Antiriciclaggio: "Fiduciarie nel mirino della Gdf" (Il Sole 24 Ore, 13 marzo 2012)

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di Alessandro Galimberti
Le fiduciarie finiscono nel mirino della Guardia di finanza per operazioni di prelievo e versamento di contanti oltre la soglia antiriciclaggio.
L'offensiva degli investigatori, scattata nelle ultime settimane, ha portato alla contestazione di centinaia di presunte violazioni dell'articolo 49 del decreto legislativo 231/2007, che vieta l'uso del contante e dei titoli al portatore per trasferimenti pari o superiori al tetto di legge (dal 6 dicembre il nuovo limite è 1.000 euro), pena la sanzione amministrativa che può arrivare fino al 40% del valore dell'operazione (articolo 58 del decreto 231).
Le operazioni contestate riguardano un arco temporale piuttosto ampio, tanto che per alcune il valore soglia è addirittura ancora 12.500 euro – quindi sarebbero avvenute prima del 31 maggio 2010, data di entrata in vigore del Dl 78 – ma ad accomunarle è l'interpretazione fornita dall'autorità procedente in merito al rapporto tra fiduciante e fiduciario. Secondo i verbali di contestazione, infatti, a far scattare la violazione sono tutte le operazioni che superano il valore soglia, dal versamento in contanti disposto dal fiduciante sul conto corrente "omnibus" aperto presso la società fiduciaria, fino al prelievo richiesto dallo stesso titolare ed eseguito dal funzionario della società.
Gran parte di queste contestazioni sono state impugnate davanti al tribunale ordinario – dallo scorso settembre competente a decidere anche sulla materia, prima sotto la giurisdizione del Mef – e ora sono in attesa delle prime decisioni, destinate a formare una giurisprudenza sul punto oggi del tutto assente.
Se non è in dubbio in nessuno dei casi la portata oggettiva delle transazioni, che rispetto alla legge del tempo sono sempre "sopra soglia" – e in molte ipotesi anche per vari multipli – la questione controversa riguarda invece l'inquadramento giuridico del rapporto tra fiduciante e fiduciario nelle operazioni sul contante proprio.
Secondo Emanuele Fisicaro, presidente del Centro studi antiriciclaggio, le contestazioni sarebbero infondate perché «la società fiduciaria, stando alla legge istitutiva 1966 del '39, esercita il possesso dei beni, in questo caso del denaro, qualificabile come una "situazione di fatto", mentre l'esercizio di diritto della proprietà rimane sempre in capo al fiduciante. Pertanto il denaro consegnato dal funzionario nelle mani del fiduciante non può considerarsi trasferimento tout court tra soggetti diversi, bensì acquisizione del bene-denaro che rientra nella sfera giuridica del legittimo proprietario». Accettando un'interpretazione di questo tipo verrebbe meno l'ipotesi di una triangolazione elusiva vietata dalla legge, mentre si tratterebbe invece di un'operazione "con se stesso", peraltro tracciabile e tracciata da un intermediario finanziario abilitato. Perché peraltro, seguendo un'interpretazione orientata dallo stesso decreto 231/2007, le società fiduciarie rientrano di diritto tra gli intermediari finanziari, come tale destinatarie delle disposizioni antiriciclaggio e pertanto obbligate alla tenuta dell'archivio unico informatico per la tracciabilità dei flussi finanziari: ciò consentirebbe in qualsiasi momento agli investigatori di avere le disponibilità dei dati e delle informazioni nelle ipotesi di indagini contro il riciclaggio o il finanziamento del terrorismo, target appunto del decreto legislativo 231/2007.
La partita ora è nelle mani dei magistrati di vari tribunali destinatari di decine di ricorsi. Le decisioni del merito, ammesso tra l'altro che siano omogenee, sono destinate a impattare con forza su un mercato per sua natura anticiclico rispetto alla crisi del Paese.