AIRA: Resoconto del convegno antiriciclaggio "Le novità sui controlli e sull'adeguata verifica" del 30 novembre 2011

Il 30 novembre 2011 si è svolto a Milano, presso la Sala delle Colonne di Banca Popolare di Milano, il convegno antiriciclaggio "Le novità sui controlli e sull'adeguata verifica" organizzato da AIRA, Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio.
Nell'occasione è stato anche presentato il libro di Ranieri Razzante, presidente di AIRA, dal titolo "Finanziamento al Terrorismo e Antiriciclaggio - normativa di contrasto e prassi operativa" Ed. Nuova Giuridica (qui la copertina).
Di seguito il resoconto del convegno. Le slide degli interventi sono disponibili, per gli associati, sul sito AIRA (qui il link).

Relatori

  • Ferdinando Santagata, Segretario Generale di AIRA, Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio
  • Ranieri Razzante, docente presso l'Università di Bologna, presidente AIRA, Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio
  • Giacomo Giuseppe Scaringi, U.O. Compliance Country Anti Money Laundering Officer for Italy, Deutsche Bank
  • Elisa Dellarosa, Responsabile Direzione Controlli CARIM, Cassa di Risparmio di Rimini
  • Marco Frascolla, Direttore Controlli di Rete e Compliance, Banca Popolare di Milano
  • Fabrizio Vedana, responsabile servizi legali presso Unione Fiduciaria
  • Marcello Alonzo, Membro Commissione Intermediari Finanziari AIRA, Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio
  • Armando Tadini, Ufficiale GdF addetto al Centro Operativo DIA, Direzione Investigativa Antimafia.

Ferdinando Santagata, Segretario Generale di AIRA, Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio

Ferdinando Santagata ha aperto i lavori del convegno presentando i temi ed i relatori. Santagata ha ricordato che nel marzo 2011 Banca d'Italia aveva dichiarato che il suo "Provvedimento sull'adeguata verifica ai fini della disciplina antiriciclaggio" sarebbe stato emanato entro il mese di ottobre 2011 (qui in pdf  il "Programma annuale di pubblicazione delle normative" annunciato dal Bankit e disatteso); così non è stato. Alla data è disponibile solo una "bozza" del provvedimento che è stato inviato alle associazioni di categoria. Dunque le analisi e le valutazioni di cui si è discusso nel convegno sono basate su tale bozza. 

Ranieri Razzante, docente presso l'Università di Bologna, presidente AIRA Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio

Il professor Razzante ha svolto una brillante e a tratti caustica "lettura" del provvedimento in bozza di Banca d'Italia sull'adeguata verifica evidenziando alcuni aspetti "di difficile interpretazione".
Ranieri ha poi ripreso la "Circolare esplicativa in materia di disciplina antiriciclaggio" del MEF del 4 novembre 2011 (qui i riferimenti) che ha chiarito che il prelievo in contanti di somme superiori a 2.500 euro non comporta di per sé una violazione diretta dell'articolo 49, 1° comma; viceversa occorre avere concreti elementi di sospetto per ipotizzare tale violazione ed è proprio sul riconoscimento di validi elementi di sospetto che ci sono numerosi dubbi in materia.
In generale per Razzante il contante non è "rischioso" di per sé; a suo avviso è impossibile imporre al cittadino di non usare il contante e usare solo carte di credito.
La criminalità organizzata infatti ormai non utilizza più "sacchi pieni di contante" ma pagamenti elettronici e carte di credito come tutti.

Giacomo Giuseppe Scaringi, U.O. Compliance Country Anti Money Laundering Officer for Italy, Deutsche Bank

(Le slide di quest'intervento sono disponibili sul sito AIRA per gli associati)
Il dottor Scaringi ha svolto una puntuale relazione sul tema dell'adeguata verifica "ordinaria".
Il punto di partenza, per questo come per gli altri adempimenti richiesti dalla normativa antiriciclaggio, deve essere il "principio di proporzionalità", principio per cui l'intermediario deve tarare il suo approccio in base al rischio.
Il vincolo da considerare riguarda gli obblighi che le norme anti riciclaggio stabiliscono in modo puntuale e preciso a carico dei destinatari e Scaringi ha messo a fuoco la declinazione in concreto del principio stesso, portando come esempio il credito al consumo e "l'omogeneità di comportamento" in relazione al principio, la quale non può che contraddirsi da sola in quanto dal principio deriva sicuramente un'eterogeneità di rapporto in base al rischio.
Entrando più nel dettaglio il dott. Scaringi ha elencato i possibili fattori determinanti il rischio per le banche nell'ambito AML (Anti Money Laundering).
Per quanto riguarda i destinatari della normativa il rischio va analizzato in base a:

  1. tipologia dell'attività svolta (se si presta o meno al riciclaggio di denaro);
  2. volumi operativi ( più volumi, più rischi);
  3. area geografica del destinatario e dell'attività.

Per quanta riguarda i clienti, la cui conoscenza è fondamentale per svolgere una corretta attività anti laundering, vanno studiati aspetti quali:

  1. natura e caratteristiche del cliente: verificare ad esempio se ci sono precedenti penali, se sono state già effettuate SOS (Segnalazioni Operazioni Sospette), se si tratta di una persona esposta politicamente (PEP), quali sono i suoi poteri di rappresentanza, eccetera;
  2. attività e interessi economici (Banca d'Italia consiglia di valutare: elevati flussi di cash, "dual use goods", finanziamenti pubblici, aziendali in particolari industry quali armamenti, business "a luci rosse", "cash intensive activities", gioco d'azzardo, metalli preziosi, soggetti non aventi scopo di lucro);
  3. comportamento del cliente;
  4. area geografica cliente o controparte.

Riguardo a questi aspetti Scaringi ha sottolineato l'importanza di verificare i precedenti penali, molto utili per individuare un possibile riciclatore, evitando però di assumere comportamenti eccessivamente pregiudizievoli.
Infine, come terzo e ultimo fattore, il dott. Scaringi ha parlato dei rapporti e delle operazioni occasionali, alle quali bisogna prestare particolare attenzione e i cui rischi di esposizione possono essere determinati in base a:

  1. tipologia ( possibilità di utilizzo a fini illeciti);
  2. modalità di instaurazione e svolgimento e quindi presenza fisica o meno del cliente, presenza di collaboratori esterni, eccetera;
  3. entità, se si tratta quindi di private banking o frazionamenti;
  4. frequenza delle operazioni e la durata del rapporto;
  5. plausibilità economico- finanziaria, portando ad esempio il caso comune del mutuo e la capacità di rimborso;
  6. area geografica di destinazione dei fondi;
  7. contanti "ingiustificati".

Scaringi si è poi soffermato sul tema del "contante" riprendendo anche quando già detto precedentemente da Ranieri Razzante: quando i contanti sono giustificati? Fino a che punto?
La banca infatti non può costringere il cliente a giustificare dettagliatamente l'uso che farà dei soldi prelevati.
Scarigi ha poi affrontato il tema della "profilazione" del cliente nel quale è fondamentale l'ausilio di validi sistemi informatici come Gianos e procedure aziendali di "continuos monitoring" con una periodica e costante "review" della clientela.
Scarigi ha quindi introdotto il tema della "adeguata verifica ordinaria" che si applica ad esempio nei seguenti casi:

  1. instaurazione di un rapporto continuativo;
  2. per operazioni occasionali da €15.000 in su, anche se sono frazionate;
  3. in caso di sospetto di riciclaggio o finanziamento del terrorismo;
  4. se sorgono dubbi su informazioni o documentazione del cliente;
  5. se le informazioni  per il profilo di rischio non sono più attuali.

Punti di attenzione sono:

  1. identificazione del  cliente ed eventuale esecutore;
  2. identificazione UBO (Ultimate Beneficial Owner);
  3. verifica dei soggetti  citati nei punti 1 e 3 del passo precedente;
  4. informazioni sullo scopo e natura del rapporto o operazione occasionale;
  5. controllo costante.

Scarigi infine si è soffermato sul problema dell'identificazione dell'UBO e del codice fiscale per soggetti esteri e sul fatto che non siano previsti ( vedasi art 18, "c", 231/2007) informazioni su scopi e natura per operazioni occasionali.

Elisa Dellarosa, Responsabile Direzione Controlli CARIM Cassa di Risparmio di Rimini

La dottoressa Dellarosa ha espresso un parere favorevole sul provvedimento "in bozza" sull'adeguata verifica. Aspetti innovativi sono:

  • esplicazione dell'esercizio dell'autonomia degli intermediari;
  • indicazioni preziose per le linee guida;
  • chiarimenti sul titolare effettivo in parte "opinabili" ma comunque utili;
  • indicazioni sull'esecutore che rimuovono i dubbi presistenti sulla gestione di alcune operazioni;
  • chiarimenti sulla gestione dell'attuale verifica ordinaria e rafforzata e su molti passaggi di natura procedurale.

Riguardo la profilatura del cliente, Dellarosa ha sottolineato come la bozza di Banca d'Italia abbia esplicitato due argomenti importanti:

  1. l'aggiornamento delle informazioni acquisite;
  2. l'adozione di  misure particolari per il trattamento delle operazioni che il cliente potrebbe effettuare e che potrebbero richiedere "misure rafforzate".

Per quanto riguarda il concetto di esecutore la sezione seconda della "bozza" sgombra il campo da dubbi e introduce il concetto di "fase di acquisizione e fase di verifica"; l'adeguata verifica ora infatti significa qualcosa di più: le informazioni non vanno solo acquisite ma vanno anche verificate e riscontrate.
In che modo può essere fatta la verifica?
Secondo la dottoressa Dellarosa occorre seguire una gerarchia delle fonti: prima viene l'acquisizione delle informazioni poi queste ultime vanno verificate e riscontrate su registri, dati pubblici etc.
Tutte le volte che si identifica un esecutore il cliente deve essere identificato come cliente "presente" e l'esecutore come la persona che "ha poteri".
Parlando poi di PEP, la "bozza" chiarisce che le misure rafforzate vanno applicate anche se il PEP è il titolare effettivo.
Un punto che la dottoressa Dellarosa ha portato all'attenzione dei convenuti è che la nuova normativa non chiarisce il trattamento di fattispecie di clienti e società con catene societarie complesse all'interno delle quali ci sono le fiduciarie.
L'adeguata verifica rafforzata, ha spiegato Elisa Dellarosa, consiste in particolari adempimenti che l'intermediario decide di usare a fronte di fattispecie gravi e degni di maggiore attenzione, come ad esempio in caso di dubbi sull'origine dei fondi o sugli scopi dei medesimi, tenendo però bene a mente che bisogna preoccuparsi di ciò che può causare una fattispecie di riciclaggio e non di evasione fiscale.
In conclusione del suo intervento la dottoressa Dellarosa ha sottolineato il passaggio innovativo della normativa che introduce un adempimento nuovo riguardo il rilascio della dichiarazione dell'esecutore circa il titolare effettivo.

Marco Frascolla, Banca Popolare di Milano, Direttore Controlli di Rete e Compliance

(Le slide di quest'intervento sono disponibili sul sito AIRA per gli associati)
L'intervento del dottor Frascolla ha riguardato gli "obblighi semplificati" che possono dipendere dalla qualifica del cliente con il quale l'intermediario agisce e dalle caratteristiche del prodotto oggetto delle transazioni.
L'art 25 del D.Lgs 231/07 prevede infatti che per alcune categorie di clientela o tipologie di rapporti, siano applicati degli obblighi semplificati di adeguata verifica in funzione del basso profilo di rischio che la normativa associa alle stesse; in questo caso gli obblighi si limitano alla raccolta di informazioni sufficienti a confermare il basso profilo di rischio. Alcuni esempi di clienti non soggetti all'adeguata verifica sono gli intermediari finanziari e gli uffici di Pubblica Amministrazione come Poste, comuni etc.
Frascolla ha poi riportato un esempio relativo a una società di "gioco elettronico" quotata in borsa: questa società in quanto quotata dovrebbe essere soggetta all'adeguata verifica semplificata ma in quanto società di gioco non può certo essere considerata a basso rischio.

Fabrizio Vedana, responsabile servizi legali presso Unione Fiduciaria

(Le slide di quest'intervento sono disponibili sul sito AIRA per gli associati)
L'intervento dell'avvocato Vedana ha riguardato temi quali mandato fiduciario, contratto di fiducia, affidamento fiduciario e trust.
Il mandato fiduciario è uno strumento da tempo utilizzato, regolamentato (anche ai fini antiriciclaggio) quanto ad operatività e a soggetti che possono svolgere l'attività, dotato di una fiscalità chiara e definita nei diversi aspetti e caratterizzato da apertura e chiusura semplificate (c.d. reintestazione) del contratto (non è normalmente richiesta la presenza del notaio).
L'affidamento fiduciario è invece uno strumento per ora poco conosciuto ed utilizzato; non è infatti regolamentato (si applica solo l'art 1322 del codice civile) e ha una fiscalità non ancora del tutto definita e, a differenza del mandato fiduciario, la reintestazione richiede la presenza del notaio.
Il contratto di fiducia poi è uno strumento esistente solo "sulla carta" poiché non è regolamentato da alcuna legge, ha una fiscalità da definire e anche in questo caso è necessario l'intervento del notaio per l'apertura e chiusura del contratto.
Passando al tema del Trust, istituto giuridico riconosciuto dal nostro ordinamento dal 1989 ed utilizzato dagli operatori da tempo, esso ha una fiscalità sufficientemente chiara e la sua costituzione richiede l'intervento del notaio.
In conclusione del suo intervento Vedana si è soffermato sui conti omnibus delle fiduciarie, conti che i fiduciari avevano aperto presso le banche, conti transitori, di passaggio; essi sono ammessi ma le banche hanno l'obbligo di controllare e le fiduciarie hanno l'obbligo di comunicare il fiduciante alle banche che ne fanno richiesta.

Marcello Alonzo, Membro Commissione Intermediari Finanziari AIRA, Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio

(Le slide di quest'intervento sono disponibili sul sito AIRA per gli associati)
Il dott Alonzo ha affrontato il tema dei compiti dell'organo di supervisione strategica in tema di adeguata verifica; l'organo deve periodicamente riesaminare gli orientamenti strategici e le politiche di governo dei rischi connessi con il riciclaggio con un approccio adeguato all'entità e alla tipologia dei rischi cui è concretamente esposta l'impresa.
A riguardo Alonzo ha sottolineato l'importanza di prendere in considerazione aspetti rilevanti per tre caratteristiche fondamentali dei rapporti con la clientela: affidabilità, reputazione e qualità.
I compiti dell'Organo di supervisione strategica in tema di adeguata verifica prevedono varie forme  in base a:

  1. tipologia della propria clientela compreso il costante aggiornamento del quadro conoscitivo della stessa;
  2. tipologia di prodotti /servizi offerti;
  3. mercato di riferimento e caratteristiche dell'attività svolta.

A fianco di ciò l'Organo di supervisione strategica deve adottare servizi informatici idonei come ad esempio Gianos e procedure aziendali mirate coerenti e proporzionate con il proprio quadro operativo.
Alonzo ha poi velocemente affrontato il tema delle policy per la prevenzione del rischio di riciclaggio che rappresenta il risultato di un'analisi condotta considerando tutti i fattori di rischio, suscettibili di incidere sull'esposizione a fenomeni di riciclaggio e/o finanziamento del terrorismo. È stato poi sottolineato rapidamente il principio KYC (Know Your Custumer) che parte dal semplice obbligo di identificazione per finire alla valutazione del rischio di riciclaggio e pone particolare attenzione all'importanza del tenere traccia in archivi anche cartacei delle analisi effettuate con documentazioni a supporto alle decisioni prese.
Alonzo ha poi parlato della progettazione di controlli di linea e di secondo livello, i quali hanno come obiettivo principale assicurare la rispondenza di ogni processo a requisiti sostanziali e formali che sono definiti dalle normative esterne e dalle normative interne e sono diretti ad assicurare il corretto svolgimento delle operazioni.
L'attività di controllo è volta infatti a garantire la piena conoscenza del cliente, la tracciabilità delle transazioni finanziarie e l'individuazione delle operazioni sospette.

Armando Tadini, Ufficiale GdF addetto al Centro Operativo DIA, Direzione Investigativa Antimafia

(Le slide di quest'intervento sono disponibili sul sito AIRA per gli associati)
Il tenente colonnello della Guardia di Finanza Armando Tadini del centro operativo di Milano della DIA ha esposto il tema delle segnalazioni di operazioni sospette (SOS).
Tadini ha ricordato l'importanza delle SOS per le indagini antiriciclaggio; la Guardia di Finanza infatti usa le segnalazioni delle banche per integrare le indagini svolte sui possibili riciclatori; quando le operazioni sospette rivelano tracce di criminalità organizzata esse vengono gestite dalla DIA.
Ma quando una operazione è sospetta?
Per Tadini alla base della segnalazione ci deve essere innanzitutto la conoscenza del cliente e contemporaneamente il rispetto della diligenza professionale; purtroppo in certi casi, ha osservato il tenente colonnello, si assiste in casi in cui manca proprio la diligenza professionale da parte degli operatori bancari.
Tadini ha poi sottolineato che il riciclaggio non avviene solo per mezzo di grandi operazioni finanziarie ma spesso anche quotidianamente per mezzo di operazioni piccole e insospettabili.
Attenzione però a non confondere il reato con l'anomalia: la banca infatti ha il compito di segnalare un'anomalia mentre spetta poi agli organi competenti verificare se si tratta di reato o meno.
Tadini poi ha ribadito che non esiste un rischio a livello personale quando si segnala; l'identità fisica del segnalante è altamente riservata e sono rarissimi i casi in cui viene resa nota, situazione che si presenta solo nel caso in cui il magistrato ne faccia richiesta per scopi processuali.
Tadini  è poi tornato sulla questione del contante e delle carte di credito affermando che l'Italia è uno dei paesi con più movimentazione di contante in Europa. Il fatto che Sicilia e Calabria (tra le regioni in cui la criminalità organizzata è altamente infiltrata) non siano in testa alla classifica delle segnalazioni sospette fa pensare che forse la mafia , come sosteneva già il professor Razzante, utilizza sempre più frequentemente transazioni elettroniche e carte di credito.
Concludendo il suo intervento il tenente colonnello ha esortato i presenti a non temere di segnalare operazioni sospette che sono fondamentali per il lavoro della Guardia di Finanza e della DIA.

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Chi è Massimiliano Tiberio?

Massimiliano Tiberio

Massimiliano studia Giurisprudenza presso l'Università Statale di Milano e fa parte di Libera, l'associazione antimafia fondata da Don Ciotti.
Email: maxtibbs@hotmail.it