI, rischi operativi, collegi dei supervisori e alcuni adeguamenti tecnici.
Osservazioni, commenti e proposte possono essere trasmessi, entro 60 giorni dalla data di pubblicazione, con le modalità indicate nel documento stesso.

Nel seguito l’indice e la parte introduttiva di sintesi.

Indice

  1. Premessa
  2. Patrimonio di vigilanza
  3. External Credit Assessment Institutions (ECAI)
  4. Rischi operativi
  5. Collegi dei supervisori
  6. Adeguamenti tecnici

1. Premessa

Nel corso del 2009 sono state approvate le modifiche alle direttive 2006/48 e 2006/49 (cd. CRD) proposte dalla Commissione nell’autunno del 2008 (cd. CRD II); altri emendamenti approvati dal Consiglio UE nello scorso mese di novembre e attualmente all’esame del Parlamento UE - verranno emanati nel corso del 2010 (cd. CRD III).

Il primo pacchetto (CRD II) è suddiviso in tre direttive (2009/27, 2009/83 e 2009/111) che dovranno essere recepite entro il 31 ottobre 2010, per consentire alle relative disposizioni nazionali di attuazione di entrare in vigore entro il 31 dicembre 2010. Le modifiche riguardano le seguenti materie: patrimonio di vigilanza, grandi fidi, cartolarizzazione, liquidità, collegi dei supervisori, cooperazione tra le autorità in caso di crisi, informativa al pubblico (3° Pilastro). Sono stati altresì introdotti alcuni adeguamenti tecnici per risolvere alcune incertezze riscontrate in fase di prima applicazione della normativa.

In base al testo approvato dal Consiglio il secondo pacchetto (CRD III) dovrebbe entrare in vigore il 1° gennaio 2011. Esso contiene disposizioni in materia di cartolarizzazione, rischi di mercato e politiche di remunerazione.

Gli interventi di adeguamento delle disposizioni nazionali riguarderanno le Circolari n. 263 del 2006 (Nuove disposizioni di vigilanza prudenziale per le banche) e 216 del 1996 (Istruzioni di vigilanza per gli intermediari finanziari iscritti nell’elenco speciale) nonché il Regolamento del Governatore del 24 ottobre 2007 (Disposizioni prudenziali per le SIM).

L’acclusa proposta di normativa recepisce le linee guida del CEBS nelle materie oggetto della direttiva; nei casi in cui queste ultime non sono ancora definitive (ad esempio in materia di definizione di capitale), si è fatto riferimento ai documenti di consultazione: le eventuali modifiche che dovessero intervenire al momento dell’approvazione dei documenti finali saranno recepite in sede di emanazione della normativa.

Con l’occasione, si darebbe attuazione anche alle linee guida in materia di tecniche di attenuazione dei rischi operativi emanate dal Comitato lo scorso dicembre.

Sono stati, inoltre, incorporati nel testo i chiarimenti interpretativi forniti al sistema o a singoli intermediari in relazione a specifici quesiti dopo l’ultimo aggiornamento delle disposizioni (nota 1).

Il presente documento contiene un primo gruppo di interventi che riguardano la disciplina del patrimonio di vigilanza, la procedura di riconoscimento delle ECAI, i rischi operativi, i collegi dei supervisori e alcuni adeguamenti tecnici. Con un documento specifico vengono contestualmente sottoposte a consultazione le disposizioni che recepiscono la disciplina in materia di liquidità. I rimanenti interventi resi necessari dalle direttive CRD II e III formeranno oggetto di successivi documenti di consultazione.

2. Patrimonio di vigilanza

La direttiva disciplina le caratteristiche economiche che gli strumenti innovativi e non innovativi di capitale computabili nel patrimonio di base (hybrids) devono possedere in termini di permanenza, flessibilità dei pagamenti e capacità di assorbimento delle perdite nonché i relativi limiti di computabilità, crescenti in funzione della qualità patrimoniale degli strumenti.

Viene, inoltre, ridefinita, secondo criteri più stringenti rispetto alla disciplina attuale, la nozione di “capitale” (computabile senza limiti nel patrimonio di vigilanza), delimitata di fatto alle sole azioni "ordinarie". Non è prevista la computabilità nel capitale di strumenti che attribuiscono al possessore privilegi nell'assorbimento delle perdite sia in situazione di continuità d'impresa (on going concern) che in liquidazione (gone concern), mentre sono ammessi quelli con un limitato privilegio nella distribuzione di dividendi.

L’applicazione dei nuovi criteri comporterà l’esclusione dal “core capital” delle azioni di risparmio e delle azioni privilegiate così come attualmente disciplinate, in quanto prive di alcuni dei requisiti richiesti; entrambe le categorie di azioni non assicurano, infatti, il pieno assorbimento delle perdite, nella misura in cui prevedono vantaggi in fase di liquidazione e - nella maggior parte dei casi – sono caratterizzate da meccanismi di remunerazione privilegiati e commisurati al valore nominale dello strumento (nota 2).

Potranno, quindi, essere computate senza limiti solo le azioni “ordinarie” o le azioni che attribuiscano un limitato privilegio nella distribuzione degli utili (nota 3); anche qualora non rispettino i requisiti dettati per gli strumenti innovativi e non innovativi di capitale, le “risparmio” e le “privilegiate” potranno continuare ad essere incluse nella componente “non core” del patrimonio di base (Tier 1) per 30 anni in forza delle disposizioni transitorie (grandfathering).

Rimangono invece computabili le azioni delle banche cooperative, a condizione che gli statuti prevedano la possibilità per l’Organo con funzione di supervisione strategica di negare la restituzione del valore nominale delle azioni in caso di recesso del socio – al di fuori delle ipotesi previste dalla legge - qualora la stessa non sia compatibile con la situazione tecnica della banca.

Le principali innovazioni relative agli strumenti innovativi e non innovativi di capitale sono le seguenti:

  • ne viene rafforzata la qualità patrimoniale, soprattutto in termini di flessibilità dei pagamenti e di capacità di assorbimento delle perdite: dovrà infatti essere prevista la cancellazione automatica e in via definitiva degli interessi qualora l'intermediario non rispetti il requisito patrimoniale minimo (nota 4). I contratti dovranno prevedere che, in caso di necessità, possano essere attivati meccanismi di abbattimento del valore nominale o di conversione in azioni;
  • viene innalzato il limite complessivo di computabilità per gli strumenti della specie dall'attuale 20% al 50%. Specifici sotto-limiti sono previsti per gli strumenti con incentivi al rimborso anticipato (innovativi) o aventi una scadenza contrattuale (15%) e per gli strumenti privi di incentivi al rimborso anticipato (non innovativi), i quali possono essere computati sino al 35%. Viene, infine, introdotta una nuova categoria di strumenti obbligatoriamente convertibili in azioni ordinarie in caso di emergenza (mancato rispetto del requisito patrimoniale minimo) o su richiesta della Banca d’Italia; solo questi ultimi strumenti possono essere computati fino al 50% (nota 5).


La direttiva prevede un articolato regime transitorio (grandfathering) di durata trentennale, che dispone la riduzione progressiva della computabilità degli strumenti (azioni e strumenti innovativi e non innovativi) compresi nel patrimonio di vigilanza prima del 31.12.2010 che non rispettano i nuovi criteri di ammissibilità.

Sul punto, le previsioni della direttiva divergono dalle indicazioni fornite dal documento di consultazione approvato dal Comitato di Basilea lo scorso dicembre, che fissa la cut off date per il grandfathering al giorno della sua pubblicazione (17 dicembre 2009).

In attesa di un chiarimento in sede internazionale sull’interazione tra le due date, il documento di consultazione si attiene alle previsioni della direttiva 2009/111, le sole ad avere attualmente valore giuridico. La disciplina transitoria potrà subire modifiche prima dell’emanazione definitiva delle disposizioni di vigilanza in relazione agli sviluppi che dovessero emergere a livello internazionale.

Tra le modifiche non direttamente connesse con il recepimento della direttiva, si segnalano le seguenti:

  • estensione del filtro prudenziale attualmente previsto solo per le passività oggetto della “fair value option” a tutte le ipotesi di passività emesse dalla banca valutate al “fair value” e non computate nel patrimonio di vigilanza;
  • precisazione che, nel caso di banche che utilizzano i modelli interni per la misurazione del rischio di credito, la deduzione dell’eccedenza delle perdite attese rispetto alle rettifiche di valore complessive deve essere effettuata al lordo del relativo effetto fiscale;
  • chiarimento che i versamenti a fondo perduto (o in conto capitale) possono essere computati nel patrimonio di vigilanza a condizione che siano rispettati tutti i requisiti previsti per le azioni e che la restituzione sia ammessa solo in caso di liquidazione della società e nei limiti dell’eventuale residuo attivo.

3. External Credit Assessment Institutions (ECAI)

Le novità introdotte dalla Direttiva in materia di riconoscimento delle ECAI sono volte ad armonizzare la relativa procedura con l’obbligo di registrazione delle agenzie di rating del credito previsto dal Regolamento CE n. 1060/2009 del Parlamento europeo e del Consiglio (Nota 6).

In particolare, la nuova normativa prevede che per le agenzie che abbiano ottenuto la registrazione ai sensi del citato Regolamento l’autorità di vigilanza consideri già soddisfatti, ai fini del riconoscimento, i requisiti di oggettività, indipendenza, verifica periodica dei giudizi e trasparenza della metodologia di valutazione. La procedura di riconoscimento opererà soltanto per l’accertamento dei requisiti relativi alla trasparenza dei giudizi emessi e alla sussistenza della reputazione sul mercato.

La Banca d’Italia continuerà a verificare la sussistenza di tutti i requisiti sopra citati nel caso di agenzie non rientranti nell’ambito di applicazione del Regolamento.

Un altro aspetto di rilievo concerne il rafforzamento della trasparenza dei rating relativi a prodotti strutturati, con la previsione dell’obbligo per le ECAI di rendere pubbliche le spiegazioni di come le performance delle attività sottostanti abbiano inciso sul rating dei prodotti strutturati.

In linea con quanto previsto dal documento di consultazione del CEBS relativo alle modifiche alle linee guida per il riconoscimento delle ECAI (Nota 7), si conferma l’attuale previsione, secondo cui per rispettare il requisito di “credibilità” le agenzie di rating devono possedere almeno cinque anni di esperienza per ciascun segmento di mercato per il quale richiedono il riconoscimento. Non si ritiene opportuno esercitare la discrezionalità - contenuta nelle richiamate linee guida - che consente di derogare a tale requisito in circostanze eccezionali e ove ricorrano i presupposti indicati dal CEBS, tenuto anche conto che in presenza di serie storiche sui dati di default di durata inferiore ai cinque anni, il processo di mapping non può essere condotto con adeguato rigore tecnico.

4. Rischi operativi

Le linee guida emanate dal CEBS nel dicembre 2009 in materia di tecniche di attenuazione del rischio operativo forniscono indicazioni operative per il riconoscimento da parte delle banche autorizzate all’uso dei modelli avanzati (AMA) degli effetti di attenuazione del rischio operativo derivanti dalla stipula di polizze assicurative.
In particolare, sono disciplinati i criteri di ammissibilità dei fornitori di protezione, le caratteristiche dei prodotti che possono essere utilizzati; vengono, inoltre, previsti degli scarti di garanzia (haircuts) per tenere conto di potenziali limitazioni nella copertura assicurata.
La disciplina nazionale risulta in ampia misura già in linea con le suddette indicazioni:
sono necessari limitati interventi per precisare le modalità con cui deve essere verificata la relazione tra copertura fornita dall’assicurazione e eventi di perdita registrati dall’intermediario e per definire gli haircuts da applicare.

In relazione all’esperienza applicativa maturata in questi anni e recependo gli orientamenti elaborati a livello internazionale (CRDTG) vengono fornite indicazioni in merito alle modalità da utilizzare per il calcolo dell’indicatore rilevante nei metodi BIA e TSA da parte di intermediari di nuova costituzione o in caso di processi di aggregazione aziendale (fusioni, scissioni, acquisizioni o cessioni di rami d’azienda).

Si precisa, infine, che nel caso in cui l’area di consolidamento rilevante a fini di bilancio non coincida con quella relativa al solo gruppo bancario (per la presenza ad esempio di componenti assicurative), il margine di intermediazione dovrà essere modificato per tener conto delle elisioni dei rapporti attivi e passivi di conto economico intrattenuti tra i soggetti appartenenti al gruppo bancario o consolidati proporzionalmente e gli altri soggetti rientranti nell’area di consolidamento del bilancio.

5. Collegi dei supervisori

La CRD II introduce due nuove disposizioni, riguardanti direttamente le autorità di vigilanza, per rafforzare il ruolo dei Collegi dei Supervisori, cioè delle strutture di cooperazione permanente fra autorità mediante le quali vengono coordinate le rispettive attività istituzionali, al fine di accrescerne efficacia ed efficienza complessive.
Il nuovo articolo 42-bis prevede l’istituzione di Collegi per le banche attive a livello internazionale con succursali che siano “significative” nei Paesi d’insediamento alla luce di criteri stabiliti nella disciplina comunitaria (Nota 8). La decisione circa la significatività della succursale viene assunta di comune accordo dalle autorità coinvolte; in mancanza di intesa la decisione è presa dall’autorità del Paese ospitante.

Il nuovo articolo 131-bis approfondisce invece la regolamentazione sui Collegi dei Supervisori relativi a gruppi bancari internazionali con filiazioni in più Stati comunitari, delineando in dettaglio ruoli e funzioni delle autorità di vigilanza partecipanti.

Al fine di recepire tali norme nella Circolare n. 263 (Titolo III, Capitolo 1, Sezione III in materia di processo di revisione e valutazione prudenziale "SREP"), viene previsto che la Banca d’Italia, tenendo conto delle specifiche caratteristiche dei soggetti vigilati, istituisca collegi nel caso di gruppi bancari italiani operanti in altri Paesi europei e partecipi ai collegi istituiti da altre Autorità nel caso di banche italiane facenti parte di gruppi comunitari. I profili relativi all'attività delle autorità di vigilanza saranno trattati nella Circolare n. 269 Guida per l’attività di vigilanza.

6. Adeguamenti tecnici

La direttiva CRD II adegua numerosi aspetti di dettaglio delle Direttive 2006/48/CE e 2006/49/CE in conseguenza sia degli orientamenti maturati nelle sedi internazionali in reazione alla crisi, sia delle intese raggiunte nel Capital Requirements Directive Transposition Group (CRDTG)
circa l’applicazione delle disposizioni comunitarie in materia prudenziale.

Una modifica importante riguarda il calcolo del requisito patrimoniale per il rischio di credito sulle esposizioni rappresentate da quote di Organismi di Investimento Collettivo del Risparmio: la legislazione comunitaria permette ora un più ampio uso del metodo della scomposizione integrale – il più avanzato fra quelli disponibili – che potrà essere impiegato anche quando la banca non sia a conoscenza di tutte le esposizioni sottostanti le quote di OICR detenute; in tali casi ed anche quando l’utilizzo del metodo risulti indebitamente gravoso, la banca potrà utilizzarlo congiuntamente agli altri due metodi previsti dalla disciplina.

Inoltre, nell’ambito del metodo IRB il trattamento delle parti di OICR riconducibili ad attività di rischio diverse dalle esposizioni in strumenti di capitale è stato rafforzato sia nel metodo della scomposizione integrale sia in quello del fattore di ponderazione medio, incrementando le ponderazioni mediante appositi coefficienti moltiplicativi.

Altro intervento di rilievo riguarda i criteri per il calcolo del valore dell’esposizione nei contratti di leasing, che vengono generalizzati e inseriti nella sezione dedicata al trattamento delle “Altre posizioni”. Di conseguenza, la Circolare n. 263 verrebbe modificata trasferendo fra i criteri generali per il calcolo dei requisiti patrimoniali a fronte del rischio di credito (Tit. II, Cap. 1, Parte Prima, Sez. II, par. 1) le disposizioni in materia di contratti di leasing allo stato presenti nel Tit. II, Cap. 1, Parte Prima, Sez. IV, par. 3, concernente le “esposizioni relative a operazioni di leasing su immobili residenziali”.

Modifiche verrebbero apportate anche al riconoscimento e trattamento prudenziale delle polizze di assicurazione vita quale strumento di attenuazione del rischio di credito. La principale innovazione riguarda le caratteristiche della compagnia di assicurazione: non sarà più necessario che essa disponga di una valutazione del merito di credito di un’ECAI associata almeno alla classe 2 di merito di credito.

In relazione a questioni interpretative emerse in sede di prima applicazione dei metodi IRB viene precisato il trattamento prudenziale per le posizioni in default, al fine di uniformare il comportamento degli intermediari.

Note

Nota 1) Comunicazioni del 9 giugno 2009, “Circ. 263. Chiarimenti interpretativi” e del 30 giugno 2009. “Riserva da differenze di cambio”, Boll Vig. n. 6/2009. Comunicazione del 21 agosto 2009, “Operazioni di riacquisto di strumenti computabili nel patrimonio di vigilanza”, Boll. Vig. n. 8/2009. Comunicazione del 21 gennaio 2010, “Requisiti patrimoniali sui rischi di mercato: indici calcolati da Borsa Italiana spa”, Boll. Vig. n. 1/2010.

Nota 2) Il trattamento del fondo sovrapprezzo relativo alle azioni che non possono essere incluse nel “capitale” dovrà essere determinato tenendo conto delle caratteristiche dello stesso in termini di assorbimento delle perdite. Ne consegue che qualora presenti le medesime caratteristiche del sovrapprezzo relativo alle azioni ordinarie, potrà continuare ad essere incluso senza limiti nel patrimonio di base.

Nota 3)  In particolare, il privilegio non potrà consistere in una remunerazione fissa o parametrata al valore nominale: potranno essere ammesse clausole che prevedano il pagamento di un multiplo del dividendo distribuito alle azioni ordinarie. Sono esclusi gli strumenti finanziari partecipativi disciplinati dal codice civile.

Nota 4) Non sarebbero altresì ammesse clausole che prevedano in tali casi il pagamento degli interessi attraverso consegna di azioni (cd. "ACSM").

Nota 5) Teoricamente una banca che sfrutti integralmente tutti i limiti potrebbe computare: a) strumenti innovativi e con scadenza per il 15%; strumenti non innovativi per il 20% (35% cumulato); strumenti non innovativi convertibili obbligatoriamente per il 15% (50% cumulato).

Nota 6) Come precisato nei Considerando 43 e 44 del Regolamento citato, la registrazione è il principale requisito affinché le agenzie emettano rating da utilizzare a fini regolamentari all’interno della UE, senza peraltro che tale procedura sostituisca il riconoscimento delle ECAI ai sensi della Direttiva 2006/48/CE.

Nota 7) CEBS, Draft revised guidelines on the recognition of ECAIs, CP 37, March 2010.

Nota 8) La significatività della succursale viene valutata avendo riguardo, in particolare, ai seguenti elementi:
a) una quota del mercato dei depositi superiore il 2% nel Paese ospitante; b) la probabile incidenza di una sospensione o cessazione delle attività della banca cui appartiene la succursale sulla liquidità del mercato e sulla funzionalità dei sistemi di pagamento, regolamento e compensazione del Paese ospitante; c) le dimensioni e l’importanza della succursale, in termini di numero di clienti, nel sistema bancario e finanziario del Paese ospitante.

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