L’antiriciclaggio come cultura internazionale
(Per gentile concessione di AIRA (Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio) pubblichiamo il presente articolo già apparso nello "speciale antiriciclaggio" su AziendaBanca numero 137 (dicembre 2008). L'articolo è stato scritto da Paolo Ciarrocchi, coordinatore Commissione Intermediari Finanziari AIRA, responsabile Antiriciclaggio CARIPARMA)
Nel contesto della globalizzazione, l’economia criminale, la mafia finanziaria e il riciclaggio rappresentano fenomeni dal rilievo impressionante ma di difficile quantificazione
Nel corso dell’ultimo decennio si è avuto modo di verificare come il fenomeno della globalizzazione abbia indiscutibilmente portato vantaggi, come quello dello sviluppo economico mondiale, seppur caratterizzato da fasi altalenanti (e il momento contingente ne è una lampante testimonianza), ma anche svantaggi, come la crescita indiscriminata e senza controllo di flussi finanziari.
In tale scenario, l’economia criminale, la mafia finanziaria, il riciclaggio rappresentano fenomeni che hanno assunto un rilievo impressionante e di difficile quantificazione anche in ragione delle oggettive difficoltà delle autorità preposte di individuare la genesi della ricchezza illecita e quindi interrompere la spirale criminosa che porta con sé, come conseguenza, anche quella di destabilizzare, o quantomeno minare, la sicurezza e l’equilibrio dei mercati e delle economie a livello internazionale. Negli ultimi anni, inoltre, lo sviluppo di questi fenomeni ha subito una significativa accelerazione per l’effetto dell’introduzione di nuove modalità per il trasferimento dei capitali che hanno rappresentato anche altrettante opportunità per il reimpiego di beni di provenienza illecita e, con particolare riferimento allo scenario europeo, della liquidità disponibile, la cui formazione è stata favorita dalle molteplici occasioni di investimento, dalle privatizzazioni di grandi enti pubblici, dalla persistente diversificazione dei regimi fiscali fra i diversi paesi.
Tutto ciò è avvenuto senza la contestuale adozione di un sistema di prevenzione forte e nello stesso tempo omogeneo a livello internazionale.
Rafforzare il ruolo del sistema finanziario
Appare pertanto inequivocabile, e anche coloro che sono ancora scettici al riguardo devono convincersene, come un’efficace lotta al riciclaggio di denaro e di beni di provenienza illecita non può prescindere dal rafforzamento del ruolo ricoperto dal sistema finanziario, chiamato a collaborare attivamente con i governi, la magistratura e i servizi di polizia, promuovendo la circolazione e lo scambio delle informazioni.
Questo contesto offre molti spunti di riflessione e deve rafforzare la convinzione che uno sforzo analogo a quello profuso in questi anni dalle banche per ottenere una approfondita profilazione e conoscenza del cliente per scopi commerciali, debba essere esercitato per acquisire e mantenere un’altrettanto approfondita conoscenza del cliente ai fini della prevenzione di questo fenomeno devastante che è il riciclaggio.
In questo quadro si inserisce in modo efficace la III Direttiva europea, che ha sicuramente rafforzato nell’impianto normativo il ruolo cardine della “conoscenza del cliente” come fattore indispensabile per un’efficace lotta al riciclaggio del denaro e dei beni di provenienza illecita e un altrettanto efficace contrasto al finanziamento del terrorismo internazionale, scenari criminosi troppo spesso, purtroppo, collegati fra di loro. Di conseguenza, la Direttiva ha posto all’attenzione di tutti gli Stati membri, e quindi di tutti gli intermediari finanziari degli Stati membri, la necessità di rendere omogenei gli ordinamenti interni per aumentare il valore della prevenzione attraverso l’adozione di un modello organizzativo basato, per gli intermediari, su tre “pilastri” fondamentali rappresentati dalle procedure, dai controlli e dalla formazione.
Lotta senza frontiere
La Direttiva europea, le norme e le tecniche predisposte a livello internazionale in diversi ambiti (Onu, Parlamento Europeo, Gafi) hanno positivamente enfatizzato come una lotta efficace al riciclaggio non possa limitarsi agli ambiti domestici di ogni singolo stato, ma debba essere necessariamente transfrontaliera pur nel rispetto delle normative adottate nei singoli paesi.
Il recepimento di tale impostazione ha permesso anche agli intermediari finanziari italiani, in particolare come effetto dell’attuazione della III Direttiva europea, di confrontarsi con questa caratteristica di “globalizzazione” che deve animare, pur con le peculiarità che necessariamente contraddistinguono le normative dei singoli stati, anche la lotta al riciclaggio.
Nel contesto italiano, sono gli intermediari finanziari, partecipati da realtà estere ovvero con interessi e partecipazioni oltre confine, ad avere l’opportunità di cogliere maggiormente questa caratteristica di “globalizzazione” nell’ambito di un raffronto costruttivo tra le diverse normative vigenti nei singoli stati, in particolare europei, che deve aiutare a cogliere gli aspetti positivi ed efficaci di ciascuna di esse e contribuire ad affinare la lotta a un fenomeno che rischia di produrre effetti inquinanti irreversibili nel contesto dell’economia legale attualmente già afflitta da altre gravi problematiche.
La nostra esperienza di Gruppo ci ha portato a un confronto diretto con la normativa e le policy adottate in Francia, offrendo l’opportunità di cogliere le peculiarità che differenziano il modello estero da quello italiano e al tempo stesso permettendo di integrare il nostro approccio, laddove possibile, con quegli aspetti che devono contribuire a rendere più efficace l’azione di prevenzione.
Un modello di business che assegni alla prevenzione del riciclaggio un ruolo centrale per la costruzione di relazioni con gli stakeholder basate sulla fiducia, sulla correttezza, quale presupposto e base per lo sviluppo di rapporti di lungo termine e la creazione di valore in modo corretto e duraturo nel tempo deve essere percepito come esigenza per qualsiasi sistema finanziario.
Così come deve essere percepita come necessaria la tutela e la salvaguardia del valore reputazionale dell’intermediario, ricordando come uno degli effetti devastanti provocati dal coinvolgimento anche inconsapevole in fenomeni di riciclaggio sia rappresentato dal danno di immagine; e ancora, il rapporto fiduciario con la clientela, che rappresenta il patrimonio principale per un intermediario e può essere minato da comportamenti ed eventi collegati al mancato rispetto delle normative, quella antiriciclaggio in primis.
La chiave della conoscenza del cliente
Inoltre l’opportunità per il sistema in Italia di acquisire un sempre maggior numero di informazioni sul conto del cliente fin dall’apertura del rapporto, laddove possibile, non deve essere interpretata come una intromissione nella sfera privata dello stesso ma deve costituire presupposto per la creazione di un modello di sviluppo che sia basato sulla conoscenza approfondita e sulla fiducia del cliente, nonché sulla salvaguardia dei suoi interessi al fine di creare un efficiente sistema di prevenzione dal rischio riciclaggio.
Vorrei concludere con l’auspicio che nel sistema finanziario italiano si vada sempre di più verso la consapevolezza che il rispetto e la corretta applicazione della normativa antiriciclaggio non costituiscano (e non devono costituire), come peraltro è nello spirito della Direttiva europea, un ostacolo all’azione commerciale e al business in generale; bensì devono rappresentare un valido aiuto per elevare il livello qualitativo dell’attività di ogni singolo intermediario, della clientela e della relazione con la stessa.
In tale contesto la conoscenza del cliente deve e dovrà sempre rappresentare un primario obiettivo da perseguire costantemente fin dal primo contatto con il cliente e durante tutta la vita della relazione instaurata.
Paolo Ciarrocchi, coordinatore Commissione Intermediari Finanziari AIRA, responsabile Antiriciclaggio CARIPARMA
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