AIRA – Resoconto del convegno del 2 dicembre 2009: "Trasparenza bancaria ed assicurativa"

Il convegno  (qui il programma completo in pdf) ha analizzato le nuove "disposizioni in materia di trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari" di Banca d’Italia e proposto una serie di riflessioni e testimonianze sugli adempimenti organizzativi e contrattuali da predisporre per garantire la conformità al nuovo quadro normativo. I relatori sono stati:

  • Prof.ssa Antonella Sciarrone Alibrandi, Docente di Diritto dell’Economia – Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Membro del Collegio di Milano dell'ABF
  • Prof. Avv. Ranieri Razzante, Docente di Economia degli Intermediari Finanziari Università degli Studi di Firenze, Presidente AIRA Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio
  • Prof. Alberto Lupoi, Docente di Diritto Bancario Università degli Studi di Padova
  • Prof. Avv. Filippo Parrella, Docente di Diritto Bancario – Università di Perugia
  • Avv. Pierfilippo Verzaro, Responsabile funzione consulenza Federcasse
  • Avv. Enrico Gili, Responsabile Servizio Legale ANIA
  • D.ssa Elisa Dellarosa, Coordinatore Commissione Compliance AIRA Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio
  • Dott. Alberto Paganini, Responsabile Compliance Poste Vita

Di seguito il resoconto degli interventi.

Prof. Avv. Ranieri Razzante, Docente di Economia degli Intermediari Finanziari Università degli Studi di Firenze, Presidente AIRA Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio

Il professor Razzante ha aperto l’evento sottolineando l’importanza della nuova normativa in materia di trasparenza e ricordando anche il recente provvedimento della Banca d'Italia sul "conto corrente semplice".

Prof.ssa Antonella Sciarrone Alibrandi, Docente di Diritto dell'Economia – Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Membro del Collegio di Milano dell'ABF

La professoressa Sciarrone ha affrontato il tema dei "nuovi scenari" della trasparenza bancaria facendo un parallelo tra le nuove disposizioni dell’organo di vigilanza e quanto previsto dalla direttiva sui servizi di pagamento (PSD – Payment Services Directive)  che l’Italia avrebbe dovuto recepire entro il novembre 2009.
In primo luogo, ha osservato la Sciarrone, è opportuno parlare di "trasparenze" al plurale: gli intermediari saranno infatti chiamati a misurarsi, una volta che il quadro normativo sarà stato completato con il recepimento della PSD, sia con la "trasparenza" generale sui servizi di investimento (normativa di Bankit) sia con la "trasparenza" sui servizi di pagamento (PSD).

Nella PSD i "servizi di pagamento" sono definiti come quelle operazioni che permettono il trasferimento intermediato di fondi (bonifici, addebiti diretti tipo Rid, carte di debito e credito, escluso gli assegni o altri supporti cartacei); ciò induce a pensare, in attesa dei regolamenti attuativi, che anche il conto corrente, in qualità di conto di pagamento che permette di effettuare un servizio di pagamento, rientri nella disciplina di trasparenza "PSD" oltre che nella disciplina della trasparenza "generale". C’è però un problema.
L’impostazione della direttiva europea in materia di trasparenza è diversa dall’approccio alla trasparenza italiana che nasce da una norma nazionale che risale al 1992. Di conseguenza su una serie di punti fondamentali (diritti e doveri delle controparti, ius variandi, recesso, informativa) le 2 trasparenze richiedono obblighi diversi all’intermediario.
Che fare?
Premesso che occorre aspettare il consolidamento del quadro normativo, anche con la pubblicazione della normativa secondaria di Banca d’Italia, va comunque messo già da ora in conto che le "trasparenze" obbligheranno gli intermediari a rivedere totalmente la propria contrattualistica: ciò tuttavia è anche un’occasione irripetibile per riscrivere e migliorare la contrattualistica bancaria.

Avv. Pierfilippo Verzaro, Responsabile funzione consulenza Federcasse

L’avvocato Verzano ha ripercorso l’evoluzione normativa in ambito "trasparenza" dal 1992 fino alle recenti "disposizioni in materia di trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari". Si nota un trend verso obblighi sempre più stringenti anche dal punto di vista formale: le recenti indicazione di Banca d’Italia suggeriscono addirittura quali "termini" e quale punteggiatura usare e se adottare o meno la forma congiuntiva.
Verzano ha poi sottolineato alcuni punti ancora da chiarire in relazione alla nuova disciplina bancaria in materia di trasparenza per poi approfondire, in dettaglio, i nuovi "requisiti organizzativi".
Il punto centrale della nuova "trasparenza" è che il personale di banca a contatto con la clientela "deve" conoscere tutti i prodotti della banca per essere in grado non solo di dare informazioni chiare e completa alla clientela ma anche (e specialmente) per evitare di consigliare prodotti inadatti al target di cliente.
Questo si traduce nella necessità di "profilare" la clientela, cioè in nuove procedure informatiche ed organizzative e dunque in nuovi controlli e nella necessità, non ultima, di fare formazione alla rete di vendita.

Prof. Alberto Lupoi, Docente di Diritto Bancario Università degli Studi di Padova

Il professor Lupoi ha esordito sottolineando la novità nel titolo del nuovo documento di Banca d’Italia: "Disposizioni in materia di trasparenza delle operazioni e dei servizi bancari e finanziari: correttezza delle relazioni tra intermediari e clienti"; c’è un chiaro riferimento ai servizi non solo bancari ma anche finanziari.
Fino a pochi anni fa, ha osservato Lupoi, c’erano due normative, che viaggiavano in parallelo:

  • il Testo Unico bancario di Banca d’Italia
  • il Testo Unico finanziario di Consob

Oggi, e le disposizioni in materia di trasparenza lo confermano, le due normative si intrecciamo e ciò accade perché la banca si è "finanziarizzata" ed offre sempre più, oltre ai servizi tipici bancari, anche servizi di investimento il che richiede, ovviamente, di rispettare anche la normativa Consob.
Ma il confine tra servizi bancari e finanziari non è netto. Oggi gli intermediari offrono alla clientela prodotti composti, cioè un mix di servizi bancari e finanziari: cioè è lecito ma occorre porsi la domanda: quale normativa di trasparenza va applicata?
La risposta è molto complicata e dipende dalla "finalità preponderante" del prodotto stesso.
Il professor Lupoi ha poi affrontato il tema della "chiarezza" del linguaggio sui fogli informativi delle banche. Banca d’Italia spinge verso l’uso di un linguaggio semplice, privo di tecnicismi e di parole straniere (si vedano i recenti modelli su Conti Correnti e Mutui); eppure è facile cadere nei tranelli lessicali: la stessa ABI consiglia per facilitare la comprensione di usare un linguaggio "user friendly"! Cioè usa termini inglesi per cercare di rendersi più intellegibile!
Quel che è sicuro è che non possono essere più usate espressioni quali "in accezione non solo inscindibile ma anche aleatoria" che invece sono ancora presenti in molti fogli informativi (rintracciabili anche sul web)
Il problema della semplicità del linguaggio è anche che se si arriva ad un contenzioso davanti al giudice quest’ultimo potrebbe non capire il linguaggio usato e condannare la banca anche per avere usato termini troppo complicati. Le sentenze a riguardo sono già numerose; ad esempio in una sentenza del tribunale di Firenze (qui in pdf) troviamo scritto: "per calcolare quanto il cliente è tenuto a pagare in caso di recesso dal contratto occorre fare dei calcoli estremamente complessi basati su una serie di variabili. La determinazione di tale somma in tale maniera non trova alcuna giustificazione."
Per cui il giudice conclude: "nell'ipotesi il comportamento di non correttezza e di non trasparenza della banca porta a escludere l’esistenza della buona fede."

Avv. Enrico Gili, Responsabile Servizio Legale ANIA

L’avvocato Gili ha esposto in modo esaustivo e particolareggiato l’evoluzione della normativa di "trasparenza" per quanto riguarda i prodotti "finanziari assicurativi". Anche in quest’ambito si è passato da un approccio normativo separato a seconda del prodotto commercializzato (assicurativo,  finanziario o previdenziale) ad un approccio integrato conseguente alla nascita di prodotti trasversali che hanno caratteristiche miste.
La norma specifica di settore nascono dalle direttive UE in ambito "vita". Negli anni sono seguite norme specifiche a cura di ISVAP; va poi ricordato il "codice delle assicurazioni private (decreto legislativo 7 settembre 2005, n.209" e la circolare n. 551/D dell’1 marzo 2005 (disposizioni in materia di trasparenza dei contratti di assicurazione sulla vita
Va ricordata infine anche la legge 28 dicembre 2005, n.262 - Disposizioni per la tutela del risparmio e la disciplina dei mercati finanziari che ha introdotto numerose modifiche al Tuf risolvendo anche alcuni dubbi interpretativi per la imprese assicuratrici.

D.ssa Elisa Dellarosa, Coordinatore Commissione Compliance AIRA Associazione Italiana Responsabili Antiriciclaggio

La dottoressa Dellarosa ha presentato il tema della "Nuova trasparenza bancaria" sottolineando gli aspetti organizzativi presupposti dalla nuova disciplina.
L’organizzazione è infatti, il leit-motiv, di tutte le nuove norme che negli ultimi anni hanno riguardato gli intermediari e che, inoltre, ha ricordato Dellarosa si intrecciano, a volte anche in modo incoerente, con le iniziative legislative dei recenti governi (L. 248/06 "Bersani", L. 40/07 "Bersani", Finanziaria 2008, L. 126/08 "Tremonti", L. 2/09 "Tremonti", L. 102/09 "Tremonti").
Per rispettare, anche dal punto di vista procedurale, lo spirito della nuove normativa di trasparenza occorre in prima luogo avere chiaro quali siano le finalità della disciplina: il cliente deve avere "consapevolezza" dei prodotti bancari e finanziari che acquista; per fare ciò "l’informazione deve entrare veramente nella sfera conoscitiva del cliente".
Questa consapevolezza può essere raggiunta con vari mezzi nelle diverse fasi di vendita (precontrattuale, contrattuale, post-vendita). In particolare le "Istruzioni vigilanza 2009" richiedono, tra l’altro:

  • Modello standard semplificato distinto per canale  di commercializzazione
  • Standardizzato per c/c e  mutuo (prototipo)
  • Condizioni economiche definite in due parti di cui una standardizzata
  • Limitazione e semplificazione delle condizioni contrattuali  
  • Pubblicità fogli in caso l’intermediario abbia un sito web
  • Disciplina specifica coordinata con Tub e codice del consumo

I problemi "organizzativi" per soddisfare tutti questi requisiti sono tanti a cominciare dalla "classificazione" della clientela proposta da questa disciplina che è, ad esempio, diversa da quella imposta dalla MiFID.
La classificazione della clientela è di fatto un obbligo perché occorre evitare che il cliente sia indirizzato verso prodotti evidentemente inadatti rispetto alle proprie esigenze finanziarie.
In sintesi la banca deve dotarsi di procedure interne per organizzare e garantire la conformità di ogni fase operativa; si tratta di regole interne che disciplinano tutte le attività connesse alla prestazione dei servizi e commercializzazione di prodotti. Le procedure interne devono essere, inoltre, "adeguatamente formalizzate".
Una prima risposta a tutte queste esigenze può essere fornita dalla "formazione". La Banca deve infatti adottare procedure che assicurino la trasparenza e la correttezza nella distribuzione, per far sì che gli addetti alla rete di vendita:

  • abbiano un’adeguata e aggiornata conoscenza delle norme
  • abbiano un’adeguata e aggiornata conoscenza delle procedure interne adottate dalla Banca
  • siano in grado di fornire chiarimenti sui servizi distribuiti
  • siano in grado di fornire chiarimenti sui diritti del cliente
  • utilizzino attivamente la documentazione informativa
  • accertino che il cliente, prima di essere vincolato da un contratto, abbia avuto modo di valutare adeguatamente la documentazione informativa
  • non siano incentivati a distribuire prodotti non adeguati.

Dott. Alberto Paganini, Responsabile Compliance Poste Vita

L’intervento del dottor Paganini, dal titolo "Rispetto delle regole generali di comportamento da parte dell’intermediario assicurativo nell’offerta di prodotti assicurativi", si è articolata come segue:

  • Rapporto con l’intermediario assicurativo
  • Regolamento 5
  • L’articolazione delle regole generali di comportamento
  • Governance della rete distributiva (provv. 2743)
  • Supporto reti e clienti
  • Funzione di controllo preposta
  • Modalità di controllo della rete
  • Macroflussi operativi per la compagnia
  • Azioni di coordinamento con l’intermediario

Per quanto riguarda le regole generali di comportamento Paganini ha commentato i punti salienti:

  • Attività di formazione
  • Attività di aggiornamento professionale
  • Modalità di pagamento premi
  • Separatezza patrimoniale
  • Consegna documentazione e modalità di rilascio informazioni
  • Valutazione adeguatezza dei contratti offerti
  • Utilizzo materiale pubblicitario
  • Gestione informazioni dei siti internet intermediari
  • Conservazione documentazione

Occorre molta attenzione nelle "azioni di coordinamento con l’intermediario". La compagnia, ha sottolineato Paganini, è chiamata a:

  • fornire all’Intermediario istruzioni e procedure volte ad assicurare il rispetto delle previsioni di cui alla normativa comunque applicabile;
  • comunicare in merito le procedure internamente adottate nell’attività di controllo sulla rete di vendita in materia di (i) formazione e aggiornamento professionale erogati agli Addetti (ii) comportamento adottato nei confronti della clientela in sede di offerta dei contratti di assicurazione e di gestione del rapporto contrattuale;
  • seguire puntualmente le previsioni normative comunque applicabili per la conclusione dei contratti;
  • adempiere prontamente alle indicazioni, alle istruzioni e procedure fornite dalla Compagnia e volte ad assicurare il rispetto delle previsioni di cui alla normativa comunque applicabile, come previsto dall’art. 47 comma 1 del Regolamento ISVAP n. 5 e dall’art. 85 comma 4 del Regolamento Intermediari Consob;
  • mantenere un manuale operativo per lo svolgimento delle attività oggetto del Mandato aggiornato e trasmetterne copia aggiornata alla Compagnia.
  • inviare alla Compagnia, con le cadenze previste dalle istruzioni e procedure fornite dalla stessa di cui al precedente punto (a), apposita informativa in materia di (i) formazione e aggiornamento professionale erogati agli Addetti (ii) comportamento adottato nei confronti della clientela in sede di offerta dei contratti di assicurazione e di gestione del rapporto contrattuale;
  • prestare la propria collaborazione alla Compagnia affinché questa possa (i) verificare il rispetto degli obblighi gravanti sull’Intermediario, ai sensi della normativa applicabile, anche consentendo a rappresentanti designati dalla Compagnia, l’accesso, negli orari d’ufficio, ai locali dell’Intermediario nei quali sono distribuite le Polizze; (ii) adempiere agli obblighi di verifica gravanti sulla Compagnia medesima ai sensi dell’art 40, comma 1, del Regolamento ISVAP n. 5, e relative istruzioni applicative, e dell’art. 87, comma 3, del Regolamento Intermediari Consob.

Prof. Avv. Filippo Parrella, Docente di Diritto Bancario – Università di Perugia

Parrella ha chiuso il convegno con un approfondimento del tema dello ius variandi: il potere posto in capo ad una sola delle parti di modificare (unilateralmente) il contratto. Nell’ambito dell’ordinamento, naturalmente, un tale istituto non è accolto unanimemente con favore. La tesi dottrinale che supporta la legittimità di questo istituto si rinviene nel principio secondo cui la parte che ha il diritto di modificare il contratto, può farlo soltanto al fine di garantire il migliore sviluppo del rapporto. Secondo questa tesi, dunque, lo ius variandi viene inteso in ogni caso come un istituto di garanzia del negozio e non di tutela di una sola delle parti. A suffragio di questa tesi v’è anche il requisito del giustificato motivo che non può mancare per l’avvio dell’iter di modificazione unilaterale. Invero, molte clausole contrattuali che prevedono lo ius variandi sono redatte con lo scopo unico di tutelare gli intermediari. L’attuale vigenza di questo istituto è probabilmente dovuta alla mancanza di una previsione normativa che ne sancisca in modo esplicito la nullità. Concreti dubbi sulla vessatorietà di una clausola che preveda il diritto di modifica unilaterale del contratto in capo all’intermediario permangono comunque; molte, infatti, sono le sentenze che hanno sancito la nullità di clausole di tal genere.

 

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