ABI, Compliance in Banks 2010, resoconto prima sessione: "La compliance dopo la crisi: ripristinare la fiducia sui mercati"

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Elenco completo dei resoconti del convegno:

Il convegno "Compliance in Banks 2010" organizzato dall’Associazione Bancaria Italiana (ABI), ABIFormazione  e ABIEventi dal titolo "La sfida di integrazione dei controlli interni" ha avuto luogo l’11 e 12 novembre 2010 a Roma presso il palazzo Altieri, piazza del Gesù 49.
I lavori sono stati organizzata in più sessioni consecutive.

Prima sessione: La compliance dopo la crisi: ripristinare la fiducia sui mercati finanziari

  • Chairman: Giovanni Sabatini, Direttore Generale, ABI
  • Interventi di:
    • Kristin Arnar Stefansson, Head of Compliance, ISLANDSBANKI - Le lezioni per la funzione compliance giunte dalla crisi finanziaria
    • Luigi Spada, Responsabile Ufficio Vigilanza e Albo
      Intermediari e Agenti di cambio CONSOB – Le attese di Consob circa la
      compliance sui servizi di investimento
    • Rubens Sanna, Presidente Commissione Compliance AIBE –
      Associazione Banche Estere in Italia, Compliance Officer BNP PARIBAS -
      Le specificità di compliance delle banche estere in Italia
    • Aida Maisano, Direttore, ABIFormazione - La certificazione ABI delle conoscenze e abilità di gestione della compliance

Di seguito una breve sintesi degli interventi.

Giovanni Sabatini – Introduzione ai lavori

L’intervento del dottor Sabatini, Direttore Generale dell’Associazione Bancaria Italiana, è stato preceduto da un breve video che ha sintetizzato i "termini" fondamentali della disciplina della compliance: conformità, complessità, legalità, reputazione, fiducia. A volte non si seguono le regole ma, alla fine, questo non è un vantaggio. La compliance "conviene" perché permettere di accrescere la fiducia del cliente.

Sabatini, dopo aver ringraziato i partecipanti all’evento ed in particolare i rappresentanti delle istituzioni, ha delineato una breve sintesi dei temi previsti nel convegno e tracciato un primo bilancio delle precedenti edizioni di "Compliance in Banks".
Questa è la sesta edizione di "Compliance in Banks", un evento che ha anticipato ed accompagnato nel tempo, ancor prima dell’emanazione del documento del 2005 di Basilea ("Compliance and the compliance function in banks" qui in pdf) il dibattito nel mondo bancario sul tema della conformità ed eticità dei comportamenti.

La comunità virtuale della compliance di ABI

È stata attivata una community online, gestita da ABI Formazione, quale luogo virtuale di tutti coloro che hanno a cuore la compliance in banca e con la finalità di agevolare le attività di scambio e confronto tra tutti coloro che si occupano di conformità bancaria e finanziaria; l’accesso a www.compliance-community.it è riservato a coloro che partecipano o hanno partecipato alle attività ABI e ABIFormazione in tema di compliance; nella Community saranno progressivamente pubblicati i documenti di ABI e di altre fonti rilevanti che siano ritenuti di particolare interesse per la Funzione Compliance. Vi saranno raccolti, inoltre, i materiali prodotti negli eventi, convegni e workshop in tema di compliance; "il cuore della comunità", ha sottolineato Sabatini, "è rappresentato dalle attività degli utenti, ai quali affidiamo un luogo dove possono incontrarsi per proporre temi, partecipare a discussioni, commentare le proposte altrui, rendere disponibili documenti; tutto questo on line".

Il dibattito sulla Compliance
Negli anni passati il dibattito sulla funzione di Compliance in banca ha attraversato 3 fasi.

  1. Fase nascente: nella quale è stato posto sul tavolo il tema (nuovo) della necessità di immaginare, progettare e realizzare una nuova funzione organizzativa dedicata alla conformità proprio contestualmente ad una trasformazione radicale del quadro normativo che assumeva, e sempre più ha assunto nel tempo, caratteri di estrema complessità e interconnessione.
  2. Fase implementativa: nella quale i presidi di verifica di conformità sono stati messi in opera parallelamente all’emanazione della normativa di secondo livello (Banca d’Italia e Consob 2007, ISVAP nel 2008); si è trattato, ha osservato Sabatini, della fase più complicata ed onerosa per gli intermediari anche perché mancavano modelli di riferimento e best practice significative ed adatti al modello italiano; proprio per tale motivo il lavoro di ABI, spesso in anticipo rispetto alle deliberazioni delle autorità preposte, è stato prezioso e di valore; è la fase in cui la formazione della futura "classe dirigente" della compliance grazie ad ABIFormazione si è rivelato preziosa con oltre 500 colleghi formati dal 2006 ad oggi. È stata la fase di partenza di ABICS, il sistema informativo a supporto della funzione di Compliance, con il quale ABI ha realizzato uno standard di sistema de facto grazie alla larghissima adesione ricevuta dagli intermediari.
  3. Fase di sistematizzazione: è la fase attuale in cui i modelli e metodi si sono consolidati e servono altresì strumenti per gestire in modo sistematico le attività di conformità in banca: l’enfasi in questo momento è su come instaurare una collaborazione fattiva tra la funzione di Compliance e le altre funzioni aziendali, su come sfruttare i sistemi di automazione IT, sul modo migliore di comunicare il senso vero della "missione compliance" a tutta la banca, su come realmente si può proteggere da un lato la reputazione della banca e dall’altro guadagnare una maggiore fiducia da parte del cliente. Oggi anche l’offerta di ABI si è conseguentemente raffinata e specializzata: ABICS (come si vedrà nel seguito del convegno) è diventato un sistema altamente personalizzabile e gestibile in house; la formazione sulla compliance è diventato un vero e proprio percorso di certificazione non solo delle capacità ma anche delle abilità (anche su questo tema è previsto un approfondimento nel corso del convegno); la neonata comunità virtuale sulla compliance non è un semplice allinearsi ai progressi tecnologici più innovativi (per altro necessario) ma anche il tentativo, sfruttando il web partecipativo 2.0, di realizzare economia di scala e scopo grazie alla condivisione delle conoscenze.

Compliance in Banks 2010
Passando ai temi su cui si articola l’edizione 2010 del convegno, Sabatini ha esordito ricordando che il titolo del convegno è "La sfida di integrazione dei controlli interni"; si tratta dunque del tema, fondamentale, del raccordo tra i processi di Compliance e gli altri processi in banca.
È innegabile, ha osservato Sabatini, che questo è un tema di governante aziendale: serve dunque un approccio armonizzato di GRC, Governance, Risk e Compliance, dove le diverse componenti non possono che essere tenti insieme da una cultura aziendale delle regole e della compliance basata su una gestione dei rischi capace di preservare il valore generato dal business.
È centrale in tale progetto, ha ribadito Sabatini, il ruolo degli organi di governo aziendale, ruolo ribadito recentemente a livello comunitario dal Committee of European Banking Supervisors (CEBS) nel suo "consultation paper" sulla Internal Governance.
Un'efficace gestione del processo di compliance è tanto più necessario in un momento di turbolenza dei mercati e di crisi economica perché permette di minimizzare i costi grazie all’individuazione di processi sinergici tra le varie funzioni di controllo: in questo modo si fanno economie di scopo e di scala; l'interoperabilità delle funzioni di governo e controllo non solo evita duplicazioni e quindi inutili "formalismi" (sempre stigmatizzati dalle autorità di vigilanza) ma riducendo i costi permette una migliore sostenibilità.
Sabatini ha infine sottolineato alcuni aspetti dell’interazione tra Compliance e Risk management (logiche comuni nelle specificità dei ruoli), Internal Audit (necessario un accordo di servizio, aspetto che sarà trattato più avanti nel convegno), Risorse Umane, Legale, Commerciale.
Per quanto riguarda le Risorse Umane è fondamentale il tema dei sistemi retributivi e di incentivazione (inducements); anche qui sono intervenuti i regulators europei (ad esempio il CESR con il documento in consultazione "Inducements: Good and poor practices" del 19 aprile 2010, qui in pdf) forse però con un approccio troppo intrusivo rispetto alle linee guida di Basilea 2.
In conclusione del suo intervento, Sabatini ha auspicato una semplificazione del quadro normativo: troppe autorità e regulator intervengono su stesse discipline senza, apparentemente, nessuna coordinazione; il quadro normativo è assai complesso e stratificato già di per sé; le banche chiedono regole chiare e coerenti.

Kristin Arnar Stefansson, Head of Compliance, Islandsbanki - Le lezioni per la funzione compliance giunte dalla crisi finanziaria

L’intervento di Stefansson (che ha premesso essere una sua personale visione dei fatti accaduti e non una presa di pozione ufficiale della banca IslandsBank per cui lavora) ha ripercorso i drammatici eventi della crisi finanziaria in Islanda nel 2008.
In sintesi a seguito del crollo di Lehman Brothers, le tre principali banche nazionali, fortemente esposte verso l’estero, furono nazionalizzate e poste sotto il controllo della FSA la Financial Supervisory Authority islandese.
La crisi finanziaria internazionale, ha osservato Stefansson, ha avuto effetti particolarmente devastanti in Islanda perché le autorità di vigilanza ed i sistemi di controllo interni degli intermediari erano troppo deboli pur in presenza di un mercato finanziario assai complesso e che cresceva impetuosamente.
Il management bancario, inoltre considerava la compliance come un "necessary evil" (male necessario) cioè un semplice costo senza nessun rapporto con il business.
I motivi della virulenza della crisi in Islanda, che ha quasi portato l’intero paese alla bancarotta, sono ben spiegati in uno studio di Kaarlo Jännäri, Report on Banking Regulation and Supervision in Iceland: past, present and future, 30 marzo 2009, qui in pdf, e si devono in sintesi nella (sfortunata) combinazione di più fattori:

  • banche impreparate (bad banking);
  • politiche insufficienti (bad policies);
  • sfortuna (bad luck).

Il parlamento islandese ha anche istituito una commissione speciale (Special Investigative CommissionSIC) per investigare le vere cause della crisi che sono state individuate anche in significative debolezze da parte delle funzioni di Compliance delle tre banche sotto esame:

  • mancanza di informazioni corrette per svolgere il proprio lavoro;
  • poco coinvolgimento nelle decisioni rilevanti del management;
  • inadeguata autorità ed indipendenza;
  • incapacità di limitare l’eccessivo orientamento al business della struttura organizzativa.

Tuttavia, ha osservato Stefansson, la crisi ci ha dato anche degli insegnamenti significativi:

  • occorre rafforzare l’indipendenza e la professionalità delle parti coinvolte nel controllo e supervisone;
  • si deve aumentare la cultura delle regole e della conformità negli intermediari;
  • è necessario che la Financial Supervisory Authority diventi una sorta di "back-up" delle funzioni di controllo quando questa funzione non è capace di svolgere il proprio compito.

Ciò premesso Stefansson si è poi chiesto se fosse opportuno o meno che le "lezioni apprese" fossero tradotte in norme o se questo rischiasse di causare una regolamentazione eccessiva.
Stefansson ha poi analizzato come la direttiva MiFID fosse stata implementata in Islanda illustrandone anche i punti di debolezza e concludendo con una rapida analisi dello status della Compliance nelle banche islandesi anche a seguito degli insegnamenti della recente crisi.
In sintesi le banche hanno rivalutato il ruolo delle funzioni di compliance, risk e internal audit migliorandone i processi, l’indipendenza e l’interoperabilità.

Luigi Spada, Responsabile Ufficio Vigilanza e Albo Intermediari e Agenti di cambio CONSOB – Le attese di Consob circa la compliance sui servizi di investimento

Il dottor Spada ha esordito dicendo che il suo intervento sarebbe stato dedicato a come la Compliance crea valore per l’impresa. Guai a considerare la funzione di Compliance solo come "un costo che cammina": al contrario si tratta di una componente fondamentale perché gestendo il rischio reputazionale e legale contribuisce a far crescere l’impresa. Questi concetti, ha osservato Spada, sono ormai condivisi tra i Compliance Officer e tra coloro che a vario titolo fanno parte del più ampio Sistema dei Controlli; meno coscienza di ciò si ha, purtroppo, nei vertici apicali e nei componenti dei Consigli di Amministrazione. Spada ha quindi rivolto un invito ad ABI a coinvolgere in iniziative di compliance anche l’alta direzione delle banche socie.

L’intervento del dottor Spada si è articolato in tre parti:

  1. business è responsabilità;
  2. business e compliance: due facce della stessa medaglia;
  3. la compliance nei servizi di investimento: alcune scelte di campo.

Parte 1, business è responsabilità
Il mercato finanziario, ha detto Spada, è come un fragile ingranaggio che permette di creare valore attraverso la "trasmissione" tra i diversi settori ed attori di mercato.

Dobbiamo però distinguere tra l’intermediazione bancaria che attraverso l’esercizio del credito fa raccolta e trasformazione del risparmio ed i servizi di investimento (molto più complessi e delicati) che fanno incontrare la disponibilità del cliente con i prodotti finanziari disponibili: in quest’ultimo caso si tratta di una diretta relazione tra investitore e servizio di investimento (o prodotto) basato su un mandato, termine che per sua natura rimanda non ad una semplice vendita ma ad un rapporto di fiducia tra le parti che richiede di agire secondo l’interesse del cliente.

I servizi di investimento dunque sono una sorta di filtro che, prendendo il cliente per mano, lo guida tra le possibili alternative fino ad accompagnarlo alla scelta più corretta per il suo profilo di rischio.
Senza questo filtro, che è la vera consulenza che si offre la cliente, non c’è motivo di richiedere una contropartita economica: "no filtro, no money" ha ben sintetizzato Spada ricordando che proprio questo meccanismo spiega la retrocessione (a volte significativa) di commissione al distributore del servizio finanziario (questo non tenendo conto di eventuali aspetti patologici o di vera e proprie prepotenze quando il distributore è la capogruppo …).

Parte 2, business e compliance: due facce della stessa medaglia

Il mondo dei servizi di investimento si basa, come detto, sul rapporto di fiducia tra le parti il che richiede di agire secondo l’interesse del cliente. Business e compliance sono dunque due angoli visuali dello stesso mondo; ciò richiede all’intermediario di:

  • conoscere i prodotti finanziari;
  • conoscere i clienti;
  • orientare gli investitori.

Attenzione alle letture "riduzioniste" ha sottolineato Spada che spesso rischiano di trasformarsi in letture "negazioniste": chi cerca di dimostrare di fare solo execution only per sfuggire al responsabilità e agli adempimenti in realtà mina il suo ruolo nel mercato "poca responsabilità significa poco business" ha ben sintetizzato Spada.

Se è vero che le scelte strategiche dell’intermediario sono rimesse all’autonomia imprenditoriale degli operatori tuttavia esse hanno un’immediata e diretta rilevanza sul "rischio di compliance"dell’impresa e di conseguenza influiscono sul livello di rischio di vigilanza da gestire da parte dell’Autorità.
Molto importante a riguardo conoscere quanto prevede la delibera CONSOB n. 17297 del 2010 e quanto indicato nelle "Linee guida interassociative per l’applicazione delle misure Consob di livello 3 in tema di prodotti finanziari illiquidi" realizzate da ABI, Assosim e Federcasse (qui in pdf) e validate da CONSOB.

Parte 3, la compliance nei servizi di investimento: alcune scelte di campo

Nella terza parte del suo intervento Spada ha esaminato alcune tipiche "aree grigie" rilevate spesso  durante le ispezioni CONSOB e sulle quali è opportuno un "ripensamento":

  • budget fondati su esigenze dell’intermediario (ad es., esigenze di liquidità della banca) e non sui bisogni della clientela;
  • non valorizzazione del data-base sul profilo-clienti per adeguatezza;
  • campagne prodotto;
  • incentivi al personale su criteri quantitativi di prodotto;
  • pricing dei propri servizi: consulenza "gratuita" e retrocessione di commissioni.

Ad esempio è necessario allineare gli interessi ed evitare il conflitto di interessi: pricing, budget e politiche incentivanti basati su volumi e prodotti possono predisporre alla violazione delle regole di condotta.
Al contrario un migliore allineamento agli interessi del cliente porta a minori conflitti e a minori rischi di condotte non conformi, dunque a una stabilizzazione dei proventi.
A riguardo, e a coclusione del suo intervento, Spada ha citato Peter F. Drucker: "La qualità in un prodotto o servizio non è ciò che il fornitore vi mette. È ciò che il cliente ne ricava e per cui è disposto a pagare. Un prodotto non è di qualità perché è difficile da fare e costa molti soldi, come i produttori tipicamente credono. Questa è incompetenza. I clienti pagano solo per ciò che è utile per loro e dà loro valore. Nient'altro costituisce la qualità".

Rubens Sanna, Presidente Commissione Compliance AIBE – Associazione Banche Estere in Italia, Compliance Officer BNP PARIBAS - Le specificità di compliance delle banche estere in Italia

"Le banche estere in Italia sono una realtà composita e variegata" ha esordito il dottor Sanna, di AIBE.
Nella definizione di banche estere si possono ricomprendere, infatti, varie categorie di attori molto attivi nel mercato italiano:

  • succursali di banche comunitarie;
  • succursali di banche extra- comunitarie;
  • filiazioni di banche comunitarie ed extra-comunitarie;
  • uffici di rappresentanza;
  • banche comunitarie ed extra-comunitarie che operano in "libera prestazione di servizi".

La relazione si è concentrata, in particolare, sulle succursali di banche comunitarie: entità di diritto estero la cui sede principale è in un paese dell’Unione Europea.
I dati sono:

  • 72 succursali insediate (dati 2009)
  • il trend dell’ultimo decennio è crescente 35 nel 2000, 47 nel 2005
  • 221 sportelli (dati 2009)
  • forte incremento nella seconda metà del decennio (59 nel 2000, 80 nel 2005)
  • prevalentemente Corporate & Investment Banks
  • pochissimi attori operano nel Retail Banking
  • la presenza sul territorio è concentrata su Milano ed in misura minore Roma, poco significativa nel resto dell’Italia
  • si sta progressivamente passando da un modello organizzativo "territoriale" ad un modello per "aree di business".

Il contesto normativo di riferimento per le succursali di banche comunitarie è in apparenza è molto simile a quello delle banche italiane; comprendono T.U.B., Istruzioni di vigilanza, T.U.F. nonché la regolamentazione trasversale quale antiriclaggio/antiterrorismo, Privacy, d.lgs. 231/01.
Esistono tuttavia delle specificità; la prima è il principio dell’Home Country Control (o regola del paese di origine) una norma del diritto comunitario, riferita ad un mercato comune di un bene o servizio, che indica quale legislazione di uno stato membro si deve applicare. In base a tale principio le succursali di banche estere (in particolare le Comunitarie) sono sottoposte ad un regime di "vigilanza limitata" sia per ciò che concerne la vigilanza regolamentare sia per ciò che concerne la vigilanza ispettiva.
La procedura autorizzativa è molto snella, in particolare, per i servizi ammessi al mutuo riconoscimento; i regolatori locali dettano regole organizzative e patrimoniali minime; il sistema dei controlli interni è definito dal regolatore del paese d’origine e vi è una limitata potestà ispettiva locale.

Viceversa, ha fatto notare Sanna, l’Host Country control rimane un caposaldo per:

  • la tutela degli interessi della clientela;
  • le "regole di condotta";
  • la protezione dell’investitore / correntista;
  • Centrale dei Rischi;
  • assunzione di partecipazioni rilevanti;
  • Responsabilità amministrativa;
  • Privacy;
  • abusi di mercato;
  • Antiriciclaggio e finanziamento del terrorismo.

In questi casi (ed altri) le succursali di banche comunitarie sono parificate a quelle italiane senza alcuna distinzione.
Ciò significa che la funzione di Compliance anche nelle banche estere è una funzione strategica che opera in un contesto di ulteriore complessità legata al Boundary-less Business Model cioè ad un modello di business senza confini geografici o normativi e dunque legato alla internazionalizzazione delle attività da verificare.

La struttura e l’organizzazione della funzione di Compliance nelle succursali di banche estere dipendono anzitutto da:

  • dimensione della succursale;
  • mercati e prodotti di riferimento;
  • linee di business presenti localmente;
  • tipologia di clientela target;
  • livello di integrazione con la casa madre.

Ad un più alto livello di ciascuna delle dimensioni sopraelencate si associa una funzione di compliance locale più strutturata, dimensionata ed autonoma.

La funzione di Compliance nelle succursali di banche estere generalmente agisce su due piani:

  1. ex ante (approvazione di operazioni, approvazione di relazioni, validazione nuovi prodotti / attività, training del personale, pareri interpretativi, attività consulenziale, approvazione di procedure, contribuzione alla definizione di processi);
  2. ex post: controlli di 2°livello, risk assessment, risk monitoring, revisioni periodiche.

La particolarità è che si hanno come riferimento relazioni, processi, business, attività che possono essere svolti solo in parte in Italia.

In conclusione del suo intervento Sanna ha parlato delle sfide per la funzione Compliance delle banche estere; sfide che nascono dall’ampliamento dell’offerta di prodotti e servizi offerti, dalla ridefinizione dei target di clientela, dal contesto normativo e regolamentare principle-based e continuamente in evoluzione.
Per affrontare queste sfide è fondamentale il maggiore coinvolgimento ed utilizzo delle strutture associative.

Aida Maisano, Direttore, ABIFormazione - La certificazione ABI delle conoscenze e abilità di gestione della compliance

La dottoressa Maisano ha presentato con passione il nuovo progetto di certificazione ABI delle competenze professionali di gestione della compliance bancaria attraverso il quale si attesta e riconosce il possesso delle conoscenze, delle abilità e delle competenze di coloro che in banca operano nella funzione o nel processo di compliance.
Il progetto ha preso avvio dal successo ottenuto con il percorso professionalizzante per la compliance in banca e dall’esperienza nei progetti internazionali di certificazione sviluppati da ABIFormazione all’interno di EBTN Asbl, associazione no profit degli istituti europei di formazione bancaria e finanziaria.
L’iniziativa si è focalizzata sulla mappa delle conoscenze, abilità e competenze, sia metodologiche sia di ruolo, relative alla gestione della compliance bancaria, così come definita con la collaborazione di un gruppo di esperti bancari e validata a livello europeo nel progetto Certified (CERTIfication & Accreditation System for FInancial Services Sector EDucation and Training), sostenuto e finanziato dalla Commissione UE.

Maisano ha poi ricordato la provenienza degli "studenti" della prima sessione di certificazione ABI in Compliance Management del 16 giugno 2010:

  • 21% legale/normativa
  • 34% responsabili compliance
  • 4% rischi
  • 41% addetti compliance

I processo di certificazione si compone di due parti:

  1. la prima è finalizzata alla verifica delle conoscenze in materia di compliance, mediante un test a scelta multipla
  2. la seconda parte è finalizzata a testare le abilità e competenze di gestione del rischio di compliance mediante la soluzione di un case study.

Dall'anno prossimo, ha annunciato Maisano, avranno la possibilità di accedere alle sessioni di certificazione  anche i compliance officer che non hanno partecipato ai corsi di ABIFormazione ma hanno sviluppato le proprie competenze in azienda.

Riepilogo della normativa di riferimento citata nella prima sessione

  • Bank for International Settlements (BIS), "Compliance and the compliance function in banks", 29 aprile 2005, qui in pdf 
  • Banca d’Italia, "Disposizioni di Vigilanza - La funzione di conformità (compliance)", 12 luglio 2007, qui in pdf
  • Provvedimento Banca d'Italia/Consob, "Regolamento in materia di organizzazione e procedure degli intermediari che prestano servizi di investimento o di gestione collettiva del risparmio", 29 ottobre 2007, disponibile in html e pdf
  • ISVAP, Regolamento N. 20 del 26 marzo 2008, "Regolamento recante disposizioni in materia di controlli interni, gestione dei rischi, compliance ed esternalizzazione delle attività delle imprese di assicurazione, ai sensi degli articoli 87 e 191, comma 1, del decreto legislativo 7 settembre 2005, n. 209 - codice delle assicurazioni private", qui in pdf zip italiano e qui in pdf inglese 
  • Committee of European Banking Supervisors (CEBS), Guidebook on Internal Governance (CP 44), 13 ottobre 2010, qui in pdf 
  • CESR, The Committee of European Securities Regulators, "Inducements: Good and poor practices", 19 aprile 2010, qui in pdf 
  • Kaarlo Jännäri, Report on Banking Regulation and Supervision in Iceland: past, present and future, 30 marzo 2009 qui in pdf 
  • Special Investigation Commission (SIC), Summary of the Report’s Main Conclusions, 12 aprile 2010 qui in pdf 
  • CONSOB, Delibera n. 17297 in vigore dal 1° luglio 2010, Disposizioni concernenti gli obblighi di comunicazione di dati e notizie e la trasmissione di atti e documenti da parte dei soggetti vigilati in http://www.consob.it/main/documenti/Regolamentazione/normativa/reg17297.htm 
  • ABI, Assosim, Federcasse, Linee guida interassociative per l’applicazione delle misure Consob di livello 3 in tema di prodotti finanziari illiquidi, 5 agosto 2009, qui in pdf 

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