AIRA: resoconto del convegno "Mafia e Riciclaggio: l'emergenza criminale e gli strumenti di contrasto", 13 giugno 2011

Il 13 giugno 2011 presso la biblioteca del Senato "Giovanni Spadolini", Sala degli Atti Parlamentari, Piazza della Minerva 38, Roma ha avuto luogo il convegno "Mafia e Riciclaggio: l'emergenza criminale e gli strumenti di contrasto" organizzato da AIRA, Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio.
Nel corso del convegno è stato presentato il libro "La regolamentazione antiriciclaggio in Italia" di Ranieri Razzante, avvocato, presidente di AIRA, consulente della Commissione Parlamentare Antimafia.
Il libro tratta dell'evoluzione della normativa contro il riciclaggio ed il finanziamento del terrorismo in Italia, distinguendo l'azione repressiva da quella preventiva; il testo fornisce inoltre uno spaccato della realtà economia: del riciclaggio e dell'usura, nonché dell'economia criminale, ed evidenzia, inoltre, la regolamentazione attualmente in vigore per le banche, gli intermediari finanziari, i liberi professionisti.


I relatori al convegno sono stati nell'ordine:

  • Ranieri Razzante, avvocato, presidente di AIRA, consulente della Commissione Parlamentare Antimafia
  • Giuseppe Lumia, senatore della Repubblica, Commissione Parlamentare Antimafia
  • Giorgio Ciardi, Delegato alla Sicurezza del Comune di Roma
  • Nello Rossi, Procuratore aggiunto presso la Procura della Repubblica di Roma
  • Roberto Pennisi, Sostituto Procuratore Nazionale Antimafia
  • Giuseppe Maresca, Direttore servizio Antiriciclaggio e prevenzione reati finanziari del Ministero Economia e Finanze (MEF)
  • Leandro Cuzzocrea, Comandante del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza
  • Mauro Catenacci, Ordinario di Diritto penale Università di Roma Tre
  • Moderatore del convegno: Giuseppe Calvalcanti dell'agenzia ANSA

È intervenuto anche Luigi Li Gotti, senatore della Repubblica, Commissione Parlamentare Antimafia.

Di seguito un breve resoconto del convegno.

Ranieri Razzante, avvocato, presidente di AIRA, consulente della Commissione Parlamentare Antimafia

L'avvocato Razzante ha aperto i lavori ringraziando i convenuti, i relatori e tutte le autorità ed istituzioni che hanno inviato loro rappresentanti o messaggi di partecipazione.
Razzante ha poi aperto i lavori ricordando che i recenti successi ottenuti contro la mafia e le organizzazioni criminali si devono anche "alla regolamentazione contro il riciclaggio"; infatti la principale fonte alimentante il circuito dell'illegalità ad ogni livello è la circolazione di ricchezze illecitamente acquisite, che altera l'equilibrio dell'economia e della sicurezza nel nostro Paese.
In Italia, come ha ricordato recentemente Banca d'Italia, il 10% del Pil corrisponde a fenomeni di riciclaggio, per un valore complessivo tra i 75,7 e 110 miliardi di euro contro il 5% a livello mondiale stimato dal Fondo monetario internazionale.

Giuseppe Lumia, senatore della Repubblica, Commissione Parlamentare Antimafia

Il senatore Lumia ha aperto i lavori con una breve disamina dell'evoluzione della normativa antiriciclaggio in Italia: evoluzione nella quale ci sono stati due momenti distinti: una prima fase "felice" nella quale l'Italia è stata, a livello internazionale, all'avanguardia nel contrasto del riciclaggio ed una seconda fase in cui invece si è perso lo slancio e anche dal punto di vista normativo non si è più riusciti a tenere il passo con gli altri paesi alfieri nella lotta alla criminalità economica.
Non a caso, ha ricordato Lumia, oggi l'Italia è uno dei pochi paesi in cui l'autoriciclaggio non è ancora perseguito penalmente.
Proprio a causa di questo ritardo normativo, che a sua volta si deve ad un ritardo culturale, libri come quello di Ranieri Razzante sono utili ed importanti, ha sottolineato il senatore.
Lumia ha poi illustrato quali sono le azioni urgenti che il "paese Italia" deve rapidamente adottare per recuperare il ritardo accumulato nella lotta al riciclaggio specie a livello internazionale.

In primo luogo ha detto Lumia occorre costituire anche in Italia "l'ufficio del giudice" come già avviene in Francia; in tal modo la magistratura inquirente potrebbe avvalersi non solo di consulenze specialistiche ad hoc ma anche di competenze stabili.
In secondo luogo occorre intervenire sul numero troppo elevato dei cosiddetti "intermediari finanziari" che in Italia sono circa 200.000. Si tratta ad avviso del senatore Lumia di un numero eccessivo che non permette un controllo effettivo di legalità; l'esistenza di tanti intermediari non è un sintomo di buona salute né di qualità del nostro mercato; al contrario è il segno di una patologia in cui versa il nostro sistema economico.
Secondo Lumia è sintomatico che proprio in un periodo di crisi economica ci sia un fiorire di queste entità economiche molte delle quali sono specializzate nell'offrire finanziamenti alle famiglie in difficoltà.
Il senatore ha poi posto in evidenza altri due dati a suo avviso "problematici":

  1. si assiste all'apertura di un abnorme numero dei cosiddetti "compro oro" che dilagano anche nei piccoli centri; anche questo è un segno della crisi con aspetti sociali anche umilianti per certi versi e risvolti;
  2. in Italia la diffusione delle banconote da 500 euro è enormemente maggiore rispetto agli altri paesi della zona euro: anche qui siamo di fronte ad un patologia legata sia al riciclaggio sia al più ampio fenomeno dell'economia sommersa.

Il senatore Lumia ha poi analizzato i dati relativi alle "segnalazione delle operazioni sospette" (SOS): analizzando la distribuzione delle SOS per regione  si nota che esse sono inoltrate in numero maggiore da Lombardia e Lazio mentre le regioni a maggiore infiltrazione di organizzazioni criminali di tipo mafioso come Campania, Sicilia e Calabria fanno poche segnalazioni.
Questo significa, secondo Lumia, che la struttura militare delle organizzazioni mafiose è ancora ben presente nelle regioni di origine e che i recenti successi nella lotta alla mafia non hanno ancora intaccato i veri gangli del potere criminale.
Secondo Lumia "bisogna svegliarsi": il paese non può più limitarsi all'antimafia del giorno dopo; una moderna lotta ala riciclaggio deve impegnarsi in una lotta alla mafia del giorno prima, cioè in azioni di prevenzione e non solo di contrasto e tutto il paese deve sentirsi ed essere effettivamente in prima linea in questa battaglia.
È giunto il tempo, infine, per costituire una struttura europea antimafia e antiriciclaggio.

Giorgio Ciardi, Delegato alla Sicurezza del Comune di Roma

Giorgio Ciardi ha portato al convegno il saluto di Roma Capitale, ricordando che proprio in questa giornata la città rende omaggio al sacrificio del capitano dei carabinieri Mario D'Aleo, romano, ucciso dalla mafia a Palermo il 13 giugno 1983.
Ciardi si è poi interrogato sul ruolo degli enti locali nella battaglia per il contrasto del riciclaggio e delle infiltrazioni mafiose nelle attività economiche cittadine ed ha annunciato che Roma Capitale ha proposto alla camera di commercio capitolina un protocollo d'intesa per il monitoraggio di questi fenomeni in particolare per quanto riguarda i "passaggi" delle attività commerciali.
Ciardi si è poi augurato che cresca sempre più il dialogo tra tutti i soggetti impegnati contro il riciclaggio dicendosi convinto che è essenziale coinvolgere le associazioni di categoria che devono essere il sensore avanzato per le segnalazioni sul territorio.
Roma Capitale, ha concluso Ciardi, accetta questa sfida e si impegna nel contrasto al riciclaggio perché tutti siamo in prima linea in questa battaglia.

Nello Rossi, Procuratore aggiunto presso la Procura della Repubblica di Roma

Il procuratore Rossi ha esordito ricordando come i temi "Mafia e Riciclaggio" siano intimamente legati: la criminalità organizzata prospera infatti grazie al riciclaggio di beni e denaro e dunque questa partita la si deve giocare su 2 tavoli:

  1. sul piano del contrasto e repressione dei crimini grazie alle forze di polizia e alla magistratura
  2. sul piano culturale favorendo la diffusione nei cittadini e negli operatori di mercato dei temi legati al riciclaggio e all'antiriciclaggio.

Ciò premesso il libro di Ranieri Razzante è uno strumento prezioso sul piano culturale perché cataloga e commenta l'intreccio delle fonti alla base delle normativa antiriciclaggio:

  1. norme internazionali
  2. direttive europee
  3. norme nazionali
  4. norme, prassi, best practice (la cosiddetta soft law)
  5. giurisprudenza.

Il libro, ha rimarcato Rossi, è prezioso anche perché mostra con chiarezza quale sia la vera posta in gioco nella battaglia contro il riciclaggio e la criminalità economica e quali sono i "privilegi" di cui si avvalgono i riciclatori:

  • privilegi degli affari
  • privilegi delle attività intellettuali
  • scarsa visibilità delle vittime del reato di riciclaggio.

Privilegi degli affari
"Pecunia non olet" sostiene ancora qualcuno suggerendo che il denaro riciclato una volta reimmesso nei circuiti legali contribuisca alla crescita economica e dunque non va perseguito; questo è un atteggiamento sbagliato e dannoso perché corollario del cosiddetto "orgoglio del sommerso" che naturalmente porta a sua volta all'avversione culturale all'antiriciclaggio.
L'errore di fondo, ha sottolineato il procuratore Rossi, è sfugge che il denaro "ripulito" è frutto della distruzione di una ricchezza collettiva: il privilegio degli affari quindi non funziona perché ci pone in una direzione sbagliata.

Privilegi delle attività intellettuali
I criminali per ripulire i proventi delle loro attività illegali si avvalgono di veri e propri "consulenti del riciclaggio"; si tratta di "colletti bianchi" che spesso non hanno la coscienza di commettere illeciti e che nel caso peggiore sono veri e propri "fiancheggiatori intellettuali" dei criminali (così come negli anni del terrorismo vi era chi fiancheggiava gli assassini ritenendo di avere le mani pulite).
L'analisi dei reati ci mostra, ha detto Rossi, che si è sviluppata una vera e propria casta di professionisti finanziari capaci di progettare prodotti finalizzati al riciclaggio di beni e danaro.
Questo è vero in tutti i campi dell'attività economica criminosa e ancor di più per le organizzazioni di tipo mafioso.

Scarsa visibilità delle vittime del reato di riciclaggio
In genere i reati economici generano poco allarme sociale perché quanto più la vittima è "generalizzata" tanto meno ci si sente danneggiati personalmente. Questo atteggiamento sociale però rafforza l'impunità dei criminali dal colletto bianco; dobbiamo sempre ricordare che la prima vittima del riciclaggio è la concorrenza del mercato.

In conclusione secondo il procuratore Rossi occorre lavorare in primo luogo sul piano culturale; occorre poi una forte responsabilizzazione degli attori del sistema.
Importanti secondo Rossi sono le norme penali previste nella legge antiriciclaggio: si tratta di sanzioni "piccole" ma efficaci perché sistematiche e ripetitive.

Roberto Pennisi, Sostituto Procuratore Nazionale Antimafia

Il dottor Pennisi ha esordito dicendo che Ranieri Razzante, scrivendo il suo libro, è diventato "un uomo della storia" perché il delitto di riciclaggio ha caratteristiche molto particolari che possono essere veramente comprese solo in un'ottica storica.
Il riciclaggio infatti è un reato "pirandelliano", ha detto Pennisi, un reato cioè ancora alla ricerca della sua identità.
Storicamente il riciclaggio nasce alla fine degli anni 70 come reato contro il patrimonio mentre oggi si tratta di un delitto che minaccia l'economia nazionale e addirittura l'ordine democratico.
Secondo Pennisi il riciclaggio è il "respiro" del crimine organizzato cioè lo strumento con il quale le mafie prendono aria, respirano, si sviluppano.
Bene fa allora Ranieri Razzante a sottolineare il legame fra riciclaggio, mafia ed usura. Infatti senza riciclaggio il crimine non potrebbe sopravvivere. Secondo Pennisi la mafia "ha l'essenza stessa" del riciclaggio cioè ha lo stesso modo di essere, modo che si può sintetizzare in tre 3 momenti:

  1. immersion, o fase del collocamento, il cui obiettivo è trasformare il denaro sporco in "moneta scritturale" cioè in registrazioni contabili presso intermediari finanziari
  2. laundering, o fase di ripulitura, in cui si dissocia il denaro dalla fonte illecita originaria
  3. integration, o fase di o rimessa dei fondi, che consiste nell'immissione del denaro "ripulito" nel sistema legale ad esempio con l'acquisto di immobili o aziende, l'esercizio di attività commerciali o finanziarie, l'investimento in borsa.

Questo è lo schema fondamentale, l'essenza stessa, sia del crimine sia riciclaggio: fenomeni che oggi non mostrano più il loro aspetto "militare" ma che si nascondono all'interno della società civile, si lavano la faccia e cambiano i propri vestiti operando nei circuiti legale.

Giuseppe Maresca, Direttore servizio Antiriciclaggio e prevenzione reati finanziari del Ministero Economia e Finanze (MEF)

Il dottor Maresca ha affrontato il tema della cooperazione internazionale nelle attività di prevenzione e contrasto del riciclaggio prendendo spunto dal libro di Razzante e dal tema dell'obbligo di adeguata verifica della clientela e dell'identificazione del titolare effettivo.
Ranieri Razzante nel testo fornisce una chiara definizione di "titolare effettivo": occorre andare a ritroso fino ad individuare la persona fisica beneficiario ultimo dell'attività economica.
Ovviamente individuare il titolare effettivo non sempre è facile o possibile per gli intermediari; in tal caso ci si deve attenere alle indicazioni date dal cliente.
Su questo tema si è sviluppato un dibattito a livello internazionale: come rendere più trasparente le strutture giuridiche per permettere l'individuazione del titolare effettivo?
È stata avanzata la proposta di ribaltare l'obbligo dell'individuazione del titolare effettivo alle società stesse, cioè rendere obbligatorio la conservazione di tutti i dati legali non solo sulla struttura giuridica ma anche sull'identità della persona fisica beneficiario ultimo dell'attività economica. Ciò sarebbe uno strumento importantissimo, ha commentato Maresca, per garantire la trasparenza nel mondo economico e favorire la lotta al riciclaggio.
A livello internazionale ci sono paesi come l'Italia che si dichiarano pronti ad abbracciare questo nuova impostazione di "trasparenza" ed altri, come l'Olanda o il Regno Unito, in cui viceversa si guarda con sospetto alla proposta di imporre nuovi adempimenti alle società.
La discussione al momento è in corso ed aperta.
L'obiettivo, ha sottolineato Maresca, è arrivare a fissare dei principi comuni che poi piano piano evolveranno in regole così come è avvenuto ad esempio per gli obblighi antiriciclaggio per i professionisti.
Si prevede che i nuovi standard saranno pronti nel febbraio 2012; ad essi seguirà una nuova direttiva europea che dovrà essere recepita, a sua volta, da ogni paese ed essere tramutata in legge nazionale.

Leandro Cuzzocrea, Comandante del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria della Guardia di Finanza

Il generale Cuzzocrea ha svolto un interessante intervento sulla percezione sociale del reato di riciclaggio.
Come è noto il reato di riciclaggio (art. 648 bis del codice penale) è stato introdotto nel nostro ordinamento nel 1978 come "risposta" all'allarme sociale generato da reati quali "rapina aggravata, estorsione aggravata o sequestro di persona a scopo di estorsione". Nel 1990 si estendevano i reati presupposti di riciclaggio ai "delitti concernenti la produzione o il traffico di sostanze stupefacenti o psicotrope". Infine nel 1993 con la ratifica da parte dell'Italia della "Convenzione sul riciclaggio" veniva ampliato il numero dei "reati presupposti" a cui si applica il reato di riciclaggio (e ricettazione) a tutti i delitti non colposi.
Tutto ciò ha portato alla percezione sociale che il riciclaggio fosse un reato collegato esclusivamente a fenomeni criminale e mafiosi mentre questo, ha sottolineato Cruzzocrea, è vero fino a un certo punto.
Infatti le indagini rivelano che spesso il riciclaggio è un classico "white collar crime" cioè un reato commesso non da criminali ma da "colletti bianchi".

Cuzzocrea ha poi messo in guardia dal giudicare i risultati della lotta antiriciclaggio solo dal numero degli indagati o dei condannati per tale reato; si tratta infatti solo di un fatto tecnico giuridico: si indaga e si porta a giudizio per i reati per i quali si ottengono maggiori evidenze; spesso le indagini prendo spunto da segnalazioni di riciclaggio ma poi sfociano in investigazioni su altri reati.

In ogni caso è necessaria la "collaborazione attiva" di tutti gli operatori di mercato (banche, intermediari ma anche professionisti) in quanto grazie all'adeguata verifica e alla registrazione in AUI si riesce a cristallizzare le informazioni ad una certa data, quando la persona si è presentata dall'intermediario e ha svolto delle operazioni facendo delle dichiarazioni; queste registrazioni sono conservate per 10 anni a disposizione della forze di polizia e della magistratura e permettono le indagini che di solito hanno inizio dopo che il tentativo di riciclaggio ha avuto luogo. Obiettivo è allarmare la forze di polizia quanto più rapidamente possibile: questa rapidità, ha sottolineato il generale Cruzzocrea, è quello che permette la vera prevenzione.

Mauro Catenacci, Ordinario di Diritto penale Università di Roma Tre

Il professor Catenacci ha esordito ringraziando Ranieri Razzante per il suo nuovo libro sul Riciclaggio. Il testo va apprezzato perché:

  1. la letteratura sul tema riciclaggio non è al momento sufficiente né a livello divulgativo né a livello scientifico;
  2. adotta un punto di vista "moderno" sul diritto penale.

Catenacci ha poi affrontato il tema dell'autoriciclaggio che dal suo punto di vista, in qualità di avvocato, è più complicato di come è stato rappresentato nel corso del convegno e richiede la massima cautela; tuttavia non si può non ammettere che su questo tema l'Italia è in controtendenza rispetto al resto del mondo.
Il professor Catenacci ha poi rimarcato come la norma antiriciclaggio sia molto complessa e "scritta male" in certi passaggi. Ben venga dunque un libro come quello di Razzante capace di divulgare questi temi in modo chiaro e lineare.

Catenacci ha poi affrontato il nodo degli intrecci tra la disciplina antiriciclaggio (d. lgs. 231/07) e la norma sulla responsabilità degli enti (d. lgs. 231/01): quest'ultima ha esteso di fatto la responsabilità penale dalla persona fisica alla persona giuridica per alcuni delitti tra cui il riciclaggio.
Anche in questo intreccio tra norme ci sono punti critici ed incongruenze. Ad esempio l'articolo 52 del d. lgs. 231/07 attribuisce all'Organismo di Vigilanza (OdV) introdotto dal d. lgs. 231/01 l'obbligo di segnalazione delle operazioni sospette in aperto contrasto con le scelte del d. lgs. 231/01 per cui l'OdV non ha obblighi di gestione.
Inoltre non è chiaro se l'OdV deve segnalare l'operazione sospetta o la mancata segnalazione di operazione sospetta.
Anche l'art. 41  del 231/07 è, secondo Catenacci, da rivedere perché introduce in modo surrettizio la responsabilità colposa del soggetto che risponde dell'obbligo della segnalazione delle operazioni sospette; l'attuale formulazione è da rigettare perché in sintesi è contro il principio fondamentale di determinatezza del diritto penale.

Intervento di Luigi Li Gotti, senatore della Repubblica, Commissione Parlamentare Antimafia

Al dibattito ha partecipato anche il senatore Li Gotti che è ritornato sul tema dell'autoriciclaggio. Sull'autoriciclaggio le aspettative sono andate deluse, secondo Li Gotti, perché non c'è purtroppo ancora un fronte politico e sociale favorevole a questa scelta; molti sono ancora convinti che l'Italia non possa fare a meno dell'economia sommersa. Colpire l'autoriciclaggio vorrebbe dire infatti incidere in maniera significativa su questa economia sommessa o per meglio dire infetta; vorrebbe dire cioè aumentare in maniera significativa la punibilità di certi soggetti quali gli evasori fiscali o i corruttori.

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Informazioni sull'autore dell'articolo 

Agatino Grillo

Agatino Grillo è l'ideatore e curatore dei siti www.compliancenet.it e www.compliance-normativa.it 

Biografia più ampia http://compliance-normativa.it/author/agatino-grillo 

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