Norme

Principali norme in ambito Compliance

Legislazione di San Marino in materia bancaria e finanziaria e armonizzazione europea (20 agosto 2015)

150123-san-marino.jpg

(Fonte immagine: Wikipedia)

  • di Emanuela Montanari

(il testo completo è disponibile  in pdf, nel seguito il paragrafo “Direttiva UE n. 2013/36/CE – Cause di decadenza e procedure per la scioglimento e la rimozione degli organi sociali e degli assetti societari. Requisiti di onorabilità, professionalità e indipendenza”)

Nel processo di armonizzazione alle disposizioni dell’Unione Europea, la legislazione di San Marino in materia bancaria e finanziaria sotto alcuni profili è all’avanguardia e già in linea con gli obblighi, le prescrizioni e le procedure stabiliti dalle direttive e dai regolamenti comunitari 

Direttiva UE n. 2013/36/CE – Cause di decadenza e procedure per la scioglimento e la rimozione degli organi sociali e degli assetti societari. Requisiti di onorabilità, professionalità e indipendenza

Premessa. Quadro normativo europeo

Con il recepimento della Direttiva 2013/36/UE cd. Crd4 l’Italia ha ampliato i poteri di intervento di Banca d’Italia sulle banche. La nuova disciplina è stata recepita in Italia attraverso il decreto legislativo 12 maggio 2015, n. 72 che ha modificato il Decreto legislativo 1° settembre 1993, n. 385 Testo unico delle leggi in materia bancaria e creditizia e con la Circolare emanata da Banca d’Italia n. 285 del 17 dicembre 2013. La novità è che Bankitalia potrà rimuovere i vertici delle banche di dimensioni medio-piccole sotto la propria vigilanza, mentre per le banche più grandi i relativi poteri saranno attuati dalla Autorità di Vigilanza europea.
Nel dettaglio, a Banca d’Italia viene assegnato il potere di rimuovere «uno o più esponenti aziendali» delle banche quando la loro permanenza in carica sia di «pregiudizio per la sana e prudente gestione della banca» e la possibilità di disporre la rimozione dell’intero board, quale misura alternativa alla gestione provvisoria e alla procedura di amministrazione straordinaria della banca o di liquidazione coatta amministrativa. Il nuovo decreto assegna alla Vigilanza anche poteri intermedi come la facoltà di fissare l’ordine del giorno dei Cda; proporre l’assunzione di determinate decisioni societarie; procedere alla convocazione degli organi collegiali; fissare limiti all’importo totale della parte variabile delle remunerazioni interne; vietare determinate operazioni o di distribuire utili.
Il decreto riforma anche la disciplina dei requisiti dei manager e dei partecipanti al capitale e integra «i requisiti oggettivi di onorabilità e di professionalità» con «criteri di competenza e correttezza». In applicazione del principio in base al quale gli esponenti debbono dedicare un tempo adeguato all’espletamento del proprio incarico, é prevista anche «una disciplina dei limiti al cumulo degli incarichi».
Sono state inasprite inoltre le sanzioni, che arrivano fino a 5 milioni e vengono applicate non solo alle persone fisiche ma anche agli stessi intermediari, ai quali potrà essere inflitta una multa fino al 10% del fatturato. Viene riformata la disciplina delle sanzioni amministrative passando a un sistema che sanzionerà in primo luogo l’ente e «solo sulla base di presupposti individuati nel decreto legislativo» anche l’esponente aziendale o la persona fisica responsabile della violazione.
Nel provvedimento vengono introdotti infine anche i meccanismi per la segnalazione di eventuali violazioni normative, sia all’interno dell’ente sia verso l’autorità di vigilanza, da parte del personale delle banche.

  • Questo articolo continua, leggi il testo completo in pdf

Leggi anche

ComplianceNet: 

Comitato di Basilea: nuovi principi di corporate governance per le banche (24 luglio 2015)

150724-basilea.jpg

  • Fonte: sito www.bis.org (in inglese) qui il testo in pdf (438 K, 43 pp.)

Un efficace governo societario è fondamentale per il corretto funzionamento del settore bancario e l’economia nel suo complesso.
Anche se non esiste un unico approccio per un buon governo societario, i nuovi principi proposti dal Comitato di Basilea forniscono un quadro entro il quale le banche e le autorità di vigilanza possono e devono operare per garantire una gestione del rischio e processi decisionali effettivi e trasparenti e, in tal modo, promuovere la fiducia del pubblico e sostenere la sicurezza e la solidità del sistema bancario.
I “Nuovi principi di corporate governance per le banche” (pdf, 438 K, 43 pp.) sostituiscono gli analoghi principi pubblicati dal Comitato di Basilea nel 2010.
Le nuove linee guida sottolineano l’importanza fondamentale di un efficace governo societario per il sano e corretto funzionamento delle banche e sottolineano il ruolo del governo dei rischi che è parte del più ampio “corporate governance framework” che si basa su comitati di direzione e sistemi di controllo adeguati, efficienti ed efficaci.
Più in particolare, i nuovi principi:

  • ampliano il ruolo guida del consiglio di amministrazione sulla supervisione dell’implementazione di efficaci sistemi di gestione del rischio;
  • sottolineano l’importanza delle competenze e degli skill dei componenti del consiglio di amministrazione nonché l’obbligo dei singoli membri del consiglio di dedicare tempo sufficiente per adempiere ai propri mandati avendo consapevolezza degli sviluppi in corso nel settore bancario;
  • rafforzano il ruolo guida della “risk governance” in particolare delle cosiddette “tre linee di difesa”: business unit e team dedicati, le funzioni di controllo interno, l’Internal Audit e sottolineano l’importanza di una cultura aziendale dei rischi all’interno di una banca;
  • forniscono una guida per le autorità di vigilanza delle banche nella valutazione dei processi da queste utilizzati per selezionare i membri del consiglio di amministrazione e dell’alta direzione;
  • riconoscono che i sistemi retributivi e di incentivazione costituiscono una componente fondamentale della struttura di corporate governance attraverso i quali il consiglio di amministrazione e la direzione di una banca comunicano e rafforzano la cultura sulla corporate governance e sulla gestione dei rischi.

Una versione “in consultazione” dei nuovi principi di corporate governance delle banche era stato pubblicato nel mese di ottobre 2014: il Comitato di Basilea desidera ringraziare tutti coloro che hanno contribuito alla versione definitiva con le loro opinioni nel corso del processo di consultazione.

Allegato

  • Basel Committee on Banking Supervision, “Guidelines - Corporate governance principles for banks”, July 2015 (pdf, 438 K, 43 pp.)

Leggi anche

ComplianceNet: 

Eurojust: Mafia e organizzazioni criminali dietro i reati ambientali (10 dicembre 2014)

eurojust.jpg

  • Fonte: comunicato stampa Eurojust (qui in italiano in pdf )

Mafia : Un nuovo rapporto Eurojust- UE mostra che le organizzazioni criminali sono dietro i reati ambientali

(testo “corretto” a cura di Agatino Grillo rispetto al testo originale qui in pdf)
Secondo un nuovo rapporto (pdf , 3.3 M,  102 pp.) pubblicato da Eurojust, l’organismo europeo che si occupa di cooperazione giudiziaria, ci sono organizzazioni criminali sono dietro le attività di criminalità ambientale transfrontaliera.
Ma paradossalmente sebbene questo tipo di criminalità generi profitti sostanziali (le stime OCSE parlano di profitti criminali da 30 a 70 miliardi di dollari l’anno) le statistiche mostrano che raramente le autorità nazionali ottengono condanne per crimini ambientali.
Il numero di casi trasmessi ad Eurojust rimane basso anche perché il crimine deve essere compiuto in modo “transfrontalerio” per poter arrivare a una condanna.
Eurojust ha spiegato questa situazione durante un briefing a Bruxelles il 21 di novembre.
Qui sotto l’elenco dei reati ambientali :

  • Rifiuti pericolosi esportati abusivamente dall’Italia e l’Irlanda verso paesi terzi
  • Tipi diversi d’inquinamento delle acque in Grecia, in Ungheria ed in Svezia
  • Esportazione illegale di uova di volatili e di scimmie

Il primo rapporto di Eurojust sui reati ambientali si concentra su tre aree e approfondisce i temi del potenziamento delle strutture nazionali, della condivisione delle esperienze, delle possibili soluzioni per affrontare le sfide più importanti: traffico di specie in via di estinzione, traffico illegale di rifiuti, e inquinamento delle acque di superficie

Risultati più rilevanti

  • I profitti dei reati ambientali sono altissimi, mentre le sanzioni sono bassissime
  • i collegamenti con le organizzazioni criminali ed il traffico illegale di rifiuti non vengono riportati e neanche indagati
  • c’è assenza di coordinazione tra le autorità competenti al livello nazionale ed internazionale; ad esempio il procuratore generale spesso non riceve i dati necessari dalle dogane o dalle autorità veterinarie
  • gran parte delle autorità nazionali non riescono a risolvere casi adottando un approccio transfrontalerio
  • l’applicazione della legislazione UE a livello nazionale è diversa da uno Stato membro all’altro; ciò rappresenta un ostacolo alla lotta contro la criminalità ambientale
  • certi Stati membri non hanno strutture adeguati, quali ad esempio unità di polizia o procuratori che lavorano solamente sui casi di reati ambientali; procuratori specializzati si trovano solo in Svezia, nel Regno Unito e nei Paesi Bassi

Proposte per possibili soluzioni

  • Le informazioni sono importantissime per questo tipo di criminalità; a livello degli Stati membri, le informazioni dovrebbero essere meglio raccolte utilizzando un approccio multi-disciplinare, in cui ci siano più collaborazione tra le diverse autorità e grazie a una compartecipazione delle migliori pratiche e dell’esperienza
  • Sarebbe opportuno coinvolgere Eurojust sin dall’inizio nel coordinamento delle indagini e dei procedimenti e utilizzare sistematicamente i suoi strumenti – quali le squadre d’indagine comuni, le riunioni di coordinamento e i centri di coordinazione – per contrastare in modo più efficace la criminalità ambientale transfrontaliera.

La Commissaria Vera Jourova ha commentato : “ Una delle mie priorità è di rinforzare la fiducia dei cittadini nei sistemi giudiziari dell’UE. Una delle cose necessarie per rinforzare questa fiducia è di effettuare procedimenti ed assicurarsi che i criminali pericolosi siano effettivamente mandati in prigione. Allo stesso tempo, è necessario proteggere i diritti dei cittadini e lo Stato di diritto, quando ordini di perquisizione e di sequestro vengono emessi. Per questo è imperativo per i procuratori essere coinvolti dall’inizio nelle iniziative contro la criminalità transfrontaliera. La criminalità ambientale è una minaccia per la vita umana, la salute, e per le risorse naturali. Questi reati hanno un effetto su tutta la società. C’è bisogno di combatterli a fondo come tutti gli altri reati.”
La Presidente di Eurojust, la Signora Michèle Coninsx, e il Signore Leif Görts , in carico della squadra di progetto, hanno dichiarato : “Questo rapporto è un segnale d’allarme per tutti i professionisti ed i responsabili politici; questo relativamente nuovo e sempre più frequente tipo di criminalità ha infatti conseguenze gravi per la società. Il fatto che le sanzioni non siano elevate incoraggia le organizzazioni criminali ad essere attive nella criminalità ambientale. È necessario operare con azioni transfrontaliere e istituire strutture di contrasto adeguate nei diversi Stati membri”.

Per ulteriori informazioni

EUROJUST Ulf Bergström Direttore del Servizio delle Comunicazioni e delle Relazioni Esterne
Servizio Stampa & RP Tel: +31 646 764 029 E-mail: ubergstrom@eurojust.europa.eu

141211-eurojust-report.png

Allegato

  • Eurojust, "Strategic Project on Environmental Crime Report", 21 November 2014 (pdf , 3.3 M,  102 pp.)

Cos'è Eurojust

Eurojust è un organismo istituito nel 2002 per sostenere e rafforzare il coordinamento e la cooperazione tra autorità nazionali nella lotta contro le forme gravi di criminalità transnazionale che interessano l'Unione europea.

ComplianceNet: 

CNDCEC: "Norme di comportamento del collegio sindacale di società quotate - Versione preliminare" (3 agosto 2012)

Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) ha pubblicato, il 3 agosto 2012, la bozza in consultazione delle "Norme di comportamento del collegio sindacale di società quotate - Versione preliminare", qui in pdf (768 K, 137 pp).
Le Norme proposte seguono quelle emesse dal Consiglio nazionale con riferimento alle società non quotate. Esse conservano l’impianto di quelle già emesse, suggerendo e raccomandando il comportamento professionale da adottare per svolgere correttamente l’incarico di sindaco in questo tipo di società.
Si tratta di norme di deontologia professionale rivolte a tutti i professionisti iscritti all’Albo dei Dottori commercialisti e degli Esperti contabili ed emanate in attuazione del vigente Codice deontologico. Ogni Norma non solo è composta da Principi - corredati da Riferimenti essenziali e da Criteri applicativi - che forniscono ai sindaci gli strumenti operativi di riferimento per lo svolgimento delle proprie funzioni, ma è anche accompagnata da brevi Commenti che analizzano e chiariscono le scelte adottate, nonché le problematiche interpretative che più spesso emergono nella prassi. Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili invita l’intera professione, le Istituzioni e tutti i soggetti interessati a presentare proprie osservazioni in merito al documento; i contributi possono essere inviati tramite la procedura appositamente dedicata nella home page del sito www.commercialisti.it  entro il 30 settembre 2012.

Di seguito la Premessa al documento.

Premessa

Le Norme di comportamento che vengono di seguito proposte seguono quelle emanate dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili con riferimento alle società non quotate.
Le Norme di comportamento del collegio sindacale di società quotate, che conservano l’impianto di quelle già emanate, suggeriscono e raccomandano il comportamento professionale da adottare per svolgere correttamente l’incarico di sindaco in questo tipo di società.
Le disposizioni contenute nelle presenti Norme sono quindi destinate a trovare applicazione nei confronti dei componenti del collegio sindacale delle società quotate, salvo quanto previsto da speciali disposizioni di legge e regolamentari per le società che operano in specifici settori di attività.

ComplianceNet: 

CNDCEC: norme di comportamento del collegio sindacale - agg. gennaio 2012 (28 dicembre 2011)

Fonte: sito CNDCEC
Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) ha aggiornato le "Norme di comportamento del collegio sindacale - testo in vigore dal 1° gennaio 2012" (pdf, 1,1 M, 82 pp.).
Di seguito la Premessa ed il Sommario del documento.

Premessa

Le norme di comportamento del collegio sindacale suggeriscono e raccomandano il comportamento professionale da adottare per svolgere correttamente l'incarico di sindaco.
Sono norme di deontologia professionale rivolte a tutti i professionisti iscritti nell'Albo dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili emanate in attuazione del vigente Codice deontologico.
Le disposizioni contenute nelle presenti norme sono destinate a trovare applicazione nei confronti dei componenti del collegio sindacale di tutte le società salvo che siano applicabili disposizioni di legge o regolamentari che disciplinano specifici settori di attività o mercati regolamentati.
Ogni Norma è composta da Principi, corredati da Riferimenti Normativi essenziali e da Criteri applicativi, che forniscono ai sindaci gli strumenti operativi di riferimento per lo svolgimento delle proprie funzioni ed è accompagnata da brevi Commenti, che analizzano e chiariscono le scelte adottate, nonché le problematiche interpretative che più spesso emergono nella prassi.
Si precisa che a seguito dell'entrata in vigore della Legge di stabilità 2012 (Legge 12 novembre 2011, n. 183) le presenti norme sono applicabili all'organo di controllo interno sia nella sua composizione collegiale che monocratica (sindaco unico), in quanto compatibili.
Le presenti norme sostituiscono quelle precedentemente emanate dal Consiglio Nazionale ed entrano in vigore il primo gennaio 2012.

ComplianceNet: 

CNDCEC: Norme sul collegio sindacale, nota interpretativa (21 novembre 2011)

Fonte: sito CNDCEC
Il Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili (CNDCEC) ha reso noto, il 21 novembre 2011, una "nota interpretativa" in relazione alle modifiche apportate dal maxiemendamento alla Legge di Stabilità, alla disciplina del collegio sindacale delle società per azioni e delle società a responsabilità limitata. La nota è disponibile qui (pdf, pp.6, 13 K)
Per il CNDCEC il collegio sindacale resta obbligatorio anche per le Srl di maggiori dimensioni e i collegi in carica non decano con le nuove disposizioni.
Collegio sindacale obbligatorio anche nelle Srl più grandi. È la principale indicazione che emerge dalla nota interpretativa messa a punto dal Consiglio nazionale dei commercialisti, intitolata "La disciplina del collegio sindacale e del sindaco unico nelle s.p.a. e nelle s.r.l.". Secondo i commercialisti,  visto il rinvio operato dall'art. 2477 comma 5 c.c. alle disposizioni sulle società per azioni, si può affermare che la nuova previsione sulla composizione dell'organo di controllo delle spa si applica anche alle Srl. Se si è in presenza di organo di controllo obbligatorio, scrivono in sostanza i commercialisti, e se i ricavi o il patrimonio netto sono uguali o superiori a un milione di euro, il controllo deve essere svolto dal collegio sindacale e non dal sindaco unico. Se il patrimonio netto o i ricavi della srl sono invece inferiori alla soglia prevista dall'art. 2397 ultimo comma c.c., l'organo di controllo può essere monocratico, ma solo se statuto lo prevede espressamente.
Altra indicazione importante contenuta nella nota è quella riguardante la decorrenza delle nuove norme. La durata triennale di un collegio sindacale, si sottolinea nel documento, è inderogabile e l'entrata in vigore della legge di stabilità, prevista per  i1° gennaio 2012, quindi,  non avrà effetti sui collegi sindacali in carica.

ComplianceNet: 

European Banking Authority (EBA): rapporto sulla trasparenza delle banche (17 ottobre 2011)

La European Banking Authority (EBA), riprendendo un lavoro svolto dal suo predecessore CEBS, ha pubblica il 17 ottobre 2011 il documento "Follow-up review of bank’s transparency in their 2010 Pillar 3 reports" (qui in pdf, 748 K, 31 pp.).
Il rapporto sottolinea gli sforzi compiuti dalle banche per migliorare la comunicazioni in particolare per quanto riguarda il proprio profilo di rischio; tuttavia EBA ritiene necessari ulteriori miglioramenti e una maggiore armonizzazione delle informazioni fornite.
EBA riafferma inoltre alcune delle conclusioni già presente nel precedente rapporto del 2010 ad esempio su requisiti specifici patrimoniali.

Indice del documento

Executive Summary
1. Introduction and background
2. Objectives and methodology
3. General observations
3.1. Timeframe and frequency
3.2. Presentation and location
3.3. Formal disclosure policy and verification of the disclosures
3.4. Other presentational aspects
4. Findings on specific areas of focus (identified in previous assessments).
4.1. Scope of application and own funds
4.1.1. Scope of application
4.1.2. Own funds
4.2. Credit  risk
4.2.1. Internal Rating Based approach
4.2.2. Counterparty credit risk
4.2.3. Credit risk mitigation techniques
4.2.4. Securitisation
4.3. Interest rate risk
4.4. New Pillar 3 requirements - remuneration
S. Annex I - List of banks covered in the sample
6. Annex II -Checklist of PilIar3 disclosures

ComplianceNet: 

231-01: Newsletter Orrick su reati ambientali e responsabilità holding

Orrick, Herrington & Sutcliffe LLP , fondato nel 1863 a San Francisco è oggi uno studio legale internazionale di cui fanno parte oltre 1100 avvocati, presenti in 21 sedi nel mondo distribuite fra America, Europa ed Asia.
La clientela di Orrick è composta a livello internazionale da grandi società imprenditoriali ed industriali, banche e istituzioni finanziarie, start-up, enti governativi ed individui.
Orrick ha inaugurato i propri uffici in Italia nel 2003 a Milano e dal 2004 il team italiano si è ulteriormente ampliato con l'apertura della sede di Roma.
Attualmente Orrick Italia dispone di più di 70 avvocati e di sette special counsel.

Programmi di Compliance relativi alla responsabilità penale delle imprese e ai reati finanziari

Orrick offre assistenza alla propria clientela anche in relazione alle tematiche connesse al D. Lgs. 231/01, il provvedimento che ha introdotto nel sistema giuridico italiano la responsabilità delle persone giuridiche per i reati commessi dai propri amministratori, dirigenti
o dipendenti.
L'attività principale di Orrick consiste principalmente nella predisposizione, in collaborazione con i vertici aziendali, di un Modello di Organizzazione, Gestione e Controllo la cui finalità è tutelare la società medesima da eventuali sanzioni che potrebbero discendere dalla commissione di determinati reati, individuati dallo stesso D. Lgs. 231/01 (tra cui, ad esempio, reati nei confronti della Pubblica Amministrazione, reati societari, reati di terrorismo ed eversione dell'ordine democratico e reati nei confronti della personalità individuale).

Proprietà Intellettuale e Privacy

I professionisti di Orrick forniscono anche assistenza nelle azioni legali relative a violazioni di brevetti, diritti d'autore e marchi (anche dinanzi ai competenti Uffici delle istituzioni europee e comunitarie di Alicante e Monaco), oltre che in cause intentate per concorrenza sleale e violazione di segreti commerciali.
Forniscono inoltre consulenza alle aziende su questioni attinenti beni coperti da proprietà intellettuale, servizi di e-commerce, privacy e rilascio di brevetti e marchi di impresa.
Gli avvocati che si occupano di tali incarichi fanno parte del network di professionisti specialisti del settore IP (Intellectual Property) presenti in tutte le ventuno sedi internazionali di Orrick.
Il team di IP annovera tra i propri legali anche scienziati e ingegneri in grado di offrire un'ampia gamma di servizi nel campo della proprietà intellettuale.

Le newsletter di Orrick

Periodicamente Orrick Italia pubblica la propria newsletter disponibili via web e che sono inoltre inviate ai clienti via email.
Di seguito le ultime newsletter dedicate alla D. Lgs. 231/01 e al Bribery Act 2010 del Regno Unito.

  • newsletter n. 4082 , settembre 2011: "Holding soggette agli obblighi del D. LGS. 231/01" qui  in pdf, 408 K, 4 pp.
  • newsletter n. 4027 , settembre 2011, "L’introduzione dei reati ambientali nel D. Lgsl. 231/01", qui in pdf, 103 K, 2 pp.
  • newsletter n. 38057, "Il Bribery Act 2010: la nuova legge inglese anticorruzione", qui in pdf , 139 K, 7 pp.
ComplianceNet: 

231/01: "I reati ambientali nel D.Lgs. 231/2001: in attesa della vera riforma" di Maurizio Arena

È stato approvato in via definitiva dal Consiglio dei ministri del 7 luglio scorso il D.Lgs. di recepimento della direttiva 2008/99/CE sulla tutela penale dell'ambiente, nonché della direttiva 2009/123/CE relativa all'inquinamento provocato dalle navi.
Per quel che qui interessa, viene introdotta nel nostro ordinamento giuridico la responsabilità degli enti collettivi in relazione alla commissione di reati ambientali (nuovo art 25-undecies del D.Lgs. 231/2001).
Tale introduzione - peraltro già prefigurata nella legge-delega n. 300/2000 - è importante perché, per la prima volta, si responsabilizza l'ente in relazione ad illeciti ambientali, commessi nel suo interesse o a suo vantaggio e si prevedono a suo carico sanzioni pecuniarie e, per talune fattispecie, sanzioni interdittive.
Va tuttavia rilevato che, salva l'introduzione degli artt 727-bis (Uccisione, distruzione, cattura, prelievo, detenzione  di esemplari di specie animali o vegetali selvatiche protette) e 733-bis c.p. (Distruzione o deterioramento di habitat all'interno di un sito protetto), non viene toccato il diritto penale ambientale richiamato dall'art 25-undecies.
La tutela penale dell'ambiente è, come è noto, realizzata quasi esclusivamente mediante contravvenzioni.
I reati contravvenzionali non hanno sufficiente efficacia deterrente, sono ad elevato rischio di prescrizione, non consentono l'applicazione di misure cautelari personali e neppure le intercettazioni telefoniche ed ambientali.
Nella Relazione illustrativa al decreto approvato da ultimo si legge:
Continua

ComplianceNet: 

Bribery Act: linee guida sulle procedure anticorruzione del Ministero della Giustizia inglese (14 agosto 2011)

Il Ministero della Giustizia inglese ha pubblicato la "Guidance about procedures which relevant commercial organisations can put into place to prevent persons associated with them from bribing (section 9 of the Bribery Act 2010)" (qui in pdf, 390 K, 45 pp.).
Si tratta di "una guida sulle procedure che le aziende possono mettere in atto per impedire alle persone ad essi associati di compiere atti di corruzione".
Il "Bribery Act 2010" è la recente normativa inglese anticorruzione entrata in vigore il 1° luglio 2011. Come la 231/01 italiana il Bribery Act introduce la responsabilità delle aziende (alle quali possono essere applicate sanzioni pecuniarie) per fatti corruttivi commessi a loro vantaggio o nel loro interesse, nel caso in cui tali aziende non si siano dotate di modelli organizzativi interni volti a prevenire tali atti. La legge prevede che il governo pubblichi linee guida sulla procedure anticorruzione che le aziende.
Nel seguito la traduzione in italiano dell'Introduzione e l'indice delle linee guida.

Introduzione

1 Il "Bribery Act 2010" (legge anti corruzione del 2010, nel seguito: la legge) è stato promulgato dalla Corona l'8 aprile 2010. Il testo completo della legge con le sue note esplicative è disponibile in: www.opsi.gov.uk/acts/acts2010/ukpga_20100023_en_1 .
Il "Bribery Act 2010" introduce nell'ordinamento del Regno Unito un nuovo reato (vedi punto 7), che può essere commesso da "organizzazioni commerciali" o "enti" (Nota 1) che non impediscono atti di corruzione da parte di persone ad essi associati a vantaggio dell'ente stesso. L'ente può difendersi dimostrando che, nonostante la corruzione sia avvenuta, esso aveva adeguate procedure per impedire tali atti di corruzione. La sezione 9 della legge richiede al "Segretario di Stato" di pubblicare una guida sulle procedure che gli enti possono mettere in atto per impedire alle persone ad essi associati di compiere atti di corruzione. Questo documento rappresenta tale guida

ComplianceNet: 

Pagine