CNDCEC: Voluntary disclosure, norme antiriciclaggio da cambiare (16 gennaio 2015)

141210-logo-sito-cndcec.png
Rientro capitali. Longobardi scrive a Padoan e Orlandi per chiedere un intervento normativo che esoneri i professionisti dagli obblighi di segnalazione ai fini dell’antiriciclaggio. “In caso contrario, consiglieremo ai nostri iscritti di rinunciare alla loro attività di assistenza per la voluntary che, così com’è, è per noi davvero troppo rischiosa”
Fonte: sito CNDCEC
Un intervento normativo che esoneri i professionisti dagli obblighi di segnalazione ai fini dell’antiriciclaggio per l’attività di consulenza nei confronti dei contribuenti interessati alla voluntary disclosure.
È quanto chiede il presidente dei commercialisti, Gerardo Longobardi, in una lettera inviata al Ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan e al direttore dell’Agenzia delle Entrate, Rossella Orlandi.
La decisione dei commercialisti di rivolgersi a Ministero ed Entrate nasce a seguito della nota diramata nei giorni scorsi dal Mef, nella quale si sostiene la sussistenza in capo ai professionisti degli obblighi antiriciclaggio nelle operazioni relative alla procedura di collaborazione volontaria.
“La posizione espressa dal Mef – afferma Longobardi - pone la nostra Professione nella oggettiva impossibilità di esercitare la propria attività di assistenza e consulenza finalizzata all’adesione alla procedura di collaborazione volontaria da parte dei contribuenti”.
“Per questo – afferma il presidente dei commercialisti – ci siamo immediatamente attivati con esponenti del Ministero per ribadire le nostre ragioni. In un incontro che, il Consigliere nazionale delegato alla fiscalità, Luigi Mandolesi, ed io abbiamo avuto con il Consigliere del Ministro, Vieri Ceriani, abbiamo riscontrato un’importante disponibilità all’ascolto delle nostre posizioni. La speranza è che, per via legislativa o quantomeno amministrativa, l’esonero per i professionisti almeno dagli obblighi di segnalazione alla fine arrivi. In caso contrario, ci troveremmo costretti a consigliare ai nostri iscritti di rinunciare alla loro attività di assistenza per la voluntary che, così com’è, è per noi davvero troppo rischiosa”.
Del resto, sottolineano i commercialisti nella lettera, “la legge sul rientro dei capitali non fornisce alcuna indicazione riguardo all’applicazione degli obblighi antiriciclaggio nell’ambito della procedura di collaborazione volontaria”, mentre “la normativa antiriciclaggio prevede una specifica causa di esclusione dall’obbligo di segnalazione delle operazioni sospette per i professionisti giuridico-contabili (tra cui anche i commercialisti) relativamente alle informazioni ricevute “nel corso dell’esame della posizione giuridica del loro cliente” od anche per “la consulenza sull’eventualità di intentare o evitare un procedimento” (art. 12, comma 2, d.lgs. n. 231/2007).
Tali specifici riferimenti sembrerebbero dare idonea copertura normativa all’esclusione dall’obbligo di segnalazione nell’ipotesi in cui il professionista presti la propria assistenza al contribuente nell’ambito della procedura in oggetto”.
I commercialisti ricordano anche come, in occasione dell’ultimo “scudo” fiscale, il legislatore aveva espressamente escluso l’obbligo di segnalazione di operazione sospetta ove le operazioni di rimpatrio/regolarizzazione avessero avuto ad oggetto somme riconducibili a reati tributari presupposto “coperti” dallo scudo. Di conseguenza, l’obbligo di segnalazione permaneva esclusivamente per ipotesi di reato diverse da quelle oggetto di sanatoria.
Sulla scorta di queste considerazioni, già nei mesi scorsi i commercialisti, al fine di consentire una più ampia adesione da parte dei contribuenti alla voluntary disclosure, avevano sottoposto all’attenzione del Mef una proposta emendativa alla legge, nella quale l’esonero venisse espressamente sancito.
“Ciò nonostante – è scritto nella missiva - nella nota del MEF del 9 gennaio 2015, si sottolinea la sussistenza, in capo ai professionisti, di tutti gli obblighi antiriciclaggio (adeguata verifica della clientela, registrazione e segnalazione delle operazioni sospette) anche in relazione alla procedura di cui all’oggetto. Pur considerando il raggiungimento dello scopo dell’impianto normativo in tema di antiriciclaggio, questo Consiglio Nazionale non può omettere di rilevare come l’interpretazione sopra descritta ponga la nostra Professione nella oggettiva impossibilità di esercitare la propria attività di assistenza e consulenza finalizzata all’adesione alla procedura di collaborazione volontaria da parte dei contribuenti”.  “In virtù della rilevanza e dell’estrema delicatezza della questione – conclude Longobardi -  si reputa ineludibile un intervento normativo che stabilisca in modo espresso, ai predetti fini, l’esonero dei professionisti, quanto meno, dall’obbligo di segnalazione di cui all’art. 41 del d.lgs. 231/2007”.

Articoli collegati su CNDCEC

Articoli collegati su "Voluntary Disclosure"

Articoli collegati su "Antiriciclaggio"